8 Gen 2012 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Se si parte da Roma, in volo per 12 ore verso est, si arriva all’ultima penisola della terraferma del continente asiatico: ecco la Corea, “Il paese del calmo mattino” come viene anche chiamato. Questo paese è uno di quei paesi ancora diviso fra Nord e Sud. Corea del Sud, con i suoi 48 milioni di abitanti, di cui 12 milioni nella capitale Seoul, ha accolto il Movimento dei focolari negli anni ’60. Dopo l’apertura del primo focolare nel 1969, il Movimento si è diffuso rapidamente su tutta la penisola, penetrando in ogni fascia di età, contesto sociale e ambito. Si contano oggi 5 centri a Seoul, 2 a Daegu e un Centro di incontri e formazione a Kyeonggido. Proponiamo alcuni spunti che possono dare un’idea della vita del Movimento in Corea oggi.
Dialogo interreligioso. È una caratteristica tipica di un paese culturalmente legato alle grandi religioni, come il Buddismo e il Confucianesimo, con una folta presenza di cristiani. Segnaliamo l’ultimo fatto significativo: Han Mi-Sook, focolarina, membro della Commissione del dialogo interreligioso della Conferenza episcopale coreana (CBCK), ha accompagnato il ven. Ja Seung, presidente dello ‘Jogye Order’ del buddismo coreano ed il dott. GunDuk Choi, presidente dell’associazione del Confucianesimo, all’incontro dell’ottobre scorso ad Assisi, al quale essi hanno partecipato attivamente. Il presidente del Confucianesimo con il suo collaboratore hanno poi visitato Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari, e il Centro del Movimento a Roma. «Vi auguro – ha detto – che si realizzi il vostro sogno ‘che tutti siano uno’».
Iniziativa sociale. Si chiama “Haengbok Maeul – Il villaggio della felicità”. Si tratta di un’attività mensile che va avanti da 8 anni per aiutare i lavoratori stranieri, i rifugiati della Corea del Nord (più di 20 mila) e tanti altri che sono nel bisogno. Il progetto offre diversi servizi assistenza medica, viveri e vestiario, parrucchieri, lezioni di lingua coreana, ecc. “In un primo momento – raccontano i volontari impegnati nel progetto – le persone erano diffidenti, ma ora che si sentono amate, pian piano si aprono e portano anche loro alimenti da condividere”.
Politica ed economia. Il Movimento politico per l’unità (Mppu) in Corea è nato nel 2004 per iniziativa di un gruppo di parlamentari che dal 2008 si incontrano regolarmente una volta al mese nel “Forum politico per l’unità”. Si tratta di un gruppo di ricerca, riconosciuto dal Parlamento. L’attività si è allargata in un ‘Social-Forum’ aperto a giornalisti, avvocati, impiegati statali, medici, economisti, che si riunisce in Parlamento ogni due mesi con la partecipazione media di 30 persone. Tra le attività promosse da Mppu ricordiamo la campagna per la ‘purificazione del linguaggio’ nel 2010. Un centinaio di studenti di giornalismo di varie università ha monitorato il linguaggio dei politici e dei deputati durante le sessioni politiche, le interviste e i discorsi. La ricerca è stata uno sprone per i politici affinché siano più attenti nell’uso del linguaggio e si è conclusa con una premiazione. Il Movimento politico per l’unità è anche promotore di 2 scuole per giovani politici e studenti interessati: i corsi prevedono 10 lezioni e vi partecipano un totale di 58 studenti.

Maria Voce in Corea
Economia di Comunione. Nata nel 1991 da un’intuizione di Chiara Lubich, l’Edc ha suscitato un grande interesse in Corea, non solo negli imprenditori, ma anche in tanti studiosi, ricercatori e professori di economia. Attualmente sono 8 le aziende che in Corea aderiscono al progetto dell’Edc. Altre 4 sono molto interessate e desiderano diventare aziende attive. 23 coreani hanno partecipato al congresso internazionale dell’Edc in Brasile, nel 20esimo anniversario del progetto. Un frutto immediato: la traduzione in coreano del testo “New Financial Horizons: The Emergence of an Economy of Communion”, di Lorna Gold. Visita di Maria Voce. Nel gennaio 2010, la visita della presidente del Movimento dei focolari e del copresidente Giancarlo Faletti ha riunito circa 1.700 membri in due giorni di conoscenza reciproca, aggiornamenti, approfondimento della Spiritualità dell’unita’ e una festa gioiosa. I due hanno incontrato anche vari vescovi e, in Parlamento, alcuni politici del Movimento politico per l’unità. Nella comunità coreana si è rinnovato l’augurio che Chiara Lubich fece durante la sua visita in Corea nel 1982, chiedendo ai membri del Movimento di questa nazione di essere ‘vere locomotive’ per tutta l’Asia: una sfida che è impegno di ogni giorno. [nggallery id=82] (altro…)
3 Gen 2012 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Dunque, per parlare di speranza occorre ammettere che ci manca Dio? Credo che molti oggi ammettano che qualcosa ci manca; magari non lo chiamano Dio ma, ovunque vado, io vedo una gran sete, a fronte del nulla con cui siamo abituati a confrontarci; cerchiamo qualcosa che dia senso al vivere, perché l’uomo di fronte al nulla si annienta.
Lei viaggia per seguire il Movimento, in Europa, in America, in Asia. Che cosa in questi viaggi le dà ragione di speranza? Quest’anno sono stato in diverse città del mondo, e ho incontrato ogni volta centinaia di ragazzi, invitati dai giovani del Movimento. Ragazzi anche lontani dalla fede. I nostri stessi giovani si sono stupiti di quanti avevano accolto l’invito; e io, personalmente, da come erano attenti, partecipi, con domande vive e brucianti: cosa ti resta, quando ti muore un amico? Come si può pensare di sposarsi, quando tutto è così incerto? Ho visto in questi ventenni, nello stesso tempo, un grande vuoto e un grande bisogno. Ma quel bisogno era già il principio di una domanda (leggi tutto)
23 Dic 2011 | Centro internazionale, Spiritualità
«Auguri a quanti vivono perché l’umanità sia una vera famiglia!
La Parola vissuta sia la stella cometa che annunzia ed invita all’incontro con Gesù tra noi in un perenne Natale».
Maria Voce (Emmaus)
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19 Dic 2011 | Centro internazionale, Cultura, Spiritualità
Dall’incontro tra storia, spiritualità e arte nasce l’evento alla Libreria L’Arcobaleno – con sede presso il Polo Lionello Bonfanti a Incisa Valdarno, vicino alla cittadella di Loppiano – di lunedì 19 dicembre. Ospiti il regista Maffino Redi Maghenzani e la studiosa Colomba Kim, in dialogo sul volume di Igino Giordani, edito da Città Nuova, “Il Fratello”. Riproponiamo qui l’intervista di Città Nuova online, curata da M.Grazia Baroni. «Non avevo mai proposto per la rassegna Incontri tra le pagine qualcosa su Igino Giordani» ci spiega Gualtiero Palmieri, uno dei soci della libreria L’Arcobaleno, luogo prescelto per la presentazione con lettura del regista Maffino Redi Maghenzani dei brani tratti da Il Fratello del giornalista e politico italiano (lunedì 19 dicembre, località Burchio – Loppiano). Con tanto di brindisi finale: «Concludere l’anno con Il fratello poi significa invitare a vivere il momento con chiunque io incontri e prima di tutto essere io stesso “fratello”». Tra i protagonisti di questa serata Gualtiero Palmiero, il regista Redi Maghenzani e Colomba Kim, studiosa di teologia morale presso l’Istituto Internazionale Mystici Corporis di Loppiano (Fi) ed autrice sempre per Città Nuova del libro Gli sposi e la famiglia in Igino Giordani. Redi, come risulta da punto di vista artistico questo linguaggio di Giordani ne “Il fratello”? «Giordani è personalità poliedrica, è giornalista, è agiografo ecc… Ma tali connotazioni riguardano ‘il cosa‘, mentre il fatto che Giordani sia scrittore riguarda principalmente ‘il come‘; è questa la discriminante; il fraseggio giordaniano trasuda il bello e ne fa strumento per esporre il vero ed indirizzare al buono; Giordani sviluppa i suoi temi con musicalità, con colpi di scena, con neologismi, tutti strumenti del bello. e qui sta la differenza tra un puro scritto di spiritualità o d’altro argomento e Il fratello: l’ispirazione poetica che vi soggiace. Un indubbio di più». Colomba, tu hai studiato molto la personalità di Giordani. Chi era Giordani? «Veramente sono stata attirata da questa figura da giovane, quando ero ancora in Corea. Due amiche focolarine mi invitarono a pregare insieme a loro perché era giunta la notizia della sua scomparsa, avvenuta nel 1980. Lo conoscevo solo di nome ma sono rimasta fortemente colpita dal loro raccoglimento e mi domandavo “chi sarà quest’ uomo?” E poi l’ho conosciuto direttamente attraverso i suoi scritti editi e inediti, prima per lo studio e poi il lavoro per la sua causa di beatificazione. Per me Giordani è un “gigante” che si è lasciato trasformare dal Carisma dell’unità, diventando così “il bambino evangelico”». Hai conosciuto attraverso i tuoi studi Igino Giordani. Quanto di ciò che scrive nel libro Il fratello lo ritrovi poi in lui, nella sua vita? «Ho impiegato un po’ di tempo a meditare Il fratello, perché sono pagine dense di alta spiritualità e teologia, ma rispecchiano pienamente la sua vita. Giordani aveva chiara l’idea che uno scrittore cristiano prima si deve santificare e poi quanto scrive deve essere il riflesso della sua santità come ne La società cristiana. Il fratello è proprio una testimonianza viva, tangibile di questo suo profondo pensiero». Fonte: Città Nuova editrice online (altro…)
14 Dic 2011 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Essendo dai più il Natale considerato come una grande festa tra le tante, più sontuosa che sacra, è bene tornare su alcuni degli aspetti autentici di questo evento. C’è un contrasto abissale tra la nascita d’un potente della terra, quale la sognava e realizzava il mondo antico, e la nascita oscura, ignorata di Gesù; un contrasto che già caratterizza l’originalità infinita, inattendibile, d’un Cristo – re, che nasce da una povera donna, in una stalla, nel freddo e nella nudità. Non risulta davvero un Dio. L’inizio della sua rivoluzione così non prevede l’aspetto di superbia: ma di umiltà, per trarre al cielo i figli di Dio, a cominciare da quelli che mangiavano e dormivano sul terriccio: gli schiavi, i senza lavoro, i forestieri: la feccia. Nasce con quell’infante la libertà e l’amore. Questa la scoperta immensa. L’amore universale da lui insegnato mira a sperdere un sistema di convivenza fatto in gran parte di prepotere politico, abuso d’autorità, di usura oziosa, di disprezzo del lavoro, di degradazione della donna, d’invidia corrosiva, come base su cui il regime s’impiantava sopra milioni di schiavi, e cioè di esseri senza diritti, veri viventi morti. Logicamente per le persone innestate in tal sistema quell’annunzio è una follia: roba da galera e da patibolo. Egli lo sa: “Sarete odiati da tutte le nazioni per causa del mio nome”. Beati i poveri e quelli che si fanno poveri per aiutare i miseri. “Beati voi che adesso avete fame… ma guai a voi ricchi”. Figurarsi le furie, con lo scandalo, di costoro, per i quali il denaro era bene sommo e benedizione di Dio, essi che s’ammazzavano e ammazzavano per aggiungere ettari a ettari, e scatenavano disordini demagogici e pigliavano mal di fegato e infarti per enfiare il capitale. “Amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia… A chi ti percuote su una guancia, porgi pure l’altra… Dà a chiunque ti chiede e a chi ti prende il tuo non domandar restituzione… Fu detto agli antichi: non ucciderai: chi uccide sarà passibile di giudizio. Io però dico: chiunque s’adira contro il suo fratello sarà passibile di giudizio…”. La massima apparve e appare lesiva dell’onore degli armigeri e delle industrie belliche; mentre non odiarsi col fratello equivale a por fine a risse, fazioni, violenze. La massima renderebbe la società – poveri noi! – una coabitazione pacifica. La vita, nella pace, consentirebbe di fare d’ogni giorno un Natale. E questa è la rivoluzione di Cristo: farci rinascere continuamente contro la maledizione della morte. Perciò il massimo comandamento – egli l’ha detto – è di amare l’uomo; che è come amare Dio. Amare l’altro sino a dare la vita per lui e non odiarlo sino a ucciderlo. Questo, in breve, il significato del Natale nuovo dell’umanità, accordato per consentirle di risalire alla divinità. Revisione del passato, fine delle guerre, delle passioni turpi, dell’avarizia; inizio dell’amore universale, che fa “di tutti uno”, e non ammette divisioni di casta, classe, politica… Con la sua vita e la sua morte, Gesù predica e insegna la vita. Ma i cattivi non vogliono la vita: vogliono la morte. E per questo hanno lavorato con una intensità concorde, oggi con le armi atomiche, l’intossicazione ecologica, l’anarchia per la distribuzione di petrolio e di viveri, allestiscono la fine dell’umanità. Molti si illudono trastullandosi con mitologie. Amano la pace, ed escogitano trattati bellici; cercano l’eguaglianza economica, e con l’odio di classe avvivano i contrasti, scatenano disordine e scioperi non necessari con cui danneggiando la gente comune, suscitano in questi anni, come nel 1920-22, il desiderio di un regime presunto “forte” credendo in questo di poter vivere tranquilli. In coerenza, il Natale si celebra anche con il panettone, se aiuta a suscitar l’amore; ma si celebra soprattutto con la riconciliazione, che mette fine alle malattie dello spirito e dà più salute. Si celebra in gratitudine al Signore e a Maria, che han patito per insegnarci e aiutarci a metter fine al nostro patire. in: «Città Nuova», 1974, n.24. (altro…)
13 Dic 2011 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Cultura, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Due donne al servizio della vita: condotta da questo leit motiv si è svolta, lo scorso 10 dicembre, in Campidoglio (Roma), la cerimonia di conferimento del Premio europeo per la vita “Madre Teresa di Calcutta” alla memoria di Chiara Lubich. A riceverlo, l’attuale presidente del Movimento dei focolari, dott.ssa Maria Voce, dalle mani del Card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. La motivazione del premio è stata espressa in apertura dal presidente del Movimento per la vita Carlo Casini, che ha messo in luce la “limpida e costante difesa e promozione del diritto alla vita” messa in atto da Chiara Lubich e promossa sempre nell’ampio orizzonte dell’amore ad ogni uomo. Sono stati evidenziati l’opera e il sostegno dato da Chiara al Movimento per la vita sin dal suo sorgere. Significativi gli interventi, moderati dal direttore del giornale Avvenire Marco Tarquinio, dell’ex-presidente del Consiglio Giuliano Amato, dei professori Antonio Maria Baggio e Vincenzo Buonomo e del ministro ungherese per gli Affari sociali e la famiglia Miklos Soltesz. Presenti anche i rappresentanti dei movimenti per la vita di 15 Paesi europei.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sottolineando la scelta della data del 10 dicembre per la consegna del premio, a 63 anni dalla firma della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, ha affermato che“queste due donne hanno fatto una pratica di vita profonda”; ed ha annunciato l’avvio dell’iter per la dedicazione di una strada della capitale a Chiara Lubich. Maria Voce, nel suo intervento, ha messo in rilievo come in Chiara la spinta ad adoperarsi alla tutela dei diritti dell’uomo aveva la sua sorgente nell’amore verso Dio e l’amore verso l’uomo, ogni uomo: «Tutti gli uomini sono figli di Dio e quindi fratelli fra di loro; e Chiara lavora perché nel mondo si realizzi la fratellanza universale. Lo fa per oltre 60 anni, non tanto proclamando a voce i diritti dell’uomo, quanto suscitando in più uomini e donne possibile uno stile di vita “evangelico”, che ha come necessaria conseguenza il rispetto dell’uomo e dei suoi diritti.» Il premio europeo Madre Teresa di Calcutta è stato menzionato da Papa Benedetto XVI al termine dell’Angelus di domenica 11 dicembre, con un indirizzo di saluto agli esponenti del Movimento per la vita giunti da tutta Europa per la premiazione. [nggallery id=78]