24 Mar 2019 | Cultura
Intervista al segretario per la Congregazione per l’Educazione Cattolica presente al convegno EduxEdu: “Occorre ricostruire il patto tra educando ed educatore”. Ci sono questioni che non trovano soluzioni definitive in un mondo in continua evoluzione. Bisogna sempre tenere il passo, correggere, reinterpretare e soprattutto trovare il modo di uscire dalle tante solitudini che attanagliano chi si occupa oggi di educazione. Da sempre, ma in particolare in questi ultimi anni, la Chiesa ha richiamato con accenti forti l’attenzione sull’emergenza educativa vista come una delle sfide antropologiche più coraggiose da attraversare nel nostro tempo. E su questa sfida Papa Francesco continua a insistere perché sta proprio qui il vulnus, il punto più fragile, la causa delle crescenti diseguaglianze sociali, è una sfida che viene molto spesso sottovalutata dalla politica e quindi scartata e isolata nella totale indifferenza. Mons. Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ne ha parlato alla tavola rotonda dal titolo ”La vitalità dei sogni: dare un’anima all’educazione”, al convegno internazionale che si è da poco concluso a Castel Gandolfo, “Edu x Edu”, “Educarsi per educare – crescere insieme nella relazione educativa”. Il progetto è nato nel 2016 eha visto la partecipazione di circa 400 educatori, giovani, insegnanti dei focolari provenienti da diversi Paesi. Un cartello di promotori, oltre ilMovimento dei Focolari, ha sostenuto quest’anno l’iniziativa, come l’Università LUMSA, l’Istituto Universitario Sophia, AMU (Azione Mondo Unito onlus), EdU (Educazione e Unità) e AFN (Azione Famiglie Nuove onlus).
L’intervento di Mons. Zani ha puntato ad analizzare soprattutto la frattura tra le generazioni, una frattura fra culture, valori, ideali provocata anche dalla rivoluzione digitale, un potenziale straordinario ma che spesso disorienta. L’avvento dell’era dell’infosfera, gli sviluppi nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno modificando le risposte a domande fondamentali. Di fronte a tale scenario qual è la proposta di Papa Francesco? Se torniamo per un momento al passato, scopriamo che l’educazione era un compito comunitario, una condivisione relazionale. Fare rete, aprire un dialogo a 365 gradi fra tutte le agenzie educative è la chiave che può vincere questa sfida. Educare non è infatti rimanere fissi nelle proprie sicurezze e nemmeno abbandonarsi solo alle sfide, ma tenere insieme i valori, le proprie visioni e mettersi a confronto con le altre realtà e una di queste dimensioni è quella della trascendenza, del rapporto con Dio, ha sottolineato Mons. Zani. L’invito è quello di metterci in rapporto e in servizio con gli altri, proporre un sapere non di tipo selettivo ma relazionale, che tende a includere, ristabilire a tutti gli effetti le fondamenta per un “patto educativo” che lasci spazio alla responsabilità educativa sociale per ricostruire armonicamente la relazione tra famiglia, scuola, istituzioni educative e civili e cultura. Occorre quindi rifondare questa alleanza per essere all’altezza delle sfide che il Papa ci ha lanciato.
Ed è proprio per rilanciare l’impegno di ricostruire il patto educativo che Papa Francesco ha incaricato la Congregazione per l’Educazione Cattolica di promuovere un evento mondiale che si terrà il 4 ottobre prossimo a Roma. “Occorre, infatti, – ha affermato Mons. Zani -, accompagnare gli uomini e le donne del terzo millennio, ma soprattutto i giovani, a scoprire il principio di fraternità che soggiace all’intera realtà: principio reso sempre più evidente dall’interdipendenza planetaria e dal comune destino di tutte le creature. Il Papa proporrà una “Magna charta” di principi ed obiettivi che verrà sottoscritta da lui stesso e da una rappresentanza di persone autorevoli, espressione dei vari mondi vitali e istituzionali del mondo, affinché diventi un impegno da assumersi a tutti i livelli attraverso progetti concreti in ambito educativo. Ricostruire il patto educativo a livello globale, educando alla fraternità universale, significa ricomporre la trama delle relazioni sociali sofferenti, danneggiate dagli egoismi individuali e dalle avidità collettive, puntando invece sul rispetto e sull’amore verso l’altro per trasformare e migliorare la vita personale e sociale. Se vogliamo cambiare il mondo – ripete Papa Francesco – occorre cambiare l’educazione”.
Patrizia Mazzola
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22 Mar 2019 | Focolari nel Mondo
Colpite anche alcune comunità dei Focolari dall’alluvione in Africa sudorientale Nei giorni scorsi una violenta alluvione ha colpito l’Africa sudorientale, in particolare la parte centrale del Mozambico. Siamo in contatto con membri del Movimento dei Focolari nelle zone di Beira e di Chimoio. Alcuni di loro gestiscono una missione di circa 500 persone che ospita un centro di recupero (Fazenda da Esperança), una scuola, due college ed un ospedale. In questo momento tutta la missione è sommersa dall’acqua ed isolata, senza acqua potabile, luce e cibo. Fortunatamente non ci sono stati morti, ma nei dintorni ci sono state parecchie vittime. La Caritas e le autorità stanno lavorando per raggiungere le zone isolate per portare cibo e generi di prima necessità. Ma la sfida più grande arriverà quando l’acqua sarà scesa e quando – come afferma Mons. Dalla Zuanna, vescovo di Beira, “si dovrà iniziare la ricostruzione e le luci dell’emergenza si saranno spente.” Per questo il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari si è attivato per raccogliere contributi ed impiegarli per assistere la popolazione sul posto. Chi volesse può contribuire con le seguenti modalità: Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU) IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 Banca Popolare Etica BIC: CCRTIT2T Emergenza Mozambico Oppure: Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN) IBAN: IT55 K033 5901 6001 0000 0001 060 presso Banca Prossima Codice SWIFT/BIC: BCITITMX Emergenza Mozambico (altro…)
15 Mar 2019 | Sociale
I ragazzi per l’unità del Movimento dei Focolari e Prophetic Economy aderiscono a «FridaysForFuture», l’iniziativa mondiale per la salvaguardia dell’ambiente promossa da Greta Thunberg
Questa mattina nel giardino della sede internazionale del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa (Italia), la Presidente dei Focolari Maria Voce e il co presidente Jesús Morán hanno piantato un albero (diretta Facebook dell’evento) a sostegno all’iniziativa internazionale #FridaysForFuture, promossa da Greta Thunberg, la sedicenne svedese che in poco tempo è diventata un simbolo dell’ambientalismo. Il mondo ha iniziato ad accorgersi di lei quando, a inizio anno scolastico, lo scorso autunno, Greta ha deciso di scioperare da scuola ogni venerdì mattina per fare sit-in davanti al Parlamento di Stoccolma. Il suo obiettivo era quello di protestare per una mancata presa di posizione da parte dei leader politici di fronte a quanto sta accadendo all’ambiente. Poi a fine gennaio, a Davos in Svizzera, è finita nel mirino dei media mondiali quando ha parlato davanti ai big della terra al World Economic Forum: “State distruggendo il mio futuro non voglio che speriate, vi voglio vedere nel panico”. Anche i Ragazzi per l’Unità del Movimento dei Focolari, insieme a Prophetic Economy, hanno deciso di aderire all’iniziativa internazionale prevista per oggi, venerdì 15 marzo, per chiedere con forza che siano rispettate le convenzioni internazionali per salvaguardare il pianeta, che si smetta di parlare e si agisca con decisione. “Le prese di posizione di molti politici dimostrano che l’approccio top-down non è sufficiente – spiega Luca Fiorani, coordinatore di EcoOne, la rete internazionale dei Focolari degli operatori nell’ambito dell’ecologia e della sostenibilità. Le grandi conferenze internazionali sul clima dell’Onu dimostrano che è difficile prendere delle decisioni condivise per combattere il riscaldamento globale. E così entrano in gioco gli approcci bottom-up, cioè quelli in cui la popolazione spinge sui potenti per far prendere delle decisioni efficaci per evitare il cambiamento climatico. E allora l’iniziativa di questi ragazzi è importantissima, perché sono quelli che un domani pagheranno di più gli effetti del cambiamento climatico. È quindi importante che i ragazzi si muovano a livello globale e che muovano le coscienze di tutti. Se non agiamo ora, nel giro di 20 o 30 anni potrebbe essere troppo tardi. Anche Papa Francesco lo ricorda spesso. Basta andare a leggersi la sua lettera sulla Quaresima, tutta incentrata sulla conversione ecologica: pregare, digiunare, fare elemosina, ma con – nello sfondo – la cura della creazione”. E l’impegno dei ragazzi dei Focolari per raggiungere l’obiettivo “Fame Zero”, va proprio nella direzione dell’iniziativa di Greta Thunberg.
Lorenzo Russo
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14 Mar 2019 | Chiara Lubich
A undici anni dalla morte della fondatrice dei Focolari sono molti gli eventi che la ricordano nel mondo. A Roma, il Card. Ryłko ha celebrato una S. Messa alla presenza di Maria Voce e Jesús Morán. Oltre a un folto gruppo del “popolo” di Chiara, molte le autorità civili, religiose e gli amici dei Focolari intervenuti. La celebrazione è stata animata dal complesso internazionale Gen Verde. Iniziatrice di strade nuove di vita cristiana, donna affidata totalmente a Dio e dalla profonda identità “mariana”. Proprio per questo Dio ha depositato in lei un dono per la Chiesa e il mondo: il carisma dell’unità. Questi, in sintesi, i cardini della vita di Chiara e dei Focolari ripercorsi dal Card. Stanisław Ryłko, già Segretario e poi Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, durante la S. Messa celebrata il 14 marzo a Roma nel più antico santuario mariano, la basilica di Santa Maria Maggiore, in occasione dell’undicesimo anniversario della morte di Chiara Lubich.
Presenti, oltre alla Presidente dei Focolari Maria Voce, al Copresidente Jesús Morán e a un folto gruppo del “popolo di Chiara”, anche rappresentanti civili, religiosi, del mondo diplomatico e di diversi movimenti cristiani: un’assemblea variegata, che sembrava restituire a Chiara quell’abbraccio da lei rivolto all’umanità. “Quante volte avete sentito Chiara pronunciare queste parole – ha ricordato il Card. Ryłko: «È l’amore che conta. È l’amore che fa camminare il mondo, giacché se uno ha anche una missione da svolgere essa è tanto più feconda quanto più è intrisa d’amore». “Oggi le sfide che personalmente e come popoli viviamo non sono da meno da quelle che Chiara ha dovuto affrontare quando ha cominciato – confida una ragazza che da poco ha conosciuto i Focolari. Nulla di più attuale del suo messaggio di unità oggi; della sua visione di un mondo che, nella sua diversità e contraddizione, può avanzare unito anche in mezzo a polarizzazioni che sembrano lacerare le nostre relazioni”. Si coglieva, nelle parole del Card. Ryłko, l’amicizia fraterna di lunghi anni con la fondatrice dei Focolari – “Abbiamo percorso un
lungo tratto di strada insieme” – e la profonda conoscenza del dono che Dio le ha fatto. “Nella vita di un Movimento è molto importante la memoria delle origini – ha sottolineato –, come alla fonte l’acqua è sempre più limpida, così alle origini un carisma si presenta in tutta la sua affascinante bellezza e novità. E il Movimento scopre meglio la sua identità. La vostra identità più profonda è racchiusa nel nome stesso del vostro Movimento: Opera di Maria. Una particolare presenza di Maria vi accompagna fin dalla vostra nascita. Questa dimensionemariana caratterizza tutto il vostro impegno missionario nel mondo. Papa Francesco parla spesso di uno “stile mariano di evangelizzazione” come quello più adatto ai nostri tempi”. Ha poi definito il popolo dei Focolari una “generazione nuova” di uomini e donne, di giovani, di famiglie nuove, tutti innamorati dell’amore di Dio e dell’ideale dell’unità. Alla fine della celebrazione, ringraziando tutti i presenti, Maria Voce ha comunicato l’apertura, il 7 dicembre prossimo dell’anno dedicato al centenario della nascita di Chiara Lubich. Il 2020 sarà infatti costellato di numerose iniziative ed eventi di varia natura volti a “celebrare per incontrare” Chiara, come recita il motto del centenario stesso.
“Vorremmo celebrare questa corrente di vita nuova e universale che il Carisma dell’unità ha immesso nelle nostre storie personali e in quella di numerosi popoli e culture” – ha annunciato la presidente dei Focolari. “Lo vogliamo fare dando la possibilità a tanti nel mondo di incontrare Chiara oggi: di conoscerla come persona e riscoprire l’attualità del suo Carisma e la sua visione di un mondo visto come famiglia di popoli fratelli. Una visione controcorrente in quest’epoca di particolarismi e sovranismi risorgenti. Sono certa che l’incontro personale e collettivo con Chiara continuerà ad ispirare persone, idee e progetti animati dallo spirito dell’unità”. Le celebrazioni avranno inizio a Trento, la sua città natale, il 7 dicembre prossimo, con l’inaugurazione di una grande mostra multimediale dedicata a Chiara, che sarà anche riproposta in varie capitali del mondo. Per tutto l’anno si avvicenderanno a Trento gruppi di pellegrini che potranno conoscere meglio la sua persona e la sua eredità spirituale. Anche a Roma e dintorni, nel corso dell’anno, ci saranno vari eventi che permetteranno di scoprire dal di dentro la vita e l’opera di Chiara nel quotidiano, dalla casa dove ha abitato alla cappella dove ora riposa, presso il Centro del Movimento.
Stefania Tanesini
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13 Mar 2019 | Chiara Lubich
Dobbiamo ammetterlo: a undici anni dalla sua morte e alla vigilia del centenario con il quale nel 2020 ricorderemo la sua nascita, Chiara Lubich è ancora tutta da scoprire. Il modo migliore per avvicinarci al più intimo della sua anima e capire la sovrabbondanza di luce, di gioia e di frutti che contraddistingue la sua vita è guardarla così come voleva essere ricordata e cioè come “la sposa di Gesù abbandonato”, cioè di Gesù che sulla croce si sente abbandonato anche da Dio. L’ha detto lei stessa in una di quelle conferenze telefoniche dove ogni mese raccoglieva in un’unica famiglia mondiale le numerose comunità dei Focolari: “Vorrei essere ricordata unicamente come la sposa di Gesù abbandonato”[1]. E commentava: “Questa possibile (Dio mi aiuti!) definizione della mia vita, mi è sembrata meravigliosa, anche se altissima, anche se ancora mio «dover essere». Eppure l’ho avvertita come la mia vocazione”. La storia e la Chiesa diranno se aveva visto giusto e se questo traguardo l’ha raggiunto, ma molti indizi ci dicono che questo suo “sposalizio con Gesù abbandonato” è il filo d’oro che passa nella trama della sua vita e ne spiega il perché.

Acquerello di Annemarie Baumgarten
Ancora giovinetta, confidava a sua madre la preghiera che spesso ripeteva a Gesù nel segreto del suo cuore: “Dammi di provare qualcosa dei tuoi dolori, specialmente un po’ del tuo terribile abbandono, perché ti stia più accanto e sia più simile a Te che nell’infinità del Tuo Amore mi hai scelta e mi hai presa con Te”[2]. Quando, nell’estate 1949, Igino Giordani le chiede di poterle fare voto d’obbedienza, lei trasforma questo suo desiderio in una richiesta a Gesù eucaristia di stabilire, cioè, fra loro quel rapporto che Egli vuole, e dice a Giordani: “Tu conosci la mia vita: io sono niente. Voglio vivere, infatti, come Gesù Abbandonato che si è completamente annullato”[3]. Quel patto sigillato poi in Gesù eucaristia segna l’inizio di un periodo ricolmo di una tale abbondanza di luce al quale Chiara darà il nome di Paradiso ’49 e, quando alla fine di esso, Giordani la convince a lasciare quel Cielo per tornare in città dove l’umanità l’attendeva, esce dal suo cuore la sua più ardente dichiarazione d’amore:“Ho un solo sposo sulla terra: Gesù abbandonato…”[4]. Nel 1980, quando il pensiero della morte la preoccupava, ha chiesto a Gesù di darle una spinta decisiva per concludere bene la sua vita ed egli le ha ricordato come l’aveva cominciata: non vedendo e non amando che Lui abbandonato. Le sembrava che egli le dicesse: “Guarda che ho aspettato venti secoli per svelarmi a te in questo modo; se non mi ami tu, chi mi amerà?”[5]. E quando nel 2000 ha scritto un libro riassuntivo di tutta la sua storia, vi ha messo come epigrafe: “Come una lettera d’amore a Gesù abbandonato”e ha spiegato: “Non riuscirò logicamente ad esprimere quanto sento, o dovrei sentire, verso Colui per il cui amore più volte ho affermato che la mia vita ha un secondo nome: Grazie”[6]. Per decenni ha ravvisato il volto di questo suo Sposo nelle sue sofferenze personali e nelle porzioni d’umanità più colpite dal male e ha cercato di consolarlo. Infine, nei tre ultimi anni della sua vita, è stata del tutto unita a Lui, in una notte oscura così profonda che l’ha chiamata “notte di Dio”: “Dio è andato lontano, anche Lui va verso «l’orizzonte del mare», fin lì l’avevamo seguito, ma al di là del mare, dopo l’orizzonte, cade giù e non si vede più. Così si pensa. Per cui, mentre si credeva che le notti dello spirito terminassero con l’abbracciare Gesù abbandonato, ci si accorge che qui si entra in Gesù abbandonato”[7].
Michel Vandeleene
[1]Anima-sposa. Pensiero del 11.11.1999, in C. Lubich, Costruendo il “castello esteriore”, Città Nuova, Roma 2002, p. 88. [2]C. Lubich, Lettera di dicembre 1944, in Lettere dei primi tempi, Roma 2010, p. 69. [3]C. Lubich, Paradiso ’49,in AA.VV., Il Patto del ’49 nell’esperienza di Chiara Lubich, Città Nuova, Roma 2012, p. 17. [4]C. Lubich, La dottrina spirituale, Mondadori, Milano 2001, p. 138; Città Nuova, Roma 2006, p. 152. [5]C. Lubich, Conversazione con i focolarini della Svizzera, Baar, 13.11.1980, p. 3. [6]C. Lubich, Il Grido, Città Nuova, Roma 2000, p. 11. [7]C. Lubich, Gesù Abbandonato (a cura di H. Blaumeiser), Città Nuova, Roma 2016, pp. 152-153. (altro…)