9 Mag 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
E
ra l’estate del 2013, e dalla condivisione tra un gruppo di ragazzi di Roma nasce l’idea di fare qualcosa per frenare il proliferare del gioco d’azzardo. Sempre più capitava di vedere anziani e giovani incollati davanti alle slot machine, presenti in moltissimi bar. Negli ultimi anni, nonostante la crisi economica, l’offerta e il consumo di azzardo in Italia sono cresciuti vertiginosamente: gli italiani spendono 85 mld all’anno e le slot macchine di ultima generazione sono più di 50.000, gli “azzardopatici” stimati sono circa 800.000. Vediamo come l’azzardo stia devastando le nostre città, impoverendo il tessuto sociale, creando solitudine e isolamento. A guidare l’esponente crescita dell’offerta di azzardo c’è una visione dell’economia in cui importa il solo profitto delle multinazionali del settore, con il consenso da uno stato che vede in esso la possibilità di guadagnare. Davanti a questo scenario desolante quel gruppo di ragazzi romani si è domandato cosa poter fare… e da lì è nata l’idea di premiare quei baristi che hanno scelto di non avere l’azzardo nel proprio locale, andando a fare colazione in massa nei loro bar: facendo quindi uno Slotmob. Inizialmente si pensava di proporlo a Roma e Milano, ma l’idea semplice e concreta ha affascinato diverse persone dal nord al sud della penisola. In questi due anni e mezzo sono stati realizzati 120 slotmob, che hanno visto la partecipazione di più di 10.000 persone, mettendo in rete più di 200 associazioni. Si sono creati così rapporti tra realtà molto diverse tra loro, creando spazi di incontro e conoscenza, ritessendo quel legame sociale che l’azzardo aveva disgregato. «A Roma abbiamo concentrato le nostre forze su una zona soprannominata la “Las Vegas” di Italia – racconta Maria Chiara –. In poco tempo si è creata una rete che coinvolge 7 associazioni locali, che si occupano di azzardo sotto diversi profili. È nato un rapporto sincero, non privo delle difficoltà dal lavorare insieme. Così è partito il progetto “Non Azzardiamoci”, che vede coinvolte alcune scuole della città. Parlare con i ragazzi del potere delle nostre scelte e di come possiamo cambiare una realtà ingiusta a partire da noi, non è affatto facile; ma è davvero importante costruire un mondo più giusto e coinvolgere i giovani in questo processo di cambiamento».
«Nell’esperienza Slotmob – continua – stiamo incontrando tante persone, tante storie, che ci fanno capire quanto l’azzardo sia una ferita aperta nella nostra società. Durante uno di questi slotmob, un signore che ci aveva aiutato ad organizzare i giochi con i ragazzi, prende il microfono e ci racconta la sua esperienza in quanto assiduo consumatore di azzardo. Ci dice:“La mia vita è fatta di luci ed ombre e quello che mi spinge a giocare d’azzardo è la solitudine, ma oggi che vedo tutti voi qui non mi sento più solo. Quindi mi impegno a non giocare più d’azzardo e se mi doveste trovare davanti ad una slot machine, siete autorizzati a riprendermi ricordandomi questa promessa che vi faccio oggi”». «Se guardiamo indietro – conclude Maria Chiara – abbiamo raggiunto risultati impensabili: sono state bloccate due leggi che avrebbero ridotto i poteri dei sindaci nella limitazione dell’azzardo; abbiamo ottenuto il divieto parziale di pubblicità in televisione ed una maggiore attenzione dei media sull’argomento. Siamo consapevoli che la strada è ancora lunga, vogliamo che la pubblicità dell’azzardo sia vietata totalmente e vogliamo che si rimetta in discussione la possibilità di affidare la gestione dell’azzardo alle multinazionali. Per queste ragioni il 7 maggio saremo in più di 40 piazze in tutta Italia, per ribadire il nostro Sì ad un’economia diversa, premiando quei bar che hanno detto no all’azzardo». (altro…)
8 Mag 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
«Carissimi Giovani per un mondo unito, so che è desiderato un mio messaggio che concorra anch’esso alla riuscita della Settimana mondo unito. Quale l’argomento che desidero trattare? Non posso sceglierne uno migliore di questo: la vostra finalità: il mondo unito. Ma, possiamo parlare di mondo unito? E’ prevedibile un mondo unito, cosicché l’attenzione, che vi possiamo dare e le forze, che vi spendiamo, possano concorrere a raggiungere veramente un giorno tale obiettivo? O è utopia la nostra, irrealizzabile e fantasiosa, come qualcuno può pensare? Viviamo in un tempo in cui segnali indicatori di una direzione del mondo verso questo obiettivo non mancano. Anzitutto la convinzione che l’unità è un segno dei tempi. E ciò vuol dire che coloro che hanno particolari attitudini e competenze per scrutare il tempo in cui viviamo dicono che nel mondo si sta andando verso l’unità. Ne ho parlato io stessa più volte, e forse qualcuno lo ricorda, ma esaminandone soprattutto l’aspetto religioso. La tensione però all’unità, in questo tempo, non è solo in tale campo, è anche in quello politico. A parte l’ONU cui convergono quasi tutti gli Stati del mondo, vi è in Africa, ad esempio, l’Organizzazione Unione Africana e cioè l’organizzazione di tutti i Paesi africani. In Asia vi sono varie associazioni di stati come: l’Organizzazione della Conferenza Islamica che comprende 53 paesi musulmani; e l’Associazione Economica Sud-Est Asiatico; e altre. In America ricordiamo l’Organizzazione degli Stati Americani (del Nord, Centro e Sud America), e il Sistema Economico Latino-Americano. In Europa la Comunità Economica Europea Centrale che comprende anche i Paesi dell’Est, e l’Unione Europea. C’è inoltre su questo tema il pensiero di molti saggi del mondo, di culture diverse; sarebbe bene conoscerlo. Ma qui in Brasile, da dove vi faccio questo messaggio, non ho la possibilità di averli sottomano. Trovo solo qualche pensiero degli ultimi Pontefici che, perché persone sante, oltreché autorevoli, dicono cose che possono interessare tutti nel mondo. Sia Pio XII che Giovanni XXIII che Paolo VI hanno pensieri simili a questi. Paolo VI, nella Populorum Progressio, dice: “… chi non vede la necessità di arrivare progressivamente a instaurare un’autorità mondiale in grado d’agire efficacemente sul piano giuridico e politico?” Il Papa attuale così si è espresso nel nostro Genfest ’90: “Davvero questa sembra la prospettiva che emerge dai molteplici segni del tempo: la prospettiva di un mondo unito. E’ la grande attesa degli uomini di oggi, la speranza e, nello stesso tempo, la grande sfida del futuro. Ci accorgiamo che verso l’unità si sta procedendo sotto la spinta di un’eccezionale accelerazione”. Carissimi giovani, voi aspirate, voi lavorate per un mondo unito. E che cosa fate? Attività, che possono anche apparire piccole e sproporzionate, anche se significative nell’intenzione, di fronte all’obiettivo che vi siete proposti. Forse, quando sarete più avanti nell’età, qualcuno di voi potrà pure lavorare direttamente nei vari organismi orientati al mondo unito. Ma penso che – se tutto ciò sarà utilissimo – non sarà né questo né quello che vi contribuirà in modo decisivo. Sarà piuttosto offrire al mondo, in questo processo verso l’unità che lo investe, un’anima. E quest’anima è l’amore. Dovete scatenare attorno a voi, in tutti i Paesi in cui vivete, la rivoluzione dell’amore. Oggi non è più sufficiente fare della beneficenza o dell’assistenza, anche se attraverso essa si dà per amore. Oggi occorre “essere l’amore” e cioè sentire con l’altro, vivere l’altro, gli altri e puntare all’unità secondo la nostra spiritualità di fuoco, ormai accesa qua e là, anche per opera vostra, in tutto il pianeta. Lo affermava ancora Giovanni Paolo II, sempre al Genfest ’90: “Siate consapevoli – e ve lo ripeto – che la via verso un mondo unito… è fondata sulla costruzione di rapporti solidali e la solidarietà ha la sua radice nella carità” (nell’amore). Costruire, dunque, rapporti di unità che hanno la loro radice nell’amore. E dovete vivere questo amore anzitutto fra di voi. E così arrivare a realizzarlo con molti, molti, in ogni luogo che frequentate: fra il popolo, ad esempio, fra coloro che ne regolano i destini, nelle istituzioni, nelle organizzazioni piccole e grandi del mondo… Dovunque. Allora sì che le intenzioni di chi le ha messe in piedi, raggiungeranno lo scopo. E si lavorerà veramente per un mondo unito. Coraggio, allora, giovani per un mondo unito. Seguite il più affascinante e splendido ideale che ci può essere sulla terra. E non siete soli! Lo sapete voi, che vi onorate del nome di cristiani, perché, se così agite, Cristo è fra voi. Lo sapete voi tutti, di ogni pensiero e credo, che l’unità fa la forza. E allora avanti: cominciate o continuate, con l’entusiasmo che vi caratterizza, con la determinazione che non vi manca. Io, noi tutti, siamo con voi… per la vittoria finale. Quando Dio vorrà. Ma chi raccoglierà, se non c’è chi semina? A voi questo compito, nell’attuale momento della storia, che, in fondo, fa intravedere non lontano il fine per cui vivete». Chiara Lubich (altro…)
8 Mag 2016 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Dal confine tra Messico e Stati Uniti a quello tra Ungheria e Austria, dove si sono alzati muri di protezione e passare dall’altra parte, nella speranza di un futuro possibile, a volte significa anche perdere la vita. Si chiama Run4unity e ad animarla domenica 8 maggio saranno centinaia di migliaia di ragazzi legati al Movimento dei Focolari: ad ogni latitudine, dalle 11 alle 12, si farà un percorso correndo a piedi, in bici, con i roller, in barca. A conclusione un time-out, un minuto di silenzio o di preghiera per la pace. In Messico i “Ragazzi per l’unità” hanno scelto di correre a Mexicali, a 3.500 chilometri di distanza da Città del Messico, al confine con gli Stati Uniti. Correranno lungo il muro che divide questi due popoli, in ricordo anche di tutti coloro che hanno perso la vita tentando di superare la frontiera e ritrovandosi in una zona totalmente desertica. L’iniziativa vede il coinvolgimento di 10 scuole per una partecipazione di 1.500 ragazzi. A sostenerla c’è una equipe di 8 insegnanti di educazione fisica, coordinati dall’ispettrice scolastica della zona, che hanno inserito la staffetta nel programma didattico. Un salto d’oceano e ai ragazzi di Mexicali hanno risposto i loro “amici” ungheresi che già domenica 1° maggio hanno corso a Sopron, al confine con l’Austria e la Slovacchia. La città è entrata lo scorso anno nelle cronache internazionali perché meta dei migranti che in treno da Budapest tentavano disperatamente di entrare in Austria. La staffetta qui si è realizzata con la partecipazione di giovani rifugiati afghani di un campo profughi.
Nelle edizioni precedenti, Run4Unity ha visto la partecipazione di oltre 100mila adolescenti. Dalle isole Wallis e Fotuna nell’Oceano Pacifico al Cairo, il testimone passa di fuso orario in fuso orario per dare il via ad eventi sportivi, azioni di solidarietà ed esperienze di cittadinanza attiva in luoghi nei quali prevalgono solitudine, povertà, emarginazione. A Bari (Italia), l’iniziativa si svolgerà nell’Istituto penale minorile Fornelli con un quadrangolare di calcio mentre in un’altra città i ragazzi hanno scelto di andare nel Centro di prima accoglienza immigrati richiedenti asilo. La loro “bandiera” ovunque si troveranno a correre porterà scritta una “Regola d’oro”: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, e non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Si tratta – spiegano – di un principio etico di comportamento umano presente in quasi tutte le culture e religioni. Dall’ebraismo all’Islam, fino alle più antiche tradizioni africane. Se il mondo domenica si fermasse e si consegnasse nelle mani di questi ragazzi, forse molte paure cadrebbero, le tensioni si allenterebbero, molte lacrime si asciugherebbero e un arcobaleno di pace attraverserebbe il mondo. Ma ovviamente un’ora sola per realizzare questo “sogno” non basta. E il mondo da domenica ricomincerà a girare su se stesso come sempre. Ma loro no, questi ragazzi rimarranno ed hanno imparato a guardare la vita in maniera diversa. Ma soprattutto hanno l’età del futuro e sono già capaci di inseguirlo andando nei luoghi dove l’umanità si imbatte con le grandi sfide della storia e lavorando per un mondo dove tutti gli uomini si scoprano semplicemente fratelli. Forse vale la pena ascoltarli. Fonte: SIR (altro…)
7 Mag 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Io dov’ero?», cantava il Gen Verde sul palco del Primo maggio di Loppiano, nel brano “Chi piange per te”, ispirato alla tragedia dei migranti. Domanda risuonata potente tra i 1.200 partecipanti alla giornata di festa, certamente, ma anche di impegno per l’umanità che soffre. I ragazzi di Loppiano hanno quello sguardo che parte da loro stessi – come recita il sottotitolo “Inizia dove sei” – ma che raggiunge terre e popoli lontani, con una preferenza per quelli che sono piegati dalla sofferenza. C’è Aleppo, con l’escalation di bombe e morte che da 10 giorni la devasta; ci sono le popolazioni terremotate dell’Ecuador che domandano vita e ritorno alla normalità, ma c’è anche il variegato arcipelago di associazioni e iniziative che in Italia operano sul fronte dell’integrazione. “Scopo di questa giornata – spiegano i Giovani per un Mondo Unito, gli organizzatori, – era fare il punto, scambiarsi idee, progettare questa corrente – il “flow”, dal titolo – che rappresenta il mosaico d’iniziative che si snoda per tutto lo stivale sotto il segno dell’accoglienza, della legalità, della politica vissuta come servizio, della cura dell’ambiente e molto di più. In una parola, della fraternità”. «E noi, cosa stiamo facendo per fermare la guerra?», si sono chiesti questi ragazzi arrivati a Loppiano un po’ da tutt’Italia. Tarek e Lubna sono rispettivamente di Aleppo e Amman. Ad Aleppo la situazione è gravissima. «Da quando le bombe hanno ripreso a cadere a pioggia, sono tantissimi i gesti di solidarietà fra la gente – racconta Tarek. Questo rivela le qualità del mio popolo, che non si arrende, ma è ferito nella sua dignità. Diciamo a voce alta basta alla guerra e chiediamo con fede il dono della pace». «In Giordania abbiamo 3 milioni di profughi, la metà siriani – spiega Lubna – . Quando arrivano hanno occhi spenti, la speranza è morta. Noi cerchiamo di condividere la vita di paura che hanno affrontato fino a quel momento, dando loro ciò di cui hanno più bisogno amore e senso di famiglia». Poi, in un messaggio-video Wa’el Suleiman, direttore della Caritas giordana, rivolge un accorato appello ai giovani italiani ed europei: «Lavorate con noi per fermare la guerra, venite in Medio Oriente e aiutateci a ricostruire i nostri Paesi, affinché la gente non debba più fuggire, emigrare. Noi vogliamo vivere nelle nostre terre». Nahomy e Maria sono entrambe di origine ecuadoriana, ma una vive in Italia, mentre l’altra è a Loppiano per alcuni mesi. Raccontano della straordinaria forza del loro popolo: «La sofferenza di chi non aveva più niente era diventata di tutti, a tal punto che il Paese si è messo a fare ciò che poteva. I prigionieri dentro al carcere si sono messi a costruire bare in legno, persone di diversi schieramenti politici hanno fatto squadra, i cuochi sono diventati degli eroi che cucinavano un piatto caldo per tutti, i poveri hanno condiviso anche il poco che avevano».
È chiaro che i ragazzi del Primo Maggio hanno davanti agli occhi il mondo, lo si vede dal loro sguardo proiettato oltre l’orizzonte personale, sempre e comunque. Anche le relazioni familiari, oggi profondamente compromesse dalla fluidità del concetto stesso di famiglia, vengono affrontate con una testimonianza potente e per molti versi spiazzante: quella di una famiglia che ha riaccolto a casa il padre, dopo anni di abbandono e separazione. Alla domanda su quale consiglio darebbe a chi si trova in situazioni simili, uno dei figli risponde: «Ai genitori direi di non mettere mai noi figli contro l’uno o l’altro genitore e ai figli: di amare i genitori qualunque cosa facciano, perché anche loro hanno bisogno del nostro amore». Balli, canzoni e tanta musica hanno fatto da cornice a queste storie di giovani che hanno deciso di prendere parte attiva nella costruzione di un mondo presente e futuro che vogliono diverso. «Sono stanco di scontri e contrapposizioni in politica come nella vita di tutti i giorni – scrive un ragazzo sul grande wall, il muro sul quale chi vuole può “lasciare” quella parte di sé che ostacola il fluire della corrente di fraternità –. Le uniche cose che m’interessano e per cui voglio vivere sono quelle che ci mettono insieme, non quelle che ci dividono». E a proposito di politica, Cristina Guarda, venticinquenne consigliera regionale veneta, racconta così le motivazioni che l’hanno spinta ad entrare nell’arena politica: «Sono sempre stata convinta che la politica è quella che noi costruiamo quando ci mettiamo a servizio del nostro prossimo. Sentivo che era arrivato il momento di mettermi in gioco». Un punto di vista quanto meno alternativo, stando allo scenario a cui la politica dei palazzi ci ha abituati, ma che ha riscosso applausi scroscianti dai ragazzi del Primo Maggio: chi ha orecchi, intenda! Sul grande schermo, una frase di Chiara Lubich introduce bene la tavola rotonda che conclude la mattinata: «Se volete trasformare una città, cominciate a unirvi con chi ha il vostro stesso ideale. Insieme cercate i più poveri, gli abbandonati, gli orfani, i carcerati, quelli che sono messi ai margini, e date, date sempre: una parola, un sorriso, il vostro tempo, i vostri beni….». Parte subito dopo una sventagliata di idee-progetti dei Giovani per un Mondo Unito in Italia: a Torino in un piccolo dormitorio, a Firenze con un gruppo di persone “diversamente libere”, i detenuti del carcere Gozzini; a Siracusa con il Summer Campus che si svolgerà anche la prossima estate e che prevede attività di sostegno e animazioni con bambini e ragazzi in difficoltà; a Napoli e Caserta dove il progetto “Officine di Fraternità” ha coinvolto centinaia di ragazzi delle periferie a rischio e si è concluso con workshop e concerto del Gen Rosso. Il pomeriggio prosegue all’aperto con la Expo dello United World Project su disarmo, ambiente, economia di comunione, arte, cultura con l’Istituto Universitario Sophia, Slotmob-contro il gioco d’azzardo, dialogo interculturale e interreligioso, ecc. La giornata si conclude con la “FlowRun”: una corsa a tappe che culmina in un’esplosione di festa, musica e colori quasi a dimostrare che entusiasmo e gioia sono imprescindibili per chiunque voglia contagiare altri nell’avventura di un mondo “per” e non “contro”. Fonte: Servizio Informazione Focolari Loppiano Foto su Flickr:
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6 Mag 2016 | Focolari nel Mondo
Le grandi tele di Michel Pochet, appese come arazzi negli ampi spazi della Pieve, sono una “meditazione – si legge nell’invito – sullo splendore della verità e del bene”. Con segni decisi, colori pieni e ricorrenti chiavi simboliche, Pochet presenta un’icona moderna del volto di Dio Misericordia, un Dio che piange, quasi una trasposizione delle parole con cui Papa Francesco ha spiegato la partecipazione dell’Eterno alla vita dell’uomo: “In quelle lacrime è tutto l’amore di Dio”. Il tema della mostra ha suggerito agli organizzatori l’idea di preparare l’esposizione portando in anteprima alcuni lavori dell’artista in luoghi simbolici di Brescia collegandoli alle opere di misericordia. E così, fino al giorno dell’inaugurazione nella Pieve (sabato 7 maggio alle ore 17), il messaggio di Pochet interroga e accompagna chi si trova a frequentare il Tribunale (Perdonare le offese), la sala consiliare di Palazzo Loggia (Sopportare pazientemente le persone moleste), l’Hospice Domus Salutis (Consolare gli afflitti), la Mensa Menni per i senza fissa dimora (Dar da mangiare agli affamati), le carceri di Canton Mombello e di Verziano (Visitare i carcerati), la Poliambulanza (Visitare gli infermi), lo spaccio del riuso a servizio dei poveri di Mandacaru (Vestire gli ignudi); numerose sono anche le parrocchie della città coinvolte in questo itinerario. La Pieve, insomma, come punto di arrivo di un percorso che attraversa la città, “perché la città dell’uomo – come ha scritto Papa Benedetto XVI – non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione”. Nato nel 1940 in Provenza, Pochet si è trasferito giovanissimo a Parigi, dove si è diplomato in architettura. Dipinge, scolpisce, scrive poesie, saggi e romanzi, in particolare sul rapporto tra Dio e Bellezza. A Roma ha fondato il “Centro Maria”, un laboratorio artistico internazionale legato al Movimento dei Focolari, dove l’ispirazione è il frutto di una comunione fraterna. Accanto alle grandi tele di Pochet esporranno anche una trentina di artisti bresciani, anch’essi chiamati ad esprimere la loro visione del tema. La mostra rientra nel programma della rassegna Corpus Hominis ed è promossa dall’associazione “Amici della Pieve” e dal Movimento dei Focolari di Brescia. Rimarrà aperta fino al 22 maggio: dal giovedì al sabato dalle 16 alle 19, la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Depliant-DIO-MISERICORDIA