1 Feb 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Mi chiamo F., e vengo da Jos, in Nigeria. Nella nostra città, dal 2001 fino ad oggi, è in corso una crisi politica, etnica e religiosa. Sono state perse migliaia di vite, moltissime proprietà, e oggi c’è una profonda divisione tra cristiani e musulmani, al punto da vederci come nemici e guardarci con grande sospetto.
Viviamo costantemente nella paura, senza conoscere quale sarà la nostra sorte il momento successivo. Un mio collega è stato coinvolto in un incidente e ci è stato chiesto di andarlo a trovare. Essendo lui musulmano, nessuno si è offerto di andare, proprio perché siamo a Jos, e i cristiani non vanno nelle zone musulmane, così come i musulmani non visitano i cristiani. Mi sono offerta volontaria per andare da lui, sebbene all’inizio fossi un po’ riluttante, ma una voce dentro di me continuava a dirmi di andare. Sono riuscita – con un po’ di insistenza – anche a convincere un’amica a venire con me. Siamo arrivate a casa del mio collega con tanta paura. Entrando, siamo state, invece, ricevute calorosamente da lui e dalla sua famiglia. Erano veramente contenti di vederci!
Qualche tempo dopo, stavo tornando a casa dal lavoro, di sera tardi, con questa stessa amica, quando improvvisamente la sua macchina è andata in panne poco distante da una postazione musulmana. Entrambe eravamo senza credito sul cellulare per chiedere aiuto. Da qualche parte, lì nel buio, c’erano alcuni gangster che sbrigavano i loro affari. La nostra preghiera in quel momento è stata: “Signore, mandaci un aiuto il prima possibile!”. Eravamo così spaventate che non sapevamo se fosse meglio rimanere in macchina, o saltare fuori e fermare la prima macchina che passava.
Ad un certo punto notiamo qualcuno venire verso di noi, e cominciamo a rabbrividire. Ho detto la mia ultima preghiera, perché ho sentito che era arrivata la fine. Quando erano proprio a pochi metri di distanza, improvvisamente una macchina ha parcheggiato di fronte a noi, e chi ho visto? Il collega che avevamo visitato pochi giorni prima… Il capo dei gangster gli ha chiesto se eravamo dei loro: “musulmani”, per sapere se poteva lasciarci andare, e lui ha risposto affermativamente. Ecco come ci siamo salvate… Lui stesso poi, ha messo la macchina in un posto sicuro e ci ha accompagnato a casa. Inoltre il giorno successivo, dopo averla aggiustata, l’ha riportata alla mia amica». (altro…)
18 Gen 2012 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Tanti saluti dalla Bulgaria!! Vogliamo raccontarvi come va la nostra preparazione per il Genfest. Quando abbiamo saputo il titolo “Let’s bridge” ci siamo chiesti come possiamo noi, qui a Sofia, costruire dei ponti. Ci sono venuti in mente i rifugiati che arrivano soprattutto dal mondo arabo. Per la maggior parte sono musulmani, qualcuno è da poco tempo qui, qualcuno già da anni. Purtroppo, però, tanti di loro non hanno molti contatti al di fuori del loro gruppo.
Una nostra amica, anche lei rifugiata dell’Iraq, che lavora nel comitato per le donne rifugiate, ci ha detto che loro hanno desiderio di conoscere di più la nostra cultura e anche di conoscere meglio la tradizione bulgara della “festa dell’albero”. Così, il 10 dicembre c’è stato un momento di incontro. Eravamo in 30: 10 Giovani per un mondo unito insieme ai rifugiati, soprattutto dall’Iraq, ma anche dal Libano, dalla Libia e dall’Afghanistan. Il programma consisteva nel presentare le tradizioni natalizie dei nostri Paesi, anche a livello gastronomico. Abbiamo cominciato con un gioco per conoscerci: un gomitolo di lana passava di mano in mano, così ognuno diceva qualcosa di sé: il nome, la provenienza… sufficiente per rompere il ghiaccio ed iniziare a creare un rapporto fra tutti.
Poi, ci sono stati momenti meditativi, una favola per i più piccoli, illustrazione delle abitudini dei vari popoli in questo periodo dell’anno. I rifugiati si sono sentiti amati, erano commossi di tutto quello che era stato preparato per loro e non finivano di ringraziarci.
Al termine della giornata, una ragazza cristiana ha scritto: “Nonostante in Iraq dipingano le uova per l’Anno nuovo e noi in Bulgaria per Pasqua, nonostante le altre differenze nei costumi e nelle feste, noi tutti abbiamo sentito che c’è qualcosa che dappertutto nel mondo opera con la stessa forza e la stessa luce: l’amore. Il nostro amore verso l’altro, verso quella persona che conosci da anni con tutti i suoi difetti o verso chi incontri per la prima volta, che non conosci ancora, ma negli occhi della quale, nonostante tutto, puoi vedere Gesù”. L’incontro si è concluso con invitanti pietanze da tutto il mondo, con racconti vari, sorrisi e gratitudine. Speriamo di essere riusciti a far sentire a queste care persone che sono benvenute e che possono sentirsi a casa». A cura dei Giovani per un Mondo Unito della Bulgaria (altro…)
8 Gen 2012 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Se si parte da Roma, in volo per 12 ore verso est, si arriva all’ultima penisola della terraferma del continente asiatico: ecco la Corea, “Il paese del calmo mattino” come viene anche chiamato. Questo paese è uno di quei paesi ancora diviso fra Nord e Sud. Corea del Sud, con i suoi 48 milioni di abitanti, di cui 12 milioni nella capitale Seoul, ha accolto il Movimento dei focolari negli anni ’60. Dopo l’apertura del primo focolare nel 1969, il Movimento si è diffuso rapidamente su tutta la penisola, penetrando in ogni fascia di età, contesto sociale e ambito. Si contano oggi 5 centri a Seoul, 2 a Daegu e un Centro di incontri e formazione a Kyeonggido. Proponiamo alcuni spunti che possono dare un’idea della vita del Movimento in Corea oggi.
Dialogo interreligioso. È una caratteristica tipica di un paese culturalmente legato alle grandi religioni, come il Buddismo e il Confucianesimo, con una folta presenza di cristiani. Segnaliamo l’ultimo fatto significativo: Han Mi-Sook, focolarina, membro della Commissione del dialogo interreligioso della Conferenza episcopale coreana (CBCK), ha accompagnato il ven. Ja Seung, presidente dello ‘Jogye Order’ del buddismo coreano ed il dott. GunDuk Choi, presidente dell’associazione del Confucianesimo, all’incontro dell’ottobre scorso ad Assisi, al quale essi hanno partecipato attivamente. Il presidente del Confucianesimo con il suo collaboratore hanno poi visitato Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari, e il Centro del Movimento a Roma. «Vi auguro – ha detto – che si realizzi il vostro sogno ‘che tutti siano uno’».
Iniziativa sociale. Si chiama “Haengbok Maeul – Il villaggio della felicità”. Si tratta di un’attività mensile che va avanti da 8 anni per aiutare i lavoratori stranieri, i rifugiati della Corea del Nord (più di 20 mila) e tanti altri che sono nel bisogno. Il progetto offre diversi servizi assistenza medica, viveri e vestiario, parrucchieri, lezioni di lingua coreana, ecc. “In un primo momento – raccontano i volontari impegnati nel progetto – le persone erano diffidenti, ma ora che si sentono amate, pian piano si aprono e portano anche loro alimenti da condividere”.
Politica ed economia. Il Movimento politico per l’unità (Mppu) in Corea è nato nel 2004 per iniziativa di un gruppo di parlamentari che dal 2008 si incontrano regolarmente una volta al mese nel “Forum politico per l’unità”. Si tratta di un gruppo di ricerca, riconosciuto dal Parlamento. L’attività si è allargata in un ‘Social-Forum’ aperto a giornalisti, avvocati, impiegati statali, medici, economisti, che si riunisce in Parlamento ogni due mesi con la partecipazione media di 30 persone. Tra le attività promosse da Mppu ricordiamo la campagna per la ‘purificazione del linguaggio’ nel 2010. Un centinaio di studenti di giornalismo di varie università ha monitorato il linguaggio dei politici e dei deputati durante le sessioni politiche, le interviste e i discorsi. La ricerca è stata uno sprone per i politici affinché siano più attenti nell’uso del linguaggio e si è conclusa con una premiazione. Il Movimento politico per l’unità è anche promotore di 2 scuole per giovani politici e studenti interessati: i corsi prevedono 10 lezioni e vi partecipano un totale di 58 studenti.

Maria Voce in Corea
Economia di Comunione. Nata nel 1991 da un’intuizione di Chiara Lubich, l’Edc ha suscitato un grande interesse in Corea, non solo negli imprenditori, ma anche in tanti studiosi, ricercatori e professori di economia. Attualmente sono 8 le aziende che in Corea aderiscono al progetto dell’Edc. Altre 4 sono molto interessate e desiderano diventare aziende attive. 23 coreani hanno partecipato al congresso internazionale dell’Edc in Brasile, nel 20esimo anniversario del progetto. Un frutto immediato: la traduzione in coreano del testo “New Financial Horizons: The Emergence of an Economy of Communion”, di Lorna Gold. Visita di Maria Voce. Nel gennaio 2010, la visita della presidente del Movimento dei focolari e del copresidente Giancarlo Faletti ha riunito circa 1.700 membri in due giorni di conoscenza reciproca, aggiornamenti, approfondimento della Spiritualità dell’unita’ e una festa gioiosa. I due hanno incontrato anche vari vescovi e, in Parlamento, alcuni politici del Movimento politico per l’unità. Nella comunità coreana si è rinnovato l’augurio che Chiara Lubich fece durante la sua visita in Corea nel 1982, chiedendo ai membri del Movimento di questa nazione di essere ‘vere locomotive’ per tutta l’Asia: una sfida che è impegno di ogni giorno. [nggallery id=82] (altro…)
27 Dic 2011 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Riportiamo la testimonianza di Hanaa Keisar, raccontata in occasione del Conferimento del Premio Madre Teresa di Calcutta in memoria di Chiara Lubich, il 10 dicembre 2011
«In Egitto come sapete quest’anno si è segnata una tappa speciale e inaspettata: il crollo del regime dittatoriale. A quasi un anno dal primo vento di speranza e di libertà, ci troviamo in una fase delicata dove regnano l’insicurezza, lo scoraggiamento, la grande crisi economica e la grande paura del futuro. Nonostante questo scenario, abbiamo costatato con meraviglia come Dio ci sta aiutando a creare una tela nascosta, intessuta di rapporti veri e fraterni. Mentre vi arrivavano le notizie sui giornali e la TV di attacchi sanguinosi a chiese in vari posti del paese o di atti di violenza contro le folle dei manifestanti pacifici nella piazza Tahrir, in uno dei quartieri del grande Cairo, abbiamo lavorato insieme, cristiani e musulmani – tutti animati dall’ideale di unità che ci ha trasmesso Chiara -, ad un progetto, piccolo se si vuole, ma simbolo di unità: il progetto ‘Appartengo’.
Di fronte alla sfiducia, al disinteresse e all’indifferenza in cui si trovavano tanti egiziani, il progetto ha lo scopo di ridare il senso di appartenenza al proprio Paese spingendo le persone a scoprire le sue ricchezze culturali e abbellire angoli tralasciati e sporchi. È nata così – promossa dall’artista egiziano Helhamy Naguib – l’iniziativa di dipingere murali che esprimano la fraternità, la pace, l’armonia e che responsabilizzino all’impegno civico. Ci siamo lanciati per 2 giorni, con 40 giovani e adulti, a colorare il muro di una scuola in un quartiere popolare e povero col tema “Abbiamo il diritto di sognare!”. Eravamo a 8 mesi dalla rivoluzione del 25 gennaio. Anche se tutto era in regola, la mattina dopo ci arriva la notizia del comune di cancellare il disegno, senza nessuna spiegazione. Era una piccola fiammella che si spegneva.
Ed oggi, nel dopo rivoluzione, ci chiama il responsabile di un quartiere proprio a fare un murale e addirittura nei giorni dei nuovi disordini in Piazza Tahrir. Armati dalla convinzione che la fratellanza è possibile fra tutti, abbiamo iniziato il lavoro coinvolgendo piano piano tutti gli abitanti del quartiere: bambini, giovani e anziani, avvocati e operai, musulmani e cristiani.
Il murale, previsto solo per 60 m, si allungava man mano che i passanti, meravigliati, si fermavano per dipingere con noi, felici di poter dare il loro contributo al segno di uguaglianza e di fraternità. Non era tanto il murale, anche se importante, ma la testimonianza che si dava nel farlo insieme. “La vostra iniziativa è la campagna più riuscita per ridare vita e bellezza alla nostra città”, esclama un signore. Uno dei candidati al nuovo parlamento, tornando dalla piazza Tahrir, ci ha sfidato dicendo: “Voi pensate che con questo bel quadro cambierete l’Egitto?”. È stata la gente del posto a rispondergli: “Questo è ciò che noi possiamo fare. Il cambiamento dell’Egitto lo iniziamo da qua!”.
Si cerca di operare un cambiamento di mentalità, come sta avvenendo con un altro dei nostri progetti rivolto ai minorenni lavoratori, per restituire loro l’infanzia perduta e la loro dignità di persone. Abbiamo assistito a un vero cambiamento nel loro comportamento: da indisciplinati e aggressivi, a ragazzi capaci di rispettare e amare anche il diverso da loro. Tutti sono musulmani e senza parlare di come deve essere il rapporto tra cristiani e musulmani, fra tutti si vive la cosiddetta regola d’oro: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”». (H. K. – Egitto ) (altro…)
12 Dic 2011 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Lonavla, località famosa per il suo clima piacevole sull’altipiano del Deccan, a circa due ore di auto da Mumbai. 60 studiosi sono lì per il IV Simposio indù-cristiano, un’iniziativa che ebbe luogo per la prima volta nel 2002 a Castelgandolfo, un anno dopo la visita di Chiara Lubich in India ed i suoi incontri nell’ambito accademico e gandhiano dell’immensa nazione asiatica. Si trattò di una prima assoluta. Il Movimento dei focolari, già allora attivo da decenni nel campo interreligioso, non aveva mai avuto modo di affrontare l’aspetto accademico e teologico fra seguaci di religioni e tradizioni diverse. Dal 2002 si sono susseguite, poi, iniziative accademiche con buddhisti, ebrei e musulmani, a Roma ed in diverse parti del mondo. La scoperta e la valorizzazione dell’ambito accademico nel settore del dialogo fra seguaci di fedi diverse, sebbene non debba diventare né prioritario né esclusivo, ha, tuttavia, acquisito sempre più un ruolo centrale per una vera conoscenza della spiritualità, della ritualità e dell’etica dell’altro. Il titolo dell’evento – Leggere, interpretare e vivere le Scritture per realizzare la pace e la fratellanza universale – offre spunti vitali, che, tuttavia, verranno approfonditi anche intellettualmente. Fra i cristiani, oltre a rappresentanti del Movimento dei focolari dell’India, saranno presenti membri della Scuola Abbà – il centro studi – e del Centro del Dialogo interreligioso dei Focolari. Da parte indù, i partecipanti saranno gandhiani, impegnati su una linea sociale e pratica, come pure professori universitari affiliati a diverse prestigiose università. (altro…)