Mentre decine di migliaia di ragazzi sono in cammino verso Roma (#permillestrade) da quasi 200 diocesi di tutta Italia, per l’incontro con Papa Francesco l’11 e 12 agosto, è stato presentato il programma delle due giornate. Circa settantamila giovani incontreranno il Papa sabato pomeriggio al Circo Massimo, per un dialogo “a tu per tu”, cui seguirà una veglia nella prospettiva del sinodo di ottobre dedicato espressamente ai giovani. Durante la notte alcune Chiese sul percorso Circo Massimo-San Pietro resteranno aperte per la preghiera personale e comunitaria, le confessioni, ma anche testimonianze, performance e incontri tematici. Domenica mattina, in Piazza San Pietro, aperta fin dall’alba per accogliere i pellegrini, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, presiederà la messa alla quale seguirà un nuovo incontro con Francesco, che consegnerà ai giovani il suo mandato missionario e benedirà i doni che i ragazzi italiani porteranno alla GMG di Panama a gennaio 2019: una riproduzione del Crocifisso di S. Damiano e una statua della Madonna di Loreto. Per notizie e approfondimenti:https://giovani.chiesacattolica.it/(altro…)
Secondo la tradizione, una notte di luglio del 1216, San Francesco chiese a Dio il perdono delle colpe di quanti, pentiti, si recassero alla “Porziuncola”. Papa Onofrio III stabilì il “Perdono di Assisi” nella giornata del 2 agosto, oggi esteso a tutte le chiese parrocchiali sparse nel mondo, e anche alle chiese francescane. Il 1° agosto, ci sarà la celebrazione di “Apertura del Perdono” (dalle ore 12 del 1° agosto e fino alle 24 del 2 agosto). Seguirà la tradizionale Veglia di preghiera serale, con processione “aux flambeaux” (con torce). I giovani della XXXVIII Marcia Francescana, provenienti da tutte le regioni d’Italia e da alcune nazioni estere, varcheranno la porta della “Porziuncola” dopo aver camminato, per oltre una settimana, guidati dal tema “Con un nome nuovo”. Infine, la Piazza della Basilica sarà la location di cinque eventi/spettacoli (Gloriosus Francisuc con Michele Placido, Concerto dell’Orchestra sinfonica russa, In viaggio con Maria, Concerto del Perdono della Banda della Gendarmeria Vaticana, il balletto Le due vie). (altro…)
È in corso a Seggau (Austria, dal 24 luglio al 1° agosto) l’incontro dei vescovi membri del Movimento dei Focolari. 64 vescovi (tra i quali cardinali della Curia e nunzi apostolici) di 31 Paesi e quattro continenti, vivranno “alcuni giorni di esperienza di Chiesa universale tra vescovi in Stiria”, si legge in un comunicato pubblicato sul sito della diocesi austriaca. A ospitare l’incontro il vescovo Wilhelm Krautwaschl. “La tradizione di questi incontri episcopali ha avuto inizio decenni fa, quando la fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich (1920-2008), invitava d’estate per qualche giorno in Svizzera alcuni vescovi legati al Movimento”, si legge nella nota. È stato poi il defunto vescovo di Aquisgrana, mons. Klaus Hemmerle, ad avviare e moderare questi incontri che hanno “un carattere deliberatamente privato” e si svolgono ogni anno ma in luoghi diversi. Scopo dell’incontro è “approfondire il carisma dell’unità, coltivare gli scambi tra vescovi a livello mondiale e trascorrere alcuni giorni in comunione fraterna”. Sabato 28 luglio, il vescovo Krautwaschl celebrerà insieme ai confratelli nell’episcopato una messa nella basilica di Seckau, “a cui sono invitati tutti coloro che desiderano partecipare”. In Austria il Movimento conta 1.300 membri e oltre 20mila simpatizzanti. Fonte:AgenSir(altro…)
Nomadelfia sorge tra le colline di macchia mediterranea nel sud della Toscana (Grosseto, Italia). Vi abitano circa 300 persone che hanno scelto come “regola” la legge evangelica della fraternità. Lo spiega bene il suo nome, un neologismo nato dall’accostamento dei termini greci nomos e adelphia, che significa “la fraternità è legge”. «Il nostro desiderio è mostrare che è possibile vivere il Vangelo in forma sociale donandosi interamente agli altri, realizzando così quei principi di giustizia e fraternità che abbiamo scelto di seguire, in un cammino di condivisione di fede e di vita» racconta Francesco Matterazzo, attuale presidente della comunità.La cittadella è organizzata in dodici gruppi familiari, composti da circa 25-30 persone. I loro beni sono in comune, non c’è proprietà privata, non circola denaro, il lavoro è vissuto come atto d’amore al fratello e le famiglie sono disponibili ad accogliere figli in affido. Per la Chiesa Cattolica, Nomadelfia è una parrocchia formata da famiglie, laici non sposati e sacerdoti, che condividono un’esperienza che ricorda quella delle prime comunità di credenti, proprio a due passi dalla città etrusco-romana di Roselle, antica sede vescovile. La sua origine, tuttavia, viene dal nord Italia, dalla città di Carpi.
Qui, don Zeno Saltini, intorno agli anni ’30, cominciò ad accogliere e a crescere come figli i bambini abbandonati, fondando l’Opera Piccoli Apostoli. Presto, fu seguito da altri sacerdoti e anche da Irene, una giovane studentessa che si propose come madre per quei bimbi. Con l’approvazione del Vescovo, don Zeno le affidò i più piccoli, aprendo una via di consacrazione nuova nella Chiesa, quella delle “mamme di vocazione”. Con la fine della guerra, anche tante famiglie si unirono a don Zeno, disponibili ad accogliere gli orfani di guerra e a crescerli come figli propri. Il 14 febbraio 1948, l’intera comunità approvò il testo di una Costituzione, che venne firmata sull’altare: così, l’Opera Piccoli Apostoli divenne Nomadelfia. Dopo una serie di travagliate avventure, i “nomadelfi” trovarono una casa adatta allo sviluppo della comunità nella città di Grosseto, in una tenuta donata dalla figlia di un noto industriale italiano. «Oggi, la nostra missione non è cambiata» spiega Francesco Matterazzo. «In un mondo che è sempre più connesso e sviluppa nuovi strumenti per comunicare e unire, convivono anche realtà che negano la dignità dell’altro, che innalzano muri… per questo credo che la proposta della strada della fraternità abbia più che mai senso per l’uomo! Qui a Nomadelfia famiglie, sacerdoti e singoli possono condividere una vita quotidiana più adatta all’uomo, con la sua naturale aspirazione ai valori superiori come l’amore, l’amicizia, la preghiera e la contemplazione; e socialmente più ricca, per le varietà di esperienze ed età che accoglie».
Una comunità aperta al mondo, disponibile a condividere il cammino con altri carismi, come testimonia l’esperienza in corso con il Movimento dei Focolari: «Io spero – continua – che la strada che stiamo percorrendo insieme, non solo per la comune attesa di Papa Francesco, e che ha come tappe anche la partecipazione dei nostri giovani al Genfest il 1° maggio a Loppiano e il comune lavoro per il progetto di una Prophetic Economy, possa essere una testimonianza anche per la Chiesa. Il Signore ha seminato tanti fiori in questo prato che è il mondo, tanti carismi, e credo che dovremmo cercare ogni modo per collaborare, perché questo arricchisce il dono che ognuno di questi è per l’umanità». Chiara Favotti (altro…)
“La dimensione istituzionale e la dimensione carismatica, di cui i Movimenti sono un’espressione significativa (…) sono coessenziali alla costituzione divina della Chiesa fondata da Gesù, perché concorrono insieme a rendere presente il mistero di Cristo e la sua opera salvifica nel mondo”. Vent’anni fa – era la Pentecoste del ‘98 – parlando ai 250 mila membri di 50 movimenti e comunità giunti a Roma per il Congresso Mondiale dei Movimenti Ecclesiali, Giovanni Paolo II chiariva per la prima volta qual fosse il posto nella Chiesa delle numerose realtà nate dai carismi. Da allora migliaia di iniziative nel mondo hanno nutrito il cammino di comunione fra i movimenti. All’incontro di Castel Gandolfo (5 all’8 aprile), dal titolo “Comunione – Una promessa che compie vent’anni”, hanno partecipato membri del Movimento dei Focolari di varia provenienza geografica, che collaborano con diverse realtà ecclesiali e che hanno evidenziato i frutti di questo percorso, dando nuovo slancio all’impegno per l’unità. «La parola coessenziale richiama la natura della Chiesa – sottolinea Marc St-Hilaire dei Focolari, consigliere, insieme a Margaret Karram, per la comunione nella Chiesa cattolica –. Significa che non ci può essere Chiesa se non c’è istituzione, e non ci può essere Chiesa se non ci sono i carismi”.
Salvatore Martinez, Aurelio Molè, P. Marmann, D. Angelo Romano
Il pomeriggio del 7 aprile si apre un momento di riflessione con rappresentanti di altre realtà carismatiche. “È lo Spirito che ce lo chiede” afferma Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito in Italia. Per lui “la comunione è una grande sfida all’interno delle realtà carismatiche, all’interno della Chiesa” e l’amicizia spirituale “nasce nello Spirito ed è un dono meraviglioso”. “Chiara Lubich ha dato alcune indicazioni per coltivare la comunione – racconta Margaret Karram –. Innanzitutto costruire rapporti personali, non con i movimenti in sé ma con le persone che ne fanno parte. Poi pregare gli uni per gli altri, offrire le nostre case per incontri e attività, collaborare a varie iniziative a livello sociale ed ecclesiale e darne spazio sui propri organi di stampa”. Per sviluppare un dialogo fruttuoso – spiega P. Michael J. Marmann, già presidente generale del Movimento di Schoenstatt – “non serve la tecnica; questo dialogo deve essere ispirato da dentro, ossia dall’amore”, nella consapevolezza che la diversità è una ricchezza e la comunione e la corresponsabilità opzioni irrinunciabili. Nascono da qui le iniziative fiorite nel mondo. Partita da un piccolo gruppo, l’esperienza di Insieme per il Messico è arrivata a coinvolgere, nel 2015, 5mila persone di 60 movimenti desiderose di fare qualcosa per il loro Paese. “Ora stanno preparando l’evento del 2019 con 80 movimenti – racconta Margaret Karram. In altri Paesi si portano avanti delle attività ecologiche e in favore del disarmo, in Medio Oriente si prega e opera per la pace, mentre in Italia sono stati fatti concerti per raccogliere fondi per i Paesi poveri o in guerra”. Secondo Don Angelo Romano, Rettore della Basilica di S. Bartolomeo a Roma, e dell’ufficio relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio, “ci sono alcuni settori in cui il cammino comune deve crescere: come cristiani non possiamo non interrogarci sul fenomeno delle migrazioni e prendere iniziative comuni. Un altro tema da approfondire è quello dei conflitti, generatori di povertà e sofferenza e di un messaggio contrario al Vangelo per cui se si è diversi non si può vivere insieme, mentre noi crediamo che il Vangelo sia fermento di unità e pace e i cristiani siano chiamati a dare prospettive nuove”. Del resto, l’opera dei movimenti è un’incarnazione del Vangelo: “Noi siamo la risposta – afferma Martinez – a quella dicotomia che molti vorrebbero porre tra dottrina e misericordia, perché la teologia dello spirito si fa con la vita”. E la proposta di una Chiesa povera e missionaria non è in antitesi con la dottrina ma parte da essa: “È quel dialogo con il mondo e la modernità che il Vaticano II aveva profetizzato – conclude Martinez –, che Paolo VI per primo cercò di incarnare e con cui tutti i pontefici hanno, poi, accompagnato la nostra storia. È questa sintesi originale che il Papa ci chiede di testimoniare: una dottrina che si incarna nella storia”. In questa prospettiva, a vent’anni dallo storico incontro del ’98, i movimenti ecclesiali si mostrano sempre più come “la risposta provvidenziale ai bisogni del nostro tempo”. Una risposta che implica un lavoro costante per l’unità, per portare il volto di Cristo nelle periferie dell’umano. (altro…)