10 Mag 2018 | Chiesa, Spiritualità

Foto © D. Salmaso – CSC Audiovisivi
“Voglio alzare lo sguardo verso l’orizzonte e invitarvi ad alzarlo insieme con me, per guardare con fedeltà fiduciosa e con creativa generosità al futuro che comincia già oggi”. Nella sua prima visita a Loppiano, primo Pontefice ad incontrare la cittadella del Movimento dei Focolari nei pressi di Firenze, Papa Francesco lancia una sfida alla comunità presente, per la Chiesa universale e per l’umanità intera: “costruire una cultura condivisa dell’incontro e una civiltà globale dell’alleanza”. Una cultura che sia una risposta alle lacerazioni di questo tempo, segnato da una povertà crescente e dal dramma delle migrazioni forzate. “Nel cambiamento di epoca che stiamo vivendo” – osserva infatti il Papa – occorre “impegnarsi per “tracciare nuove strade da percorrere insieme”, e servono “uomini e donne, giovani, famiglie, persone di tutte le vocazioni e professioni” che siano all’altezza di questo compito. Dal sagrato del Santuario dedicato a Maria Theotokos, Madre di Dio, ai settemila presenti, figli spirituali di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, il Santo Padre propone la sfida della “fedeltà creativa: essere fedeli all’ispirazione originaria e insieme essere aperti al soffio dello Spirito Santo e intraprendere con coraggio le vie nuove che lui suggerisce”. Per far questo – osserva Francesco – serve “umiltà, apertura, sinergia, capacità di rischio”, e poi praticare il “discernimento comunitario”, cioè “occorre l’ascolto di Dio fino a sentire con Lui il grido del Popolo, e occorre l’ascolto del Popolo fino a respirarvi la volontà a cui Dio lo chiama”. 
Foto © R. Bassolino – CSC Audiovisivi
Un compito impegnativo a cui si chiede fedeltà anche quando l’entusiasmo delle origini lascia il passo – per i movimenti – alla ricerca di nuove vie per attualizzare il carisma. Rispondendo alle domande dei Focolari, il Papa cita allora San Paolo e invita a puntare su due parole chiave: parresia e hyponomè. La prima esprime “il coraggio e la sincerità nel dare testimonianza della verità e insieme la fiducia in Dio e nella sua misericordia”, l’antidoto contro “ogni falso timore, ogni tentazione di nascondersi nel quieto vivere, nel perbenismo”. La seconda traduce la perseveranza nelle “situazioni impegnative che la vita ci presenta”, e trova fondamento nella consapevolezza dell’amore di Dio che “ci rende capaci di vivere con tenacia, serenità, positività, fantasia…e anche un po’ di umorismo”. Il Pontefice invita quindi a richiamare la memoria dei primi giorni, quando Chiara immaginò Loppiano come “un bozzetto di città nuova nello spirito del Vangelo”, espressione di un popolo unito nella diversità e con il cuore nell’Eucarestia, sorgente di vita nuova. Un popolo che il Papa esorta ad uscire “per gettare il lievito del Vangelo nella pasta della società” soprattutto dove c’è povertà, sofferenza e ricerca. “Il carisma dell’unità – dice – è uno stimolo provvidenziale e un aiuto potente a vivere questa mistica evangelica del Noi”. 
Foto © R. Orefice – CSC Audiovisivi
Ma il rinnovamento della cultura non può non richiedere una formazione nuova. A Loppiano, che nasce anche come città-scuola con centri di studio come l’Institutio Universitario Sophia, il Papa esorta ad inaugurare un “patto formativo” fondato sul dialogo e la prossimità, per “esercitare insieme i tre linguaggi: della testa, del cuore e delle mani”. In questa prospettiva – aggiunge – “è importante che a Loppiano vi sia un centro universitario destinato a chi cerca la Sapienza e si pone come obiettivo la costruzione di una cultura dell’unità”: un’esperienza accademica “di frontiera”. Ma è Maria soprattutto – conclude Francesco – “la scuola da seguire (…) per imparare a conoscere Gesù, a vivere di Gesù e con Gesù”: “e non dimenticate che Maria, la prima discepola di Gesù, era una laica. Lei è la donna della fedeltà, del coraggio, della parresia, della pazienza”. Nella città di Loppiano l’invito del Papa fa eco all’intuizione di Chiara Lubich, “prima pietra” dell’Opera di Maria, e risuona a consolidare un percorso: “Il nostro desiderio – sono le parole di Maria Voce, presidente dei Focolari – è che chi visita questa città vi trovi una casa, una famiglia, una madre: Maria! È lei che forma e informa ogni espressione della vita sociale del Movimento dei Focolari (…) È lei che nel Magnificat ci indica un programma di vita e di azione e ci spinge a spalancare le porte del cuore verso tutti quelli che soffrono, che cercano la felicità”. Claudia Di Lorenzi Il discorso del Papa intero
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10 Mag 2018 | Chiesa, Spiritualità

Foto © D. Salmaso – CSC Audiovisivi
Nelle strade ancora avvolte dalla nebbia mattutina, fin dalle prime ore del giorno, “il popolo di Loppiano” sale verso la cittadella, a 20 km da Firenze. Le fogge dei vestiti e i copricapo di diversi colori rivelano provenienze anche molto lontane. Ma nessuno può dirsi “lontano” da questo bozzetto di mondo che sta per accogliere e fare proprie le parole del Papa. Roger, 26 anni, viene della Costa d’Avorio. Vive nella cittadella internazionale da poco più di un anno. «Da quando abbiamo avuto l’annuncio della visita del Papa, come cittadini di Loppiano ci siamo chiesti come accoglierlo, per fargli trovare il popolo del Vangelo. Ci siamo divisi in piccoli gruppi per mettere in comune le esperienze quotidiane di Vangelo vissuto. Questo è il regalo che vogliamo fargli. È stato bello accoglierlo, ma ancora più bello sarà, dopo, vivere quello che lui ci dirà». E Franco Galli, corresponsabile della cittadella insieme a Donatella Donato Di Paola: «Questo tempo è stato l’occasione per assistere all’azione di Dio. 
Foto © R. Orefice – CSC Audiovisivi
Adesso siamo in attesa di sentire le cose che lui ha in cuore di dirci. Ci sono grandi trasformazioni in atto nel mondo. Il Papa ci farà vedere la realtà con i suoi occhi». Circondato dal gruppo di monaci buddisti che come lui sono arrivati dalla Thailandia, nella tipica tonaca arancione, c’è anche Prahama Thongratana Tavorn, qui conosciuto come Luce Ardente. Un ‘monaco itinerante’, che attraversa il suo Paese, visitando scuole, carceri, portando ovunque un messaggio di pace. In Italia, e particolarmente a Loppiano, Luce Ardente è di casa. Avvicinandolo non si può non restare affascinati dalla gioia che traspare dalle sue parole, in una lingua dolce e molto musicale. Grazie all’aiuto dell’interprete ci spiega: «Nel buddismo noi diciamo che ci siamo già conosciuti nelle nostre vite precedenti. Per questo, quando ci vediamo, non ci conosciamo, ma ci riconosciamo, perché siamo già fratelli, c’è qualcosa che ci accomuna da sempre». Sono trascorsi solo 20 minuti dall’atterraggio di Papa Francesco nella cittadella internazionale. Ma sembrano un’eternità. Minuti densi di emozione, con il suono festoso delle campane a interpretare un senso di accoglienza che non trova più parole per esprimersi. “È tornato il sole”, canta il gen Rosso e davvero torna il sole, insperato, dopo la pioggia battente del giorno prima. Papa Francesco, dopo essere passato in mezzo alla folla festosa, entra nel santuario intitolato alla “Madre di Dio”, alla quale contemporaneamente, nel sagrato, vengono dedicate le note che la salutano come “Madre dolcissima”. 
Foto © R. Orefice – CSC Audiovisivi
Quattro anni fa, in occasione del 50° anniversario di Loppiano, Papa Francesco aveva augurato alla cittadella di “guardare avanti, sempre, e puntare in alto con fiducia, coraggio e fantasia”. È ricordando queste parole che Maria Voce prende la parola. «Abbiamo cercato di farci guidare da dalle sue parole. Grazie, Santità, a nome di tutto il Movimento dei Focolari, che vede in questa sua visita uno sguardo d’amore di Dio”. Dopo una presentazione del profilo variegato della cittadella, vengono rivolte alcune domande e, nel rispondere, Papa Francesco esordisce dicendo, tra l’altro: «A Loppiano tutti si sentono a casa. Ho voluto venire a visitarla perché vuole essere un’illustrazione della missione della Chiesa oggi». Il Papa invita alla perseveranza, con tenacia, serenità, positività, e anche umorismo, “l’atteggiamento umano che più si avvicina alla grazia di Dio”. «Il carisma dell’unità è un aiuto a vivere la mistica evangelica del noi, cioè a camminare insieme nella storia degli uomini. L’opposto dell’individualismo è il “noi”. A Loppiano – continua il Papa – si vive l’esperienza di camminare insieme». Ma, avverte, «la storia di Loppiano non è che agli inizi, un piccolo seme gettato nei solchi della storia. Urgenze drammatiche chiedono il massimo. Occorre impegnarsi non solo per l’incontro tra le persone, le culture e i popoli, ma per vincere tutti insieme la sfida epocale di costruire un cultura condivisa dell’incontro e una civiltà globale dell’alleanza». “Cambia la realtà, la paura non mi ferma, io riparto da qui”. Sulle note dei complessi di Loppiano è partito, e travalicherà i suoi piccoli confini, l’appello a costruire una cultura del “noi”. Chiara Favotti Discorso completo del Santo Padre
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26 Apr 2018 | Parola di Vita
L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato (1) e mostrato (2) con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. La libertà cristiana, oltre ad essere un dono, è anche un impegno. L’impegno prima di tutto ad accogliere lo Spirito nel nostro cuore, facendogli spazio e riconoscendo la sua voce in noi. Scriveva Chiara Lubich: […] “Dobbiamo anzitutto renderci sempre più coscienti della presenza dello Spirito Santo in noi: portiamo nel nostro intimo un tesoro immenso; ma non ce ne rendiamo abbastanza conto. […] Poi, affinché la sua voce sia da noi sentita e seguita, dobbiamo dire di no […] alle tentazioni, tagliando corto con le relative suggestioni; sì ai compiti che Dio ci ha affidato; sì all’amore verso tutti i prossimi; sì alle prove e alle difficoltà che incontriamo… Se così faremo lo Spirito Santo ci guiderà dando alla nostra vita cristiana quel sapore, quel vigore, quel mordente, quella luminosità, che non può non avere se è autentica. Allora anche chi è vicino a noi s’accorgerà che non siamo solo figli della nostra famiglia umana, ma figli di Dio”. (3) Lo Spirito, infatti, ci richiama a spostare noi stessi dal centro delle nostre preoccupazioni per accogliere, ascoltare, condividere i beni materiali e spirituali, perdonare o prenderci cura delle più varie persone nelle diverse situazioni che viviamo quotidianamente. E questo atteggiamento ci permette di sperimentare il tipico frutto dello Spirito: la crescita della nostra stessa umanità verso la vera libertà. Infatti fa emergere e fiorire in noi capacità e risorse che, vivendo ripiegati su noi stessi, rimarrebbero per sempre sepolte e sconosciute. Ogni nostra azione è dunque un’occasione da non perdere per dire no alla schiavitù dell’egoismo e sì alla libertà dell’amore. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Chi accoglie nel cuore l’azione dello Spirito, contribuisce anche alla costruzione di relazioni umane positive, attraverso tutte le sue attività quotidiane, familiari e sociali. Imprenditore, marito e padre, Carlo Colombino ha un’azienda nel nord Italia.(4) Su sessanta dipendenti, circa un quarto non sono italiani ed alcuni di loro hanno esperienze drammatiche alle spalle. Al giornalista che lo ha intervistato, ha raccontato: “Anche il posto di lavoro può e deve favorire l’integrazione. Mi occupo di attività estrattiva, di riciclo dei materiali edili, ho delle responsabilità verso l’ambiente, il territorio in cui vivo. Qualche anno fa, la crisi ha colpito duramente: salvare l’impresa o le persone? Abbiamo messo in mobilità alcune persone, abbiamo parlato con loro, cercato le soluzioni meno dolorose, ma è stato drammatico, da non dormire di notte. Questo lavoro posso farlo bene o meno bene; provo a farlo al meglio. Credo nel contagio positivo delle idee. L’impresa che pensa solo al fatturato, ai numeri, ha un futuro con il fiato corto: al centro di ogni attività c’è l’uomo. Sono credente e convinto che la sintesi tra impresa e solidarietà non sia un’utopia” (5). Mettiamo dunque in moto con coraggio la nostra personale chiamata alla libertà, nell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo. Permetteremo così allo Spirito di raggiungere e rinnovare anche la vita di tante altre persone intorno a noi, spingendo la storia verso orizzonti di “gioia, pace, magnanimità, benevolenza …”.
Letizia Magri
1 Mt 5,43-48; Lc 6,36
2 Mc 10,45
3 Cfr. C. Lubich, Possediamo un Tesoro, Città Nuova, 44, [2000], 10, p. 7.
4 L’azienda fa parte di Aipec, associazione italiana di imprenditori che aderiscono all’Economia di Comunione, un modello economico fondato sui valori della condivisione e della reciprocità. Vedi anche http://www.edc-online.org
5 Cfr. C. Colombino, Nella mia azienda economia ed etica vanno a braccetto, in Credere, periodici san Paolo, 26 novembre 2017, n° 48, pp.24-28
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27 Mar 2018 | Parola di Vita
Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui. Commentando proprio questa frase del Vangelo, Chiara Lubich ha scritto: “Gesù qui risponde all’aspirazione più profonda dell’uomo. L’uomo è stato creato per la vita; la cerca con tutte le sue forze. Ma il suo grande errore è di cercarla nelle creature, nelle cose create, le quali, essendo limitate e passeggere, non possono dare una vera risposta all’aspirazione dell’uomo. … Gesù solo può saziare la fame dell’uomo. Soltanto Lui può darci la vita che non muore, perché Lui è la Vita”1. “In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna”. La fede cristiana è prima di tutto il frutto di un incontro personale con Dio, con Gesù, che non desidera altro che farci partecipare alla sua stessa vita. La fede in Gesù è aderire al suo esempio di non vivere ripiegati su noi stessi, sulle nostre paure, sui nostri programmi limitati, ma piuttosto di riversare la nostra attenzione sulle necessità degli altri: necessità concrete come la povertà, la malattia, l’emarginazione, ma soprattutto il bisogno di ascolto, di condivisione, di accoglienza. In questo modo potremo comunicare agli altri, con la nostra vita, lo stesso amore ricevuto come dono di Dio. E per fortificare il nostro cammino, Egli ci ha lasciato anche il grande dono dell’Eucaristia, segno di un amore che dona se stesso per far vivere l’altro. “In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna”. Quante volte, durante la nostra giornata, diamo fiducia alle persone intorno a noi: all’insegnante che istruisce i nostri figli, al tassista che deve portarci a destinazione, al medico che deve curarci … Non si può vivere senza fiducia, ed essa si consolida con la conoscenza, l’amicizia, il rapporto approfondito nel tempo. Come vivremo allora la Parola di vita di questo mese? Continuando il suo commento, Chiara ci invita a ravvivare la nostra scelta ed adesione totale a Gesù: “ … E sappiamo ormai quale è la via per arrivarvi: … metter in pratica, con particolare impegno, quelle sue parole che ci ricordano le varie circostanze della vita. Per esempio: incontriamo un prossimo? “Ama il prossimo tuo come te stesso” (cf Mt 22,39). Abbiamo un dolore? “Chi vuol venire dietro a me… porti la sua croce” (cf Mt 16,24), ecc. Allora le parole di Gesù si illumineranno e Gesù entrerà in noi con la sua verità, la sua forza ed il suo amore. La nostra vita sarà sempre più un vivere con Lui, un fare tutto assieme a Lui. Ed anche la morte fisica, che ci attende, non potrà più spaventarci, perché con Gesù ha già avuto inizio in noi la vera vita, la vita che non muore”.2 Letizia Magri 1 C. Lubich, La vera vita, Città Nuova, 35, [1991], 14, p. 32. (altro…)
16 Mar 2018 | Focolari nel Mondo
Un ‘patto’ alla radice della reciprocità in famiglia (avv. M. Giovanna Rigatelli) – Il procedimento di separazione e divorzio: “quaestiones selectae” (dott. Giovanni D’Onofrio, magistrato) – La riforma del processo canonico di nullità matrimoniale (avv. rotale Carlo Fusco) Interventi dei partecipanti. Modera: dott.ssa Rossana Brancaccio, magistrato. Invito