8 Giu 2021 | Nuove Generazioni
Per giovani e ragazzi dai 10 ai 35 anni, il concorso vuole valorizzare coloro che esprimeranno in maniera artistica quanto l’incontro con Chiara Badano avrà loro ispirato. Scadenza 30 giugno 2021.
Anche quest’anno si potrà partecipare al Premio Chiara “Luce” Badano – nato nel 2018, promosso dalla Fondazione Chiara Badano e giunto alla IV edizione – dedicato a Chiara Badano, una giovane del Movimento dei Focolari della comunità di Sassello (Italia) beatificata il 25 settembre del 2010. Il concorso vuole promuovere opere artistiche che si siano ispirate alla vicenda e al modello esistenziale di Chiara Badano, con lo scopo di sostenere e favorire la conoscenza della sua figura e della sua storia, proponendola come modello di vita per tanti giovani. All’età di 17 anni Chiara scopre di avere un tumore osseo. Si rende conto della gravità del male ma l’amore infinito per Dio è più forte. La sua offerta è decisa: “Per te Gesù, se lo vuoi tu, lo voglio anch’io!” Ha un rapporto stretto e profondo con Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, che le scrive: “Dio ti ama immensamente e vuole penetrare nell’intimo della tua anima e farti sperimentare gocce di cielo. “Chiara Luce” è il nome che ho pensato per te; ti piace? È la luce dell’Ideale che vince il mondo…” Chiara Badano parte per il Cielo il 7 ottobre 1990 all’età di 19 anni. Oggi, la sua vita seppur breve ma intesa nel rapporto con Dio Amore, è un esempio per migliaia di giovani e ragazzi di tutto il mondo. E il Premio Chiara “Luce” Badano è aperto proprio a tutti i giovani dai 10 ai 35 anni e vuole valorizzare coloro che esprimeranno in maniera artistica quanto l’incontro con Chiara Badano avrà loro ispirato. È prevista la suddivisione in due categorie di partecipanti: possono aderire singoli o gruppi di giovanissimi (dai 10 ai 16 anni) e giovani (dai 17 ai 35 anni) da tutto il mondo con un’unica opera per ogni edizione. Per l’età farà fede la data di iscrizione al premio. Gli artisti potranno partecipare attraverso la loro espressione creativa preferita: disegni, poesie, racconti, canzoni, danze o mimi, fumetti, videoclip o altro. Le opere dovranno giungere alla giuria entro e non oltre il 30 giugno 2021 secondo le regole e le modalità indicate nel regolamento sul sito www.chiarabadano.org. Una giuria qualificata, presieduta dalla mamma di Chiara, Maria Teresa Badano, voterà i lavori suddivisi nelle due categorie giovanissimi e giovani. Il prossimo 29 ottobre a Sassello, giorno della festa liturgica annuale, è prevista la premiazione con una targa in vetro raffigurante Chiara Badano e l’esposizione e/o esecuzione dell’opera vincitrice.
Lorenzo Russo
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7 Giu 2021 | Chiara Lubich
La carità, che è una partecipazione alla vita divina, non possiamo improvvisarla noi, dobbiamo attingerla da Dio e dal suo Spirito. Allora, nell’ascolto e nell’obbedienza alla sua voce, il piano di Dio si snoda magnifico e maestoso. […] Essere perfetti nell’amore. E per raggiungere questo scopo – lo si sa – essere ogni giorno più perfetti, perché «chi non va avanti va indietro». Avere verso il prossimo che ci passa accanto una carità sempre più raffinata, sempre più squisita. Ma quale il miglior mezzo per raggiungere tale obiettivo? Io non ne vedo altri che quello di aver cuore, mente, forze puntati verso Gesù Abbandonato in un desiderio sempre rinnovato di amarlo; di amarlo nei dolori inevitabili d’ogni giornata, […]. È con questo amore, è – come noi diciamo – con l’andare al di là della piaga sempre in ogni momento, che il Risorto può vivere luminoso in noi, che il suo Spirito può rompere ogni catena del nostro io. E se lo Spirito è libero in noi, egli può espandere meglio la carità che è diffusa nel nostro cuore proprio da Lui. Sto facendo l’esperienza in questi giorni che, cercando di vivere con il Risorto nel cuore, la voce di Dio si ingigantisce dentro di me ed è quella voce che mi guida nei rapporti che devo intavolare con chiunque, sia o no della Chiesa o del Movimento. […] Sì, la carità, che è una partecipazione alla vita divina, non possiamo improvvisarla noi, dobbiamo attingerla da Dio e dal suo Spirito. Allora, nell’ascolto e nell’obbedienza alla sua voce, il piano di Dio si snoda magnifico e maestoso. E mentre questo si realizza, l’unità fra noi s’approfondisce, cresce […]. Carissimi, abbiamo un ideale straordinario, divino. […] Veramente non sappiamo quello che abbiamo. O meglio lo sappiamo: abbiamo Gesù, il Figlio di Dio in noi e in mezzo a noi, che vive e domina dove la carità è regina. E allora, affinché siamo sempre più così, […] ributtiamoci ad amare Gesù Abbandonato perché il Risorto splenda nel nostro cuore. La parola del suo Spirito si farà potente in tutti noi e potremo essere sempre più perfetti nell’amore, piacendo sempre più a Dio, a Maria, ed essendo sempre più atti a servire la Chiesa. Ricordiamo questo trinomio: Gesù Abbandonato, il Risorto, ascoltare la voce dello Spirito. Così saremo per tutti l’espressione della carità di Dio.
Chiara Lubich
(in una conferenza telefonica, Rocca di Papa 21 novembre 1985) Tratto da: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, Città Nuova Ed., 2019, pag. 219. (altro…)
6 Giu 2021 | Focolari nel Mondo, Sociale
Abbiamo raggiunto la comunità dei Focolari di Goma (Repubblica Democratica del Congo) che, come tutta la popolazione, vive in uno stato di pericolo in seguito all’eruzione del vulcano Nyiragongo e delle successive scosse sismiche.
Poco più di una settimana fa il vulcano Nyiragongo situato nella Repubblica Democratica del Congo e definito uno dei più attivi al mondo è esploso. Secondo il National Geographics, “il monte Nyiragongo è raramente calmo ed è uno dei pochi posti al mondo ad avere nel proprio sottosuolo un vero e proprio lago di lava che ribolle fino alla sommità del cratere”. Nella tarda serata di sabato 22 maggio le cose si sono bruscamente intensificate: grandi fratture si sono aperte nei fianchi rocciosi, facendo fuoriuscire la lava in rapido movimento verso Goma, una metropoli di oltre 1,5 milioni di persone che si trova a una decina di Km dal vulcano. “Paura e disperazione sono diventate compagne di vita quotidiana – racconta Asu-Oma Tabe Takang, una focolarina camerunese che vive a Goma e che abbiamo raggiunto – un incubo che, purtroppo, gli abitanti di questa città conoscono troppo bene”. A causa del rischio di una nuova eruzione, il governo provinciale ha chiesto agli abitanti di 10 quartieri della città di lasciare le loro case. L’UNICEF ha avvertito che duecentottantamila bambini sono tra le quattrocentomila persone che si prevede saranno sfollate e che hanno bisogno di protezione o sostegno. “La situazione non è ancora stabile – continua Asu-Oma – e si teme ancora una nuova eruzione. Noi viviamo in un quartiere definito come “non a rischio”, quindi siamo più tranquilli. Ci sono delle persone che sono venute a cercare rifugio”. Come state affrontando la situazione? Fin dai primissimi momenti di questa tragedia ci siamo lanciate la sfida: fare uno sforzo vivere “qui e ora”. Essere, cioè, consapevoli e attente a ciò che sta accadendo intorno a noi, non lasciarci distrarre dalla preoccupazione e dalla paura per poter aiutare chi aveva più bisogno. Come avete vissuto questa tragedia? Non riusciamo ancora ad uscire di casa come prima, c’è ancora tanta paura, anche se pian piano la vita sta riprendendo. Ma attraverso i mezzi di comunicazione siamo stati in contatto con amici, famigliari e tutti i membri dei Focolari nella regione. I primi momenti di questa tragedia sono stati duri per tutti, eravamo in agitazione, nell’incertezza. Ad un certo punto, qualcuno ha mandato un messaggio su uno dei nostri forums, ricordando l’esperienza di Chiara Lubich con le sue prime compagne durante la guerra. “Anche per Chiara erano tempi di guerra, ma avevano fatto una scoperta che aveva cambiato la loro vita: Dio è amore”. Questi messaggi erano arrivati come scintille che infondevano coraggio nelle persone, trasformando anche l’atteggiamento verso le nostre sofferenze, i nostri disagi, ma anche verso le persone attorno a noi, in particolare i più sofferenti. I nostri telefonini erano pieni di messaggi ed esperienze: una vera e propria catena di solidarietà.
In che senso? Una catena di solidarietà è composta da piccoli atti di attenzione, gentilezza, tenerezza, di carità praticabili ovunque e da chiunque: chi ha dovuto lasciare la propria casa, ma anche chi ci è potuto rimanere. È stato grazie a questo sostegno che i nostri cuori, ma anche le nostre case sono diventate luoghi di accoglienza. Una mattina avevamo ricevuto dei messaggi di alcuni amici e conoscenti che erano preoccupati per noi, consigliandoci di lasciare la città. Abbiamo ricevuto una telefonata di una persona che doveva evacuare, perché il suo quartiere era ad alto rischio. Si preparava per uscire, ma non sapeva nemmeno dove andare. In questo momento ho fatto una riflessione: “Io sono al sicuro e sto pensando di andare via, mentre questa persona che deve lasciare la propria casa non ha dove andare?”. Ho raccontato alle focolarine questa mia riflessione e abbiamo deciso di rimanere in città per tutti quelli che avrebbero avuto bisogno di noi. Così abbiamo chiamato questa persona offrendo ospitalità in focolare a lei e ai suoi figli. Questi gesti semplici di attenzione stanno generando rapporti di reciprocità tra le persone, anche tra sconosciuti, facendoci sperimentare pace e serenità. Ad un certo punto non c’era più luce né acqua in città e il nostro portiere, che ci aveva confidato quanto fosse colpito, perché avevamo deciso di rimanere, ha fatto di tutto perché potessimo avere un po’ d’acqua. Per questo è andato da un vicino al quale ha detto: “…loro non possono restare senza acqua” e hanno fatto di tutto perché avessimo acqua in abbondanza! Il disastro ha colpito anche 17 villaggi… Sì, con la perdita di centinaia di case, scuole, centri sanitari e persino di un acquedotto. Ci sono state 37 vittime confermate, un numero che potrebbe aumentare nei prossimi giorni; alcune persone sono morte bruciate, altre a causa di incidenti stradali durante l’evacuazione caotica. In tutti questi giorni abbiamo cercato di star vicino e pregare con e per tutte le famiglie che hanno perso ogni cosa o i propri cari, come è successo a tre famiglie della nostra comunità dei Focolari che hanno perso tutto sotto la lava. Ci siamo chiesti cosa potevamo fare per alleviare almeno un po’ questo dolore. Così una persona della comunità ha offerto il suo terreno dove costruire temporaneamente una dimora per ciascuna di queste famiglie, che assicuri la convivenza delle famiglie e la loro intimità. Stiamo assistendo anche a momenti di grandissima generosità.
A cura di Lily Mugombozi e Ghislane Kahambu
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5 Giu 2021 | Chiesa
Martedì 8 giugno 2021 alle ore 13 locali fermiamoci in ogni fuso orario per pregare per la pace per la Terra Santa, il Myanmar e per tutto il mondo, ciascuno secondo la propria tradizione.
“Con UN MINUTO PER LA PACE 2021 l’8 giugno alle ore 13 (locali) invitiamo tutti: cattolici, cristiani delle diverse confessioni, credenti di tante religioni, uomini e donne di buona volontà a unirsi per pregare e lavorare insieme per la pace in tutto il mondo, in particolare a Gerusalemme, tra israeliani e palestinesi e in Myanmar”. Questo l’appello lanciato dal Forum Internazionale Azione Cattolica (FIAC) insieme alle AC italiana e argentina, dall’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (UMOFC) e da altre associazioni. Il Movimento dei Focolari aderisce a questa iniziativa e invita tutti ad unirsi spiritualmente per questo momento particolare. La data ha un alto significato simbolico: l’’8 giugno 2014 si è svolto nei Giardini Vaticani l’incontro “Invocazione per la pace” promosso da Papa Francesco insieme al Presidente di Israele Simon Peres, al Presidente dell’Autorità Palestinese Maḥmūd ʿAbbās – Abu Mazen, con il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I. A questo incontro era presente anche Margaret Karram, attuale Presidente dei Focolari, che in quell’occasione ha recitato la preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi. “Credo nella forza della preghiera perché l’ho vista in azione molte volte, come l’8 giugno 2014, quando Papa Francesco volle quello straordinario momento che è stato “l’invocazione per la pace” in Terra Santa – ricorda la Karram in un’intervista al quotidiano italiano Avvenire – (…) Io ho avuto il privilegio di leggere davanti a loro la preghiera per la pace di S. Francesco d’Assisi. È stata un’esperienza fortissima. Ci si potrebbe chiedere: ‘Ma a cosa è servita questa preghiera?’. È stato un punto luminoso al quale guardare, perché la preghiera – come ha detto l’allora il Custode di Terra Santa – non è una cosa che produce qualcosa, la preghiera genera. Allora dobbiamo continuare a generare la pace dentro il nostro cuore prima di tutto e con tutti gli altri”. Da quella data storica, ogni anno in quel giorno dell’8 giugno il Forum Internazionale Azione Cattolica invita al “Un Minuto per la Pace” per implorare insieme, in tutto il pianeta, la fine di ogni conflitto. Tocca a noi! Coinvolgiamo e diffondiamo questa iniziativa per contare in tutto il mondo un numero sempre più grande di MINUTI PER LA PACE.
Lorenzo Russo
Info: International Forum Catholic Action (altro…)
2 Giu 2021 | Focolari nel Mondo, Sociale
Dal 2019 il Paese sudamericano vive proteste sociali contro le scelte dell’attuale Governo. Il racconto di Daniel, giovane dei Focolari sul loro impegno verso soluzioni pacifiche delle tensioni. Cosa succede in Colombia? Il Paese vive forti tensioni fra le forze dell’ordine e i cittadini. Proteste contro le scelte dell’attuale Governo che – secondo i manifestanti – sta attuando politiche che aumentano disuguaglianze. Per capire cosa sta succedendo abbiamo intervistato Daniel Osorio uno dei Giovani per un Mondo Unito del Movimento dei Focolari in Colombia. Qual è la situazione attuale nel tuo Paese? Dal 2019 in Colombia ci sono state proteste di massa che mettono in discussione l’operato del Governo. Sono principalmente causate dai dissensi per politiche governamentali e l’esigenza di avere una educazione pubblica gratuita, ma non solo. Tra i motivi delle proteste anche l’uso eccessivo della forza pubblica contro i civili, a volte veri e propri i massacri. I manifestanti chiedono l’intervento della Commissione interamericana per i diritti umani per verificare i molti casi di presunte violazioni. Molti i feriti e le vittime in questi anni, in cifre: dal 2016 al 2020 sono stati registrati 971 omicidi di difensori dei diritti umani e leaders sociali. In particolare, nel mese di maggio 2021, la tensione è aumentata a causa del disegno di legge per la riforma fiscale che andava a colpire la fragile classe media e gli strati sociali più deboli e che maggiormente hanno sofferto l’impatto economico della pandemia. Le proteste sono sfociate in uno sciopero nazionale che ha coinvolto oltre 5 milioni di persone. E se gran parte delle proteste sono state pacifiche e culturali, ci sono stati anche alcuni atti vandalici e una repressione violenta da parte dello Stato che ha provocato vittime e feriti. Che ruolo hanno i social nel rendere il mondo consapevole di ciò che stai vivendo? Grazie all’influenza dei social, alla facilità nella generazione di contenuti audiovisivi e alla grande quantità di informazioni che circolano, le persone possono essere consapevoli di ciò che sta accadendo nel nostro Paese. A volte però è difficile essere certi dell’affidabilità e della veridicità dei contenuti replicati negli spazi digitali. D’altra parte la grande diffusione delle reti sociali facilita la diffusione di contenuti che avvisano tutti sulle richieste dei manifestanti, ma anche sulle segnalazioni di violazione dei diritti umani, aiutando ad avere un quadro sempre più completo e reale di ciò che sta accadendo. Cosa fanno in questa situazione la comunità dei Focolari e i Giovani per un Mondo Unito? Una volta iniziate le proteste come Giovani per un Mondo Unito abbiamo provato due sentimenti molto forti: una grande impotenza di fronte agli episodi concreti di violenza e un forte desiderio di poter fare qualcosa di concreto. Abbiamo iniziato subito con tre azioni:
- a livello locale, abbiamo creato uno spazio virtuale dove ognuno poteva esprimere ciò che sentiva, inteso come un mezzo per condividere e per ricevere nuove proposte e idee.
- Abbiamo lanciato un video sui nostri social network per rendere visibili ed incoraggiare le proteste pacifiche e culturali, certi che per cambiare la situazione del Paese sia questa la strada e non quella della violenza.
- Stiamo creando delle infografiche – che diffondiamo attraverso i social – per raggiungere il maggior numero possibile di persone in Colombia e nel mondo, spiegando le cause delle proteste, la situazione attuale nel nostro Paese, ma anche inviando un messaggio di speranza, comunicando l’importanza di essere uniti come Paese, come popolo, come società e come mondo.
Come vedi il tuo futuro e quello della Colombia? Nonostante la difficile situazione sento che c’è speranza, perché la ragione per la quale stiamo protestando e parlando è proprio questa: crediamo che la Colombia e il mondo possano essere luoghi migliori in cui vivere, con più giustizia, equità e unità.
Lorenzo Russo
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