13 Feb 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Campus. Cosa porta a scegliere la violenza come strumento di cambiamento sociale? Cosa passa per la testa di un ragazzo che decide di unirsi a una cellula terrorista? Domande che potrebbero raccontare la storia dei ragazzi di Campus, alle prese con le scelte e i drammi dell’umanità di oggi: terrorismi, odio tra popoli, disuguaglianza sociale e distribuzione delle ricchezze. Il musical andrà in scena all’Auditorium del Centro di Loppiano (Firenze) il 17 febbraio, data “zero” del tour italiano. Nato da un’idea originale di Chiara Lubich, l’opera s’ispira a fatti realmente accaduti e arriva sulle scene dopo oltre 10 anni di ricerca artistica. «Era il 2004 e da poco erano successi gli attacchi terroristici alla metropolitana di Madrid – racconta Valerio Gentile, manager del Gen Rosso – ed è su un binario di una qualunque stazione delle nostre città che si apre la scena di Campus: una storia di ricerca, dolore, domande e riscatto che mette il pubblico davanti alle ferite più profonde del nostro tempo». Il musical si compone di 23 brani, di passaggi coreografici che interagiscono con sequenze filmate e azioni teatrali. «Il progetto è il risultato della collaborazione di un team di professionisti internazionali» – spiega Benedikt Enderle che ha curato le musiche. «Le sonorità sono forti e ricche di contaminazioni, di intrecci armonici coinvolgenti, con liriche che spaziano da certe leggere atmosfere latine, al pathos di alcune ritmiche afro, in una sintesi sonora che colpisce e cattura». L’impatto scenico è d’avanguardia. «Ho lavorato in molte produzioni di carattere internazionale – racconta Jean Paul Carradori, scenografo – Campus è stata per me una sfida inattesa per il suo impianto drammaturgico e teatrale molto forte. Era necessario creare un clima che ne valorizzasse i contenuti e allo stesso tempo conducesse lo spettatore a immergersi nella storia». La regia è coordinata da Sarah Finch (Gran Bretagna), lo sviluppo dell’idea e la sceneggiatura da Valerio Ciprì (Italia), le musiche da Benedikt Enderle (Svizzera) e José Manuel García (Spagna), le coreografie da Raymond Estrada (Filippine), il settore tecnico da Emanuele Gervasoni (Italia), il set-design video, luci da Jean Paul Carradori (Italia-Belgio), gli arrangiamenti da Emanuele Chirco (Italia), il suono e la produzione finale da Max Zenoni. Il progetto “ITALIA per”. Ogni data del tour si compone, oltre che dal Musical, da un evento culturale promosso dall’Istituto Universitario Sophia – IUS. In rete con istituzioni e associazioni locali, il progetto intende offrire, accanto alla performance artistica, un contributo di riflessione e azione sulle sfide globali e specifiche dei territori, per rimuovere le cause che favoriscono l’odio tra le diverse etnie, le religioni e le culture nelle nostre società. Ufficio stampa: sif@loppiano.it Prenotazioni: accoglienza@loppiano.it Info: www.genrosso.com www.iu-sophia.org www.loppiano.it FB genrosso INSTAGRAM @genrosso (altro…)
10 Feb 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Pienezza, felicità, tenacia, famiglia, esperienza unica, ascolto, diversità”, sono alcune delle parole chiave che si ripetono nei commenti rilasciati dai ragazzi del Liceo Basile, protagonisti anc
he loro dei tre spettacoli e dei workshop che li ha visti impegnati dal 31 gennaio al 5 febbraio a Palermo. «Ora è come fossi diventata una di loro, con un ideale grande, credere che l’amore davvero può superare tutto e che i nostri cuori non hanno frontiere», scrive Irene. Il Liceo Scientifico “Ernesto Basile” è considerato un avamposto istituzionale situato a Brancaccio, quartiere dove ha operato Padre Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993, ora beato. Le problematiche sociali nella zona non mancano e la questione educativa è sempre aperta: i tassi di dispersione scolastica restano distanti dalla media nazionale. Per questo le molteplici iniziative portate avanti dalla scuola, che rappresenta spesso l’unica possibilità di riscatto, puntano a far crescere nelle giovani generazioni la consapevolezza di appartenere ad una comunità. E testimoniare, a volte con fatica, una vita controcorrente, dando la possibilità di riflettere su scelte che spesso portano ad una vita sbagliata. L’
incontro quasi casuale con il Gen Verde nel maggio dello scorso anno, ha messo in moto nei ragazzi la decisa voglia di concretizzare il progetto educativo START NOW, già sperimentato in varie città di Europa ed Asia. «Gli obiettivi educativi del progetto – spiegano le artiste del gruppo – sono la promozione delle arti come catalizzatrici dell’educazione alla pace, la valorizzazione delle diversità culturali, del dialogo interculturale, dei diritti e della dignità della persona, di relazioni interpersonali che incentivino lo sviluppo umano». “Entusiasmo a mille” nella preparazione di questo evento. I workshop, con la partecipazione di un centinaio di giovani, sono stati dei luoghi per sperimentare la propria creatività e per scoprire i propri talenti. L’hanno fatto lavorando fianco a fianco con le componenti della band come co-protagonisti, condividendo le varie esperienze artistiche nel rispetto e nell’ascolto reciproco. P
alaOreto, 3 febbraio. I giovani sono saliti sul palco con il Gen Verde alla presenza di un migliaio di adolescenti delle scuole del quartiere, con le loro famiglie. Si è continuato la domenica successiva al Teatro Golden con una replica la sera, in quanto si era registrato il tutto esaurito già due settimane prima dell’evento. Emozionati ma sicuri nella loro performance, essi hanno dato il meglio di loro stessi nelle coreografie, nel canto, nella danza e nel teatro, contagiando subito il pubblico. Soprattutto hanno vissuto un’esperienza unica nel suo genere, che non concepisce “muri” e che ha messo in risalto come le differenze, le diversità, le emarginazioni possono essere sconfitte. «Il giorno dopo ha sempre il sapore della nostalgia ma ora è diverso: ha il sapore della sfida! Buon Start now a tutti noi, piccoli guerrieri di periferia!», ha scritto nella sua pagina facebook l’insegnante promotrice dell’evento all’indomani dello spettacolo. È il sogno di chi lavora ogni giorno con questi giovani, contrastandone l’emarginazione e il disagio attraverso la creatività e stimoli positivi; aiutandoli a non rimanere chiusi nel proprio spazio quotidiano, promuovendo una scuola inclusiva che tenga conto delle diverse dimensioni della persona. (altro…)
8 Feb 2017 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Da Onitsha (Nigeria) scrivono che nel sagrato della basilica Most Blessed Holy Trinity, il 23 gennaio erano più di un centinaio fra evangelici, pentecostali, cattolici, membri di varie chiese autonome, a pregare insieme accompagnati da sacerdoti e due vescovi. Catalizzatori dell’evento i Focolari, che hanno istituito un comitato con membri di 5 realtà rappresentative delle diverse chiese in Nigeria: CCN (chiese autonome), OAIC (chiese e organizzazioni nate in Africa), PFN (chiese pentecostali), CSN (chiesa cattolica) ed ECWA/TEKAN (chiese evangeliche dell’ovest dell’Africa e Ghana). Qualcuno si è dato da fare per reperire i gruppi musicali, altri si sono presi cura del libretto col programma, altri ancora hanno abbellito il sagrato. L’omelia è stata tenuta da un pastore anglicano che “come uno squillo di tromba per svegliare dal sonno tutti i cristiani in Nigeria” ha invitato a “vivere da veri seguaci di Cristo e a lavorare per l’unità nella diversità”. «Abbiamo pregato con una sola mente e una sola anima – testimonia una ragazza – ho sentito il calore dello Spirito in mezzo a noi». E un giovane: «Nel vedere persone di diverse chiese pregare insieme per l’unità e la pace, mi è venuta la certezza che davvero l’unità si compirà, perché è stato Gesù stesso a chiedere al Padre che ‘tutti siano una cosa sola’».
Da Ottmaring (Germania), sede della cittadella ecumenica dei Focolari, in occasione della “settimana” si sono dati appuntamento 7 pastori luterani svedesi, 4 pastori anglicani e un pastore riformato, inglese, 7 sacerdoti cattolici. L’approfondimento era su “Il Risorto e i discepoli di Emmaus”. Ad introdurre la tematica il vescovo luterano Âke di Skara (Svezia) che ha evidenziato come Gesù sia attirato, ancor oggi, dalle ferite e dall’oscurità dell’umanità per portarvi la sua luce. Con questa realtà nel cuore tutto il gruppo si è recato nel vicino campo di concentramento nazista di Dachau, luogo emblematico del mistero di Gesù Abbandonato. Interessante anche la visita ad Augsburg di alcuni luoghi significativi per la chiesa luterana, conclusasi con una sosta nella chiesa cattolica dedicata a St. Moritz, dove colpisce la figura del Cristo Salvatore che illumina l’oscurità del mondo. In questo clima di intensa condivisione, la celebrazione, nel corso della settimana, delle diverse liturgie ha assunto una sacralità tutta speciale. Alla conclusione unanimi i propositi: “Voglio ritornare nel mondo dove Gesù Abbandonato mi aspetta”. “La Chiesa deve essere là dove sono le ferite delle persone”. “La prima cosa che farò ritornando a casa sarà di visitare il pastore luterano vicino”. A Matera (Italia) parliamo con Cinzia, che da quando si è imbattuta nella spiritualità dell’unità porta avanti nella sua parrocchia un percorso ecumenico in collaborazione con una pastora luterana: «Sono serate sempre molto belle e piene di gioia – ci racconta – nelle quali più che ciò che ci divide, viene in luce il molto che ci unisce. Per animare le celebrazioni delle “settimane di preghiera” che dal 1997 celebriamo insieme, è nata una corale ecumenica che ci accompagna anche nelle diverse iniziative culturali e umanitarie che facciamo insieme. Quest’anno, in collaborazione con associazioni e movimenti della città, si è fatta una marcia per la pace e l’unità, a cui hanno partecipato 300 persone di varie confessioni e persone di altre religioni. È stata ancora una volta l’occasione per attuare l’ecumenismo della vita ed esprimere quel profondo desiderio di fraternità che va oltre le distinzioni». La parrocchia di S. Maria in Pesaro (Italia) è in rapporto di amicizia ecumenica con la cattedrale ortodossa di Resita (Romania), grazie ai parroci e diversi laici che vivono la spiritualità dell’unità. «Quest’anno – racconta una ragazza ortodossa romena – abbiamo voluto fare un passo in più. I giovani sentivano l’esigenza di impegnarsi per la formazione dei più piccoli, così abbiamo iniziato un corso a Pesaro per animatori cattolici e ortodossi insieme, dove sperimentiamo l’unità nella diversità». Anche a Cochabamba (Bolivia), la “settimana” è stata l’occasione per i vari movimenti, fra cui i Focolari, di suscitare iniziative ecumeniche. Ad una preghiera ecumenica hanno partecipato membri della chiesa anglicana, metodista, cattolica, presente anche il vescovo emerito che ha ricordato i 500 anni della Riforma ed ha invitato tutti alla misericordia e ad un rinnovato impegno di lavorare per l’unità. Leggi anche: Ecumenismo: Settimana dell’unità Settimana dell’unità a L’Avana (altro…)
4 Feb 2017 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo
«Economia e comunione. Due parole che la cultura attuale tiene ben separate e spesso considera opposte. Due parole che voi invece avete unito, raccogliendo l’invito che venticinque anni fa vi rivolse Chiara Lubich, in Brasile, quando, di fronte allo scandalo della diseguaglianza nella città di San Paolo, chiese agli imprenditori di diventare agenti di comunione». Così papa Francesco saluta i 1200 imprenditori, giovani e studiosi convenuti per questa festa dell’Economia di Comunione, dopo 25 anni di vita: «Al vostro progetto sono da tempo sinceramente interessato». «Voi fate vedere con la vostra vita che economia e comunione diventano più belle quando sono accostate una accanto all’altra. Più bella l’economia, certamente, ma più bella diventa anche la comunione, perché la comunione spirituale dei cuori è ancora più piena quando diventa comunione di beni, di talenti, di profitti».
Ad un auditorio estremamente attento, papa Francesco rivolge tre auguri e raccomandazioni. Primo il denaro. «È molto importante che al cuore dell’Economia di Comunione ci sia la comunione dei vostri utili. L’Economia di Comunione è anche comunione dei profitti, dei soldi, espressione della comunione della vita». Il denaro, ha detto, «diventa idolo quando diventa il fine (…). E’ stato Gesù a dare al denaro la categoria di signore». E ancora: «Si capisce, allora, il valore etico e spirituale della vostra scelta di mettere i profitti in comune. Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo con altri, soprattutto con i poveri (…). Quando condividete e donate i vostri profitti, state facendo un atto di alta spiritualità, dicendo con i fatti al denaro: tu non sei Dio, tu non sei signore, tu non sei padrone!». Secondo la povertà. «Il principale problema etico del capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere (…). Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!». Di fronte a questo abominio «l’Economia di Comunione, se vuole essere fedele al suo carisma, non deve soltanto curare le vittime del sistema, ma costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più. Finché l’economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della fraternità universale non è piena».
Terzo il futuro. «Questi 25 anni della vostra storia dicono che la comunione e l’impresa possono stare e crescere insieme», un’esperienza limitata ancora ad un piccolo numero di imprese se confrontato al grande capitale del mondo, «ma i cambiamenti nell’ordine dello spirito e quindi della vita non sono legati ai grandi numeri. Il piccolo gregge, la lampada, una moneta, un agnello, una perla, il sale, il lievito: sono queste le immagini del Regno che incontriamo nei Vangeli. Non occorre essere in molti per cambiare la nostra storia, la nostra vita: basta che il sale e il lievito non si snaturino (…), il sale non fa il suo mestiere crescendo in quantità, anzi, troppo sale rende la pasta salata, ma salvando la sua “anima”, la sua qualità». E evocando il tempo in cui non c’erano i frigoriferi e si condivideva il lievito madre per fare nuovo pane, ha spronato gli imprenditori EdC a «non perdere il principio attivo, l’ “enzima” della comunione» mettendo in atto «la reciprocità». «La comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione dei beni, creazione di nuovo pane, di nuovi beni, di nuovo Bene con la maiuscola». Con un invito: «Donatela a tutti, e prima ai poveri e ai giovani (…). Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione». Infine: «Queste cose voi le fate già. Ma potete condividere di più i profitti per combattere l’idolatria, cambiare le strutture per prevenire la creazione delle vittime e degli scarti; donare di più il vostro lievito per lievitare il pane di molti. Il “no” ad un’economia che uccide diventi un “sì” ad una economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione». «Vi auguro di continuare sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia…, continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze, e i poveri sono chiamati beati». Questa la nuova consapevolezza con cui si riparte, con gioia e rinnovato impegno. Leggi il discorso del Papa Guarda il discorso del Papa Intervista a Maria Voce Leggi anche Fonte: SIF (Servizio Informazione Focolari) (altro…)
4 Feb 2017 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«[…] Voi sapete come l’idea dell’ Economia di comunione abbia risvegliato in molti fra noi (dai più piccoli ai più grandi) energie sopite, abbia suscitato propositi seri e impegnativi, abbia suggerito soluzioni a sogni creduti irrealizzabili. Come abbia messo in moto […] il meccanismo del “dare” per cui quasi tutti, si può dire, si sono impegnati ad offrire prestazioni, preghiere, forze, denari, terre, case, gioielli. Come già semi promettenti di nuove aziende, finalizzate al versamento di una parte degli utili per chi è nel bisogno, stiano fiorendo come una primavera un po’ dovunque. Come altre strutture per formare “uomini nuovi” stiano sorgendo quasi per incanto. Come le cittadelle si stiano moltiplicando. Ora, affinché tutto cresca e tutto maturi, è necessario consolidare, rendere abitudine in noi questa virtù del “dare”. È necessario che l’entusiasmo con il quale è partita l’Economia di comunione ci accompagni sempre e aumenti, e non deluda le moltissime aspettative dei poveri e gli incoraggiamenti così espliciti e spesso illuminanti di personalità religiose, di economisti, di imprenditori e di esperti. Dobbiamo mantenere viva quest’Economia di comunione in tutte le sue espressioni fino al punto che non ci sia più un indigente fra noi. Allora sì che sarà una realtà umano-soprannaturale sorprendente, un grande “essere” che griderà Dio al mondo, che svelerà a tanti la sua presenza nella storia, come qualcuno qualifica il nostro progetto. […] E allora “dare”. […] Diamo sempre; diamo un sorriso, una comprensione, un perdono, un ascolto; diamo la nostra intelligenza, la nostra volontà, la nostra disponibilità; diamo il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre idee (ogni idea è una responsabilità), la nostra attività; diamo le nostre esperienze, le capacità, i nostri beni riesaminati periodicamente per stabilire se tenerli o farne parte ad altri, in modo che nulla si accumuli e tutto circoli. Dare: sia questa la Parola che non ci dà tregua. La vogliamo vivere a gloria di Dio e perché torni a rivivere lo spirito e la prassi dei primi cristiani: «erano un cuor solo e un’anima sola e fra loro non v’era indigente» (cf At 4, 32-34)». Chiara Lubich (Tratto da una conversazione telefonica collettiva con i Focolari di diverse parti del mondo il 23 Aprile1992 ) (altro…)