Movimento dei Focolari

Un inestimabile patrimonio comune

Riportiamo lo stralcio di un’intervista rilasciata nel 2004 da Chiara Lubich, in cui sviluppa l’incontro e il rapporto suo e del Movimento dei focolari con l’ebraismo. Nel 1998, durante un viaggio a Buenos Aires, aveva incontrato membri della Comunità Ebraica di Argentina e Uruguay, su invito della B’nai B’rith Argentina e di altre organizzazioni… “Quando mi stavo preparando all’incontro di Buenos Aires, il mio primo desiderio era di conoscere più profondamente i miei “fratelli maggiori” per intrecciare con loro una relazione profonda, nutrita di doni reciproci, così come fanno fratelli che si scoprono tali dopo lungo tempo e si amano. Mi chiedevo: se la semplice “regola d’oro”, di cui ho parlato, riesce a farci fraternizzare – se non sempre in Dio, almeno nella fede di un Essere superiore – con i fedeli di altre religioni, che cosa potrà avvenire se il Signore ci chiarirà questa sua volontà di approfondire la relazione fraterna fra noi, ebrei e cristiani, che abbiamo in comune il patrimonio inestimabile della Bibbia in quello che noi chiamiamo l’Antico Testamento? Mi ero lasciata illuminare da tante divine verità che costellano la tradizione ebraica. Ero rimasta sorpresa, come dicevo, nel toccare con mano la sintonia tra la spiritualità che ha preso forma dalle parole del Vangelo diventate per noi vita, e le parole dell’Antico Testamento”. (G.B. Bunori, La croce e la sinagoga, Ed. FrancoAngeli 2005, pagg 119-127) Leggi l’intervista

7 dicembre 1943: quel «Sì per sempre»

Era il 7 dicembre 1943. Ecco come lei stessa ricorda quel momento, quando, di prima mattina, sola, era al Collegio Serafico dei Cappuccini: là, nella cappella, l’aspettava un sacerdote. Al momento della Comunione, aveva pronunciato il suo sì per sempre a Dio, la roccia su cui tutto ebbe inizio: “Immaginate, una ragazza innamorata: innamorata di quell’amore che è il primo, il più puro, quello non ancora dichiarato, ma che comincia bruciare l’anima. Con una sola differenza: la ragazza innamorata così, su questa terra, ha negli occhi la figura del suo amato; questa, non lo vede, non lo sente, non lo tocca, non ne avverte il profumo, con i sensi di questo corpo, ma con quelli dell’anima, attraverso i quali l’amore è entrato e l’ha invasa tutta. Di qui una gioia caratteristica, difficile a riprovare nella vita, gioia segreta, serena, esultante. La chiesetta era adornata alla meglio. Sullo sfondo campeggiava una Madonna Immacolata. Prima della comunione ho visto, in un attimo, quello che stavo per fare: avevo attraversato un ponte con la consacrazione a Dio; il ponte mi crollava dietro le spalle, non sarei più potuta tornare nel mondo. Io mi sposavo, sposavo Dio. Ed era quel Dio che più tardi si sarebbe manifestato come abbandonato. Quell’aprire gli occhi su ciò che stavo facendo – ricordo – è stato immediato, breve, ma così forte che mi è caduta una lacrima sul messalino. Credo di aver fatto la strada di ritorno verso casa di corsa. Mi sono soffermata soltanto vicino, mi sembra, al Vescovado, a comperare tre garofani rossi per il Crocifisso che mi attendeva in camera, sarebbero stati segno della festa comune”. (altro…)

«Paradiso ‘49»

SOMMARIO

Editoriale

QUESTO NUMERO – di Giuseppe Maria Zanghí – Trent’anni fa Chiara Lubich ha fatto nascere questa rivista, «Nuova Umanità», una delle espressioni, a livello culturale, del carisma dell’unità. Con gratitudine proponiamo ai lettori un primo numero dedicato a lei, accolta per sempre nel Seno del Padre il 14 marzo 2008.

Nella luce dell’ideale dell’unità

“PARADISO ’49” – di Chiara Lubich – In poche, densissime pagine, Chiara Lubich tratteggia l’esperienza mistica avuta, nell’estate del 1949, a sei anni dall’inizio del Movimento dei Focolari. Dopo un periodo di intensa vita evangelica, durante il quale si erano già delineati i punti principali della nuova spiritualità, in questi mesi, che Chiara definirà come il “Paradiso del ‘49”, Dio apre a lei – e, attraverso di lei, al piccolo corpo del Movimento nascente – la piena comprensione del carisma dell’unità e dell’Opera che ne sarebbe nata. LA LUCE DI GESÙ ABBANDONATO – di Giuseppe Maria Zanghí – «Sarà, alla fine, il buio? Niente?»; la domanda intorno al proprio destino è stata posta, da sempre, nelle forme più semplici della riflessione esistenziale, da ogni uomo; ed è, allo stesso tempo, la domanda filosofica per eccellenza, quella che caratterizza la ricerca giovanile dell’Autore al momento dell’incontro con Chiara Lubich. Ella gli apre la strada della conoscenza in Cristo, che trova il suo reale compimento luminoso nella realtà di Gesù Abbandonato. È nella profondità misteriosa dell’Abbandono, infatti, che il carisma di Chiara Lubich indica la soluzione delle contraddizioni umane, l’aprirsi dello sguardo di Dio che è Luce nel buio, Essere nel nulla. Così che il grido di Gesù, il suo “perché”, la domanda nella quale si raccolgono tutti gli umani interrogativi, si manifesta come perfezione d’Amore, e diviene risposta, conoscenza. L’Autore spiega come questa scoperta diventi, in Chiara, una nuova via conoscitiva, capace di generare un metodo e una scuola, la “Scuola Abbà”, che Chiara ha fondato. L’ALBERO E LA CHIOMA: UN PERCORSO DI TEOLOGIA TRINITARIA NELLA LUCE DELLA SCUOLA ABBÀ – di Piero Coda – La novità espressa dal carisma dell’unità in rapporto alla conoscenza di Dio Trinità può essere compresa appieno solo sulla base delle tappe del cammino che ci ha portato all’attuale momento nella comprensione del mistero trinitario. In realtà, la maturazione della coscienza teologica nella conoscenza di Dio Trinità è sempre connessa a un’esperienza spirituale, e cioè all’azione dello Spirito Santo che – come promette Gesù nel Vangelo di Giovanni – «vi introdurrà nella verità tutta intera» (Gv 16, 13). L’esperienza di unità anche a livello intellettuale vissuta oggi grazie al carisma di Chiara, offre il luogo e la chiave per cogliere gli elementi positivi, e cioè i guadagni maturati dalla coscienza cristiana lungo i secoli, mettendoli in unità tra loro: un’unità che non è semplice somma degli addendi, ma qualcosa di nuovo e inedito. Di tutto ciò il presente contributo intende offrire un’esemplificazione maturata in questi anni nel contesto della “Scuola Abbà”. IL PENSIERO “NUZIALE” DI CHIARA LUBICH – di Antonio Maria Baggio – Fin da giovane Chiara Lubich era animata da un profondo desiderio di conoscenza, che ha trasformato la sua vita in una continua ricerca della verità. Questo percorso avviene all’interno di una realtà “nuziale”, costituita dal matrimonio spirituale di Chiara con Dio, dove il Vero viene attinto attraverso un’intelligenza d’Amore. L’esperienza paradigmatica di questa conoscenza avviene nel periodo contemplativo dell’estate del 1949: un evento straordinario che Chiara vive partecipandolo a Igino Giordani e al primo gruppo di focolarine. Il carattere comunitario di tale esperienza contemplativa si accompagna ad alcune rilevanti specificità del carisma dell’unità, sia per quanto riguarda la natura delle nozze spirituali, sia relativamente al modo di conoscere e di vivere che ad esse è collegato. CHIARA LUBICH SCRITTRICE. PRIMI CENNI SULL’ESPRESSIONE LETTERARIA DI UN CARISMA – di Maria Caterina Atzori – La fondatrice dei Focolari ha consegnato alla storia dell’umanità molte pagine, alle quali ha affidato la stessa esperienza mistica da lei vissuta negli anni 1949-1950. Questi scritti hanno una “nuova parola” da dire in ambito linguistico-letterario. È ciò che l’Autrice vuole mettere in luce con lo studio proposto. Apre l’articolo una breve presentazione di Chiara come “voce controcorrente” nel contesto storico-letterario del secondo dopoguerra; si chiariscono quindi le motivazioni che la spinsero a “scrivere” ancora in quel lontano 1949: «Sento in me tanta Luce che non sarebbero sufficienti tanti volumi quanti i fili d’erba del mondo. Che le anime entrino in questa Luce…». Lo studio si concentra poi sul brano scelto e, attraverso una puntuale analisi del significante e del significato, lascia intravedere non solo lo stretto legame che intercorre tra lingua, letteratura e carisma dell’unità negli scritti di Chiara, ma anche quello che, alla luce del carisma dell’unità, potrebbe essere il nuovo ruolo dello scrittore e, per il lettore, un modo “nuovo” di entrare in relazione con la pagina scritta. L’ECONOMIA DI COMUNIONE DI CHIARA. QUANDO UN CARISMA CAMBIA ANCHE L’ECONOMIA – di Luigino Bruni – L’articolo presenta l’economia di comunione come “economia carismatica”, mettendo in luce l’intuizione originaria di Chiara Lubich. L’autore inoltre, a partire dai cardini del carisma dell’unità, individua alcune caratteristiche dell’EdC che la mettono in rapporto con altre esperienze storiche di economia carismatica. La povertà intesa nel senso delle relazioni spezzate, e la comunione come stile di vita che costruisce un nuovo modello di rapporto con i beni, vengono indicati come elementi chiave dell’economia di comunione.

Spazio letterario

CANZONE DEL CORTO CIRCUITO – di Giovanni Casoli – Questa poesia si ispira, in particolare, agli ultimi tempi vissuti da Chiara Lubich.

In dialogo

LA DOTTRINA SPIRITUALE DI CHIARA LUBICH – di Rowan Williams – Una dottrina tutta basata sul Vangelo, quella descritta dal Primate della Chiesa anglicana, e che vede Chiara Lubich, e il Movimento dei Focolari, pienamente radicati in esso. Maria, madre di Gesù e prima discepola, è il modello dei focolarini, gli insegnamenti di Cristo la regola del loro vivere quotidiano. Eppure, osserva l’Arcivescovo di Canterbury, questa spiritualità coinvolge persone di ogni credo religioso e non, determina uno stile di vita capace di incidere profondamente nel tessuto sociale, negli ambienti più diversi (come nella Chiesa, nella politica, nell’economia…). La sfida lanciata da Chiara Lubich è l’unità, quella «che curerà i terribili conflitti criminali tra gli uomini nel mondo intero ». Così l’autore “svela”, in questo articolo, alcuni “segreti” di questa spiritualità, che rendono l’unità una realtà già vissuta da molti, attuale. UNA SPIRITUALITÀ PER IL DIALOGO ECUMENICO – di Joan Patricia Back – Dopo 100 anni di movimento ecumenico tanta strada si è percorsa. Molti problemi fra le Chiese sono stati risolti ma se ne sono affacciati di nuovi. Siamo in una situazione che alcuni chiamano “bivio”, altri “crisi”. Si parla della necessità di una spiritualità ecumenica come via per vivere in unità. Contemporaneamente, diversi ecumenisti propongono una “riconfigurazione”, ove gli attori non siano solo i teologi o i capi delle Chiese ma tutto il popolo di Dio. In questo contesto la vita ecumenica del Movimento dei Focolari, radicata nella spiritualità dell’unità proponente anzitutto un «dialogo della vita», si rivela una risposta tempestiva a queste esigenze. Le implicazioni teologiche derivanti da tale dialogo offrono nuove prospettive per il dialogo ecumenico, secondo l’affermazione del card. Kasper, per il quale l’«ecumenismo dell’amore » e l’«ecumenismo della verità» debbono essere attuati per mezzo di un «ecumenismo della vita».

Libri

In occasione dell’uscita del libro di Chiara Lubich e Igino Giordani, “Erano i tempi di guerra…” agli albori dell’ideale dell’unità, si sono tenute numerose presentazioni del testo. Proponiamo due di questi interventi. In Per Chiara (Trento, 7 dicembre 2007), il prof. Andrea Riccardi sottolinea, in particolare, l’aspetto carismatico dell’ideale dell’unità come risposta ai problemi del nostro tempo. Il prof. Benedetto Clausi, invece (La forza delle origini. Archetipi lucani e paolini nella scrittura di Chiara Lubich, Cosenza, 28 febbraio 2008), fa emergere alcune profonde connessioni esistenti nel testo di Chiara, con gli Atti degli Apostoli e le Lettere di Paolo. Entrambi i testi conservano lo stile immediato e colloquiale dell’intervento orale. XXX, Maggio-Giugno 2008/3, n. 177

Chiara Lubich, anticipatrice del Concilio Vaticano II

Chiara Lubich, mistica, autrice di libri di successo e guida spirituale, è stata la fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari, una rete internazionale sul modello di piccole comunità i cui membri, sposati o celibi, si dedicano all’ideale dell’unità fra tutti i paesi, le razze e religioni. Sotto la sua guida, il Focolare si è sviluppato in più di 182 nazioni, ha 140 mila membri e così pure 2.1 milioni di associati, cristiani Cattolici, Protestanti e Ortodossi ed anche membri di altre fedi. Profondamente influenzato dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale, il Focolare è stato uno dei cosidetti “nuovi movimenti Cattolici”, che hanno dato nuova fioritura e vigore alla Chiesa durante il pontificato di Giovanni Paolo II e continua adesso con Benedetto XVI. Ma la strada al riconoscimento ufficiale è stata lunga e a volte dura. Nata nel 1920 a Trento nell’Italia del Nord, la Lubich fu battezzata col nome di Silvia ma lo cambiò con quello di Chiara quando, adolescente, è entrata a far parte del Terzo Ordine Francescano. Educata ad una devozione cattolica tradizionale dalla madre, fu altrettanto fortemente influenzata dal padre, di vedute socialiste e anti-fasciste. A Trento, sua città natale, Chiara Lubich a 24 anni, insegnante di scuola elementare, ha dato inizio al movimento con un  gruppo di ragazze, alcune erano le ex-alunne. Nonostante il suo nome familiare – Focolare significa “camino” – la giovane organizzazione ebbe un impatto rivoluzionario nello stagnante cattolicesimo del tempo. Molte delle sue novità – la rivalutazione dell’importanza dei laici, il ritorno alle scritture, una liturgia gioiosa con melodie del tempo, il sottolineare la chiave del messaggio evangelico dell’amore e dell’unità – hanno anticipato la direzione che il Concilio Vaticano Secondo avrebbe preso 20 anni dopo. Negli anni finali della Seconda Guerra Mondiale, Trento, ancora sotto l’occupazione tedesca, fu sottoposta a forti bombardamenti dalle forze Alleate . Con la morte davanti ai loro occhi, la Lubich e le sue discepole, studiando i Vangeli, hanno sentito la spinta ad entrare nel cuore del messaggio Cristiano. Nei rifugi aerei, alla luce di candela, hanno scoperto la biblica frase   che è stata poi loro ispirazione per i seguenti 60 anni: “Che tutti siano uno.” (Giov.12, 21). L’Unità, raggiunta attraverso l’amore reciproco, divenne la parola d’ordine del gruppo da quel giorno in poi. Non sorprende che la pratica di leggere il Nuovo testamento attirò le accuse di protestantesimo e la predilezione per la parola “unità”, generò il sospetto di comunismo. I primi seguaci erano meravigliati che il movimento potesse far fare unità fra persone di Trento e quelle della vicina Bolzano: questo era un risultato imprevedibile in un paese famoso per i suoi campanilismi. Ma ormai la Lubich aveva puntato su un obbiettivo molto più ambizioso. Per lei, “Che tutti siano uno” non poteva che significare l’unità di tutta l’umanità. È stata questa visione e questo punto fisso, il motore della straordinaria crescita della nascente comunità. Alla fine degli anni ’40 il Focolare si era sviluppato in tutta l’Italia; nella seguente decade si è dispiegato attraverso l’Europa e per la fine degli anni ’60 aveva raggiunto tutti i continenti. Ma la Lubich non ha mai visto il suo movimento come fosee di natura solamente spirituale. Già nel 1948, quando fu trasferito il Centro del Movimento a Roma, visitò il parlamento italiano dove incontro Igino giordani, uno dei fondatori del Partito Democratico Cristiano. Giordani, che aveva avuto per tutta la sua vita un’ammirazione per Santa Caterina da Siena, vide in questa giovane donna provinciale la Caterina del 20mo secolo, il cui ideale avrebbe influenzato non solo la Chiesa ma anche il campo politico e quello sociale. Poi negli anni ’50, l’esperto politico divenne un devoto seguace della Lubich e fu da lei considerato come un co-fondatore del movimento. Anche il primo ministro italiano, Alcide De Gasperi, un altro Trentino e uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, ne rimase impressionato e ne divenne discepolo. Molto più tardi questo aspetto delle attività della Lubich dette vita ad una nuova scuola di economia – l’Economia di Comunione, che applica la pratica di comunione dei beni del movimento alle imprese economiche – e al Movimento Politico per l’Unità, che incoraggia la collaborazione tra partiti diversi e che ha attirato dei luminary come Romano Prodi, che ha collaborato con la Lubich in vari progetti. Dopo un estenuante esame da parte del pre-conciliare Santo Uffizio, per la maggior parte diretto alla Lubich stessa dal Cardinal Ottaviani, notoriamente conservatore, il Focolare è stato approvato ufficialmente dal Vaticano nel mezzo degli anni ’60. In questo periodo la Lubich fondava nuove branche per sacerdoti, religiosi, seminaristi, giovani, professionisti, famiglie – perfino i bambini ebbero la propria sezione. Iniziò anche a fondare cittadelle modello con l’intento di servire come laboratory per la ricostruzione dellasocietà – oggi ce ne sono 20 nel mondo, anche se la fondatrice prevede che ce ne saranno eventualmente mille. Ancora negli anni ’50, la Lubich con entusiasmo iniziò a lavorare per la causa dell’ecumenismo, allora quasi inimmaginabile nei circoli cattolici. Rapporti con Luterani Tedeschi cominciarano nel 1959, mentre agli inizi degli anni ’60 furono stabiliti i primi contatti con Anglicani della G.Bretagna. Il rapporto personale, molto vicino, col Patriarca Ortodosso di Istanbul, Atenagoras, portò la Lubich ad agire da canale tra il leader Ortodosso e Paolo VI. Più tardi comnciò ad essere coinvolta nel dialogo interreligioso e nel 1994 fu nominata presidente onoraria della WCRP. È stata la prima cristiana e la prima donna a predicare nella Moschea Malcom X ad Harlem, New York, dove nel maggio 1997 si rivolse a 3000 Musulmani, afro-americani. Con permesso speciale dal vaticano, il Focolare è stata la prima organizzazione cattolica ad ammettere membri di altre chiese Cristiane  e di altre fedi nelle loro comunità. Già più che ottantenne, le attività della Lubich, specialmente fuori dal Movimento, aumentarono e e ha ricevuto numerosi premi civici e laure h.c.. Per celebrare il suo ottantesimo anno d’età nel gennaio 2000, in una straordinaria lettera di omaggio, il Papa Giovanni Paolo II, che aveva l’abitudine di chiamarla personalmente al telefono ogni anno il giorno della festa di S.Chiara, l’addita “messaggera dell’unità e dell’amore a molti fratelli e sorelle in ogni parte del mondo”. Tra i suoi premi religiosi c’è il Premio Templeton presentato dal Duca di Edinburgh nella Guidhall nel 1977 e l’Ordine di Santo Agostino, che ricevette dall’Arcivescovo Runcie e Carey. Sebbene il suo movimento fosse, negli anni 40 e 50, all’avanguardia nel Cattolicesimo, alla fine degli anni ’90 si è fermato dottrinalmente nel campo conservatore della Chiesa – una traiettoria non dissimile a quella dell’Opus Dei, una organizzazione che in molti aspetti assomiglia. Nonostante le sue innovazioni, il suo lavoro per l’ecumenismo e la comprensione tra le fedi, la Lubich era nel cuore tradizionalista, inspirata dal passato illustre del cattolicesimo quanto alle sue possibilità future. Giovanni Paolo II scelse le sue parole saggiamente quando la descrisse “una grande Cattolica”. Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, nacque nel Gennaio 1920. Morì il 14 Marzo, 2008 all’età di 88 anni. The Times, 15 Marzo 2008

Rubrica per i lettori, “Di la tua”:

Che Dio bendica Chiara! Porto il suo nome e quello di S.Chiara. Nel 71 sono nata prematuramente e pesavo solo 1kg e mezzo, la mia nonna che credo l’aveva incontrata anni prima, ha pregato e chiesto aiuto a Dio. Viva il Movimento dei Focolari. Chiara, San Francisco, CA Chiara ha influenzato la mia vita e il mio predicare per più di trenta anni. Credo che la sua canonizzazione è solo questione di tempo. Reverendo Robert Bulbrook, Acton, Ontario, Canada Il 18 marzo ero convalescente nell’Ospedale di Siena, dove ho visto alla televisione la S.Messa in Vaticano per il funerale in onore di Silvia (Chiara) Lubich. Sono rimasto volentieri sorpreso dalla presenza di persone di varie denominazioni partecipanti l’avvenimento, non solamente cattolici ma di varia appartenenza religiosa. Fino ad allora non conoscevo chi era Chiara Lubich, ma adesso ho letto su di lei nell’internet, su Wikipedia e adesso sul sito del Times. Ho cominciato a conoscere una grande persona che ci ha lasciato un esempio da seguire. Sono contento di aver letto il vostro articolo e grazie per averlo pubblicato. Grazie ai mezzi di comunicazione come la televisione, l’internet e i giornali si può uscire fuori e conoscere cose grandi che possono ispirare la nostra vita e promuovere uno stile di vita migliore. Cordialmente, Alberto M. Estrada R., Guanajuato, Mexico Ho incontrato Chiara quando avevo 16 anni. In lei ho trovato una madre spirituale che conosceva la mia anima più che le persone a me vicine. Mi ha insegnato che l’Amore e Dio sono una sola cosa! Aveva un messagio speciale per chiunque cerchi delle risposte essenziali per la loro vita! Le risposte di Dio! Dolly, Bogota, Colombia Ho incontrato Chiara quando ero una ragazza, sui 20 anni, e da allora ho fatto parte del Focolare (dal 1966). Lei è stata un dono di Dio per tutta l’umanità nei nostril tempi moderni e ringrazio Dio per averci dato una persona così straordinaria e un gran modello per la Cristianità. Continuerà ad essere un modello per me e per il mondo. Gail Kisheri, Basking Ridge, N.Jersey, Usa Chiara Lubich è riuscita a rimanere fedele alla Chiesa e ai Papi e allo stesso d allargare le frontiere del dialogo e della fraternità in modi precedentemente inimmaginabili. Ci vorranno anni per capire pienamente il suo dono spirituale all’umanità. Edward Duncan, Strathaven, Scotland Ho sempre pensato che il Focolare era una organizzazione irlandese! Adesso sono stato illuminato e in gran misura ravvivato dal fatto che tale realtà è presente in tutto il mondo. James McGarva, Girvan, Scotland Chiara mi ha mostrato la chiave per un cristianesimo che vale vivere, che da una profonda libertà. Myriam, Beirut, Libano Una cattolica di grande ispirazione, Chiara Lubich era una dinamite spirituale – ci ha mostrato come vivere il nostro Battesimo. Carissimo editore, potremmo per favore avere più articoli sul Focolare? Gracy Mendonca, Liverpool, UK Un bel articolo! Grazie. Francisco, Lisbona, Portogallo Abbiamo tanto da ringraziare Chiara Lubich! Con la sua testimonianza ci ha dato un nuovo senso della vita, che nessuno potrà distruggere. Maria Maia, Lisbona, Portogallo Credo che Chiara era generazioni avanti del suo tempo. Ha preparato la strada e mostrata la via da seguire per un mondo unito. La sua grandezza, ora che è morta, verrà in rilievo. Margaret Driver, Welwyn Garden City, UK Il nostro mondo ha bisogno di armonia, solidarietà, e pace – molto di più che solo tolleranza o coesistenza. La vita e il lavoro di Chiara Lubich, dedicato all’unità fra tutti i popoli, non può essere sottovalutato. È stata un grande dono per l’umanità. Steven Rogg, Chicago, Usa Uno degli articoli migliori che ho letto in Inglese, eccetto che ci sono poche cose così innovative e progressiste come prendere seriamente il Vangelo e la tradizione Cristiana, come ha fatto Chiara. Nieves Tapia, Buenos Aires, Argentina Ben detto! Julian T Rowe, York, UK

Alla Basilica di Santa Maria Maggiore per il trigesimo della "partenza" di Chiara

Alla Basilica di Santa Maria Maggiore per il trigesimo della "partenza" di Chiara

Un’anima toccata da Dio”, “che ha lasciato come testamento spirituale l’amore scambievole”. Così il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha ricordato Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, durante la concelebrazione eucaristica per il trigesimo della sua morte, avvenuta il 14 marzo scorso. A precedere la liturgia brevi testimonianze sul dialogo, di rappresentanti di movimenti cattolici, Chiese diverse e altre religioni. Da tutti la gratitudine e l’impegno a restare fedeli all’ideale dell’unità. Non un’omelia, ma un “Magnificat”, “un rinnovato rendimento di grazie per le grandi opere che Dio ha compiuto nella sua umile serva Chiara“. “Questo vogliamo fare nel trigesimo del suo ritorno alla casa del Padre“, dice il cardinale Rylko, facendosi interprete di tutti. Il Cardinale ripercorre “la vita ricolma di doni naturali e soprannaturali”, della giovanissima maestra di Trento, la cui prima e ultima parola, il 14 marzo scorso, è stata un sì a Dio e ai suoi progetti. Una vita inscindibilmente legata al Movimento dei Focolari che ha portato avanti a partire solo dalla volontà di vivere l’ideale evangelico, dall’amore alla Chiesa, al Papa e ai vescovi di cui si fidava senza riserve. “La Provvidenza la chiamava ad aprire nuovi itinerari di vita cristiana, ma per andare avanti ci voleva coraggio. E lei rispose: “Sì”. Poi il cardinale Rilko torna al cuore del carisma sorgivo del Movimento dei Focolari: credere nell’amore di Dio su ciascuno e amarsi a vicenda perché tutti siano uno. Una unità basata su Gesù abbandonato. Questa, ripete il Cardinale, “è stata e resta la risorsa dell’Opera di Maria” di cui sottolinea “gli straordinari i frutti” nella vita di innumerevoli persone e nel dialogo ecumenico e interreligioso. A confermarlo per altro le molte iniziative civili e religiose nonché gli echi sulla stampa estera seguiti alla scomparsa di Chiara. Tutto porta a dire, conclude il cardinale Rylko, che la si possa annoverare nell’albo delle “grandi donne cristiane del XX secolo“- qui cita, Madre Teresa e Edith Stein –  in cui con forza e bellezza , ripetendo Giovanni Paolo II, si è manifestato il genio femminile. E a chi si chiede “come sarà il futuro senza di lei“, il Cardinale non può che ripetere le parole della fondatrice ”non lo conosco, è scritto in cielo. A noi adempierlo con l’aiuto di Dio come finora e meglio ancora”.

Vivere la Parola cambia il rapporto con Dio e con i fratelli

Ecco l’ultimo pensiero  preparato da Chiara per il Movimento, dal letto di ospedale al Gemelli, poco prima della sua “partenza” e diffuso in questi giorni: «Vorrei questa volta sottolineare il valore del rapporto, dei rapporti tra di noi. Vivendo la Parola, agli inizi, a Trento, è cambiato sia il nostro rapporto con Dio che il nostro rapporto con i fratelli. Così è nata quella che allora chiamavamo “comunità cristiana”. Non dimentichiamo queste origini. Costruiamo la nostra opera su queste fondamenta». Riportiamo qui di seguito alcune sue righe tratte dal primo commento alla Parola di Vita di oltre  oltre 50 anni fa, tuttora   di grande attualità. Ben potrebbero riferirsi al pensiero appena citato, per penetrarlo in profondità e tradurlo in vita. «Le parole del Vangelo forse sembrano semplici, ma quale mutamento richiedono! Quanto sono lontane dal nostro usuale modo di pensare e di agire! Ma coraggio! Proviamo. Una giornata così spesa vale una vita. E alla sera non riconosceremo più noi stessi. Una gioia mai provata ci inonderà. Una forza ci investirà. Dio sarà con noi, perché è con coloro che amano. Le giornate si susseguiranno piene. A volte forse rallenteremo, saremo tentati di scoraggiarci, di smettere. E vorremmo tornare alla vita di prima… Ma no! Coraggio! Dio ci dà la grazia. Ricominciamo sempre. Perseverando, vedremo lentamente cambiare il mondo attorno a noi. Capiremo che il Vangelo porta la vita più affascinante, accende la luce nel mondo, dà sapore alla nostra esistenza, ha in sé il principio della risoluzione di tutti i problemi. E non avremo pace, finché non comunicheremo la nostra straordinaria esperienza ad altri: agli amici che ci possono comprendere, ai parenti, a chiunque ci sentiamo spinti a darla. Rinascerà la speranza». (altro…)