16 Mag 2020 | Collegamento
Testimonianze di chi affronta le sfide sociali riscoprendo le potenzialità di Internet. Alcune iniziative per sostenere chi è solo o in situazioni di povertà. https://vimeo.com/402499011 (altro…)
13 Mag 2020 | Chiara Lubich
La mostra dedicata a Chiara Lubich nella sua città natale in Italia si arricchisce di un percorso virtuale multilingue che, attraverso immagini e documenti, permetterà di visitare l’esposizione da ogni parte del mondo. L’apertura sul web il 13 maggio, data significativa per Trento e per la Lubich. “Chiara Lubich Città Mondo”, la mostra allestita presso le Gallerie a Trento, città natale della Fondatrice dei Focolari, si trasforma e arricchisce da oggi con un percorso virtuale. L’esposizione, chiusa per un periodo a causa della pandemia e adesso prorogata fino all’inizio del 2021, e realizzata dalla Fondazione Museo storico del Trentino in collaborazione con il Centro Chiara Lubich, si potrà infatti visitare anche via web (http://mostre.legallerietrento.it/chiaralubich). L’allestimento a Trento, che si inserisce negli eventi legati al Centenario della nascita di Chiara Lubich, continua così, con l’ampliamento sul web, ad attuare il motto del centenario: “Celebrare per incontrare”. Il percorso che si snoda tra storia, vita, immagini e colore, offre infatti un’occasione di “incontro” con la Lubich che si allarga adesso oltre la sola sede espositiva delle Gallerie, per offrire l’accesso a visitatori da ogni parte del mondo. Ed anche la data scelta per questo ampliamento sul web non è casuale: il 13 maggio 1944 la storia di Chiara Lubich si intrecciò in modo significativo con quella della sua città. Quel giorno in cui Trento subì il secondo grande bombardamento segnò una svolta anche per il nascente Movimento dei Focolari. Tra le persone sfollate dalla città verso il bosco di Gocciadoro dopo aver avuto la casa sinistrata c’era anche Chiara Lubich. “Ricordo di quella notte – scriverà anni dopo – passata all’addiaccio, sdraiata con gli altri per terra due sole parole: stelle e lacrime. Stelle, perché, lungo le ore, le ho viste tutte passare sopra il mio capo; lacrime, perché piangevo, capendo che non sarei potuta partire da Trento con i miei che tanto amavo. Vedevo ormai nelle mie compagne il movimento nascente: non avrei potuto abbandonarle. E mi sembrò che lo Spirito Santo, per farmi capire la sua volontà, mi suggerisse parole che avevo studiato a scuola: “Omnia vincit amor (1), tutto vince l’amore” (2). La mattina successiva Chiara Lubich comunicò ai genitori la decisione di rimanere a Trento e, di lì, a poco, con le prime compagne, dette vita al primo focolare. E proprio la casetta che ospitò il primo focolare, è una delle tappe del percorso virtuale “Chiara Lubich città mondo” che accompagna il visitatore dalla nascita della fondatrice dei Focolari nel 1920 fino all’attuale espansione mondiale del Movimento. Anche nell’allestimento virtuale è Chiara stessa, attraverso immagini e documenti, a “raccontarsi”: la sua vita di giovane maestra, la consacrazione a Dio il 7 dicembre 1943, lo sviluppo della prima comunità dei Focolari. E poi l’estate del 1949, inizio di un periodo illuminativo per Chiara Lubich dal quale sgorgherà la novità carismatica che darà vita ad una nuova Opera nella Chiesa. La luce ed i colori sono i protagonisti dell’ultima parte del percorso che, attraverso parole e immagini, permette di conoscere esperienze di unità, frammenti di fraternità nati dal Carisma della Lubich che continuano a crescere e svilupparsi nell’oggi della storia per contribuire a realizzare quello che lei considerava il “testamento” di Gesù: “Che tutti siano uno” (Gv 17,21). “Per quella pagina del Vangelo siamo nate – scriveva la Lubich – per portare l’unità nel mondo, l’unità con Dio e l’unità fra tutti i fratelli”.
“Pur consce – spiegava ancora – della divina arditezza del programma che solo Dio poteva attuare, inginocchiate attorno a un altare, abbiamo chiesto a Gesù di realizzare quel suo sogno usando anche di noi se fosse stato nei suoi piani”(3). Un sogno costruito anche in quella notte del 13 maggio 1944 quando, difronte al crollo di tutto, allo smarrimento, all’angoscia di un presente di inaspettata drammaticità, tra stelle e lacrime, aveva scelto di credere che “Omnia vincit amor, tutto vince l’amore”
Anna Lisa Innocenti
(1) Virgilio, Ecloghe, X, 69. (2) Chiara Lubich, Nascita di una spiritualità, in Michele Zanzucchi, Enzo Maria Fondi, Un popolo nato dal Vangelo, San Paolo, 2003, pp. 9-10. (3) Ibid., p. 17. (altro…)
12 Mag 2020 | Centro internazionale
Cos’ha fatto emergere questa pandemia nella vita sociale ed ecclesiale? Cos’ha suscitato nel Movimento dei Focolari? Come vivere il tempo nuovo e sconosciuto che ci aspetta? Dialogo a tutto campo con Maria Voce. Da un’intervista a Radio Inblu (Italia) D.: Dal 18 maggio potranno essere nuovamente celebrate le sante Messe, con tutte le accortezze naturalmente. Un suo breve commento… Maria Voce: Abbiamo sempre seguito la Messa del Papa, ci sono state mille occasioni per pregare insieme in streaming. Però non possiamo nascondere che il cristianesimo è una religione incarnata, c’è bisogno anche di essere presenti fisicamente alle cose, di partecipare più direttamente e in un modo più vivo dei misteri del cristianesimo stesso. Quindi partecipare all’Eucaristia in modo reale è qualcosa che sicuramente ci mancava ed è un dono che adesso ci ritorna. Quindi siamo pronti a fare qualsiasi attenzione, qualsiasi cautela pur di non perdere questa occasione.
D.: Certo. In questo tempo sono successe tante cose, abbiamo dovuto rimettere in discussione comportamenti, acquisizioni… Secondo lei cosa sta facendo emergere nella vita sociale e quindi anche in quella ecclesiale la pandemia? Maria Voce: Sta facendo emergere delle cose belle che possono essere anche delle cose brutte. Una prima cosa che mi sembra di sottolineare è l’uguaglianza fra tutti, cioè questa pandemia ci ha dimostrato che gli uomini di fronte a questo piccolo microbo, virus che ci ha colpito, sono tutti uguali perché colpisce il potente come il povero, il ricco come quello che non ha niente, il bambino come l’adulto, quello che è in carcere come quello che è fuori. Quindi in questo senso siamo veramente tutti uguali. Nello stesso tempo questa pandemia ha fatto emergere anche tante disuguaglianze che non sono create dal fatto di essere umani, di essere uomini, ma sono create dalle culture, dai pregiudizi, dagli stili di vita, per cui c’è chi si può permettere la cura e chi non se la può permettere; c’è chi ha la casa dove poter mettersi in isolamento e chi invece è costretto a stare con più persone in un piccolissimo spazio; chi perdendo il lavoro può attingere al conto in banca che aveva messo da parte con i suoi risparmi, e chi non ha quello a cui attingere e quindi, perdendo il lavoro, rischia la fame per sé e per la sua famiglia. Quindi le disuguaglianze purtroppo sono venute ancora più in evidenza. E questo deve farci pensare, perché logicamente sono disuguaglianze che non sono volute da Dio, non sono volute dalla natura umana, ma sono volute dalla cattiva volontà degli uomini che non hanno saputo amministrare bene i doni che Dio ci ha fatto. Quindi bisogna riparare a queste disuguaglianze per non trovarci, quando la pandemia sarà passata, peggio di come eravamo prima; per trovarci invece avvantaggiati da questa constatazione dell’uguaglianza nel fare programmi che rispettino questa uguale dignità di tutti. D.: Invece per la comunità ecclesiale? Maria Voce: Per la comunità ecclesiale ha fatto emergere quello che è essenziale, mi sembra, perché sono cadute tante cose: si è visto che non è essenziale la Chiesa come mura ma è essenziale la Chiesa come comunione; che non è essenziale andare ogni giorno a fare la visita a Gesù sacramentato ma è essenziale amare il fratello, è essenziale rispondere con amore a chi ci sta vicino, è essenziale ripescare nel Vangelo le parole che Lui ha lasciato e a cui dobbiamo ispirarci. Quindi ha fatto cadere tante cose anche a livello ecclesiale. Però questo non ci fa che bene, perché ci spinge a quella rinascita di cui Papa Francesco parla continuamente, a quella risurrezione, a quel ripartire daccapo per riformare veramente la Chiesa in un modo vitale, non in un modo istituzionale o formale. D.: Quali di questi essenziali è più essenziale? Maria Voce: A me sembra che la cosa più essenziale è tenere presente che siamo l’unica famiglia umana. Quindi l’unica famiglia umana deve spingerci tutti a prenderci cura gli uni degli altri, a prenderci cura anche del creato che è l’unica casa che contiene questa unica famiglia umana; a prenderci cura con responsabilità, con attenzione, proprio perché il cristianesimo ci fa guardare a questa realtà anche con la responsabilità. Siamo tutti membri di una famiglia ma siamo tutti responsabili di questa famiglia, quindi ogni persona di questa famiglia è importante, ha dei diritti ma ha anche dei doveri. È questa responsabilità collettiva. E questo io penso che ci deve spingere a fare proposte, a fare programmi, a vedere che cosa si può fare per arrivare veramente all’inclusione di tutti; a fare proposte sia nell’economia, sia nella politica, capaci di guardare veramente al bene comune, non al bene dell’uno o dell’altro, non agli interessi di una parte o dell’altra ma al bene di tutti. Quindi fare proposte che mirino alla comunione dei beni a livello più universale. Poi la Chiesa – del resto anche noi come Movimento dei Focolari – è universale, non ha confini. La Chiesa in un certo senso compete ad armi pari con il virus; il virus non ha paura dei confini ma anche la Chiesa non ha paura dei confini, la Chiesa è universale perché è la famiglia di Dio su tutta la terra. E’ a questa famiglia di Dio che si deve guardare per vedere come farla essere tale, cioè come creare strutture che favoriscano lo sviluppo integrale di tutti, che rispettino la storia di ogni popolo, la cultura di ogni popolo, il modo di vivere di ogni popolo, senza volerlo coartare con l’idea di farlo sviluppare secondo i nostri modelli, secondo i nostri programmi. Nello stesso tempo mettendo a disposizione gli uni degli altri tutti i talenti di cui Dio ha dotato ogni popolo, ogni cultura, ogni persona; mettendoli a disposizione gli uni degli altri perché tutti insieme si possa fare del mondo quella casa comune sempre più bella, sempre più degna di essere abitata dai figli di Dio. D.: Maria Voce, come Movimento dei Focolari questo tempo come vi ha provocato? Quali riflessioni state facendo? Maria Voce: Ci ha provocato come ha provocato tutti, nel senso che ci siamo trovati anche noi da un giorno all’altro a non poter più disporre di noi stessi, né personalmente né come Movimento. Quindi abbiamo dovuto cambiare tutti i programmi. È un anno importante per noi perché è l’anno del centenario della nascita di Chiara Lubich; abbiamo in programma l’Assemblea generale del Movimento per il mese di settembre; c’erano in programma diversi incontri preliminari all’Assemblea per prepararla. E tutto questo è saltato da un momento all’altro, da un giorno all’altro, quindi ci siamo trovati di fronte ad una assoluta incapacità di prevedere, di programmare e di pensare che cosa si poteva fare. Questo logicamente ci ha sconvolti. Nello stesso tempo abbiamo imparato da Chiara Lubich a vivere l’attimo presente, a voler fare solo quello che Dio ci chiede di fare, quindi non volere altro che la Sua volontà e a cercare insieme – proprio ascoltandoci gli uni gli altri, cercando di capire le esigenze degli uni e degli altri – ascoltare insieme quello che Dio voleva dirci attraverso questa cosa. E per fare questo innanzitutto abbiamo cambiato tutti i programmi, ma sempre guardando sia all’interesse di quelli che dovevano partecipare a questi programmi, sia all’interesse di quelli che da questo cambiamento magari subivano perdite economiche, subivano sconvolgimenti, tante realtà così. L’abbiamo fatto, l’abbiamo fatto con gioia senza lasciarci sconvolgere del tutto da questa cosa. E stiamo vedendo che era nei piani di Dio perché questo ci ha portato ad una maggiore essenzialità nella vita, ad un voler rivedere anche i nostri stili di vita; ad una maggiore sobrietà nel decidere se acquistare una cosa o non acquistarla adesso, a rimandare una spesa che era programmata, a procrastinarla o ad annullarla del tutto per mettere a disposizione quello che avevamo pensato per un bisogno più immediato. Ci ha portato a vedere tutte le nostre famiglie in che condizioni sono. Tanti dei nostri come gli altri hanno perso il lavoro e non sanno come fare; questo ha mosso una comunione dei beni più completa, più aperta, più trasparente fra tutti. Per cui ci siamo comunicati di più i bisogni e le necessità ma anche quello che la Provvidenza ci ha mandato. E veramente bisogna dire che la Provvidenza ancora una volta ci ha fatto vedere che è vera, che è una realtà, che il Padre manda quello che è necessario ai suoi figli se i suoi figli vogliono vivere per lui e vivono nell’amore scambievole. Quindi ci ha rimesso come in luce, in un certo senso, la molla che ci muove e questo amore che è l’amore che Dio ha messo nei nostri cuori, non come focolarini ma come persone, come esseri umani. Come focolarini si colora anche di più perché diventa amore fino all’unità, amore cioè che è capace di dare la vita gli uni per gli altri, di rischiare qualsiasi cosa. Questa veramente è stata una cosa che ha mosso il Movimento nel mondo intero. Anche il Movimento come la Chiesa è universale, quindi abbiamo sofferto di quello che soffrivano i nostri in Cina, come i nostri in America, come i nostri in Medio Oriente, dappertutto, o come in Italia, e abbiamo vissuto insieme tutto in modo che quelli dei nostri che avevano di più davano a quelli che avevano di meno. Sono arrivati aiuti dalla Cina, dalla Corea, dal Giappone, dal Medio Oriente e dalla Siria. Magari aiuti di incoraggiamento, messaggi di saluto, ma tutti dicevano che questa grande famiglia che vive l’Ideale che la nostra fondatrice, Chiara Lubich, ci ha lasciato voleva essere una sola cosa ed essere a disposizione degli altri con questa unità per aiutare il mondo a diventare una cosa sola. Da un’intervista ad Alessandra Giacomucci per la rubrica Ecclesia (Radio InBlu), 8 maggio 2020 (altro…)
11 Mag 2020 | Dialogo Interreligioso
“Con la giornata di preghiera interreligiosa del 14 maggio prossimo l’Alto Comitato per la Fratellanza Umana ci ricorda che l’attuale pandemia ha segnato un punto di non ritorno: ci salviamo solo guardando al bene comune, non al bene dell’uno o dell’altro, non agli interessi di una parte o dell’altra ma al bene di tutti”. Con queste parole Maria Voce, presidente dei Focolari ha annunciato la piena adesione del Movimento alla giornata di preghiera per l’umanità, annunciata anche da papa Francesco domenica 3 maggio scorso, “affinché il prossimo 14 maggio i credenti di tutte le religioni si uniscano spiritualmente in una giornata di preghiera e digiuno e opere di carità, per implorare Dio di aiutare l’umanità a superare la pandemia di coronavirus”. “Siamo una grande famiglia – ha aggiunto ancora Maria Voce – formata da cristiani, fedeli di diverse tradizioni religiose, insieme a persone senza un preciso riferimento di fede. Incoraggio tutti a vivere la giornata di giovedì prossimo 14 maggio in uno spirito di preghiera – secondo le rispettive fedi e tradizioni – di digiuno e di impegno concreto nell’aiuto di chi ci sta accanto, soprattutto i più deboli ed emarginati. Lo realizzeremo a livello locale, come ogni comunità lo riterrà opportuno, sempre in conformità alle disposizioni vigenti, ed in spirito di vera e fattiva fratellanza”. “Siamo certi che le preghiere che saliranno a Dio dai suoi figli e figlie saranno ascoltate per il bene della grande famiglia che è l’umanità e che la prova che tutti stiamo vivendo ci renderà davvero più forti nel pellegrinaggio comune che è la vita”.
Stefania Tanesini
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11 Mag 2020 | Chiara Lubich
Il rapporto con la natura è divenuto sempre più centrale nella nostra vita personale e in quella delle organizzazioni e degli Stati, come pure il dovere di custodirla e riparare i danni che le abbiamo recato. La pandemia della quale stiamo ancora soffrendo, se da un lato ha ulteriormente evidenziato questo nostro dovere, dall’altro ha dato paradossalmente un attimo di respiro al creato. La seguente esperienza spirituale di Chiara Lubich ci riporta a Colui che è la radice di ogni cosa: Dio. (…) In un momento di riposo ho visto un documentario sulla natura. (…) A differenza di altre trasmissioni della TV (…) quel lungometraggio ha avuto un grande effetto sulla mia anima. Contemplando l’immensità dell’universo, la straordinaria bellezza della natura, la sua potenza, sono risalita spontaneamente al Creatore del tutto e ho avuto come una nuova comprensione dell’immensità di Dio. L’impressione è stata così forte e così nuova che mi sarei gettata subito in ginocchio ad adorare, a lodare, a glorificare Dio. Ho sentito un bisogno di far ciò, come se questa fosse la mia attuale vocazione. E, quasi mi si aprissero ora gli occhi, ho compreso come non mai prima, chi è colui che abbiamo scelto come ideale, o meglio colui che ha scelto noi. L’ho visto così grande, così grande, così grande che mi sembrava impossibile avesse pensato a noi. E questa impressione della sua immensità mi è rimasta in cuore per alcuni giorni. Ora il pregare così: «Sia santificato il tuo nome» o «Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo» è un’altra cosa per me: è una necessità del cuore. (…) Noi siamo in cammino. E, quando uno viaggia, già pensa all’ambiente che l’accoglierà all’arrivo, al paesaggio, alla città, già si prepara. Così dobbiamo fare anche noi. Lassù si loderà Dio? Lodiamolo allora fin da questo momento. Lasciamo che il nostro cuore gli gridi tutto il nostro amore, lo proclami, insieme con gli angeli, con i santi (…): «Santo, Santo, Santo». Esprimiamogli la nostra lode con la bocca e con il cuore. Approfittiamone per ravvivare certe nostre quotidiane preghiere che hanno questa finalità. E diamogli gloria anche con tutto il nostro essere. Sappiamo che più annientiamo noi stessi (sul modello di Gesù Abbandonato che s’è ridotto a nulla), più gridiamo con la nostra vita che Dio è tutto e quindi lo si loda, lo si glorifica, lo si adora. Ma, così facendo, muore anche l’«uomo vecchio» in noi e sulla sua morte vive l’«uomo nuovo», la nuova creatura. Cerchiamo tanti momenti durante la giornata per adorare Dio, per lodarlo. Facciamolo durante la meditazione, o in qualche [momento di preghiera]. (…) Lodiamolo al di là della natura o nel profondo del nostro cuore. Soprattutto, viviamo morti a noi stessi e vivi alla volontà di Dio, all’amore verso i fratelli. Siamo anche noi, come diceva Elisabetta della Trinità, una «lode della sua gloria»[1]. Anticiperemo così un po’ di Paradiso, e Dio sarà ripagato dell’indifferenza di innumerevoli cuori che oggi vivono nel mondo.
Chiara Lubich
(in una conferenza telefonica, Rocca di Papa, 22 gennaio 1987) Tratto da: “L’immensità di Dio”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 271. Città Nuova Ed., 2019. [1] Cf., per esempio, Lettera dell’8 ottobre [1905], in Elisabetta della Trinità, Scritti, Postulazione generale dei Carmelitani scalzi, Roma 1967, p. 380. (altro…)