1 Ott 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Oltre 1.200 i cadaveri trovati dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito l’isola di Sulawesi. Il sito del Vaticano riferisce che “sono stati trovati 1.203 corpi, ma alcuni non sono ancora stati identificati o recuperati”, ha detto Insan Nurrohman, vice presidente di Aksi Cepat Tanggap, una delle principali Ong indonesiane. I soccorritori lavorano senza sosta. Riuscire ad estrarre persone ancora vive è un compito delicato. “Il governo sta mandando le ruspe per liberare le macerie – afferma Matteo Amigoni, responsabile della Caritas Italiana per Indonesia e Filippine – ma c’è anche un problema di mancanza di elettricità e benzina, che non consente l’utilizzo dei mezzi”. All’Angelus, Papa Francesco ha pregato “per i defunti, purtroppo numerosi, per i feriti e per quanti hanno perso la casa e il lavoro. Il Signore li consoli e sostenga gli sforzi di quanti si stanno impegnando a portare soccorso”. (altro…)
30 Set 2018 | Chiara Lubich, Cultura
“Méditations” est le premier recueil publié par Chiara Lubich, vendu en français jusqu’à aujourd’hui à plus de 50 000 exemplaires. Ces notes rédigées au fil du temps, à l’occasion d’une méditation intime, contiennent déjà dans son intégralité la spiritualité de l’unité qui s’est affirmée, au cours de plus de 70 ans maintenant, comme le charisme de Chiara Lubich, reconnu publiquement par l’Église. Ces textes sont le fruit de l’Évangile vécu et peuvent étancher en chacun la soif de beauté et de vérité. Nouvelle Cité
30 Set 2018 | Chiesa, Focolari nel Mondo
“Voi, che avete attraversato molte stagioni, siete testimonianza viva di costanza nelle avversità, ma anche del dono della profezia, che ricorda alle giovani generazioni che la cura e la protezione di quelli che ci hanno preceduto sono gradite e apprezzate da Dio, e che gridano a Dio quando sono disattese”. Nel pronunciare queste parole, il 24 settembre scorso, Papa Francesco si è rivolto alle persone anziane presenti nella Cattedrale di San Giacomo, a Riga (Lettonia), ma anche a tutti gli anziani del mondo, cui il 1° ottobre è dedicata una Giornata internazionale. “Voi, che vi siete spesi corpo e anima, che avete dato la vita inseguendo la libertà della vostra patria, tante volte vi sentite dimenticati. Benché suoni paradossale, oggi, in nome della libertà, gli uomini liberi assoggettano gli anziani alla solitudine, all’ostracismo, alla mancanza di risorse e all’esclusione, e perfino alla miseria. […] Voi che avete attraversato molte stagioni, non dimenticatevi che siete radici di un popolo”. (altro…)
30 Set 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Separazione Mai avrei pensato che i nostri genitori si potessero dividere. Quando invece è successo, con l’incognita del futuro e la certezza che la vita non sarebbe più stata come prima, mi sono venuti tanti pensieri tristi e confusi. Noi tre fratelli siamo rimasti con la mamma, una “supermamma”, come noi la chiamiamo. Ma tutto era cambiato. Se prima non avevamo mai avuto problemi a scuola, ora incominciavano. Quando ce ne siamo resi conto, ci siamo impegnati di più soprattutto per dare una gioia a lei. Vivere senza papà non è facile, ma fin da piccoli i genitori e i nonni ci hanno insegnato a non giudicare. Uno dei momenti più belli è quando preghiamo tutti insieme e chiediamo a Dio che si compia il suo disegno su ciascuno. J. P. L. – Colombia Alunno difficile Molti anni fa nella mia classe è arrivato un alunno particolarmente difficile a causa di un disagio famigliare. Siccome a volte aveva delle manifestazioni violente, alcuni genitori hanno protestato con il preside. Davanti alla minaccia che venisse escluso, ho ottenuto il permesso di potermi occupare personalmente di lui, quindi ho avvisato i colleghi e ottenuto la collaborazione degli alunni. Contemporaneamente una famiglia di amici ha preso contatto con i suoi genitori per sostenerli finché la loro situazione non si fosse sanata. Molto tempo dopo sono ritornata in quella città, da cui mancavo da anni. Ho rivisto il mio alunno, ormai cresciuto e divenuto premuroso padre di famiglia. T. M. – Italia La torta Un nostro vicino si opponeva alla ristrutturazione della nostra casetta, con motivazioni obiettivamente non giuste. Stanco di ricevere le sue lettere di protesta, mio marito ha consultato un avvocato, pensando di intentargli una causa. Poi, però, parlandone insieme, abbiamo scelto un’altra strada, che ci suggeriva il cuore, quella di cercare di costruire un ponte tra noi e lui. Ho preparato una torta e siamo andati a trovarlo. Lui ci ha chiesto: “Come facevate a sapere che oggi è il compleanno di mia figlia?”. Il previsto scontro si è trasformato in un incontro. Giorni dopo hanno ricambiato la visita e ora abbiamo dei nuovi amici. M. – Spagna Il muro Sette anni di matrimonio non avevano condotto alla desiderata unità dei nostri cuori. Trieste e sfiduciato, pensavo che le cause fossero l’immaturità e l’incompatibilità dei nostri caratteri. In questo clima eravamo portati a giudicarci e il muro dell’incomunicabilità tra noi diventava sempre più alto. Inoltre pesavano anche i sensi di colpa per non riuscire a trasmettere ai nostri figli l’amore che un marito e una moglie dovrebbero testimoniare. Quando già avevo rinunciato a lottare, la vicinanza di alcuni amici che vivono il Vangelo ci ha aiutati ad abbattere quel muro. Anche da parte di mia moglie sono arrivati dei segnali che mi facevano ben sperare. Abbiamo imparato ad accoglierci, a chiederci scusa quando sbagliamo, a vederci come un dono e a considerare i fallimenti come una occasione per ricominciare ad amarci. Aiutati dall’amicizia e dalle preghiere degli altri, avvertiamo che Dio ci ama e porta avanti la nostra famiglia. L. – Italia (altro…)
28 Set 2018 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40): questa Parola esprime in modo definitivo chi è l’uomo e qual è la sua realtà. Questa interpretazione dell’uomo è certamente uno scandalo, non minore di quello che Gesù suscitava dichiarandosi Figlio di Dio. In nome della propria libertà, identità e peculiarità, l’uomo pensa di poter contestare il fatto che lo si identifichi con Gesù Cristo. L’uomo vuole essere amato per se stesso, per quello che è, non vuole essere degradato ad una sorta di maschera di Gesù. Teme che quel “di più” di amore che egli riceve per amore di Gesù sia qualcosa che non tiene conto di lui, che lo deruba dell’amore che desidera per se stesso, e di cui ha bisogno. Ma chi per amare Gesù nell’altro trascura l’altro come persona, così facendo trascura anche Gesù. E chi ritiene che riconoscere la presenza di Gesù nell’uomo significhi sminuire la sua realtà, in realtà non ha affatto compreso la presenza di Gesù nel prossimo. Dato che Gesù si è identificato con l’uomo, Dio stesso, che è Amore, si è identificato con lui. Ma l’amore non è un’affermazione di sé che consuma l’altro e lo annulla, è qualcosa che si dona, e nel suo donarsi offre all’altro la libertà di poter essere se stesso. Gesù non mi lascia solo. Egli è dalla mia parte, mi accetta così come sono, e ciò che riguarda me riguarda anche Lui. Io rimango me stesso, anzi divento pienamente me stesso, proprio perché non rimango solo. Il mistero di Cristo è il mistero di ogni uomo. Che significa per la persona che incontro, e che significa per me e la mia vita? In riferimento all’altro, significa che non ho mai a che fare con qualcuno che è semplicemente l’anello di una catena, la rotella di un ingranaggio o un semplice numero nella grande quantità di persone esistenti. Ogni qualvolta incontro un volto umano, incontro Dio nella sua realtà incondizionata, incontro quella voce che sopra ogni volto umano pronuncia ancora ciò che disse di Gesù sul monte della Trasfigurazione: “Questi è il mio figlio prediletto!” (Mc 9,7). Senza eccezioni. L’uomo non può derubare se stesso della propria ultima dignità. Che sia un criminale o un mascalzone, io non potrò mai più valutarlo come un caso perduto. In ognuno incontro Cristo, non perché sia buono, o lo meriti, e nemmeno perché abbia attinto alla luce divina nella sua vita, ma perché Dio lo ha adottato in modo irrevocabile come figlio. Certamente l’uomo è immesso nella vita divina per la grazia di Dio che ha lasciato entrare in sé, per la scelta di credere personalmente, avvenuta mediante il battesimo nel nome di Gesù. Appartenere a Gesù non è qualcosa di “automatico”. Quando una persona nasce, Cristo,ha già assunto in sè il suo vivere e il suo morire, la sua colpa e il suo smarrirsi: tutto è assunto nella vita e morte di Cristo, che ha dato la sua vita per ciascuno. Per questo in ogni prossimo incontriamo Gesù. E lo incontriamo in particolare negli ultimi, in chi sembra essere più lontano da Lui, nelle persone in cui il Suo volto sembra essere oscurato. Come mai? Sulla croce, vivendo l’abbandono di Dio, facendosi persino peccato (2 Cor 5,21), Gesù si è identificato con ciò che è più lontano da Dio, che più sembra contrapporsi a Lui. Solo scoprendo Cristo nel prossimo e donando a ciascuno quell’amore umano che si rivolge in modo indiviso a lui e a Cristo stesso, ogni prossimo potrà scoprire la propria identità con Gesù, la sua vicinanza a Lui, l’essere pienamente assunto da Lui». (Tratto da: Klaus Hemmerle, Offene Weltformel, Neue Stadt, 1970, pp 31-33) (altro…)