6 Feb 2018 | Cultura, Focolari nel Mondo
Quando lo sport abbatte le barriere – Sport breaks limits. Al centro del convegno che si svolgerà a Roma dal 20 al 22 aprile, il ruolo dello sport davanti al limite e alle barriere di ogni genere: fisiche, psicologiche, relazionali, culturali, sociali, ambientali. L’esperienza sportiva è per sua natura luogo di confronto con il limite. Perché lo sport si rivela terreno efficace per fare pace con i propri limiti e per includere, integrare ed abbattere le barriere? Dove sta la sua magia? Intendiamo, com’è nella mission di Sportmeet, affrontare questo importante argomento attraverso riflessioni culturali, testimonianze e laboratori pratici, dialogando con i protagonisti di esperienze significative attive, in particolare, nella città di Roma. Sei interessato? Vuoi iscriverti? Per informazioni vedi: Sportmeet (altro…)
5 Feb 2018 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
«Il dialogo a 360 gradi con tutti, anche con persone di altre convinzioni, è diventata la caratteristica della nostra famiglia, condivisa coi figli Pietro, Elena e Matteo». Annamaria e Mario Raimondi sono un fiume in piena quando raccontano le innumerevoli esperienze vissute dalla loro famiglia all’insegna del dialogo. Ora abitano a Lecco, cittadina tranquilla del nord Italia, sul lago di Como (“ma solo tre quarti d’ora da Milano”, puntualizza Annamaria), lui professore ordinario di Chimica-Fisica all’Università di Milano, lei insegnante, entrambi pensionati. Ma solo “formalmente”. Vivacissimi e in piena attività, oltre che per la famiglia e i tre nipoti, anche per la Diocesi, con un incarico per l’ecumenismo, e a servizio della comunità dei Focolari del posto. «Per il mio lavoro – spiega Mario – abbiamo sempre viaggiato molto specie in Inghilterra, a Parigi e negli USA. Abbiamo conosciuto la comunità dei focolari a Boston, mentre mi trovavo lì per una ricerca. La spiritualità dell’unità ci ha aperto il cuore e la mente verso tanti fratelli di culture e professioni religiose diverse. Joe, un collega conosciuto a Parigi, è uno di questi e con il tempo è diventato come un fratello». «Nel 1975 – continua Annamaria – con i bambini piccoli siamo stati ospiti a Bristol, in Inghilterra, della sua famiglia.

Mario e Joe
Joe era figlio unico di una famiglia ebrea, padre russo e madre ungherese, che a causa delle persecuzioni era fuggita da Vienna, dove abitava, in Inghilterra. La moglie di Joe, Zaga, figlia di un colonnello comunista dell’ex Yugoslavia, era donna di grandi valori umani e si professava atea. I loro quattro figli erano coetanei dei nostri. Abbiamo condiviso la vita di ogni giorno, i giochi, il lavoro, nel rispetto delle scelte e dei diversi stili educativi. Una volta tornati a Milano, dove allora abitavamo, il rapporto con Joe e Zaga è continuato attraverso lettere, telefonate e molti viaggi di lavoro. Tempo dopo Joe ha desiderato riaccostarsi alla fede, riallacciando il rapporto con le proprie radici. Inaspettatamente, ormai sono passati 20 anni, gli venne diagnosticata una grave malattia. I medici dissero “Ha solo un mese di vita” e noi corremmo da lui. Durante il funerale, a cui eravamo presenti, uno dei suoi figli guidò una preghiera in ebraico. Lo ricordiamo come un momento molto commovente». «Anche ora, dopo tanti anni – racconta Mario – il rapporto con Zaga e la sua famiglia continua. Lei ora è anziana e non gode più di buona salute. Spesso siamo andati a trovarla, ad esempio in occasione del matrimonio delle figlie e della nascita del primo nipotino che, non a caso, è stato chiamato Mario! Abbiamo condiviso tutte le tappe della vita: la crescita dei figli, le vacanze, la ricerca scientifica… Tra noi non c’è stata solo una grande intesa umana, ma qualcosa di molto più profondo. Ognuno si sente libero di essere sé stesso e tra noi circola un amore disinteressato. Zaga, che pure si professa non credente, ha partecipato all’ordinazione sacerdotale di Pietro, alla professione religiosa di Elena e (addirittura con una gamba ingessata!) al matrimonio di Matteo. Tuttora il rapporto tra le nostre famiglie continua, condividendo momenti semplici, importanti e profondi».
«L’estate scorsa – riprende Annamaria – avevamo saputo che un signore inglese di 80 anni era stato colpito da un infarto mentre con un gruppo di amici era in gita sul lago di Como. L’ospedale era abbastanza vicino a casa nostra. Lui e la moglie, non conoscendo l’italiano, erano in difficoltà. Il resto della comitiva era ripartito per l’Inghilterra. Durante la degenza, durata due settimane, siamo andati a trovarli ogni giorno, aiutandoli a comunicare coi medici, a trovare un alloggio per la moglie presso delle suore vicino all’ospedale, a sbrigare le cose ordinarie, come se ci conoscessimo da sempre. Abbiamo portato loro la Parola di Vita e condiviso momenti semplici ma intensi. Alle dimissioni li abbiamo accompagnati all’aeroporto. Ed è stato lì che Antony, così si chiama, ci ha chiesto: “Posso darvi una benedizione?”. In quel momento abbiamo scoperto che era un ministro anglicano. Il ricordo di quel saluto così speciale è sempre con noi. Tornati a Londra, Antony e sua moglie, già in stretto contatto con la comunità dei Focolari, ci ringraziano ancora oggi ricordando quel momento con gratitudine». Chiara Favotti (altro…)
2 Feb 2018 | Centro internazionale, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Arriva a sorpresa l’annuncio della visita di papa Francesco a Loppiano, cittadella del Movimento dei Focolari, prevista per il 10 maggio 2018. Sarà la presidente Maria Voce ad accoglierlo insieme all’ordinario del luogo, mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole. “L’annuncio ha suscitato in me sorpresa e profonda gioia”, ha commentato a caldo Maria Voce. «È un grande onore per il Movimento dei Focolari accogliere un papa tra di noi, in una nostra cittadella. Ma soprattutto è una spinta a intensificare l’impegno a vivere l’amore e l’unità radicati nel Vangelo. È questo soffio di vangelo vissuto che vorremmo papa Francesco possa trovare arrivando a Loppiano. E ora che la notizia comincia a diffondersi nelle comunità del Movimento, questa gioia e quest’impegno saranno condivisi in tutto il mondo». Loppiano è la prima delle cittadelle dei Focolari, sorta nel 1964, sulle colline toscane vicino a Firenze. Attualmente conta circa 850 abitanti: uomini e donne, famiglie, giovani e ragazzi, sacerdoti e religiosi, di 65 nazioni dei cinque continenti. Più di metà degli abitanti vi risiede stabilmente mentre altri partecipano ad una delle 12 scuole internazionali che prevedono una permanenza da 6 a 18 mesi. La componente internazionale e multiculturale, che ha fatto sua la legge dell’amore scambievole, fa di Loppiano un laboratorio di convivenza tra persone diverse per età, condizione sociale, tradizione, cultura e fede religiosa. Vedi la scheda (altro…)
31 Gen 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Ansia, paure, tristezze, ira… Tutti abbiamo condizionamenti che ci bloccano, limitano la nostra libertà e ci impediscono di raggiungere una vita più piena. Come risolvere i nostri complessi e crescere nell’autostima, in modo da essere più liberi e perciò più felici? Questo libro vuole essere un manuale pratico per conquistare la libertà interiore: l’autore ci offre alcune strategie per raggiungere una maggior soddisfazione nella vita quotidiana, migliorare i rapporti in famiglia, con gli amici e sul lavoro, ottimizzare il rendimento professionale e, soprattutto, convincerci che possiamo dare molto agli altri, qualunque siano le nostre capacità o abilità. AUTORE: Inaki Guerrero Ostolaza COLLANA – Vivere bene insieme. Una collana pensata per offrire al lettore mappe efficaci e concrete per imparare a prendersi cura degli altri e di sé, pienamente integrati nel mondo in cui viviamo, nel rispetto di noi stessi, delle altre persone e dell’ambiente. Volumi agili da leggere, arricchiti con brevi esperienze di vita, bibliografie essenziali e consigli pratici per migliorare la quali-tà del nostro vivere insieme. Città Nuova Editrice
31 Gen 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Il Camerun, nella regione equatoriale dell’Africa occidentale, si compone, in seguito a due storie coloniali parallele, di due gruppi di regioni che parlano rispettivamente francese e inglese. Le differenze non si limitano alla lingua, ma includono anche aspetti dell’amministrazione pubblica. Una escalation di violenza sta minacciando il Paese, in tutto 23 milioni di abitanti su un territorio di 475 mila chilometri quadrati. Raphaël Takougang, avvocato camerunense, membro dei Focolari ora in Italia, spiega: «La parte francofona divenne indipendente il 1° gennaio 1960. Per la parte anglofona ci fu un referendum, il 1° ottobre 1961, per decidere se unirsi alla vicina Nigeria (già anglofona) o rimanere con il Camerun. Il nord di questa regione scelse di unirsi alla Nigeria, il sud preferì rimanere col Camerun. Nacque così una Repubblica Federale con due stati, il Cameroun Oriental e il Southern Cameroon, ognuno con proprie istituzioni (Parlamento, governo, sistema giuridico, ecc.) e altre a livello federale. Il 20 maggio 1972 un altro referendum diede alla luce la Repubblica Unita del Camerun. Nel 1984, una semplice modifica della costituzione tolse la parola “unita” e il paese prese da allora il nome di Repubblica del Camerun. Dal 1972 in poi il malessere degli anglofoni, in forte minoranza nel Paese, è andato sempre più aumentando e ha preso il nome di “anglophone problem”».
Dal 2016 questa situazione di crisi nella parte anglofona ha scatenato una serie di scioperi, dapprima degli insegnanti, poi degli avvocati. Gli abitanti della cittadella dei Focolari di Fontem, nel cuore della foresta camerunense, spiegano: «Se da una parte i vescovi hanno sempre incoraggiato il dialogo, il boicottaggio delle istituzioni deputate all’educazione e alla giustizia ha dato una svolta inaspettata alla crisi, che si è aggravata con l’escalation di scioperi anche degli esercizi commerciali e dei sistemi di trasporto, secondo una strategia definita “Città Morta”. All’inizio dell’anno scolastico, lo scorso settembre, nessuno studente si è presentato. Nonostante le minacce di rappresaglie per i trasgressori, qua e là, coraggiosamente, alcune scuole hanno riaperto e altre ne stanno seguendo l’esempio. Anche il nostro collegio a Fontem ha ripreso le attività». La cittadella è nata dalla testimonianza di amore concreto di alcuni medici, arrivati lì nel 1966, dopo un appello del vescovo locale a Chiara Lubich, per prendersi cura del popolo Bangwa, affetto da un’altissima mortalità infantile che ne stava causando l’estinzione. In breve tempo, grazie al contributo di persone di ogni parte del mondo, Fontem si è dotata di scuole, di un ospedale e di altre strutture di servizio. Da allora, il popolo Bangwa e diversi altri popoli confinanti si sono incamminati sulla strada della fraternità, visibile ora anche in altre cittadelle nate in questi anni nel continente africano. Con i suoi 80 mila abitanti, Fontem è un centro di incontro e formazione per persone che arrivano da ogni parte dell’Africa e del mondo. Qui scoprono come lo scambio e la collaborazione tra uomini e donne di razze, culture e tradizioni diverse possa portare frutti di fratellanza anche in regioni martoriate da conflitti.
«Il Collegio di Fontem ha subito un attacco – spiegano ancora gli abitanti – ma tante persone del villaggio sono accorse per aiutare studenti e insegnanti, anche a rischio della propria vita. Con l’avvicinarsi del 1° ottobre, data storica per il Camerun anglofono, nella ricorrenza del referendum citato, si temevano manifestazioni violente, e la comunità dei Focolari ha organizzato dei gruppi di preghiere alla quale hanno aderito persone anche di altre regioni del Paese e all’estero. Fino ad ora a Fontem nessuno ha perso la vita. Ogni occasione è propizia per coltivare rapporti con le varie autorità civili, tradizionali ed ecclesiali. Cerchiamo di aiutare quanti avviciniamo ad andare oltre le paure, a creare momenti di famiglia, cominciando da quelli più vicini, spesso confusi da tante voci e dai media. I giovani hanno organizzato delle serate di “talent show” e l’evento “Sports for peace” per promuovere uno spirito positivo». «In tutto questo periodo, pur in mezzo alle difficoltà – concludono – la vita della comunità dei Focolari è andata avanti anche qui. Ci auguriamo che questa sfida di amore verso tutti ci ottenga la capacità di discernere e agire per il bene del nostro Paese». (altro…)