1 Dic 2019 | Sociale
Che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno migratorio verso l’Europa? In che modo è possibile mettere l’uomo al centro, passando così da una visione puramente economica a quella umana delle migrazioni? Intervista a Pasquale Ferrara, ambasciatore italiano ad Algeri. Secondo l’UNHCR*, dal 1 gennaio al 21 ottobre 2019 sono sbarcati via mare sulle coste Europee di Italia, Malta, Cipro, Spagna e Grecia 75.522 migranti. A questi si aggiungono i 16.322 arrivati via terra in Grecia e Spagna per un totale di 91.844 persone, di cui 9.270 in Italia, 2.738 a Malta, 1.183 a Cipro, 25.191 in Spagna, 53.462 in Grecia. Dati che seguono un trend in calo e archiviano la fase d’emergenza, ma non bastano all’Europa per avviare un dialogo allargato e costruttivo sul tema: la prospettiva della creazione di un sistema europeo di gestione dei flussi resta assai remota, e in generale il confronto a livello istituzionale non tiene conto della prospettiva dei paesi africani. Ad Algeri abbiamo raggiunto l’Ambasciatore italiano, Pasquale Ferrara: Ambasciatore, che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno delle migrazioni verso l’Europa? Visto dall’Africa si tratta di un fenomeno storico e strutturale, soprattutto infra-africano, perché la stragrande maggioranza dei movimenti di migranti e rifugiati avviene tra paesi africani: oltre 20 milioni di persone vivono in un paese diverso da quello di origine. Altra cosa è la migrazione verso l’Europa, che teme un afflusso incontrollato. Qui il quadro entro cui leggere il fenomeno è solo parzialmente quello del differenziale di sviluppo. In Europa spesso si fa la distinzione fra rifugiati politici e migranti economici. Ma spesso i migranti economici africani sono il risultato di una pessima gestione politica degli stati, perché c’è un problema di governance, di appropriazione delle risorse da parte di oligarchie, di inclusione sociale. Quindi in qualche modo anch’essi sono qualificabili come rifugiati politici. Al di là delle migrazioni irregolari, per ciò che riguarda l’Africa del nord, bisognerebbe ripristinare nel Mediterraneo quella mobilità circolare delle popolazioni che nella storia si è sempre osservata. Significa per esempio la possibilità di venire in Europa per un periodo di studio o lavoro, per poi tornare nel paese di origine. Al momento questi spostamenti sono subordinati alla concessione del visto, che però è molto difficile ottenere per via dei molti e necessari controlli. Per molti rappresenta un dramma, per cui la tentazione di chi riceve il visto, anche se si tratta di persone di buone intenzioni, è spesso quella di non tornare nel paese di origine. Il visto va mantenuto, ma, nell’ottica di favorire la mobilità circolare, è necessario pensare ad un sistema più strutturato. C’è poi un altro fattore che dà impulso alla migrazione, ed è la differenza nella qualità dei servizi che una società offre: quelli sanitari e quelli previdenziali in genere, la cui scarsa disponibilità e qualità influisce anch’essa, assieme ad altri fattori come la violenza endemica, sul senso di sicurezza, o quelli scolastici per cui anche chi non è in una situazione di miseria assoluta tenta di approdare in Europa per dare un’educazione migliore ai figli. Quindi dovremmo investire di più nella formazione delle classi dirigenti, dei professionisti, degli educatori. Ad Algeri, pur con numeri ridotti, stiamo cercando di farlo, aumentando le borse di studio per i giovani algerini che vanno in Italia a studiare musica, arte, restauro, come investimento per il loro futuro professionale. C’è una responsabilità dell’Occidente nell’impoverimento dei Paesi africani? “Sarei molto prudente. Questa è una narrazione che fa comodo a certe oligarchie afro-africane per scaricare le proprie responsabilità anche rispetto ad una governance che è dubbia nella sua legittimazione e nei suoi risultati. Il periodo coloniale ha segnato molto l’Africa e le responsabilità passate dell’Occidente sono accertate, ma dalla decolonizzazione sono trascorsi almeno 50 anni ed è difficile imputare all’Occidente le problematiche delle società africane di oggi. La qualità della governance ha un grande peso. Piuttosto oggi in Africa c’è una presenza forte della Cina con programmi legati alle risorse naturali e minerali in quasi tutti i paesi. La Cina considera l’Africa un grande mercato, ma lo scambio è asimmetrico a favore di Pechino. Tuttavia, per compensare questo squilibrio la Cina realizza a proprie spese opere infrastrutturali, stadi, teatri, centri culturali per miliardi di dollari. Nella gestione del fenomeno l’Europa fa passi incerti. Mancano politiche comunitarie e sembra che il principio di responsabilità condivisa non scaldi i cuori in Europa.. La scelta della solidarietà non può dipendere dalla buona volontà dei singoli governi e dal variare degli orientamenti degli stessi. La questione migratoria deve diventare una competenza esclusiva dell’Unione europea in quanto tale, come avviene per le politiche commerciali per le quali gli stati dell’UE hanno dato a Bruxelles la responsabilità esclusiva di negoziare accordi con paesi extraeuropei. Oggi invece da un lato, per una questione di sovranità nazionale, gli stati vogliono mantenere il controllo sulle migrazioni e sulle frontiere, ed è comprensibile. Dall’altro accusano di inerzia l’Europa a cui però non danno le competenze necessarie per operare efficacemente. Ma passare a questa dimensione decisiva mi sembra improbabile ora, considerando la resistenza che questo tema incontra rispetto alle politiche interne. * https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean Fine 1° PARTE
A cura di Claudia Di Lorenzi
(altro…)
29 Nov 2019 | Focolari nel Mondo
La comunità locale dei Focolari e il Coordinamento Emergenze del Movimento, insieme con la Caritas e altre famiglie religiose, sono al lavoro per aiutare le persone colpite dal sisma. Nella notte tra il 25 e il 26 novembre scorsi, un forte terremoto ha colpito la costa settentrionale dell’Albania, nell’area della città di Durazzo. Ad oggi si contano almeno 47 morti, 600 feriti e migliaia di sfollati, ma sembrano essere molte le persone ancora sotto le macerie. Il sisma ha prodotto danni enormi, edifici crollati e centinaia di persone senza tetto, ed è stato avvertito in altre zone dell’Albania e della costa adriatica. La comunità locale dei Focolari è impegnata insieme alla Caritas Albania, alle Caritas diocesane, alle parrocchie e ad altre famiglie religiose nel mappare il territorio per censire case, scuole, chiese ed edifici danneggiati, e nel pianificare interventi coordinati. “Siamo insieme con la Caritas e le altre realtà e, come sempre, operiamo insieme” fanno sapere da Tirana. Una particolare attenzione è dedicata ai villaggi e alle aree lontane dai più grandi centri urbani – sconosciute ai media – che pure hanno subito danni significativi. “Creare ponti, favorire canali di comunicazione, mettere in rete esigenze e risorse – sottolineano – è una priorità condivisa”. Forme di sostegno concreto da parte del Movimento dei Focolari si attuano nel dare accoglienza alle famiglie e alle persone che non possono rientrare nelle loro case danneggiate, offrendo alloggio presso abitazioni di altre famiglie in zone non colpite dal sisma. Si offre anche la possibilità di effettuare una stima tecnica dei danni subiti. La presenza dei Focolari è tangibile poi nel prestare assistenza psicologica alle vittime del terremoto, che risentono anche dello stato di allerta continuo dovuto al perdurare delle scosse. Solidarietà è stata manifestata dai centri dei focolari in Macedonia e anche i giovani del Movimento si stanno attivando per portare aiuto. C’è la chiara consapevolezza che uno sforzo corale di coordinamento è la priorità di questi primi giorni di emergenza, mentre nei mesi futuri seguirà l’esigenza di strutturare un piano di ricostruzione. Anche Papa Francesco ha inteso esprimere la sua vicinanza spirituale e il suo paterno sostegno nei confronti delle persone e dei territori colpiti: “Sono vicino alle vittime, prego per i morti, per i feriti, per le famiglie – ha detto all’Udienza generale di mercoledì 27 novembre – Che il Signore benedica questo popolo a cui voglio tanto bene”. ________________________________________ Per chi vuole collaborare, sono stati attivati i seguenti conti correnti: Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU) IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2T presso Banca Popolare Etica Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN) IBAN: IT11G0306909606100000001060 Codice SWIFT/BIC: BCITITMM presso Banca Intesa San Paolo CAUSALE : Emergenza terremoto in Albania ——————————————————- I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti. (altro…)
28 Nov 2019 | Chiara Lubich
All’insegna del motto “Celebrare per incontrare” è stata annunciata alla stampa l’apertura del centenario di Chiara Lubich il prossimo 7 dicembre. Si parte da Trento, con l’inaugurazione della mostra internazionale “Chiara Lubich città mondo”.

© CSC Audiovisivi
“Chiara è viva. È viva nello spirito che Lei ci ha donato, nell’Opera che ha fondato e nella quantità innumerevole dei suoi seguaci, sparsi in tutti i punti della terra”. E’ con queste parole che la presidente dei Focolari, Maria Voce, ha riassunto lo spirito con cui il movimento nel mondo si prepara a vivere il 2020, anno in cui si celebreranno i 100 anni dalla nascita della sua fondatrice. Chiara Lubich è nata il 22 gennaio 1920 a Trento, città “pilota” che ospiterà molti degli eventi del centenario, tra cui quello che lo apre ufficialmente, il 7 dicembre prossimo con una mostra internazionale alle Gallerie di Piedicastello. Data dal forte valore simbolico, perché era il 7 dicembre 1943, in pieno secondo conflitto mondiale, quando Chiara si consacrò a Dio, dando di fatto inizio alla “divina avventura” della sua vita e di quella di milioni di persone nel mondo. Durante la conferenza stampa che si è tenuta il 18 novembre scorso presso la sede romana della Sala Stampa Estera, la Presidente ha spiegato che l’intento dell’anno celebrativo – che ha come motto “Celebrare per incontrare – non è quello di ricordare Chiara, ma quello di “incontrarla” nelle sue opere, nelle testimonianze di chi le è stato accanto, nella vita degli appartenenti al Movimento, e nel suo “messaggio di fraternità, unità e comunione”. Un messaggio che lei ha “vissuto in prima persona” allacciando rapporti “con le persone più varie per cultura, religione, etnia”, perché convinta “che Dio è Padre di tutti e quindi che tutti sono fratelli”. Un messaggio di fraternità universale che risulta oggi più che mai attuale “per tutte le correnti di particolarismi e divisioni, per i muri che si ergono, le frontiere che si cerca di costruire e che noi invece cerchiamo di abbattere e siamo convinti che si possano abbattere”. “L’avventura di mandare i focolarini nell’est europeo è stato un contributo alla caduta del muro” ha spiegato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio – mentre si ricorda il 30ennale dalla caduta del muro di Berlino – che a Chiara fu legato da una profonda amicizia spirituale. Per Riccardi, Chiara è un “personaggio storico” dal profilo inedito: “in una storia del Cristianesimo del ‘900 fatta in gran parte di uomini” e che “alle donne ha lasciato qualche angolo di mistica o qualche esperienza di carità, Chiara è stata una donna che ha fatto la storia a tutto tondo: mistica, carità, ma anche politica, cambiamento di vita, passione”. “L’Unità è la cifra con cui capire la sua esistenza, la sua ricerca della pace che è ecumenismo” ha aggiunto ricordando il suo rapporto con il Patriarca Ecumenico Atenagoras, per poi affermare che, proprio in quanto donna e pur non essendo teologa, Chiara “aveva capito di più dei tecnici dell’ecumenismo”. In questo mondo di divisioni e piccole passioni, che “soffre soprattutto per mancanza di visione” ha affermato citando San Giovanni Paolo II, “Chiara può essere molto impopolare” ma proprio la sua visione può far “rifiorire” l’umanità. Il valore profetico del messaggio della Lubich è stato messo in luce da Maurizio Gentilini, storico e ricercatore, autore della biografia “Chiara Lubich, la via dell’unità fra storia e profezia”, di prossima pubblicazione per Città Nuova. Rispetto alle acquisizioni del Magistero della Chiesa – ha osservato – Chiara si pone “in profonda sintonia, con 20 anni di anticipo, con quelle che saranno le intuizioni e lo spirito del Concilio Vaticano II”. Inoltre, “dopo secoli di ermeneutiche astratte, Chiara sembra dare alla trinità un valore empirico perché afferma che noi siamo fatti di relazione” e “Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, che ci ha creato a propria immagine, ha impresso in noi questo desiderio di comunione”. Nell’epoca dell’individualismo e gli scontri di civiltà, Ella fa proprio questo desiderio e “lo traduce nella necessità del dialogo, che diventa la via privilegiata per contribuire a comporre nella fraternità la famiglia umana”. Nell’analisi di Gentilini, la Lubich si fa anticipatrice della necessità di una Chiesa in uscita, che troverà “forte stimolo nell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco”, e propone il “criterio dell’amore e della misericordia” come guida all’applicazione di ogni legge, che sarà poi “il sunto dell’Amoris Laetitia”. 
© CSC Audiovisivi
Proprio la Mostra che darà avvio a Trento al ricco calendario di eventi nei cinque continenti – promossa dalla Fondazione Museo Storico del Trentino e dal Centro Chiara Lubich – nel suo titolo “Chiara Lubich, Città Mondo” racconta la nascita e la diffusione del messaggio di fratellanza universale di Chiara, che supera i confini di quella prima città per propagarsi nel mondo e raggiungere altre culture, religioni, sensibilità, ma anche quelli del tempo presente, per proiettarsi nel futuro con rinnovata intensità. La scelta del luogo, del resto, è peculiare, spiega Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione: si tratta di due gallerie dismesse fatte di asfalto e cemento armato, costruite nel cuore del quartiere a dividere la piazza dalla cattedrale. L’incontro di questo “luogo di periferia” con Chiara Lubich e il suo messaggio di unità “è formidabile”. Sul sito www.centrochiaralubich.org i dettagli della Mostra e dei prossimi eventi.
Claudia Di Lorenzi
(altro…)
27 Nov 2019 | Chiara Lubich
Edita da Città Nuova s’intitola “Chiara Lubich. La via dell’unità tra storia e profezia” e sarà presentata – per ora in italiano – in anteprima il 30 novembre prossimo a Roma, presso l’Auditorium del Policlinico Gemelli.
S’intitola “Chiara Lubich. La via dell’unità tra storia e profezia” e l’autore è lo storico italiano Maurizio Gentilini. Si tratta dell’ultima biografia scritta sulla fondatrice dei Focolari alla vigilia dei cento anni dalla sua nascita. Sono in programma traduzioni in inglese, spagnolo e coreano. Per chi vive a Roma o dintorni sarà possibile incontrare l’autore il 30 novembre prossimo, presso l’auditorium del policlinico Gemelli alle 16.30. Si tratta di una delle pubblicazioni che l’Editrice Città Nuova ha messo in cantiere per questo centenario, che prende il via il 7 dicembre prossimo; data simbolica perché quel giorno del 1943 Chiara si è consacrata a Dio dando così inizio all’avventura dei Focolari. Il volume rappresenta un tentativo di lettura del percorso biografico della fondatrice del Movimento dei Focolari, a cento anni dalla nascita e a dodici dalla scomparsa. Nasce con un intento e un taglio divulgativo, ma intende anche favorire l’approfondimento di singoli aspetti e grandi tematiche legate alla figura di Chiara e dei Focolari (i laici nella Chiesa, il Vaticano II, la mondialità, l’ecumenismo, la pace …). Vuole offrire una lettura del personaggio calato nei contesti storici che ha attraversato nel corso della sua lunga e complessa esistenza, contribuendo ad arricchire un’offerta editoriale già ampia, ma forse un po’ carente di contributi composti con queste caratteristiche. L’autore, che ama definirsi un “battezzato semplice”, cerca di leggere le vicende che prova a narrare con un costante riferimento alle fonti, con l’applicazione del metodo storico-critico e con la propria sensibilità di credente, nonché con la chiave ermeneutica che trova la sua sintesi nel rapporto tra spiritualità e azione, tra storia e profezia.
Stefania Tanesini
(altro…)
25 Nov 2019 | Ecumenismo
Un anniversario importante festeggiato con un incontro nella cittadella ecumenica di Ottmaring e suggellato con una cerimonia nel Municipio di Augsburg (Germania). Un rinnovato impegno ad essere ambasciatori di riconciliazione e segni di speranza nelle diverse Chiese e nella società.

Foto: © Ursula Haaf
Più di 300 membri della rete “Insieme per l’Europa” (IpE) di 55 Movimenti e comunità da 25 Paesi si sono riuniti dal 7 al 9 novembre nella cittadella internazionale dei Focolari di Ottmaring e nella città di Augsburg in Germania. Un appuntamento che quest’anno ha ricordato anche i 20 anni di vita di “Insieme per l’Europa”. Era il 31 ottobre 1999, in occasione della solenne firma della “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione” avvenuta nella Chiesa di S. Anna ad Augsburg, quando un gruppo di responsabili di vari gruppi cristiani di diverse confessioni si riunì ad Ottmaring prendendo coscienza della responsabilità comune per una convivenza ecumenica in Europa. Dopo che i rappresentanti della Federazione mondiale luterana e della Chiesa cattolica avevano suggellato con un documento comune che le secolari condanne dottrinali non erano più valide, i rappresentanti dei carismi delle diverse confessioni decisero di conoscersi meglio e lavorare per conciliare le diversità nelle loro Chiese, nella società e in politica. Con questo impegno dettero vita a “Insieme per l’Europa”. Una piccola pianticella oggi diventata un’iniziativa europea, alla quale si sono aggiunte negli anni più di 300 comunità, movimenti e ministeri. “Così tanti Paesi come questa volta non sono mai stati rappresentati ai nostri incontri annuali – ha costatato uno dei rappresentanti del gruppo degli amici della rete di “Insieme per l’Europa “ presente quest’anno – e a 20 anni dalla sua nascita sono nati tanti rapporti profondi anche tra persone di nazioni diverse. I rappresentanti delle Chiese come e anche i politici apprezzano il nostro contributo”, 
Foto: © Ursula Haaf
Lo testimonia anche la grande stima che l’iniziativa di “Insieme per l’Europa” gode ormai ad Augsburg. La città ha infatti invitato i rappresentanti dell’Europa presenti all’incontro ad un ricevimento nella “Sala d’oro” del Municipio e il sindaco, Stefan Kiefer, ricevendoli ha sottolineato nel suo discorso i numerosi punti di contatto e gli obiettivi comuni che la rete ha con la città. In occasione del suo giubileo, la città aveva messo a disposizione per l’incontro il Municipio, esprimendo così apprezzamento e gratitudine. Allo stesso tempo, la presenza di autorità civili e religiose ha dimostrato che la rete svolge un’importante funzione di “ponte” nelle Chiese e nella società. “Dobbiamo diventare cittadini attivi, avere il coraggio di difendere i deboli, alzare la voce per la giustizia”, è stato l’invito del senatore ceco Pavel Fischer. La commovente conclusione con una preghiera ecumenica nella chiesa luterana di Sant’Anna e una processione di luci sul piazzale antistante alla chiesa, ha ricordato a molti le forze pacifiche che proprio lo stesso giorno 30 anni fa avevano portato alla caduta del muro di Berlino e ad una nuova era in un’Europa unita. Gerhard Proß, moderatore dell’iniziativa, ha visto un “filo d’oro” che lega questi eventi e una missione per il futuro: “In tempi di allontanamento e tendenze alla demarcazione vogliamo essere con “Insieme per l’Europa” un segno profetico per una convivenza e una collaborazione credibile in Europa”. https://www.together4europe.org/
Andrea Fleming
(altro…)