22 Apr 2015 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://vimeo.com/125709188 Rischiare la propria vita per alleviare le sofferenze dei poveri: Maria Voce esordisce con il racconto della fase finale della seconda guerra mondiale, quando a Trento, nel 1943 «un gruppo di ragazze si riunisce nella piccola città di Trento, in Italia settentrionale. In mezzo alle bombe quelle ragazze, guidate da una giovanissima insegnante, Chiara Lubich, animate da una rinnovata comprensione della radicalità dell’amore evangelico, decidono di rischiare le loro vite per alleviare le sofferenze dei poveri». Un gesto, ripetuto da tanti ancora oggi, che porta alla rigenerazione del tessuto sociale: Maria Voce ricorda i campi profughi in Libano, Siria, Giordania, Iraq, e le periferie degradate delle megalopoli, e la forza di quanti immettono «nel circuito distruttivo del conflitto, l’impegno per la rigenerazione del tessuto sociale, compiendo – per usare il linguaggio di questa organizzazione – un’azione di peace-building». Quelle ragazze, afferma, «decisero di spezzare il circolo vizioso della violenza, rispondendo con gesti e azioni che nel clima del conflitto sarebbero potute apparire velleitarie o persino irrilevanti. Non fu così, non è così!». «Anche oggi siamo in una situazione di gravissima disgregazione politica, istituzionale, economica, sociale, che richiede risposte altrettanto radicali, capaci di cambiare il paradigma prevalente. Il conflitto e la violenza sembrano, infatti, dominare larghe aree del pianeta, coinvolgendo persone innocenti, ree solo di trovarsi in un territorio conteso, di appartenere ad una determinata etnia o di professare una determinata religione».
L’incontro tra culture crea una nuova identità: «Nel Movimento dei Focolari, che ho l’onore di rappresentare – spiega Maria Voce – l’incontro tra culture e religioni (Cristianesimo, Islam, Ebraismo, Buddismo, Induismo, religioni tradizionali) è una esperienza continua e feconda, che non si limita alla tolleranza o al semplice riconoscimento della diversità, che va oltre la pur fondamentale riconciliazione, e crea, per così dire, una nuova identità, più ampia, comune e condivisa. È un dialogo fattivo, che coinvolge persone delle più varie convinzioni, anche non religiose, e spinge a guardare ai bisogni concreti, a rispondere assieme alle sfide più difficili in campo sociale, economico, culturale, politico nell’impegno per una umanità più unita e più solidale. Ciò avviene in contesti che sono stati colpiti o sono tutt’ora caratterizzati da gravissime crisi, come in Algeria, Siria, Irak, Libano, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Filippine». Bandisce le mezze misure, la presidente dei Focolari: «Se c’è un estremismo della violenza, – afferma – ad esso (…) si risponde con altrettanta radicalità, ma in modo strutturalmente diverso, cioè con l’«estremismo del dialogo»! Un dialogo che richiede il massimo di coinvolgimento, che è rischioso, esigente, sfidante, che punta a recidere le radici dell’incomprensione, della paura, del risentimento». Civiltà dell’alleanza: ricordando l’iniziativa dell’«Alleanza delle Civiltà», tra i promotori dell’evento, Maria Voce si chiede «se oggi non si possa andare ancor più alla radice di questa nuova prospettiva, puntando non solo ad un’alleanza delle civiltà, ma a quella che potremmo chiamare la “civiltà dell’alleanza”; una civiltà universale che fa sì che i popoli si considerino parte della grande vicenda, plurale e affascinante, del cammino dell’umanità verso l’unità. Una civiltà che fa del dialogo la strada per riconoscersi liberi, uguali, fratelli». Fra le tante organizzazioni rappresentate, ricorda l’ONG New Humanity, che rappresenta il Movimento dei Focolari all’ONU. E su quest’ultima si interroga: «Non dovrebbe forse l’ONU ripensare la propria vocazione, riformulare la propria missione fondamentale? Cosa vuol dire, oggi, essere l’organizzazione delle “Nazioni Unite”, se non un’istituzione che davvero si adopera per l’unità delle nazioni, nel rispetto delle loro ricchissime identità? È certamente fondamentale lavorare per il mantenimento della sicurezza internazionale, ma la sicurezza, pur indispensabile, non equivale necessariamente alla pace.

Stralcio dall’intervento di Chiara Lubich alle Nazioni Unite (1997)
I conflitti interni e internazionali, le profonde divisioni che registriamo su scala mondiale, assieme alle grandi ingiustizie locali e planetarie richiedono infatti una vera conversione nei fatti e nelle scelte della governance globale, che realizzi il motto coniato da Chiara Lubich, e lanciato in questo luogo nel 1997, “amare la patria altrui come la propria” fino all’edificazione della fraternità universale». La guerra è l’irreligione: «Non dobbiamo infine cedere terreno a chi tenta di rappresentare molti dei conflitti in corso come “guerre di religione” – continua Maria Voce -. La guerra è, per definizione, l’irreligione. Il militarismo, l’egemonia economica, l’intolleranza a tutti i livelli sono cause di conflitto unitamente a tanti altri fattori sociali e culturali di cui la religione costituisce spesso solo un tragico pretesto. Quello a cui assistiamo in molte aree del pianeta, dal Medio Oriente all’Africa, tra cui la tragedia di centinaia di morti in fuga dalla guerra e naufragati nel Mediterraneo, ha molto poco a che fare con la religione. Da ogni punto di vista, in questi casi si dovrebbe parlare non tanto di guerre di religione ma, più concretamente, realisticamente e prosaicamente, di religione della guerra». Che fare dunque? Citando Chiara Lubich, sfida ad avere il coraggio di “inventare la pace”: «Tanti sono i segnali, perché dalla grave congiuntura internazionale possa finalmente emergere una nuova coscienza della necessità di operare insieme per il bene comune (…) col coraggio di “inventare la pace”. È finito il tempo delle “guerre sante”. La guerra non è mai santa, e non lo è mai stata. Dio non la vuole. Solo la pace è veramente santa, perché Dio stesso è la pace». Conclude con l’appello alla regola d’oro, che riporta all’ispirazione fondamentale che accomuna le religioni, affinché siano «non uno strumento utilizzato da altri poteri, fosse anche per fini nobilissimi, non uno strumento utilizzato da altri poteri, fosse anche per fini nobilissimi, non una formula studiata a tavolino per risolvere conflitti o crisi, ma un processo spirituale che si incarna e diventa comunità che condivide e dà senso a gioie e sofferenze dell’uomo di oggi, convogliando tutto alla realizzazione dell’unica famiglia umana universale». Testo integrale Comunicato stampa New York – Sede dell’ONU, 22 aprile 2015 Dibattito tematico ad Alto Livello “Promuovere la tolleranza e la riconciliazione”.
Video dell’intervento: https://vimeo.com/125709188 (altro…)
22 Apr 2015 | Centro internazionale, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Quartier generale delle Nazione Unite: migliaia di persone lavorano lì, personalità importanti e capi di stato – chi non ha mai sognato di andarci un giorno? Ermanno Perotti, 25 anni, studente di economia dello sviluppo a Firenze/Italia, è lì, non come uno dei tanti visitatori che seguono le loro guide nei lunghi corridoi. Accompagna Maria Voce, la presidente del Movimento dei Focolari, invitata tra i leader religiosi che intervengono nel Dibattito ad Alto Livello su “Promozione della tolleranza e della riconciliazione: favorendo società pacifiche, accoglienti e contrastando l’estremismo violento”. L’impressione di Perotti è condivisa da tanti: «Ogni rappresentante di uno stato dà il suo contributo, tante parole belle e iniziative positive, ma sembrano quasi isolati, ognuno lo vede come una piattaforma per promuovere i propri pensieri». «La cosa che mi dà un po’ di fastidio è proprio la mancanza di ascolto. Quello che mi attrae, invece, è vedere lo sforzo di riempire questa mancanza con un ascolto e un dialogo vero». Con questa prospettiva, che ha ereditato dalla vita dei giovani dei Focolari, ha colto il fascino di impegnarsi in politica, per stimolare rapporti più veri. Su come prevenire la violenza e l’estremismo, quasi tutti gli interlocutori erano d’accordo che non c’è altra strada che il dialogo tra le culture. «Mi piacerebbe fare una scuola di dialogo proprio all’ONU» dice Perotti. Il 90% dei relatori, infatti, sottolinea il bisogno di formazione, e molti hanno parlato della necessità di dare voce alle donne e di combattere la povertà.

Ermanno Perotti
Molti hanno anche espresso la speranza nei giovani: si dovrebbe partire da loro, dicono. Perotti non è del tutto d’accordo: «Sono sempre gli adulti che parlano dei giovani, dove sono i giovani che parlano dei giovani?» si chiede. Vede la sua generazione già preparata ad un futuro multiculturale: «Sono cresciuto sempre così: in aula siamo di 10 nazionalità e 4 religioni diverse. Possiamo mostrare al mondo come viviamo quotidianamente e spontaneamente». Il 22 aprile è il giorno della tavola rotonda alle Nazioni Unite. Ermanno Perotti la prende con calma: «Mi sono detto prima, anche con Maria Voce, di vivere questi giorni anzitutto come una esperienza di Dio». Anche oggi, all’ONU, sarà un’esperienza di Dio. Come alcuni speaker hanno detto, “alla fine tutto si concentra nella regola d’oro, ‘amare il prossimo’. Così anche andare lì con la presidente, alla fine è semplice perché si va per amare e per essere un corpo con tutti gli altri giovani nel mondo». Susanne Janssen, New York Live streaming dalle 15 ora italiana su : http://webtv.un.org/live/ (altro…)
21 Apr 2015 | Centro internazionale, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Oggi comincia il dibattito dell’ONU sulla “Promozione della tolleranza e della riconciliazione: favorendo società pacifiche, accoglienti e contrastando l’estremismo violento”. Tra i leader religiosi invitati a contribuire c’è Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari. Tre domande prima di entrare nella sede centrale delle Nazione Unite: Come si sente prima di partecipare a questo evento ad alto livello con rappresentanti dei 193 stati membri? «Sono abbastanza tranquilla. A volte a queste organizzazioni manca proprio la testimonianza di quanto già si fa nel mondo per la pace. Ho l’impressione che spesso quanti vi lavorano si sentano soli e abbiano bisogno che qualcuno sia con loro sul campo, lavorando per gli stessi scopi. Con un ideale così grande, come quello che ci ha dato Chiara Lubich, non lavoriamo soltanto per la riconciliazione e per la giustizia sociale, ma questi sono dei passi per arrivare all’unità». Guardando il mondo, oggi qualcuno pensa che le religioni portino più la divisione che la pace… «Certamente nessuna religione è fautrice della guerra. La parola religione vuole dire legame, è un legame fra gli uomini. Come può una religione generare la guerra? La guerra nasce nel cuore degli uomini, e gli uomini, a qualsiasi religione appartengano, possono essere buoni o cattivi. La religione è presa tante volte come un pretesto per giustificare motivi molto più terreni e antiumani: il desiderio di potenza, di sopraffare i più deboli, di vendere i propri prodotti, comprese le armi. La radice delle guerre non è sicuramente nelle religioni, ma in queste altre motivazioni che in fondo sono sempre frutto dell’egoismo». Con gli scontri che ci sono adesso per esempio nel Medio Oriente o in Nigeria, lei è ancora ottimista che la pace sia possibile? «Non posso non essere ottimista perché Gesù è la pace. E siccome noi seguiamo Gesù, dobbiamo credere che la pace è possibile. È vero che Lui stesso ha detto ‘Sono venuto per portare la spada’, vuol dire prendere anche posizioni decise. Credo che quello che le religioni possano aiutare a fare è risvegliare la coscienza dell’umanità: la pace non è solamente un bene fra i tanti beni ma, senza la pace, tutti gli altri beni non servono a niente. Si può lavorare per la pace se ci mettiamo tutti insieme, sia il ricco che il povero, sia il potente che il meno potente, il religioso che quello che non si riconosce in nessuna religione. Dobbiamo lavorare per queste relazioni di pace nella famiglia umana, dove siamo veramente tutti uguali, e dobbiamo testimoniare questa uguaglianza». Il Dibattito ad Alto Livello al Palazzo di Vetro di New York avviene su iniziativa del Presidente dell’Assemblea Generale Sam Kutesa, del Segretario Generale Ban Ki-moon e dell’Alto Rappresentante dell’Alleanza delle Civiltà Nassir Abdulaziz Al-Nasser. Il 21 aprile si parlerà delle strategie per raggiungere società che includano tutti. Il 22 aprile i leader di varie religioni sono invitati a testimoniare il potenziale per costruire tolleranza e riconciliazione. Susanne Janssen, New York Live streaming della web TV delle Nazione Unite: http://webtv.un.org/live/ (altro…)
18 Apr 2015 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Non si può dire qui chi è stato Igino Giordani per il Movimento dei Focolari. Basti pensare che egli è un cofondatore del Movimento stesso. Ora essere fondatori o anche cofondatori di un’Opera che la Chiesa riconosce sua, comporta un’azione così molteplice e complessa della grazia di Dio, impulsi così vari e validi dello Spirito Santo, comportamenti, da parte del soggetto, così decisivi per l’Opera ed il più delle volte imprevisti perché suggeriti dall’Alto, richiesta di sofferenze spesso penetranti e prolungate nel tempo, elargizioni di grazie di luce e di amore, non ordinarie, che è meglio affidare alla storia della Chiesa e dei Movimenti spirituali che l’abbelliscono di secolo in secolo, la rivelazione di questa figura. Si può dire qualcosa, anche se non è facile, di Igino Giordani focolarino. Il focolarino fa ogni cosa, prega, lavora, soffre, per arrivare a questo traguardo: esser perfetto nell’amore. Ebbene ci sembra proprio di dover affermare che Giordani ha raggiunto questa mèta. Per quanto noi possiamo giudicare, egli è stato perfetto nell’amore. Ha impersonato quindi il nome di battaglia col quale era chiamato nel Movimento: Foco, fuoco, e cioè quel amore verso Dio e il prossimo, soprannaturale e naturale, che sta alla base ed al vertice della vita cristiana, contribuendo in maniera unica a mantener viva in mezzo a tutti noi la realtà della “parola di vita” che gli era stata indicata al suo ingresso nel Movimento: “Amatevi a vicenda come io ho amato voi”. Quelli che hanno conosciuto a fondo Igino Giordani, sono concordi nel costatare e nell’affermare che egli ha vissuto le beatitudini. “Puro di cuore” in maniera eccezionale, ha aperto a persone coniugate di ambo i sessi, di varie parti del mondo, la possibilità d’una originale consacrazione a Dio, pur nello stato matrimoniale, mediante una verginità spirituale, effetto della più ardente carità. Questa purezza di cuore gli affinò i sentimenti più sacri e li potenziò. Aveva un tenerissimo amore per la sua sposa. Ed alla fine della vita commuoveva ed impressionava l’intensità dell’affetto verso i suoi quattro figlioli. Così per i suoi nipoti. Era un padre perfetto, un nonno perfetto e un uomo tutto di Dio. E’ stato “povero in spirito” con un distacco completo non solo da tutto ciò che possedeva, ma soprattutto da tutto ciò che era. Era carico di misericordia. Vicino a lui anche il più misero peccatore si sentiva perdonato ed il più povero si sentiva re. Una delle caratteristiche più spiccate, come documenta anche la sua storia di uomo politico, è stata quella di “operatore di pace”. Ed era arrivato a possedere tale mitezza da far capire come il Vangelo dica che chi ha questa virtù possiede la terra: egli con la più nobile gentilezza, con quel modo di trattare, con quelle parole tutte sue che aveva per ognuno, conquistava tutti quelli che avvicinava. Chiunque si sentiva a suo agio, considerato con dignità, anche i giovani riuscivano a stabilire con lui un rapporto da pari a pari. E si costatava come, soprattutto negli ultimi anni, irradiasse, parlando, qualcosa di soprannaturale. “Aveva fame e sete della giustizia” per la quale ha combattuto tutta la vita. Ed ha subìto persecuzioni per il nome di Dio, per cui oggi lo crediamo in possesso del Suo Regno. Ma molte altre parole del Vangelo fanno ricordare la sua figura. Da lui si comprende cosa significhi quella conversione che Gesù chiede, per cui occorre farsi bambini. Cristiano di prim’ordine, dotto, apologeta, apostolo, quando gli è parso d’incontrare una polla d’acqua genuina, che sgorgava dalla Chiesa, ha saputo “vendere tutto” per seguire Gesù che lo chiamava a dissetarsi di quell’acqua. Avendo molto sofferto per quell’emarginazione spirituale in cui gli sembrava di scorgere ai suoi tempi il laicato, ambiva con tutto il suo grande cuore ad abbattere pareti divisorie fra persone che stavano nello stato di perfezione ed altri – aggiungeva scherzando – in quello di imperfezione. In pratica, egli era sensibilissimo ai segni dei tempi, anzi era lui stesso un segno dei tempi, di questi tempi in cui lo Spirito Santo chiama tutto il popolo di Dio alla santità. Quando Igino Giordani aveva incontrato il Movimento era formato soltanto da persone vergini. È stato lui a spalancarlo ai coniugati, che al suo seguito hanno avvertito la fame di santità e di consacrazione, mandando ad effetto quel progetto, prima soltanto intravisto, d’una convivenza di vergini e coniugati, per quanto è a questi consentito, sull’immagine della famiglia di Nazareth. Giordani è stato uno dei più grandi doni che il cielo abbia fatto al Movimento dei Focolari». (tratto da: Chiara Lubich, Igino Giordani focolarino, «Città Nuova» n. 9-10 maggio 1980) (altro…)
9 Apr 2015 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Il 20 marzo è stata inaugurata a Mendicino (Cosenza) la nuova chiesa parrocchiale dedicata a Cristo Salvatore. Un evento celebrato proprio nell’anniversario dell’arcivescovo mons. Nunnari e che ha coronato il sogno dell’intera comunità ecclesiale di 10.000 abitanti che ora dispone di un luogo di culto dalla struttura decisamente originale, con una quindicina di aule per la catechesi, una sala per incontri, la canonica. Il progetto, attuato con il supporto tecnico di esperti mendicinesi, è stato ideato a cura del Centro Ave Arte di Loppiano, un traguardo architettonico che scaturisce dall’ispirazione e dalla ricerca portata avanti negli anni dall’équipe di architetti della cittadella dei Focolari.
Perché oltre alla riflessione continuamente condivisa al proprio interno, tale équipe si pone in sinergica relazione culturale anche con architetti di tutto il mondo. È del dicembre scorso, ad esempio, la partecipazione ad un convegno internazionale organizzato a Barcellona dall’Ordine degli Architetti della Catalogna (Spagna), sul tema del patrimonio sacro. L’équipe vi ha partecipato non solo in rappresentanza del Centro di Loppiano, ma del più vasto gruppo “Dialoghi in architettura”, la rete internazionale dei Focolari composta da studiosi e professionisti la cui attività e interessi culturali ruotano attorno al tema dell’architettura. E proprio in questo convegno in Spagna è stato richiesto a tre di loro: Mario Tancredi e Iole Parisi dall’Italia e Tobias Klodwig dalla Germania, di presentare un intervento corale dal titolo: ‘Cristianesimo flessibile, tra vita della comunità e spazi sacri’, un approccio, il loro, che ha destato nei 150 architetti provenienti da Spagna e altri Paesi d’Europa, non poco interesse.
I tre relatori, partendo dal dato che forme e spazi dell’architettura mutano in base all’esperienza di vita delle comunità cristiane, hanno posto alcune riflessioni e provocazioni sul fatto che l’architettura si arricchisce proprio degli elementi ‘immateriali’ che il concetto stesso di “sacro” può assumere nei vari contesti culturali: il forte valore sociale che si percepisce in America Latina, la profezia del segno ancestrale di realizzazioni in terra africana; la valenza delle espressioni simboliche contenute nelle cattedrali europee e nelle chiese di metropoli globalizzate. Per esprimere tutto ciò essi si sono avvalsi di alcuni esempi concreti: la chiesa Maria Théotokos a Loppiano, come espressione di un carisma contemporaneo; la chiesa di St. Claire a Fontem in Africa che comunica i valori della cultura locale; alcuni progetti di trasformazione di chiese dismesse in Germania. Per ‘Dialoghi in architettura’ la ricerca culturale è in continuo evolversi, mossa dall’esigenza di coniugare – proprio perché ha a che fare con l’Assoluto – continuità e innovazione. In un dialogo sempre più fecondo sia con la committenza che col mondo accademico. (altro…)
1 Apr 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Spiritualità
«Nella liturgia pasquale, si ringrazia Dio per aver fatto splendere, «in piena luce, Cristo, il quale, dopo aver salvato gli uomini col suo mistero pasquale, riempì la chiesa di Spirito Santo e l’arricchì mirabilmente di doni celesti», tra questi il sacerdozio regale conferito a tutti i fedeli. La chiesa dunque è santa, perché piena di Spirito Santo; è il corpo di Cristo che è la santità totale. Cristo l’ha istituita per continuare con lei a redimere e ne ha fatto lo strumento di liberazione dal male e di attrazione al bene. Il Vangelo realizzato, l’umanità recuperata, la convivenza con Dio in unità perenne, la grazia comunicata ininterrottamente: questa é la chiesa. E la chiesa siamo noi, compaginati, coi sacramenti e la dottrina, attorno al papa e ai vescovi, componendo un corpo sociale, le cui arterie portano il sangue di Cristo, la cui anima è lo Spirito Santo, principio di santificazione. Così, la chiesa è la degna stanza della Trinità divina in terra. Manzoni la chiama «madre dei santi, immagine della città superna». Suo compito è la nostra santificazione. E il mistero pasquale riassume lo scopo per cui siamo su questo pianeta e lo scopo per cui sul pianeta è disceso, a essere crocifisso, lo stesso Figlio di Dio». Giordani continua sottolineando come l’uomo ha sete di santità e di verità e rifiuta di trascinare un’esistenza insulsa e senza colore: vuole vivere, non languire. È per questo che sbagliamo se proponiamo un cristianesimo illanguidito, ambiguo, illudendoci di attirare così le persone. «Quel dire e non dire genera una “no man’s land”, una zona desertica. Non é un servizio al Signore, la cui parola fu sempre esplicita; non serve a Dio e provoca il disgusto di quelli stessi, a cui si pensa di rendere più appetibile l’idea religiosa. Chi ha ammorbidito la verità, chi ha camuffato la croce a decorazione, ha sottratto al popolo la bellezza e la potenza del comandamento divino, che invita a dare a Dio il corpo, l’anima, tutto, prendendo posizione per Cristo, sino a farsi Lui. Sì, sì, no, no, insegna il Vangelo ed esige la chiesa. Il ni sfiacca la fede e nullifica la chiesa. Santificali nella verità; la tua parola è verità! Chiese Gesù al Padre mentre stava per consumare il sacrificio supremo dell’amore. Nella verità, non nella neutralità o nella mediocrità o nella banalità… Se si accoglie Cristo intero, allora tutta la giornata, qualunque lavoro si faccia, viene spesa a professare la fede. La vita allora diventa un’operazione meravigliosa, quasi una liturgia ininterrotta, dove ricchi o poveri, malati o sani, uomini o donne, vecchi o giovani, tutti si ha da fare; tutti si può edificare. Edificare un destino eterno con materiali del tempo. Questa è la santificazione. La quale non è una diserzione dalla vita. È un viverla, la vita, intera e sana, eliminando le tossine. Cristo chiede a tutti, anche a te e a me, di seguirlo rompendo i ponti col passato, con ciò che è morto, ritrovandoci in una giovinezza perenne. Questa è la libertà. Cosi riguardata, la chiesa, con la quale il Salvatore seguita a donare la salute, appare un divino ministero della sanità: sacramento che risolve la morte in resurrezione». Da Igino Giordani, Il mistero pasquale, Città Nuova, Roma, n.6 del 25.3.1977, pp.24-25. (altro…)