7 Ago 2015 | Cultura, Focolari nel Mondo
[:zh]https://vimeo.com/131558378 Polonia Boguslaw Musiolik, EKa 社會長 presidente società EKa (波蘭語+意大利語字幕): ……1991年,共融經濟計畫也傳到波蘭。起初,我們對這個概念不大認同,覺得是共產主義的一種回浪。不久,我們才瞭解到這完全是另一回事。共融經濟的理念幫助我們為別人著想。這種意識大大感染了我們。 不久,我們認識了兩位從Slesia來的青年。他們做糧食批發,也對共融經濟抱有很大的期望。我們便決定合作創辦一家共同企業。雖然我們從事的部門都各自不同,共融經濟的概念卻把我們緊緊地聯合在一起,產生強而有力的協同效應。公司發展得非常順利。 旁述:共產主義倒臺後,海外資金開始湧入波蘭。外資的巨型購物中心和超級市場,與本地商場形成劇烈的競爭。很多公司都倒閉。 Robert Szczepanski, CdA EKa (波蘭語+意大利語字幕): 當時危機四伏,不少公司沒有支付我們,所以我們要抵償相當的損失。不幸,正就在這一段時期,我中了風,一年半不能上班。當其他合夥人協力去推進營業時,我只可以為他們祈禱。 Alojzy Lazar (波蘭語+意大利語字幕): 有一家倒閉了的公司欠我們好幾萬波幣 (zloty)。我們有兩個選擇,用法律途徑追討債項, 或與他們展開對話。看見他們非常困難的處境,我們選擇了第二途徑。 旁述: 結論就是Eka聘用了債主的四名職工,他們又把店舖的物業轉讓給Eka, 包括店主的馳名製作 Zurek 濃湯, 是一味以黑麥製成的傳統食品,用家庭企業方式製造。 Alojzy Lazar (波蘭語+意大利語字幕): 由於這些變動,今天我們的產品也包括了Zurek 和Smalek湯, 也是我們最暢銷的兩種食品。 Robert Szczepanski (波蘭語+意大利語字幕): 現在我們一共有40名員工,六名波蘭合夥人和一名德國合夥人。我們一年接收九百萬波幣的訂單。我覺得經營一家以共融經濟價值觀為本的企業是非常值得的。[:]
2 Lug 2015 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://vimeo.com/132331626 Chi ne sperimenta gli effetti afferma che l’Economia di Comunione (EdC) sia un modo di vivere, oltre che un modo di gestire un’azienda. E forse è proprio per questo che imprese, le più varie, decidono di amministrare la propria attività in pieno spirito EdC. Complex Projekt, il cui business è la progettazione e la costruzione di strade, autostrade, ponti, è una di queste. Quando agli inizi degli anni ’90 in Brasile è nata l’EdC, l’azienda polacca era in una situazione molto difficile. L’uscita dal regime comunista generava forti dubbi e incertezze e la transizione al sistema capitalistico suscitava continue domande e sfiducia. Lo stesso concetto di proprietà creava negli imprenditori inquietudine e disagio interiore. Andrzej Miłkowski, presidente di Complex Projekt, ha trovato nell’EdC la risposta al suo bisogno di «liberarsi dalla pressione della proprietà», come lui stesso l’avvertiva. Grazie all’EdC egli ha scoperto di essere «semplicemente un amministratore» e che – sono ancora parole sue, comprensibili in tale contesto – «il proprietario della ditta era Dio». Da qui Milkowski si è reso conto che nell’impresa ciò che più conta è il capitale umano. E che una buona gestione dipende dai valori in cui si crede. Nel suo caso si trattava di quelli evangelici, messi in pratica applicando l’insegnamento di S. Giovanni Paolo II: “essere più che parlare”. Un linguaggio questo che può sembrare lontano dal mondo dell’impresa, ma che a lungo andare in Complex Project ha davvero fatto la differenza.
«Il nostro lavoro consiste nel realizzare progetti infrastrutturali complessi e ciò comporta un’elevata responsabilità – spiega Milkowski. Nella proposta EdC ho trovato la necessaria libertà interiore e la distanza da me stesso, valori questi che mi hanno portato a prendere decisioni non più solo mie, ma frutto di intese condivise. Decisioni che poi si rivelavano quelle giuste per lo sviluppo della ditta». Milkowski racconta che con i colleghi e il personale cercano di vivere sulla base del reciproco rispetto, cercando di diffondere un clima di fiducia e mettendo al primo posto le relazioni interpersonali. Sul regolamento interno infatti è ripresa la Regola d’Oro presente in quasi tutti i testi sacri delle varie religioni: ‘Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro’, «come un’opportunità – spiega il presidente – data a ciascun dipendente per fare delle scelte in libertà». Da 2 anni Andrzej Miłkowski ha cominciato a consegnare gradualmente la gestione della ditta a suo figlio Stanisław: anche questo passaggio generazionale sta avvenendo alla luce dei valori acquisiti in questi anni. «Penso – riflette Andrzej – che ciò sia un risultato dello stile di vita lavorativo che tutti in azienda, il personale e l’amministrazione, riceviamo da Dio. Se ogni giorno facciamo un tentativo, anche piccolo, di vivere i valori evangelici praticando la preghiera e accostandoci all’Eucaristia – conclude l’imprenditore polacco – riceviamo dal Creatore un ‘di più’ di capacità anche di fronte ai problemi di progettazione, come pure nel risolvere questioni professionali e famigliari; per ascoltare e per parlare. Così costruiamo il Regno di Dio… e il resto ci sarà dato in aggiunta. Questo lo sperimentiamo ogni giorno. Infatti, nonostante la crisi, la ditta continua a svilupparsi e a crescere». (altro…)
1 Giu 2015 | Centro internazionale, Dialogo Interreligioso, Spiritualità
In Polonia, con i suoi 38 milioni di abitanti, di cui il 90% cristiani, i musulmani figurano tra le minoranze religiose: sono 25mila, lo 0,08% della popolazione. La loro presenza risale ai Tartari nel XIV secolo; c’è poi l’immigrazione della seconda metà del XX secolo e del dopo muro di Berlino. La giornata di dialogo appena vissuta si inserisce nel percorso dei tre eventi portanti del dialogo tra cristiani e musulmani in Polonia. È don Adam Was, del Comitato per le religioni non cristiane della Conferenza Episcopale Polacca, a tracciarne le caratteristiche: la Giornata dell’Islam nella chiesa cattolica in Polonia istaurata nell’anno 2000 dalla Conferenza Episcopale Polacca su richiesta del Consiglio Misto di Cattolici e Musulmani, viene celebrata ogni 26 gennaio; la “Preghiera per la Pace e Giustizia nel Mondo”, nata dopo l’11 settembre 2001, promossa dai musulmani tartari polacchi; infine – l’evento “senza precedenti in tutto il mondo”, come ha sottolineato il mufti Nedal Abu Tabaq, della “Giornata del Cristianesimo tra Musulmani in Polonia”, stabilita per il 29 maggio, e iniziata tre anni fa dai musulmani della Lega Musulmana in Polonia. All’appuntamento, su invito dell’imam Abdul Jabbar Koubaisy, direttore del Centro e vicepresidente della Lega Musulmana in Polonia, sono intervenute circa 50 persone: rappresentanti delle autorità locali, delle chiese cattolica, ortodossa e luterana; dell’Università della Slesia e anche della Comunità Ebraica di Katowice. Ospiti d’onore: Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari e Jesús Morán copresidente.
«Il dialogo interreligioso è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani, come per le altre comunità religiose» (EG, 250), ha ricordato il metropolita di Katowice, arcivescovo Wiktor Skworc, nel suo messaggio letto da don Tadeusz Czakański, suo delegato per il dialogo con l’Islam. E, focalizzando il tema dell’incontro, ha sottolineato come «il fondamento dell’intero insegnamento di Gesù Cristo sta nell’amore misericordioso verso il prossimo», augurando che questo incontro interreligioso a Katowice aiuti tutti «a vivere più profondamente il mistero della Misericordia di Dio» e che «contribuisca a una più grande apertura gli uni verso gli altri per collaborare più efficacemente sul campo della cura verso gli oppressi e gli esclusi». Parole di saluto sono state rivolte anche dal mitrato della Chiesa otodossa, don Sergiusz Dziewiatowski; dal rappresentante del vescovo evangelico-luterano, don Michal Matuszek; dal prodecano della Facoltà Teologica dell’Università della Slesia a Katowice, prof. don Jacek Kempa; dal corresponsabile da parte dei musulmani del Consiglio Misto dei Cattolici e Musulmani, Andrzej Saramowicz, e inoltre Danuta Kamińska, a nome di Marcin Krupa, sindaco di Katowice, e dagli ambasciatori del Qatar, Iraq e Arabia Saudita.
Quindi Maria Voce nel suo discorso ha ricordato alcuni passaggi delle Scritture cristiane che parlano di Gesù fin da prima della sua nascita, ponendo l’accento sul suo amore concreto verso ogni uomo. «È questo amore universale, senza riserve, che ha affascinato tutti quelli che fanno parte del Focolare ed è diventato la nostra regola di vita», ha costatato la presidente dei Focolari. «Una delle intuizioni di Chiara Lubich, che costituisce uno dei fondamenti della spiritualità dell’unità fin dai primi giorni, fu la scoperta del valore del comandamento per eccellenza di Gesù: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv15,12-13)». «Amare sempre così non è facile – ha constatato Maria Voce – a volte o molto spesso questo amore al fratello costa fatica, sacrificio… Ma anche qui Gesù ci è di modello: egli ha amato fino al punto di dare la sua vita per noi». E infine ha augurato a tutti: che Dio – «il più grande e il più misericordioso, ci aiuti a guardarci tutti da fratelli con la misura che lui ci ha rivelato, per costruire insieme un mondo dove regni la fratellanza e quindi la pace piena e vera che tutti attendiamo».
Mufti Nedal Abu Tabaq, responsabile di tutti gli imam in Polonia, parlando di Gesù Cristo, ha affermato che nel Corano è scritto “Gesù è il segno”. “Lui non solo è stato concepito miracolosamente – ha proseguito -, ma anche ha compiuto dei miracoli, ha curato gli infermi, ha risuscitato i morti”.
Ognuno di noi, ha sottolineato inoltre, deve «risuscitare la luce in chi soffre (…). Non siamo delle candele, che si possono spegnere, ma siamo la luce che ormai è uscita da esse, e questa luce è presente in ogni uomo, noi però dobbiamo sempre rivelarla, farla emergere (…) nei bisognosi, come ha fatto Gesù Cristo (…). Ecco il Gesù che io amo, che conosco, che lodo». Azione comune in favore del dialogo interreligioso, la minaccia del valore della famiglia e la necessità di proteggerla insieme in quanto credenti, educazione dei figli al dialogo, sono alcune delle problematiche trattate in un fraterno dialogo con Maria Voce e Jesús Morán nella seconda parte dell’incontro. La preghiera del “Padre Nostro” recitata dai cristiani e la la preghiera “D’ua” dai musulmani hanno concluso l’evento. Il “Segno della Pace”, con una stretta di mano o con un abbraccio, scambiato fra tutti ha espresso l’amore fraterno vissuto in queste ore tra cristiani, musulmani ed ebrei. Una Giornata del Cristianesimo tra i musulmani in Polonia da ricordare. (altro…)
31 Mag 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Maria Voce e Jesús Moran, presidente e copresidente del Movimento dei Focolari, durante la visita in corso in Polonia, si sono trovati il 26 maggio scorso nella cittadella Fiore con un gruppo di sacerdoti e religiosi legati in vari modi ai Focolari. Padre Zdzislaw Klafka, redentorista, racconta del suo incontro con la spiritualità dell’unità e degli effetti positivi nel vivere la sua vocazione specifica in modo più radicale. «Sono grato a Chiara Lubich per essere stata strumento docile nelle mani di Dio a far nascere nella Chiesa un spiritualità che mi ha aiutato a vivere le difficoltà che ho incontrato nella vita: Quando sono stato nominato superiore mi son trovato davanti a una sfida. Ero a Roma, e prima di tornare in Polonia, le ho chiesto di indicarmi una frase del Vangelo che potesse illuminare i miei passi. Lei mi ha risposto: “Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per gli amici suoi”. Avevo, allora, 29 anni e quella frase è diventata la bussola che mi indica la strada. Vivendo la spiritualità dell’unità ho cominciato a guardare il mio fondatore, S. Alfonso, in modo nuovo. Così ho riscoperto non soltanto le mie radici ma la forza evangelica racchiusa in ogni altro carisma della Chiesa. Qualcuno mi ha chiesto se questa mia adesione alla spiritualità dei Focolari, non sia tempo rubato ai miei doveri di redentorista. Il fatto è, e l’ho sperimentato più volte, che quando torno dagli incontri con religiosi di altre ordini, ho più voglia di vivere ancor più radicalmente la mia scelta di Dio».

Padre Zdzislaw Klafka CSsR
«La famiglia numerosa dalla quale provengo – ricorda p. Zdzislaw – mi ha aiutato a vivere per Dio, ma “assieme ad altri”. Dopo il noviziato con i redentoristi è venuto a tenere una conferenza un professore, Wlodzimierz Fijalkodwski che, fra l’altro, ci ha detto di aver conosciuto i focolarini. Ci ha lasciato l’indirizzo e siamo andati trovarli. Non dimenticherò mai quell’incontro. Ho trovato delle persone realizzate che mi hanno dato la chiave per costruire rapporti di carità, fino a sperimentare la presenza del Risorto. E ancora un’altra chiave che ci avrebbe permesso di avere pace: Gesù Abbandonato, grande intuizione di Chiara Lubich, che aiuta a non soccombere alla paura. Non avevo finito gli studi a Roma che, con un altro religioso, siamo stati richiamati in Polonia per affidarci la formazione dei seminaristi. Li abbiamo invitati a prendersi la responsabilità di ogni aspetto della vita del seminario. Da parte nostra, invece, abbiamo deciso di essere loro accanto, ascoltarli, trattarli con serietà. Il volto del seminario è cambiato. Siamo rimasti con questa responsabilità per tre anni, poi sono stato rimandato a Roma per completare gli studi. Siccome tanti nel Movimento mi chiedevano di parlare del mio fondatore, e soprattutto vedendo come Chiara amava i santi, ho fatto la licenza e il dottorato su S. Alfonso dei Liguori. Seppur giovane, sono stato scelto per due trienni come superiore della Provincia dei Redentoristi. Nel 1991, dopo la caduta del muro di Berlino che segnò una pagina nuova per i cattolici dell’est-Europa, è nata una radio. Questo mezzo è diventato uno strumento per formare le coscienze dei cattolici che, durante il comunismo, erano state paralizzate. È nata in seguito una rete televisiva e l’Istituto Superiore di Cultura Sociale e Mediatica, del quale da 14 anni sono rettore. L’Istituto ha oltre 400 studenti». Riguardo alla presidente dei Focolari p. Zdzislaw, conclude: «Ammiro in Maria Voce la sua semplicità, la sua saggezza. In lei mi affascina la libertà di vivere l’ideale dell’unità, e questa è la sostanza della vita di Chiara Lubich». (altro…)