19 Ott 2012 | Centro internazionale, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
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Ci sentiamo chiamati ad essere protagonisti nella costruzione di Sophia, progetto niente affatto margin-right: 10px; border: 0px;concluso, ma che necessita del contributo di ciascuno di noi”. Così Ines Tolentino Da Silva, portoghese e rappresentante nel Consiglio di sede ha portato la voce degli studenti all’inaugurazione del quinto anno accademico dell’Istituto Universitario Sophia, che si è svolta il 18 ottobre a Loppiano. Ad oggi, gli studenti che hanno conseguito la laurea magistrale in “Fondamenti e prospettive di una cultura dell’unità” sono 49; 80 gli iscritti attualmente ai diversi anni, indirizzi e gradi di specializzazioni di 27 nazioni diverse. Puntuale è arrivato il messaggio di saluto della Vice Gran Cancelliere, Maria Voce, presidente dei Focolari, impossibilitata ad essere presente perché impegnata nei lavori del Sinodo dei Vescovi. Indicando la condicio sine qua non dell’esperienza di Sophia, ha affermato che: «Il progetto è ardito ma non per questo meno appassionante: domanda reciproca capacità di ascolto, profonda condivisione di intenti, rinnovata fedeltà all’intuizione originaria, comune sguardo proteso verso un futuro da costruire insieme. In una parola, domanda ancor più decisamente a tutti noi l’amore, di vivere, di essere l’uno per l’altro amore».

Il teologo Piero Coda, preside dello IUS
È toccato poi al neo rieletto preside dello IUS, il teologo Piero Coda, indicare le direttrici d’impegno del prossimo quadriennio. Sono decollate tre nuove specializzazioni in Economia e Management, Ontologia trinitaria e Studi politici; una commissione sta lavorando alla revisione degli Statuti che reggono l’Istituto in vista dell’approvazione definitiva. Inoltre, al fine di concretizzare di più e meglio quell’ “unità di vita e di pensiero” caratteristica, sono state avanzate le proposte di costituzione del Senato accademico quale punto di convergenza dei rappresentanti di tutte le componenti e di un Consiglio per la vita della comunità degli studenti che vada ad affiancare il già collaudato consiglio accademico. 
prof. Pasquale Ferrara
Infine, la prolusione quest’anno è stata affidata al prof. Pasquale Ferrara, docente presso lo IUS, diplomatico di lungo corso e Segretario Generale dell’Istituto Universitario Europeo. Con un ampio excursus storico-politico, Ferrara ha trattato il tema della “pace costituente” che di recente ha ricevuto un’autorevole e più che legittima conferma con il conferimento del Nobel per la Pace assegnato all’Unione Europea.
Discorso del Preside, prof. Piero Coda Messaggio della Presidente dei Focolari, Vice Gran Cancelliere dello IUS, Maria Voce Discorso dell’Arcivescovo di Firenze, Gran Cancelliere dello IUS, Mons. Betori
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18 Ott 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il Movimento dei Focolari – presente nei cinque continenti in 194 Paesi, nei più diversi strati della popolazione, di ogni età, in ambienti religiosi o laici, spesso in zone di frontiera – insieme a tutta la Chiesa si è impegnato con nuovo slancio e ardore nell’evangelizzazione. Convinto dell’importanza di essere evangelizzati per evangelizzare, cura la formazione dei suoi membri affinché possano essere luce, lievito, sale. “Cellule d’ambiente”, formate da due o più in uno stesso luogo, portano la presenza viva del Risorto dovunque, nei caseggiati, nelle fabbriche, nei luoghi di amministrazione pubblica, negli ospedali, nelle scuole e nelle università. A livello territoriale le “comunità locali” rendono visibili nei quartieri e nelle città i rapporti di fraternità suscitati dal Vangelo. Per il suo carisma proprio, quello dell’unità invocata da Gesù nel suo testamento (Gv 17, 21), il Movimento predilige le forme di testimonianza collettiva, come le giornate o manifestazioni internazionali, le Mariapoli e le Cittadelle, dove la legge degli abitanti è il comandamento nuovo. Si serve anche della stampa, come Città Nuova, e dei nuovi media e social networks. Una via privilegiata è quella dei dialoghi: ecumenico, interreligioso, con coloro che non si riconoscono in alcuna convinzione religiosa e con la cultura contemporanea, dove il Movimento offre il suo contributo per illuminare di luce cristiana i vari ambiti culturali della società. (altro…)
11 Ott 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il Movimento dei Focolari accoglie l’invito lanciato oggi da papa Benedetto XVI, alla solenne celebrazione che ha aperto l’Anno della fede e che celebra il 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II: far risplendere la bellezza della fede nell’oggi del nostro tempo con quella stessa “tensione commovente” dei padri conciliari. Chiesa-comunione, applicazione del Vangelo nel quotidiano, dialoghi, comunione fra laici e sacerdoti, ruolo della donna, importanza del sociale, sono alcuni dei principi sviluppati dal Vaticano II, già in qualche modo presenti nella vita del Movimento dei Focolari dal suo nascere. “Le sfide tuttora aperte – afferma Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari – sono quelle di attuare quello che il Concilio ha voluto indicare e di far diventare più capillare la conoscenza dei contenuti e delle novità presenti nei documenti conciliari. La maturazione del laicato dovrebbe contribuire in modo considerevole nella preziosa opera di trasferimento dei principi del Vaticano II nella popolazione credente”. Maria Voce sta partecipando in qualità di uditrice alla sessione del Sinodo dei Vescovi su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. “L’umanità – afferma ancora Maria Voce – ha bisogno di incontrare Dio attraverso l’amore dei fratelli. È questa la via di evangelizzazione intuita da Chiara Lubich e fatta propria dai membri dei Focolari: un impegno vissuto nel quotidiano, a fianco delle persone, teso a realizzare sempre e ovunque la preghiera di Gesù al Padre, ‘Che tutti siano una cosa sola’, a fare cioè già in questo tempo, dell’umanità, un’unica famiglia”. (altro…)
11 Ott 2012 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo, Spiritualità
La fede è un fuoco che tanto più cresce a quante più anime si apprende: chi se lo chiude in sé, rischia di soffocarlo, per mancanza di quell’ossigeno che è la carità, virtù espansiva, e non egocentrica. Non si è fatto tutto quando si ha la fede per sé; allora comincia il debito di darla ad altri. La religione nella coscienza nasce; ma non ci muore. Nasce, e si espande fuori. Chiudersela dentro, come in uno scrigno, significa comprimervi l’immensità di Dio e dell’amore, cioè compiere un’operazione di deformazione e limitazione; e ne segue un culto piccolo, a nostra misura, geloso del culto altrui; un tentativo settario di sequestrare pei propri usi la divinità. Al Gesù nostro si sostituisce il Gesù mio: la cattolicità si raggrinzisce a morte; la fraternità si viviseziona. Si diventa acattolici, senza accorgersene, adottando in pratica il principio dell’ognuno per sé e io per tutti, nel quale la solidarietà del Corpo mistico si scompone. Come se nell’organismo umano, una cellula o un organo agisse solo per sé, non allegato con gli altri. Ma, – e qui sta la forza della vera personalità, – il singolo non vive per sé; anzi vive il meno possibile per sé, e il suo progredire spirituale è un continuo rinunziare a sé, perché servendo gli altri serve Dio e se medesimo. Secondo il paradosso di Cristo, chi pensa più a sé, pensa meno a sé: avaro che muore di paura e di fame; più facile salvarsi mediante gli altri; ché la salvezza è data da Dio sulla regola delle opere dell’uomo, cioè delle prestazioni al prossimo, nelle quali attua la legge d’amore, legato, com’è, a Dio non solo dalla fede, ma anche dall’amore, che si traduce in atti; da una fede collaudata dai fatti, con cui sta verso Dio, non solo a tu per tu, ma anche in compagnia dei fratelli, come ogni figlio verso il padre, col debito della solidarietà. Una spinta in altezza lo conduce a Dio; una in latitudine lo conduce all’umanità: le due spinte non sono indipendenti, ma legate, come le due assi della croce, che s’incontrano sul cuore di Cristo; e quanto più una ascende, tanto più l’altra si dilata; più si ama Dio, più si cercano gli uomini, in ciascuno dei quali l’immagine di lui risplende. Tratto da Igino Giordani, Segno di Contraddizione, 1933 (Ed. Città Nuova, 1964- pp.272-274/ p.321) www.iginogiordani.info (altro…)
27 Set 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Spiritualità
Maria Voce è stata nominata da Papa Benedetto XVI uditrice alla prossima sessione del Sinodo dei Vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, che si terrà in Vaticano dal 7 al 28 ottobre. “L’esperienza del Sinodo, in cui viene in evidenza in modo eminente la collegialità della Chiesa, ci trova particolarmente sensibili, anche per il carisma dell’unità che ci caratterizza”. Con queste parole Maria Voce esprime la sua adesione e manifesta la profonda riconoscenza al Santo Padre per la fiducia che, con questo invito, dimostra a lei e a tutto il Movimento dei Focolari, vedendo in questa circostanza un’opportunità di servizio alla Chiesa universale. La presidente dei Focolari recentemente, rivolgendosi alla comunità dell’Argentina, diceva: “Il Vangelo deve essere il nostro vestito. Aiutiamoci a viverlo per annunziare che Cristo è vivo, e così permettere che altri s’incontrino con lui presente tra noi per l’amore reciproco che ci lega”. Sono stati nominati anche due altri membri dei Focolari: Ernestine Sikujua Kinyabuuma, docente all’Istituto Universitario Maria Malkia di Lubumbashi (Rep. Democratica del Congo) e Gisèle Muchati, responsabile regionale in Siria di Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari. Dal dicembre 2011 Maria Voce è Consultore del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. Fonte: Servizio Informazione Focolari (altro…)
25 Set 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Tre sale collegate, 3.000 persone e la diretta streaming, a sottolineare la grande attesa suscitata dalla presentazione del libro-intervista in cui Maria Voce si è prestata volentieri a rispondere alle domande a tutto campo dei giornalisti Michele Zanzucchi e Paolo Lòriga (rispettivamente direttore e caporedattore del quindicinale Città Nuova): “Cosa fanno e cosa pensano i focolarini dopo Chiara Lubich? Sono progressisti o conservatori? Lavorano per conquistare posti di rilievo nella Chiesa e in politica? Sono dei buonisti che sorridono troppo?…”. “La scommessa di Emmaus”, questo il titolo del volume che è stato presentato in anteprima il 22 settembre, in un dialogo tra la stessa presidente dei Focolari e Lucetta Scaraffia (storica ed editorialista de “L’Osservatore Romano”) e Marco Politi (scrittore ed editorialista de “Il Fatto Quotidiano”). Scaraffia e Politi non si sono lasciati sfuggire l’occasione di avere di fronte Maria Voce in persona e l’intervista ha toccato gli argomenti più diversi: come affrontare il tema dell’immagine dopo un tempo di nascondimento; la richiesta che i Focolari si facciano promotori della riflessione di grandi temi come il protagonismo dei laici, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e con persone di convinzioni diverse; la donna, fine vita, famiglia e lavoro, i musulmani in Europa; il carisma femminile di Chiara Lubich come dono per la Chiesa; il ridotto numero dei focolarini che fanno una scelta radicale di vita in confronto al vasto Movimento, e altro ancora.
Maria Voce sembra trovarsi nel salotto di casa sua con due amici. Non si scompone e risponde con immediatezza e lucidità. “Non siamo ammalati di nascondimento, ma non ci teniamo a farci pubblicità. Desidereremmo, piuttosto, che le persone conoscessero quel tanto di incisività positiva che riusciamo a mettere nelle realtà umane. Non sento di avere cose significative da dire come Maria Voce, ma come Movimento dei Focolari”. “I laici non hanno bisogno di incoraggiamento, ma piuttosto di essere lasciati liberi di agire in un contesto ecclesiale di maggiore fiducia”, si legge nel libro. Questa frase, particolarmente apprezzata dalla Scaraffia, è lo spunto per riflettere su laici e donna: “Chiara, prima ancora di essere una donna, è laica. (…) [La sua] è stata una grande anticipazione, quella di far sentire la forza vitale del laicato nella Chiesa. Per quanto riguarda la presenza femminile, Chiara amava dire che la donna ha, come caratteristica propria, una capacità più grande di amare e di soffrire. Questo è manifestato soprattutto nella maternità. Quindi direi che la donna ha, in modo particolare, la capacità di far famiglia. (…) In una Chiesa che si vuole sempre di più famiglia, comunione, sintesi di tutte le aspirazioni dell’umanità, la donna ha la sua funzione importante. Però – così come sempre Chiara ha detto – sono convinta che la donna e l’uomo sono davanti a Dio ugualmente responsabili. Nel Vangelo c’è scritto che non c’è nè uomo nè donna, nè giudeo nè greco, quindi l’importante è che sia la donna che l’uomo diventino quello che devono essere, cioè Cristo nella Chiesa”. Dopo un intermezzo musicale Marco Politi propone “un focolare del colloquio”: promuovere regolarmente delle riflessioni sui grandi temi. “È una sfida più che una domanda” ribatte Maria Voce. “Sarebbe, questa, una cosa più congeniale al nostro stile, al nostro modo di fare, perché non sarebbe tanto un mettere a confronto grandi idee, ma delle esperienze – come è stato d’altra parte in questi due giorni a LoppianoLab –. La testimonianza che vogliamo dare è quella del rapporto con chi ci sta accanto, non con i grandi sistemi”.
Riguardo al “problema della costruzione delle moschee, per esempio, ritengo che la cosa più importante sia che i musulmani si sentano accolti e compresi dai cristiani anche nel modo di esprimere la propria religiosità”. Continua affermando che il Movimento arriva alla riflessione dei grandi temi con il proprio stile, di vicinanza, di esperienza vitale. “Ad esempio in una scuola, in un ospedale, si mettono insieme le persone del Movimento che vi operano e condividono le esperienze della loro professione vissuta cristianamente. Dalla vita spesso nasce anche una riflessione che genera delle iniziative concrete, insieme a delle linee di pensiero che poi vengono offerte”. “Il carisma di per sè ha le risposte. Sono le domande che cambiano secondo i tempi. A nuove domande, si esigono nuovi modi di formulare le risposte che comunque si trovano nel carisma”. Riguardo all’ecumenismo: “Credo che sia un cammino difficile. È una vergogna per tutti i cristiani essere divisi. Se ce ne rendiamo conto, ne soffriamo. E il partecipare tutti della stessa sofferenza, non potrà non farci fare dei passi per superarla. Allora può darsi che si faranno, anche se con fatica, dei passi verso l’unità. Per arrivarci, bisogna saper perdere qualcosa, tutti! E questo costa. Noi crediamo che, come Movimento, la nostra funzione è proprio quella di metterci in questa spaccatura. Dobbiamo camminare! Credo che sia una ricerca che dobbiamo fare insieme”. Sul numero esiguo dei focolarini: “Proprio perché è una scelta radicale, il consumarsi nell’unità – che significa amarsi reciprocamente, perdendosi completamente nell’altro, perché Dio sia fra di noi – è una scelta esigente per la quale non tutti sono chiamati; anche se la scelta di Dio la fanno tutti nel Movimento”. E conclude: “A noi interessa che vada avanti l’idea della fraternità universale. È Dio che conduce la storia, dunque non dobbiamo aver paura”. L’ora è volata via. Tra i tre sul palco e i 3.000 presenti si è creato un feeling che non si vorrebbe interrompere. Ma la “scommessa di Emmaus” ormai è stata lanciata e accolta.
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