7 Ott 2015 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Avevamo qualche timore nell’intraprendere un viaggio tanto impegnativo, ma fin dall’invito giuntoci da Mons. Anthony Chirayath, vescovo della diocesi di Sagar (quella in cui si trova la nuova chiesa dedicata a Chiara Luce) ci è sembrato di capire che nostra figlia ne fosse felice e che ci spingesse a partire. Era un’altra occasione – questa davvero inaspettata – che Chiara ci offriva per cooperare a diffondere il suo messaggio, tanto più in un luogo così lontano e in contesti tanto diversi».
Lo raccontano Maria Teresa e Ruggero Badano, genitori della beata Chiara Luce, al loro rientro dall’India. «Ancora adesso – continuano – non riusciamo a renderci ben conto della grandezza di quanto è accaduto: a due genitori è stata data la grazia di presenziare all’inaugurazione di una parrocchia, e per di più in una diocesi di 40.000 chilometri quadrati, dove i cristiani sono 0,01%!». «La nostra Chiara non finisce di sorprenderci. Ogni giorno ringraziamo Dio per averci dato una figlia così e Gli chiediamo di renderci degni di questo Suo grandissimo dono».
La chiesa di Sironi è stata intitolata alla Beata per espressa volontà di mons. Chirayath, che ha appreso della vita di Chiara Luce durante uno dei suoi viaggi in Italia – riporta l’agenzia Asia News. Avendo in mente la numerosa popolazione giovanile che risiede nella cittadina indiana, il vescovo di Sagar ha intuito che la vita della ragazza potesse fungere da “esempio e ispirazione” per i molti giovani. E per i genitori questa è stata «l’ennesima prova che Chiara è davvero un modello, un’ispirazione, una sorella per tutti, a prescindere dalle loro fedi, dalle culture e dalle latitudini». Leggi anche: India: una chiesa dedicata a Chiara Luce Badano, “esempio e ispirazione” per i giovani (altro…)
22 Giu 2015 | Chiesa, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Al mio arrivo, la prima persona che ho visto è stato il cardinale che ha preso la mia borsa. L’arte di amare di cui Chiara Lubich parla in modo così semplice è vita». Così mons. Ignatius Mascarenhas, vescovo di Chandigarh, India, uno dei 22 vescovi cattolici amici del Movimento dei Focolari, di cui per la prima volta 12 indiani e uno dal Pakistan, che si sono riuniti a Bangalore dal 3 al 6 giugno per un appuntamento panasiatico. L’incontro era stato preceduto da un incontro preparatorio, con alcuni vescovi, che insieme si sono recati a visitare i malati del vicino ospedale, per sottolineare come la contemplazione non è distinta dall’azione, nel desiderio di essere strumenti della misericordia di Dio. Il vescovo del Pakistan vive al confine tra Pakistan e India. Ha condiviso la sua esperienza pastorale: «Due settimane fa ero in un grande deserto al confine. Sono stato tre giorni con un sacerdote, visitando diversi paesini che da due anni soffrono a causa della siccità. I bambini muoiono. Ho celebrato la Messa usando una scatola come altare. Sono venute tante persone, fra cui anche alcuni indù. Durante la messa abbiamo pregato affinché venga la pioggia». I vescovi dell’India e il vescovo del Pakistan celebrano insieme: «è un segno di speranza», afferma mons. Bobet Callari delle Filippine. Perché la scelta dell’India come sede per ospitare questo incontro? L’India, col suo miliardo e 250 milioni di abitanti, in cui i cristiani sono il 2% della popolazione, rappresenta una frontiera per la convivenza interreligiosa. I vescovi, pastori di piccole comunità, vivono a contatto con persone di altre confessioni, fedi, culture. Il “dialogo della vita” deve quindi precedere qualsiasi discorso teologico, e la comunione, la vicinanza tra vescovi – come quella rinsaldata durante l’incontro e sigillata da un “patto di amore reciproco” – è un grande antidoto contro lo scoraggiamento che spesso rischia di prendere il sopravvento. «Nella mia diocesi – racconta Stephen Lepcha, Vescovo di Darjeeling (West Bengala) – ho difficoltà con alcune sette che seminano una campagna di odio e ci mettono alla prova. So che succederà ancora, ma in questi giorni ho capito cosa fare: amare con l’amore che viene da Dio, che siano indù, musulmani, cristiani… sono tutti figli di Dio». «Abbiamo bisogno della spiritualità di comunione – afferma mons. Elias Gonsalves, della diocesi di Amravati, India – A volte siamo lasciati soli. La comunione tra vescovi è molto importante, aiuta i più giovani ma anche i più anziani. Dobbiamo crescere nell’aiuto reciproco».

Con la Professoressa indù Shubada Joshi
All’incontro è intervenuta anche la professoressa indù Shubada Joshi – decano della Facoltà di Filosofia dell’Università di Mumbai – che ha raccontato del suo incontro con Chiara Lubich e il carisma dell’unità. Nel 2002 infatti, Chiara – nel corso di un simposio indù-cristiano – aveva condiviso ad un gruppo di indù la sua esperienza mistica dell’estate 1949, sperimentando che con loro il dialogo può fondarsi anche su un piano di profondità spirituale non sempre possibile con altri. Le parole di Shubada Joshi, insieme all’approfondimento sulla Scuola per le Religioni orientali (SOR) – che si era svolta nei mesi precedenti a Tagaytay nelle Filippine – hanno dato un panorama sulla proposta del dialogo interreligioso che parte dalla spiritualità dei Focolari. L’incontro con la comunità di Bangalore, con le diverse testimonianze di famiglie e giovani ha offerto poi uno spaccato di vita quotidiana vissuta alla luce della fraternità. (altro…)
19 Mag 2015 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Una vocazione in crescita, quella della vita consacrata in India, che tocca vari punti del sub-continente: Andra Pradesh, Orissa, gli Stati del Nord Est. «Il senso della fede e della visione della vita religiosa è apprezzato e il desiderio che più anima i giovani che vengono in noviziato è di avere un’intimità con il Signore». Lo dichiara Padre Attulli in un’intervista rilasciata ad “Unità e Carismi”, del gruppo editoriale di Città Nuova. «Lo cercano con l’esperienza della preghiera, quale elemento primario – continua – e vogliono dedicarsi di più alle opere di carità. L’esempio di Madre Teresa di Calcutta è molto forte. Lei, dall’esperienza concreta dell’India, riesce a scoprire se stessa e la propria vocazione, passando attraverso una preghiera più profonda; da lì nasce la sua nuova vocazione». I giovani che arrivano in noviziato provengono da un contesto che non nasconde le disuguaglianze sociali, la povertà, pur essendo il sub-continente indiano tra le nuove economie mondiali. Ma non perdono la dimensione spirituale, anzi «Cercano la soluzione in Dio», trovando al tempo stesso un risvolto nell’impegno sociale, infatti «si ispirano a fare delle opere di carità per risolvere i problemi della povertà materiale, dell’educazione e così via. Vengono con un’esperienza di Dio, poi quest’esperienza di Dio li porta a opere apostoliche in favore dei bisognosi». Siamo nell’Anno che la chiesa cattolica dedica alla Vita consacrata. Che passi fare per migliorare? «Nel contesto indiano – spiega P. Attulli – la Chiesa in genere e i religiosi in particolare possono dare una testimonianza della presenza del Signore Gesù, stando più vicino ai poveri, sia nello spirito che nei bisogni concreti. È una sfida nel mondo secolarizzato, dove siamo talmente intossicati dal benessere! La gente vuole riscoprire il volto di Dio in noi, staccandosi dalla droga del benessere».
«Come mai la gente si allontana da Dio? Perché non sente la necessità di andare da Lui?», s’interroga il religioso. E la risposta la trova nella propria esperienza di vita: «Se stiamo vicino ai poveri, a coloro che hanno bisogno, scopriamo il volto di Dio in loro. I missionari che vivono con i poveri, vivono in contatto con gente che ha fede, anche se si deve aiutarli a crescere nella “cultura della fede”, con la catechesi, la preghiera e i sacramenti». «Nel continente indiano – conclude – non c’è solo la povertà materiale ma vi sono anche le periferie esistenziali dove è forte la povertà spirituale. Noi siamo creati per amore e nell’amore, chiamati a vivere una vita serena, pacifica, gioiosa. La fede non è per appesantire la testa, ma per vivere gioiosamente, non solo nella vita escatologica, ma qui e adesso. Per questo la nostra presenza nelle periferie e con i poveri è importante». (altro…)
1 Mag 2015 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Sono oltre 120 i giovani rappresentanti di 25 Paesi: dal Giappone all’Italia, dalla Corea alla Colombia, dal Nepal alla Romania. Un laboratorio che, nell’ambito della Settimana Mondo Unito che si svolge in tutto il mondo, testimonia quanto le differenze culturali e religiose non siano un ostacolo nel dialogo tra i popoli, ma rappresentino un trampolino di lancio per un mondo più unito e fraterno. Il titolo scelto per questa edizione, “Fabric, Flavour, Festival – discovering fraternity”, è incentrato a un dialogo a 360°: Fabric (Tessuto): Affrontare le sfide del dialogo per costruire il Mondo Unito con la scoperta della propria identità, l’accoglienza e il rispetto dell’altro, il coraggio di prendere l’iniziativa. Flavour (Sapore): Dialogo in atto vivendo la Regola d’oro “Fai agli altri quello che vorresti che gli altri facessero a te” dal quale si apre la strada alla reciprocità e condivisione. Festival: Gioia di scoprirci fratelli e di vivere nella pace. La multiculturalità è il leit-motiv di questi giorni a Mumbai. Rappresentanti dello Shanti Ashram (movimento induista) e della Rissho Kosei-Kai (movimento buddista), si uniscono insieme ai giovani cristiani per vivere momenti di fraternità anche a servizio dei giovani indiani e della comunità civile.
Lawrence, rappresentante di Religions for Peace, ci dice che è qui perché «c’è bisogno di mostrare al mondo cose positive. Dobbiamo mostrare al mondo che la fraternità può cambiare la storia». Crisfan, giovane indiano, racconta che ha conosciuto i Giovani per un mondo unito qualche anno fa e «da allora, sento il desiderio di costruire ponti di fraternità. In India, la religione non è mai un ostacolo. Ognuno segue un percorso, ma tutti siamo fratelli». Sposato da qualche mese, ha coinvolto anche la moglie in questa avventura. Sono giorni intensi, nei quali si condividono anche tragedie come quella del vicino Nepal, dove il terremoto – come si sa – ha provocato migliaia di vittime e di feriti. Qui a Mumbai sono presenti anche Sana e Roshan che da molte ore non riescono a mettersi in contatto con le proprie famiglie. Eppure sembrano sereni: «siamo certi che Dio penserà a loro», ci dicono. E, intanto, tutti pregano. A fine giornata, ecco la bella notizia: le loro famiglie stanno bene. Sfollate, ma l’amore di Dio non si è fatto attendere. Maria Chiara, italiana, ci racconta che da tempo desidera vivere un’esperienza di questo tipo. «Quando Christian mi ha invitata, ho sentito che non potevo farmi sfuggire questa occasione. Sono qui per conoscere altri giovani e per imparare a vivere la cultura dell’altro come la mia». Christian, invece, è rumeno e studia all’Istituto Universitario Sophia, con sede in Italia. Dopo essere stato in Terra Santa nel 2013 e in Kenya nel 2014, quest’anno ha deciso di chiudere i libri «per conoscere come viene vissuta la fraternità in una cultura diversa dalla mia». La fraternità vissuta concretamente è già l’esperienza di questi primi giorni del cantiere internazionale in India; mentre si svolgono iniziative di ogni genere, a favore della pace, in tante parti del mondo. Programma SMU in India
Loppiano – 43° meeting dei giovani
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27 Apr 2015 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«La situazione non è affatto buona. Personalmente sono vivo, ma ora stiamo fuori della casa, sia di giorno che di notte. Molti sono morti, altri stanno morendo, e tantissimi sono feriti. Ci sono costanti scosse che creano distruzioni continue. Vi chiedo di pregare, le nostre condizioni non sono per niente buone. Siamo fuori dalle nostre case giorno e notte. Ogni volta che arriva una nuova scossa di terremoto crea tanta distruzione», scrive Yaman di Kathmandu, padre di tre figli piccoli. «Ci siamo rifugiati nella Chiesa della città insieme a tanti cristiani, sempre per paura di nuove scosse», scrive Jo. Oltre il numero di vittime che continua a salire, stime Unicef contano 940mila bambini a rischio, con bisogno urgente di assistenza sanitaria. Il Movimento dei Focolari si unisce alla preghiera per le persone colpite, per le loro famiglie, nel chiedere consolazione nell’immane tragedia, e mobilitandosi per la raccolta di aiuti. Da Mumbai, dove sono riuniti per la preparazione della Settimana Mondo Unito, i giovani dei Focolari – tra cui 2 giovani arrivati da Kathmandu – lanciano un appello ai Giovani per un Mondo Unito in tutto il mondo, per avviare subito un’azione di sostegno per le persone colpite dalla calamità: «la Settimana Mondo Unito -scrivono – può essere un’occasione immediata per esprimere concretamente il nostro sostegno». Papa Francesco, dopo aver pregato all’Angelus per le vittime del terremoto, esortando al “sostegno della solidarietà fraterna”, ha espresso in un messaggio inviato al nunzio apostolico in Nepal la propria vicinanza alla popolazione nepalese. Caritas Nepal, intanto, si è attivata per far fronte all’emergenza, ma sono necessari rinforzi. Si distribuiscono tende e cibo: il problema principale al momento è offrire un rifugio, per proteggere dal freddo e dalla pioggia.
Gli aiuti economici posso essere versati sul conto dei Giovani per un Mondo Unito: CONTO CORRENTE DELLA SEGRETERIA CENTRALE DEI GIOVANI PER UN MONDO UNITO (GMU) Causale: EMERGENZA NEPAL CONTO INTESTATO A: PIA ASSOCIAZIONE MASCHILE OPERA DI MARIA Via Frascati 306, Rocca di Papa, 00040 Roma, Italia INDIRIZZO BANCA: BANCA PROSSIMA Piazza Paolo Ferrari 10 20121 Milano Italia CODICE IBAN PER TRANSAZIONI NAZIONALI E INTERNAZIONALE: IBAN IT62 W033 5901 6001 0000 0113 348 BIC BCITITMX
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