3 Apr 2020 | Nuove Generazioni
L’impegno dei bambini dei Focolari e dei loro animatori in questo momento di emergenza planetaria. On line per loro anche un nuovo sito. “In questi giorni dobbiamo stare a casa, ma abbiamo un segreto per essere ugualmente felici: amare. Allora ogni mattina lanciamo il dado e facciamo ciò che dice”. I gen4, i bambini dei Focolari, non si fermano: anche in isolamento iniziano ogni giornata tirando “il dado dell’amore”, le cui facce riportano ciascuna un punto dell’arte d’amare, e si impegnano a viverlo. In alcune città i e le gen4 hanno fatto cartelloni e letterine coinvolgendo i genitori per offrire aiuto alle persone anziane dei loro palazzi. “Nessuno ci ha chiesto cose concrete – ha scritto una mamma – ma è stata l’occasione per conoscere i vicini che ci hanno telefonato ringraziandoci moltissimo”. “Ma se qualche bambino nel palazzo non avesse tanti giochi come noi?” si sono chiesti invece Niccolò e Margherita, gen4 italiani. Così hanno lasciato una scatola all’ingresso del loro condominio con questo cartello: “Ciao! Abbiamo trovato in casa dei giochi che a noi non servono più. Se volete li potete prendere e non occorre restituirli. Forza!”. E se “casa” in questi giorni, potrebbe significare “limite”, a Roma si è pensato di proporre ai gen 4 di costruire una casetta di cartone nella quale raccogliere i loro atti d’amore. E mentre biglietti e disegni riempiono le casette, anche gli adulti imparano dai bambini che, in questo isolamento, tutti possiamo riempire le case, di piccoli atti di amore. I gen4 sono in ogni parte del mondo e, se questa pandemia colpisce tutti i Paesi, viene loro naturale far sentire la solidarietà soprattutto a chi vive dove si soffre di più. Ed ecco il video-saluto di due gen 4 dell’Asia che, mostrando il disegno di un’ arcobaleno, gridano “Forza Italia” o quello da un Paese africano nel quale incoraggiano tutti con “Insieme ce la faremo”! Accanto ai bambini, gli animatori dei Focolari sono in prima linea per accompagnarli in questo delicato periodo, dal Brasile al Congo molte le idee che si stanno attuando. Da Bilbao (Spagna) scrivono: “Ci è venuta l’idea di fare incontri con i gen4 e le loro famiglie ogni settimana via web. Ci raccontiamo come stiamo vivendo questa nuova situazione, mettendo in luce gli atti d’amore. Ci lasciamo con l’impegno a pregare per la pace, per i malati, per quanti soffrono”. In Portogallo alcuni adulti ogni domenica fanno un video con una piccola rappresentazione del Vangelo e lo condividono sui social. La rete dunque si sta rivelando importante in questo periodo anche per loro. E proprio in questi giorni il Centro gen4 internazionale ha messo on line un nuovo sito (https://gen4.focolare.org) indirizzato ai bambini e ai loro educatori, arricchito di materiali e percorsi di formazione alla spiritualità dei Focolari per questa fascia di età. Un nuovo sito in una data significativa: proprio il 29 marzo 1972 Chiara Lubich dava vita ai gen4 e alle gen4, la più giovane generazione dei Focolari. Qualche anno dopo, paragonando Il Movimento ad un grande albero, li definì “come le gemmoline di un albero. (…) Una cosa preziosissima, preziosissima: è la sicurezza dell’albero”[1].
Anna Lisa Innocenti
[1] C. Lubich in: M. Bolkart e C. Heinsdorff, Chiara con i gen4, Città Nuova 2009, p.13. (altro…)
2 Apr 2020 | Cultura
Il Gen Verde in diretta streaming da Loppiano… #distantimauniti Riccardo, Anna, Cristian, Paola… e l’elenco non finirebbe più. Sono solo alcuni degli oltre 4mila fan che la scorsa settimana hanno seguito la diretta streaming del Gen Verde direttamente da casa loro. Non è questo il tempo dei concerti, gli assembramenti pubblici sono proibiti e così alcune domande diventano un chiodo fisso: come far sentire il sostegno a chi è solo, a chi sta vivendo questa epidemia in prima linea sul fronte, come essere portatori di pace e di speranza in questo contesto? Nasce così l’idea di “Live from Home Gen Verde”: le piazze e i palazzetti si trasformano nel salotto di casa. Gli strumenti ci sono: una chitarra, una tastiera, un flauto, i microfoni e… un computer per entrare in punta di piedi in tutte le case di coloro si collegano. Ma non si tratta di un concerto, bensì di un appuntamento un po’ straordinario: si canta, si raccontano esperienze di vita, si presenta il frutto della creatività di questo momento e… come diceva Beethoven “Dove le parole non arrivano… la musica parla”. In tempo reale ognuno da casa può esprimere un pensiero, lanciare un messaggio e letteralmente la chat esplode e non riesce a contenere la gratitudine e l’entusiasmo di tutti i collegati dai 5 continenti. All’appello non manca nessuno: dall’Argentina alla Corea, dal Canada all’Ungheria, dall’Italia all’Australia. Improvvisamente, quasi un miracolo frutto della tecnologia, il salotto aperto a tanti diviene contemporaneamente un luogo intimo dove cantare e pregare sono sinonimi, dove festeggiare un compleanno e ricordare chi ha perso la battaglia contro il COVID-19 hanno la stessa importanza e tutto è un dono d’amore. “In questo ultimo tempo – racconta Colomba – sento tante notizie, non solo dalla tv, ma anche dai nostri vicini, familiari, ecc. Sono purtroppo notizie dolorose. Provo dentro tanta paura, preoccupazione, e anche un forte senso di impotenza… di non poter fare nulla per chi soffre. Mi chiedo “perché?, fino a quando?” Nei giorni scorsi, una mattina, mentre pulivo casa ho sentito dentro una voce: “tranquilla, se tu fai bene le piccole cose con amore lì dove sei, questo darà un contributo per sostenere l’umanità“. Un’esperienza semplice quella di Colomba che come le altre ragazze del Gen Verde cerca un senso al suo stare a casa, a sbrigare le faccende domestiche come tante donne in tutto il mondo “Da quel giorno la situazione non è cambiata tanto – continua Colomba – ma io posso cambiare il mio atteggiamento credendo che questo può cambiare il mondo”. Ecco allora la ricetta per trasformare le 4 mura di casa (che talvolta appaiono anche molto strette) in un salotto spalancato per tutta l’umanità, una ricetta tutta da provare e vivere. E Colomba è già all’opera e tra una telefonata e un lavoretto di casa la sua esperienza è divenuta musica… pronta per essere condivisa durante la diretta streaming il 3 aprile alle ore 16 (ora italiana). Un’occasione da non perdere. Basta collegarsi cliccando su https://youtu.be/NLsPTyuITu0
Tiziana Nicastro
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30 Mar 2020 | Focolari nel Mondo
Fraternità, tenerezza e creatività: gli ingredienti giusti per affrontare l’emergenza del Coronavirus attraverso migliaia di esperienze di amore verso il prossimo. Colpita in modo particolarmente forte dalla pandemia del Coronavirus, l’Italia sta vivendo una delle prove più grandi dopo la seconda guerra mondiale. Ma gli Italiani l’affrontano con innumerevoli gesti di solidarietà, fraternità e tenerezza. Dalla provincia di Napoli ci scrive I.V., infermiera nel reparto dei pazienti positivi al Covid-19: “All’inizio avevo paura del contagio e quindi ero molto veloce nelle pratiche infermieristiche. Un paziente mi ha chiesto un caffè alla macchinetta. Come prima risposta gli ho detto che non potevo andare. Ma coinvolgendo poi una collega abbiamo trovato due macchinette di caffè per tutti i pazienti”. Il dover stare a casa ha cambiato la vita della famiglia di Salvo ed Enza con i figli Emanuele e Marco a Viareggio. Racconta Enza: “Fino a pochi giorni fa, i figli, presi da tanti impegni a stento riuscivano a fare un saluto veloce alla nonna malata e costretta a stare a letto. Ora si fermano di più e cercano di aiutarmi anche solo dandole un bicchiere d’acqua. A pranzo e a cena abbiamo più tempo per parlare e anche per ridere”.
A Lucca Paolo e Daniela si sono offerti per fare la spesa a tutti i vicini di casa, condividendo anche alcune mascherine. Sempre da Lucca, Rosa e Luigi, una giovane coppia di insegnanti con due figli, tutti a casa in questo momento, hanno prestato la loro macchina ad una famiglia con grave situazione economica. A Siena Giada e Francesca si sono messe a disposizione come babysitter di figli di infermieri che abitano vicino casa, per sostenerli. A Pisa Carla e Giacomo hanno preparato da mangiare ad alcune famiglie vicino casa mentre ad Arezzo c’è stata una gara di solidarietà fra Rosanna, Rita e Mario per sostenere due persone che non possono uscire, attraverso la spesa e la preparazione di pasti. Per sostenere i suoi giovani colleghi fuori sede e costretti all’isolamento, Barbara da Latina, ha cominciato a registrare dei video in cui condivide le sue ricette. Loro l’hanno ringraziata tantissimo, perché in questo modo li fa sentire a casa, come in famiglia. Emanuele e Simonetta dalla Sardegna con i loro tre figli sono in quarantena da due settimane. Scrivono: “Ci è sembrata da subito un’occasione per costruire rapporti profondi come famiglia. Da quando siamo entrati in contatto col virus abbiamo iniziato a condividere le nostre esperienze in un gruppo chat con altre persone che vivono la stessa sofferenza. Un giorno alcuni di loro avevano bisogno di viveri. Non potendo fare noi la spesa, abbiamo trovato un’altra coppia che subito ha provveduto. E abbiamo capito che non ci dobbiamo fermare mai davanti all’esigenza di un fratello”.
Dalla Sicilia Orsolina, infermiera, racconta: “nel mio lavoro in terapia intensiva cardiologica, mi sono ritrovata una paziente giovane con un infarto complicato. Dal suo sguardo vedevo paura e sconforto anche perché non poteva giovarsi del conforto dei familiari e dei figli piccoli. Ho sentito quindi che potevo essere io la sua famiglia. Così l’ho aiutata nell’igiene personale pensando a cosa avrei desiderato io se fossi stata al suo posto, sistemando con molta cura il suo letto, sistemandole i capelli. Il suo sguardo era cambiato, insieme abbiamo provato una grande gioia, in quel momento siamo state una famiglia”. A Roma, Mascia e Mario con il figlio Samuel stanno scoprendo che “questo virus, oltre a ricordarci che siamo tutti interconnessi, ci sta dando l’occasione di apprezzare le piccole cose, di rimettere al centro la famiglia e gli affetti, di dare libero sfogo alla creatività contro i programmi e i ritmi frenetici cui ormai siamo abituati”. In veste di rappresentante di classe Masha cerca il modo migliore per amare le famiglie e le maestre, mantenendo sempre viva la relazione attraverso la chat e le telefonate. Come diceva Jesús Morán, Co-presidente dei Focolari, qualche giorno fa: “Questo è davvero il momento della sapienza (…) che porta ad una intelligenza della realtà illuminata dall’amore e che (…) innesca un formidabile movimento di fraternità. Davvero Dio può fare cose prodigiose, anche in mezzo al male. Lui lo sconfigge col suo disegno d’amore.”
Lorenzo Russo
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27 Mar 2020 | Chiara Lubich
Molti si chiedono, in questi giorni di pandemia che affligge l’umanità, dov’è Dio. Il seguente scritto di Chiara Lubich ci invita a credere che nulla di quanto viviamo, anche se molto doloroso, sfugge al suo amore e che dietro a ogni cosa vi è una finalità positiva, anche se per il momento non la vediamo. Noi parliamo di Santo Viaggio, ci incoraggiamo a percorrere la vita come un Santo Viaggio. (…) Spesso lo immaginiamo così: una serie di giornate che ci proponiamo una più perfetta dell’altra, col nostro lavoro compiuto bene, con lo studio, col riposo, con le ore trascorse in famiglia, con gli incontri, i convegni, lo sport, con i tempi di ricreazione… svolti nell’ordine e nella pace. Lo pensiamo così, siamo umanamente e istintivamente portati ad attendercelo così, perché la vita è una continua tensione all’ordine, all’armonia, alla salute, alla pace. (…) E facciamo in questa maniera perché il resto è senz’altro imprevedibile, ma anche perché c’è sempre nel cuore umano la speranza che le cose vadano così e solo così. In realtà, il nostro Santo Viaggio poi si dimostra diverso, perché Dio lo vuole diverso. E pensa lui stesso a introdurre nel nostro programma altri elementi da lui voluti, o permessi, perché la nostra esistenza acquisti il vero senso e raggiunga il fine per cui è stata creata. Ecco i dolori fisici e spirituali, ecco le malattie, ecco mille e mille sofferenze che parlano più di morte che di vita. Perché? Forse perché Dio vuole la morte? No, ché anzi, Dio ama la vita, ma una vita così piena, così feconda che noi – con tutta la nostra tensione al bene, al positivo, alla pace – non avremmo mai saputo immaginare. Ce lo chiarisce la Parola di Vita (…): “[…] se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo: se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24). Se non muore, il chicco rimane bello, sano, ma solo; se muore si moltiplica. Dio vuole che durante la vita noi sperimentiamo una certa morte – o, a volte, molti tipi di morte – ma perché questo è il Santo Viaggio per lui: portare frutto, fare opere degne di lui e non di noi semplici uomini. Questo è per lui il senso della nostra vita: una vita ricca, piena, sovrabbondante, una vita che sia un riflesso della sua. E allora occorre prevedere queste morti e disporsi ad esse per accettarle nel miglior modo. È saggia, quindi, indispensabile – e non è che genuino cristianesimo – quella scelta che ogni giorno noi rinnoviamo di Gesù abbandonato, quell’amore a lui che vogliamo preferenziale. Esso ci predispone (…) ad accettare le piccole o grandi morti, ma anche a vedere superato di gran lunga, potenziato e fecondato, quanto noi avevamo programmato. (…) Sono purificazioni passive (…): malattie, la morte di cari, la perdita di beni, della fama, difficoltà di ogni genere… Sono notti dei sensi e notti dello spirito dove corpo ed anima sono purificati in mille modi con tentazioni, aridità spirituali, dubbi, senso di abbandono da parte di Dio; con le virtù della fede, speranza e carità che vacillano; sono veri purgatori anticipati se non quasi inferni. Che fare? Abbandonare il Santo Viaggio pensando che con una vita più comune, secondo l’andazzo del mondo, molte forse, o alcune, di queste prove si possono evitare? No: non possiamo tornare indietro. E poi qui ho elencato solo le purificazioni, ma occorre vedere quali sono le consolazioni, le “beatitudini” (cf. Mt 5, 3-11) che una vita vissuta come Santo Viaggio porta già su questa terra. La morte di Gesù infatti chiama la risurrezione; la morte del chicco di grano il “molto frutto”. E “risurrezione” e “molto frutto” significano, in certo modo, paradiso anticipato, pienezza di gioia, quella gioia che il mondo non conosce. E allora, avanti! Guardiamo al di là di ogni dolore. Non fermiamoci solo a quella sospensione, a quell’angoscia, a quella malattia, a quella prova… Guardiamo alla mèsse che ne verrà, (…) prevedendo e pregustando il frutto abbondante che è alle porte.
Chiara Lubich
(in una conferenza telefonica, Rocca di Papa, 25 febbraio 1988)
Tratto da: “Guardare ai frutti, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 318. Città Nuova Ed., 2019.
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24 Mar 2020 | Ecumenismo
Mercoledì 25 marzo alle ore 12 (ora italiana) tutti i cristiani sono chiamati a recitare il Padre Nostro. Il mondo unito in preghiera contro il coronavirus. Il Santo Padre invita i cattolici di tutto il mondo ad unirsi spiritualmente in preghiera per mercoledì 25 marzo alle ore 12 (ora italiana) per recitare il Padre Nostro insieme a tutti i leader delle Comunità cristiane, con tutti i cristiani. Anche il Segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, Rev. Olav F.Tveit, insieme al moderatore del Comitato centrale ecumenico delle Chiese Dott. Agnes Abuom, invitano a rendere la domenica come “un giorno di preghiera per le persone più vulnerabili come rifugiati, anziani e persone colpite da COVID19, per pregare per l’intera comunità e che il mondo diventi un’unica famiglia cristiana”. Alla pandemia del virus il Papa e il consiglio ecumenico delle Chiese chiedono con forza di rispondere con la universalità della preghiera, per rimanere uniti in questo momento di grande sofferenza per il mondo interno, e far sentire la propria vicinanza alle persone più sole e più provate come i malati, il personale sanitario, le forze dell’ordine, le autorità. “In questi giorni di prova – ha ribadito Papa Francesco – mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, vorrei proporre a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo. Invito tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera che Gesù Nostro Signore ci ha insegnato. Invito dunque tutti a farlo parecchie volte al giorno a recitare il Padre Nostro mercoledì prossimo 25 marzo a mezzogiorno. Tutti insieme”. E ancora ha aggiunto: “nel giorno in cui molti cristiani ricordano l’annuncio alla Vergine Maria dell’Incarnazione del Verbo, possa il Signore ascoltare la preghiera unanime di tutti i suoi discepoli che si preparano a celebrare la vittoria di Cristo Risorto”. Il Papa inoltre presiederà un momento di preghiera per venerdì 27 marzo, con la speciale benedizione Urbi et Orbi sul sagrato di San Pietro. La piazza sarà vuota per le attuali misure restrittive vigenti in Italia.
Lorenzo Russo – Ufficio Comunicazione Focolari