30 Ott 2018 | Cultura

La creatività umana è, probabilmente, la possibile via d’uscita dai vincoli del presente. Siamo capaci di generare l’inedito, rompendo il conformismo, in ogni campo della nostra esperienza e lo facciamo sia in condizioni di necessità che per scelta e desiderio. In questo libro, organizzato come un dizionario, si affrontano sia alcuni temi critici della contemporaneità (il conformismo, la crisi ambientale, i limiti delle risorse, i conflitti del presente, i pregiudizi e la distruttività), sia le possibili vie emancipative che la creatività umana può generare, come il ruolo dell’infosfera, il pluralismo culturale, l’ironia, l’umorismo, la curiosità, l’inquietudine e soprattutto la bellezza: tutti dispositivi idonei a estendere le nostre capacità e possibilità, e a farci accedere a una vivibilità appropriata tanto al sistema vivente nella sua interezza quanto a noi che ne siamo parte.
A chi è rivolto: per studenti e studiosi di psicologia, di sociologia, di arte.
Ugo Morelli insegna Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all’Università di Bergamo e Scienze cognitive applicate al paesaggio e alla vivibilità presso il DIARC, Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli. È Direttore scientifico e docente di Psicologia della creatività e dell’innovazione nel World Natural Heritage Management Unesco, di Trento e docente e consulente nell’area Motivazione, Relazioni e Sviluppo Organizzativo di Banking Care, società del Gruppo Cassa Centrale Banca. Autore di oltre 120 pubblicazioni, Collabora con il «Corriere del Trentino e dell’Alto Adige», «Animazione Sociale» e «Doppio Zero».
LA COLLANA IDEE PSICOLOGIA – si propone di offrire una riflessione attenta sul panorama delle idee, sistemi ed opere che formano i principali punti di riferimento della cultura e del pensiero contemporanei, sia nel campo filosofico che in quello delle scienze umane. Con la finalità di individuare, con un metodo di dialogo costruttivo, i valori che sono alla base di ogni autentica promozione umana.delle scuole d’arte, biblioteche, centri culturali, università.
Città Nuova Ed.
30 Ott 2018 | Chiesa, Focolari nel Mondo
“Spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore”. Sono parole di San Benedetto, contenute nella “Regola”. Le stesse riprese da Papa Francesco, in occasione dell’annuncio della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal 3 al 28 ottobre, che si è appena conclusa. Preceduto dall’elaborazione di un Documento preparatorio (gennaio 2017), di un Questionario in diverse lingue e da una Riunione presinodale (marzo 2018) con la partecipazione di circa trecento giovani, e diverse migliaia attraverso i social, il Sinodo è stato il momento finale di un cammino lungo e articolato. Un cammino di ascolto reciproco, attenzione, dialogo aperto e schietto “con” e “sulle” nuove generazioni. Un dato: solo dall’Uganda sono arrivate 16 mila risposte ai quesiti. In linea con le precedenti Assemblee, Il Sinodo ha avuto un filo conduttore: il rinnovamento della Chiesa e della società a partire – come ha spiegato il cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, nella conferenza stampa inaugurale – dalle sue fondamenta: “la famiglia e i giovani che garantiscono le generazioni future”. «La giovinezza non dura tutta la vita – ha affermato mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione – la giovinezza anagrafica ad un certo punto termina. Però quello che rimane è l’averla vissuta intensamente. La cosa più importante è dare senso al grande dono della vita che è stata posta nelle nostre mani».
Una solenne celebrazione e la pubblicazione di un Documento finale hanno concluso, domenica scorsa, l’Assemblea. Oltre 250 i Padri sinodali che vi hanno preso parte, due dei quali provenienti per la prima volta dalla Cina continentale. Una quarantina i giovani sotto i 30 anni, in veste di uditori. Una presenza significativa, esuberante e a tratti rumorosa, sempre attiva nei canali digitali con la pubblicazione di post e selfie con il Papa o con i Padri, incontrati in modo informale lungo i corridoi, nei momenti distensivi o nei luoghi ufficiali come i circoli minori. Sempre disponibili ad uno scambio alla pari e all’offerta di un contributo, fatto di critiche costruttive e di proposte concrete. Senza alcun timore dei titoli altisonanti o dei capelli bianchi, facendo proprio l’invito del Papa ad «aggrapparsi alla barca della Chiesa che, pur attraverso le tempeste impietose del mondo, continua ad offrire a tutti rifugio e ospitalità». Vale la pena, aveva detto, «metterci in ascolto gli uni degli altri». «Un Sinodo dal significato molto particolare – ha affermato il Cardinale Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising, presidente della Conferenza Episcopale tedesca, in uno dei tanti briefing con i giornalisti – un luogo di apprendimento riguardo la gioventù», che i padri sinodali hanno voluto scandagliare in tutte le sue sfaccettature, grazie al contributo dei diretti interessati. Rapporto tra mondo virtuale e reale, migrazione, ruolo della scuola e dell’università, vita nelle parrocchie e formazione dei catechisti, relazioni e amicizie sono solo alcuni dei temi trattati. «Si è parlato anche della pastorale digitale, di come la Chiesa possa trovarsi nel mondo social», ha detto Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione. «Abbiamo gli stessi problemi – ha sottolineato Monsignor Andrew Nkea Fuanya, Vescovo di Mamfe in Camerun – ma li affrontiamo da punti di vista diversi. Le Chiese in Camerun sono stracolme, ma i giovani non sono contenti a causa dei tanti problemi che attraversano l’Africa. Come aiutarli? Stiamo cercando tutti la stessa soluzione». «Un Sinodo sui giovani con i giovani – ha affermato ai microfoni di Vatican News mons. Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Minsk-Mohilev e presidente della Conferenza Episcopale di Bielorussia – che lo rende particolarmente dinamico, perché i giovani sono sempre in cammino». «Vivo la sorpresa della vicinanza nei temi che si affrontano, nelle sfide della Chiesa di oggi pur nella diversità delle situazioni» ha affermato il Pastore Marco Fornerone, della Chiesa Evangelica di Roma, presente in qualità di delegato fraterno presente (otto in tutto). Nel corso dell’Assemblea, il 6 ottobre, si è svolto un incontro particolare tra i giovani, il Papa e i Padri sinodali, nella cornice dell’Aula Paolo VI, dal titolo “Noi per. Unici, solidali, creativi”. Come filo conduttore tre temi: la ricerca della propria identità, le relazioni e la vita come servizio e donazione. Molte le testimonianze di vita, studio, lavoro e sulla difficoltà di operare delle scelte per il futuro, inframmezzate da momenti musicali e artistici. Infine, al termine del Sinodo, un ultimo dono del Papa ai giovani uditori, il volumetto “Docat” (Edizioni San Paolo), con un compendio della dottrina sociale della Chiesa, dalla “Rerum Novarum” di Leone XIII (1891) fino agli ultimi testi di Francesco. Un manuale, strutturato in domande e risposte intorno al tema del ruolo dell’uomo nella Chiesa e nella società, che sarà di certo una guida per il cammino che ora si apre. Chiara Favotti (altro…)
29 Ott 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo
[:de]
Anstöße von Chiara Lubich für eine lebendige, dynamische Kirche die aus der Kraft des Gottesgeistes lebt. »Kirche«, ein Wort, das unterschiedlichste Empfindungen hervorruft… In einer Zeit des Umbruchs lenken die Gedanken und Erfahrungen von Chiara Lubich (1920-2008) den Blick auf die Frage: Wie kann »Kirche« mehr zu dem werden, was sie eigentlich ist: viegestaltige, lebendige Gemeinschaft, beseelt vom Geist Gottes, dynamisches Unterwegssein mit Jesus unter uns – im Dienst an der Welt, an den Menschen? Aus dem Inhalt: 1. Was die Kirche ist und wie sie sein könnte: – Kirche ist Gemeinschaft – Kirche: Volk Gottes – Kirche: Gemeinschaft nach dem Bild des dreifaltigen Gottes – Kirche: ein Leib aus vielen Gliedern – Kirche: ein blühender Garten – Kirche: Ort der Gottesbegegnung – Der Heilige Geist, das Band der Einheit – Kirche: Unterwegs-Sein mit Jesus unter uns. 2. Kirche ist “Kirche für…” oder sie ist nicht – Die Kirche hat alle Menschen im Blick – Jesu Vorliebe für die Armen Herausgeber: Liesenfeld, Stefan, Jahrgang 1962, Dipl.-Theol., verheiratet, zwei Kinder. Herausgeber und Übersetzer vieler spiritueller und theologischer Werke. Seit 1999 verantwortlich für das Buchprogramm des Verlags Neue Stadt.
[:]
29 Ott 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Spiritualità
Face à un monde bouleversé par le développement technologique, l’explosion des moyens de communication et les tensions internationales, l’homme d’aujourd’hui est peu préparé à absorber autant de violence. Existera-t-il un homme monde modèle, qui ressente, qui ait senti en lui un terrible raz de marée qui menace d’engloutir ce qu’on avait cru jusqu’alors intangible ? Nous sommes au Golgotha, aux pieds du Crucifié qui expérimente un mystérieux et terrible abandon. Celui des hommes mais surtout celui de son Père du Ciel. « Mon Dieu, mon Dieu, pourquoi m’as-tu abandonné ? » Le cri de Jésus sur la croix est une réalité tellement inconcevable, inaudible, que durant des siècles, la chrétienté n’a pas eu le courage de l’approfondir, de s’engouffrer dans cet abîme de souffrance divine, privilégiant d’autres aspects de la passion. « J’ai attendu vingt siècles pour me révéler à toi. Si tu ne m’aimes pas, qui m’aimera ? » Telle est la question qui s’impose un jour à la jeune Chiara Lubich, initiatrice d’un mouvement de spiritualité qui allait devenir le mouvement international des Focolari. Dès l’aube de cette aventure spirituelle, elle avait ardemment demandé à Jésus : « Donne-moi la passion de ta passion. » Dans le cri de Jésus en croix, Chiara Lubich met en lumière l’amour le plus grand qui soit, la clé de l’unité, le visage de Dieu le plus en mesure de parler à l’humanité d’aujourd’hui. Nouvelle Cité
29 Ott 2018 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sono medico internista e appartengo alla Chiesa russo-ortodossa. Come persona e come credente sono stata formata dal mio parroco e dalla spiritualità di Chiara Lubich. Ero ancora molto giovane quando, a contatto con le focolarine di Mosca, ho avvertito la chiamata a seguire Dio in modo radicale e da sette anni vivo nel focolare di Belgrado (Serbia). In Serbia c’è una tradizione particolare, unica: la festa della Slava, che le famiglie celebrano nel giorno del santo protettore di quella famiglia: per il popolo serbo, la Slava è antica quanto il cristianesimo stesso. Nessuna nazione cristiana ha questo tipo di celebrazione, tranne gli ortodossi serbi. Per una famiglia serba, la Slava, come importanza, viene subito dopo la Pasqua e il Natale. I missionari cristiani ortodossi, che convertirono i serbi alla santa fede ortodossa, cristianizzarono anche le loro consuetudini. Divenendo cristiani ortodossi, i serbi accettarono il santo o i santi del giorno in cui venivano battezzati. Per quanto riguarda la cultura serba, la Slava è un elemento unico e ininterrotto attraverso tutta la storia del popolo serbo ortodosso. Poiché i serbi si trovano in una regione geografica tra l’Oriente e l’Occidente, tra culture diverse, la Slava è divenuta una festa identificata con il proprio nome e la propria esistenza. La sua osservanza è compiuta anche da organizzazioni culturali e sociali, da città e perfino da unità militari. Insieme ai parenti, si riuniscono in quel giorno amici e conoscenti; la casa è aperta a tutti quelli che arrivano. Il nostro focolare è composto da focolarine cattoliche di varie nazioni e da me. Da tempo sentivamo il desiderio di fare nostra questa bellissima tradizione del popolo serbo e viverla insieme ai nostri fratelli e sorelle. Nella scelta del santo protettore, nello spirito ecumenico del focolare, siamo state aiutate dal nostro amico monaco, padre Djordje, che ci ha proposto di festeggiare le sante donne “mironosice” (le “donne che si recarono al sepolcro con gli aromi”), alle quali la Chiesa ortodossa dedica una settimana intera a partire dalla seconda domenica dopo la Pasqua. Così da quattro anni abbiamo cominciato a celebrare la Slava del focolare. Tanti nostri amici ortodossi sono stati entusiasti della nostra decisione e ci aiutano a preparare il necessario per la festa. Ogni anno, per la domenica delle sante donne al sepolcro, accogliamo in focolare i nostri amici di varie Chiese, tra cui anche i nostri vicini di casa, qualche collega di lavoro, operaio o medico. Il momento principale – il rito del taglio del pane di Slava – viene celebrato dal nostro amico padre Djordje, davanti all’icona delle donne al sepolcro. Si inizia con una preghiera raccolta, accompagnata da canti, poi con commozione, tenendoci tutti per mano, preghiamo secondo la tradizione della festa di Slava. Dando la benedizione per la prima volta, padre Djordje ci ha indicato le sante donne del sepolcro come modelli e protettrici del focolare, incoraggiandoci, sull’esempio delle donne che seguirono Gesù, ad essere “come il sale che trasforma la società e tutti attorno”. Al rito segue l’agape, con varie specialità culinarie, in un’atmosfera di festa e comunione, come in una famiglia. Una nostra conoscente ci aveva detto che vede in questo passo “una vera inculturazione che apprezza e fa propria la cultura dell’altro: un cristianesimo vero”. Fonte: NU, Nuova Umanità, n. 231, p. 75. (altro…)