Esteban J. Uriburu PROFETA DI MARIAvita di padre Josef KentenichIL VOLUME Un Movimento diffuso in più di 90 Paesi, con 190 centri, che raccoglie uomini e donne, laici e consacrati e che ha il suo centro internazionale e spirituale a Schoenstatt in Germania dove il fondatore, padre Josef Kentenich (1885 – 1968), ha posto le fondamenta di questa nuova realtà all’interno della Chiesa. Una vita, quella di padre Kentenich, segnata drammaticamente dall’esperienza del campo di concentramento di Dachau dove sarà rinchiuso dal 1941 al 1945. Un’esperienza dolorosa ma che non impedisce, anzi rafforza in lui, la fede in Dio e nella sua provvidenza, insieme ad un amore profondo verso la Madonna, cuore della spiritualità di Schoenstatt. L’Autore ripercorre le tappe della vita del Fondatore fornendo uno strumento utile di conoscenza e approfondimento di un Movimento da diversi anni presente anche in Italia. L’AUTORE Esteban J. Uriburu è nato il 9 maggio 1937 a Buenos Aires, Argentina. Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Buenos Aires, nel 1960, inizia il cammino verso il sacerdozio. Viene ordinato sacerdote nel 1971 nell’Istituto Secolare dei Padri di Schoenstatt. Il fondatore del movimento di Schoenstatt, Padre Josef Kentenich, lo ha definito “un nuovo Cristoforo Colombo”, perché in futuro sarebbe un “conquistatore del mondo” attraverso grandi progetti e il suo lavoro di scrittore e predicatore. Autore di molti libri, è ricordato in particolare per questa biografia di P. Josef Kentenich, tradotta in molte lingue e pubblicata in vari Paesi. Morì il 12 ottobre 1998, dopo una malattia difficile vissuta santamente, durante la quale era solito dire: “Che ogni sofferenza diventi un motivo di gratitudine e di gioia”. LA COLLANA Prismi Editrice: Città Nuova
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A chiederle se le dispiace di non poter essere un sacerdote, lei che è una delle donne più influenti della Chiesa, si fa una risata sommessa: «Guardi, conosco pastore evangeliche legate al Movimento, amiche e donne eccezionali che fanno molto bene nelle loro chiese, però io non ho mai pensato che la possibilità di diventare sacerdote aumentasse la dignità della donna. Sarebbe solo un servizio in più. Perché il punto è un altro: come donne, quello cui dobbiamo tendere, mi sembra, è vedere riconosciuta la pari dignità, la pari opportunità nella Chiesa cattolica. Servizio e non servitù, come dice lo stesso Papa Francesco…». Maria Voce guida dal 2008 i Focolari, due milioni e mezzo di aderenti in 182 Paesi, l’unico movimento guidato per statuto da una donna. È succeduta alla fondatrice, Chiara Lubich, che la chiamava «Emmaus» ed è sepolta poco distante, nella piccola cappella del centro mondiale di Rocca di Papa, con la vetrata che guarda tra i pini la sua casa e, di fronte alla lapide, un mosaico a rappresentare Maria come Madre della Chiesa. Il 7 dicembre saranno passati 70 anni dalla «consacrazione a Dio» di Chiara. Una donna laica che anticipò diversi temi del Concilio. «La Chiesa come apertura, comunione, amore reciproco…». Quale è oggi il ruolo delle donne nella Chiesa, e quanto sono ascoltate? «Il ruolo è quello di ogni essere umano, uomo o donna, che appartiene alla Chiesa come corpo mistico di Cristo. Come venga considerato da altri, invece, è una cosa un po’ diversa. Mi pare che le donne non abbiano ancora molta voce in capitolo. Tante volte si riconoscono loro i valori di umiltà, docilità, flessibilità, però un po’ ci si approfitta di questo. Il Santo Padre, del resto, ha detto che gli fa pena vedere la donna in servitù, non la donna a servizio: il servizio è una parola chiave del suo pontificato, ma in quanto servizio d’amore. Non nel senso di servizio perché sei considerata inferiore e quindi sottomessa. In questo credo ci sia ancora da fare». Il Papa ha detto che bisogna pensare una «teologia della donna». Che significa, per lei? «Io non sono una teologa. Ma il Papa ha dato il titolo: “Maria è più grande degli apostoli”. È bello che lo dica, è molto forte. Però da questo deve venire fuori la complementarietà. La partecipazione anche al magistero, in un certo senso…». In che senso? «Chiara pensava Maria come il cielo azzurro che contiene il sole, la luna e le stelle. In questa visione, se il sole è Dio e le stelle i santi, Maria è il cielo che li contiene, che contiene anche Dio: per volontà proprio di Dio che si è incarnato nel suo seno. La donna nella Chiesa è questo, deve avere questa funzione, che può esistere solo nella complementarietà con il carisma petrino. Non può esserci soltanto Pietro a guidarela Chiesa, ma ci deve essere Pietro con gli apostoli e sostenuto e circondato dall’abbraccio di questa donna-madre che è Maria». Gian Guido Vecchi Fonte:Corriere della Sera, 30.11.2013
Nell’estate del 1949, il deputato Igino Giordani, che da qualche mese aveva incontrato la spiritualità dell’unità, raggiunse Chiara Lubich, che vi si era recata per un periodo di riposo, nella valle di Primiero, a Tonadico, sulle montagne del Trentino. Insieme alla piccola comunità di Trento, ormai sciamata in diverse altre città d’Italia, nelle settimane precedenti avevano vissuto intensamente il passaggio del Vangelo di Matteo sull’abbandono di Gesù sulla croce. Il 16 luglio, cominciò un periodo di intensità straordinaria, conosciuto ora come “Paradiso ‘49”. Chiara scriverà più tardi a proposito di quei mesi: «Se il 1943 fu l’anno dell’origine del Movimento, il 1949 segnò invece un balzo in avanti. Circostanze impensate, ma previste dalla Provvidenza, fecero sì che, per riposo, il primo gruppo dei membri del Movimento si ritirasse dal “mondo” in montagna. Dovevamo ritirarci dagli uomini ma non potevamo allontanarci da quel modo di vivere, che costituiva il perché della nostra esistenza. Una piccola e rustica baita di montagna ci ospitò nella povertà. Eravamo sole: sole fra noi col nostro grande Ideale vissuto momento per momento, con Gesù Eucaristia, vincolo d’unità, a cui si attingeva ogni giorno; sole nel riposo, nella preghiera e nella meditazione.E lì iniziò un periodo di grazie particolari. Avevamo l’impressione che il Signore aprisse agli occhi dell’anima il Regno di Dio, che era fra noi la Trinità che abita in una cellula del Corpo mistico: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi”; e ci parve di capire che l’Opera che stava nascendo non sarebbe stata nient’altro che una mistica presenza di Maria nella Chiesa.Naturalmente, non saremmo più scese da quella montagna, piccolo Tabor dell’anima nostra, se la volontà di Dio non fosse stata diversa. E fu solo l’amore a Gesù crocifisso e abbandonato, che vive nell’umanità immersa nelle tenebre, che ce diede il coraggio» . (1) In altra occasione, ancora Chiara afferma: «E’ iniziato un periodo luminoso particolare in cui, fra il resto, ci è sembrato che Dio volesse farci intuire qualche suo disegno sul nostro Movimento». Negli anni successivi, Chiara non ha fatto altro che realizzare quanto in quell’estate di luce le è stato donato. (1) Chiara Lubich, in Scritti Spirituali/3, Rome 1996, pp 41-42. (altro…)
Lucia Abignente fa parte del Centro Chiara Lubich: Centro di documentazione, di studi, di ricerca scientifica e di promozione della figura storica della fondatrice dei Focolari. Chiara Santomiero di Aleteia, le ha fatto la seguente intervista che pubblichiamo in parte: I santi sono testimoni della fede che vengono indicati come esempi dalla Chiesa cattolica: qual è l’esemplarità di Chiara Lubich?Abignente: Qualche giorno fa ho visto il twet di Papa Francesco in cui affermava che i santi non sono superuomini ma persone che hanno Dio nel cuore e lo trasmettono con gioia. Mi ha fatto pensare subito a Chiara. Tutto il percorso della sua vita dal 7dicembre di 70 anni fa quando ha scelto di consacrarsi a Dio, si è svolto senza alcuna programmazione. E’ andata dietro a Dio in quello che Lui le chiedeva. Ma la sua vita è stata sempre contraddistinta dalla trasmissione agli altri della gioia purissima della fede. Agli inizi degli anni ’40, un sacerdote le aveva detto: “Dio ti ama immensamente”. Questa certezza, che è stata fondamento della sua vita, Chiara ha voluto subito condividerla: non solo Dio “mi” ama, ma “ci” ama tutti immensamente. Il suo non è stato mai il cammino di un singolo ma ha avuto da sempre il carattere dell’universalità. È avvenuto così anche per il suo cammino alla santità. “Farsi santi insieme” ci ripeteva. Per questo ci ha sempre fatti partecipi di quanto Dio le dava di comprendere, per camminare insieme verso di Lui. “Che tutti siano uno”: questo è stato il desiderio e lo scopo della vita di Chiara fino alla fine. Negli ultimi anni, ricordando gli inizi del Movimento a Trento e guardando all’Opera di Maria (Movimento dei Focolari) che oggi è diffusa in tutto il mondo grazie all’abbondanza dei doni di Dio, Chiara disse di aver un sogno. Facendo sue le parole del teologo Jacques Leclercq, ripeteva: “il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di te… con il mio sogno più folle: portarti il mondo tra le braccia”. Leggi l’intervista integrale(altro…)