19 Mar 2020 | Vite vissute
E’ scomparso pochi mesi fa all’età di 53 anni; le sue passioni: costruire ponti fra popoli e culture e formare le nuove generazioni Erano i giovani il “pallino” di padre Silio Naduva, sacerdote alle isole Fiji, nel Pacifico Meridionale, scomparso pochi mesi fa all’età di 53 anni. Assicurare loro una formazione e un’educazione umana e spirituale era la sua passione più profonda, in una delle isole più sperdute dell’arcipelago, dove la globalizzazione che porta il mondo nelle case non basta per dotare i giovani delle conoscenze e degli strumenti per affrontare in modo consapevole, libero e fruttuoso la propria vita. Quello che lo aveva affascinato del Carisma dell’Unità di Chiara Lubich, conosciuto alla fine degli anni ’90, era “questa capacità dell’ideale di fare famiglia, di cementare l’unione fra le persone e in particolare con il gregge che il Signore gli aveva affidato” racconta Roberto Paoloni, volontario dei Focolari, che con Padre Silio ha lavorato ad alcune settimane di formazione proprio nella sua parrocchia di St.Anne, a Napuka, l’estate scorsa. “Nella spiritualità dell’unità – spiega Paoloni – aveva scoperto una forza propulsiva incredibile” che lo aveva aiutato ad affrontare anche momenti di grande dolore e sofferenza. Nato il 28 febbraio 1967 a Namuamua, nella provincia di Serua, un piccolo villaggio nella parte interna dell’isola principale di Fiji, Silio era il settimo di nove fratelli e fin da giovanissimo mostrava grande generosità, tenacia, intraprendenza e capacità di cura verso i suoi familiari e verso tutti. Frequentò la scuola presso i padri Maristi e poi a 17 anni arrivò l’arruolamento nelle forze militari di Fiji. Silio parteciperà a due missioni vivendo esperienze traumatiche, senza mai perdere però la sua profonda umanità. Solo dopo la morte del padre, nel 1996, entra nel seminario regionale del Pacifico per iniziare la sua formazione e l’anno seguente conosce il Movimento dei Focolari. Silio viene ordinato sacerdote il primo gennaio del 2005 all’età di 37 anni, e comincia il suo ministero nella parrocchia di Vudibasoga, in Nabala. È nel 2013 che arriva la diagnosi di una grave malattia, che non gli impedisce però di servire e darsi da fare per la parrocchia con tutte le sue energie. Nel 2018 padre Silio accompagna alcuni giovani al Genfest di Manila, nelle Filippine, e rientra a casa col desiderio ardente di incoraggiare i suoi ragazzi a proseguire lungo quel cammino. Li guida, li educa e con loro si dedica a costruire ponti verso i giovani delle altre comunità, diversi per cultura e lingua ma pur sempre fratelli. Fra i suoi ultimi impegni la promozione di un incontro per i giovani della sua parrocchia e di quelle vicine, organizzato nell’agosto scorso in collaborazione con i Focolari e con la Caritas locale. In una comunità frammentata e un tessuto sociale lacerato da povertà e violenza, Padre Silio ha operato per offrire ai giovani un orizzonte più ampio, dove la convivenza si nutre di solidarietà reciproca e dove popoli separati da grandi distanze e con tradizioni, culture e lingue diverse si incontrano nel rispetto reciproco e nel desiderio di costruire rapporti di fraternità.
Claudia Di Lorenzi
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16 Mar 2020 | Testimonianze di Vita
Per comprendere meglio cosa fare per gli altri, Gesù ci invita a metterci nei loro panni; proprio come ha fatto lui, che per amarci ha preso la nostra carne umana. Lo fai per te o per gli altri? Mi trovavo in una strana situazione: pregavo ogni giorno, frequentavo regolarmente la Messa, ero impegnato in opere di carità … eppure non avevo una fede viva. Era come se un velo mi impedisse di vedere chiaramente. Un giorno, accompagnando mia nonna dal medico, ci siamo addentrati in discorsi profondi; conoscendo quanto fosse credente, le ho raccontato il mio stato d’animo. E lei, fissandomi negli occhi: “Figlio mio, tutto quello che fai, lo fai per te o per gli altri?”. Quella semplice domanda mi ha sconvolto. C’era da cambiare completamente rotta! Ho cominciato a riflettere, costatando che anche gli atti di carità erano riempitivi di un sistema di doveri. Periodicamente visitavo un anziano. Andando da lui, dopo quella volta, più che parlare di pratiche da sbrigare o di medicine, gli ho chiesto cosa avesse in cuore. Mi ha parlato della guerra, dei commilitoni morti, della malattia della moglie … Alla fine mi ha ringraziato per il grande dono che diceva di aver ricevuto quel giorno. (U.R. – Argentina) Fedeltà Invaghitasi di un collega, mia moglie mi aveva lasciato con quattro figli. Non potevo esternare la mia disperazione per non accrescere il loro dolore, ma non riuscivo ad evitare di interrogarmi in cosa potessi aver sbagliato con lei. La stessa mia fede veniva messa alla prova. Ora la sfida era far pesare il meno possibile ai figli questo dramma e fare in modo che lei non avvertisse giudizi da parte loro. Qualche volta le portavo la più piccola di quattro anni, altre volte facevo in modo che lei partecipasse alle riunioni dei genitori con gli insegnanti degli altri figli. Lentamente si creò una situazione in cui sembrava che la mamma, pur essendo via di casa, in qualche modo continuasse ad essere presente nella vita di famiglia. Quando però lei chiese il divorzio, mi sembrò di ripiombare al punto zero. Un nuovo passo da affrontare con i figli. Fu il più grande, vedendomi un giorno triste e pensieroso, a darmi coraggio dicendo: “Papà, stai tranquillo. Stiamo imparando a prendere in mano le redini della vita”. (B.d.P. – Croazia) Il corredino Abituata da giovane ad avere soldi, vestiti, lusso, dopo il matrimonio a poco a poco ho dovuto ridurre drasticamente ogni spesa. Giorni fa mi è arrivata dal lavoro una cifra extra: subito ho pensato al nostro bambino che stava per nascere, al corredino che avrei potuto comperargli. Poi però, ricordando quanti poveri ci sono in città, mi sono detta che quei soldi potevano servire ad aiutare qualcuno di loro. Per la nascita del nostro bebè ho ricevuto in dono molti vestitini usati. Certo, avrei desiderato un corredo tutto nuovo, ma quelle cose ricevute per amore mi sembrava avessero un valore e una bellezza ancora più grandi. (Anita – Venezuela)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.2, marzo-aprile 2020)
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13 Mar 2020 | Centro internazionale
Il messaggio di Maria Voce, Presidente dei Focolari, alle comunità del Movimento nel mondo per il 14 marzo, anniversario della morte di Chiara Lubich. Testo del videomessaggio (altro…)
13 Mar 2020 | Cultura
Un appuntamento dedicato ad uno dei “padri” della Costituzione italiana, scrittore, giornalista, politico, che è stato anche co-fondatore dei Focolari, Igino Giordani. L’evento promosso dall’Archivio Generale del Movimento e dal Centro Igino Giordani è stato il primo di una serie per andare “alle radici” della fraternità come categoria politica. In un momento in cui valori come rispetto, coerenza, lealtà sono travolti in una narrazione ingannevole, spesso risultato di un sistema di comunicazione artefatto, l’idea nata tra l’Archivio Generale del Movimento dei Focolari e il Centro Igino Giordani ha come obiettivo quello di estrarre dal patrimonio da loro custodito alcune “perle” che hanno costituito il vissuto di figure impegnate nel mondo della politica guidate da quei valori di fraternità propri del carisma dell’unità. “Se tutti fossimo come Giordani, non ci sarebbero guerre, non ci sarebbero discriminazioni, non ci sarebbe odio. Questo grande uomo deve essere un punto di riferimento per l’umanità. Adesso tocca a noi portare avanti le sue idee”. Queste parole pronunciate da Gaia, seconda media, meglio di altre danno l’idea dell’attualità del messaggio e dell’ispirazione che oggi Giordani rappresenta anche per le nuove generazioni. Nell’Auditorium del Centro Internazionale dei Focolari a Rocca di Papa, il 15 febbraio 2020, si sono riuniti oltre 300 persone tra le quali alcuni politici, sindaci, amministratori locali. L’evento, seguito in streaming da vari punti in Italia ed in Europa, si inserisce nell’anno del Centenario della nascita di Chiara Lubich. Durante la serata il fascino di una figura come quella di Giordani è emerso anche dalle parole di alcuni relatori che hanno avuto la fortuna di incontrarlo personalmente. Come Argia Valeria Albanese che ricorda: ”Da quegli incontri, anche personali nel giardino del Centro Mariapoli a Rocca di Papa, è venuta una forte spinta ad impegnarmi per tanti anni in un partito politico e nelle Istituzioni. Ma c’è stata un’altra fase della vita in cui ho avvertito un forte rapporto con Igino Giordani, non tanto come maestro o esempio, ma come fratello maggiore a cui aprire il cuore: il momento del fallimento. – continua – Le incomprensioni, spesso il rancore, la denigrazione ma anche il non riuscire negli obiettivi prefissati, per quanto alti e disinteressati, la sconfitta elettorale, la perdita di amici”. Pietro Rossellini, assessore, che ha svolto il suo servizio alla collettività di Montecatini afferma di essere stato guidato dalla: “mutazione radicale di quest’uomo, ormai maturo, considerato il più accanito difensore della fede cristiana per eccellenza, che si è lasciato trasformare da Chiara Lubich mutando la sua verve polemica in Fuoco d’Amore. Non è stato uno snaturamento, ma una sublimazione, una elevazione del suo essere”. Per Patrizia Mazzola, nel suo lavoro appassionato di insegnante nei quartieri Ballarò e Brancaccio a Palermo “alcuni scritti di Giordani hanno cambiato la prospettiva dell’impegno politico e sociale dandomi coraggio in alcune battaglie a favore dei più piccoli della città”. Chiara Zanzucchi e Lucia Zurlo dell’Archivio Generale e Alberto Lo Presti del Centro Igino Giordani hanno osservato che la volontà di realizzare questa serie di eventi risiede nella costatazione crescente che l’Archivio è vivo e vivifica. Questi incontri dedicati ai “testimoni in politica” permettono di valorizzare anche l’influenza del carisma dell’unità dell’impegno politico, la loro coerenza morale e la loro passione politica, il loro contributo alla fraternità e alla pace.
Gianna Sibelli
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11 Mar 2020 | Sociale
“Ritorno al futuro, per un’economia più umana” è il titolo dell’appuntamento che si è svolto il 4 marzo scorso all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Imprenditori, studiosi ed economisti insieme per un’economia più giusta, inclusiva e sostenibile. In linea con il grande evento “The Economy of Francesco”. “Nel 2000 abbiamo aperto una piccola azienda di cosmetica, in un locale di 60 metri quadrati con un solo dipendente. Oggi lavoriamo in uno stabile di 7500 metri quadrati dove lavorano 43 persone e produciamo circa 100 mila pezzi al giorno. Il nostro profitto e la nostra forza sono le persone”. Queste le parole di Marco Piccolo, imprenditore di Torino (Italia), 45 anni e 4 figli, che ha anche il tempo di fare l’educatore in parrocchia ai giovani. Con la sua azienda aderisce all’Aipec, l’Associazione italiana di imprenditori per un’Economia di Comunione, legata a quell’intuizione che ebbe Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, basata sul modello economico che pone al centro dell’azienda l’uomo come persona e la “cultura del dare”. La Reynaldi di Marco è un’impresa che ha scommesso sui giovani e sulle donne (70% fra dipendenti e dirigenti) ma anche sulla sostenibilità ambientale: l’azienda infatti non emette CO2, non spreca acqua e non è dannosa per l’ambiente. Queste caratteristiche spingono molte grandi aziende del nord Europa e degli Stati Uniti ad acquistare i loro prodotti. “Con una visione imprenditoriale del genere si riesce a trasformare un sistema economico, fare bene le cose e puntare alla cura delle persone che stanno in azienda” racconta all’incontro organizzato a Roma, all’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede, dal titolo “Ritorno al futuro, per un’economia più umana”. L’evento, promosso dall’università Cattolica del Sacro Cuore, Movimento dei Focolari e dall’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede è nato dalla volontà di offrire un’occasione per riflettere circa l’odierno sistema economico e la necessità di avviare un processo globale di rinnovamento affinché l’economia del futuro sia più giusta, inclusiva e sostenibile, in linea con il grande evento “The Economy of Francesco” voluto dal Santo Padre che si terrà ad Assisi il prossimo novembre. L’azienda di Marco è un esempio virtuoso di un’economia più umana. Un’economia che, usando le parole di Papa Francesco “fa vivere e non uccide, include e non esclude, si prende cura del creato e non lo depreda”. La Reynaldi è stata una delle prime aziende in Italia a trasformare la propria forma giuridica da società for profit a ‘Società Benefit’, cioè integra nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. “Abbiamo cura delle persone che lavorano con noi ed è per questo che vogliamo che il tempo del lavoro non debba essere opprimente – continua Marco -. Vogliamo che ci sia tempo di vita per la famiglia e che le persone stiano bene”. Tante solo le imprese o le cooperative virtuose, sulla scia di quella di Marco. Come Conad, società cooperativa della grande distribuzione italiana che coinvolge gli uffici Caritas per non sprecare il cibo dei propri supermercati, destinandolo a chi ne ha bisogno. O ancora, quando deve acquistare prodotti da altre aziende, verifica se queste sfruttano manodopera minorile o utilizzano fenomeni di caporalato. Lo afferma Francesco Pugliese, amministratore delegato Conad intervenuto al convegno: “Se ognuno di noi fa la propria parte, sia nei comportamenti che nel rilasciare alla comunità una parte del tuo benessere, allora questo può contribuire ad un miglioramento complessivo della società”. Se si vuole ridefinire il progresso economico per il futuro, bisogna coinvolgere soprattutto i giovani che sanno porsi delle domande, sanno dialogare e sanno trovare risposte importanti. E il Papa ha voluto che siano proprio loro gli artefici dell’evento The Economy of Francesco. “Sappiamo bene che San Francesco d’Assisi è fonte d’ispirazione per un modo di intendere l’economia e la finanza. Speriamo che l’evento di novembre ci aiuti a riscoprire questo” sostiene Suor Alessandra Smerilli, consigliere di Stato della Città del Vaticano -. “E ad Assisi i giovani cercheranno di fare proposte e lavorare in 12 villaggi tematici dove cercheremo di coprire tutti i temi importanti per arrivare a presentare una proposta per ogni villaggio, come impegno personale ma anche come impegno per le istituzioni, imprese e politica” conclude suor Alessandra. Ma c’è bisogno di fare rete, dialogare fra istituzioni, imprese e università per trovare soluzioni per aiutare i giovani a trovare lavoro. Lo ha ricordato proprio l’Ambasciatore Pietro Sebastiani: “Il mondo di oggi è più complesso di una volta e molte società sperimentano da troppo tempo la piaga della disoccupazione giovanile. Ma le opportunità esistono e ciascuno deve perseguire il proprio talento”.
Lorenzo Russo
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