5 Dic 2020 | Focolari nel Mondo
L’aiuto delle Comunità dei Focolari nei paesi latinoamericani: gesti concreti per essere “fratelli tutti”, così come invoca Papa Francesco nell’ultima enciclica.
In Perù e negli altri Paesi latinoamericani si assiste al continuo arrivo di migranti soprattutto venezuelani, ma anche cubani, centroamericani, haitiani, arabi. Le comunità dei Focolari ogni giorno si impegnano per aiutare queste persone. “La nostra avventura in Perù inizia pochi giorni prima del Natale 2017 – racconta Silvano Roggero, focolarino in Perù -. Abbiamo invitato a pranzo in casa alcuni venezuelani che abbiamo conosciuto. All’inizio erano in cinque, poi ci siamo spostati al Centro “Juan Carlos Duque” perché gli inviti superavano le 120 persone! Ricordo l’incontro di Geno con Karlin e i suoi tre figli piccoli. Accovacciata sul marciapiede, vendeva caramelle. Geno sente forte una voce dentro: “è Gesù!”. Tornata indietro compra alcune caramelle e la invita al pranzo. Quella domenica é venuta con i 3 bambini e ha portato anche sua sorella con i suoi due figli!” In Colombia vicino a Bogotá, Alba, arrivata migrante dal Venezuela nel 2014, è diventata un punto di riferimento per i “Caminantes” (migranti) che passano quotidianamente. Un giorno, non aveva ancora pranzato, passa una donna incinta con il compagno, bisognosi di una visita. Al dispensario c’era un’infermiera molto attenta e gentile che ha potuto aiutarli. Nonostante il freddo, la fame, la preoccupazione per aver lasciato i suoi colleghi volontari da soli e anche i figli a casa senza pranzo, Alba è rimasta ad aspettarli. Al termine della visita ha riaccompagnato i due giovani genitori, e cosa succede? I Caminantes sapendo ciò che Alba aveva fatto per loro, hanno messo insieme due spiccioli per comprare due cartoni di uova per lei, i suoi figli e i colleghi! Davvero il centuplo! Da chi? Da chi piú ha bisogno!
Alla fine del 2018 la comunità dei Focolari di Città del Messico si è unita nella “accoglienza umanitaria” delle carovane di migranti. Un’associazione civile che si ispira al carisma dei Focolari ha dato il suo apporto tecnico e nel coordinamento con le autorità. È stato attivato un canale per facilitare l’arrivo di alimenti, vestiti, prodotti per l’igiene personale e decine di coperte. Possiamo immaginare la gratitudine dei migranti. Anche il Brasile ha accolto tanti migranti. “La moltiplicazione delle donazioni ci sorprende – raccontano dalla Comunità locale -. Facciamo una richiesta per una stufa, improvvisamente otteniamo molto di più. Qualcuno ci chiede un lavandino e il giorno dopo una persona che non conosciamo si mette a disposizione e ne dona cinque. Un giorno un amico va a comprare qualcosa da donarci. Al venditore spiega i motivi dell’acquisto ed è sorpreso per lo sconto e per la consegna gratuita. In un’altra occasione una persona che non conosciamo ci dice: “farò un evento e ordinerò del cibo per voi da far arrivare a chi ne ha bisogno”.
Lorenzo Russo
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2 Dic 2020 | Cultura, Nuove Generazioni
Giunta alla sua ottava edizione, la marcia che è parte del festival “Armonia fra i Popoli”, non si ferma neppure con il Covid. Ne parliamo con Antonella Lombardo, direttrice artistica della scuola di danza Laboratorio Accademico Danza (LAD) a Montecatini (Italia) e promotrice dell’evento. Li abbiamo visti nei luoghi più disparati in questi mesi di pandemia: pianisti, violinisti, rocker, cantanti pop e d’opera sui tetti, nelle piazze, nei parchi, sempre mantenendo la giusta distanza. Questo a dimostrare che niente e nessuno può arrestare l’espressione artistica, neppure un virus mondiale. Ne è più che convinta anche Antonella Lombardo, direttrice artistica della scuola Laboratorio Accademico Danza a Montecatini, vicino a Firenze (Italia) e ideatrice del festival “Armonia fra i Popoli” che da 15 anni promuove l’idea della ricerca dell’armonia possibile attraverso l’arte, come strumento trasversale e universale. L’edizione 2020 non si è fermata neppure con il Covid.
In che forma si è svolto il festival quest’anno? La marcia “Armonia for peace” è uno degli appuntamenti principali del festival “Armonia fra i Popoli” e sapevamo che quest’anno non avremmo potuto realizzarla in modo tradizionale. Il formato virtuale era l’unica possibilità per non fermarci e così l’abbiamo lanciato il 12 novembre scorso. Alle scuole del territorio in cui ci troviamo ma anche oltre, fuori dall’Italia, abbiamo rivolto l’invito di realizzare video che esprimessero il significato della pace. La risposta è stata incredibile: nonostante molte scuole ora in Italia utilizzino, da un certo grado in su, la didattica a distanza, gli insegnanti hanno sostenuto il progetto, i ragazzi hanno risposto con entusiasmo e tutto ha assunto un valore superiore, anche dal punto di vista della costruzione delle relazioni. I docenti hanno collaborato tra loro, tante classi hanno realizzato i video che abbiamo postato sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale DanceLab Armonia e abbiamo ricevuto lavori non solo dall’Italia, ma anche da altri Paesi come la Francia e la Giordania. Ha così preso forma una maratona digitale estremamente variegata che dice “pace” nelle forme artistiche e coreografiche più diverse.
Del materiale che avete ricevuto c’è qualcosa che ti ha colpito in modo particolare e perché? Ci hanno colpito in primis le interazioni nate tra i ragazzi: non sappiamo dove tutto questo arriverà e il fatto che si siano messi insieme per lavorare su cosa significhi costruire la pace, oggi, è forse la cosa più importante. Con i loro insegnanti hanno dovuto tirar fuori delle idee per poter realizzare i video; sono andati a fondo sul senso della pace, sul fatto che non è uno slogan e questo ha fatto sì che abbiano dovuto scavare nel cuore di ciascuno. Persino i funzionari pubblici dei Comuni del nostro territorio che hanno visto nascere e crescere il festival “Armonia fra i Popoli” si sono entusiasmati e ci hanno detto che è stata una delle attività più belle che hanno segnato la loro vita. Insomma queste relazioni sono il frutto più bello: relazioni vere, basate su rapporti costruiti sul bene reciproco. Quali progetti avete ora? In collaborazione con la Custodia di Terra Santa ed in particolare con il sostegno di padre Ibrahim Faltas e la Fondazione Giovanni Paolo II, stiamo lavorando per realizzare una scuola di danza a Betlemme. Questo progetto vuole essere uno spiraglio di speranza per dare dignità a tanti bambini che, in questi territori sono prigionieri a cielo aperto. Un altro progetto è quello del Campus Internazionale di alta formazione nella danza che avrà sede in Italia ma è internazionale. Sarà un luogo di formazione in cui l’arte si farà strumento per infrangere ogni tipo di barriera; sarà un cantiere di formazione per tutti i giovani che vorranno lasciare un segno e usare questo linguaggio per portare la bellezza ovunque anche dove sembra impossibile.
Stefania Tanesini
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26 Nov 2020 | Testimonianze di Vita
Alla scuola di Gesù, possiamo imparare ad essere l’uno per l’altro testimoni e strumenti dell’amore tenero e creativo del Padre. È la nascita di un mondo nuovo, che risana la convivenza umana dalla radice e attira la presenza di Dio tra gli uomini, sorgente inesauribile di consolazione per asciugare ogni lacrima. Un’idea insolita Mio marito ed io viaggiavamo sull’autostrada, quando ho notato una coppia nella macchina dietro di noi. L’uomo al volante sembrava molto agitato e con la sua guida poteva rappresentare un pericolo. Arrivati al casello, ho avuto un’idea: perché non pagare il pedaggio anche a loro? Così, mentre mio marito pagava il nostro, ho dato all’impiegato l’ammontare per i viaggiatori dietro di noi, con il seguente messaggio: “Buona giornata e buone vacanze dalla coppia nella macchina del Massachusetts”. E a mio marito che non capiva ho spiegato che forse questo piccolo gesto avrebbe ricordato a quell’uomo che qualcuno gli voleva bene: chissà che non potesse portare una nota diversa nel suo viaggio! Guardando poi indietro, ho visto che l’impiegato del casello parlava con quella coppia, indicando verso la nostra direzione. Dopo un po’, ripreso il percorso, un’auto si è avvicinata alla nostra: erano loro. L’uomo sorrideva, mentre lei mostrava un pezzo di carta dove era scritto a caratteri cubitali: “Ha funzionato la vostra gentilezza! Grazie, Massachusetts!”. (D.A. – Usa) Pace in famiglia Da anni il rapporto con nostra figlia e nostro genero ci faceva soffrire. Lui era geloso di noi fino al punto che Grazia non poteva più venire a trovarci. A mia volta, non riuscivo a perdonarle tanta passività. Poi, una telefonata con mio genero: un’ora e mezzo di accuse reciproche. Quella notte non sono riuscita a dormire. Ho deciso allora di scrivere a tutti e due una lettera in cui chiedevo loro scusa e assicuravo che avevano sempre un posto nel nostro cuore. Non mi aspettavo niente da quella lettera, invece lui mi ha telefonato commosso, annunciando l’arrivo di Grazia l’indomani. Non molto tempo dopo una telefonata dei genitori di nostro genero, che non sentivamo da anni, ci ha confermato che la situazione era completamente cambiata: ci invitavano, infatti, a trascorrere qualche giorno da loro. Mai tanto affetto ci è stato dimostrato e abbiamo trascorso giornate serene, che non dimenticheremo facilmente. Ritornando a casa, mio marito ed io abbiamo ringraziato Dio perché con una semplice lettera ci aveva fatto l’immenso dono della pace in famiglia. (D.R. – Italia) La somma A mia moglie e a me sembrava giunto il momento dell’acquisto della casa. Fatti i nostri conti, impegnati tutti i nostri risparmi e l’anticipo sulla liquidazione, ancora ci mancava una somma per poter fare un mutuo decennale. Proprio in questi giorni, al lavoro, abbiamo fatto un grosso acquisto. Il fornitore mi ha preso poi in disparte e mi ha informato che quando volevo passare da lui avrei trovato “il mio”. Capivo cosa intendesse per “il mio”: era una certa somma che avrei potuto intascare. In altre parole si trattava di una forma, se non proprio di corruzione, sicuramente di malcostume, molto frequente nelle compravendite. Da una parte quella somma ci avrebbe fatto comodo e la tentazione di accettarla non è stata insignificante. Però la libertà di essere “puro di cuore”, come dice il Vangelo che voglio vivere, non ha prezzo. La certezza che Dio provvederà, come ha abbondantemente provveduto finora, ci ha fatto rifiutare l’offerta e, in aggiunta, dato la spinta a donare la nostra seconda auto a una persona che sicuramente ne ha più bisogno di noi. (D.A. – Italia)
a cura di Stefania Tanesini
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.6, novembre-dicembre 2020) (altro…)
20 Nov 2020 | Testimonianze di Vita
Gesù non è indifferente alle nostre tribolazioni e impegna se stesso nel guarire il nostro cuore dalla durezza dell’egoismo, nel riempire la nostra solitudine, nel dare forza alla nostra azione. Un matrimonio salvato Una nostra figlia stava attraversando un momento estremamente delicato della sua vita di coppia. L’ultima volta in cui ho parlato con lei per telefono, mi confidava che ormai aveva perso ogni speranza di salvare il matrimonio; come unica cosa da fare, diceva piangendo, rimaneva il divorzio. Sempre aveva colpito me e mio marito la promessa fatta ai discepoli da Gesù: “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà”. Con questa fiducia, promisi a nostra figlia che insieme agli altri suoi cinque fratelli avremmo pregato per ottenere la riconciliazione. Non molto tempo dopo lei mi telefonò risollevata e quasi incredula: dopo lunga riflessione, suo marito aveva accettato di fare un colloquio con chi avrebbe potuto aiutarli a risolvere i loro problemi. Difatti si riappacificarono. Non solo: passato qualche anno, nostro genero le manifestò il desiderio di entrare a far parte della Chiesa cattolica. Per questo le chiedeva di accompagnarlo da un sacerdote per iniziare la preparazione necessaria. (G. B. – Usa) Un nuovo inizio Non vedevo l’ora di cominciare a insegnare in un liceo della Chiesa d’Inghilterra a West London. Ma il mio entusiasmo è svanito presto: non accolto dagli studenti come avrei desiderato e in costante conflitto con loro, ho cominciato a usare i miei poteri. Ma confidandomi con amici, ho capito che un’altra era la tattica da seguire, anche se mi sentivo dalla parte giusta. Gesù non avrebbe fatto così. Il giorno dopo, in classe, mi sono scusato dicendo che avevo probabilmente fatto un sacco di errori che un insegnante più esperto avrebbe evitato. In un grande silenzio e ascolto da parte degli alunni, ho detto che avrei provato a vederli tutti con occhi nuovi e speravo che facessero altrettanto con me. Uno dei principali piantagrane ha pubblicamente accettato le mie scuse, scusandomi a sua volta per il comportamento proprio e del resto della classe. Vari studenti annuivano a queste parole. Ho visto alcuni di loro sorridere. Era accaduto qualcosa di imprevedibile: un insegnante si era scusato di fronte a tutta la classe. È stato un nuovo inizio per tutti. (G.P. – Inghilterra) Il ragazzo dell’incrocio Ogni mattina, prima di recarmi al mio posto di lavoro come vigile urbano, sono solito andare a Messa e chiedere a Gesù l’aiuto per amare chiunque incontrerò durante la giornata. Un giorno, ad un incrocio con molto traffico, vedo sfrecciare un ragazzo in moto. Dopo poco lui torna, sempre ad altissima velocità, e questo si ripete numerose volte. Gli intima inutilmente di fermarsi, sperando in cuor mio che non provochi guai. Finalmente si ferma, solo per dirmi: “Ho molte difficoltà, voglio farla finita con la vita”. Lo ascolto a lungo, pur continuando il mio lavoro. Gli offro la mia disponibilità ad aiutarlo e non gli faccio la multa. Lo vedo andar via più sereno. Passano alcuni anni. Mentre sono di servizio in un altro posto, mi si avvicina un giovanottone sorridente che mi abbraccia commosso. Io gli dico: “Guarda, devi aver sbagliato vigile”. E lui: “No, sono il ragazzo dell’incrocio; ora sono felicemente sposato e contento della vita. Sono venuto fin qui dalla città dove abito ora, perché la volevo ringraziare”. In cuor mio posso solo ringraziare Dio. (S.A. – Italia)
a cura di Stefania Tanesini
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.6, novembre-dicembre 2020) (altro…)
18 Nov 2020 | Chiara Lubich
Ideata come uno degli eventi per il Centenario di Chiara Lubich, era stata sospesa a causa della pandemia ed i fondi raccolti donati in beneficienza. Adesso arriva sui social dei Focolari in Brasile con gli stessi contenuti e nuovi linguaggi. Una mostra prevista per agosto 2020 poi rimandata a novembre e infine approdata sul web. Un itinerario faticoso per questo evento dedicato a Chiara Lubich in occasione del Centenario della sua nascita ed oggi fruibile attraverso i profili social di @focolaresbrasil (Facebook, Instagram e Youtube): foto, video e contenuti testuali saranno pubblicati quotidianamente per tutto il mese di novembre 2020. Una mostra diversa da quella prevista, con un pubblico ampliato grazie al web, arricchita del contributo di un’équipe intergenerazionale. Ne parliamo con Josè Portella, uno dei curatori della mostra.
Come è nata l’idea di sostituire la mostra in presenza con una virtuale? Chi ha fatto parte dell’équipe di realizzazione e come avete lavorato? Siamo un team di sedici persone del Movimento dei Focolari, di diverse età e vocazioni: giovani e adulti, volontari e focolarini. Dall’inizio del 2019 lavoravamo insieme per presentare in Brasile una versione ridotta della mostra allestita alle Gallerie di Trento in Italia. Poi è arrivata la pandemia. A maggio 2020, rendendoci conto della gravità della situazione, abbiamo capito che potevamo “celebrare” il Centenario aiutando i bisognosi colpiti dalla pandemia. In accordo con le persone che avevano già fatto donazioni per la mostra, abbiamo donato quanto ricevuto a chi era più in difficoltà. È stato allora che abbiamo saputo che per la mostra di Trento si stava preparando un percorso online. Ma la semplice traduzione non bastava per raggiungere la realtà brasiliana. Perché non fare qualcosa di virtuale specifico per il nostro Paese? Con alcuni esperti delle nuove generazioni, che si sono uniti all’équipe, ci siamo divisi in tre gruppi per adattare il materiale espositivo di Trento, preparare video, valutare le esigenze finanziarie. Un’esperienza di unità tra generazioni. La difficoltà principale è stata mantenere la narrativa della mostra di Trento, ma con un approccio brasiliano e un linguaggio adatto ai social media. Quali sono le caratteristiche del percorso che avete riservato ai visitatori virtuali? Ci sono quattro video promozionali e un video per il lancio della Mostra. Poi si presenta Chiara Lubich e il suo carisma secondo tre tematiche: essere con la storia della Lubich; influire con la testimonianza delle persone che hanno conosciuto e che vivono la spiritualità dell’unità; agire con tutte le realtà che sono nate attraverso il suo carisma. Che cosa secondo voi Chiara Lubich ha da dire al Brasile di oggi, anche nel particolare momento di pandemia che stiamo vivendo a livello planetario? Chiara Lubich durante un viaggio in Brasile nel 1991, di fronte alla disuguaglianza che osservava, ha intuito l’Economia di Comunione e affermato che il Movimento in Brasile è chiamato ad agire sulla comunione dei beni a livello globale. Oggi, nel contesto della pandemia, incarnare questo carisma significa prendersi cura dell’altro, condividere non solo beni materiali, ma dedicare la propria vita al servizio degli altri, non chiedersi chi è il mio prossimo, ma di chi sono io il prossimo. In sintonia con l’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” siamo chiamati come popolo ad agire in fraternità, sull’esempio del buon samaritano. Solo allora emergeranno uomini nuovi per costruire una società più inclusiva e fraterna.
a cura di Anna Lisa Innocenti
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