5 Feb 2015 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
A scuola del Vangelo: un appuntamento che si ripete ogni due mesi e che coinvolge tutto il villaggio, compresi il parroco e il Fon, la regale autorità del posto. Il programma? Approfondire un brano del Vangelo, cogliendone le sfaccettature che più si prestano all’applicazione quotidiana, per darselo come filo conduttore fino al nuovo appuntamento. Nel quale, nello spirito di comunione, proveranno a condividere come sono riusciti a farlo diventare vita e darsi reciprocamente nuova lena per continuare l’esperimento. Questa dinamica, iniziata a Fontem – la cittadella dei Focolari del Camerun – per volere del loro Fon si riproduce anche ad Akum, altro villaggio del Camerun. Inizialmente l’affluenza è prevalentemente al femminile. Ma via via vi partecipano sempre più anche uomini, verosimilmente colpiti (anche se non ammesso apertamente) dal cambiamento delle mogli. Proviamo a captare qualcosa dai loro racconti. «Mi chiamo Suh Nadia – esordisce una ragazza -. Con alcuni miei compagni di scuola ci eravamo accordati di unirci alla preghiera mondiale dei giovani dei Focolari che si chiama Time-out. All’inizio eravamo in sei, poi dodici. Ad un certo punto è venuto a saperlo il preside, che mi ha chiamata in direzione. Pensavo: adesso ci punirà perché per qualche minuto interrompiamo lo studio. Mi sono fatta coraggio ed ho cercato di spiegargli l’importanza di questa preghiera. Infatti, anche se in Camerun c’è la pace, ci sono tanti Paesi intorno che stanno soffrendo per la guerra, per cui dobbiamo pregare per loro. Il preside, dopo avermi ascoltato, mi ha ringraziato e mi ha detto che provvederà a modificare l’orario delle lezioni affinché tutti gli studenti possano unirsi a noi». A prendere la parola è ora Evangeline: «Andando a casa di mia zia, mi sono accorta che i vicini maltrattavano una ragazza che era con loro, che, per sfuggire, era andata a dormire in chiesa. Riaccompagnandola a casa, il parroco ha cercato di convincere i suoi a trattarla bene. Ma non appena andato via, i due l’hanno sgridata. Piangeva forte. Le sono andata vicino, l’ho ascoltata con amore e ho deciso di andare a parlare con i suoi. Anche se la zia mi ha sconsigliata, pensando a quanto suggerisce il Vangelo, il giorno dopo sono andata lo stesso. La signora mi ha detto che non era loro figlia, ma una ragazza che faceva loro da infermiera. “Proprio perché lei vi aiuta” – ho detto – dovreste trattarla come una figlia”. La donna non sembrava darmi attenzione, ma il marito mi ascoltava: “Chi sei?”, mi ha chiesto, “Chi ti manda?”. Sentendo che ero andata di mia iniziativa, mi ha ringraziata e mi ha promesso che non la maltratteranno più. Vedendo poi che la ragazza non aveva quasi nulla da mettersi, le ho portato alcuni miei vestiti». Veronica cucina normalmente anche per la suocera. Un giorno la donna le dice che per un problema agli occhi non riesce neppure a vedere ciò che mangia e che forse è meglio non portarle più cibo. Veronica prende un appuntamento all’ospedale e la sera prima va a dormire da lei. In quella città abitano due figli della donna, i quali però non si dimostrano per nulla interessati. I medici decidono di operarla subito e così Veronica, nonostante i suoi impegni di lavoro, rimane con lei in ospedale per una settimana. Al ritorno a casa, neppure gli altri figli della donna si interessano della madre, così Veronica continua ad andare a curarla e portarle da mangiare, senza far caso che i figli vadano dalla madre solo quando c’è lei, per approfittare anche loro del cibo. «È la quarta volta che vengo a queste riunioni di ‘nuova evangelizzazione’ – conclude Veronica – cerco solo di mettere in pratica ciò che qui imparo». «Mi erano rimasti soltanto 2000 franchi camerunensi (equivale a circa 3 Euro) e avevo la spesa da fare» racconta Marie a proposito del brano del Vangelo ‘Date e vi sarà dato’. «Per risparmiare sono andata al mercato lontano 6 miglia, con ancora in mano 700 frs. Tornando, con ancora in mano 700 franchi, mi accorgo che non avevo preso l’olio. Decido di comprarlo vicino casa: i miei 700 frs mi sarebbero bastati appena. Stavo per attraversare la strada quando una ragazza mi batte sulla spalla: aiutami a comperare le spezie, mi chiede. Una voce dentro mi dice: dare! Così le ho pagato le spezie: 250 frs. Con ciò che mi era rimasto potevo comperare mezzo litro d’olio. Un uomo che conosco mi chiede di comperare per lui il sale: sono 100 frs. Infine mi si avvicina un ragazzo e anche lui mi chiede di pagargli le spezie: altri 200 frs. Guardo i soldi rimastimi in mano: non potevo più comperare nessun olio. Tornata a casa chiedo ai figli di riscaldare i contenitori per vedere se usciva ancora un po’ di olio, ma erano completamente vuoti. Allora li ho mandati dal negoziante a chiedere se poteva darci un po’ di olio a credito, ma non ne aveva. Neppure la mia vicina ne aveva da prestarmi. Come avrei fatto a cucinare per i miei figli? In quel momento arriva il figlio di una mia cara amica con un cesto sulla testa. “Vengo da te”, mi ha detto. “Mia madre non era riuscita a venire per la morte di tua madre e adesso lei ti manda questo cesto”. Lo apro e c’erano noci di cocco, pesce secco e… 5 litri di olio!». (altro…)
4 Feb 2015 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://www.youtube.com/watch?v=bMsJ52gIL_s Un’anticipazione sui temi del musical, dal sito della band internazionale. A partire dal tema difficile dell’integrazione. L’amore sa capire e sollevare I tuoi pesi soavemente Sente suo il tuo destino, Per te offre cuore e mente. (Da “L’arte universale” / Campus: The Musical ) Info prevendita www.genrosso.com www.loppiano.it (altro…)
2 Feb 2015 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Il prof. Sergio Mattarella è dal 31 gennaio 2015 il nuovo Presidente della Repubblica italiana. Politico siciliano, di anima cristiana, la sua storia è legata alla lotta alla mafia e alle battaglie per la giustizia. Più volte ha detto di essere ispirato nelle sue scelte anche dal fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, ucciso dalla mafia nel 1980. «Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente questo», sono state le sue prime parole. E a lui Maria Voce nel suo messaggio assicura «di poter contare sull’impegno del Movimento dei Focolari in Italia, che è proiettato ogni giorno, su tanti fronti, a dare il proprio contributo al bene del Paese». A nome dei Focolari gli rivolge «i più sentiti e calorosi auguri per l’alto compito a cui è stato chiamato, in una cruciale stagione della nostra comunità nazionale». La notizia dell’elezione di Sergio Mattarella è stata accolta «con grande gioia», «certi che le Sue riconosciute doti politiche, umane, culturali e spirituali Le permetteranno di essere vicino “alle difficoltà e alle speranze” di tutti i cittadini e di servire in modo straordinario il Paese». Il Movimento dei Focolari in Italia – dove è nato – è attivo in vari campi: dal cantiere legalità, al lavoro sull’emergenza educativa, dal fronte dell’immigrazione e del dialogo interreligioso a quello dei diversi ambiti della cultura. In campo politico la riflessione e l’azione si esprimono attraverso il Movimento Politico per l’Unità. Ed è «sulla scia di quel patto di fraternità per l’Italia» proposto da Chiara Lubich ai parlamentari italiani nel palazzo di San Macuto il 15 dicembre 2000, che Maria Voce conclude il suo messaggio al Presidente della Repubblica, assicurando l’impegno dei Focolari, insieme ai cordialissimi «auguri di buon lavoro!».
2 Feb 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Famiglie, Spiritualità
«La spiritualità di Chiara Lubich ci dice di aprirci alla comunione prima di tutto in famiglia e, costruita l’unità, aprirla ad altre famiglie. Nessuna famiglia è un’isola. Abbiamo bisogno di condividere beni spirituali e materiali, propositi, conoscenze, tempo, competenze, per costruire reti in grado di porsi a servizio del mondo, il quale aspetta di vedere testimoniato un amore che può sempre ricominciare». È con gioia che Anna e Alberto Friso commentano l’apertura della causa di beatificazione di Chiara Lubich, martedì scorso [27 gennaio] a Frascati. Hanno conosciuto personalmente la fondatrice del Movimento dei Focolari (e nel 1967 di “Famiglie nuove”, una delle prime realtà associative per la famiglia, di cui loro sono stati responsabili per 12 anni) quando erano ancora freschi di matrimonio: da Padova hanno raggiunto Rocca di Papa per partecipare a un congresso di famiglie con il loro primo figlio neonato. «Ci ha colpito il fatto che una consacrata avesse così tanto a cuore la famiglia e che il suo ideale potesse essere applicato anche alla nostra vocazione di sposi», ricordano. Non solo: «Chiara era una donna moderna, bella senza essere appariscente, elegante ma non affettata, con un parlare accattivante e armonioso – fanno notare i Friso –. Noi venivamo dalla provincia, due semplici impiegati, abbastanza imbranati. Con semplicità e convinzione ci ha detto che Gesù contava anche su di noi, come persone e come famiglia». La Lubich, infatti, era convinta che la spiritualità dell’unità fosse particolarmente adatta alla famiglia, perché, nel suo disegno originario, è una piccola comunità di persone unite dall’amore». Oggi Alberto e Anna si occupano della onlus “Azione per famiglie nuove“, impegnata nel Sud del mondo e nelle adozioni a distanza. Quando erano responsabili di “Famiglie nuove”, incontravano periodicamente la fondatrice: «Ascoltava difficoltà e progetti, ma soprattutto ci dava quel coraggio senza il quale sarebbe troppo complicato per due povere creature portare avanti un movimento di famiglie così numeroso e a dimensione mondiale. Lei ci orientava, ci confermava, sognava con noi. Ma più spesso esprimeva la sua fiducia in noi sposati». Membri del Pontificio Consiglio per la famiglia, i coniugi Friso erano invitati dalla Lubich all’attenzione verso i separati, i divorziati e i risposati, definiti da lei stessa «il volto di Gesù crocifisso e abbandonato». Il carisma di Chiara continua ad annunciare alla famiglia e alle famiglie del Movimento l’amore divino per ciascuno, «una convinzione che scaturisce non solo dalla Scrittura, ma per averlo provato personalmente, nel nostro vissuto. Un annuncio che risulta efficace anche per chi ormai non spera più o ha perso la fede, o pensa che la separazione sia ormai inevitabile. E se Dio ama me, se ha dato la vita per me, anch’io devo – posso! – rispondere a questo amore, amando il prossimo che mi sta accanto. E chi più prossimo del coniuge, dei figli, dei familiari?», si chiedono Alberto e Anna, argomentando: «Se con onestà ci mettiamo nel raggio di un amore che attinge all’Assoluto, tutto diventa possibile: accoglienza, servizio, ascolto, amore disinteressato, gratuità, perdono…». Fonte: La scuola di Chiara Lubich: nessuna famiglia è un’isola (altro…)
1 Feb 2015 | Cultura, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Le due voci si intrecciano in un crescendo di sofferenza e di speranza, di commozione e di meraviglia. Fino a farci scoprire il segreto che li ha portati a ricomporre quell’unità che sembrava irrimediabilmente spezzata. Ad iniziare il racconto è Fili: «Con Nacho siamo sposati da 24 anni e abbiamo due figli. Io sono la sesta di undici fratelli. C’erano dei dolori nella mia famiglia, come il sapere che mio padre aveva un’altra moglie ed altri figli e questo mi faceva tanto soffrire». «Anch’io da piccolo – interviene Nacho – ho sofferto per l’assenza di mio padre e la poca attenzione di mia madre. A prendersi cura di me è stata la mia nonna materna. Con Fili ci siamo sposati innamorati, ma con un vuoto esistenziale molto grande nel quale ciascuno di noi si identificava con l’altro. Abbiamo unito le nostre solitudini, ma non ci conoscevamo interiormente e presto ci siamo accorti di non saper amare e neppure cos’è l’amore». «I nostri problemi sono cominciati fin dall’inizio del matrimonio – prosegue Fili –. Io ero molto gelosa e possessiva, al punto da far sì che Nacho cambiasse continuamente lavoro». «Un atteggiamento il suo – prosegue Nacho – che provocava in me rancore, ira e frustrazione e le discussioni fra noi non finivano mai. In questo ambiente così poco ospitale sono nati i nostri figli. Sia io che Fili avevamo un amore molto forte per loro, ma non essendoci amore fra noi due, pensavamo di sopperire con cose materiali, invece avremmo dovuto dare loro ascolto, tenerezza. Così sono passati 15 anni. Deluso da questa situazione, sono andato via di casa. L’avevo fatto altre volte, ma ogni tentativo di tornare e ricostruire il nostro rapporto falliva. Come fare, mi domandavo, quando una relazione è completamente spezzata?». Riprende Fili: «Infatti per me era impossibile ricostruirla, tant’è vero che ho accettato che tornasse, soltanto perchè vedevo la sofferenza dei figli che avevano bisogno di lui». «Un sabato sera – riprende Nacho – guardavo alla TV un programma di boxe. Non mi sembrava così interessante così ho cambiato canale. Sono capitato in un programma religioso e per curiosità sono rimasto a guardare. C’era una donna (dopo ho saputo che era Chiara Lubich) che parlava dell’Amore. Le sue parole hanno avuto un forte impatto su di me. Alla fine del suo discorso, hanno fatto scorrere alcune immagini della cittadella del Movimento dei Focolari in Messico, che si trovava vicina al nostro paese, ma che non conoscevo». «Così, all’indomani – incalza Fili – siamo andati a Messa a El Diamante (è questo il nome della cittadella) con tutta la famiglia. Ci ha colpito il modo in cui ci hanno ricevuto, era come se ci avessero conosciuti da sempre. Mancava soltanto una settimana alla Mariapoli, un convegno che si sarebbe svolto proprio lì, e abbiamo deciso di andarci. La proposta del primo giorno era la frase del Vangelo: “Perdona fino a settanta volte sette”. Mi sono chiesta: ma come è possibile perdonare sempre? La spiegazione l’ho avuta quando ci hanno parlato di Gesù nel suo abbandono: Egli non solo perdonò, ma diede la sua vita per noi. Mi sono accorta che di fronte ad un tale amore, i miei dolori erano molto piccoli. Non è stato facile ricominciare, ma la Parola “Perdona settanta volte sette” mi ha sempre aiutata a farlo». «Anche a me – confida Nacho – quella Mariapoli ha capovolto la vita. Ho imparato ad avere fiducia in quel Dio a cui tutto è possibile. Con Fili abbiamo imparato ad amarci nella diversità. Poco a poco ci siamo innamorati l’uno dell’altro. Abbiano scoperto una pienezza d’amore mai sperimentata, neanche quando eravamo fidanzati, perché ora ci amiamo nella libertà, in Dio». (altro…)