5 Apr 2026 | Spiritualità
Io auguro a noi occhi di Pasqua
capaci di guardare
nella morte fino alla vita,
nella colpa fino al perdono,
nella divisione fino all’unità,
nella piaga fino allo splendore,
nell’uomo fino a Dio,
in Dio fino all’uomo,
nell’io fino al tu.
E insieme a questo, tutta la forza della Pasqua!
(Pasqua 1993)
Klaus Hemmerle
(La luce dentro le cose, Città Nuova, Roma 1998, pag. 110)
Foto: © Aakash-Sunuwar by Pexels.com
3 Apr 2026 | Spiritualità
La solitudine, nel silenzio, non spaventi: essa è fatta per proteggere, non per spaurire. Comunque, si sfrutti anche un tal soffrire. La grandezza massima del Cristo è la croce. Mai fu tanto vicino al Padre e tanto vicino ai fratelli come quando nudo, ferito, gridò dal patibolo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Con quella sofferenza redense: in quella frattura ricongiunse gli uomini con Dio.
[…] Mettiti ad ascoltare. Mettiti a contemplare, dentro il silenzio nel quale Dio parla. È questa, nella giornata della vita, l’ora serale della contemplazione, quando le creature si raccolgono a fare il bilancio del lavoro compiuto e predispongono l’azione del domani: un domani affondato nell’eternità. […] Distacco dal mondo, dunque, e attacco a Dio: non separazione perciò dagli uomini, in quanto fratelli, componenti della stessa famiglia divina e umana.
Igino Giordani
(Stralci da “Città Nuova” XXIII/13 10 luglio 1979, pp.32-33)
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2 Apr 2026 | Spiritualità
Quest’anno la Settimana Santa la sento in modo particolare.
Ieri, mercoledì santo, la lettura della Passione di Gesù mi ha toccato particolarmente. Ho risentito (e quanto importante questo) il valore così nuovo del dolore nella nostra vita cristiana. Riebbi la chiamata – vorrei dire – a questa che fra le vocazioni d’ogni giorno, d’ogni ora della nostra vita è la più sublime. Gesù, l’uomo del dolore: è lì il culmine della sua vocazione.
(…) Oggi un’onda di tenerezza m’invade. È il giorno del Comandamento nuovo, dell’Eucaristia, del sacerdozio, del servizio fraterno.
Quante infinite ricchezze Gesù ha riservato per l’ultimo giorno della sua vita quaggiù!
Quale desiderio di far d’ogni giorno un Giovedì Santo.
Tu Gesù che ci hai scelto per questa via così vicina al tuo cuore, aiutaci a percorrerla bene, ogni giorno, fino in fondo.
Chiara Lubich
(Chiara Lubich, Diario 1964-1980, a cura di Fabio Ciardi, 2023, Città Nuova, Roma, p. 324)
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1 Apr 2026 | Idea del Mese
La notte è simbolo delle tenebre, dell’incognito, della mancanza di quella luce che non
riusciamo a trovare se non abbiamo una lampada e un compagno di viaggio nel cammino. La
notte è quella che avvolge il nostro pianeta, ferito e violentato da lotte fratricide, da guerre
che continuano a essere organizzate per la brama di potere e di denaro. La notte è quella che
vivono milioni di persone che non hanno più voce per gridare le ingiustizie e le sopraffazioni.
E noi? Come continuare a credere in quel mondo rinnovato che non si manifesta secondo le
nostre attese? Come riconoscere i segni di quanto di buono c’è nei rapporti di tutti i giorni?
Sono domande alle quali non sempre sappiamo dare una risposta ma che ci sollecitano a
cercare un compagno di viaggio che spesso non vediamo, a riconoscere il bisogno universale
di una spiritualità che è propria dell’essere umano e che può farsi presente se si vive tra noi
l’amore scambievole.
A volte sono brevi lampi di luce, che brillano nei modi più inaspettati, anche attraverso i
social, a illuminare la notte. Come la storia di Chiara Badano e Sara Cornelio, due amiche
attraverso il tempo.
Sara, nata nel 1998, poco più che bambina “conosce” Chiara, morta a 19 anni nel 1990, in uno
dei tanti incontri che raccontano la sua straordinaria storia di vita. La scopre amica,
compagna di sogni, confidente e forte presenza. Sara è una ragazza che vive, canta, balla,
studia, ha amici, cresce, affascina. Sara, al tempo stesso, vive la quotidianità di una malattia
congenita che -non solo figuratamente- “toglie il fiato”. Vive la certezza che “Tutto vince
l’Amore” (la sua tesina di maturità); vive il dono del trapianto di polmone, e diventa ella
stessa dono, che testimonierà con libri, incontri nelle scuole, brani musicali e cortometraggi,
un blog, una rappresentazione teatrale.
Vive la sua stupenda famiglia, l’innamoramento e l’amore. La sua morte nel 2022, a neanche
24 anni, lascia sgomenti e più soli tutti quelli che le hanno voluto bene anche semplicemente
incontrandola su Facebook.
Nel suo trascinante passaggio su questa terra Sara ha in Chiara un’amica sempre vicina che
accompagna, incoraggia, sostiene e che si “svela” nei momenti e nelle occasioni più
impensabili: amica che sa “stare accanto” nella gioia cristallina così come nel dolore e nella
solitudine di un ospedale o di una terapia intensiva.
Negli ultimi momenti, di solitudine e debolezza, la presenza di Chiara si fa misteriosamente
silenziosa, quasi sfuggente ma forse proprio per questo più autentica e destinata a diventare
amicizia “per sempre”.
Chiara e Sara: uniche, come ogni storia è unica.
Foto : © Kanenori – Pixabay
1 Apr 2026 | Parola di Vita
La strada che va verso il villaggio di Emmaus ci racconta un cammino percorso da due discepoli di Gesù. Delusi dai sogni, dai progetti, dai momenti forti delle giornate che avevano trascorso con il Maestro, essi tornavano a casa per riprendere la vita che avevano lasciato, quella prima dell’incontro con lui. Erano trascorsi appena tre giorni dalla sua crocifissione, la delusione, la paura e i dubbi regnavano tra i suoi seguaci.
Si allontanavano da Gerusalemme, dal sogno irrealizzato, prendendo le distanze da Cristo e dal suo messaggio, “tristi” perché avevano in qualche modo già preso la decisione di abbandonare il progetto per il quale lo avevano seguito.
È la storia di tutti noi quando ci smarriamo davanti a situazioni che ci pongono di scegliere davanti ai tanti bivi e crediamo spesso che la soluzione di tornare indietro, di rinunciare, di rassegnarci sia l’unica risposta al nostro malessere.
«A chi di noi l’albergo di Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su questa strada una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi… Non esisteva più nessun Gesù sulla terra»[1].
«Resta con noi, perché si fa sera».
Durante il cammino uno sconosciuto si unisce ai due mostrandosi ignaro delle vicende appena trascorse. Inizia a porre domande precise, che fanno venir fuori tutta l’amarezza e lo sconforto. Dapprima li ascolta e poi egli inizia a spiegare le Scritture: è tutto un dialogo, un incontro che lascia il segno, tanto è vero che, anche se ancora non hanno riconosciuto Gesù, lo pregano di fermarsi con loro perché si fa sera[2].
È questa forse una fra le preghiere più belle che troviamo nei Vangeli. È la prima preghiera che dai discepoli sale al Risorto ed è commovente questo invito che tutti possiamo rivolgergli perché Lui rimanga con noi e fra noi.
Gli occhi dei due discepoli si apriranno allo spezzar del pane e la gioia di averlo finalmente riconosciuto li spingerà a tornare a Gerusalemme per annunciare ai loro amici questa resurrezione avvenuta.
«Resta con noi, perché si fa sera».
«Forse niente spiega meglio l’esperienza che noi focolarine abbiamo fatto fin dall’inizio, di vivere con Gesù in mezzo a noi, quanto queste parole, — scrive Chiara Lubich.
Gesù è sempre Gesù e anche se è solo spiritualmente presente, quando lo è, spiega le Scritture, e arde nel petto la sua carità: la vita. Fa dire con infinita nostalgia, quando lo si è conosciuto: “Resta con noi, Signore, perché si fa sera”: senza di Te è notte nera (…)»[3].
La notte è simbolo delle tenebre, dell’incognito, della mancanza di quella luce che non riusciamo a trovare perché non crediamo nella Sua presenza che continua ad accompagnarci, sempre.
La notte è quella che avvolge il nostro pianeta, ferito e violentato da lotte fratricide, da guerre che continuano a essere organizzate per la brama di potere e di denaro.
La notte è quella che vivono milioni di persone che non hanno più voce per gridare le ingiustizie e le sopraffazioni.
E noi, come possiamo renderci conto della presenza di Gesù, che non sempre si manifesta secondo le nostre attese? Come capire che lui cammina con noi e cerca di farci riconoscere i segni della sua presenza? E soprattutto come creare le condizioni perché egli si manifesti e rimanga con noi?
Sono domande alle quali forse non sappiamo sempre dare una risposta ma che ci sollecitano a non tralasciare la ricerca di Gesù, a concentrare il nostro sguardo verso un compagno di viaggio che spesso non vediamo, a riconoscere Colui che può farsi presente se si vive tra noi l’amore scambievole.
La strada di Emmaus è simbolo di tutte le nostre strade, è la strada dell’incontro con il Signore, è la strada che ci ridona la gioia del cuore, ci riporta verso la comunità per testimoniare insieme che Cristo è risorto.
A cura di Patrizia Mazzola e del team della Parola di Vita
Foto: ©Pexels-Tom Fisk
[1] François Mauriac, Vita di Gesù, Mondadori, Milano, 1950, p. 156.
[2] Cfr. Lc 24, 17-29.
[3] Chiara Lubich, Scritti Spirituali/3, Città Nuova, Roma 1979, p. 67.