18 Mar 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Il suo nome deriva dal náhuatl Quauhtemallan, “luogo di molti alberi” e si trova nell’estremo nordoccidentale del Centro America, con una cultura autoctona frutto dall’eredità maya e dell’influenza spagnola durante l’epoca coloniale. Il Paese possiede una grande bellezza naturale. La lingua ufficiale è lo spagnolo, e ci sono 23 dialetti maya, il dialetto xinka ed il garifuna. Ha una superficie di 108.889 km2 ed una popolazione di circa 14 milioni di abitanti, dei quali un terzo sono popolazioni autoctone. Vogliamo in questa pagina toccare brevemente anche i Paesi vicini al Guatemala, che saranno interessati dal viaggio della presidente e del co-presidente dei Focolari. L’idea di un Centroamerica unito ormai si fa infatti strada in tante aree della società, in politica, con lo sforzo di unificare le frontiere e nella ricerca dell’identità centroamericana. Guatemala, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua costituiscono un territorio ricco di diversità multi-etniche. Popoli che hanno subito tante sofferenze, sia quelle imposte dai governi militari, per oltre 40 anni al potere, da cui le guerre civili negli anni 70-80, sia dal “conflitto armato interno”, dichiarato in Guatemala contemporaneamente alla guerra fredda in Europa. Sono stati più di 36 gli anni di combattimento, con migliaia di vittime, genocidio, persecuzioni alla chiesa, esecuzioni sommarie, assassini di sacerdoti e catechisti, come, tra gli altri, Monsignor Romero e Monsignor Gerardi, terre devastate, violazioni dei diritti umani. Negli anni 80, il 90% della popolazione del Guatemala era indigena, oggi si parla di un 51%.
Negli anni 90 si consolida la pace e si inizia una nuova tappa, non facile a causa delle conseguenze del dopoguerra: insicurezza, disgregazione familiare, emigrazione di tanti in cerca di lavoro. Difficoltà che si mescolano oggi con nuove piaghe come il narcotraffico, la lotta fra bande, le estorsioni. Sono paesi con l’Indice di Sviluppo Umano” (ISU) tra i più bassi ma, nonostante questo, i popoli di queste terre conservano la speranza che nasce dalla fede in Dio, popoli generosi, che non si arrendono. L’Ideale dell’unità è arrivato in queste terre negli anni ’80 e – tra le sfide che permangono e interpellano ciascuno – porta un contributo al dialogo tra culture ed etnie diverse, e all’accoglienza reciproca. In Guatemala, con don Vitale Traina, sacerdote italiano, nasce una piccola comunità dei Focolari. Alcune di queste persone, qualche tempo dopo, partecipano ad una Mariapoli in Messico, dalla quale ritornano entusiaste e decise a portare questa vita ad altri. Così, nel 1981, si tengono due Mariapoli, proprio in Guatemala. Il 1986 è un anno importante: arriva il focolare. Valeria Ronchetti – una delle prime compagne di Chiara Lubich – durante un viaggio, mette le basi per la nascita di un Centro Mariapoli e, dall’Italia, si trasferisce una famiglia di focolarini sposati, Paolo e Pinella Maciotta. Oltre che nella capitale, l’ideale dell’unità si diffonde in una regione indigena dell’ovest, nei pressi di Patzun. Nel febbraio del 1992 s’inaugura il Centro Mariapoli “Santa Maria dei Focolarini” che, in seguito, diverrà un centro di formazione per tutte le nazioni di questa regione. Con l’aiuto dell’Azione per un Mondo Unito (AMU), ONG internazionale dei Focolari, prende il via, nelle vicinanze del Centro Mariapoli, una “Scuola di Promozione Umana” che sarà di grande aiuto per moltissime persone che hanno estremo bisogno di imparare un mestiere per guadagnarsi la vita. In seguito nasce il Centro educativo Fiore (asilo nido e scuola elementare). Attualmente i membri del Movimento sono circa 3100.
El Salvador ha visto la prima Mariapoli nel 1982, con 600 persone circa: un vero miracolo considerando le difficilissime condizioni del Paese a causa della guerra civile iniziata due anni prima. Si potrebbe dire che quella Mariapoli ha segnato il consolidamento del Movimento con l’adesione di molte persone che sarebbero diventate le sue pietre miliari. A San Salvador, la capitale, si trovano oggi i centri che coordinano la vita del Movimento dei cinque Paesi centroamericani. In Honduras il Movimento dei focolari è arrivato per una circostanza fortuita. Una persona, recandosi in Messico alla ricerca di letteratura cattolica, per caso, conobbe il focolare. Nel giugno dello stesso anno, il 1981, ritornò in Messico insieme ad altre due persone per partecipare alla Mariapoli. Dal 1982 le focolarine del Messico cominciarono ad andare in Honduras e, nella capitale, la piccola comunità che viveva la Parola di vita conobbe un importante sviluppo con l’arrivo della famiglia Turatti, trasferitasi dall’Italia per 10 anni. Il 1995 segnò una tappa importante: si tenne la prima Mariapoli, con 250 persone, alla presenza del vescovo Mons. Oscar Andrés Rodríguez – ora Cardinale – che incoraggiò a portare la Spiritualità dell’unità a tutti, chiedendo più volte a Chiara Lubich l’apertura di un centro del Movimento. Questo sogno si è avverato nel febbraio 2010 con l’arrivo delle focolarine a Tegucigalpa. I membri del Movimento in Honduras si calcolano intorno a 900 persone.
A dicembre di quest’anno Maria Voce, dialogando con le focolarine del Guatemala, durante un convegno a Castelgandolfo, di fronte alla situazione difficile delle loro popolazioni, esortava a fare come Gesù: “Gesù non disperava. Perché guardava dentro di sé. Cioè guardava al suo rapporto con Dio, e sapeva che Dio avrebbe compiuto il suo disegno anche in quella situazione. Un disegno che passa, magari, per la croce, per la persecuzione, che passa oggi per questi catechisti uccisi, per questi sacerdoti uccisi; che passa per questi narcotrafficanti; ma che fa parte di questa storia che Dio – nonostante tutto – costruisce nell’umanità. Storia che ha pagine luminose, pagine dolorose, momenti belli, momenti difficili, ma che sono storia di Dio”. Cosa fare allora? “In questa storia di Dio entriamo anche noi, come c’è entrato Gesù a suo tempo”, afferma ancora Maria Voce. “Cosa faccio in Salvador con questo Ideale così grande di fronte a queste situazioni? Cosa faccio in Guatemala con questa potenza di Gesù dentro di me, fra di noi, in questa situazione? Faccio quello che ha fatto lui, cioè passo attraverso queste strade, guardo, ma guardo di più a Dio e a quello che Dio sta facendo. Quindi io penso che la nostra forza è questa qui”. Visita la pagina di Guatemala su Focolare Worldwide! (altro…)
11 Mar 2012 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
L’Ungheria, da sempre importante ponte tra l’Est e l’Ovest d’Europa, dopo decenni di comunismo si trova oggi in un momento di cambiamenti epocali. Il Paese è alla ricerca di un nuovo equilibrio tra la salvaguardia delle proprie caratteristiche e l’apertura ad una dimensione universale. Rivolgendosi proprio alla comunità ungherese, nella sua recente visita, Maria Voce – attuale presidente dei Focolari – aveva invitato ad “accorgersi dei tanti talenti che ci sono qui. Donarli e accogliere quelli degli altri popoli, imparare sempre di più a collaborare”.
Grazie alla sua strategica ubicazione geografica e alle vicende storiche, l’Ungheria ha avuto un ruolo importante anche per i Focolari. Già nel 1956, in seguito ai tragici eventi della rivoluzione contro l’oppressione sovietica, scoppiata in quell’anno, l’allora Papa Pio XII, aveva lanciato un appello ai fedeli di tutto il mondo, per “far ritornare Dio nella società”. A questo richiamo Chiara Lubich rispose dando inizio all’avventura dei Volontari e delle Volontarie di Dio. Nel 1996 Budapest ospita il 40° anniversario di quella nascita, e nel 2006 il “Volontarifest”, con 12.000 presenti convenuti da 92 nazioni.
Nel 1961, Chiara Lubich, visitando Budapest, rimase impressionata dalla situazione della Chiesa nell’Europa dell’Est costretta a vivere nella clandestinità. Quell’anno si aprì il focolare a Vienna (Austria), da dove si fecero dei viaggi in Ungheria, tra gli anni ’70 e ’80, per prendere contatti con quanti avevano conosciuto il Movimento in Italia e in Austria. Le prime comunità dei Focolari in Ungheria risalgono agli anni del comunismo, quando nell’81-82 si aprirono anche i focolari maschile e femminile a Budapest. Il Movimento dei focolari in quel difficile periodo storico ha svolto un importante ruolo nel tessere rapporti tra persone e associazioni cattoliche, contribuendo a mantenere e sviluppare la fede nel Paese. Di rilievo il ruolo di alcune famiglie che, trasferendosi con generosità, hanno portato la Spiritualità dell’unità in varie città dell’Ungheria e ben oltre i suoi confini. E grazie anche all’impegno di alcuni sacerdoti, la spiritualità del Movimento è penetrata in altri ambiti, custodendo la freschezza e l’autenticità della vita evangelica.
La comune sofferenza ha anche rafforzato il rapporto tra cristiani delle tre Chiese storiche ungheresi (cattolica, riformata e luterana), oggi impegnati a testimoniare un proficuo dialogo ecumenico che si è manifestato in due appuntamenti storici: nel 2000 il primo incontro ecumenico dei giovani con 3000 presenze; e un secondo evento nel 2003 con 16.000 partecipanti. La Spiritualità dell’unità si diffonde anche attraverso i libri e la rivista Új Város. La Parola di Vita, stampata in 15.000 copie, è pubblicata su settimanali, su web e trasmessa via radio.
La storia ha quindi preparato i Focolari del Paese magiaro ad essere promotori di iniziative che testimoniano la tensione a costruire brani di fraternità in ambito locale ed internazionale, promosse da bambini, ragazzi, giovani e adulti: “72 ore senza compromesso”, “Rete Progetto Pace”, “Forti senza violenza”, “Missione per la città”. “Run for Unity”, “Settimana Mondo Unito”. Quest’ultima iniziativa si è svolta nel 2010 nella città simbolo di Esztergom, dove trecento giovani ungheresi e slovacchi – in diretta internet – hanno testimoniato un forte segno di pace tra le loro nazioni, in un momento di tensione politica e sociale. A 50 anni dalla visita di Chiara in Ungheria, Maria Voce, nel 2011, ha visitato le comunità del Movimento, incontrando sacerdoti, famiglie e giovani. Ha potuto costatare l’impegno di Famiglie Nuove con le giovani coppie e la collaborazione con altre associazioni e chiese per lavorare insieme a sostegno del matrimonio e della famiglia. Si è trovata con gli impegnati in Umanità Nuova, che raccoglie persone che operano in ambiti comuni: sanità, economia, politica, sport, pedagogia.
Uno dei momenti più importanti è stato l’incontro con i giovani. Infatti, il Movimento in Ungheria si prepara ad accogliere 12.000 giovani di vari Paesi, dal 31 agosto al 2 settembre 2012, per la decima edizione del Genfest. Budapest diventerà un laboratorio di unità per il mondo intero. Let’s bridge” è il titolo della manifestazione, che darà la possibilità ai Paesi dell’Europa dell’Est di “costruire ponti” facendo conoscere i propri valori e caratteristiche. «Dovrebbe essere una grande festa – ha detto Maria Voce ai giovani ungheresi in quell’occasione –, che dovrebbe dare una grandissima gioia ai giovani che verranno, … far assaporare che non c’è niente di più bello della rivoluzione evangelica. Perché di rivoluzioni ne abbiamo viste anche di altro tipo: in campo artistico, in campo musicale…ma una rivoluzione ha cambiato la nostra vita e può cambiare la vita di tanti altri…la rivoluzione del Vangelo, l’unica che Dio ci ha fatto vedere veramente con questa forza… mettiamocela tutta per farla vedere anche agli altri!». Visita la pagina dell’Ungheria su Focolare Worldwide! Siti web: Movimento del Focolari: www.fokolare.hu Giovani per un Mondo Unito: www.ujifju.hu Genfest 2012: www.genfest.org
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9 Mar 2012 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
La data è fissata da tempo, 31 agosto-2 settembre, e il countdown sul sito www.genfest.org ce lo ricorda: mancano 25 settimane, un giorno e… le ore, i minuti, i secondi scorrono. Il programma prende forma, e nei vari punti del globo ci si organizza per arrivarci, a Budapest. Ecco qualche esempio di quanto realizzato solo nell’ultimo periodo. Radio Varsavia
2 ore di trasmissione dedicate ai giovani, durante le quali i GMU della Polonia hanno potuto raccontare, da una delle principali radio nazionali, i loro ideali, le loro esperienze e il loro invito a unirsi nel cammino verso Budapest a tutti i giovani polacchi. Scrivono: «Per noi è stata la prima occasione di annunciare il Genfest ed infiammare il cuore di tanti giovani!».
Il caffè di Milano In Italia, “Coffee Bridge” è l’iniziativa lanciata dai GMU della Lombardia. Ottenuto un prezzo speciale da un distributore all’ingrosso, hanno applicato il logo del Genfest sulle confezioni di caffè ricevute e si sono organizzati per venderle. Allo stesso modo, con lo stesso spirito hanno prodotto una grande quantità dei quaderni con in copertina il logo del Genfest e sul retro una breve descrizione dello stesso. Scopo dell’iniziativa: promuovere gli ideali dei GMU e raccogliere fondi per contribuire al pagamento del viaggio a Budapest per chi arriva dai Paesi più lontani. Per info caffè: coffee@genfest.tk Per info quaderni: infoquaderni@gmail.comPer info: coffee@genfest.tk Scarica i quaderni con il logo del Genfest: https://castle.so/dl/8t4z+s Nazareth in festa 4
0 giovani di varie religioni hanno dato vita a una giornata all’insegna di canti, giochi e…grande gioia. Non si poteva non parlare del Genfest e lanciare l’invito – subito accolto – ad essere tutti costruttori di “ponti”. Prossimo appuntamento in aprile per un nuovo weekend insieme. Spettacolo Indonesia A Yogjakarta, i GMU della seconda città dell’isola di Giava hanno organizzato un concerto per festeggiare i 90 anni della più grande Casa Editrice cattolica dell’arcipelago, davanti a oltre 500 persone. «È stata una magnifica occasione per presentarci e raccontare come ci impegniamo a costruire un mondo più unito – scrivono –, vivendo nel momento presente, amando il prossimo e superando così ogni momento di difficoltà».
Pranzo cinese Raccontano da Macao: «Abbiamo invitato i nostri amici a venire a mangiare un “hot- pot”». E dopo aver presentato le loro esperienze e il Genfest, «come segno di gratitudine per chi era venuto abbiamo preparato un regalino per augurare a tutti “un prospero nuovo anno cinese!”». Esperienze, attività, curiosità…e il nuovo video sulla storia dei Genfest sono disponibili sui siti del Genfest e dei Giovani per un Mondo Unito.
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4 Mar 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Un cuore che è stretto solo per quelli che non si amano” (proverbio Kirundi).
Il Burundi è un piccolo paese, situato nel cuore dell’Africa, fra due paesi giganti: il Congo e la Tanzania. È dotato di un paesaggio naturale di straordinaria bellezza e ricchezza, eppure è uno dei paesi più poveri del pianeta. Tre etnie: Hutu, Tutsi e Pigmei, che parlano un’unica lingua e condividono la stessa cultura. Le sue colline verdeggianti nascondono inoltre il grido di dolore di tanti che hanno conosciuto la violenza e la morte durante lunghi decenni di conflitti e dittatura. Solo nel 2002 il Burundi è uscito da un conflitto politico ed etnico che ha provocato un milione di sfollati e più di 300 mila morti.
Anche qui nel cuore dell’Africa, solo qualche kilometro a Sud dell’Equatore, è arrivato l’Ideale del Movimento dei focolari. Le sue radici storiche affondano nel 1968, quando una famiglia belga trasferitasi a Bujumbura per motivi di lavoro, ha portato, attraverso la sua testimonianza di vita, una nuova luce sul messaggio cristiano. Quasi contemporaneamente, un altro nucleo si forma attorno a P. Alberton dei Missionari d’Africa, nella parrocchia di Mubimbi.

Marilen Holzauser, tra le prime focolarine a recarsi in Africa
Il 1979 è una data importante per la storia dei Focolari in questo Paese: su richiesta dei vescovi locali, si apre il focolare a Gitega, ma in seguito alle prime persecuzioni, il focolare viene trasferito d’urgenza a Bujumbura. Inizia un periodo particolarmente difficile sia per il Movimento che per l’intera Chiesa: proibizione completa di svolgere qualsiasi attività, chiese chiuse durante la settimana, impossibilità di diffondere la Parola di Vita.
Nel settembre del 1987, con il colpo di Stato e l’avvento della terza Repubblica, si è ritrovata la libertà e si è potuti uscire allo scoperto. Poco a poco si riprendono i contatti con le persone che si erano conosciute, scoprendo con commozione che alcune comunità in posti lontani, avevano continuato a incontrarsi regolarmente per condividere le esperienze dell’unica Parola di Vita conservata per anni. Vivendo una sola Parola del Vangelo erano andati avanti per anni. Il Movimento ha oggi una consistenza di oltre 24mila persone in più di 290 gruppi sparsi in tutto il Paese. L’Ideale dell’unità è oggi una vera speranza per il Burundi. Nel clima di tensione del dopo-guerra i membri del Movimento sono impegnati a contribuire con tutta la Chiesa locale al processo di ‘Riconciliazione’.
Ci sono alcune interessanti realizzazioni in campo economico e si stanno facendo esperienze innovative nel campo della sanità e dell’educazione. Nel 1999 un gruppo di volontari del Movimento dei Focolari fonda l’associazione CASOBU (Cadre Associatif des Solidaires du Burundi), allo scopo di cercare soluzioni durevoli ai problemi della povertà, attraverso la partecipazione ed il reciproco sostegno. È nato anche un Centro sociale “Chiara Luce Badano” che si occupa di bambini orfani o in estrema povertà del quartiere di Kinama (periferia di Bujumbura), un quartiere completamente distrutto dalla guerra.
Nel cuore dei membri dei Focolari in Burundi rimangono le parole che Chiara Lubich scrisse loro il 7 ottobre del 1996: «Puntate sempre sul nostro “Unico Bene”; sarete felici e nella pace pur tra le innumerevoli difficoltà in cui vi trovate. Gesù sia sempre presente in mezzo a voi per toccare i cuori, risvegliare la fede nel Suo amore, portare l’unità. Io sono con voi in questo impegno costante rinnovato momento per momento…».
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4 Mar 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Nel contesto di un Paese tra i più poveri del pianeta, il Burundi, uscito da un conflitto politico ed etnico durato 12 anni, con un milione di sfollati e più di 300 mila morti, nel 1999 un gruppo di volontari del Movimento dei focolari fonda l’associazione CASOBU (Cadre Associatif des Solidaires du Burundi), allo scopo di cercare soluzioni durevoli ai problemi della povertà, attraverso la partecipazione ed il reciproco sostegno. Il risultato della loro attività non si misura solo in termini di infrastrutture e miglioramento delle condizioni socio-economiche ma nella diffusione di valori: partecipazione, solidarietà e fraternità.
CASOBU opera inizialmente in contesti rurali. Nel tempo prendono corpo diversi progetti, anche con il supporto dell’AMU, la Ong ispirata dal Movimento per la cooperazione allo sviluppo. Già da diversi anni CASOBU interviene inoltre con progetti comunitari di microcredito, che hanno consentito il raggiungimento dell’autonomia economica ad alcune centinaia di persone, quasi tutte donne capofamiglia. Nel 2008 l’azione sociale si concentra nella provincia di Ruyigi. Le 6.700 famiglie del comune di Butezi vivono di agricoltura di sussistenza. Durante la guerra civile gran parte della popolazione si è rifugiata nei campi profughi della Tanzania ed ora, al rientro in patria, i problemi per il reinserimento sono numerosi. L’intervento prevede diverse linee di azione:
- campo alimentare e agricolo: dopo una prima distribuzione di viveri di emergenza a 800 famiglie, si punta a creare autonomia alimentare, con distribuzione di talee di manioca, mucche e capre destinate agli sfollati e ai profughi;
- assistenza agli orfani e alle vedove;
- prevenzione dell’AIDS: in collaborazione con le strutture pubbliche esistenti e la prevenzione della malaria, responsabile della morte di numerosi bambini sotto i 5 anni.
I membri di CASOBU sono persone qualificate e preparate per svolgere il loro lavoro, animati dallo spirito di servizio evangelico. Puntano prima di tutto ad ascoltare con attenzione coloro che incontrano: “Spesso ci troviamo ad agire come fossimo padri e madri di queste persone che prima di tutto hanno un fardello di sofferenze da condividere con altri”. Sempre nel comune di Butezi, ci si accorge che in un’area, dove vivono quasi 3 mila famiglie, solo un centinaio può disporre di acqua pulita, mentre le altre attingono l’acqua da fonti non adeguate o direttamente da torrenti e stagni, esponendosi a gravi malattie. Da questa necessità nasce un nuovo progetto per portare l’acqua potabile, il primo di 5 realizzati fino ad oggi.
I punti di forza di questa azione sono: il coinvolgimento della popolazione nei lavori e la formazione di comitati locali per la cura e conservazione delle sorgenti e per la manutenzione delle infrastrutture realizzate. La popolazione accetta di cedere i terreni necessari e sopportare i disagi e le perdite dovute agli scavi nei propri campi. Lavorare tutti insieme aiuta a ricreare i legami sociali. Lo stile di vita ed il modo di lavorare dei membri di CASOBU colpisce molte persone. “Spesso – racconta Innocent di Kayanza – per avere un lavoro devi dare dei soldi, ma qui abbiamo notato una differenza: guardavano nei registri chi aveva già contribuito al progetto volontariamente e ti iscrivevano senza alcuna forma di corruzione”. “Sia che si fosse trattato di un semplice lavoratore o un operaio qualificato, eravamo tutti sullo stesso piano”.
Certo, non tutti capiscono subito, ed il paziente lavoro di CASOBU è determinante per rendere la gente consapevole che questi progetti sono mirati al bene comune. A 3 anni di distanza dal primo progetto, già si nota un notevole miglioramento nella salute delle famiglie ed in particolare dei bambini. L’ultimo progetto per l’accesso all’acqua potabile si è realizzato a Kibingo (provincia di Kayanza) ed ha raggiunto 600 famiglie e 1.200 alunni della scuola primaria. Chi desidera partecipare agli interventi realizzati da CASOBU a sostegno della popolazione burundese, anche con contributi “una tantum”, può utilizzare il conto corrente bancario intestato a: Associazione Azione per un Mondo Unito, presso Banca Popolare Etica, filiale di Roma. Codice IBAN: IT16G0501803200000000120434 Codice SWIFT/BIC CCRTIT2184D Causale: “Progetti in Burundi”. Il Burundi è un piccolo paese dell’Africa dei Grandi Laghi, ed è uno dei più poveri del pianeta. Nel Rapporto 2011 redatto da UNDP è classificato al terzultimo posto (185°) secondo l’Indice di Sviluppo Umano. I gruppi più vulnerabili della popolazione sono i malati di AIDS, le vedove, le ragazze-madri, gli orfani e le persone con handicap, senza tralasciare i problemi legati alla riconciliazione nazionale e alla ricostituzione del tessuto sociale ed economico. (altro…)