18 Mag 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Firenze: partendo da chi lo vive: questo vuole essere lo spirito del Convegno ecclesiale», lo dichiara in apertura il segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, sottolineando come ne sia prova anche questo incontro che raccoglie realtà ecclesiali e che operano nel sociale. «Il convegno ecclesiale di novembre inizierà da Prato, ideale periferia di Firenze, dove si recherà anche il papa». «Offrire l’apporto di una riflessione e di una testimonianza a partire dalle esperienze che alcune realtà vive della chiesa in Italia, stanno conducendo sulle frontiere del servizio agli ultimi, e del dialogo a 360°»: così il prof. Piero Coda sintetizza in un’intervista l’obiettivo dei due giorni di lavoro per un approfondimento sul tema “Il Servo del Signore e l’umanità degli uomini” (15 e 16 maggio), organizzato dal Gruppo Abele con la rivista Il Regno e in collaborazione con l’Azione Cattolica Italiana, la Caritas, il Cnca, le Reti della Carità e il Movimento dei Focolari. Insieme alle altre, sono esperienze che, continua Coda «si aprono su tutte le frontiere esistenziali, come dice papa Francesco, della nostra società». «Nella Evangelii Gaudium papa Francesco ha una bella espressione: sì alle relazioni nuove generate da Gesù. Tutte le realtà che sono coinvolte in questo evento realizzano in modi diversi, questo “sì a relazioni nuove”, con le diversità culturali, sociali, con le emarginazioni, con il mondo attorno a noi, con la casa comune del Creato, proprio come espressione di questa relazionalità». La presenza di Maria Voce sottolinea l’adesione dei Focolari a questo cammino, che vuole soprattutto far riaffiorare la vita di quanti ogni giorno si spendono per un “nuovo umanesimo”. «La Chiesa oltrepassa i confini degli edifici di culto e, nella piena comunione fra clero e laici, si fa più vicina all’umanità di oggi», ha affermato nel suo intervento. Il presente Convegno «vuole ritmare una stagione nuova di vita e di missione della Chiesa in Italia: non solo in riferimento alla “conversione pastorale” che la incalza, ma anche al ruolo e alla prassi pubblica dei cristiani a confronto con la realtà sociale, economica, politica, del nostro Paese con lo sguardo aperto all’Europa e al mondo». Si è poi riferita alla sfida del pluralismo e alla necessità di comporre le molteplici diversità che attraversano l’ambito pubblico. «Questa nuova stagione significa trasformare il mondo, partendo dalla conversione radicale del cuore e della mente per essere pronti ad incontrare Gesù in ognuno. Dio non può accettarci da soli, vuole che andiamo a lui con i fratelli… Dare il nome cristiano della fraternità al legame sociale vuol dire impegnarsi per armonizzare l’intreccio delle relazioni, riconoscendo la nostra co-appartenenza reciproca e i vincoli di responsabilità che ne derivano, e orientando l’agire personale e collettivo al bene di tutti». Per questo «occorre dare voce e dignità a quanti sono ai margini, allargare i cerchi dell’inclusione, sanare e ricostruire il tessuto sociale disgregato. Sono prima di tutto i giovani a chiedere di portare il proprio contributo. Quante iniziative diffuse localmente, al cuore di innumerevoli frammenti di vita civile “fraterna”!». A confermare le parole di Maria Voce, la presenza al Convegno dei circa 200 appartenenti ai Focolari, impegnati in vario modo negli organismi ecclesiali e attivi nel campo del dialogo interreligioso, dell’accoglienza agli immigrati, della politica, della cultura e della legalità, della scuola, veri e propri cantieri aperti per il bene dell’Italia. Una partecipazione che vuole indicare l’assumersi di un nuovo concreto impegno insieme alle tante altre realtà associative che sono all’opera. «C’è bisogno di speranza. – ha affermato don Ciotti, fondatore del gruppo Abele e di Libera – ma dobbiamo cominciare a partire da chi dalla speranza è stato escluso». Condivisa da tutti i presenti la nuova “attenzione agli esclusi”, espressa da don Ciotti, come stimolo umile che “ci collega al giubileo della misericordia”. (altro…)
13 Mag 2015 | Centro internazionale, Spiritualità
«Quando arriva a Maria, la Chiesa universale canta. In mezzo al grigiore e alla noia, spunta il suo nome, e l’atmosfera si rischiara, luci senza fine si accendono. Ella è il sole in cui Dio pose la sua stanza». Così scrive Igino Giordani (in Maria modello perfetto, Città Nuova, Roma, 2012) e con la Chiesa canta anch’egli, ponendosi fra i tanti artisti, teologi, santi che a gara hanno illustrato le virtù della Madre di Dio, la sua bellezza, la grandezza della sua funzione nell’economia della redenzione. Nel libro citato si conclude un cammino: l’avanzare compiuto da Giordani nella comprensione del mistero di Maria, nel suo atteggiamento di vita verso di lei. Di lei, egli aveva già scritto spesso in articoli e in tante pagine dei suoi libri. Le aveva già dedicato un volume: Maria di Nazareth, del 1944. Ma fin lì, il tema era sempre stato contemplare, lodare, invocare Maria. In Maria modello perfetto risulta una differenza, che risuona tutto il salto di maturazione compiuto: ora il tema è, sì, contemplare, ma soprattutto imitare Maria. Il rapporto intellettuale e di vita di Giordani con la Madre di Gesù inizia una dimensione più profonda in seguito al suo incontro del 1948 con Chiara Lubich e con il movimento da lei originato, conosciuto come Movimento dei Focolari, ma il cui nome vero è Opera di Maria. L’esperienza di Chiara e delle persone entrate in comunione con lei, centrata sulla Parola e in particolare sulla preghiera di Gesù per l’unità, ha avuto fin dall’inizio un «timbro mariano». Questo si chiarisce e sviluppa per tappe successive. Tali sono, fra le altre: la totale disponibilità a far germinare la presenza di Maria nella vita spirituale personale e comunitaria; l’impegno a ripetere per quanto possibile la vita di lei, ripercorrendo il suo cammino — la Via Mariae — cosi com’esso risulta dai Vangeli; una particolarissima scelta di lei come madre. Di queste realtà è sostanziato il discorso di Giordani. Lo svolge con arricchimenti della sua cultura teologica e letteraria e con quell’ardore caratteristico che ne fa testimone singolare di amore entusiastico alla Madre di Dio. «Maria incarna la forza, perché incarna l’amore: e l’amore è più forte della morte. E solo in esso si scioglie in nuova vita la disperazione del mondo, da questo calvario dove la colpa universale tutti ci aduna. (…) Poesia, scienza, sapienza, amore, si condensano in Maria, che è il rifugio nella desolazione, è la stella nella tempesta, è la bellezza nell’orrore; segna lei la via per andare al Figlio, cosi come per lei egli più amorosamente viene a noi. Non siamo soli perché c’è la madre: basta accendere il suo nome nella notte del deserto. (…) Ogni santo, ogni cristiano avveduto, sta sulla croce, come Cristo, ma avendo accanto la Madre: nel momento più orrendo scorge gli occhi imploranti di lei, sente l’unità di lei, e allora rimette, fidente, lo spirito nelle mani del Padre». «L’imitazione di Maria» è indicata quale mèta valida per donne e uomini, per vergini, sacerdoti e laici con applicazioni tanto spirituali che sociali. «È l’ora di Maria», scrive Giordani, questa in cui lei vuol rivivere in anime che, «fatte misticamente lei», riescano a generare di nuovo Gesù in mezzo agli uomini d’oggi, sempre più bisognosi di lui. E la vede, specialmente nella profondità abissale della sua desolazione, farsi madre dei redenti, divenire anima di chi sa ospitarla, porsi via praticabile per la santificazione di ognuno di noi. Tommaso Sorgi www.iginogiordani.info (altro…)
29 Apr 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nessuna anticipazione sull’enciclica di papa Francesco sul Creato, ma una grande attesa per il documento che sarà pubblicato a inizio giugno. “Il mondo attende di ascoltare il suo insegnamento e quanto dirà sia nell’enciclica che nel suo discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite il prossimo 25 settembre”, dichiara Jeffrey Sachs, direttore dell’agenzia ONU per lo sviluppo sostenibile (UN sustainable Development Solutions Networks), tra i promotori del summit, insieme alla Pontificia Accademia delle Scienze e a Religions for Peace, di cui Maria Voce è tra i co-presidenti. Presenti il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e della Repubblica dell’Ecuador, Rafael Vicente Correa.
Un convegno che ha chiamato a raccolta scienziati, ecologisti, premi Nobel, leader politici e religiosi, per approfondire il dibattito sui cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile, proprio in preparazione all’uscita dell’enciclica. Focus della giornata: le dimensioni morali dell’impegno per lo sviluppo sostenibile. Per questo il coinvolgimento delle comunità religiose, molto diverse tra loro, è parsa una novità di buon auspicio. Per Maria Voce, da questo summit emerge una “nuova coscienza che per ottenere qualcosa di positivo bisogna mettersi insieme, perché nessuno, da solo, ha la ricetta per uscire dalle situazioni più drammatiche. Rivela che l’umanità in sé ha la capacità di uscire dalle crisi, ma lo può fare se c’è una sinergia tra tutte le componenti. Sta venendo fuori il bisogno reciproco di ascoltarsi e di fare le cose insieme”.
E le risposte che si trovano non possono essere solo tecniche, ma devono essere fondate nella dimensione morale e orientate al ben-essere dell’umanità: così il card. Turkson, presidente del dicastero di Giustizia e Pace. Il progresso economico, scientifico, tecnologico ha introdotto stili di vita inimmaginabili per i nostri predecessori, ma ha anche “dei lati oscuri e dei costi inaccettabili”. “Mentre la società globale si definisce sui valori del consumo e sugli indicatori economici, il privilegiato di turno è intorpidito davanti al grido dei poveri”. “Sui 7 miliardi di persone, 3 vivono in condizioni di povertà, mentre un’élite consuma la grossa parte delle risorse”. E il tema finisce inevitabilmente sul cibo, al centro della Expo mondiale del 2015, ormai alle porte. Turkson denuncia con forza lo sfruttamento del lavoro, il traffico di esseri umani e le moderne forme di schiavitù. Papa Francesco deplora questa “cultura dello scarto”, ricorda il cardinale, nella “globalizzazione dell’indifferenza”. “La Chiesa non è un’esperta in scienza, in tecnologia, o in economia” – dichiara – “ma è un’esperta in umanità”. Per vincere la sfida dello sviluppo sostenibile “sono necessarie la stessa conversione, trasformazione personale e rinnovamento invocati 50 anni fa da Paolo VI e incoraggiati oggi da papa Francesco”. “Una possibilità per agire concretamente ci viene offerta da un’iniziativa che si ispira al progetto di Eco One”, spiega Maria Voce in un’intervista. “Si tratta del ‘Dado della Terra’. Nelle sei facce riporta frasi che aiutano a vivere la tutela dell’ambiente: sorridi al mondo!, scopri le bellezze! Insegna a vivere anche la sobrietà, a prendere solo quello di cui si ha bisogno, come fanno gli alberi… Un modo di rispettare quindi le generazioni future. Si tratta di gesti quotidiani, di atti concreti: non sprecare l’acqua, riciclare i rifiuti, il riuso. L’ultima faccia dice: è ora il tempo, non aspettare domani. Queste semplici iniziative possono sostenere chi vuole mettere in pratica quanto il papa intende raccogliere nella sua prossima enciclica, ma non sa come fare”. (altro…)
28 Apr 2015 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Hanno risposto all’invito in 42 di 8 paesi diversi dell’Europa e dell’America Latina. L’appuntamento era alla cittadella Lia, nei pressi di Buenos Aires, che non solo avrebbe ospitato il seminario (9-21 marzo) finanziato dall’Unione Europea, ma che sarebbe stata essa stessa oggetto di studio per l’ideazione di un modello di gestione e sviluppo sostenibile di un luogo dell’abitare. In un’epoca in cui interrogarsi sull’ambiente e promuovere la ricerca di nuove tecnologie è quanto mai urgente – pena la sussistenza del pianeta – l’iniziativa a cui ha aderito Dialoghi in Architettura, la rete di studiosi ed esperti del settore, ispirata alla spiritualità dei Focolari, è risultata di stringente attualità. Immersi nella conoscenza del territorio e delle sue strutture, i giovani si sono dedicati dapprima allo studio di PRESET (“Participation, Resilience and Employability through Sustainability, Entrepreneurship and Training”), un progetto di studio – promosso dall’associazione Starkmacher – sulla sostenibilità delle cittadelle dei Focolari e di altre realtà partner come la Fazenda da Esperança (Brasile), la Fundación Unisol (Bolivia), Economy for tomorrow (Slovenia) e New Humanity (Ong con Status Consultivo Speciale presso il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU). Per poi lavorare specificamente ad una proposta integrale eco-sostenibile per la cittadella Lia. I giovani, in cinque laboratori tematici guidati dal valore della fraternità come stile di vita, sono giunti ad una proposta integrale eco-sostenibile (Ecocity Mariapoli) nella quale hanno coinvolto gli abitanti dell’intera cittadella. E anche i ragazzi del distretto, andando un pomeriggio da loro per raccontargliela e per parlare di ambiente.
Ecocity Mariapoli, che si dovrà attuare nel rispetto della storia della cittadella e in dialogo fattivo con i suoi abitanti, ha realizzato nei giorni di seminario un impianto biogas per una delle abitazioni della cittadella, la divulgazione di come si ottiene il compost, uno studio per l’installazione di un impianto fotovoltaico, per l’isolamento delle costruzioni ai fini del risparmio energetico e per la sostituzione delle lampade con l’illuminazione Led e altro ancora. Tutto questo camminando di pari passo con l’educazione al tema dell’ambiente. Per questo nascerà una produzione di materiale didattico per gli abitanti e visitatori della Mariapoli, da diffondere anche nelle scuole e attraverso il Web. Anche l’arte ha collaborato all’efficacia della proposta con l’ideazione di una linea di prodotti (cappelli, ecc.) decorati con motivi etnici e realizzati con materiale ecologico, e con una performance teatrale inerente al tema. Per una piacevole coincidenza in quei giorni nella cittadella c’era anche il Preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, prof Piero Coda: «Penso che non sia semplicemente una coincidenza – ha detto Coda –. Può essere che sia il disegno dell’amore di Dio che porta a qualcosa di nuovo, può essere che si crei fra noi una rete di comunione, di lavoro per la solidarietà, per la giustizia». Significativa la testimonianza di Francesco, di Udine: «Lavoro come architetto e sto facendo un master in ‘Edifici energia quasi zero’. Ciò che mi ha più interessato in questo workshop è il fatto di essere insieme a persone che hanno potenzialità e specializzazioni diverse. Non sono solo architetti come noi e questa penso sia la parte arricchente per tutto il gruppo: partire con delle potenzialità diverse per raggiungere un obiettivo comune che è quello della sostenibilità che per noi è una sostenibilità dal punto di vista ambientale ma anche economico e sociale». Come lui, anche Riccardo, architetto italiano, è convinto dell’importanza del lavoro insieme: «Credo fermamente che quello che posso fare io è solo una piccola parte mentre invece se siamo insieme possiamo raggiungere degli obiettivi che sono un risultato positivo per tutti, per tutta la società, per sfruttare bene le risorse anzi creando un benessere e una soddisfazione per tutti, sia per i professionisti che per la società». www.eco-navigation.eu https://www.youtube.com/watch?v=uR9LbLbBfFI (altro…)
26 Apr 2015 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Spiritualità
«La cosa cominciò, come la cose di Dio, da umile germe. Silvia Lubich era figlia di un commerciante di vino, ridotto dalla crisi economica della seconda guerra mondiale a modesto impiegato del Comune, e di una massaia di Trento che da giovane aveva lavorato alla tipografia di Cesare Battisti. Due cristiani di tipo trentino: semplici, diritti, senza tante storie. Essi avevano messo al mondo quattro figli, un maschio, il primogenito, e tre ragazze, di cui Silvia, nata il 22 gennaio 1920, era la maggiore; a tutti avevano impartito un’educazione cristiana, la quale forgiò Silvia a una pietà lineare sin dall’infanzia. Lineare, perché non consentiva compromessi: non consentiva che si dividesse il desiderio tra Dio e il mondo, che si pensasse al bene e al male, che si mostrasse una cosa e se ne celasse un’altra. C’era Dio: Dio era tutto: e dunque bisognava essere tutti di Dio: fare la volontà di Lui, sempre come un raggio di sole spiccato dal cielo per posare in terra». È l’incipit di Storia di Light, cioè la storia di Chiara Lubich scritta da uno dei protagonisti delle vicende descritte: Igino Giordani, personalità insigne della cultura e della politica italiana, cofondatore del Movimento dei Focolari. «Essere un capolavoro non è mai facile per nessuna opera», scrive Alberto Lo Presti, direttore del Centro Igino Giordani, nell’introduzione alla prima puntata. «Figurarsi per un libro che deve contendersi questo primato con un altro centinaio, tanti quanti ne scrisse Giordani. Storia di Light, invece, non ha mai visto la luce. Non solo: è rimasto pressoché sconosciuto anche a coloro che – in questi anni – lo hanno custodito. Fu lo stesso Giordani a chiedere di attendere, quando – in realtà – qualsiasi autore vorrebbe perfettamente il contrario, cioè essere conosciuto soprattutto per i propri migliori lavori». «Storia di Light non è una ricerca condotta con le regole e il metodo della storiografia. Potremmo definirlo il racconto del prodigioso intervento suscitato dallo Spirito Santo – e visibile nella figura e nell’azione di Chiara Lubich – nella storia del Ventesimo secolo. In altre parole, è costituito da una serie di quadri narrativi in cui il disegno biografico di Chiara è intrecciato al disegno di Dio su un’umanità afflitta idealmente e sconvolta socialmente dalle divisioni e dalle guerre mondiali. Ecco perché, nella trama sottile della Storia di Light, riconosciamo alcuni elementi di base della complessa personalità di Giordani. Egli visse, da protagonista, tutti i principali drammi del Ventesimo secolo, ricevendone le ferite di guerra, subendo le persecuzioni ideologiche, accettando l’emarginazione civile. Fu uomo di fede, operante nella Chiesa e nella cultura, consapevole che il male radicale sarà sconfitto da un nuovo spirito cristiano, di cui si mise alla tenace ricerca. Incontrò Chiara Lubich, nel settembre del 1948, e colse in lei la luce (light) che era andato cercando. La seguì mettendo a disposizione della fondatrice del Movimento dei Focolari tutta la propria intelligenza e l’intera volontà. Non ebbe mai dubbi sulla forza e sulla preminenza della figura di Chiara per la Chiesa, per la società, per la storia contemporanea e in avvenire. Giordani, perciò, non poteva, neanche volendolo, scrivere una storia compiuta e distaccata, metodologicamente inappuntabile, di Chiara Lubich. Il suo coinvolgimento umano e spirituale non glielo poteva concedere». «L’Autore aveva scritto numerosi volumi sulle più grandi figure spirituali: Caterina da Siena, Ignazio di Loyola, Maddalena di Canossa, Contardo Ferrini, Francesco di Paola, Vincenzo de’ Paoli, Francesco di Sales, Francesco d’Assisi, solo per citare alcuni lavori monografici. Si tratta di una galleria di personalità straordinarie, di epoche e contesti differenti. Il posto d’onore, in questa ricca sequela, è assegnato a Chiara Lubich, della cui storia egli fece il suo “capolavoro”. Quando, a 54 anni, la storia lo chiamò all’appuntamento con Chiara, non si recò spiritualmente disarmato. Sapeva misurare la grandezza religiosa di un ideale, così come aveva gli strumenti per saggiare la magnitudine di un’intuizione mistica. Per tale ragione […] è verosimile che Giordani avvertì una sorta di supremo dovere affinché egli rendesse testimonianza della verità su chi fosse realmente Chiara. D’altronde, questo ruolo fu da lui assunto fin dai primi istanti della sua frequentazione con Chiara e il primo nucleo di focolarine. Con la sua erudizione, era in grado di svelare l’importanza e la novità della figura di Chiara alle giovani che la seguivano». «Giordani visse i momenti difficili in cui Chiara Lubich e i Focolari erano sotto la lente d’ingrandimento della Congregazione del Sant’Uffizio. Da tale periodo – siamo negli anni Cinquanta – e ancora per molti anni a venire, si produsse un diffuso atteggiamento prudenziale che induceva alla massima discrezione attorno alla figura di Chiara. Se era necessario contenere i sentimenti di affetto e di stima per Chiara, per Giordani non v’erano tuttavia dubbi che la verità su di lei andava scritta e tramandata. Di qui, Storia di Light, il suo “capolavoro”. Introduzione a Storia di Light (testo integrale) – pubblicato su Nuova Umanità, gennaio-marzo 2015 (altro…)
23 Apr 2015 | Centro internazionale, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://vimeo.com/125812270
Cosa sono le religioni nel mondo oggi? Tanti le vedono come ostacoli alla pace, residuo dei tempi passati che causano adesso un estremismo violento. Ma il mondo sarebbe davvero più pacifico senza le religioni? Il dibattito tematico ad Alto Livello “Promuovere la tolleranza e la riconciliazione”, ad un tratto si anima. Il secondo giorno dell’incontro all’ONU dà, infatti, delle direttive. Il segretario generale Ban Ki-moon, in apertura propone un comitato consultivo con i leader delle religioni, per aiutare le Nazioni Unite a trovare soluzioni per i conflitti in corso, spesso proprio tra seguaci di religioni diverse. In plenaria si susseguono le testimonianze di 15 leader religiosi. Tutti i presenti concordano sul fatto che le religioni dovrebbero aiutare a costruire la pace, andare oltre la semplice tolleranza, al solo accettarsi – e sottolineano che ci sono persone in tutto il mondo che vivono già così nella quotidianità. La presidente dei Focolari, Maria Voce, nel suo discorso ricorda l’esperienza vissuta da molti nel Movimento: «L’incontro tra culture e religioni è una esperienza continua e feconda, che non si limita alla tolleranza o al semplice riconoscimento della diversità, che va oltre la pur fondamentale riconciliazione, e crea, per così dire, una nuova identità, più ampia, comune e condivisa». E ciò avviene in contesti che sono stati colpiti o sono tutt’ora caratterizzati da gravissime crisi, come in Algeria, Siria, Iraq, Libano, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Filippine.

Introduzione alla tavola rotonda – H.E. Ban Ki-moon, Segretario Generale ONU (link al video)
Per rispondere alle sfide e alla violenza, propone un«estremismo del dialogo», cioè un dialogo che richiede il massimo di coinvolgimento, «che è rischioso, esigente, sfidante, che punta a recidere le radici dell’incomprensione, della paura, del risentimento». Da lì, invita a puntare verso una «civiltà dell’alleanza»,«una civiltà universale che fa sì che i popoli si considerino parte della grande vicenda, plurale e affascinante, del cammino dell’umanità verso l’unità», invitando l’ONU stessa a ripensare la propria vocazione, a riformulare la propria missione, per essere «un’istituzione che davvero si adopera per l’unità delle nazioni, nel rispetto delle loro ricchissime identità». Dire che le religioni sono la causa delle tensioni, è secondo Maria Voce una visione troppo ristretta della situazione: «Quello a cui assistiamo in molte aree del pianeta, dal Medio Oriente all’Africa, ha molto poco a che fare con la religione e invece ha molto a che vedere con le consuete ricette del dominio di oligarchie e della prevalenza di strutture improntate alla cultura bellica». Dunque, la vocazione delle religioni è ben determinata: «Essere fedeli alla propria ispirazione fondamentale, alla Regola d’oro che tutte le accomuna, all’idea dell’unica famiglia umana universale». Su questa linea erano tutti concordi: le religioni portano alla pace, se non sono strumentalizzate per altri fini.
Nella tavola rotonda del pomeriggio, moderata dalla giornalista BBC Laura Trevelyan, il rabbino David Rosen si chiede perché così tanti giovani si sentano attratti dell’estremismo: «Forse perché sono in ricerca della propria identità, o per qualcosa che dia un senso alla loro vita». «Alle Nazione Unite, normalmente non si menziona Dio», osa chiedere il rabbino Arthur Schneier: «Come trattiamo questo problema – che l’ONU dovrebbe essere neutrale – quando 5 dei 7 miliardi di persone sulla terra appartengono ad una religione?». Per Bhai Sahib Mohinder Singh, Sikh di Birmingham: «Dio è onnipresente, in ognuno di noi, dunque non si può dire che Dio non è qui». E per Maria Voce «Si parla di Dio quando si parla di giustizia, di condivisione di tutti i beni della terra, di uno sviluppo sostenibile, si parla di Dio quando si pensa a cosa prepariamo per le generazione future. Questo è parlare di Dio, non è necessario parlarne in astratto». Come mantenere l’integrità del dialogo interreligioso? I leader religiosi presenti non stanno rinunciando a qualcosa, venendo qui all’ONU per parlare di risoluzione di conflitti? «Io non rinuncio a niente», afferma Maria Voce. «Sono venuta per amore, pensando di portare il mio contributo di amore all’umanità. Mi sono sentita arricchita da questa possibilità». In finale uno sguardo alle nuove generazioni: «Tornando a casa, quello che farò – dichiara – sarà sostenere tutte le attività di giovani e giovanissimi, perché credo nella loro potenza profetica», e cede la parola a Ermanno Perotti, giovane italiano che l’ha accompagnata in questa tappa statunitense. Il 25enne, master in economia dello sviluppo, coglie l’occasione per presentare l’Atlante della Fraternità, un dossier che raccoglie le iniziative per la fraternità presenti ad ogni latitudine. «Con la speranza – aggiunge Maria Voce – che un giorno anche questi “frammenti di fraternità” possano essere presentati alle Nazioni Unite», e che le Nazioni Unite possano accoglierli. Con questa visione è chiaro che le religioni hanno una grande opportunità, ma anche un grande compito: costruire la pace e rispondere alle sfide con un “dialogo estremo” invece di chiudersi nel proprio gruppo. Susanne Jansen, New York Intervento integrale in plenaria Maria Voce (testo) Intervento in plenaria Maria Voce (video) Sintesi della tavola rotonda con interventi di Maria Voce (video) Comunicato stampa Area Press (altro…)