4 Nov 2014 | Chiesa, Spiritualità

Padre Kentenich
Missionarietà e alleanza con Maria, la madre di Gesù, sono due capisaldi della spiritualità della Famiglia di Schönstatt , movimento cattolico nato in Germania 100 anni fa. E in occasione del centenario dalla fondazione (ottobre 1914), papa Francesco ha ricevuto in udienza 7500 rappresentanti del Movimento, lo scorso 25 ottobre. Dialogo, testimonianze e la parola del pontefice: Francesco si è soffermato sulla famiglia, insistendo sul tema, a lui caro, delle periferie, ma anche: missionarietà, rinnovamento del cuore per aprirsi alla cultura dell’incontro. All’evento hanno preso parte anche i rappresentanti di vari movimenti ecclesiali, tra cui la presidente dei Focolari, Maria Voce, e il copresidente Jesús Morán. «L’ultimo atto che il Papa ha compiuto è stato quello dell’invio missionario. Ha detto: Vi invio non a nome mio, ma di Gesù, a nome di tutta la Chiesa. Più di 7 mila persone: che meraviglia, vedere gente così che va nel mondo a portare Gesù! – racconta Maria Voce al rientro dall’udienza. «Salutando il responsabile mondiale, p. Heinrich Walter, l’ho ringraziato e gli ho detto che facciamo parte anche noi della loro “Alleanza” (un patto che li caratterizza e che formulano con la Madonna). Si sentiva una profonda sintonia. Che dono di Dio questo rapporto vero, concreto! Una delle tante cose belle che ci sono nella Chiesa e nell’umanità. Era come un invito di Gesù ad avere un cuore largo nel riconoscere tutti i doni che Lui fa, un invito a metterci insieme per potenziare il nostro impegno che coinvolge tutta l’umanità». Nel Centro che per il Movimento dei Focolari si dedica alle relazioni con movimenti e nuove comunità ecclesiali, si nota un quadro, quello della “Madonna tre volte ammirabile”: esso rappresenta e documenta un momento importante: l’inizio di una storia di unità. Posta sul retro, una preghiera a Maria, a Lei, presente sin dagli inizi nell’Opera di P. Kentenich, e che ben rappresenta, nella Chiesa, tutto quanto ha che fare con i carismi, si affida l’amicizia e la conduzione della comunione dei Movimenti come primo passo per arrivare alla fraternità universale. Tra le firme quella di Chiara Lubich. 
10 giugno 1999: Chiara Lubich e Andrea Riccardi a Schönstatt
Era il giugno 1999, a un anno dalla Pentecoste ’98: lo storico incontro mondiale dei Movimenti e nuove Comunità con Giovanni Paolo II, l’avvio di una nuova stagione tra le varie realtà ecclesiali scaturite dai carismi fatta di conoscenza e stima reciproca. Dal ’99 il rapporto dei Focolari con Schönstatt è andato avanti, anzi si è allargato nel mondo. Dappertutto si sono instaurate collaborazioni a vari livelli con un’attenzione speciale alle attese dell’umanità: il mondo del lavoro, la lotta alla povertà, iniziative per l’Europa, la famiglia e altro ancora. Auguri al Movimento Apostolico di Schönstatt per questi primi cento anni: un tempo lungo, una lunga testimonianza di vita e di fedeltà al carisma che Dio ha donato a P. Kentenich e che si è diffuso con tanti frutti nel mondo. (altro…)
1 Nov 2014 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Foto © Giancarlo Nuzzolo
Sono 415 le e i Volontari presenti alle Assemblee delle due diramazioni del Movimento dei Focolari, in rappresentanza dei 23mila membri in tutto il mondo. Si sono radunati a Castel Gandolfo (Roma) dal 22 al 26 ottobre scorso. Viene in evidenza la loro specifica vocazione: mentre condividono le difficoltà di tutti, sono chiamati ad irradiare la luce dello Spirito in azioni concrete, preparandosi costantemente ad affrontare le sfide del presente, in ogni campo. In bilancio il percorso compiuto negli ultimi sei anni, sia nella crescita spirituale che nelle opere sociali intraprese e nell’impegno a diffondere la cultura della fraternità nei diversi ambiti umani. Oltre le 223 volontarie e i 162 volontari dei cinque continenti, con 17 lingue in traduzione simultanea, è presente anche un folto gruppo di invitati. Tra loro persone di varie Chiese. «È importante la vostra presenza che ci fa essere ecumenici, universali in senso pieno» – ha affermato in apertura Maria Ghislandi, responsabile internazionale uscente. 
Foto © Giancarlo Nuzzolo
Il 23 ottobre – proprio durante lo svolgimento dei lavori – è l’anniversario dei fatti d’Ungheria: nell’ottobre 1956, in seguito alla repressione sovietica, l’appello di Pio XII di riportare Dio nel mondo. In risposta a questo appello, dall’ispirazione di Chiara Lubich nascono nel seno del Movimento dei Focolari, i “Volontari di Dio”. Maria Voce li definisce «una realtà concreta e matura», evidenziando come – in quanto portano l’Ideale dell’unità nelle fabbriche, negli uffici, nelle famiglie, nella società con le sue sofferenze, i suoi dolori, con le guerre – i Volontari richiamino l’Eucarestia, nel suo essere amore che si incarna. Li ha invitati poi ad essere, insieme a tutto il Movimento dei Focolari, capaci di portare messaggi di verità e di speranza, come ha detto il Papa all’ultimo Sinodo. 
Maria Ghislandi, Maria Voce, Paolo Mottironi, Jesús Morán Foto. © Giancarlo Nuzzolo
Il copresidente Jesús Morán ha ricordato che la peculiarità e bellezza dei Volontari consiste nel ‘mediare’ la luce del Carisma affinché entri in tutte le strutture. Lo dimostrano le esperienze di persone di diversi continenti e professioni, situate nei più svariati contesti e campi di lavoro: funzione pubblica, imprenditoria, giustizia, relazioni pubbliche, immigrazione e accoglienza, mondo dell’educazione, legalità. E aggiunge: «Tutti siamo coinvolti nell’uscire, ma voi, con la vostra vocazione, siete all’avanguardia nel portare la dimensione dell’uomo-mondo che deve nascere». Quanto dicono nell’ora successiva volontarie e volontari provenienti dalla Siria e da altri Paesi del Medio Oriente testimonia che questo tipo di “uomo-mondo”, che crede nella rivoluzione che opera il carisma dell’unità, in qualsiasi situazione, esiste già. 
Paolo Mottironi, Patience Mollè Lobè – Foto © Giancarlo Nuzzolo
Nei 5 giorni, spazio ai lavori di gruppo che hanno raccolto istanze arrivate dalle zone, con l’obiettivo di formulare proposte, suggerimenti, raccomandazioni da presentare all’Assemblea in plenaria, in continuità con il lavoro svolto nel mese di settembre dall’Assemblea generale dei Focolari. Due le tematiche sulle quali si concentrano i lavori: vocazione/formazione, con l’impegno nel sociale, la realtà di Umanità Nuova, i dialoghi col mondo ecumenico, interreligioso, con la non credenza e la cultura, le comunità locali. L’Assemblea dei Volontari ha rieletto per un secondo mandato Paolo Mottironi, 50 anni, italiano, sposato con due figli, funzionario dello Stato. Le Volontarie hanno scelto Patience Félicité Mollè Lobè, 57 anni, camerunese, vedova, ingegnere civile e impegnata in politica. «Vedo in tutto quello che ho vissuto – confida Patience – che Dio mi preparava ad un piano d’amore che io non conoscevo». E conclude Paolo Mottironi: «Stiamo scrivendo il libro della nostra storia, con un capitolo nuovo che continua sulle pagine precedenti. Aiutateci ad essere sempre di più un servizio». (altro…)
31 Ott 2014 | Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Congresso internazionale 2013
In Germania ricorre il 31 ottobre, in memoria di Martin Lutero e in Svizzera la prima domenica di novembre, in memoria di Huldrich Zwingli e di altri riformatori svizzeri, come Giovanni Calvino, del 16° secolo. Nel 2017 ricorre il 500° anniversario della Riforma e alcuni si chiedono come si possa oggi celebrare in modo fruttuoso la memoria di quei tempi di mutamento, che ha prodotto anche divisioni tra i cristiani; ma a livello europeo è iniziato uno scambio di riflessioni che già hanno maturato un primo frutto. I cristiani luterani e riformati hanno deciso, per la prima volta dopo la Riforma, di preparare e celebrare insieme, questo avvenimento. A questo scopo ha avuto luogo nell’ottobre 2013 una prima conferenza preparatoria internazionale a Zurigo, con circa 240 rappresentanti da oltre 35 paesi. In vista dell’anniversario del 2017 anche i lati oscuri della Riforma sono considerati un aspetto importante da trattare. Le chiese riformate in Svizzera hanno rivalutato la storia della persecuzione centenaria degli anabattisti (Mennoniti, Amish) e nel 2004, hanno iniziato un processo di riconciliazione a Zurigo, dove il movimento anabattista ha le sue radici. C’è speranza che in questo tempo di preparazione si sviluppi fra tante chiese un percorso di riconciliazione e comprensione reciproca; del tutto in linea con papa Francesco, che nella sua catechesi sull’ecumenismo dell’8 ottobre 2014 ha sottolineato come nel corso della storia purtroppo si sono avverate separazioni gravi e dolorose, ma che non possiamo rassegnarci o rimanere indifferenti. 
Kathrin (prima fila a sinistra) con Maria Voce e Giancarlo Faletti e un gruppo di riformati svizzeri del Movimento dei Focolari – novembre 2012
Intervistiamo a riguardo Kathrin Reusser, focolarina riformata svizzera. Qual è la tua esperienza degli ultimi anni? «”Ecclesia semper reformanda” (la chiesa deve costantemente rinnovarsi): questo motto essenziale della Riforma mi è molto caro. Durante la crisi adolescenziale, nel 1972, sono stata affascinata a Loppiano da come i focolarini attuavano il Vangelo nel quotidiano. A casa, cercando di ravvisare in tutti il volto di Cristo, ho visto cambiare rapporti difficili. I miei genitori, con la loro vita coerente, mi avevano impresso fortemente i valori cristiani. La spiritualità dei Focolari mi ha aperto in seguito un orizzonte più grande verso l’umanità, per la quale viverli come strumento per un’unità e una comunione maggiore». Questo ha avuto risvolti anche nella tua professione di giurista? «Sì, mi ha guidato nell’elaborare le sentenze e nel gestire i processi e mediazioni e vivere anche qui una “riforma”: cioè un “mutamento” di una situazione e un “nuovo inizio”. Se, per esempio, nel conflitto disperato fra le parti intravedevo la presenza di “Gesù Abbandonato” – che Chiara Lubich mi aveva fatto capire come “chiave dell’unità” – e quando nel buio di prove ingarbugliate che rendevano impossibile una decisione vera e giusta, volevo solo accogliere e accettare LUI completamente, allora – in modo sempre diverso e sorprendente – si prospettava una soluzione accettabile per tutte le parti». 
Chiara Lubich in Grossmünster (2001)
Non ci sono contrasti tra una spiritualità nata nella Chiesa cattolica e l’appartenenza alla Chiesa riformata? «A dire il vero la vita di questa spiritualità mi fa andare in profondità anche con le radici della mia Chiesa Riformata. Così ho trovato, per esempio, attraverso la prassi del Focolare, nel rinnovare il ‘patto’ dell’ amore reciproco (Gv 13,34), in particolare prima di andare al Culto, una nuova e profonda comprensione del significato della Santa Cena. Con gioia ho scoperto poco dopo che per il riformatore Zwingli la Santa Cena è IL luogo dove la comunità cristiana tutta si rinnova nella sua unità come corpo di Cristo. Questa esperienza mi è preziosa, anche nel dialogo con altri riformati per le quali a volte la Santa Cena non ha un significato vitale. Cresce in me la fiducia di poter dare un contributo – seppur piccolo – ad una futura nuova unità fra tutti i cristiani. Chiara Lubich il 17 novembre 2001, parlando nel Grossmünster a Zurigo, luogo in cui operò Zwingli, così descriveva l’effetto tonificante di questa unità: “Non diamoci pace! Dio ci aiuterà (…). E quando fra noi ci sarà la piena comunione visibile, un fremito di vita nuova invaderà la terra per il bene dell’umanità, a gloria di Dio ed a gioia nostra. Che Dio ci dia la grazia, se non di vedere questa Chiesa una, almeno di contribuire a prepararla”». (altro…)
29 Ott 2014 | Nuove Generazioni, Spiritualità
«Pensavo che la mia vita sarebbe finita come tutti, senza sfide, ma adesso mi sono “svegliato” da un grande sonno perché durante questo youth camp ho ricevuto tanta forza e incoraggiamento (William, 20 anni)». «Ho capito cosa vuol dire amare, servire gli altri. Ho conosciuto tanti nuovi amici ed è stato uno dei momenti più felici della mia vita (Maung, 21 anni). Questi tre giorni sono stati come una vitamina per andare avanti verso il mio futuro. (Benjamin, 18 anni) ». Ecco alcune delle impressioni a caldo dopo lo “Youth Camp” che si è tenuto a Kanazogone, un piccolo villaggio al sud di Myanmar (3- 5 ottobre). L’idea nasce dai Giovani per un Mondo Unito di Yangon, nota anche come Rangoon (capitale del Paese fino al 2005). «Siamo partiti in pullman 23 giovani da Yangon – raccontano – e dopo aver proseguito in barca perché la strada non vi arriva, abbiamo raggiunto questo villaggio sperduto. Ci ha accolti una piccola comunità guidata da un sacerdote focolarino, Padre Carolus, in questo paesino a maggioranza cristiana. Altri 60 giovani circa, dei dintorni, si sono aggiunti al gruppo.
Per tanti era la prima volta che partecipavano ad un incontro di questo tipo. Dal primo momento i giovani hanno ascoltato con attenzione, accogliendo con serietà il nostro messaggio». Il programma si è svolto intorno alla figura di Chiara Luce Badano. «Quando abbiamo cominciato a guardare il video sintesi della sua beatificazione – continuano i giovani –, la pioggia cadeva così forte che ci impediva di ascoltare. Abbiamo improvvisato alcuni giochi per aspettare che si fermasse… I presentatori hanno proposto di pregare insieme chiedendo a Chiara Luce di darci la possibilità di ascoltarla. Poco dopo la pioggia è diminuita notevolmente. Ma il miracolo più grande è stato che la sua testimonianza di vita ha raggiunto il cuore di ogni giovane. È stato un momento solenne. Come quando abbiamo parlato della pace: pace dentro di noi sapendo perdonare, e con i vicini, concludendo con un time out per la pace in tutto il mondo. Tanti giovani hanno deciso di impegnarsi ad amare specialmente i più vicini, i familiari».
«Volevamo fare un’azione utile per il villaggio – raccontano –. Nonostante il pomeriggio caldissimo, siamo andati tutti con gli attrezzi portati dai giovani del posto a togliere le erbacce cresciute nella foresta e lungo il fiume. Un lavoro in mezzo al fango, i serpenti, le zanzare… C’era chi si stupiva di fare un tale lavoro, ma in tutti traboccava la gioia! E dietro di noi è rimasto un bel giardino. Alla sera, la festa. Abbiamo invitato tutte le famiglie, ringraziando le donne che ci avevano aiutato a preparare i pasti di quei giorni. Tanti talenti sono venuti fuori, superando la timidezza». «Nonostante non ci fosse elettricità – salvo quella del generatore -, telefono quasi inesistente e quindi neanche internet… oh, come ci è costato lasciare quel posto!». Il viaggio di ritorno a Yangon rimarrà indimenticabile, per la gioia del gruppo che si esprimeva in grandi risate e canti a non finire durante le 5 ore di pullman. «Tornati a casa – concludono –, con la scusa di uno di noi che partiva per l’estero per studiare, abbiamo organizzato subito un ritrovo nella stessa settimana, per guardare le foto e continuare a conoscere la vita di Chiara Luce. Si è ricreata l’atmosfera di quei giorni e anche i nostri nuovi amici hanno espresso il desiderio di imitarla». (altro…)
28 Ott 2014 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Al ristorante «Dopo una discussione con un vecchio amico, egli, sentendosi offeso, rompe il rapporto con me. Gli scrivo una lettera di scuse: forse ho usato senza volerlo parole poco adatte alla sua sensibilità. Non ottengo risposta. Attraverso amici comuni, vengo a sapere che lui è irremovibile: si è ormai alzato fra noi un muro. Comincio ad avere un certo timore a incontrarlo, e talvolta per strada cambio direzione se lo intravedo da lontano. Finché arriva un sabato sera. Mia moglie ed io decidiamo di cenare al ristorante. Abbiamo già ordinato, quando dalla porta vedo entrare proprio quella persona insieme alla moglie. Appena anche lui si accorge di me, esita, come volesse andar via. Mia moglie ed io ci guardiamo un attimo: ci capiamo al volo. Con un sorriso andiamo incontro alla coppia per invitarla al nostro tavolo. Lui accetta, all’inizio perplesso, ma poi visibilmente contento dell’invito. La serata trascorre serena. È bastato poco perché il rapporto tra noi ritornasse quello di prima, come se nulla fosse mai accaduto» .R. S.- Francia Miracolo? «Durante una prova scritta un mio compagno, da tutti ritenuto il peggiore della classe, mi chiedeva insistentemente di fargli copiare il compito. Non lo ritenevo giusto e non gliel’ho passato. Siccome all’uscita voleva farmela pagare, le mie amiche mi suggerivano di avvertire l’insegnante. Io però avevo in mente un’altra tattica. L’ho avvicinato e gli ho chiesto: «Cosa avresti risolto ingannando i professori? Se vuoi, possiamo studiare insieme ricominciando il programma da capo». Ha accettato. Ora si impegna e studia. Tutti mi dicono che ho fatto un miracolo… ma io so che questi sono gli effetti dell’amore». E. – Camerun Il terrorista «Sono una maestra elementare e spesso vengo mandata a insegnare nei villaggi di montagna, dove trovano rifugio anche terroristi dell’estrema sinistra. Mi era già capitato di imbattermi in quei drappelli, ma ero riuscita a nascondermi fra le rocce. Una volta però mi hanno rapita e trascinata nel loro campo. Ricordo interminabili giorni durante i quali sono stata sottoposta a lunghi interrogatori. Nonostante la paura, ho cercato di rispondere con molto rispetto. Ad uno di loro, che ha cercato per ore di indottrinarmi sull’ideologia socialista, ho obiettato che occorre prima cambiare se stessi se vogliamo trasformare le strutture di potere che ci sembrano ingiuste: «A cambiarci è l’amore che ognuno ha per l’altro». Forse le mie parole lo hanno toccato. Fatto sta che dopo l’interrogatorio mi ha lasciata andare. Da quel giorno ho sempre continuato a pregare per quell’uomo. Recentemente l’ho riconosciuto in televisione, mentre davano la notizia di un terrorista che aveva consegnato le armi ai militari, lasciando il suo gruppo».N. – Filippine (altro…)