26 Mag 2020 | Testimonianze di Vita
L’esperienza della comunità di Bangalore, in India, durante il lockdown per l’emergenza coronavirus “Quando ci si ritrova che improvvisamente tutto viene chiuso per 21 giorni e non sai come sarà il prossimo futuro. Quando il lavoro che ti ha mantenuto fino adesso è fermo e non sai come andrà avanti la situazione, cosa fare? Credo sia l’esperienza che in questo momento si vive non solo in India, ma in tanti paesi in tutto il mondo e in Italia sono stati fra i primi, purtroppo a fare questa esperienza di smarrimento. Anche qui, abbiamo avuto la stessa situazione. Solo che qui, come forse avete visto sui telegiornali, ci sono 450 milioni di persone che vivono con lavori a giornata, senza nessuna sicurezza, e la maggior parte senza nessun risparmio. Quindi non poter andare al lavoro vuole dire mangiare ogni giorno di meno e cercare di sopravvivere.
Nella nostra comunità del Focolare di Bangalore c’era questa domanda. Come aiutare le persone nel bisogno? Come coinvolgere altri standosene rinchiusi in casa? Tutto è partito da un messaggio su WhatsApp che uno di noi ha inviato a Kiran, un seminarista che vive in un villaggio che abbiamo visitato tempo fa. “Ci sono famiglie nel bisogno nel tuo villaggio?”. Nel villaggio, che si trova nello Stato indiano Andhra Pradesh, ci sono circa 4560 famiglie e una parrocchia con 450 famiglie cattoliche. Kiran (che vuole dire “raggio” nella lingua locale) proprio quella sera passeggiando si era fermato in varie famiglie che gli confidavano il loro timore per il futuro. Già mangiavano kanji (riso bollito con tanta acqua che si beve e per dare del gusto si mangia assieme un po’ di peperoncino verde) da alcuni giorni e non sapevano come avrebbero fatto per questi 21 giorni di lockdown. Non è normale che persone adulte parlino ad un giovane dei loro problemi e Kiran era tornato a casa un po’ preoccupato. Poi aprendo il cellulare ha visto il messaggio ed ha capito che Dio gli dava una risposta alla domanda di aiuto di quelle famiglie. Così, ci siamo messi al lavoro. Kiran ha capito quante erano le famiglie più in difficoltà e noi abbiamo preparato il messaggio da mandare a tutte le persone che conosciamo, con dettagli e conti correnti dove mandare gli aiuti. Ci siamo messi un target di aiutare almeno 25 famiglie, con un sacco di riso di 25 kg e una borsa di verdure, cibo sufficiente per circa 15 giorni per una famiglia, con un costo di 1500 rupie, circa 20 euro.
La risposta è stata immediata. Tante persone hanno partecipato, famiglie e anche tanti giovani. Chi mille, chi tre mila, chi cinque mila rupie. Nel giro di pochi giorni abbiamo raggiunto il target stabilito. Ma i contributi sono continuati e siamo arrivati ad aiutare più di 30 famiglie. La media di quattro persone per casa, vuol dire che questo aiuto è arrivato ad almeno 120 persone. Ma anche in tanti altri villaggi dove ci sono persone che conosciamo i bisogni sono molti. Così abbiamo iniziato ad aiutare anche in altri luoghi. Ora sono tre i villaggi che stiamo aiutando, sempre con persone del posto che conoscono bene la situazione e sanno aiutare nel modo più opportuno. Come Chiara Lubich ci aveva insegnato di amare le persone una alla volta, così ci sembra anche in questo caso: amare un villaggio alla volta, ma senza fermarsi! È poco, sono gocce ma tanti si sono mobilitati. Qui nella diocesi di Bangalore, dove abbiamo anche contribuito, lo sforzo dell’Arcivescovo tramite il centro sociale per aiutare tanti lavoratori bloccati qui per il lockdown è stato ed è molto grande. Da Bangalore ora passiamo l’iniziativa anche a Mumbai, Nuova Delhi e Goa, in modo che quello che abbiamo possa circolare il più possibile. Alla fine, come stiamo vivendo tutti, tutto passa e quelle poche gocce d’amore che riusciamo a donare restano e riempiono il nostro cuore e il cuore degli altri”.
La comunità del focolare di Bangalore – India
Se vuoi dare il tuo contributo per aiutare quanti soffrono degli effetti della crisi globale del Covid, vai a questo link (altro…)
25 Mag 2020 | Chiara Lubich
Per fare fronte alla pandemia, singoli e associazioni, personale sanitario e comunità scientifiche, Governi e organizzazioni internazionali si stanno muovendo nei più vari modi. L’ingegno e la generosità, spesso anche eroica, non mancano. A tutti questi sforzi conviene aggiungere il contributo decisivo che viene da quella preghiera che è capace di spostare le montagne. (…) Come ogni bambino di questa terra ha fiducia nel proprio padre, crede in lui, a lui si abbandona totalmente, lascia a lui ogni preoccupazione, con lui è sicuro in ogni circostanza anche difficile, anche dolorosa, anche impossibile, così fa e deve fare il «bambino» del Vangelo nei confronti del Padre celeste. Un atteggiamento, il suo, importantissimo sempre, perché siamo spesso sovrastati da circostanze, da avvenimenti, da prove che non possiamo superare con le sole nostre forze e necessitano quindi di interventi superiori. Un bisogno poi tutto particolare di una grande fede nell’amore del Padre, nella sua Provvidenza, lo avvertiamo in questi giorni. (…) Siamo stati e siamo preoccupati; e abbiamo pensato (…) che cosa potevamo fare. La prima risposta che è fiorita in cuore è stata: pregare, unirsi tutti a pregare per scongiurare il flagello. E chi più, chi meno, ha senz’altro cominciato a fare così. (…) Pregare. Ma occorre pregare in modo da ottenere. Come? (…) San Giovanni, nella sua prima lettera, ha questa bellissima e incoraggiante espressione: «Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore in noi è perfetto»[1]. «Il suo amore in noi è perfetto». Ma se il suo amore in noi è perfetto, e finché il suo amore in noi è perfetto, siamo perfetti. La perfezione dell’amore si ha, dunque, nell’attuare l’amore reciproco. In questi giorni (…) abbiamo introdotto [nel Regolamento dei focolarini] una norma che è basilare ed essenziale per loro: il dovere (…) di formulare con gli altri focolarini un patto (…) di essere pronti a morire gli uni per gli altri, come esige il comandamento di Gesù. Ma questa decisione, questo patto non è certamente monopolio dei soli focolarini che vivono in comunità. È legge per tutti i membri della nostra Opera. Essa, attuata, fa sì che l’amore in noi sia perfetto e che noi siamo perfetti nell’amore, e così graditi a Dio, e quindi nelle condizioni di ottenere le grazie che desideriamo, anche quelle necessarie per spostare le montagne. Penso che sarà necessario in questi giorni, se vogliamo lavorare efficacemente al mondo unito, rinnovare fra noi e con quanti più incontriamo, che conoscono il nostro Movimento, una tale disposizione della nostra anima. Dobbiamo naturalmente creare prima le premesse necessarie, suscitare l’atmosfera adatta per poter poi dire all’altro, con coraggio: «Io – con la grazia di Dio – voglio essere pronto a morire per te», e potersi sentir ripetere: «E io per te». Poi dobbiamo agire di conseguenza, attizzando il fuoco dell’amore nei confronti di ogni prossimo. (…) Su questa base, possiamo pregare con la fiducia di ottenere.
Chiara Lubich
(in una conferenza telefonica, Mollens, 13 settembre 1990) Tratto da: “Patto e time out”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 410. Città Nuova Ed., 2019. [1] 1 Gv 4, 12. (altro…)
24 Mag 2020 | Chiesa
Una campagna globale che ha coinvolto migliaia di fedeli attraverso seminari interattivi e formativi sulla cura della casa comune. Indetta dal Papa è stata organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale con il sostegno di un gruppo di partner cattolici. Dal 16 al 24 maggio si è svolta la Settimana Laudato Si’ dal titolo “Tutto è connesso”, una campagna globale in occasione del 5° anniversario dell’enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune. L’evento ha coinvolto comunità cattoliche di tutto il mondo coinvolgendo diocesi, parrocchie, movimenti e associazioni, scuole e istituzioni per approfondire il proprio impegno per la salvaguardia del Creato e la promozione di un’ecologia integrale. Fortemente voluto dal Papa è stata organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale con il sostegno di vari partner cattolici fra cui il Global Catholic Climate Movement (Movimento Cattolico Globale per il Clima) che ingloba più di 900 organizzazioni cattoliche mondiali fra cui il Movimento dei Focolari. Nel corso della Settimana varie sono state le iniziative on line seguendo le linee indicate dalla Laudato sì. A causa dell’emergenza Coronavirus infatti l’evento si è svolto totalmente online attraverso seminari interattivi e formativi. Nella giornata di domenica 24 maggio si conclude l’evento con una giornata mondiale di preghiera: alle ore 12 (ora locale di ogni fuso orario), ognuno potrà pregare per la Terra con questa preghiera. Il Papa nel mese di marzo ha inviato un videomessaggio dove incoraggiava i fedeli a partecipare per proteggere la nostra casa comune. Insieme, attraverso l’azione e la fede, possiamo risolvere la crisi ecologica. “Che tipo di mondo vogliamo lasciare a quelli che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? – afferma il Papa – Rinnovo il mio appello urgente a rispondere alla crisi ecologica. Il grido della terra e il grido dei poveri non possono più aspettare. Prendiamoci cura del creato, dono del nostro buon Dio Creatore”.
In questi 5 anni, l’enciclica del Papa ha smosso le coscienze di tanti cittadini. Sono sorte molte comunità di persone con l’obiettivo di fare qualcosa per l’ambiente, spinti dalle parole del Papa su una visione ecologica più attenta alla Casa Comune. Eppure dopo cinque anni queste parole risuonano molto attuali in questo mondo dilaniato dalla pandemia del Covid-19. Anche il Dicastero Vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale sottolinea come gli insegnamenti dell’Enciclica sono particolarmente rilevanti nel contesto attuale del coronavirus che ha fermato molte parti del mondo. “La pandemia ha colpito dovunque e ci insegna come soltanto con l’impegno di tutti possiamo rialzarci e sconfiggere anche il virus dell’egoismo sociale con gli anticorpi di giustizia, carità e solidarietà. – sottolinea don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana – Per essere costruttori di un mondo più giusto e sostenibile, di uno sviluppo umano integrale che non lasci indietro nessuno”. In questa settimana non si è parlato solo di ecologia. Gli organizzatori si sono chiesti: ma quanto pesa l’economia in tema di salvaguardia del Creato? Giovedì 21 maggio infatti si è tenuto un appuntamento online con l’economista inglese Kate Raworth, dell’Università di Oxford e Università di Cambridge, uno degli economisti più influenti a livello internazionale. Questo incontro rientra anche nel percorso di preparazione e formazione a “The Economy of Francesco”, l’evento voluto dal Papa che si terrà a novembre ad Assisi dove si sono già iscritti 3000 giovani imprenditori da tutto il mondo. In tema di salvaguardia del Creato, “l’economia pesa almeno il 50% se consideriamo l’economia individuale, l’economia delle imprese e l’economia degli Stati e gli effetti che tutto ciò produce sull’inquinamento del Pianeta – sostiene l’economista Luigino Bruni -. Poi c’è la politica, i nostri stili di vita, ecc… (…) Se guardiamo anche da cosa dipendono i fallimenti di questi decenni, il riscaldamento globale, ad esempio, ci accorgiamo che insomma l’economia capitalistica ha davvero un grosso peso. Quindi se vogliamo cambiare dobbiamo cambiare l’economia”. Vivere la Laudato Sì quindi vuol dire testimoniare la nostra sensibilità per il tema della salvaguardia del Creato ma anche in ambito economico con le nostre scelte di vita. Possiamo contribuire a realizzare una profonda conversione economica ed ecologica attraverso esperienze concrete. Inoltre dobbiamo capire quale cambiamento politico promuovere per ascoltare veramente il grido della terra e dei poveri.
Lorenzo Russo
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23 Mag 2020 | Collegamento
Le testimonianze del card. Désiré Tsarahazana, Presidente della Conferenza Episcopale del Madagascar e Mons. Christoph Hegge Vescovo ausiliario di Munster (Germania) raccolte durante l’incontro internazionale che ha riunito, nel febbraio scorso, 7 Cardinali e 137 Vescovi amici dei Focolari a Trento e nella cittadella internazionale di Loppiano. https://vimeo.com/415939891 (altro…)
18 Mag 2020 | Chiara Lubich
Il seguente pensiero di Chiara Lubich sconvolge il nostro modo abituale di leggere gli avvenimenti gioiosi o dolorosi che intessono la trama della nostra vita. Ci invita a fare un vero capovolgimento, a guardare tutto con altri occhi, quelli della fede in Dio, all’amore al quale nulla sfugge. Questa intima convinzione ci riempie di speranza e ci fa agire, di conseguenza, con coraggio. (…) Se amiamo Dio, la vita, la nostra vita, con tutte le sue circostanze, è una divina avventura nella quale non c’è un attimo in cui non ci si debba stupire per qualcosa di nuovo; una divina avventura piena di tesori da scoprire, di cui arricchirci momento per momento, come di tante piastrelle da aggiungere in continuazione al mosaico della nostra santità. [La Scrittura] (…) dice infatti: «Noi sappiamo che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio»[1]. Tutto concorre… per quelli che amano Dio. Tutto. Perché nulla – lo dobbiamo credere – avviene a caso. Nessun avvenimento gioioso, indifferente o doloroso, nessun incontro, nessuna situazione di famiglia, di lavoro, di scuola, nessuna condizione di salute fisica o morale è senza senso. Ma ogni cosa: avvenimenti, situazioni, persone, è portatrice d’un messaggio da parte di Dio, che dobbiamo saper leggere e accogliere con tutto il cuore. Tutto concorre al bene per quelli che amano Dio. Il fatto è che egli ha un suo disegno d’amore su ognuno di noi, ci ama di amore personale, e – se crediamo a questo amore e vi corrispondiamo col nostro amore (ecco la condizione!), – porta ogni cosa al compimento del suo disegno su di noi. Basta guardare Gesù. Sappiamo come egli abbia amato il Padre. Ebbene, se si pensa anche solo un attimo a Lui, possiamo osservare come egli abbia realizzato [questa] Parola, durante tutta la sua vita. Nulla è successo a caso per Lui. Tutto ha avuto un significato. Ma si vede questa Parola impersonata in Lui in modo specialissimo soprattutto nell’ultimo tratto della sua esistenza: nulla è successo a caso nella sua passione e morte. Per Lui anche l’abbandono da parte del Padre, estrema prova, ha cooperato al bene perché con il suo superamento ha dato compimento alla sua Opera. Le cause erano magari cieche: quelli che l’hanno sottoposto a patimenti e poi alla morte non sapevano quello che facevano; e non solo nel senso che non conoscevano chi flagellavano e crocifiggevano, ma anche perché non conoscevano di essere autori d’un sacrificio, del sacrificio per eccellenza, che avrebbe fruttato la salvezza dell’umanità. I dolori arrivavano quindi a Gesù senza questa intenzione, ma egli, perché amava il Padre, li ha tradotti tutti in mezzi di redenzione, vedendo anzi in quei terribili momenti l’ora da sempre attesa, il compimento della sua divina terrena avventura. L’esempio di Gesù deve essere di luce per la nostra vita: tutto quanto arriva, quanto succede, quello che ci circonda e anche tutto quanto ci fa soffrire noi dobbiamo saperlo leggere come volontà di Dio che ci ama o una permissione di Lui che ancora ci ama. Allora tutto risulterà più che interessante nella vita; tutto avrà senso; tutto sarà estremamente utile. Coraggio: siamo ancora vivi. Siamo ancora in viaggio. La vita può ancora tradursi in una divina avventura. Il disegno di Dio su di noi può ancora compiersi. Basta amare e tener gli occhi aperti alla sua sempre splendida volontà.
Chiara Lubich
(in una conferenza telefonica, Rocca di Papa, 2 agosto 1984) Tratto da: “La divina avventura”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 159. Città Nuova Ed., 2019. [1] Rm 8, 28. (altro…)