9 Ott 2015 | Chiesa, Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Difficile quantificare le cifre – fonti Misna riferiscono 60 morti e 300 feriti – e descrivere il susseguirsi dei fatti in un Paese che da marzo 2013, quando un gruppo di ribelli ha rovesciato il presidente in carica, è sprofondato in una grave crisi politica che periodicamente mostra una recrudescenza. Come in questi giorni. «La situazione socio-politica è peggiorata – scrive Geneviève Sanzé, originaria della Repubblica Centro Africana – Famiglie cristiane vivono tra la casa e il bosco, per non farsi trovare in casa (si rischia la vita). Un sacerdote, che vive nel nord dove la situazione è molto tesa, ospita 12.000 rifugiati nella sua parrocchia, al riparo dai proiettili che fioccano da ogni dove. Non sa come curarli e dare loro da mangiare. Nella regione non c’è più nessuna autorità amministrativa, politica o militare e c’è anche il rischio di bombe nei posti affollati». E dal Focolare di Bangui scrivono: «Ci stavamo preparando a fare qualcosa di concreto per la mobilitazione per la pace di cui anche il nostro Paese ha tanto bisogno: una competizione sportiva con squadre miste composte da cristiani e musulmani insieme; una marcia per la riconciliazione, fatta da tutti i gruppi, di etnie, confessioni e religioni diverse; un concerto con vari gruppi musicali, tra cui il nostro, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esigenza e la necessità della pace per il bene di tutti; proseguire le visite ai rifugiati qui a Bangui, e nella prigione. A queste azioni ad altre ancora, avevamo invitato i nostri amici musulmani, e di varie chiese cristiane per realizzarle insieme ed avevano aderito con entusiasmo». «Il primo appuntamento, fissato per il 26 settembre, non c’è stato, perché quel giorno qui a Bangui è scoppiato un massacro – racconta Bernardine, che lavora in Nunziatura -. Tutto è cominciato con la scoperta di un corpo senza vita di un giovane musulmano in un quartiere abitato dai cristiani. Ma finora non si sa chi l’ha ucciso, in quali condizioni. Nel giro di qualche ora, le case dei non musulmani sono state assalite e molte persone uccise». Morti, saccheggi, distruzione di case, chiese, scuole, uffici degli organismi internazionali, e tanti sfollati, tra i quali alcuni della comunità dei Focolari. C’è chi ha perso parenti vicini. «Ci incoraggiamo a vicenda – scrivono – a continuare ad amare, ognuno dove si trova, pronti a “morire per la nostra gente”. Pregate anche voi con noi, per noi e per tutti quelli che vivono nelle situazioni simili». Per giorni la città è sembrata morta. «Non si andava al lavoro – scrive ancora Bernardine – i negozi chiusi, le uniche macchine sulla strada, quelle delle nazione unite e dei militari francesi. La popolazione ha organizzato una manifestazione richiamando tutti alla disobbedienza civile, chiedendo il ripristino di un’armata nazionale che difenda la popolazione. Durante la manifestazione sono morte altre persone e si è fermato tutto. In questi giorni la situazione è migliorata un po’, abbiamo ripreso le attività, anche se le scuole sono ancora chiuse. Siamo nelle mani di Dio e crediamo sempre al Suo amore, presto o tardi ci sarà la pace anche nella RCA». E questa speranza è sostenuta dall’attesa della visita del Papa alla fine di novembre: «Tutta la popolazione infatti – racconta Fidelia, del focolare di Bangui – senza distinzione di etnie, religioni, aspetta con gioia la sua venuta. Si sente nell’aria che la gente lo attende come portatore di speranza. Tutti si stanno preparando materialmente e spiritualmente per avere il cuore disposto ad accogliere tutte le grazie che la visita di Francesco porterà». (altro…)
8 Ott 2015 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
La Germania si è guadagnata più volte le prime pagine dei giornali per le sue controverse politiche verso i rifugiati, sfociate tuttavia nella reazione del popolo tedesco ad accogliere i tanti migranti in arrivo. Anche il Movimento dei Focolari in Germania, che da anni lavora per l’integrazione degli immigrati nel contesto sociale, in questo periodo ha intensificato le iniziative di accoglienza. Si va dagli aiuti più concreti – come la raccolta di cibo, vestiti, mobili e altro materiale di prima necessità, le lezioni di tedesco, e la ricerca di assistenza medica o legale – a quella che un uomo di Aschaffenburg definisce “una controffensiva”, creando una “rete di preghiera per contrastare quella di discordia e di paura”. In alcune città si sono infatti verificati anche atti di violenza contro i profughi e contro chi dava loro aiuto, per cui la volontà di rispondere portando una testimonianza di senso opposto si è imposta con forza. Il Focolare di Dresda ha organizzato, sempre in quest’ottica, una serata sul tema “Ama il prossimo tuo come te stesso”: “Vediamo come molti qui vivono in una grande preoccupazione, o addirittura paura – riferisce una delle organizzatrici -: la serata è stata molto utile, ed ha incoraggiato tante persone ad intraprendere iniziative comuni”. A questo si è aggiunta la campagna social #openyourborders e #signupforpeace lanciata a livello internazionale dai Giovani per un mondo unito, allo scopo di dare un’ulteriore spinta alle iniziative inserite nello United World Project. Ma non mancano le testimonianze concrete nella vita quotidiana, come quella di una coppia di Monaco di Baviera. La sera prima della partenza per un weekend fuori porta a lungo programmato, è arrivata una telefonata in cui veniva loro chiesta la disponibilità ad ospitare per il fine settimana una giovane madre siriana con tre bambini piccoli, in attesa di proseguire il viaggio verso Karlsruhe. Pur sperando che “magari i quattro se ne sarebbero andati presto, così che avremmo ancora potuto passare almeno parte del weekend in montagna”, i due hanno – pur combattuti – accettato; ma “appena abbiamo preso la mano della nostra principessina di cinque anni, il ghiaccio si è subito rotto”, scrivono. Il weekend con gli ospiti inattesi è passato tra giochi con i bambini, una colazione condivisa in cui “abbiamo rinunciato al wurstel per rispetto dei nostri ospiti musulmani, che hanno apprezzato tantissimo lo yogurt e la focaccia che avevamo procurato per loro”, e una cena siriana preparata tutti insieme; e quando la domenica mattina è stata ora di salutarsi, “tutti quanti avevamo le lacrime agli occhi, ed eravamo felici e reciprocamente grati – scrive ancora la coppia -. Quale arricchimento ci ha portato il Regista di questo inaspettato cambio di programma!”. Leggi anche su www.fokolar-bewegung.de Herberge gefunden! Flüchtlinge: Stärkeres Engagement gefragt (altro…)
1 Ott 2015 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Foto © Renato Araujo
Filadelfia è la città cuore degli USA – qui sono state redatte nel 1776 la Dichiarazione di Indipendenza e la Costituzione statunitense. Ed è qui che si è conclusa la visita del Papa: giorni storici che hanno toccato profondamente il popolo statunitense. Nella Sala dell’Indipendenza, con il suo sorriso di sempre, Papa Francesco chiarisce che non è né di sinistra né di destra. Mette in luce l’importanza della libertà religiosa e del dialogo in una società multiculturale, ma sottolinea il positivo che già c’è nel popolo statunitense: «Ricordiamo le grandi lotte che hanno portato all’abolizione della schiavitù, all’estensione del diritto di voto, alla crescita del movimento dei lavoratori ed allo sforzo progressivo per eliminare ogni forma di razzismo e di pregiudizio diretti contro le ondate successive di nuovi americani», dice il Papa. E poi un saluto speciale agli immigrati ispanici, da un papa che viene da una famiglia di immigrati: «Voi apportate molti talenti alla vostra nuova Nazione. Non vergognatevi delle vostre tradizioni» afferma con forza seguito da un applauso spontaneo. Francesco nomina, tra altri valori, la fervida fede e il senso profondo della vita famigliare degli ispanici: «Portando i vostri contributi, non troverete soltanto il vostro posto qui, ma aiuterete a rinnovare la società dall’interno». Commenta Jeniffer Huertas dal Porto Rico, da due anni negli USA: «Il Papa ci dice di non dimenticare le nostre radici, e di vedere sempre l’unicità di ogni persona. Sì, la diversità non è un male, perché ogni essere umano è unico». Solo alcune ore più tardi, l’appuntamento per la conclusione della Giornata Mondiale della Famiglia, tanto attesa dai partecipanti: giovani famiglie, quelle formate di tante generazioni, coppie, persone single, religiosi e religiose nei loro abiti, sacerdoti, tutti accolti dalla città che ha preparato con tanta cura ogni particolare. Dopo aver ascoltato sei testimonianze di coppie e famiglie che raccontano come hanno cercato di superare le sfide della vita appelandosi alla fede in Dio, il Papa fa un discorso appassionato evidenziando l’importanza della vita in famiglia. Un bambino le chiede cosa Dio faceva prima di creare il mondo: «Dio amò, perché Dio è Amore», risponde. E la cosa più utile che Dio crea per condividere questo amore è la famiglia; lo dimostra anche il fatto che «Dio manda il suo Figlio in una famiglia». Non è tutto rosa e fiori, «a volte volano i piatti, ma si superano le difficoltà con l’amore», afferma. 
Foto © Andrea Re
Le sue parole lascia il mezzo milione di partecipanti – che hanno atteso lunghe ore sul Benjamin Franklin Parkway – incantati e felici: «Era fantastico vedere il Papa»,dice Thea, una giovane di Los Angeles. «Mi piaceva quando diceva che Dio non ha messo Gesù in un Regno, ma in una famiglia. Oggi tanti visitano solo raramente i loro genitori, tanti dei miei amici vivono così e questo mi fa pena. Anche nella mia famiglia non è sempre facile, facciamo difficoltà ad ascoltarci a fondo, ma le parole del Papa ora mi aiuteranno ad affrontare meglio queste difficoltà». Il giorno dopo le folle attirate da Francesco si sottomettono con pazienza ai lunghi controlli di sicurezza, cantando e danzando. Senza perdere la calma, sorridono e ringraziano i poliziotti che fanno il loro lavoro. «Mio figlio compie oggi 2 anni, ma con mia moglie ci siamo detti che questa è un’opportunità che capita una volta nella vita», dice una guardia di sicurezza. Circa un milione di persone presenti alla Messa e, ancora milioni quelle che lo seguono in diretta TV. Francesco saluta tutti, benedice i bambini prima di incominciare la Messa con letture anche in spagnolo e vietnamita. La liturgia del giorno usa parole forti, dove Mosè prima e Gesù dopo, affermano che anche chi non appartiene al loro gruppo può fare miracoli nel nome del Signore. «Non dobbiamo scandalizzarci dall’amore di Dio» dice il Papa, e lancia un messaggio chiaro per una Chiesa che deve accettare le diversità e che ha fiducia nell’agire dello Spirito Santo. Francesco, poi, invita le famiglie a fare gesti piccoli di amore e di compassione: una cena calda dopo un giorno di lavoro, una benedizione, un abbraccio: «L’amore si manifesta nelle piccolo cose», afferma. Questo vuol dire «essere profeti, superare “lo scandalo di un amore ristretto e meschino”». Più significativi ancora i singoli incontri: con i carcerati, con le vittime di abusi sessuali da parte del clero; a questo riguardo il Papa dice «Dio piange». È come una messa nera, «non ci sono scuse». Alla conclusione di questi giorni, non solo la Chiesa cattolica negli USA è cambiata, ma l’intero Paese. Il Papa ha rimesso in evidenza le richezze culturali a partire dalla fondazione del Paese, e ha richiamato gli americani ad essere fedeli a quei valori: l’amore, la famiglia, la dignità di ogni essere umano, il prendersi cura dei poveri. E lasciando gli Stati Uniti, invia un messaggio su Twitter: «Con la mia gratitudine, che l’amore di Cristo guidi sempre il popolo americano! #GodBlessAmerica». Susanne Janssen e Sarah Mundell (altro…)
30 Set 2015 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Un giorno
stavamo chiudendo, quando alle 16.30 si presenta una mamma con un bimbo di circa 8 mesi, per un prelievo di sangue». Aline M. è infermiera e biologa nella clinica universitaria di Kinshasa. Nel Congo/RDC l’indice di natalità è elevatissimo, come anche quelli di mortalità e di mortalità infantile in particolare. La speranza di vita alla nascita e l’età media della popolazione sono molto basse. «I miei colleghi avevano già chiuso i quaderni della registrazione e volevano andarsene. Ma mi tornavano in mente le parole del Vangelo, che invitano ad amare il prossimo come se stessi: “Devo pur accogliere questa mamma”, pensavo. Ho fatto lo stesso il prelievo al piccolo e, mentre sto chiudendo, la mamma mi dice con voce ferma: “Che Dio vi benedica, signora!”».
Riesco appena a convincere una collega della banca del sangue a rendersi ancora disponibile per questa emergenza, quando si presenta un’altra situazione grave. Erano già le 17.00. Una mamma in lacrime, senza poter pagare un’assistenza medica, col suo bambino di 4 anni in braccio, affetto da grave anemia. La mia collega, decisa, mi dice che non è più possibile accettare qualcuno. “Altrimenti perderò il lavoro”, esclama. Ero toccata da questa sofferenza. Prendo un foglio attestando per iscritto che mi facevo carico del costo della trasfusione di sangue per questo piccolo. La mia collega allora ha accettato e fatto subito la trasfusione al bambino, salvandogli così la vita. La mamma del bambino mi dice: “Dio le restituirà i soldi. Di questo sono certa!”
Tornata a casa mi sono chiesta: “Come mai, proprio alla chiusura del servizio, incontro due mamme con i bimbi così sofferenti? Leggo la Parola di Vita, una frase del Vangelo, e vi trovo conforto. La settimana seguente ricevo dal mio servizio sanitario un invito. Fra tutti i colleghi sono stata scelta per fare una formazione professionale di 3 giorni. Il contributo finanziario donatomi per la partecipazione è di 150 US$! Ecco la risposta di Dio. Per aver pagato 25 US$ per la trasfusione del sangue ho ricevuto due benedizioni e questa somma che mi permette ora di pagare anche le rette scolastiche per i miei figli». A. M. – Kinshasa, Congo/RDC (altro…)