Movimento dei Focolari
Famiglia: il “prezzo” per rimanere uniti

Famiglia: il “prezzo” per rimanere uniti

20150417-01«Nel 2014 l’impresa per cui lavoravo – racconta Rosette – mi ha assegnata alla regione del Kurdistan iracheno (KRI). Per facilitare l’inserimento lavorativo di mio marito Eric, anch’egli con un ottimo curriculum, abbiamo pensato di sistemarci a Dubai, un ricco emirato arabo dove si vive in modo piacevole con tutti i comfort. A causa di questa ricchezza molti stranieri vengono a Dubai per perseguire una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie, anche se questo significa lasciare i propri cari nei Paesi d’origine. In uno dei miei viaggi in Kurdistan, pur essendo in aeroporto con due ore di anticipo, sono stata cancellata dalla lista dei passeggeri. Ero agitata perché significava prendere un aereo più piccolo che partiva soltanto all’una di notte. Mancava ancora tanto tempo all’imbarco, ma ugualmente sono andata al nuovo terminal: non si sa mai. Qui stranamente vedo già tante persone, fra cui molte che dormono sul pavimento. Chiedo loro quanto si doveva aspettare. Una signora mi dice: “Dipende: può essere subito ma può richiedere giorni”. Infatti lei era lì da quasi due giorni a causa di un errore di ortografia sul suo visto. E non la facevano uscire. Per avviare una conversazione le chiedo se avesse da mangiare: “Sì, ho ancora qualche cracker e un po’ d’acqua”. La invito per un pasto con me e dopo molte resistenze finalmente accetta. Mentre stiamo chiacchierando, la chiama il suo datore di lavoro per controllare come stava e per sapere se aveva soldi per rimanere lì. Lei non aveva denaro. Aveva inviato tutto il suo stipendio al figlio affinché pagasse le tasse universitarie. Finita la telefonata mi racconta la sua storia: separata dal marito, i due figli vivono con la nonna al paese d’origine. È venuta a lavorare a Dubai perché anche la figlia sta finendo la scuola superiore e occorrono soldi per l’università. Poco dopo sento annunciare il mio volo. Ma chissà lei fino a quando dovrà aspettare. La incoraggio a prendere i soldi che le sto dando. Le prometto che avrei pregato per la sua famiglia. La sua è solo una delle tante storie di come vivono gli immigrati. Alcune famiglie sono a Dubai perché nella loro terra c’è la guerra (palestinesi, siriani, iracheni): Dubai si presenta come un rifugio sicuro dove poter vivere una vita normale. Per loro il lavoro è tutto, inizio e fine, perché senza lavoro non avranno visto e senza il visto non potranno rimanere a Dubai. Specialmente per quelli che sono qui da soli, a lungo andare la distanza fisica e la solitudine di un paese straniero arrivano spesso ad offuscare anche la più pura delle intenzioni. Conosciamo persone che hanno avviato relazioni extra coniugali, distruggendo così quella stessa famiglia per la quale sono venuti qui, riducendosi a fornire ai propri cari non già la loro presenza ma solo il denaro. Purtroppo la maggioranza di queste persone accetta tale soluzione come un fatto ineluttabile, anche se il prezzo è molto alto da pagare. Questo stesso “prezzo” è venuto a bussare anche da noi. I miei frequenti viaggi in Dubai mi portavano ad essere sempre meno con Eric. Così abbiamo deciso di trasferirci in Kurdistan, anche se questo significava rinunciare al buon lavoro che Eric aveva a Dubai. Inizialmente la mia azienda ha accettato, ma nel corso di ulteriori colloqui e alcuni episodi violenti in Kurdistan, ci è stato detto che l’azienda non poteva garantire la sicurezza di Eric e quindi che lui non poteva trasferirsi lì. Uno dei miei responsabili mi ha ventilato: “…vi abituerete ad essere separati…”. Di fronte a questa prospettiva abbiamo deciso immediatamente di dare le dimissioni. In nessun caso dovevamo vivere separati, anche se questo significava rinunciare ad un lavoro ben pagato e ad una carriera per la quale avevo tanto studiato. Confesso che è stata una scelta per niente facile. Nel cuore però tutti e due sentivamo che era quella giusta. Il mio ultimo giorno di lavoro è stato il 31 dicembre 2014. Lo scorso gennaio il Papa è venuto nelle Filippine, e nell’incontro con le famiglie ha affermato con forza il valore della famiglia: “Dobbiamo essere forti nel dire no a qualsiasi intento di colonizzazione ideologica che vuole distruggere la famiglia”. Sembrava detto su misura per noi, a conferma della scelta controcorrente che avevamo fatto». (altro…)

[:de]Ängste, die in uns wohnen

[:de]Ängste, die in uns wohnen

AngeloCasatiINTEin Buch voller Freiheit und innerer Weite – wider die lebenshemmenden Ängste und inneren Grenzen.

  • Weil das Leben kostbar ist. Weil der Glaube frei machen will. Weil Gott das Leben liebt.
  • Eine kleine spirituelle Perle.

Auf der Rückseite des Buches heißt es: „Im Glauben steckt ein bedeutsames Potenzial, um gelassener und authentischer zu leben, Talente zu entfalten, Mut zu Menschlichkeit zu zeigen, Ängste und Grenzen wahrzunehmen und immer neu aufzubrechen. Denn Gott ist nicht in einer verlorenen Vergangenheit und nicht in rigider Strenge. Er ist in der Weite, im Risiko der Liebe. Er geht mit uns und will, dass wir LEBEN. Trauen wir ihm. Trauen wir uns.“

„Nicht Ängste, sondern MUT.

Nicht Leisten-Müssen, sondern GELASSENHEIT.

Nicht Beharren, sondern Neues WAGEN.

Nicht festes Wissen, sondern vertrauensvolles SUCHEN.

Denn Gott ist nicht in der Enge, nicht in rigider Strenge, nicht im Sich-Verschließen.

Er ist in der WEITE, im Risiko der LIEBE. Er ist ein Gott, der das LEBEN liebt.“

Angelo Casati

 

Carismatica Europa

Carismatica Europa

CarismaticaEuropaINTLa storia occidentale è segnata nel corso dei secoli da forze spirituali capaci di creare idee ed istituzioni originali e innovative, che hanno dato vita a profondi cambiamenti politici, economici e sociali. Dall’ordine cistercense a quello dei frati mendicanti, alle grandi sante – Chiara d’Assisi, Caterina da Siena, Giovanna d’Arco, Teresa di Lisieux – l’Autrice ripercorre l’opera di figure carismatiche e movimenti religiosi che hanno inciso sull’ethos, sulla società e sulla cultura europea. Il lavoro si conclude con il fenomeno dei Movimenti ecclesiali e la sfida della spiritualità di comunione, una sfida che i carismi antichi e nuovi sono chiamati a raccogliere per essere una risposta profetica nell’Europa e nell’umanità di oggi. L’Autrice – Marina Motta, delle Suore del Bambino Gesù-Nicola Barré, laureata in lettere moderne presso l’Università Statale di Milano, è diplomata all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano. Fa parte della redazione della rivista Unità e Carismi, collabora e scrive anche per la rivista Nuova Umanità. La Collana – CARISMI: una lettura dei carismi alla luce della spiritualità di comunione. Brevi saggi che esplorano il vissuto ecclesiale di ieri e di oggi per cogliervi le ispirazioni e le proposte di nuovi percorsi. La collana è frutto di una collaborazione con la redazione della rivista Unità e Carismi.