Movimento dei Focolari
Argentina: una festa indimenticabile

Argentina: una festa indimenticabile

Sabato 24 settembre, la  Mariapoli Lia, cittadella argentina dei Focolari, immersa nella pampa, si prepara a ricevere oltre mille giovani. Il primo autobus con 50 giovani, che hanno fatto 12 ore di viaggio, arriva dal Paraná (Argentina). Tra di loro c’è Juan Carlos, che viene per la prima volta, invitato da un’ amica di università che semplicemente gli ha detto: “E’ una esperienza solo da vivere!”. Si aggiungono poi altri giovani di Buenos Aires, Córdoba, Rosario, Bahía Blanca, Neuquén, Federal, Chaco, Tucumán, Salta, Asunción (Paraguay) e Montevideo (Uruguay). Il clima del fine settimana si prospetta gradevole, è appena iniziata la primavera nell’emisfero australe. Pranzo al sacco nell’ampio parco e subito dopo le visite alla cittadella, organizzate in piccoli gruppi. Dopo cena, giochi e karaoke nell’anfiteatro fin dopo la mezzanotte. Dietro le quinte, a lavorare per tutti gli 80 giovani che, per quest’anno, vivono nella cittadella. Domenica 25 settembre. Il grande salone è stracolmo. Inizia la Festa dei Giovani 2011. Personaggi mascherati compongono una coreografia che non lascia indifferente nessuno dei circa mille giovani presenti.  A poco a poco si va rivelando, attraverso le diverse espressioni artistiche, lo slogan scelto per questa giornata: “Rivoluzione è amare, il si è in te”. Poche parole, quelle giuste perché non si perda il filo conduttore, testimonianze che dimostrano come l’amore – che prende l’iniziativa, che non esclude nessuno, che è concreto – rivoluziona gli ambienti. Come è successo con i compagni di classe di Felipe, o nel quartiere dove cerca di essere d’aiuto Santiago, o all’economia di Cielo e Virgina, oppure a Carina e i suoi amici con i terremotati del Cile. Un’opera teatrale, con scene a volte drammatiche e altre che suscitano sorrisi, fa percorrere il cammino che fanno molti giovani: dall’indifferenza e dalla irresponsabilità  alla pratica dell’amore verso tutti. In un video passano velocemente le storie vere di tre giovani  che sono arrivati alla meta: Marcos, morto in un incidente sul lavoro; Juamma, che, con questo stile di vita  nel cuore,si è donato instancabilmente per i più bisognosi e in un viaggio, durante le vacanze, ha avuto un incidente in un fiume; Lucia, che è morta per la leucemia. Tre giovani come tutti, con tanta voglia di vivere, con molti progetti, ma che hanno rivoluzionato la loro vita ed i loro ambienti con l’amore. Gabriel era venuto alla festa dello scorso anno, con molte esperienze pesanti nello zaino. Quel giorno è stato per lui la chiave di volta. È tornato alla sua città natale, Mendoza, disposto a ricomporre il rapporto con i suoi genitori e a ricominciare. Il gennaio scorso è venuto alla cittadella per fermarsi per un anno ed oggi ha donato a tutti l’esperienza del cammino tortuoso percorso e le sfide del presente, che condivide con ragazzi e ragazze di diverse culture e provenienze. Sono passate più di due ore, ma sembrano pochi istanti. Il parco si  riempe di gruppi che suonano la chitarra, ballano, giocano con un pallone o semplicemente parlano. Tutti aspettano di entrare nel labirinto. “Tuweln”, in mapuche (lingua di un’etnia indigena del Sud dell’Argentina e del Cile), significa “dare inizio a qualcosa”. È quello che si vuole esprimere con questo originale labirinto. Si passa da una sala all’altra e con foto, frasi, video, si fa un percorso che porta ad una conclusione: “la sfida è in te”. Certamente qualcosa ‘inizia a nascere’ dentro ciascuno. Alla fine è Chiara Lubich che da un video parla della rivoluzione dell’Amore che ognuno può generare intorno a sé e la rete, intessuta tra tutti, è la risposta a questo invito: non siamo soli, ma contiamo sulla forza dell’unità. E, dopo averla sperimentata, è difficile partire. Si susseguono le canzoni con ritmi animati e tutti cantano e partecipano. Su un muro, i giovani lasciano le loro impressioni. Tra le altre, si legge: “Vale la pena giocarsi tutto per l’unità”. (altro…)

Argentina: una festa indimenticabile

Una nuova primavera nel Regno unito

20110905-14 «Ho trovato la soluzione per la mia vita». «È un privilegio vedere come il carisma dell’unità trasforma le persone». «Ognuno era veramente felice». Una giornata che facilmente non si dimenticherà nella storia dei Focolari della Gran Bretagna. In  cinquecento provenienti dall’Inghilterra, Scozia, Galles e una rappresentanza dell’Irlanda si sono riuniti intorno alla presidente Maria Voce e il co-presidente Giancarlo Faletti nella cornice della Friends House dei Quaccheri di Londra nel quartiere di Euston. C’è chi ha impiegato anche dieci ore di viaggio pur di non perdere l’appuntamento. Lesley, una focolarina anglicana, nella sua introduzione ad un documentario che illustra le visite di Chiara Lubich nel Regno unito, ricorda lo shock vissuto per la recente rivolta nei quartieri londinesi, inquadrandola nell’epoca di una cultura secolarizzata, di “esaltazione dell’io”, che conduce spesso a conseguenze disastrose. E sottolinea come la Gran Bretagna contiene i semi di una cultura differente piantati oltre 40 anni fa, le cui radici penetrano in profondità attraverso il messaggio di Chiara Lubich che venne a Liverpool nel 1965, la prima di otto visite che hanno lasciato il segno nella storia dell’intero movimento dei Focolari, quando tramite il rev. Canonico Bernard Pawley fu invitata a parlare della spirtualità dell’unità nella cattedrale anglicana per cominciare a rimuovere la montagna delle incomprensioni e avviare il dialogo ecumenico. Seguono le testimonianze di Eddie della Scozia, di Lucy e David del Galles, di Ann dell’Inghilterra. Pur essendo le loro storie molto diverse per ambiti – dialogo ecumenico, dialogo interreligioso, cura spirituali degli anziani – incidono per profondità e concretezza. Una coppia del Congo, invece, che ora vive in Inghilterra ripercorre la propria avventura fatta di fughe dalla guerra, le difficoltà dell’integrazione e della loro relazione di coppia risolte e vissute nella scoperta sempre nuova dell’amore reciproco proposto dal Vangelo vissuto. Nel pomeriggio il momento clou con l’intervento di Maria Voce e Giancarlo Faletti, che hanno risposto alle numerose domande dei partecipanti, toccando tanti nervi scoperti del Paese. Innanzitutto sul come dare un nuovo impulso all’ecumenismo. «Forse – ha detto – Maria Voce – necessita un colpo d’ala» ed ha invitato ognuno a risvegliare nella propria chiesa di appartenenza «il desiderio di sperimentare il dono che Dio ci ha fatto per far venire la voglia, l’acquolina in bocca, della fraternità». Nei loro viaggi in tutto il mondo Maria Voce e Giancarlo Faletti trovano che in genere nel movimento ecumenico si procede in avanti, pur nelle differenze. A Budapest, Chicago, persino in Tanzania, citano episodi di positive esperienze di ecumenismo e la gratitudine trovata nei rappresentanti delle varie chiese verso i Focolari per il loro sostegno e impegno. L’altro grande tema sono i disordini, i saccheggi, la rivolta cominciata nelle periferie di Londra ed estesasi a tutto il Paese. Dopo anni di lavoro per costruire l’unità a taluni è sembrato di aver tutto perduto, come se le violenze avessero annullato ogni slancio positivo. Come avere speranza in questa situazione? «Eppure – sottolinea con fiducia Maria Voce – continuo ad avere speranza. Le violenze mi sembra esprimano un grande vuoto, una necessità di amore, è un bisogno estremo di essere considerati, pur ricorrendo a dei mezzi sbagliati». Sono, insomma, una sfida, «ma se rispondiamo con il nostro amore possiamo creare un bene più grande», come è stato per «tante persone che hanno reagito e si sono messe insieme per trasmettere dei segnali positivi». «La società – ha proseguito Giancarlo Faletti – si deve interrogare su quali valori e modelli culturali sta proponendo e noi possiamo portare i nostri valori. È un invito a dare di più». 20110905-15Le domande sembrano non esaurirsi mai: si parla del rifiuto di Dio da parte della società e Maria Voce: «Non ho mai trovato nessuno che dice di non voler essere amato. Si può dare Dio solo attraverso l’amore». «E siamo chiamati a vivere insieme questa testimonianza che è per tutti gli uomini, tutte le religioni, anche per i non credenti. I valori che riteniamo validi li offriamo a disposizione degli altri per costruire la fraternità». Un’altra questione molto importante è relativa al tema del sacrificio: l’idea del “saper perdere”, presente nella spiritualità dell’unità, può assumere per la cultura anglosassone delle connotazioni negative. Nella spiritualità focolarina «si parla di saper perdere – spiega Maria Voce –, ma anche di pienezza. Se doni qualcosa, perdi, perché hai fatto un atto d’amore e così ti arricchisci. Si dà e si guadagna. È la matematica di Dio che non si lascia vincere in generosità». La gioia in sala è tangibile e Maria Voce vorrebbe che «da tutto il mondo venissero a vedere questa cellula viva dei Focolari per gustare i frutti, la fedeltà, la preziosità che ha portato in oltre 40 anni a tutto il movimento. La famiglia del Focolare è viva nell’amore e con la presenza di Gesù tra noi, possiamo portare l’Amore di Dio nel mondo». Tanti si stringono attorno a Maria Voce e Giancarlo Faletti per un saluto, un bacio, un abbraccio, una foto ricordo. «È una nuova fase, c’è un futuro», «la spiegazione del significato del sacrificio personale mi ha illuminato su un incidente che avevo avuto quando ero giovane e non avevo mai compreso», «a volte mi sento pessimista, ma l’ottimismo di Maria Voce e Giancarlo Faletti mi hanno contagiata», «sarà una nuova primavera». Sono alcune delle impressioni dei partecipanti. dall’inviato Aurelio Molè [nggallery id=64] Ulteriori informazioni Servizio Informazione Focolare (altro…)

Argentina: una festa indimenticabile

Giovani a Londra: una rivoluzione che non passa

20110905-03La veduta è mozzafiato. Dalla terrazza del quinto piano del Cafod Building, l’edificio della Caritas internazionale di Londra, si abbraccia con un unico sguardo la City of London, sede del quartiere finanziario della città, con la Borsa, la Banca d’Inghilterra e il caratteristico grattacielo Gherkin, a forma di cetriolo. Spostando lo sguardo da Est verso Ovest, ammiriamo in sequenza la cupola della Cattedrale di San Paolo, il capolavoro dell’architetto Christopher Wren, il London Eye, la ruota panoramica da dove si ammira uno splendido panorama della città, il palazzo di Westminster, sede delle camere del Parlamento e l’omonima Abbazia, famosa come luogo di sepoltura dei monarchi d’Inghilterra e di celebri matrimoni. Eppure non è la veduta che ci colpisce, anche se affascinante, ma il crogiolo di etnie, i volti, di 85 giovani, per lo più londinesi, ma provenienti anche da altre città della Gran Bretagna che si incontrano sul far della sera di sabato 3 settembre per parlare sul tema: “La forza della Parola” presenti la presidente dei Focolari Maria Voce e il co-presidente Giancarlo Faletti. Mentre la calda giornata volge al tramonto, il sole penetra dalle vetrate a giorno e illumina i volti dei giovani presenti che attraverso giochi, canzoni, esperienze, gruppi di dialogo snocciolano temi per niente semplici e scontati. La parola di cui si parla è, infatti, la parola di Dio, quella spiega Chris: “Capace di rivoluzionare la nostra vita e il mondo stesso”. Una parola proposta con coraggio e chiarezza, senza annacquamenti di sorta, che genera vita e luce non solo nei secoli che furono, ma oggi proprio a Londra, la città dei recenti tumulti. È un incontro inaspettato per l’interesse, l’attenzione, la partecipazione che coinvolge tutti. “Le persone cercano il senso della vita – dice Joanna, una giovane londinese insegnante di inglese, – e si pongono molte domande, ma non trovano un posto dove ottenere risposte”. “C’è un certo imbarazzo – aggiunge Oliver – a parlare di certi temi con i miei amici perché esiste un atteggiamento comune contro i temi religiosi”. Ma non sulla terrazza del Cafod Building. A sentirli parlare e, soprattutto vedendo questi giovani così uniti, Londra offre una speranza per il futuro. C’è profondità, freschezza, apertura “colorata” di diverse etnie, culture, nazionalità e accompagnata dai diversi accenti dell’unica lingua inglese. “Leggere la mattina le parole del Vangelo e recitare le preghiere – racconta Ranjith, – mi fa affrontare con più serenità il lavoro stressante che faccio e sperimento una gioia mai conosciuta”. “Vivere il Vangelo – interviene Carlos –, originario di Panama, ha dato una forma alla mia vita senza che me ne sia accorto. Alcuni mi criticano perché mi dono troppo agli altri, ma, in fondo, vivere il Vangelo è semplice, non è complicato. Basta amare!”. “Ho da poco un nuovo lavoro – continua Edel, una ragazza del Nord Irlanda – ma non ero felice. Ho cominciato a vivere l’arte di amare e, dopo qualche giorno, il boss mi ha ringraziato di essere lì.” In grande libertà e confidenza Maria Voce ha condiviso alcune sue coinvolgenti esperienze giovanili quando scoprì con i Focolari che le parole del Vangelo potevano essere messe in pratica, fino a cambiare completamente la sua vita e portare frutti di gioia, pace e libertà persino in situazioni difficili come quando viveva a Istanbul in un contesto a forte maggioranza musulmana o estreme come nel Libano in piena guerra. “Vivere il Vangelo – ha concluso – non solo cambia la vita, ma mette in moto una rivoluzione che è nata 2 mila anni fa e non è ancora finita. Tante rivoluzioni, infatti, hanno attraversato la storia, ma chi se le ricorda più? La rivoluzione cristiana è ancora viva perché Gesù è vivo e le sue parole sono per tutti. È una meravigliosa avventura in cui ci lanciamo senza paura perché Gesù è con noi”. Dopo aver invitato tutti al prossimo Genfest del 2 settembre 2012 a Budapest e dopo una pizza presa insieme, si trovano sulla vetrata della terrazza i post it con le loro frasi. Si legge, tra l’altro. “Posso sempre ricominciare” , “non aver paura: non sei solo” e “pensa al Vangelo come una lettera d’amore di Dio per te”. È difficile descrivere la gioia, l’atmosfera calda di unità tra tutti, la voglia di far conoscere ad altri la felicità sperimentata. dall’inviato Aurelio Molè [nggallery id=63] Ulteriori informazioni Servizio Informazione Focolare (altro…)