Coronavirus – Un’emergenza che richiede un nuovo impegno verso la fraternità
Testimonianze di chi è in prima linea e chi rimane a casa, tanti modi di vivere per gli altri. https://vimeo.com/402498618 (altro…)
Testimonianze di chi è in prima linea e chi rimane a casa, tanti modi di vivere per gli altri. https://vimeo.com/402498618 (altro…)
Una giornata di incontro tra Comunità, Movimenti e Paesi per testimoniare la pace e la solidarietà fra i popoli.
Il 9 maggio ricorre la festa del continente europeo che celebra la pace e l’unità fra i popoli. Dalla storica firma del 31 ottobre del 1999 della “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione” fra i responsabili di diversi Movimenti e Comunità, cattolici ed evangelici, dall’Italia e dalla Germania, è nata la rete together4europe, un cammino insieme per riscoprire i valori di pace e fraternità del vecchio Continente. Quest’anno la pandemia di Covid-19 impedisce di vedersi in chiesa, nelle piazze delle città, in ritrovi conviviali, per conferenze e preghiere. Ciò non significa che le attività di questa giornata siano annullate, al contrario: con molta creatività sono nate conferenze digitali, preghiere, gruppi di discussione e dialoghi online tra Comunità, Movimenti e rappresentanti politici, che partono, ad esempio, da Utrecht, Graz, Roma, Lione o Esslingen. Gli eventi di quest’anno hanno la benedizione papale poiché il 22 aprile scorso è arrivata la lettera di Papa Francesco. Il Papa apprezza il servizio al bene comune che la rete together4europe opera attraverso Comunità e Movimenti molto impegnati, ispirati dai valori di solidarietà, pace e giustizia.
Per la Festa dell’Europa, in comunione con Graz, i Comitati Insieme per l’Europa d’Italia hanno promosso e organizzato per la giornata del 9 maggio un evento online dedicato al Sì al Creato difendendo la natura e l’ambiente, dal titolo “Ecologia integrale: utopia sostenibile per l’Europa”. Attraverso le riflessioni di Stefania Papa, docente ed esperta di ecologia, e Luca Fiorani, fisico esperto di clima, e delle video sintesi dei tre messaggi di Papa Francesco, del Patriarca Bartolomeo I e di Antonio Guterres (ONU) per la 50a Giornata mondiale della Terra, saremo aiutati a prendere consapevolezza di come possiamo insieme operare per un presente e futuro migliori, rispettando la nostra Terra, in una cultura del rispetto, della cooperazione e della reciprocità. Insieme per l’Europa infatti ha come obiettivo una “cultura della reciprocità”. In essa i singoli e i popoli diversi possono accogliersi l’un l’altro, conoscersi, riconciliarsi, imparare a stimarsi e a sostenersi vicendevolmente. Riassume molteplici attività a favore della riconciliazione e della pace, della tutela della vita e del creato, di un’economia equa, della solidarietà con i poveri e con gli emarginati, della famiglia, del bene delle città e della fratellanza nel continente europeo. Le diversità non devono essere motivo di paura o di separazione, piuttosto sono ricchezze che vengono sviluppate e armonizzate per un’Europa unita, viva, fraterna. Per maggiori informazioni visita il sito www.together4europe.org
Lorenzo Russo
E’ stato uno dei primi religiosi ad aderire alla spiritualità dei Focolari. Un contemplativo in piena azione; un uomo di Dio immerso nell’umanità. Cosa significa e a che cosa serve “contemplare” oggi? E come si contempla nel XXI secolo? In tempi come questi, chiusi in casa per il Covid e pressati da preoccupazioni per il futuro, prendersi del tempo per metterci in contatto con l’Assoluto potrebbe non sembrare una priorità. Da pochi giorni, però, mi sono dovuta ricredere: ho conosciuto la straordinaria figura di padre Ermanno Rossi, domenicano italiano, pioniere dei Focolari negli anni ’50 che ci ha lasciati lo scorso lunedì di Pasquetta. La sua parabola esistenziale dice che solo una relazione intima con Dio poteva renderla possibile. Lo conferma un suo scritto, stilato in occasione del suo 90mo compleanno: “Le vicende della mia vita sono state tante! Ricordo soltanto una convinzione interiore che mi ha guidato in tutte le scelte: ‘Nulla chiedere e nulla rifiutare’. Ciò significava per me: valutare bene il compito che mi veniva affidato, metterci tutte le forze con la certezza che al resto ci avrebbe pensato Dio. Per questo motivo, non ho mai chiesto nulla né rifiutato nulla, qualunque compito mi venisse richiesto, anche se è stato quasi sempre contrario al mio sentire. Giunto a questa età posso, però, assicurare che è valsa la pena fidarsi di Dio. (…) Assieme alle difficoltà ho avuto delle grazie straordinarie. Tra queste ha un posto di tutto rilievo l’incontro con Chiara Lubich e con il suo Movimento. Questo incontro è stato il faro della mia vita”. E la sua è stata una vita a dir poco intensa: dal 1950 al ’55 è stato incaricato dei giovani aspiranti alla vita domenicana; scriveva che la sua cella era l’automobile: “Ero sempre in giro per l’Italia centrale”. E’ in quegli anni che padre Ermanno approda in una delle prime comunità romane dei Focolari e conosce Graziella De Luca: “Feci solo una domanda: ‘Ora che siete in vita voi, va tutto bene; ma quando la prima generazione sarà passata, avverrà inevitabilmente il declino, com’è capitato a tutte le fondazioni’. Graziella mi rispose: ‘No! Finché ci sarà Gesù in mezzo, questo non avverrà’ ”. Da quel momento la sua vita ha subito, se possibile, ancor più un’accelerata: è stato rettore ed economo di un seminario; docente di Morale a Loppiano; ha girato l’Europa per far conoscere lo spirito dei Focolari a numerosi religiosi. E’ stato responsabile per il Centro Missionario della sua provincia religiosa, poi parroco a Roma e superiore di una piccola comunità. Con quale spirito padre Ermanno ha vissuto tutto questo? Lo racconta lui stesso: “In tutte queste vicende c’è stata una costante: ogni volta ho dovuto cominciare da capo; ho dovuto “riciclarmi”. È stato come se mi avessero affidato ogni volta un mestiere nuovo. Altra costante: al primo impatto, la nuova situazione si è sempre rivelata dolorosa, poi l’ho vista provvidenziale. Ora ho la certezza che ciò che la Provvidenza dispone a mio riguardo è quanto di meglio mi possa capitare”. Nella spiritualità dell’Unità padre Ermanno ha trovato la strada per un nuovo rapporto con Dio. Fino allora, Dio era stato cercato nella solitudine. Da Chiara Lubich scopre che il fratello è la via diretta per andare a Dio; un cammino che non richiede necessariamente la solitudine: può esser fatto anche in mezzo alla folla.
Stefania Tanesini
Il seguente scritto di Chiara Lubich ci conduce al cuore della fede cristiana. “Abbiamo creduto all’amore di Dio — così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita”[1]. È una scelta che in questi tempi si rivela assai ardita, ma non per questo meno vera. Questa volta parleremo ancora di preghiera: è il respiro della nostra anima, l’ossigeno di tutta la nostra vita spirituale, l’espressione del nostro amore a Dio, il carburante di ogni nostra attività. Ma di quale preghiera tratteremo? Di quella che – con le infinite e divine ricchezze che contiene – è tutta racchiusa in una parola, in una sola parola, che Gesù ci ha insegnato e lo Spirito ha messo sulle nostre labbra. Ma veniamo alla sua genesi. Gesù pregava, pregava il Padre suo. Per lui il Padre era «Abbà» e cioè il babbo, il papà, cui egli si rivolgeva con accenti di infinita confidenza e di sterminato amore. Lo pregava essendo nel seno della Trinità, dove egli è la seconda divina Persona. È stato proprio anche per questa sua particolarissima preghiera che ha rivelato al mondo chi egli realmente era: il Figlio di Dio. Ma, giacché era venuto in terra per noi, non gli è bastato essere lui in questa condizione privilegiata di preghiera. Morendo per noi, redimendoci, ci ha fatti figli di Dio, fratelli suoi, e ha dato anche a noi, tramite lo Spirito Santo, la possibilità d’essere introdotti nel seno della Trinità, in lui, assieme a lui, per mezzo di lui. Cosicché anche a noi è stata resa possibile quella sua divina invocazione: «Abbà, Padre!»[2]: «Papà, babbo mio!», nostro – con tutto ciò che essa comporta: certezza della sua protezione, sicurezza, cieco abbandono al suo amore, consolazioni divine, forza, ardore; ardore che nasce in cuore a chi è certo di essere amato… È questa la preghiera cristiana, una preghiera straordinaria. Non si riscontra in altri luoghi, né in altre religioni. Al più, se si crede in una divinità, la si venera, la si adora, la si supplica stando, per così dire, all’esterno di essa. Qui no, qui si entra nel Cuore di Dio. E allora? Allora ricordiamoci anzitutto della vertiginosa altezza a cui siamo chiamati come figli di Dio e, di conseguenza, dell’eccezionale nostra possibilità di pregare. Naturalmente, si può dire «Abbà, Padre!», con tutto il significato che questa parola comporta, solo se lo Spirito Santo la pronuncia in noi. E, perché ciò sia, occorre essere Gesù, null’altro che Gesù. Il modo? Lo sappiamo: egli già vive in noi per la grazia. Ma occorre fare la parte nostra. Essa consiste nell’amare, nell’essere nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Con più pienezza poi lo Spirito la porrà sulle nostre labbra se saremo in perfetta unità coi nostri fratelli, dove Gesù è fra noi. «Abbà, Padre!», sia la nostra preghiera. (…) Per essa corrisponderemo in pieno alla nostra chiamata a credere all’amore, alla fede nell’amore che sta alla radice del nostro carisma. Sì, l’Amore, il Padre ci ama. È il nostro papà: di che possiamo temere? E come non vedere nel disegno d’amore che egli ha su ciascuno di noi, e che ci si rivela giorno dopo giorno, la più straordinaria avventura a cui potevamo essere chiamati? «Abbà» è la tipica preghiera del cristiano. E in modo speciale di noi focolarini. Se siamo dunque sicuri che stiamo vivendo il nostro Ideale, se siamo cioè nell’amore, rivolgiamoci al Padre così, come faceva Gesù. Le conseguenze? Le sentiremo nel nostro cuore.
Chiara Lubich
(in una conferenza telefonica, Rocca di Papa, 9 marzo 1989) Tratto da: “Abbà, Padre!”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 355. Città Nuova Ed., Roma 2019. [1] Benedetto XVI, Deus Caritas est, 1. [2] Mc 14,36; Rm 8,15. (altro…)
https://vimeo.com/413215068 (altro…)