26 Giu 2019 | Centro internazionale
E’ appena entrata in vigore la nuova versione delle “Linee Guida del Movimento dei Focolari per la promozione del benessere e la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”. Il testo aggiornato è scaricabile sul nostro sito.

Avv. Orazio Moscatello
Nel solco del “Motu Proprio” di Papa Francesco sulla protezione dei minori, pubblicato il 7 maggio 2019, il Movimento dei Focolari aggiorna le sue “Linee Guida per la promozione del benessere e la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”. Tante le novità del testo, che recepisce anche i principi proclamati dal Diritto Internazionale sul tema e guida le attività della Commissione Centrale Permanente per la promozione del benessere e per la tutela dei minori (Co.Be.Tu.), dell’Organo di Vigilanza e degli incaricati territoriali del Movimento. Ma quali sono le novità introdotte? Lo abbiamo chiesto all’Avv. Orazio Moscatello, membro del Co.Be.Tu. “Le nuove Linee Guida ribadiscono i principi generali su cui informare l’attività con i ragazzi e gli adolescenti, l’obbligo giuridico dei responsabili del Movimento di adottare tutte le misure necessarie al fine di evitare che al suo interno si verifichino degli abusi, nonché l’obbligo morale – per tutti gli appartenenti al Movimento – di segnalare i casi di abuso e maltrattamento di cui si viene a conoscenza. La novità è che il testo contempla tutte le forme di abuso, non solo quello sessuale, e i maltrattamenti, lo stalking, il bullismo fra ragazzi. Inoltre, stabilisce procedure trasparenti a garanzia di tutte le parti coinvolte nella vicenda, prima fra tutte che le indagini interne volte all’accertamento dei fatti non debbano durare più di 90 giorni, giudicati sufficienti per l’ascolto della vittima, della persona accusata, e per la raccolta della documentazione sanitaria che attesta l’abuso. Assegnare un limite temporale all’attività istruttoria è un modo per rendere giustizia alle vittime”. In chiave di prevenzione quali attività sono previste? “Anzitutto la formazione. Come nelle precedenti linee guida, è stabilito che gli adulti a cui si pensa di affidare dei minori debbano frequentare un corso di base durante il quale vengono approfondite tematiche legate all’infanzia, sotto il profilo psicologico, pedagogico, giuridico. Secondo le nuove linee questi corsi devono essere ripetuti ogni due anni e al termine degli stessi viene effettuata una verifica per valutare l’idoneità a svolgere attività con i minori. Inoltre, vengono rafforzate le indicazioni sugli ambienti, il rapporto con le famiglie, e i protocolli in situazioni di emergenza”. L’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria è previsto solo in alcuni Paesi. Il Movimento dei Focolari, è presente in tutto il mondo, come si pone su questo tema? “Il Movimento dei Focolari nel nuovo documento approvato ha sottolineato prima di tutto l’obbligo giuridico che riguarda i responsabili del Movimento di adottare tutte le cautele possibili affinché non si verifichino abusi di ogni genere nei confronti dei minori e delle persone vulnerabili. Tra queste cautele ovviamente rientra il controllo e l’attenta vigilanza affinché il contenuto delle Linee Guida sia conosciuto ed applicato in ogni parte del mondo ove è presente una comunità dei Focolari. Poi tutti gli adulti appartenenti al Movimento hanno – come detto – l’obbligo morale di segnalare agli organi interni preposti i casi di abuso di cui vengono a conoscenza. Questo vale in tutti i Paesi e su questo riteniamo che ci debba essere ‘tolleranza zero’. Riguardo la comunicazione all’autorità giudiziaria, da effettuarsi alla fine del procedimento interno e sulla scorta di una accertata verosimiglianza dei fatti esposti nella denuncia, il Movimento seguirà le indicazioni delle conferenze episcopali e delle normative nazionali. Pertanto, in presenza di un obbligo, giuridico o morale, di denuncia, i responsabili, inoltreranno un esposto all’ autorità giudiziaria competente, contenente un dettagliato resoconto di quanto accertato, garantendo la più stretta collaborazione con essa e trasmettendo tutte le informazioni in loro possesso. Su questo aspetto dobbiamo prendere atto che le Conferenze episcopali dei vari Paesi si stanno orientando a riconoscere, comunque, l’obbligo morale di denuncia da parte dei vescovi che accertano degli abusi nella loro diocesi. Per ritornare alla Linee Guida del Movimento dei Focolari, solo nel caso di motivato dissenso dei genitori, che vogliono così tutelare il minore, si eviterà la comunicazione all’autorità giudiziaria. In questo caso però sentiamo il dovere di accompagnare i genitori dando ampia assistenza legale e psicologica E’ evidente che laddove la normativa nazionale preveda l’obbligo giuridico di denuncia, l’esposto alle autorità giudiziarie sarà inviato in ogni caso. Qualora dal procedimento interno siano emerse situazioni di abuso nell’ambito della famiglia, per la maggior tutela del minore, sarà necessario comunque l’esposto alle autorità competenti. Rimane sempre valida la facoltà di ciascun membro del Movimento dei Focolari di presentare, in via autonoma, la denuncia o la segnalazione presso l’autorità giudiziaria competente” Di fronte all’accertamento interno dell’abuso, quale procedura si avvia? “Per i chierici, come previsto dal diritto canonico, il Movimento darà comunicazione al vescovo della diocesi in cui l’abuso si è verificato, per cui la competenza all’accertamento dei fatti sarà prerogativa dell’autorità ecclesiastica. Il Movimento in questi casi non avvierà un proprio procedimento interno ma prenderà atto delle decisioni dell’autorità ecclesiastica e disporrà i provvedimenti interni verso il consacrato: dimissioni, allontanamento o sanzioni più leggere a seconda della gravità del fatto. Riguardo i laici una procedura interna verificherà la verosimiglianza dell’accusa: se i fatti verranno accertati sarà comminata una sanzione. Rispetto ai minori responsabili di abuso verso altri minori – un’altra novità delle linee guida – e parliamo di bullismo ma anche di abuso sessuale, oltre all’accertamento dei fatti si aiuterà il minore ad avviare un percorso di consapevolezza della gravità degli atti compiuti che gli consenta di poter partecipare nuovamente alle attività. Ciò sarà portato avanti in collaborazione con la famiglia. Nei casi gravi sarà comunque inoltrata la segnalazione all’autorità giudiziaria minorile. Ciò che accomuna i tre casi è l’adozione, laddove giunga una segnalazione, di provvedimenti cautelari. In attesa di verificare se i fatti sono o meno verosimili, è quanto mai opportuno allontanare la persona accusata da ogni attività con i minori”. Che tipo di supporto è previsto per le vittime? “Ricevuta la segnalazione di abuso, il Movimento si attiva per offrire alle vittime tutta l’assistenza possibile sia sotto il profilo psicologico che legale, attraverso i propri esperti”.
Claudia Di Lorenzi
Per leggere le nuove Linee Guida clicca qui Vedi anche Tutela minori: formazione, prevenzione e tolleranza zero (altro…)
22 Giu 2019 | Cultura
A Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, la presidente e il copresidente dei Focolari lanciano un forte appello per un’Europa aperta, inclusiva e dialogante. La “città dei Sassi” come modello vivo per una convivenza più armoniosa, più giusta e fraterna. È questa la sfida che hanno lanciato Maria Voce e Jesús Morán questo sabato, 22 giugno 2019 a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. Nel convegno “Abitare il tempo e lo spazio: la Cultura dell’Unità al servizio della Città”, organizzato dalla comunità dei Focolari assieme all’Associazione l’Elicriso di Matera, la presidente e il copresidente dei Focolari hanno mandato un forte messaggio all’Europa, invitando il vecchio continente a riscoprire la sua missione: mostrare al mondo che le diversità possono convivere senza soffocare le differenze e violare le identità.
Presenti circa 550 persone, tra cui l’arcivescovo di Matera-Irsina, Antonio Giuseppe Caiazzo, e Giovanni Oliva, segretario generale della Fondazione Matera Basilicata 2019, Maria Voce ha declinato la “cultura dell’unita”, della quale i Focolari in tutto il mondo si fanno portavoce, negli aspetti concreti della vita di una città. Come si può vivere oggi – questa la domanda della presidente dei Focolari – “una cultura del dialogo, dell’accoglienza, della fraternità” negli ambiti dell’economia e del lavoro, dell’interculturalità, dell’etica sociale, della salute e dell’ambiente, dell’arte, della formazione umana o dei moderni mezzi di comunicazione? In risposta a questa domanda la presidente ha presentato alcuni esempi di città in cui – anche attraverso l’impegno dei Focolari – i cittadini hanno scoperto “la vocazione” della loro città amando “generosamente i propri vicini, la propria comunità; essendo “cittadini attivi e corresponsabili”, realizzando “insieme l’arte della partecipazione”. Così a Sulcis Iglesiente in Sardegna, dove i Focolari assieme ad altri movimenti pacifisti hanno costituito un comitato che lavora per la riconversione di una azienda che produce armi. Così in Polonia, dove l’amministratrice pubblica nel Consiglio della Slesia Superiore racconta di una Polonia per niente chiusa e sovranista e di alcune città dove la collaborazione tra le comunità religiose e le organizzazioni non governative aiuta l’integrazione degli immigrati ucraini. Ma per ricostruire le città del XXI secolo non basta aumentare soltanto la partecipazione dei cittadini, ha concluso la presidente dei Focolari. Ci vuole anche un contributo specifico dei politici che sono chiamati a praticare “l’amore degli amori”, espressione che Chiara Lubich utilizzava per definire l’impegno politico. Loro in prima persona sono, cioè, chiamati a dar vita a spazi in cui le iniziative e la passione dei singoli e dei gruppi si possano realizzare e mettere insieme, proprio come i colori che formano un arcobaleno.
Intervistato dal giornalista RAI Gianni Bianco, Jesús Morán ha poi approfondito le ragioni dell’impegno per una convivenza fraterna nelle nostre città, in particolare quelle europee. Il copresidente dei Focolari si è detto convinto che l’Europa è chiamata ad essere “modello a tutti i progetti di unificazione del mondo”. Per realizzare tale vocazione, ha affermato Morán, deve tornare alle proprie radici cristiane, ad un cristianesimo la cui grande profezia è “la fraternità universale” che spinge a dei “processi, che sebbene hanno una chiara radice e identità, sono inclusivi, dialogici, e quindi si mostrano aperti ad essere condivisi da persone le più diverse per status, religione o ideologia”. Gli auguri della presidente e del copresidente dei Focolari a Matera hanno disegnato un grande orizzonte: “Essere capitale di una cultura dell’unità”, “una città nuova” che possa essere in grado di “ricomporre in unità il disegno della nostra Europa e della famiglia umana”.
Joachim Schwind
Qui trovate gli interventi di Maria Voce e Jesús Morán (altro…)
19 Giu 2019 | Testimonianze di Vita
Fare nostro lo stile di vita di Gesù significa accostarsi con spirito di accoglienza e condivisione alle persone che incontriamo nel nostro ambiente di famiglia, di lavoro, di studio e di svago, avendo però in cuore un progetto più grande, la fraternità universale. L’edicola della felicità Dopo la morte di mia sorella ho rilevato l’edicola che lei gestiva. Non era il mio sogno fare l’edicolante, ma ho cominciato a viverla come un’occasione per amare: spesso vengono persone che hanno bisogno di scambiare due parole anche sui fatti del giorno. La mia edicola è diventata un luogo di condivisione e di umanità. Ho creato un piccolo spazio con tavolo e sedie, e con il bel tempo c’è chi si sofferma non solo per leggere, ma anche per parlare. Qualcuno mi ha proposto di sostituire la scritta “Giornali” con “L’edicola della felicità”. (M.R. – Italia) La nonna-bambina Mia madre, a causa della malattia, è tornata come una bambina, non sa parlare e sembra che non comprenda. Fino a qualche tempo fa eravamo in una situazione di esasperazione da cui non sapevamo come uscire. Amici e parenti ci consigliavano il ricovero in qualche bellissimo pensionato. Dopo averne parlato con i nostri due figli per cercare una soluzione, abbiamo pensato di dividerci gli orari per assisterla in casa. Mio marito ed io temevamo però di coinvolgerli in una situazione troppo pesante, invece i ragazzi, giorno dopo giorno, diventavano sempre più materni verso la nonna, la vedevano come una persona da rispettare, con qualcosa di sacro in sé che solo l’amore poteva penetrare. Con mamma il rapporto è diventato come a onde di amore, che vanno e vengono. (Y.O. – Giappone) Dare Una notte mio fratello si è sentito male, al punto da doverlo ricoverare. Siccome siamo poveri, sono corsa a chiedere un prestito ai nostri vicini. Poi, io e mia madre con in braccio mio fratello ci siamo incamminate verso l’ospedale. Dopo pochi metri, ecco un povero chiedere l’elemosina. Stavo per dargli qualcosa, quando mia madre mi ha bloccato: «Non possiamo, ne abbiamo bisogno noi!». Le ho risposto: «Mamma, se diamo Dio ci aiuterà». E così abbiamo fatto. All’ingresso dell’ospedale abbiamo incontrato un medico che ci conosceva: grazie lui, abbiamo avuto gratis analisi, ricovero e medicine. Mia madre non riusciva a capacitarsene. (M. – Egitto) L’esempio Patty, la nostra figlia più giovane, era andata con un’amica in California per perfezionare l’inglese. Poco prima della conclusione del suo soggiorno all’estero, una sua telefonata giunse come una doccia fredda: era in attesa di un bambino. Il padre del bambino le voleva bene, ma lei non era sicura di volerlo sposare. Restai senza parole, e quando domandò se poteva tornare a casa acconsentii, pur pensando all’umiliazione che ci attendeva nel piccolo paesino dove abitiamo, e dove la nostra è considerata una famiglia esemplare. Il tempo che rimaneva al suo ritorno servì per maturare e disporci ad accoglierla con cuore aperto, senza giudizi, come lei aveva bisogno. La bambina è nata come un raggio di sole per tutti. Quando in seguito anche un’altra famiglia del paese si è trovata nella stessa situazione, quei genitori ci hanno confidato: «L’esempio che ci avete dato con vostra figlia incoraggia anche noi a fare lo stesso». (M.J.S. – Svizzera) Una giornata iniziata male Ero uscita di casa nervosa e andando a scuola pensavo che la giornata sarebbe stata un disastro. Mi è venuta in mente una compagna antipatica, lei di sicuro avrebbe peggiorato la situazione. In classe però mi sono impegnata ad essere gentile con lei, suscitando una sua risposta cordiale e accogliente. La giornata ha preso un altro colore. È proprio vero che talvolta basta un piccolo sforzo per uscire da sé stessi, e tutto riprende armonia. (M.S. – Ungheria)
A cura di Chiara Favotti
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17 Giu 2019 | Spiritualità
Il numero della rivista Nuova Umanità di maggio-giugno 2019 è interamente dedicato all’esperienza mistica fatta da Chiara Lubich nell’estate del 1949 e conosciuta come “Paradiso 49”. Abbiamo chiesto a Padre Fabio Ciardi, responsabile del centro interdisciplinare di studi “Scuola Abbà” e membro del comitato direttivo per la pubblicazione delle opere di Chiara Lubich, di spiegarcene le motivazioni.
Padre Fabio, in questo numero della rivista, accanto ad un testo inedito di Chiara Lubich che nel 1969 racconta il periodo di contemplazione spirituale vissuto venti anni prima, si dà voce a protagonisti e testimoni. Perché questa scelta? Siamo ormai a 70 anni da quell’evento accaduto nell’estate del 1949. Meritava di essere ricordato dalla nostra rivista. Abbiamo dato la parola a Igino Giordani, Pasquale Foresi, Klaus Hemmerle, Marisa Cerini, Giuseppe Maria Zanghí, Jesús Castellano, perché sono state le persone più vicine a Chiara nel leggere e studiare i suoi scritti di quel periodo. Hanno fatto parte di quel cenacolo di studiosi, la” Scuola Abbà”, che Chiara ha voluto attorno a sé proprio per aiutarla a fare emergere la dottrina insita nell’esperienza del 1949. Nei loro scritti, per lo più inediti, che abbiamo pubblicato sulla rivista, appare con limpidezza il loro apporto di studiosi. Nello stesso tempo viene in luce la loro personale esperienza a contatto con Chiara e il suo vissuto: ne sono stati profondamente trasformati. In questo senso essi sono davvero testimoni e insieme protagonisti del Paradiso ’49. Li abbiamo scelti anche perché hanno compiuto il loro “santo viaggio” terreno e crediamo che siano in quel Paradiso al cui studio si sono tanto dedicati. Sul periodo chiamato Paradiso ’49 per tanto tempo c’è stata molta riservatezza, solo recentemente si è iniziato a pubblicare dei testi legati a quel periodo, perché? Perché Chiara aveva diritto a una sua intimità. È stata un’esperienza di Dio molto profonda e personale, anche se fin dall’inizio condivisa con quanti vivevano con lei. Di quanti mistici gli scritti sono stati resi pubblici prima della loro morte? Per conoscere il diario di sant’Ignazio di Loyola si sono dovuti aspettare 500 anni. Vi era inoltre il pericolo che il Paradiso ’49 fosse male interpretato. Al pari di ogni testo mistico ha bisogno di essere introdotto e più ancora di condividerne il vissuto, ricreando le medesime condizioni che ne hanno reso possibile l’evento, altrimenti rimane soltanto vana erudizione. In quegli anni vi era poi una certa diffidenza verso un Movimento così nuovo, capace di coinvolgere uomini, donne, ecclesiastici, religiosi e religiose… Tanto più che era guidato da una donna. Quel periodo di visioni e comprensioni, è stato molto importante per Chiara Lubich e per gli sviluppi del Movimento dei Focolari allora nascente. Può dirci qualcosa di più al riguardo? E quale significato hanno oggi questi testi? Il fatto che quegli scritti non siano stati pubblicati integralmente non ha impedito che l’esperienza in essi espressa, fosse condivisa e partecipata. Chiara Lubich si è sempre ispirata ad essi nel suo insegnamento, a volte citandoli in maniera esplicita, anche senza indicarne l’origine. Tutto il Movimento dei Focolari è stato costantemente alimentato dalla luce scaturita da quell’esperienza, anzi è stato da essa forgiato. Il Paradiso ‘49 lo abbiamo già dentro, più di quanto non immaginiamo. Quei testi segnano l’inizio dell’Opera di Maria in tutte le sue componenti, con le sue espressioni di vita e le iniziative sociali e culturali. Essi sono anche una profezia che domanda ancora di essere attuata, offrono una visione del progetto di Dio sull’umanità, indicano la via per la sua incarnazione. In un momento di smarrimento e di incertezza come quello che stiamo vivendo, il Paradiso’49 può aiutare a riscoprire il senso profondo della nostra vita, della vita della Chiesa, della società, del cosmo intero, e orientare verso la pienezza del suo compimento.
a cura di Anna Lisa Innocenti
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14 Giu 2019 | Focolari nel Mondo
Un centro, promosso da un gruppo di volontarie del Movimento dei Focolari, a Douala accoglie ragazze vittime di sfruttamento, violenze e abusi e offre percorsi di formazione integrale e professionale. “Ci siamo guardate intorno e, con un senso di dolore e impotenza per le drammatiche situazioni nelle quali vivono le adolescenti di alcune zone della città, ci siamo chieste che cosa potevamo fare”. Con queste parole Albine Essene, di Douala (Camerun) spiega la scintilla ispiratrice che ha portato lei ed un gruppo di volontarie dei Focolari, ad impegnarsi a favore delle ragazze vittime di sfruttamento, violenze e abusi fino a dare vita, nel 1998, al centro sociale HUPJEFI (Halte Utile Pour Jeunes Filles) a Douala (Camerun). “Tante sono le adolescenti – continua – che ogni sera per le strade, soprattutto di fronte ad alberghi e ristoranti, sono costrette a prostituirsi per ottenere il denaro che garantisca loro la sopravvivenza. Molte di loro sono minorenni, quindi si tratta di veri e propri abusi”. Come avete iniziato ? “Una sera, una di noi insieme al marito, si è fermata a conoscere una di queste ragazze e l’ha accolta a casa. Poi ha contattato i genitori per farla rientrare in famiglia. Questo episodio ci ha messo in cuore molte domande: come potevamo continuare a seguirla ? Come aiutare anche altre ragazze? Occorreva un centro che le accogliesse ed offrisse una formazione integrale. Abbiamo fatto tra noi una comunione di beni: c’è chi ha messo a disposizione la casa, chi si è offerto di prendersi cura delle ragazze, chi ha dato il proprio tempo per raccogliere informazioni dalle assistenti sociali, altri hanno offerto denaro. La prima sede era nel centro della città, dove la prostituzione è molto diffusa.
Abbiamo iniziato con due ragazze, ma poco dopo il centro era pieno. Poi abbiamo creato altri tre centri per ragazze dai 14 ai 22 anni. Il nostro lavoro consiste nell’ascoltarle, nel prenderci cura del loro sviluppo intellettuale e sociale, organizzando anche sessioni di formazione all’affettività e alla sessualità attraverso il programma EVA (educazione alla vita e all’amore). Abbiamo creato poi un centro di formazione professionale con corsi di scrittura, diritto commerciale, taglio, cucito…, tutte attività finalizzate a favorire il loro inserimento sociale. Siamo l’unico centro del Paese a prenderci cura di loro con una formazione integrale”. In questi anni avete incontrato tante ragazze, oltre 300. Ci sono delle storie che ricordi in particolare ? “Ne ho tante nel cuore. Ricordo una ragazza che ci ha confidato di avere problemi di rapporto con la madre. Per questo aveva deciso di sposare un ragazzo che stava frequentando. Le abbiamo chiesto se lo amasse spiegando che il matrimonio è una decisione importante, non una fuga dai problemi. Ci ha ascoltato senza dire nulla. Il giorno dopo, in una lettera, ci ha spiegato di non amare il ragazzo. Una settimana dopo è tornata a ringraziarci: aveva trovato il coraggio di lasciare il fidanzato e aveva chiesto perdono alla madre, tra loro era tornata la pace. ‘Ora mi sento libera’ ci ha detto. Un’altra invece, iniziando ad arrivare sempre in ritardo, ci ha spiegato che, ogni giorno, prima di venire al centro, frequentava un ragazzo che la sua famiglia non conosceva. Lui le aveva fatto molte promesse. L’abbiamo messa in guardia sul fatto che alcuni uomini approfittano della debolezza economica delle ragazze per abusare di loro. E abbiamo cercato di capire se aveva valutato le conseguenze di questo tipo di incontri (traumi, malattie a trasmissione sessuale, gravidanze indesiderate..). Se il ragazzo aveva buone intenzioni, doveva presentarsi ai suoi genitori. Ci ha ascoltato. Poco dopo ha chiuso ogni rapporto con quest’uomo. Ha iniziato a frequentare un centro professionale di cucito, ma anche lì le difficoltà non sono mancate. Non avendo mezzi di trasporto andava sempre a piedi fino a quando non ha conosciuto un uomo che, dapprima, si è offerto di accompagnarla, poi ha iniziato a darle appuntamenti in bar o alberghi. Sentendosi in pericolo è tornata nel nostro centro per chiedere aiuto. Oggi è molto apprezzata da tutti gli insegnanti della scuola che frequenta e si sta preparando per gli esami conclusivi del corso”.
Anna Lisa Innocenti
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