19 Giu 2021 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
La testimonianza dei volontari della “Casa de los Niños”, di Cochabamba (Bolivia), opera che si ispira alla spiritualità dell’unità, impegnati ad accudire senza sosta i contagiati dal COVID-19 e a portare consolazione ai moribondi. Siamo tornati a percorrere le strade della nostra città con un po’ di incoscienza e molta ingenuità. Questo virus mette paura a tutti. Sprona ad isolarsi gli uni dagli altri. Ma siamo coscienti dell’importanza e della necessità di ciò che ci viene richiesto con somma urgenza. Per questo non ci tiriamo mai indietro. Anche se manteniamo le dovute precauzioni. I test che realizziamo puntualmente ogni settimana continuano a darci risultati negativi. Forse qualcuno stende una mano misericordiosa sulla nostra ingenuità.
Qui, è iniziata la stagione fredda e i contagi Covid-19 sono aumentati esponenzialmente. Siamo arrivati a cifre mai raggiunte. Gli ospedali pubblici sono al collasso. Si muore nelle auto, in attesa che si liberi un letto… Anche nelle cliniche private, altamente costose, i ricoveri sono stati sospesi. Non si trova più ossigeno e ci sono lunghe file per le ricariche nei soli due luoghi adibiti a questo servizio a pagamento. Una bombola di 6 m3 dura meno di 5 ore! Le medicine specialistiche sono reperibili solo sul mercato nero: ogni fiala ha un costo che si aggira intorno a 1300 euro! Quest’anno le persone colpite dal virus sono molto più giovani. Andiamo a portare ossigeno e medicine là dove siamo chiamati. Abbiamo i permessi per poter circolare tutti i giorni e a tutte le ore.
Il nostro pulmino, molto spazioso, si è trasformato in ambulanza e, spesso e purtroppo, in un carro funebre a costo zero. Il tempo scorre rapidamente per chi si trova in necessità e fatica a respirare, per cui anche noi corriamo e non ci rimane il tempo per pensare a noi stessi. Portiamo ossigeno e medicine, ma, a dire il vero, ci impegniamo soprattutto a portare semi di speranza. Ci capita di conoscere per la prima volta coloro che visitiamo, ma subito si stabilisce una sorta di complicità reciproca che apre varchi alla speranza. E, piano piano, la paura si scioglie e vediamo le persone sorridere serene. Portiamo con noi anche la corona del Rosario. Non è un amuleto magico. No. È la corona di noi che vogliamo affidare le grandi afflizioni e i dolori di questo tempo, di tanti fratelli e sorelle, al cuore della nostra Mamma del cielo. Fa parte della terapia dell’ossigeno: dà aria al cuore di chi soffre!
Ci troviamo, ogni sera, per la preghiera comunitaria della nostra cittadella, sul prato all’aperto, davanti alla bella cappella, che accoglie le storie di tanti dei nostri bimbi che sono già volati in cielo. Preghiamo davanti alla statua della “Virgen de Urcupiña”, patrona di Cochabamba, che porta in braccio Suo Figlio. La nostra è una preghiera che sale dritta al cielo e che vuol fissare i nomi di tanti che abbiamo visitato durante il giorno. Chiediamo per ognuno una luce dal cielo, necessaria per illuminare la notte del loro dolore.
I volontari della “Casa de los Niños” – Cochabamba (Bolivia)
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17 Giu 2021 | Cultura
Stefano Zamagni, economista, Presidente del Pontificio Ateneo per le Scienze Sociali è recentemente intervenuto a Loppiano (Italia) all’evento per i “30 anni dell’Economia di Comunione”. Riportiamo uno stralcio del suo intervento nel quale ha sottolineato il contributo dell’Economia di Comunione all’evoluzione del pensiero economico. “(…) Devo confessarvi che quando, esattamente 30 anni fa, ascoltai il discorso di Chiara Lubich in Brasile quando lanciò il progetto dell’Economia di Comunione, rimasi molto colpito, quasi scioccato. Perché l’economia come scienza ha tante parole: ricchezza, reddito, efficienza, produttività, equità, ma non ha la parola comunione. E mi chiesi: “Come è possibile che una persona come Chiara, la cui matrice culturale non includeva una formazione di tipo economico, abbia potuto lanciare una sfida intellettuale di quel tipo?”. Doveva esserci un carisma speciale, oggi sappiamo che è così. Questo mi turbò positivamente. Cominciai a riflettere e mi chiesi: “Ma com’è possibile che nella lunga storia del pensiero economico mai, nei secoli passati, un concetto come questo sia stato affrontato?”. Alcuni anni dopo mi imbattei nel lavoro di Antonio Genovesi, il fondatore dell’economia civile e capii tutta una serie di connessioni tra Economia di Comunione ed economia civile. Ovviamente all’inizio per l’Economia di Comunione le difficoltà sono state tante. Ricordo che nel 1994 ad Ostuni (Puglia-Italia), il Meic (Movimento Ecclesiale di impegno culturale) organizzava durante l’estate dei seminari di cultura. In una presentazione presieduta da un economista italiano famoso, due focolarine neo-laureate ebbero l’ardire di presentare il progetto dell’Economia di Comunione. Questo professore cominciò a dire: “Queste sono sciocchezze, perché non soddisfano il criterio di razionalità”. Io che ero presente gli chiesi: “Ma secondo te, il gesto del buon samaritano soddisfa il criterio di razionalità?”. Lui che era intelligente capì. “Vedi – continuai – tu sei schiavo di un paradigma, di un modo di pensare che hai succhiato dai tuoi studi senza porti il problema, perché la razionalità cui tu pensi è la razionalità strumentale, ma c’è anche la razionalità espressiva. Chi l’ha detto che la razionalità strumentale sia superiore a quella espressiva? Non sai che l’Economia di Comunione si inscrive nel modello di razionalità espressiva? Dove espressiva vuol dire che si esprime un carisma, perché i carismi vanno espressi e vanno tradotti nella realtà storica”. L’Economia di Comunione ha consentito di recuperare quella tradizione di pensiero dell’economia civile che nasce a Napoli nel 1753. Pensiamo oggi l’economia e la scuola di economia civile che è preceduta da Luigino Bruni. Ma pensiamo all’ultimo grosso evento che è “l’Economia di Francesco” che non è altro che una miscela tra l’economia civile – che è un paradigma, che significa uno sguardo sulla realtà che poi va incarnato in modelli, in progetti, in teorie diverse – e l’economia di comunione. Ovviamente l’evento è ancora recente, ma sono certo che conoscerà prossimamente una nuova stagione.
Per chiudere voglio usare una parola che purtroppo è scomparsa dall’uso almeno da un secolo: conazione. È una parola coniata da Aristotele 2400 anni fa. Essa risulta dalla crasi tra conoscenza e azione e significa che la conoscenza deve essere messa al servizio dell’azione e l’azione non può essere esercitata e portare frutti se non su una base di conoscenza. Dico questo perché la sfida dei prossimi 30 anni e ancora di più dell’Economia di Comunione è di irrobustire la componente conoscitiva. Fino adesso giustamente è stata data la precedenza all’azione, alle realizzazioni. Però bisogna essere consapevoli che l’azione se non viene continuamente alimentata dalla conoscenza rischia di implodere. Chiara Lubich aveva una capacità di intuito, di comprensione e quindi di ante -vedere anche su argomenti di cui lei non era specialista. Effettivamente l’apporto dell’Economia di Comunione all’evoluzione del pensiero economico come scienza è stato notevole. E oggi se ne può parlare nelle nostre università: il prof. Luigino Bruni dirige un programma di dottorato di ricerca alla Lumsa (Libera Università Maria Assunta) di Roma (Italia) di economia civile e di economia di comunione; c’è qui a Loppiano l’Istituto Universitario Sophia e anche in altre sedi universitarie non è più vietato parlare di Economia di Comunione. Dal mio punto di vista questo è un grosso, un grandissimo risultato. (…)” Per rivedere la diretta da Loppiano per i 30 anni dell’Economia di Comunione clicca qui
Lorenzo Russo
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14 Giu 2021 | Chiara Lubich
Vivere la carità, fonte di ogni virtù, risalta in noi la figura del Cristo, perché amando si è un altro Lui. Nonostante il nostro amore ai fratelli ci portiamo dietro alcuni difetti che tolgono qualcosa alla bellezza di Cristo in noi. […] Voi sapete come nell’acquisto (delle virtù) e nella lotta ai vizi opposti, noi, chiamati da Dio a far del fratello la nostra “fortuna”, troviamo proprio nell’amore a Lui la rinuncia a noi stessi. E voi sapete come sia nella nostra prassi in genere, per migliorarci, non tanto prendere di mira difetto per difetto, quanto aggirare gli ostacoli, “cambiare stanza”, come diciamo noi, “vivendo gli altri” e ponendoci così nella carità, fonte di ogni virtù. […] Del resto Gesù Abbandonato, a cui abbiamo dato la vita, è per noi modello di tutte le virtù e sempre ripetiamo di volerlo amare non solo nel dolore, ma anche nella pratica di esse. La carità infatti staglia in noi la figura del Cristo, perché amando si è un altro Lui. Ma amando Gesù Abbandonato nella pratica delle virtù, si ha l’impressione di cesellare questa figura di Cristo in noi, di rifinirla. Il fatto è che si può osservare come nonostante il nostro amore ai fratelli ci portiamo dietro da anni dei piccoli o meno piccoli difetti, alle volte banali, ma che tolgono qualcosa alla bellezza di Cristo in noi. […] Quali sono questi difetti? Ognuno ha i suoi. A volte guastiamo quanto facciamo per la fretta, o compiamo imperfettamente la volontà di Dio; siamo distratti nella preghiera; ci soffermiamo su sciocchezze che piacciono al mondo; o non sappiamo moderare la gola. Spesso siamo vinti dalla curiosità, o cadiamo nella vanagloria; parliamo a sproposito o senza necessità. Siamo attaccati a piccoli oggetti, un po’ dipendenti dalla televisione; ci facciamo servire dai fratelli, siamo incostanti e così via. Che fare? Gesù, quando si tratta di cose non buone invita ad agire con decisione, come quando ha affermato: «Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo»*. Anche noi dunque, pur continuando nella via dell’amore, dobbiamo per amore di Gesù Abbandonato non tentennare, rimanendo quelli che siamo, ma sradicare vizio per vizio. […] Io sono convinta che nella nostra via le cose sono più possibili. L’amore, infatti, aiuta, l’amore è rinnegamento di sé e brucia anche queste cose. Tuttavia non sarà male prendere di mira qualche difetto e far l’abitudine opposta. […] Coraggio allora e all’opera!
Chiara Lubich
*Cf. Mt 5, 29. (in una conferenza telefonica, Rocca di Papa 21 giugno 1984) Tratto da: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, Città Nuova Ed., 2019, pag. 157. (altro…)
11 Giu 2021 | Focolari nel Mondo, Sociale
A quasi due anni dal forte terremoto, la comunità dei Focolari ringrazia tutti i donatori che hanno sostenuto il loro Paese in un momento di grande difficoltà. E la comunione dei beni non si ferma: le risorse in eccesso sono state inviate a chi ha dovuto affrontare nuove emergenze. Alle 3.54 del 26 novembre 2019 un forte scossa di terremoto colpisce la Repubblica di Albania, nell’area centro settentrionale. 52 le vittime e oltre 2 mila i feriti; numerosi i crolli e i danni. Oltre 4.000 persone devono lasciare la propria casa. Il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari si è attivato subito per andare incontro alle necessità del Paese. Durante i lavori preliminari sono state identificate 6 famiglie in stato di necessità, le cui abitazioni avevano subito danni tali da rientrare nel progetto di ricostruzione. A causa della pandemia i lavori hanno avuto forti rallentamenti, ma tutte le famiglie hanno potuto affrontare la stagione invernale in una struttura adatta. Ad oggi, per 5 case sono stati completati i lavori. L’unica famiglia che aspetta ancora di vedere la propria abitazione riparata è in attesa dei permessi necessari dal Comune.
Dopo la notizia del terremoto, molti membri dei Focolari nel mondo si sono attivati per andare incontro alle necessità della comunità albanese. Si è realizzata una grande comunione dei beni organizzata insieme ad AMU (Azione per un Mondo Unito) e AFN (Azione per Famiglie Nuove), raccogliendo donazioni da numerosi Paesi tra cui Italia, Germania, Svizzera, Austria e Australia. Sottolinea Francesco Tortorella di AMU: “Gli effetti si moltiplicano quando ci si muove insieme, non come singole organizzazioni o singole espressioni del Movimento dei Focolari, ma come unica realtà.” In tutto sono stati raccolti 53 mila euro, di cui 14 mila sono stati usati – e verranno usati – per i progetti di ricostruzione in Albania, compresi i lavori dell’ultima casa, che verranno svolti appena si otterranno i permessi. La parte restante è stata devoluta alle popolazioni indigene dell’Honduras, dopo la distruzione di campi e palafitte dei contadini, dovuta a due tifoni nel corso del 2020. “L’esperienza di reciprocità ha dunque coinvolto l’intero progetto – spiega ancora Francesco Tortorella – erano tutti d’accordo ad usare i soldi in più per questa nuova emergenza”. Una parte dei fondi è stata investita per la realizzazione di un corso sulle emozioni per giovani: dopo il terremoto e la pandemia vi era la necessità, soprattutto da parte dei ragazzi, di ricevere aiuto nella gestione dello stress e dell’angoscia. Sono 25 i giovani dai 14 ai 24 anni che vi stanno partecipando attualmente.
Elsa Cara, membro dei Focolari e commercialista a Tirana, la capitale albanese, racconta: “A causa del terremoto ho perso 7 cugini. È stata dura, ma ho voluto darmi da fare: grazie alle donazioni dei Focolari sono stata a Thumane, uno dei luoghi più colpiti dalle scosse. Essendo un paese prevalentemente musulmano, la comunità cattolica è molto piccola: ho deciso di andare lì tutte le settimane, per stare vicino ai bambini, tenendo un corso di catechismo. Inizialmente erano tutti sotto shock. Adesso sono un gruppo unito e felice di fare questo percorso e molti di loro si sono già battezzati. Tutto questo è stato frutto di una collaborazione tra i Focolari, la Chiesa locale e la Caritas.” Alfred Matoshi, avvocato a Tirana e collaboratore nel progetto di ricostruzione, ringrazia i donatori a nome di tutta la comunità dei Focolari in Albania: “Grazie perché sono loro che ci hanno permesso di andare incontro alle famiglie in difficoltà, ai bambini per strada senza casa, alle persone che piangevano dallo spavento. Grazie, non smettete di donare, dovunque ci siano necessità.”
Laura Salerno
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9 Giu 2021 | Ecumenismo
Un convegno internazionale on line, con traduzioni in 20 lingue, promosso dai Focolari ha messo in luce il contributo della spiritualità di Chiara Lubich per accrescere l’unità tra i cristiani. “La volontà di Dio è l’amore scambievole, perciò per suturare questa rottura è necessario amarsi”. Con queste parole Chiara Lubich il 26 maggio 1961 dava avvio al Centro “Uno” per l’unità dei cristiani, quale contributo in ambito ecumenico per “suturare” la “rottura” della divisione tra cristiani di varie Chiese.
Chi, da tutto il globo, più di 13.000 persone, ha partecipato all’incontro internazionale per l’unità dei cristiani promosso dai Focolari e tenutosi online il 28-29 maggio scorso dal titolo “Amatevi come io ho amato voi” (Gv 15,12), ha potuto costatare che quella indicata allora dalla fondatrice continui ad essere la linea del Movimento in ambito ecumenico. Due, in particolare, le direttrici emerse nel cammino verso l’unità dei cristiani: “il dialogo della vita” e “la condivisione di doni spirituali”. Alla base di esse, per i membri dei Focolari, due punti della spiritualità dell’unità: la presenza di Gesù in mezzo ai cristiani uniti nel Suo amore (cf Mt 18,20) e l’amore portato all’estremo nel grido di Gesù sulla croce (cf Mc 15,34). “Il grido dell’umanità di oggi – ha detto Margaret Karram, Presidente dei Focolari nel suo intervento – sembra un’eco del suo grido: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mc 15,34). Ma Gesù con un atto supremo si è riconsegnato completamente al Padre colmando così ogni spacco, ogni possibile disunità”. “In Lui – ha continuato – troviamo la misura dell’amore. Quando riconosciamo Lui in tutto ciò che ci fa male, nei limiti nostri e in quelli degli altri, quando è difficile ‘incontrarci’ senza ferirci, è ancora Lui che ci chiama ad amare la Chiesa dell’altro come la propria”. Ai “due poli del carisma dell’unita”, l’unità e Gesù abbandonato, ha fatto riferimento anche il card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’ l’unità dei cristiani indicandoli come il contributo della spiritualità ecumenica di Chiara Lubich per accrescere l’unità tra i cristiani. Ha anche affermato di aver “ricevuto molta ispirazione per il mio compito attuale” da essa. Egli ha trasmesso il saluto di Papa Francesco che “auspica che la riflessione sul dialogo e lo scambio di doni spirituali, come pure la condivisione dell’esperienza di comunione vissuta in questi anni, sia di incoraggiamento a realizzare quotidianamente la preghiera di Gesù al Padre ‘Perché tutti siano una sola cosa’”. Il Rev Ioan Sauca, Segretario ad interim del Consiglio ecumenico delle Chiese ha affermato come l’amore sia “il cuore della spiritualità dell’unità di cui Chiara ha sempre parlato; siamo tutti abbracciati dall’amore di Dio in Cristo nella potenza dello Spirito Santo”. Il teologo cattolico Piero Coda riferendosi alla presenza di Gesù in mezzo ai suoi ha affermato: “E allora sarà Lui, nella luce e nella forza dello Spirito, che ci guiderà sulla via dell’unità”. “Gesù in mezzo” è una espressione coniata dalla Lubich che, come ha ricordato la prof. Mervat Kelly della Chiesa siro-ortodossa “non si è mai sentita prima” anche se vari Padri della Chiesa ne hanno parlato. Mentre il teologo evangelico luterano Stefan Tobler ha osservato che “il Movimento, volendo sostenere il cammino delle Chiese, può ricondurre ad una esperienza che è il fondamento, il nutrimento di ogni percorso ecumenico”. Il convegno è stato seguito in molti Paesi del mondo: con 20 lingue in traduzione simultanea, il primo giorno la diretta web ha avuto oltre 13.000 visualizzazioni singole ed il secondo giorno 8500. Le esperienze dal vivo da Cuba, Messico, Perù, Venezuela, Hong Kong, le Filippine, Congo, USA, Libano, Romania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia e del progetto “Insieme per l’Europa” hanno confermato come il “dialogo della vita” sia una via percorribile nel cammino verso l’unità. Un’altra dimensione emersa nel convegno è stata il “receptive ecumenism”, ossia lo scambio di doni spirituali, la scoperta dei doni che ciascuna Chiesa può offrire e condividere. Mons Juan Usma Gómez del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, esperto nel dialogo con la realtà carismatica-pentecostale ha delineato le tensioni che esistono all’interno della cristianità. “Vorrei che tentassimo insieme – ha detto – di sognare un percorso possibile tra i membri del Movimento dei Focolari e quelli che appartengono al Movimento Pentecostale/Carismatico, identificando alcuni elementi imprescindibili per metterlo in atto”. Hanno arricchito questa sessione, il Pastore Giovanni Traettino, fondatore della Chiesa evangelica della riconciliazione in Italia e il Pastore Joe Tosini, fondatore del Movimento John 17 negli Stati Uniti, mentre le testimonianze dall’Italia di pentecostali e cattolici membri dei Focolari impegnati insieme in progetti di solidarietà per le loro città, hanno convalidato la fecondità del “dialogo della vita”. Jesùs Morán, Copresidente del Movimento dei Focolari, a conclusione dell’incontro ha osservato: “L’amore vicendevole tra di noi cristiani è la testimonianza più forte e credibile verso il mondo che ci circonda” e “nell’attuale momento che vive l’umanità, l’unità dei cristiani è un imperativo etico improrogabile”. Affermando che “non vogliamo eludere quella “fatica dell’unità” a cui si riferiva il card. K. Koch nella sua relazione ha concluso: “Vogliamo solo dare priorità a ciò che la priorità c’è l’ha, e questa è l’esperienza di Dio che fonda ogni logica, ogni discorso predicativo su Dio. Mi sembra che in questi giorni questa esperienza l’abbiamo fatta, ancora una volta, come dono immenso di Dio”.
Joan Patricia Back
Ecco i link per rivedere le dirette del 28 e del 29 maggio in diverse lingue: https://www.youtube.com/playlist?list=PLKhiBjTNojHo9Zx4JZmSokKOePyBL4Prp (altro…)