Movimento dei Focolari
Lavorare insieme al movimento Laudato Si’

Lavorare insieme al movimento Laudato Si’

Il Movimento dei Focolari è partner del Movimento Laudato Si’ per la cura del Creato. Una sinergia molto forte per migliorare la nostra casa comune, raccontata dal direttore esecutivo Tomas Insua Il 4 ottobre 2021 si conclude il “Tempo del Creato”, iniziativa di preghiera e di azioni concrete per salvaguardare e proteggere la nostra casa comune, che si volge ogni anno dal 1 settembre al 4 ottobre. Ci sarà inoltre l’appello di 46 leader religiosi di tutto il mondo – fra i quali Papa Francesco – per un’azione concreta sui cambiamenti climatici attraverso il lancio dell’iniziativa mondiale “Faith Plans for People and Planet” a cui il Movimento dei Focolari partecipa. Ne parliamo con Tomas Insua, direttore Esecutivo del Movimento Laudato Si’, una rete mondiale di associazioni e movimenti che lavorano insieme per l’ecologia e l’ambiente. Qual è il percorso sinodale che il Movimento Laudato Si’ vuole condurre verso la conversione ecologica? Prima vi chiamavate “Movimento cattolico globale per il clima”, come mai questo cambiamento di nome? Il Movimento Laudato Si’ è una realtà nuova nella vita della Chiesa. È stato fondato solo sei anni fa, nel 2015, poco prima dell’uscita dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. Il nome “Movimento cattolico mondiale per il clima” era troppo lungo, non tutti lo ricordavano. Inoltre la crisi climatica, che continuerà ad essere una grandissima priorità per il Movimento, non è l’unica nostra via. Negli ultimi anni, ad esempio, abbiamo iniziato a lavorare anche sulla crisi delle biodiversità e anche su altro. È quindi iniziato un percorso sinodale, di discernimento e dialogo tra le diverse realtà che compongono il Movimento – fra le quali c’è il Movimento dei Focolari – e, dopo due anni di lavoro, è venuto fuori il nuovo nome, Movimento Laudato Si’, perché l’Enciclica di Papa Francesco ed i suoi contenuti sono al cuore di tutto quello che facciamo. Che cosa avete in programma per il futuro? Fra i vari progetti c’è quello più a breve termine che è la petizione “Pianeta sano, persone sane”. È importante firmarla, perché dal 1 al 12 novembre 2021 ci sarà il grande vertice sul clima dell’Onu (COP26) che si terrà a Glasgow (Regno Unito). I leader mondiali possono fissare obiettivi significativi per proteggere il creato. È nostra responsabilità far sentire la voce dei più vulnerabili e mobilitarci in loro nome. In questo “Tempo del Creato” poi è stato meraviglioso vedere quante attività sono state svolte e sono tuttora in corso a livello locale, in giro per il mondo, grazie ai circoli Laudato Si’. È un segno di speranza, che si muove dal basso e cresce con la consapevolezza della crisi della nostra casa comune, ma anche con il desiderio di fare qualcosa. Il 26 agosto 2021 hai incontrato la Presidente dei Focolari Margaret Karram. Cos’è stato per te questo incontro e come i Focolari possono interagire nel vostro Movimento? L’incontro con Margaret è stato bellissimo. Ero insieme alla nostra presidente, Lorna Gold. Per me è stato stupendo conoscere la realtà dei Focolari. Ciò che mi è piaciuto tanto è il parallelismo tra i due movimenti. Il Movimento dei Focolari è ovviamente molto più grande e ha più anni di vita. Noi siamo una giovanissima realtà, ma, per alcuni aspetti, siamo simili ai Focolari, come ad esempio l’impegno per il dialogo tra diverse Chiese e dialogo tra grandi religioni. Fra di noi nel Movimento Laudato Si’ infatti c’è chi vive la fede cattolica, ma allo stesso tempo abbiamo animatori appartenenti a varie Chiese e a diverse religioni. Imparare dall’esperienza di dialogo dei Focolari è un dono meraviglioso.

Lorenzo Russo

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Ecuador: prendersi cura della casa comune

Ecuador: prendersi cura della casa comune

Una testimonianza di ecologia integrale: i giovani e le comunità uniti per la salvaguardia delle mangrovie “Un habitat distrutto, bruciato, attaccato da rifiuti e pesticidi. Le mangrovie qui stanno diventando questo. Vogliamo aiutare la nostra terra, e la nostra gente.” Così parla Sirangelo Rodrigues Galiano, focolarino 49enne di origine brasiliana, ma ormai ecuadoregno di adozione. Vive nella provincia di Esmeraldas, regione afro-ecuadoriana a Nord dell’Ecuador, conosciuta come provincia verde. Clima tropicale, spiagge da sogno, ricchissima biodiversità. È soprattutto la presenza delle mangrovie a creare un habitat naturale così unico, ma oggi in pericolo a causa dell’uomo. Le mangrovie sono formazioni vegetali costituite da enormi radici, periodicamente coperte dalle maree. Queste caratteristiche permettono la creazione di un habitat estremamente particolare, ricco di animali e vegetali impossibile da trovare altrove, adesso a rischio estinzione. Sirangelo dal Brasile si è trasferito in Ecuador nel 2016, quando questa zona è stata duramente colpita da un terremoto. Grazie all’AMU (Azione per un Mondo Unito), FEPP (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio) e Fundación Amiga si è dato avvio al progetto Sunrise, di cui Sirangelo è responsabile. Il progetto ha portato aiuti a 3 villaggi distrutti dal sisma, Salima, Dieci agosto e Macará, i cui abitanti sono ancora oggi grati per tutto ciò che hanno ricevuto. “Dopo alcuni anni dall’emergenza del terremoto – spiega Sirangelo – oggi ne incombono altre: quella climatica e quella dei giovani, spesso spinti a partire perché senza lavoro, o a divenire vittime del commercio di droga.”  Si è dato avvio dunque a Sunrise +, programma di pulizia, riforestazione delle mangrovie e formazione sul tema ecologico. “Hanno partecipato circa 400 giovani. Ormai ci troviamo periodicamente per pulire e sensibilizzare al tema l’intera comunità. L’attività è iniziata con i giovani, ma adesso vogliamo coinvolgere tutti.” Uno degli attori principali di questa nuova esperienza è stato il Ministero dell’Ambiente, dell’Acqua e della Transizione Ecologica di Muisne, che sta lavorando insieme al governo e ad altre quattro ONG. Interessante è che siano stati proprio i giovani ad indicare come progettare Sunrise +. Attraverso la metodologia del  6X1, 6 step per 1 obiettivo: osservare il contesto e le problematiche; pensare a possibili soluzioni; coinvolgere; agire; valutare l’operato; celebrare. Tutto questo per perseguire la pace. “Il nostro obiettivo è essere al fianco della popolazione. – conclude Sirangelo – Oggi sono soprattutto i giovani a chiederci aiuto e noi cerchiamo di esserci per e con loro. Amano la loro terra, ma spesso sono costretti a lasciarla. Vogliamo aiutarli a rimanere, trovando nuove opportunità, proprio a partire dal preservare le ricchezze naturali. Grazie a loro si sta innescando un cambiamento di mentalità per la preservazione del nostro Pianeta, la nostra casa comune.”

Laura Salerno

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Un ponte che unisce

Far fruttare la speranza. È il seme che Papa Francesco ha lasciato cadere durante il suo Viaggio Apostolico a Budapest, tenutosi lo scorso 12 settembre in occasione della messa conclusiva del 52.mo Congresso Eucaristico Internazionale, poco prima di recarsi in Slovacchia. Centro di questa breve tappa, la Statio Orbis, “una sosta di impegno e di preghiera” in cui le Chiese particolari si sono unite in comunione con il Papa intorno al mistero eucaristico, per approfondire la propria fede. Alcuni appartenenti al Movimento dei Focolari presenti all’evento ci regalano la loro esperienza. È il famoso Ponte delle Catene che tiene unite Buda e Pest sormontando il Danubio, l’immagine suggestiva più volte rievocata da Papa Francesco durante la sua recente visita apostolica in Ungheria. Tra i temi di questo viaggio, conclusosi in Slovacchia il 15 settembre, martirio e repressione, la missione evangelizzatrice e, naturalmente, il Dialogo Ecumenico e Interreligioso. Queste ultime dimensioni sono possibili solo se, alla base, vi è “un grande desiderio di unità”, ha sottolineato il Pontefice nel suo discorso durante l’incontro con i rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese e alcune comunità ebraiche. “Noi non siamo pienamente coscienti di quanto sia speciale la presenza di tante denominazioni cristiane in Ungheria. Inoltre, il Movimento dei Focolari qui svolge già un importante lavoro sia per quanto riguarda il Dialogo Ecumenico che Interreligioso ma possiamo e dobbiamo fare di più. La gioa del Papa ci sprona a sfruttare di più questa nostra specificità”. È la voce di Eszter, 47 anni, sposata, mamma di 5 figli, direttrice della Casa Editrice Città Nuova in Ungheria (Új Város)  e curatrice della rubrica sulla spiritualità dell’omonima rivista on line. “Vivere per il fratello- dice- significa riscoprire che l’unità e Gesù Abbandonato sono le due facce della stessa medaglia e questo percorso si può fare solo cibandosi dell’Eucarestia”. Un cammino comune, in salita, da seguire tutti insieme. È questa l’unità di cui tanto ha avuto bisogno di sentir parlare questo popolo, ci spiega Ágoston, presentatore radio che in questi anni ha lavorato come direttore della comunicazione del Congresso Eucaristico: “Non ho mai avuto in vita mia un desiderio così forte di unità come ora. Unità intesa, naturalmente, come dialogo con i rappresentanti delle varie religioni, ma anche come avvicinamento tra di noi: membri dei Focolari, uomini e donne ungheresi. Mi sembra una sfida grande, tendere alla difesa dei valori e intanto ricercare il rapporto con le persone che ci stanno accanto. Recentemente pare che questi fattori si escludano, ma ciò non è vero. Dobbiamo avere più coraggio nell’avvicinarci l’un l’altro, accettandone il rischio”. È per questa ragione che Papa Francesco nel cuore dell’Europa, solcando luoghi che hanno sofferto la violenza dei totalitarismi, invita tutti a diventare “radice”, una radice di pace che smuovendo il terreno della memoria è capace di alimentarla e far germogliare il futuro. Questo desiderio abita anche il cuore di Gergely, giovane papà ungherese, che per Città Nuova fa l’editor. “Mi ha colpito molto una frase del Papa pronunciata durante l’omelia finale sulla Piazza degli Eroi di Budapest, a conclusione Congresso Eucaristico Internazionale: l’Eucarestia spinge a “spezzarci per gli altri”. Ho bisogno dell’ Eucarestia come nutrimento spirituale. È un modo potentissimo per uscire da noi stessi a grazie al quale siamo sempre meno disposti a ignorarci a vicenda. Quando esco da chiesa – continua- e dopo la Santa Comunione ho una discussione con mia moglie, sento immediatamente il contrasto: Gesù mi ama indipendentemente da chi sono, quindi come posso non vedere l’altro con i Suoi occhi? Allora la discussione diventa una conversazione profonda che termina con la riconciliazione. Dovremmo vedere l’altro come un qualcuno da servire, amare e accettare, e sono certo che l’Eucarestia possa aiutarci in questa sfida. Ho sempre vissuto la presenza di tante Chiese in Ungheria come una ricchezza ed il mio sogno è quello di essere unito con tutti. Vorrei sempre concentrarmi su ciò che ci lega veramente, e questo è ciò che il carisma di Chiara Lubich mi ha insegnato nel corso degli anni: costruire ponti e trovare Gesù in ogni persona”.

Maria Grazia Berretta

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“Il mio Libano”, l’iniziativa dei giovani di Beirut

Libano: un gruppo di giovani dei Focolari attraverso un mercatino dell’usato sostiene l’iniziativa Lebnenele, che vuol dire “Il mio Libano”. Nata durante le proteste di ottobre 2019, questa iniziativa di giovani studenti si propone di aiutare alcune delle famiglie più bisognose. In Libano, i Giovani per un Mondo Unito del Movimento dei Focolari hanno deciso di sostenere le famiglie connazionali più bisognose. Lo hanno fatto collaborando con un’iniziativa chiamata Lebnenele (il mio Libano), sostenuta da studenti universitari e nata in seguito alle proteste di ottobre del 2019. In quel contesto migliaia di persone tra cui moltissimi giovani scesero in piazza per manifestare contro l’imposizione di nuove tasse da parte del governo. Queste riguardavano beni e servizi quali benzina, tabacco e telefonate online. Le proteste portarono alle dimissioni del Primo Ministro Saad Hariri, avvenute il 29 ottobre 2019. Durante una manifestazione, un gruppo di giovani – che in seguito avrebbe dato avvio a Lebnenele – si era accorto che una persona bisognosa distribuiva fazzoletti a chi ne aveva necessità. Da lì è nata nei ragazzi l’idea di darsi da fare in prima persona. Joelle Hajjar, una giovane che ha collaborato fin da subito col progetto Lebnenele, racconta: “In quel momento abbiamo iniziato a guardarci intorno, alla ricerca di famiglie bisognose. Abbiamo deciso di aiutarle attraverso donazioni che avevamo ricevuto da amici o attraverso i social”. Dopo l’esplosione a Beirut del 4 agosto 2020, evento che causò ingenti danni alla popolazione, il gruppo di giovani ha deciso di portare avanti l’iniziativa Lebnenele esprimendo l’affetto e la cura verso il proprio Paese in difficoltà. L’obiettivo era di raccogliere un numero di beni tale da far arrivare a 50 famiglie pacchi di cibo per Natale. Grazie alla solidarietà che si è costruita intorno a loro, sono riusciti a superare l’obiettivo iniziale, aiutando 76 famiglie. Questo ha dato loro una conferma: l’iniziativa non doveva fermarsi, ma crescere ancora, per riuscire ad aiutare più famiglie. E così è stato: le attività di raccolta fondi per acquistare beni per le famiglie bisognose continua ancora oggi. George e Salim, due ragazzi del gruppo dei Giovani per un Mondo Unito, raccontano: “Abbiamo deciso di aiutare Labnenele creando un mercato dell’usato in cui vendiamo molti oggetti raccolti tra ciò di cui non abbiamo più bisogno e che è ancora in buono stato. Ci sono borse, camice, vestiti, cravatte, libri, oggetti di bigiotteria… tutto in ottime condizioni. Grazie alla vendita di questi prodotti, raccogliamo denaro che usiamo poi per comparare beni di prima necessità che doniamo a Lebnenele. In questo modo sappiamo che i beni arriveranno a molte famiglie libanesi in difficoltà”. Joelle conclude: “I giovani dei Focolari sono stati di grande sostegno in molte attività: ci hanno aiutato donando soldi che avevano raccolto attraverso il loro mercato, e aiutandoci a preparare il materiale da consegnare alle famiglie. Insieme a loro abbiamo avuto sempre il desiderio di diffondere l’Ideale dell’unità a queste famiglie, per creare tra noi una solidarietà e un’unità che è ancora presente oggi”.

Laura Salerno

https://youtu.be/zXS2fl4ytYU   (altro…)

Chiara Lubich: Serviamo tutti!

La Parola di Vita di questo mese di settembre ci invita ad essere servitori di tutti. È la condizione necessaria per essere il primo. Se vogliamo essere grandi dobbiamo farci piccoli di fronte al fratello, accudire alle sue necessità, essergli accanto. Se Gesù che è il Signore e il Maestro, ha lavato i piedi (un’azione riservata agli schiavi), anche noi se volgiamo seguirlo, sopratutto se abbiamo particolari responsabilità, siamo chiamati a servire il nostro prossimo con altrettanta concretezza e dedizione. É uno dei paradossi di Gesù. Lo si capisce soltanto se si pensa che l’atteggiamento tipico del cristiano è l’amore, quell’amore che lo fa mettere all’ultimo posto, che lo fa piccolo davanti all’altro, così come fa un papà quando gioca con il figlioletto o aiuta nei compiti di scuola il ragazzo più grande. Vincenzo de’ Paoli chiamava i poveri i suoi “padroni” e li amava e li serviva come tali, perché in loro vedeva Gesù. Camillo de Lellis si chinava sui malati, lavando le loro piaghe, accomodando loro il letto, “con quell’affetto – come scrive lui stesso – che una madre amorosa é solita avere per il suo unico figlio infermo”[1]. E come non ricordare, più vicina a noi, la beata[2] Teresa di Calcutta, che si é chinata su migliaia di moribondi, facendosi “nulla” davanti a ciascuno di loro, i più poveri dei poveri? “Farsi piccoli” di fronte all’altro vuol dire cercare di entrare il più profondamente possibile nel suo animo, fino a condividerne le sofferenze o gli interessi, anche quando a noi sembrano di poco conto,  insignificanti, ma che costituiscono invece il tutto della sua vita. (…) “Vivere l’altro”, dunque, e non condurre una vita ripiegata su sé stessi, piena delle proprie preoccupazioni, delle proprie cose, delle proprie idee, di tutto ciò che si considera nostro. Dimenticarsi, posporre se stessi per aver presente l’altro, per farsi uno con chiunque fino a scendere con lui e sollevarlo, per farlo uscire dalle sue angustie, dalle sue preoccupazioni, dai suoi dolori, dai suoi complessi, dai suoi handicap o semplicemente per aiutarlo a uscire da sé stesso ed andare verso Dio e verso i fratelli e così trovare insieme la pienezza di vita, la vera felicità. Anche gli uomini di governo, gli amministratori pubblici (“chi governa”), ad ogni livello, possono vivere la loro responsabilità come un servizio d’amore, per creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli amori di fiorire (…). Dal mattino quando ci alziamo, alla sera quando ci corichiamo, in casa, all’ufficio, alla scuola, per strada possiamo sempre trovare l’occasione per servire, e ringraziare quando siamo a nostra volta serviti. Facciamo ogni cosa per Gesù nei fratelli, non trascurando nessuno, anzi amando sempre per primi. Serviamo tutti! È solo così che siamo “grandi”!

Chiara Lubich

(Chiara Lubich, in Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, Opere di Chiara Lubich, Città Nuova, Roma, 2017, pp. 717-719) [1]     Cf. Scritti di San Camillo, Il Pio Samaritano, Milano-Roma 1965, p. 67. [2]     Madre Teresa de Calcula fue canonizada el 4 de septiembre de 2016 por el Papa Francisco. (altro…)