«Più che parlare della mia storia personale – racconta Stefano Isolan, giovane italiano – vorrei parlare della comunità che mi ha cresciuto. Nel 1986 i miei genitori, contadini da generazioni, si sono trasferiti a Loppiano per mettersi a servizio della cittadella del Movimento dei Focolari. Avevo solo tre anni. Ci siamo trovati immersi in una realtà molto accogliente, sia da parte dei focolarini che dai vicini che ci hanno iniziato alla cultura contadina toscana. Grazie a loro il mio amore per questa terra è cresciuto negli anni fino a spingermi ad intraprendere gli studi di agraria. Lavorare nella Fattoria Loppiano è stato un grande dono: un’azienda che mette al centro innanzitutto l’amore ed il rispetto per la terra, la cooperazione tra lavoratori e soci, con lo scopo di generare prodotti buoni e sani. A Loppiano vedevo arrivare e partire persone di tutto il mondo. Era diventato naturale per me avere amici di culture e religioni differenti. Sperimentavo sulla mia pelle che, lasciando spazio all’amore che Dio ha messo nel cuore di ogni uomo, il mondo unito è possibile. Nel frattempo, coltivavo tante amicizie a Incisa (il paese vicino) e a Firenze, frequentavo una ragazza e partecipavo alla vita della parrocchia. Insieme al parroco sperimentavamo l’amore autentico e fecondo del Vangelo. Un amore che ci indicava la strada che Dio aveva pensato per la nostra piena realizzazione. Da questo gruppo, infatti, si sono formate belle famiglie, tre vocazioni alla vita religiosa, e una al sacerdozio: frutti tangibili dell’Amore di Dio e tra noi. Mi sentivo parte di una comunità che mi aveva dato tanto e alla quale desideravo restituire qualcosa. Mi sono impegnato nell’associazionismo, in particolare nel Laboratorio per la Pace. Nella primavera del 2004, mi è arrivata la proposta di candidarmi per il Consiglio Comunale di Incisa. Dopo giorni di riflessione e di confronto con i giovani dei Focolari con i quali condividevo tutto e anche con gli amici di Incisa, ho risposto positivamente a ciò che mi sembrava un modo per restituire il bene ricevuto. Sono stati cinque anni vissuti a stretto contatto con la gente. Tra sacrifici, successi e qualche fallimento, abbiamo lavorato – ognuno secondo le proprie convinzioni -, per rendere il nostro Comune più a misura d’uomo. Un esempio concreto è stato quello della raccolta differenziata. Con l’impegno della giunta e di tutti i cittadini siamo diventati uno dei comuni più virtuosi di Toscana. Non posso poi non ricordare il grande traguardo dell’unione dei comuni di Incisa e Figline, risultato di anni di collaborazione e confronto con i cittadini.
Bolivia 2012: Stefano con le sue sorelle
Così, sempre di più la mia famiglia naturale, il Movimento dei Focolari, le parrocchie, la comunità di Incisa, la natura stessa che mi circondava, andavano a formare un’unica realtà. Di questa grande famiglia desideravo mettermi a servizio a tempo pieno. Non sapevo come. Gradualmente si è fatto spazio un’idea: rispondere all’amore ricevuto con l’Amore. Ho sentito la chiamata da Dio al sacerdozio che, per me, significa ordinare la vita al servizio Suo, di conseguenza dei fratelli e dell’umanità intera. Certo, non è stato facile lasciare tutte le mie attività. Ancora più difficile è stato abbandonare la mia gente e la mia terra per entrare in Seminario. Ma Dio stesso mi faceva sperimentare le parole di Gesù: “Chi lascia padre, madre, campi, per il mio nome riceverà cento volte tanto…” (Mt 19,20). E davvero è stato così. Sono entrato In seminario nel 2007 ed ho trovato una nuova famiglia che nei sacramenti e nella Parola accolta, vissuta e condivisa, mi ha generato e rigenerato alla fede. Sono stati gli anni più belli della mia vita! Nonostante, ho potuto portare a termine il mio incarico di Consigliere comunale fino a fine legislatura nel 2009, e nel 2014 sarò ordinato sacerdote.Vorrei testimoniare che vale la pena vivere l’uno per l’altro, lavorare per rendere più bella la nostra terra, vale la pena amare, ognuno lì dove si è chiamati. E di questo ogni mattina ed ogni sera non posso che ringraziare Dio!». (Testimonianza raccontata da Stefano Isolan il 15 settembre 2013, in un incontro di giovani nella Piazza di Incisa in Valdarno, Firenze)(altro…)
Il sito è azzeccato, la grafica è accattivante, ma è soprattutto il gusto a non tradire mai: tre ingredienti che hanno fatto la fortuna di Terre di Loppiano, un’azienda nata per promuovere e commercializzare, anche attraverso un negozio online (www.terrediloppiano.com) il lavoro di alcune imprese che operano nel settore agro alimentare. Il “paniere” è composto da circa 200 prodotti qualificati, certificati, tracciabili, garantiti e testati, e provengono da varie parti del mondo. L’imprenditore Giorgio Balduzzi è l’ideatore e tra i fondatori dell’azienda. Con lui scambiamo qualche impressione su questo progetto. Terre di Loppiano…perché questo nome? «Il brand Terre di Loppiano non esprime tanto un legame territoriale, quanto il valore intrinseco della “terra” che, se rispettata, sa dare dei frutti di altissima qualità; mentre “Loppiano” è il riferimento del nostro agire che affonda le radici nell’humus della spiritualità dell’unità di cui la cittadella è testimonianza». Le aziende che fanno parte di Terre di Loppiano aderiscono al progetto dell’Economia di Comunione (EdC)? «Contrariamente a quanto si possa pensare delle 15 aziende che ne fanno parte solo alcune aderiscono all’EdC; mentre altre sono state scelte sul mercato per caratteristiche professionali ed etiche simili alle nostre: Anche se adesso queste imprese hanno chiesto di far parte del progetto di EdC». Quale valore aggiunto ha portato al vostro lavoro il rapporto con queste aziende? «In realtà è proprio dal rapporto nato con alcune di queste aziende che non fanno parte dell’EdC, che è nata l’idea di promuovere alcuni loro progetti mirati al sociale. È importante far conoscere queste possibilità e soprattutto metterle “in rete”, non solo per superare i possibili rapporti di concorrenza reciproca, ma soprattutto per mettere le esperienze di ciascuna impresa al servizio del bene comune». Sinergie, rapporti, fare rete, fare squadra: sembra un’unica mission la vostra… «Sì. Abbiamo sperimentato che con l’aiuto e la ricerca del bene comune fra le stesse aziende, è possibile uscire perfino dalla crisi. Nel 2010, ad esempio, Terre di Loppiano si è imbattuta in un’azienda produttrice di miele a rischio chiusura. L’incontro con noi è stato una boccata di ossigeno: noi abbiamo acquistatopresso questa azienda una partita di miele annuale, grazie a questa “rete” l’abbiamo diffusa sul mercato, evitando il fallimento dell’azienda». Siete già oltre l’Italia? «Abbiamo aperto otto negozi a nostro marchio in Corea, grazie al contatto casuale con un importatore coreano che ha sposato la nostra stessa sfida; e adesso si adopera per far conoscere questo agire economico in Corea». Sono richiesti quindi grande impegno e responsabilità… «È vero, le cose vanno fatte bene, e se si fanno anche per amore di chi ci passa accanto, che magari vive una situazione difficile, i risultati non mancano. Le esperienze sono continue: un negozio agro-alimentare che rivende alcuni nostri prodotti ha affermato di aver capito lo spirito di questo tipo di aziende guardando il rapporto tra noi; alcuni nostri fornitori adesso chiedono di fare il percorso formativo di questa nuova cultura economica. Noi cerchiamo di lanciare il sasso e fare la nostra parte, poi se la semina è stata buona, il raccolto non può mancare». A cura di Paolo Balduzzi(altro…)