5 Dic 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Erminio Longhini nasce a Milano il 19 luglio 1928. Dal matrimonio con Nuccia Longhini nascono Michela, Matteo e Stefano. Già dagli anni dell’università, Nuccia ed Erminio studenti di medicina, intendono mettere al centro della loro professione la persona. «Fin da bambino – racconta lui stesso – ho sentito una forte attrazione verso la Vergine Maria». Forse è per questa sua filiale devozione ad “una così bella Madre”, che pur sommerso dagli obblighi della professione, si presta ad accompagnare i viaggi dei malati a Lourdes. Serio, scrupoloso, esigente, trascorre anni di duro sacrificio impegnato dall’alba a notte fonda, sia con i malati come primario ospedaliero, sia dedicandosi alla ricerca. Ma anche la sua anima è in ricerca. Con Nuccia avverte il bisogno di una spiritualità che accompagni la vita della loro famiglia e in quella dei Focolari trovano la risposta: Dio-Amore, cui Erminio sente di donare tutto se stesso, mettendosi al Suo servizio nei fratelli che incontra. Diventa un focolarino sposato. Grazie a generosi contributi, mette in piedi un reparto di medicina interna con apparecchiature all’avanguardia ed accoglie giovani laureati italiani e di Paesi in via di sviluppo perché si possano formare. Riesce a motivare colleghi ed infermieri e la divisione medica da lui diretta diviene una delle migliori, sia come rapporto umano che tecnico, con centinaia di ricerche pubblicate. Erminio capisce sempre più che non basta curare la malattia, ma la persona.
In collaborazione con l’Università Cattolica, realizza una ricerca in 40 ospedali da cui emerge che il maggior disagio dei malati è il dover dipendere dagli altri. Ed ecco il balenare di un’idea, subito comunicata alla moglie e ad alcuni collaboratori: «Perché non donare un po’ del nostro tempo per instaurare un rapporto umano, uno scambio d’amore con i nostri malati?». Non senza ostacoli e mille complicazioni, Erminio riesce a portare i primi 30 volontari in corsia disposti ad occuparsi dei malati oltre le cure. «Che cosa ho cercato di trasmettere loro? – spiega –. Ciò che avevo imparato da Chiara Lubich: la reciprocità». Da questo primo gruppo, nel 1976 nasce l’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), un’iniziativa incoraggiata, oltre che da Chiara, dai cardinali di Milano, Colombo e Martini e dallo stesso san Giovanni Paolo II che, durante un’udienza a 7.000 volontari dell’Associazione, dice ad Erminio: «Sono contento, dica ai suoi amici di continuare così». Dopo la dolorosa morte della moglie, Erminio affina ancor più la sua mitezza e l’abbandono in Dio. Costretto a continui ricoveri e sempre più frequenti trasfusioni, confida: «Mi sento come una foglia d’autunno in una giornata di vento. Sembrerebbe più desiderabile il venire della sera della vita. Poi capisco che si nasconde una tentazione e al mattino percepisco che mi viene donato un altro giorno e che la vita è vivere il momento presente, contando sulla misericordia di Dio per il passato e sulla speranza per l’avvenire». Nel frattempo, l’AVO si diffonde in tutta Italia e conta oggi 25.000 volontari in 250 ospedali. Per questo suo impegno, nel 2004 Erminio è insignito della Medaglia d’Oro al Merito della Sanità dal Presidente dell’Italia. Fino alla fine Erminio continua a formare spiritualmente i volontari con scritti e videomessaggi. Negli ultimi mesi, il suo quadro clinico non è certo rassicurante, ma lui è sereno: «Ringrazio Dio perché nella mia vita ho avuto molto di più di quanto immaginavo. Ringrazio la Madonna, e tutte le sere concludo le mie preghiere dicendo: sii Tu a venirmi a prendere e sarà piena letizia. Ti sentirò e ti vedrò». Il 4 novembre scorso si spegne serenamente. Tutti quelli che l’hanno conosciuto e amato sono certi che sia avvenuto proprio come lui desidera, a ricompensa di una vita tutta intrisa di Vangelo. Anna Friso (altro…)
3 Dic 2016 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Da sinistra: Jorge López e Alberto García (Regnum Chisti), Jesús Morán (Focolari)
“L’attualizzazione del proprio Carisma” – si erano detti i rappresentanti di Regnum Christi e dei Focolari in seguito all’incontro tra Movimenti e Nuove Comunità lo scorso febbraio a Paray Le Monial (Francia) – “è un compito necessario, essenziale. Un impegno per poter rispondere alle sfide della contemporaneità”. Il dialogo si è poi allargato sull’urgenza di individuare nuovi e più efficaci approcci con la cultura, oggi in continuo cambiamento. L’intensità con cui queste sollecitazioni sono state avvertite da ambedue i Movimenti, è risultata tale da fissare un’intera giornata da trascorrere insieme per condividere le proprie esperienze e chiedere insieme una particolare protezione dello Spirito per individuare giuste direzioni. Gli intenti che hanno condotto all’incontro del 26 novembre a Rocca di Papa (Roma) fra 22 rappresentanti di Regnum Christi e 29 dei Focolari non erano dunque né lo studio di nuove strategie, né il ricorso ad esperti. Semplicemente l’auspicio di uno scambio tra fratelli, una comunione da cuore a cuore nella sinodalità, perché più ci si apre gli uni agli altri, più si intensifica la presenza dello Spirito. Una comunione fatta di preghiera, di dialoghi fraterni, di comunicazioni, anch’esse offerte come dono. A mons. Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, è stata affidata la relazione principale. Egli, traendo spunto dai testi magisteriali, ha tracciato un percorso di evangelizzazione della cultura basato sulla “mistica della fraternità” (cf. E.G.) e sulla forza trasformatrice dei carismi. “La loro coessenzialità al carisma petrino” – ha spiegato – “li fa capaci di rafforzare l’invito della Chiesa ad una visione positiva della cultura, in quanto “la grazia suppone la cultura” (E.G.115). 
Da sinistra: D. Edoardo Robles Gil, direttore generale Legionari di Cristo-Regnum Christi, Jesús Morán e Mons. Vincenzo Zani.
Altri punti-luce sono stati i due interventi sull’attualizzazione del Carisma. Jesús Morán copresidente dei Focolari, ha parlato di “fedeltà creativa”: “Lo Spirito è sempre novità e continua a fare storia”. Occorre essere perfettamente radicati nella tradizione, ha ribadito Morán, ma “esserlo nell’oggi”. Jorge López, membro del Comitato Generale e Responsabile generale dei laici consacrati di Regnum Christi, ha ricordato che “il soggetto autorizzato all’attualizzazione del Carisma è la Chiesa. E noi lo siamo in quanto Chiesa”. Ha poi confidato che, “paradossalmente, è proprio la nostra povertà a renderci più atti a compiere la nostra missione, sul modello della Vergine”. Interessanti anche le esperienze di evangelizzazione della cultura: quattro progetti – due presentati da Regnum Christi e due dai Focolari – rispondenti a sfide cruciali dell’oggi nel campo dell’educazione. Due le costanti: lavorare insieme facendo rete, e il rapporto fra cultura e vissuto. Plastica ed efficace l’immagine condivisa da Marta Rodriguez, direttrice dell’Istituto della Donna (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum): “Il ponte tra Gesù Cristo e la cultura secolarizzata è il cuore delle persone. Dobbiamo guardare gli altri dal cuore di Cristo, nell’offerta a Dio della nostra vita”. Il dialogo è continuato anche durante il pranzo, accrescendo così la conoscenza fraterna. A conclusione del pomeriggio, uno scambio in plenaria. Nulla di preordinato. Ed è forse proprio per questo che Qualcuno ha potuto prenderne in mano la regia, facendo sperimentare ai presenti quella “mistica della fraternità” di cui parla papa Francesco nell’Evangelii Gaudium. Esprimendosi con puntualità, essenzialità e apertura totale, uno ad uno sono andati al microfono. In quell’attimo pure il compito di ciascuno affiorava illuminato da quanto lo Spirito aveva fin lì rivelato. Era impossibile distinguere chi appartenesse all’uno o all’altro Movimento. Probabilmente era questo che i primi cristiani sperimentavano quando dicevano di essersi sentiti “un cuor solo e un’anima sola” (At 2,42-48). Tutto era di tutti, nella gratitudine e nella gioia di una reciprocità che trasudava Vangelo. Perfino le domande e i timori che aleggiavano (come educare nell’era digitale; come riuscire a mantener vive identità e missione; ecc.) trovavano risposta negli interventi che andavano susseguendosi. Fiduciosi e consapevoli che i carismi sono per la storia, quindi lo sono anche nel suo divenire tecnologico, in un costante dialogo con l’Eterno e totalmente aperti a chi non ha la fede e ha delle convinzioni diverse. “Insieme” è la condizione essenziale per “uscire”, là dove Dio vorrà. Ciascuno ha bisogno dell’altro, lasciandosi sorprendere da Lui. Anna Friso (altro…)
1 Dic 2016 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
A Coroado, periferia di Manaus (capitale dello Stato di Amazonas), il muro di cinta del Centro Sociale Roger Cunha Rodrigues si è fortemente deteriorato per le rovinose piogge degli ultimi tempi. Un muro che separa e protegge il Centro dalla dura realtà di droga e di violenza che si consuma nel quartiere. Nato nei primi anni ‘90 ad opera di alcune persone dei Focolari, esso ha iniziato a funzionare all’insegna dell’accoglienza e dell’inclusione sociale con una scuola materna ed elementare, ma ben presto si è trasformato in un vero e proprio Centro sociale, aperto mattina e pomeriggio. Proprio per garantire a bambini e adolescenti del territorio, attraverso attività educative e ludiche, il diritto fondamentale di una crescita armoniosa e integrale, a supporto delle loro famiglie. Finanziariamente si regge con la generosità di tanti, soprattutto col sostegno a distanza di AFNonlus che, oltre all’istruzione, permette di offrire ai ragazzi nutrizione e prevenzione medica. Sono infatti diverse le attività che via via si susseguono, come lo studio – in collaborazione con la facoltà di Psicopedagogia dell’Università Federale di Amazonas – per individuare e superare le difficoltà di apprendimento di alcuni ragazzi; o il progetto elaborato dagli studenti di Farmacia per far acquisire a bambini e famiglie nozioni di igiene, corretta alimentazione e cura della persona. È stato fatto anche una ricerca sulle malattie infettive mediante prelievi di sangue e conseguente terapia per le patologie riscontrate. Non sono poi mancati programmi di prevenzione alla droga e di contrasto allo sfruttamento del lavoro minorile, mentre ai genitori vengono offerti corsi di formazione professionale in collaborazione con il Centro di Educazione Tecnologica dello Stato dell’Amazonas. «Negli anni – raccontano i referenti del progetto, Jeanne e Carlos –, abbiamo ideato laboratori di narrazione, teatro e alfabetizzazione letteraria. Siamo anche riusciti a realizzare un programma per la formazione di adolescenti e giovani all’affettività e sessualità».
L’ultima conquista ce la raccontano ancora Janine e Carlos: «La crisi economica sta rendendo sempre più difficile la situazione del nostro territorio. Ad esempio, un’istituzione che da quasi 10 anni offriva un corso di informatica ha dovuto interrompere la collaborazione. Alcuni genitori dei bambini stanno perdendo il lavoro. E i mezzi per dipingere il nostro muro di recinzione che aveva assunto un aspetto tetro e addirittura minaccioso, spesso imbrattato da vandali, proprio non c’erano. È nata allora l’idea di rivolgersi al Tribunale di Giustizia di Manaus, proponendo una partnership dal titolo: “Coloriamo il muro”. La proposta, che è stata poi accolta, consisteva nel descrivere con la pittura le esperienze e i valori che viviamo con i bambini nel Centro Sociale e dare un’aria di gioia e di armonia al nostro quartiere. Volevamo che i ragazzi diventassero protagonisti di questo progetto, così abbiamo raccolto i loro disegni affinché venissero riprodotti sul muro di cinta». Il nuovo muro, restaurato e dipinto, è stato inaugurato il 27 ottobre scorso. «È stato per noi un momento di grande gioia – dichiarano Janine e Carlos – perché questo riconoscimento da parte del Tribunale, non solo conforta il lavoro del Centro, ma ci dà la possibilità di portare avanti al meglio il progetto. Ringraziamo in modo particolare anche le tante persone che generosamente ci sostengono nel dare ai bambini e ragazzi quelle opportunità di conoscenza e di sviluppo che permetteranno loro di prendere in mano la propria vita e diventare donne e uomini nuovi». Giovanna Pieroni (altro…)
28 Nov 2016 | Parola di Vita
Il verbo è al presente: Egli viene. È certezza di adesso. Non dobbiamo aspettare domani, o la fine dei tempi, o l’altra vita. Dio agisce subito, l’amore non consente dilazioni o ritardi. Il profeta Isaia si rivolgeva a un popolo che attendeva con ansia la fine dell’esilio e il ritorno in patria. In questi giorni d’attesa del Natale non possiamo non ricordare che una simile promessa di salvezza fu rivolta a Maria: “Il Signore è con te” (Lc 1,28); l’angelo le annunciava la nascita del Salvatore. Non viene per una visita qualsiasi. Il suo è un intervento decisivo, della massima importanza: viene a salvarci! Da cosa? Siamo in grave pericolo? Sì. A volte ne siamo consapevoli, a volte non ce ne rendiamo conto. Interviene perché vede gli egoismi, l’indifferenza verso chi soffre ed è nel bisogno, gli odi, le divisioni. Il cuore dell’umanità è malato. Egli viene mosso a pietà verso la sua creatura, non vuole che si perda. La Sua è come la mano tesa verso un naufrago che sta annegando. Purtroppo in questo periodo questa immagine, che si rinnova di giorno in giorno con i profughi che tentano di attraversare i nostri mari, ci è sempre sotto gli occhi, e vediamo con quanta prontezza afferrano quella mano tesa, quel giubbotto salvavita. Anche noi, in ogni momento, possiamo afferrare la mano tesa di Dio e seguirlo con fiducia. Egli non soltanto guarisce il nostro cuore da quel ripiegamento su noi stessi, che ci chiude verso gli altri, ma ci rende, a nostra volta, capaci di aiutare quanti sono nella necessità, nella tristezza, nella prova. «Non è certo il Gesù storico o Lui in quanto Capo del Corpo mistico – scriveva Chiara Lubich – che risolve i problemi. Lo fa Gesù-noi, Gesù-io, Gesù-tu, … È Gesù nell’uomo, in quel dato uomo – quando la Sua grazia è in lui –, che costruisce un ponte, fa una strada, … […] È come altro Cristo, come membro del Suo Corpo mistico, che ogni uomo porta un contributo suo tipico in tutti i campi: nella scienza, nell’arte, nella politica, nella comunicazione e così via». L’uomo è con ciò collaboratore con Cristo. «È l’incarnazione che continua, incarnazione completa che riguarda tutti i Gesù del Corpo mistico di Cristo»1. È proprio quanto è accaduto a Roberto, un ex-carcerato che ha trovato chi l’ha “salvato” e che si è trasformato a sua volta in uno che “salva”. Ha raccontato la sua esperienza, il 24 aprile, alla Mariapoli di Villa Borghese a Roma. «Finita una lunga detenzione pensavo di ricominciare una vita, ma come si sa, anche se hai pagato la tua pena, per la gente rimani sempre un poco di buono. Cercando lavoro ho trovato tutte le porte chiuse. Ho dovuto elemosinare per strada, per sette mesi ho fatto il barbone. Finché non ho incontrato Alfonso che, mediante l’associazione da lui creata, aiuta le famiglie dei carcerati. “Se vuoi ricominciare, mi ha detto, vieni con me”. Adesso da un anno lo aiuto a preparare le buste della spesa per le famiglie dei carcerati che andiamo a visitare. Per me è una grazia immensa perché in queste famiglie rivedo me stesso. Vedo la dignità di queste donne sole con bambini piccoli, che vivono in situazioni disperate, che aspettano qualcuno che vada a portare loro un po’ di conforto, un po’ di amore. Donandomi ho ritrovato la mia dignità di essere umano, la mia vita ha un senso. Ho una forza in più perché ho Dio nel cuore, mi sento amato…». Fabio Ciardi
- Chiara Lubich, Gesù Abbandonato e la notte collettiva e culturale, al congresso delle gen 2, Castel Gandolfo, 7 gennaio 2007 (letto da Silvana Veronesi).
(altro…)