10 Ago 2015 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Giovani di 5 religioni e di varie denominazioni cristiane, appositamente selezionati come leader emergenti in campo ambientale, si sono dati appuntamento alla cittadella Luminosa dei Focolari (Stato di New York-USA) per riflettere sulla salvaguardia del pianeta inteso come casa comune. Guidati dalle idealità di Religions for Peace (RFP) e dei Focolari, il Teach-in è iniziato con un’analisi sulla realtà attuale dell’ambiente e il forte legame tra la stabilità globale e il cambiamento climatico. Un fenomeno, quest’ultimo, che richiede una nuova presa di coscienza anche nell’ottica, sottesa dal titolo dato a questi tre giorni, della pace nel mondo. E che forse troverà soluzione proprio grazie alla sinergia fra gli appartenenti ai diversi contesti religiosi. È quanto auspicavano gli organizzatori del Teach-in che si è svolto a fine luglio. Pur nella varietà dei loro credo, sono giunti alla comune consapevolezza che ogni sforzo per l’ambiente sarà tanto più efficace quanto più sarà fatto ‘insieme’. Tra gli interventi, quello del Rev. Richard Cizik (New Evangelical Partnership) e del rabbino Lawrence Troster, bioeticista, il quale ha affermato che “entro il 2050 potremmo avere 50 milioni di rifugiati climatici, con gravi conseguenze sulla pacifica convivenza fra i popoli”. A queste parole ha fatto eco Asma Mahdi, oceanografo e membro di Green Muslims, evidenziando che sono proprio i Paesi a maggioranza islamica i più vulnerabili: «In Bangladesh, ad esempio, se il livello del mare dovesse continuare ad innalzarsi, entro il 2050 il 17% del territorio risulterà allagato, costringendo 18 milioni di persone a spostarsi altrove». Cifre allarmanti queste, come alcune isole polinesiane a rischio di sommersione.
Fra i relatori c’era anche mons. Joseph Grech, della Rappresentanza della Santa Sede presso le Nazioni Unite, che riportando alcuni tratti dell’enciclica di Francesco «Laudato sì», ha sottolineato come l’economia e l’ecologia camminino di pari passo, proprio perché ogni nostra azione ha sempre un impatto sulla natura. Del medesimo avviso si sono dichiarati tre ricercatori ambientali di tre diverse Università americane: Robert Yantosca (Harvard), Valentine Nzengung (Georgia) e Tasrunji Singh (Ohio), per i quali le rispettive convinzioni religiose sono diventate fattore motivante e guida nell’impegno scientifico a favore dell’ambiente.
‘In uscita’ è la parola chiave che ha condotto la seconda parte del Teach-in e che ha permesso di delineare una serie di comportamenti da mettere in atto. John Mundell dei Focolari, titolare di una società di consulenze ambientali, ha fornito una panoramica di iniziative compreso il “Cubo della Terra”, le cui 6 facce riportano validi suggerimenti quotidiani per rinnovare e conservare un ambiente sano. C’è stata anche la visita a dei progetti di bonifica presso la vicina Federal Reserve Esuarine. Aaron Stauffer, direttore esecutivo di RFP, a conclusione ha affermato: “È stata una testimonianza del potere di cooperazione multireligiosa e di pace”. E Raiana Lira, brasiliana, che sta concludendo il suo dottorato in ecologia: “abbiamo sperimentato di avere almeno due cose in comune: un intenso interesse per la sostenibilità del pianeta e una credenza religiosa che ci offre le giuste motivazioni per prendercene cura. Ciascuno di noi eravamo venuti con le nostre convinzioni ed idee personali ed ora ci ritroviamo tutti uniti nel comune obiettivo di tanti: la tutela della terra e dei suoi abitanti”. (altro…)
9 Ago 2015 | Centro internazionale, Spiritualità
«Stare ai campi, attendere alla vita delle piante, partecipare, dentro gli ampi silenzi, segnati dai cicli solari e lunari, all’opera di creazione della vita naturale, è compito, anch’esso, quasi sacerdotale, che vuole raccoglimento e sacrificio: vuole il coraggio di sapersi sentire a tu per tu con la propria anima, dentro l’aspettazione dell’universo e, nei contatti con la natura, che è un miracoloso vivaio, sapersi sentire, senza stramazzare, alla presenza di Dio». (FIDES, luglio 1938) «Ci volle una bellezza e una purezza superiore all’ideale umano perché l’uomo salisse sino a contemplare Maria. Fu lei che lo tirò su: e in quella contemplazione sbocciarono le aspirazioni più belle dell’anima, che cercarono di fermarsi in espressioni d’arte, le più alte mai raggiunte. La maternità, la tenerezza muliebre, la rassegnazione e la pietà trovarono in Maria un modello, e un alimento: e l’umanità ne nutre la sua passione più bella, nei momenti che più si solleva oltre la brutalità, per un impeto di divinizzazione». (FIDES, marzo 1938) «La rivoluzione cristiana non fece complotti, non sovvertì istituti, non uccise tiranni: ma immise nell’organizzazione fatiscente del mondo antico, nella famiglia logora, negli istituti giuridici affetti da decrepitezza, nei rapporti sociali intossicati dalla cupidigia, un fermento nuovo: il fermento dell’amore, che li rigenerò: quello per cui, di colpo, davanti al padrone venne a trasfigurarsi la natura dello schiavo, davanti all’uomo assunse un valore nuovo la donna, davanti al greco e al romano s’avvicinò dalle sue distanze abissali il barbaro e l’operaio». (FIDES, febbraio 1943) «II cristiano cosciente – il santo – è uno che utilizza il tempo con una cura d’ogni attimo, sommando quante più opere nello spazio breve, per l’onore del Capo di casa, per il buon nome comune, per la salute dei fratelli. Questa attività, questo apporto, si chiama nel linguaggio corrente apostolato. Un cristiano che non ne fa, nei modi e nel tempo consentitigli, è un cristiano che ignora il suo posto nella Chiesa: che ignora la Chiesa. La Chiesa nell’atto che vive, agisce: fa azione. Noi diciamo fa azione cattolica. E questa si fa in mille modi: c’è posto per tutti. La può fare un poeta e la può fare un deficiente; un anacoreta e un cenobita, un capo di famiglia e un caposezione, il metropolitano in istrada e il ciabattino in bottega». (FIDES, ottobre 1938) Fonte: Centro Igino Giordani (altro…)
8 Ago 2015 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Ginevra, rue de Montbrillant n.3 Come ogni venerdì, mi reco al “Jardin de Montbrillant”, un luogo d’accoglienza e d’incontro per persone bisognose di questa città cosmopolita, dove è possibile consumare dei pasti. Oggi, come di consueto, accogliamo a mezzogiorno circa 150 persone di ogni nazionalità. La sala è già piena e tutto sembra svolgersi nel migliore dei modi. Fra gli abitudinari di questa folla variegata noto sempre qualche volto nuovo. Il mio compito è trovare un posto per ciascuno, negoziare con l’uno o cl’altro perché accetti un nuovo vicino, evitare che le tensioni degenerino in modo che il pasto possa venire consumato con tutta tranquillità, cosa non sempre facile dato lo stato fisico e psichico della maggior parte dei nostri ospiti. Ma a me interessa soprattutto riuscire a creare un contatto fraterno, confortare chi appare triste, depresso, ascoltare chi si sente angosciato, ridare speranza … Insomma, creare un’atmosfera di famiglia affinché tutti si sentano amati così come sono, al di là della diversità di età, nazionalità e religione. Mentre siamo a tavola, la porta della sala si apre e arrivano tre nostri amici arabi accompagnati da due nuovi venuti. Noto subito l’espressione minacciosa e dura del loro volto. Appena entrati, urlano che vogliono sgozzare tutti i presenti e dare fuoco al locale. Il motivo: si sentono gravemente offesi dalle caricature del Profeta apparse sulla stampa nei giorni precedenti, notizia principale dei giornali. Subito l’atmosfera si fa tesa e circolano propositi violenti. Vedo già volare piatti e piovere colpi. Occorre intervenire senza indugio perché la situazione può degenerare pericolosamente. Ma che dire, cosa fare? Mi sento impotente, ma riconosco in questa acuta sofferenza e nella nostra società che difende la libertà assoluta, a scapito dei valori profondi, il grido dell’Uomo-Dio sulla croce: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. E’ lui che si presenta ora, attraverso la reazione dei due seguaci dell’Islam. Metto tutto nelle sue mani e mi alzo per andare loro incontro. Dichiaro di condividere la loro pena e propongo di parlarne, ma dopo aver mangiato, se lo ritengono importante. Al mio invito pacato, si lasciano convincere a sedersi a tavola; di colpo l’aggressività scema e ritorna la tranquillità come se ciascuno avesse capito le motivazioni che hanno determinato quello scoppio di rabbia. Il pranzo termina nella calma. Resto accanto ai due per far sentire loro tutto il calore di cui sono capace. Dopo il pranzo, si scusano per le parole pronunciate e manifestano rammarico per aver esternato propositi di vendetta. Segue ancora un momento di scambio sulla nostra rispettiva fede nel pieno rispetto e comprensione reciproca. Prima di partire mi abbracciano, grati per essere stati ascoltati. Ora i loro volti distesi esprimono tutt’altri sentimenti che all’inizio. (Paquita Nosal – Ginevra) Fonte: Città Nuova – n.13/14 – 2015 (altro…)
6 Ago 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Così è dell’editoriale a sua firma del 20 aprile 1958. Con scrittura incisiva ed efficace, Chiara Lubich tratteggia le impressioni riportate da una visita all’Expo ‘58 di Bruxelles nella primavera di quell’anno. Si era recata in Belgio per la settimana di Pasqua: il Movimento iniziava proprio allora a muovere i suoi primi passi oltre la cerchia delle Alpi, nel cuore dell’Europa. Si comprende allora la grande impressione suscitata dalla visita: «Il 17 aprile – scrive Chiara Lubich – s’è aperta la mostra internazionale di Bruxelles. […] È qualcosa di colossale. Le più grandi potenze, i più grandi Stati dei cinque continenti sono andati a gara nello sfoggiare il meglio della loro genialità. […] Alla vista di queste costruzioni modernissime, arditissime nelle linee, nei colori, nelle luci, ma spesso composte in un sano e artistico equilibrio, con espressioni architettoniche le più varie, le più strane, non si può non rimanere ammirati. […] Il padiglione, che ha attirato la nostra attenzione però in modo particolare, è stato quello della Santa Sede. Si erge quasi di fronte a quello sovietico ed accanto a quello americano. È denominato “Civitas Dei”. Porta nel cuore una chiesa, improntata a uno stile snello e armonico, forse perché ricco di contenuto, molto elegante e modernissima. […] Lì sotto s’erge un altare, dove saranno celebrate di continuo delle Sante Messe. […] Gesù vivo, quindi, che continuamente s’immola per tutti, e la parola della verità di un Re che non è di questo mondo, sono le ricchezze esposte a Bruxelles dalla “Città di Dio”, mentre accanto, fra il resto, un rompighiaccio atomico, lo Sputnik II, una monumentale statua di Lenin occuperanno il Padiglione sovietico; un teatro gonfiabile e molte espressioni dell’arte moderna e del folklore il padiglione americano. Sì, Gesù alla mostra di Bruxelles, come un giorno Gesù alle nozze di Cana. Il Figlio dell’Uomo non disdegna di mescolarsi a tutte le faccende umane e, attraverso l’armonioso suono delle campane, farà arrivare il ricordo dell’eterno e del divino a tutti coloro che si sono lì riuniti, ad esaltare le capacità dei popoli, che Egli ha creato. Gesù che muore sull’altare per tutti, anche per quelli che di Lui non si curano, gonfi magari della loro scienza, delle loro scoperte, o che, addirittura, Lo combattono. Gesù, che insegna ancora la Verità attraverso coloro di cui ha detto “chi ascolta voi ascolta Me”. Questi i doni, il «prodotto» della Chiesa Cattolica, che Lo continua. Gesù Eucaristia, il frutto della Chiesa, come già un tempo Gesù di Nazareth, il frutto del purissimo seno della Vergine Maria. E lì all'”Expo ’58”, come in ogni nostra chiesa, Gesù cercherà di saziare la sete di luce, di amore, di ardimento, di potenza, negli uomini. Gesù espone Se stesso, o meglio il suo concreto amore, e si offre per salvare gli uomini anche lì, dove tutto parla di energia atomica, di tecnica, di invenzioni, di novità. È Lui la più grande novità, l’eterna scoperta, mai scoperta; Colui Che rimarrà, anche quando nei secoli nessuno ricorderà i particolari della mostra di Bruxelles, come nessuno oggi sa il nome degli sposi di Cana. Sta lì per non lasciare delusi, per riempire il vuoto che si creerà in molte anime – nonostante lo sciorinamento delle ricchezze più belle di oggi – quando si sarà sperimentata la vanità di tutto, anche del meglio, che non sia radicato in Dio […]». Fonte: Centro Chiara Lubich. Leggi il testo integrale (altro…)
5 Ago 2015 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Con la realizzazione della seconda parte si è concluso il Corso per Educatori nei Seminari a Loppiano, del biennio 2014-2015, frequentato da una ventina di sacerdoti di Brasile, Kenia, Nigeria, Tanzania, Indonesia, Tailandia, Italia, Olanda, Spagna e Malta. “Guardando complessivamente il corso, mi sembra di poter dire che l’obiettivo di proiettare la luce del carisma dell’unità sul mondo della formazione nei seminari è sostanzialmente riuscito.” “La partecipazione al corso mi ha reso più attento al significato e al valore del mio servizio ecclesiale come formatore, particolarmente nella prospettiva di una chiesa-comunione: anche dal tipo di formazione che si vive nei seminari dipende il volto della Chiesa di domani.” “Questo corso mi interpella a vivere questo modello di vita contemplato insieme; a lasciarmi plasmare dalle circostanze, dai fratelli , a cambiare il mio modo di pregare , di pensare. Restare legato spiritualmente e per quanto possibile concretamente negli scambi virtuali e diretti con l’équipe che lo promuove e con tutti i partecipanti”. Sono alcune impressioni dei partecipanti. Il Corso si è strutturato in quattro settimane nell’arco di un biennio. Nella seconda parte, quella realizzata quest’anno, si è passati al concreto degli aspetti della formazione, suddividendola in sette grandi aree: Dono di sé e comunione; Apertura all’altro: dialogo e testimonianza; Unione con Dio: interiorità e santificazione; Vita a corpo mistico e corporeità; Armonia personale e edificazione della comunità; Sapienza, studio e cultura; Comunicazione e media al servizio della comunione. Tenendo sempre come filo conduttore del corso il trinomio preghiera-vita-pensiero, si è lavorato con un coinvolgimento reciproco tra i partecipanti e i relatori. Inoltre, corsi come questi si sono svolti a Bangkok, nel 2013, con una sessantina di partecipanti provenienti dei paesi al sud della Cina. E ne sono previsti altri simili nelle Filippine, in Kenia, Costa d’Avorio, in Brasile e Colombia. Negli ultimi 8 anni sono passati da questi corsi circa 200 formatori di seminari, provenienti da una trentina di paesi di quattro continenti. (altro…)