9 Feb 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Raggiungiamo la scuola, situata a pochi minuti dal mare, in autobus: negli spaziosi e moderni edifici della scuola nazionale di Sport, a Pembroke, ci accoglie sorridente Andy. Come ognuno degli insegnanti, conosce ogni studente per nome e lo segue in tutto quello che riguarda il suo soggiorno a Malta, insieme alla famiglia di accoglienza. Con lei lavorano Vivienne, che ha accompagnato la scuola sin dalla sua nascita, Maria, che per anni ha lavorato come dirigente al Ministero dell’Educazione ed ora offre la sua esperienza come “Head of School”, responsabile della Scuola, e Marilyn, che ha raggiunto l’equipe due anni fa come direttrice degli studi. The Voice nasce nel ‘92 da alcuni giovani che decidono di rispondere alla sfida lanciata da Chiara Lubich di far nascere una economia di comunione: a oltre 20 anni di distanza i giovani che la fecero nascere continuano a collaborare come famiglie di accoglienza per gli studenti. Vivienne, presente fin dagli inizi e per anni responsabile della scuola, ci racconta: «Avevo già creato un’azienda, ma di fronte alle difficoltà avevo abbandonato l’iniziativa e mi ero promessa di non ricominciare. Con The Voice, però, è stato diverso: ho fatto di tutto perché l’azienda non morisse perché era un progetto per cui valeva la pena di lottare». Chi gestisce le altre scuole di inglese di Malta (oggi ce ne sono 47 sull’isola, di cui alcune accolgono più di mille studenti nuovi ogni settimana) non riesce a capire come The Voice riesca ad essere ancora “viva”: economicamente, sembra impossibile. «Le altre scuole hanno gruppi grandi, mentre noi ci teniamo a mantenere gruppi di 5-8 studenti per classe, anche se questo significa moltiplicare i gruppi e gli insegnanti. Offriamo anche delle ore one to one per un insegnamento più personalizzato», spiega Marilyn.
Il rapporto personale diventa qui metodo pedagogico, chiave per il progresso linguistico, tanto legato alla fiducia, soprattutto quando si tratta di sviluppare capacità di comunicazione orale. Con la stessa disponibilità e delicatezza, le famiglie di accoglienza continuano la sera il dialogo con gli studenti, sfruttando ogni momento per aiutarli a progredire. Questa priorità al rapporto viene definita da Vivienne come il distintivo della scuola, la sua identità: «Qui gli studenti non sono numeri, sono amici con i quali abbiamo tanto da condividere ed anche loro scoprono di aver qualcosa da condividere con noi». Lo si tocca con mano nella piccola cerimonia della consegna dei titoli alla fine della settimana, per quelli che lasciano “la comunità”, come amano definirla gli studenti. La direttrice ha una parola di incoraggiamento per ciascuno. L’orgoglio e la gioia dei progressi fatti si legge sui volti. Si sente un clima di famiglia e questo emerge da tutti gli studenti, quando li si intervista. «Qui ho trovato amici e dei professori molto simpatici che ti vogliono bene», afferma Karina. Aggiunge Raffaella: «Il fatto di avere una insegnante più giovane di me mi ha dato tanto coraggio per cercare lavoro quando tornerò a casa, per poter dare anch’io il meglio di me, come lei».
È una scelta della scuola, conforme ai suoi valori ed al suo impegno nell’Economia di Comunione, quella di inserire regolarmente nuovi insegnanti giovani, perché ci siano sempre “forze fresche” ed un posto privilegiato per i giovani nella scuola. Così è stato anche per Claire, che è ora animatrice e guida turistica per le attività del pomeriggio, perché in questa scuola, non conta solo l’inglese ma tutta l’esperienza che si vive insieme. Le gite, come le ore di studio, sono altrettante occasioni per crescere insieme. E Malta è un gioiello a livello culturale e storico: tra una visita ai templi preistorici e alle splendide grotte azzurre, si fa un tuffo nell’acqua cristallina. Il giorno dopo, l’isoletta di Comino e il suo Blue Lagoon, e poi ancora l’isola di Gozo con la sua Cittadella, o la visita della capitale Valletta, approfittando dei show multimediali 5D per scoprire la storia e la cultura di questa affascinante isola. Ed, inaspettatamente, sulla spiaggia, si apre un dialogo profondo tra alcuni, che permette di spiegare qualcosa del progetto di Economia di Comunione che sta alle origini della scuola. Ultimamente The Voice ha coinvolto nel suo gruppo dirigenziale nuovi membri, che condividono l’adesione al progetto di EdC. Tra essi John, un consulente nelle risorse umane e management con particolare esperienza e interesse nel campo turistico. Auspicio di nuovi sviluppi!». di Anouk Grevin Fonte: www.edc-online.org Scarica brochure (altro…)
8 Feb 2016 | Focolari nel Mondo

Educazione, Inclusione e Solidarietà: ambiti, pratiche e prospettive
22 aprile 2016: simposio all’Università Complutense di Madrid, in collaborazione con il gruppo spagnolo di ricerca GIAFE (Grupo de Investigación en Antropología y Filosofía de la Educación) dal titolo “Educazione, Inclusione e Solidarietà: ambiti, pratiche e prospettive”, aperta a chi vorrà partecipare attivamente donando il suo contributo per provare a percorrere “sentieri possibili” verso un’educazione inclusiva e solidale. I temi saranno: Ambiti dell’inclusione, spazi per la fraternità Pratiche inclusive, politiche per le differenze L’inclusione educativa per una società fraterna: uguali nella diversità” 23-24 aprile 2016 Seminario internazionale di pedagogia, presso la Cittadella Castello Esteriore. Il Seminario vuole approfondire, nella logica della ricerca partecipativa e del sapere esperienziale, da prospettive culturali e pedagogiche diverse, il tema dell’inclusione educativa e sociale, con i suoi problemi, i bisogni emergenti e le strategie proposte. È rivolto a professori, educatori ed insegnanti con la propensione alla riflessività, laureandi e laureati, dottorandi, che desiderano riflettere sull’educazione dalla prospettiva della “cultura dell’unità e della comunione”, che ha le sue radici nella spiritualità di Chiara Lubich. Con la possibilità del collegamento web-ex. Ci sarà sul sito www.eduforunity un Call for Papers. Questo seminario fa parte del percorso di ricerca che avrà un’altra tappa nel Convegno, dal 3 al 4 giugno, all’Università di Lublino, a 20 anni dal primo conferimento a Chiara Lubich della laurea honoris causa in scienze sociali. Il CENTRO MARIAPOLI della Cittadella Castello Esteriore è situato a circa 28 Km da Madrid e si trova a questo indirizzo: Calle Poniente, 33 – 28290 – Las Matas – Las Rozas (Madrid). La località è raggiungibile tramite i servizi di trasporto pubblici, che sono sicuri e regolari. Invito
8 Feb 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Sono stata accusata ingiustamente davanti a tutto il consiglio parrocchiale. La mia risposta: silenzio, lacrime. Dopo 3 giorni una telefonata da quella persona con la voce rotta dalla commozione: “Mi puoi perdonare?”. “Già ti ho perdonato!!! Poi un pensiero: non basta perdonare, posso fare di più. Così la invito a cena e nasce un’amicizia che non si incrinerà più». È il racconto di Berenice, madre di tre figli, da oltre vent’anni catechista e poi ministro della Parola nelle 5 comunità che formano la parrocchia Immaculata Conceção, in uno dei quartieri di periferia della grande San Paolo. Questo è n flash delle molte esperienze che si sono alternate durante le due “Scuole di Comunione” del Movimento Parrocchiale – diramazione del Movimento dei Focolari nella Chiesa locale – svoltesi dal 22 al 24 gennaio nella Mariapoli Ginetta, a Vargem Grande Paulista (SP) e dal 30 al 31 gennaio nella Mariapoli Santa Maria (Igarassu-Recife). Al centro di questi incontri: l’Unità, carisma specifico dei Focolari, con particolare approfondimento della Misericordia in questo Anno Santo. Vi hanno partecipato più di 300 persone, tra giovani e adulti laici, religiosi, seminaristi, diaconi e sacerdoti, di 116 parrocchie, in 27 diocesi, di 16 stati brasiliani. Insieme hanno testimoniato la forza del perdono, della misericordia, dell’amore evangelico che, vissuto con movimenti, associazioni e pastorali, fa della parrocchia “comunità di comunità”.
Molti i frutti della Parola di Dio vissuta: in quartieri di periferia dove i laici si assumono l’onere dei locali per accogliere il numero crescente di fedeli e i ragazzi si impegnano nelle varie attività pastorali; nelle carceri o in opere sociali parrocchiali dove si scopre la priorità dell’ascolto e dell’attenzione alla persona sull’organizzazione e gli aiuti materiali. O ancora dove nasce l’iniziativa di dar vita a piccoli incontri nelle case, portando la Parola di vita in famiglie, molte volte lontane dalla Chiesa, come nel caso di Maria Hélia di una comunità di Marechal Deodoro. Bernadete abita a João Pessoa; è catechista nella parrocchia del Bambino Gesù e membro dell’equipe arcidiocesana di catechesi. Cerca di comunicare ciò che vive, con una grande apertura al dialogo, cominciando dalla sua famiglia, con parenti evangelici e pentecostali. Il giorno di Natale è riuscita a coinvolgere tutti – compreso suo marito che non frequenta la Chiesa – in una rappresentazione della nascita di Gesù. “Si è creato un clima di dialogo, di unità tra tutti. Abbiamo vissuto un vero Natale!”. Nella comunione conclusiva, l’impegno assunto dai presenti esprimeva il desiderio di diventare costruttori di unità all’interno delle comunità, costruendo ovunque rapporti dove, per l’amore reciproco, viva il Risorto che attrae e trasforma, irradiando pace e gioia. L’obiettivo: puntare a realizzare “il sogno di Gesù” che ha chiesto al Padre ‘che tutti siano uno’ con l’anima aperta a tutti. (altro…)
7 Feb 2016 | Chiara Lubich, Spiritualità
(…) “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra” (Gv 8,7). L’ha detta Gesù a coloro che volevano lapidare l’adultera. Il punto centrale dei comandi di Gesù è proprio sempre l’amore. Per questo Egli non vuole che noi cristiani condanniamo: “Non giudicate”, ha ammonito infatti, e ha proclamato: “Beati i misericordiosi”. Gesù vuole misericordia. Tuttavia dalla sua Parola sembrerebbe di poter dedurre che qualcuno può scagliare la pietra: chi è senza peccato. Non si tratta certamente di noi, di ciascuno di noi, che siamo peccatori. Ma c’è una creatura senza peccato. Lo sappiamo: è la Madre di Dio. Potrebbe, dunque, Maria scagliare la pietra verso qualcuno che ha errato? E l’ha forse fatto nella sua vita? Noi conosciamo la Mamma nostra. Sappiamo ciò che afferma la Scrittura, ciò che tramanda la Tradizione, quello che è il pensiero del Popolo di Dio nei suoi confronti: Maria è amore verso tutti gli uomini, è misericordia, è avvocata dei più miserabili. È a Lei che cristiani senza numero ricorrono, e son sempre ricorsi, quando hanno avuto l’impressione che la giustizia di Dio li sovrastasse. Maria non scaglia pietre. Anzi: nessuno come Lei, dopo Gesù, diffonde amore. Diffonde amore. Perché? Perché è Madre. Una madre non sa che amare E l’amore della madre è tipico: ama i propri figli come sé, perché c’è qualcosa di sé, veramente, nei suoi figli. (…) (…) Anche noi possiamo trovare qualcosa di noi stessi negli altri. Dobbiamo, infatti, vedere Gesù sia in noi che nei nostri fratelli. E allora, come ci comporteremo? Ecco: di fronte ad ogni prossimo: in casa, al lavoro, per strada, con quello del quale stiamo parlando, con le persone con cui ci intratteniamo al telefono, con quelli a vantaggio dei quali esplichiamo il nostro lavoro, di fronte ad ognuno, in questi quindici giorni, dobbiamo pensare semplicemente: devo comportarmi come fossi sua madre. E agire di conseguenza. Una madre serve, serve sempre. Una madre scusa, scusa sempre. Una madre spera, spera sempre. “Come fossi sua madre”: questo il pensiero che deve dominare nei prossimi giorni. Questo il nostro impegno per esser certi di non scagliare pietre e per poter essere per tutti la presenza di Maria sulla terra. Chiara Lubich, Rocca di Papa, 3 marzo 1983 Ascolta l’audio Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)
6 Feb 2016 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Promotore di fattiva comunione tra i diversi gruppi e realtà associative», con la sua «sensibilità sociale, intelligenza e amore» si è fatto «interprete degli auspici del card. Benelli e di Chiara Lubich» per la realizzazione, alla fine degli anni ‘70 a Firenze, del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira. A descrivere così un tratto importante della sua storia è l’Arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori. Giorgio Martelli, nativo di Pistoia, in Toscana, ha infatti dato un contributo decisivo per la nascita di questa opera, in collaborazione tra l’arcidiocesi Fiorentina e il Movimento dei Focolari, e che a tutt’oggi prosegue il suo impegno verso «giovani provenienti da tutte le nazioni del mondo, specie quelle in via di sviluppo, favorendone l’accoglienza fraterna e promuovendo il dialogo tra persone di ogni cultura e credo». Ma quella del Centro La Pira è una tra le varie storie importanti che si intrecciano con la vita di Turnea (questo il nome indicato da Chiara Lubich per sintetizzare la sua figura: Turris Eburnea, Torre d’Avorio, riprendendo una delle litanie mariane). Nato da una famiglia operaia, Turnea è educato ad una fede semplice, rettitudine, e sete di giustizia. Da giovane è impegnato nell’Azione Cattolica dove riceve una più solida formazione cristiana. Durante la guerra, insieme al padre, subisce due rastrellamenti che lo portano ai lavori forzati, dai quali riuscirà a fuggire. Dopo la guerra inizia a lavorare nel sindacato come addetto all’ufficio contratti e vertenze di lavoro e nello stesso tempo riprende a studiare e si diploma come perito industriale. Negli anni dell’Azione Cattolica conosce altri giovani impegnati cristianamente, fra questi Bruno Venturini e Vitaliano Bulletti, anch’essi futuri focolarini. Di quel periodo lui stesso scrive: «C’erano due aspetti della vita cristiana che mi si presentavano alternativamente: uno più personale, di ricerca del rapporto con Dio, l’altro più sociale di bisogno di fraternità fra gli uomini, di giustizia e delle lotte per raggiungerle. Ma separati l’uno dall’altro!». È del gennaio 1950 il suo primo incontro con Graziella De Luca, che si era recata nella sua città per parlare ad alcune persone dell’esperienza del nascente Movimento dei Focolari. Nei mesi successivi si reca più volte a Roma dove conosce oltre a Chiara, i primi e le prime focolarine. Dopo alcuni mesi di lotta interiore, decide di essere uno di loro e dopo aver lasciato la ragazza e i genitori – tra forti incomprensioni – si trasferisce a Roma, nel primo focolare maschile romano. Gli anni successivi lo vedono in vari focolari in Italia e in Olanda.

Giorgio Martelli (a destra) insieme a Chiara Lubich e alcuni suoi primi compagni.
Nel 1968 Turnea è chiamato da Chiara come primo responsabile della neonata branca dei Volontari di Dio. Ai loro congressi Turnea favorisce momenti di dibattito su problemi e domande che riguardano la concretizzazione della spiritualità dell’unità nella vita di tutti i giorni. Ripete spesso quanto Chiara affermava: i Volontari devono, nel nostro tempo, emulare i primi cristiani. Per molti anni si dedica a quell’aspetto all’interno dei Focolari definito armonia e ambiente e che riguarda le costruzioni, le cittadelle, i centri mariapoli, l’arte, le opere sociali. Un incarico vissuto con passione, amore e dedizione anche nei numerosi viaggi e visite in varie nazioni. In tanti altri ambiti Turnea ha messo le sue forze, la sua tenacia e il suo amore: negli inizi del Movimento Giovani per un Mondo Unito, nell’accompagnamento del Centro Santa Chiara Audiovisivi e della band internazionale Gen Rosso. Dal 2008 libero da incarichi specifici, continua a dare il suo contributo con consigli e contributi di idee. Come sacerdote è vicino a tanti focolarini, soprattutto a quelli più sofferenti, per i quali celebra con regolarità la Santa Messa. Nel 2012 viene colpito da una malattia che gli provoca una invalidità motoria, che sopporta però con la sua grinta e con il suo amore a Gesù crocifisso e abbandonato. Un amico di sempre, Bruno Venturini, racconta così dell’ultimo periodo: «Raccoglieva tutte le forze per cercare di essere attivo, disponibile. Dopo una difficile giornata capitava che riusciva ad alzarsi e lo trovavo al computer a controllare la posta. E nello stesso tempo ogni momento impegnato ad accogliere da Dio con serenità la mancanza di forze, l’inattività. Mai rassegnato. Accoglieva con gioia quanti venivano a visitarlo; parlava con lucidità, spesso con tanta fatica, toccando gli argomenti più vari che potevano interessare l’altro, senza trascurare un pensiero profondo che esprimeva il suo stato d’animo, la sua piena adesione alla volontà di Dio. Pensieri di cielo». Il 26 gennaio 2016 Turnea conclude il suo cammino terreno. Tra i primi focolarini, come scrive la presidente dei Focolari Maria Voce, «un altro gigante». Maria Chiara de Lorenzo (altro…)