15 Gen 2020 | Testimonianze di Vita
“Gesù ci ha dimostrato che amare significa accogliere l’altro così com’è, a quel modo con cui egli ha accolto ciascuno di noi. Accogliere l’altro, con i suoi gusti, le sue idee, i suoi difetti, la sua diversità. (…) Fargli spazio dentro di noi, sgombrando dal nostro cuore ogni prevenzione, giudizio e istinto di rifiuto”. (Chiara Lubich) Il “Villaggio della miseria” Gli abitanti di questa baraccopoli, che si estende sulle rive pantanose di un fiume, si arrangiano con lavoretti e, dovendo rimanere fuori casa tutto il giorno, sono costretti a lasciare i loro bambini da soli. Qualche tempo fa, il fiume in piena per una pioggia torrenziale ha portato via da una baracca un bimbo di pochi mesi. Noi abitiamo in un vicino quartiere residenziale. Sconvolti dall’accaduto, tentiamo di affrontare questa terribile piaga coinvolgendo parenti e amici. Presi in affitto dei locali, iniziamo un asilo-nido dove i genitori possono lasciare i loro bimbi al sicuro durante il giorno. Nei locali attigui diamo avvio a una scuola materna per togliere dalla strada i più grandicelli. L’iniziativa sta portando frutti: rapporti nuovi tra il personale che lavora e le famiglie e condivisione di beni, di tempo e di prestazioni. Pian piano si sta facendo realtà anche un altro sogno: togliere il maggior numero di famiglie dal “Villaggio della miseria”. Con un sistema di autogestione abbiamo costruito e inaugurato quest’anno le prime nove case. (S.J.B. – Argentina) Convinzioni politiche Era inevitabile, in ufficio, parlare di politica. Inevitabile sperimentare la distanza che esisteva fra i rispettivi punti di vista. Stanca di questa tensione che aumentava giorno dopo giorno, soprattutto quando qualcuno proclamava “verità” non condivisibili, sono giunta alla conclusione che più che cambiare ufficio, dovevo cambiare io. Così mi sono impegnata a capire meglio cosa spingesse l’uno o l’altro dei miei colleghi a difendere una certa posizione. Questo mio modo di comportarmi ha provocato una certa curiosità, soprattutto in quanti mi avevano sempre attaccata come cattolica- conservatrice-bigotta. Certamente è stata la preghiera ad aiutarmi, ma anche la mia comunità parrocchiale che mi incoraggiava ad avere più carità. Un giorno il mio “nemico” più acerrimo mi ha detto: “Non so più dove attaccarti …e vedo che sei felice. La tua libertà mi disorienta”. Senza troppe spiegazioni si è stabilita un’amicizia costruttiva che ora aiuta anche gli altri ad avere un atteggiamento più comprensivo tra noi, pur restando nelle proprie convinzioni. (F.H. – Ungheria) Con occhi di madre Nostro figlio aveva sposato L. sull’onda della contestazione, scambiando per amore la comune fede politica. Io l’amavo come una figlia e ne apprezzavo le doti di sensibilità e attenzione verso gli ultimi della società. Quando, dopo appena un anno di matrimonio, entrambi sono venuti a comunicarci la difficoltà di continuare una vita insieme, ero quasi preparata a questo annuncio. A perderci è stato soprattutto il nostro ragazzo, che aveva impegnato tutto sé stesso nella costruzione di un rapporto coniugale vero. Quanto a L., più che giudicarla, ho cercato di tenere presente quanto di bello e di positivo avevo colto in lei prima e di considerare la situazione con occhi di madre. l suoi genitori, constatando che dalla nostra bocca non era uscita mai, né con loro né con altri, una parola di giudizio nei confronti della figlia, hanno espresso la loro stima per quest’atteggiamento e hanno continuato a mantenere con noi un rapporto fraterno. Da allora sono passati molti anni. L. ci considera ormai un punto fermo della sua vita. (F.B. – Francia) Ladri in casa Avevo aperto loro la porta perché mi erano sembrati dei bravi ragazzi. Invece mi hanno chiesto subito dove avessi i soldi e cominciato ad aprire cassetti, armadi. Uno di loro mi teneva ferma per le braccia dietro la schiena. Per la paura, non avevo neanche la forza di gridare … Quando sono andati via, mi sono trovata a terra, un po’ stordita. Forse avevano avuto pietà della mia età. Poi sono uscita sul balcone e ho gridato aiuto, ma i ladri erano già fuggiti. Dei vicini sono accorsi, ma non potevano fare altro che aiutarmi a mettere un po’ di ordine in giro mentre mi rendevo conto di ciò che era sparito. Cosa fare? Quel giorno la tragedia della solitudine e della vecchiaia mi è apparsa in tutta la sua crudeltà. La notte non sono riuscita a prendere sonno: davanti ai miei occhi si ripresentava la stessa scena. Eppure sembravano bravi ragazzi, potevano essere miei nipoti. Perché agivano così? Un po’ di pace l’ho trovata quando mi sono messa a pregare per loro e per le loro mamme. Ho ringraziato Dio di essere ancora viva. (Z.G. – ltalia) Non negare la vita Da molti anni non rivedevo la mia vicina di casa, e precisamente da quando avevamo traslocato. Ora ritrovavo una donna più vecchia della sua reale età, come un’altra persona. Sembrava che lei aspettasse l’occasione per aprire il suo cuore, perché senza indugio cominciò a espormi le sue pene: “Tutto era iniziato il giorno in cui, decidendomi per l’aborto, avevo sperato di risolvere i problemi tra me e mio marito … Invece lui, dopo aver accollato su di me la colpa del figlio che non gli avevo dato, se ne andò con un’altra, lasciandomi in un mare di guai con due figlie adolescenti. Più tardi una di loro mi confessò di essere incinta; il suo ragazzo l’aveva messa alle strette: o abortiva o l’avrebbe lasciata. Le confidai quello che avevo sempre taciuto e le raccomandai di non negare la vita, come avevo fatto io. Fu lei a consolarmi, vedendomi piangere. Soggiunse poi che, vedendo il mio dolore, aveva deciso di tenersi il bambino. Così fece. Il suo ragazzo non la lasciò. Ora vivono felici con quel figlioletto che è anche la mia consolazione”. (S.d.G. – Malta)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.1, gennaio-febbraio 2020)
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11 Gen 2020 | Collegamento
Come si svolge, nella sua quotidianità, la vita di un focolare? Siamo andati a Stoccolma, in Svezia, dove abbiamo accompagnato le focolarine a casa, al lavoro e nelle diverse attività con la comunità dei Focolari. https://vimeo.com/377593020 (altro…)
10 Gen 2020 | Sociale
Il Movimento Politico per l’Unità e New Humanity promuovono l’istituzione di un comitato trilaterale ad alto livello fra rappresentanti speciali degli Stati Uniti, dell’Unione europea e dell’Iran con il mandato di ristabilire il dialogo tra USA e Iran. L’appello è stato inviato a Josep Borrell, (Alto rappresentante EU), a Seyed Mohammad Ali Hosseini (Ambasciatore dell’Iran a Roma) e a Lewis M. Eisenberg (Ambasciatore USA a Roma). Di seguito il testo: Il Movimento politico per l’unità esprime la sua grave preoccupazione per l’intensificarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti. La politica internazionale, con le proprie istituzioni, ma anche con le proprie organizzazioni non governative, ha una responsabilità speciale nel mettere la sua azione al servizio della pace e dei diritti dei popoli. Solo il dialogo internazionale e la diplomazia – quella residua, quella che fa sperare contro ogni speranza – possono ancora assumere iniziative nella logica della pace. Questa è una delle nostre maggiori sfide del ventunesimo secolo. La strada per la soluzione ci deve essere e ci viene indicata dai valori dell’uomo e dalla docilità dei cuori. “Il volto dell’uomo non lo vediamo più: l’uomo che soffre, che è limitato, tormentato e alla fine macellato sui campi di battaglia”, declamava l’On. Igino Giordani, in un accorato discorso nel Parlamento Italiano. Siamo chiamati a vedere, a riscoprire il volto dell’uomo per dire no alla guerra, ad ogni atto di guerra. Per arrivare alla pace occorre però soprattutto diplomazia e negoziazione, senza stancarsi, perché guerra e terrorismo sono la grande sconfitta dell’intera umanità. Questo è il motivo per cui proponiamo e sollecitiamo l’istituzione di un comitato trilaterale ad alto livello fra rappresentanti speciali degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dell’Iran, con il mandato di ristabilire un dialogo significativo e, in definitiva, raggiungere una soluzione pacifica al conflitto. Mario Bruno Marco Desalvo President – Mppu Movement President – New Humanity NGO contact: Mario Bruno +39 334 998 0260 Appello in pdf (altro…)
6 Gen 2020 | Collegamento
A distanza di 76 anni da quel 7 dicembre 1943, Paolo Balduzzi ci porta a Trento per visitare alcuni dei luoghi dei primi tempi di Chiara e della comunità dei Focolari. Oggi la città da cui tutto è iniziato porta nel suo tessuto civile e sociale segni e pratiche di una mentalità di fraternità che da lì ha raggiunto i confini del mondo. https://vimeo.com/377594227 (altro…)
3 Gen 2020 | Vite vissute
Il 30 agosto 2019, in una delle ultime soleggiate estive ci ha lasciati Albert Dreston, professore, teologo, focolarino e protagonista, per generazioni, anche del calcio di Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari in Italia dove ha vissuto 52 anni. La sua storia fin dai primi anni di vita è tutt’altro che semplice. Nasce in Renania nel 1939, all’età di sei anni perde il padre durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante il dolore, tra le lacrime, fa la prima grande scoperta di Dio: “All’improvviso – racconta – una forza e una voce dentro di me, come se Dio mi dicesse: ‘Non sei orfano, sono io tuo padre’. Da quel momento non mi è mai più mancato mio padre, non mi sono mai più sentito solo”. In età giovanile devono asportargli un rene e sembra non possa vivere a lungo. Come spesso accade però, il passo di chi è pronto a lasciare tutto è anche il primo verso la rivelazione di un grande “tesoro”. Così nel 1957 a Münster, in un incontro con alcuni focolarini viene colpito da “Gesù in mezzo frutto dell’amore reciproco.” La sua vita imbocca qui la strada dell’Ideale che lo aiuterà a vivere le tribolazioni e gli affanni fisici con una nuova consapevolezza. L’anno successivo don Foresi e Chiara gli accordano di entrare in focolare e alcuni anni più tardi è lo stesso don Foresi a comunicargli che, una volta terminati gli studi di Antico Testamento, sarebbe andato a insegnare a Loppiano, prima Mariapoli permanente. È il 1967, Albert ha 28 anni, le condizioni fisiche migliorano, a Loppiano lo sport viene vissuto come elemento imprescindibile per la relazione con gli altri, l’accoglienza e la conoscenza reciproca. In questa cornice comincia per lui un periodo nuovo: giovane formatore in mezzo a giovani di tutto il mondo. Negli anni di servizio nella cittadella non ha mai smesso di essere un punto di riferimento. Insegnava in aula e nel campo sportivo, con la dedizione dell’appassionato di calcio, l’intelligenza del maestro e l’affetto del focolarino. Non si può certo dire che sia stato un fuoriclasse dalla giocata raffinata e neppure un grande goleador. Era qualcosa di più. Negli ultimi anni, oltrepassate le 75 primavere, poteva capitare che non si sentisse di giocare, eppure lo trovavi lì, 30 minuti prima dell’orario stabilito, ad accogliere i giocatori e sistemare quello stesso campo che tra pochi mesi verrà intitolato a suo nome. Era qualcosa di più sì, difensore dal grande tempismo, in un’unica partita era capace di fare il custode del campo, l’allenatore, l’arbitro, il guardalinee, il libero e soprattutto il direttore sportivo… perché prima di tutto c’era da fare le squadre e lui un paio di difensori bravi (che fossero africani, brasiliani o asiatici) riusciva a prenderseli sempre. Per tutto questo Albert Dreston “era” il calcio a Loppiano, un vero capitano, perché compagno di squadra di tutti, anche quando avversario. Un’autentica …”leggenda”. Pronunciare il suo nome oggi è aprire il grande libro del Movimento dei Focolari, ricco di persone care, vite preziose. È soffermarsi sul capitolo di un uomo che nelle forme più diverse ha saputo donare il suo tempo per aiutare gli altri. Negli ultimi anni qualcuno si domandava se potesse giocare ancora a calcio, se non fosse arrivato il momento di fare una partita d’addio, appendere le scarpette al chiodo e chiudere in bellezza questa storia. Qualcuno aveva il coraggio di sussurrarglielo con rispetto. Ingenui tutti noi che ci abbiamo provato. Albert, con testarda e teutonica coerenza rispondeva: “Io passerò direttamente dal campo sportivo al campo santo.” E così, in un certo senso, è stato. Ci ha salutati di venerdì. Come al solito, tempismo perfetto: per le ultime convocazioni alla vigilia del match, per fare le squadre e continuare a rinviare dal fondo… tra i campi Elisi. Buon paradiso calcistico capitano… e grazie!
Andrea Cardinali
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