Movimento dei Focolari

Vangelo vissuto: “Ti basta la mia grazia”

Lug 22, 2018

La potenza del Signore può farsi spazio nella debolezza, propria o altrui.

A mensa A mensa mancava sempre un collega. Per il suo carattere litigioso praticamente non aveva amici. Un giorno ho insistito perché venisse e in risposta mi ha confidato il suo dramma con un figlio drogato. L’ho ascoltato profondamente, poi è venuto con me a mangiare. I colleghi, vedendo la cordialità con cui parlavamo tra noi, da allora hanno assunto verso di lui un atteggiamento di rispetto.  O.F. – Slovacchia Un regalo Nell’ufficio dove lavoro mi sono offerta, insieme a un’altra collega, di raccogliere i soldi per un regalo a un dipendente che stava per andare in pensione. Quando si è trattato di comprare il regalo, la collega mi ha detto che bastava spendere la metà della cifra e il resto lo avremmo diviso tra noi. Ho replicato che non mi sembrava giusto, ma lei ha aggiunto che questa era la prassi. Sono rimasta in silenzio, facendole capire che non la pensavo in questo modo. Dopo un po’ è venuta a chiedermi scusa, e da quel giorno siamo diventate amiche. F.M. – Italia Una rosa e una promessa Da tempo mi occupo di tenere aperto l’oratorio della parrocchia affinché i ragazzi abbiano un luogo dove ritrovarsi quando sono liberi da scuola. È un impegno non da poco. A volte tra i ragazzi si scatenano dei litigi e non sempre è facile riportare la calma. Una volta, per separare due che si picchiavano, ho ricevuto un pugno che era destinato a uno dei due. Dallo spavento sono fuggiti entrambi. Ma dopo poco, quello che involontariamente mi aveva colpito è tornato con una rosa e la promessa di essere più buono. F.B. – Svizzera Tirocinio Mentre sto facendo tirocinio in ospedale noto un paziente. Leggo la sua cartella clinica e vengo a sapere che, a causa del diabete, ha subìto l’amputazione di un dito e di mezzo piede. Purtroppo la sua situazione si è aggravata e i medici hanno deciso di amputargli tutta la gamba. Mi prendo a cuore la sua situazione e mi decido a parlargli del prossimo intervento. Lui si dispera, e io cerco di consolarlo. «Guarda – gli dico – ho un regalo per te, ma non è una cosa materiale». Insieme leggiamo la Parola di Vita. L’indomani, quando lo stanno portando in sala operatoria, mi vede e mi dice: «Ho fede. Crediamo insieme!». C. – Argentina Sottovoce Con una mia sorella con la quale non andavo d’accordo desideravo ristabilire un rapporto, ma non avevo il coraggio e così non mi decidevo mai. All’indomani di una notte piuttosto combattuta, la incontrai in cucina e le dissi: “Ciao”, ma così sottovoce che lei non sentì. Pensavo tra me e me: «Adesso devo ripeterlo più forte», ma anche «Ma no, ne va della mia dignità..». Ho ridetto “ciao” con voce forte e convinta. Lei è rimasta sorpresa e ci siamo sorrisi.  D.B. – Italia

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