16 Mar 2008 | Chiara Lubich
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15 Mar 2008 | Chiara Lubich, Chiesa
In un clima denso di serenità, commozione e preghiera, continuo è il flusso delle migliaia di persone di ogni età, che viene a rendere omaggio a Chiara Lubich. Nella camera ardente, allestita nella sala incontri del Centro Internazionale dei Focolari a Rocca di Papa, Chiara è adagiata al centro della sala, attorniata da moltissimi fiori. Dietro di lei una icona di Maria con Gesù Bambino, dono di Papa Giovanni Paolo II. Tra le personalità: un testimone degli ultimi 30-40 giorni della sua vita al Policlinico Gemelli, il Prof. Salvatore Valente, titolare della cattedra di Pneumologia che ha prestato le cure: “In questo tempo Chiara ha sopportato, ha tollerato tutte le sofferenze con una serenità, con una partecipazione costruttiva, veramente commovente. Tante volte la sofferenza è soltanto un peso doloroso. Invece lei ha mantenuto uno sguardo sereno che mi ha colpito moltissimo. Sino al momento del ‘passaggio'”. Il card. Stanislao Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici ha voluto salire a Rocca di Papa: “Ho avuto vari incontri con Chiara: l’ultimo in occasione delle feste natalizie. Ma ogni incontro con lei è stato nella mia vita un avvenimento che lasciava tracce molto profonde. Era una persona che contagiava ogni interlocutore con il suo entusiasmo per le cose di Dio”. Il cardinale ha lasciato un messaggio ai suoi figli spirituali: “portate avanti questa fiamma del carisma con grande coraggio: è una storia, nella Chiesa, che non si chiude, ma si apre”. Anche il Sottosegretario del Pontificio Consiglio, Guzmán Carriquiry, è venuto personalmente.
Andrea Riccardi, Comunità di Sant’Egidio esprime, come fondatore, un’impressione personale: “Chiara mi ha insegnato la dignità del carisma, il suo valore, che è la cosa più preziosa che abbiamo” e soggiunge “Chiara è di tutti: è della Chiesa, è anche della gente di altre religioni, Chiara è del mondo, perché è stata di Gesù. Ora che è in silenzio dobbiamo imparare ad ascoltarla meglio e la potremo ascoltare solo se faremo unità tra di noi”. Salvatore Martinez, coordinatore nazionale del Rinnovamento dello Spirito ha affermato: “L’eredità di Chiara è un’eredità di amore all’insegna di una maternità spirituale di cui tutti noi laici siamo grati”. Si è soffermato sulla testimonianza di questa donna “che non si arresta dinanzi alle sfide della secolarizzazione e delle contrapposizioni culturali, ideologiche e religiose”. Si sono soffermati in preghiera davanti a Chiara anche Frère Alois, il priore della Comunità di Taizé, successore di Frer Roger, insieme a due confratelli. “Noi a Taizé – ha detto fr. Alois – rendiamo grazie a Dio per la vita di Chiara. E’ una luce per noi. E’ questa luce rimane tra noi”. Ed ha ricordato “la grande stima e grande amore che Fr. Roger aveva per lei”. Intanto continuano a giungere da tutto il mondo messaggi da personalità politiche, religiose: Il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano definisce Chiara Lubich “una delle figure più rappresentative del dialogo interreligioso e interculturale, una voce rigorosa e limpida nel dibattito contemporaneo. Ha saputo fondare – si legge – un movimento tra i più estesi del mondo, in grado di confrontarsi con spirito aperto, con il mondo laico sulla base della supremazia degli ideali umani della solidarietà, giustizia e pace fra popoli e nazioni”. Il telegramma della Cei firmato dal Presidente Card. Bagnasco e dal Segretario generale mons. Betori, parla dell’esperienza di Chiara, come di “un’esperienza di comunione che arricchisce la vita della Chiesa in Italia e nel mondo”. E ricorda “con particolare riconoscenza la forza della sua testimonianza che ha proposto un cammino di fede fondato sul principio di unità, sorgente nella Chiesa e nel mondo di itinerari di vita nel segno della pienezza della gioia”. Molte le testimonianze di fondatori e presidenti di Movimenti e nuove comunità con cui Chiara aveva un rapporto molto profondo, in particolare a partire dal 1998 quando Giovanni Paolo II li aveva invitati alla comunione reciproca. Nei citiamo intanto solo due. La comunità di don Benzi nelle parole del successore Paolo Ramonda, esprime la gratitudine “per l’amore agli altri movimenti, associazioni e nuove comunità di cui Chiara è stata trascinatrice instancabile di comunione”. Don Julian Carron, successore di don Giussani alla guida della Fraternità di Comunione e liberazione, in una lettera ricorda i lunghi anni di amicizia con don Giussani. Parla del suo carisma “suscitato per rendere vivo l’avvenimento cristiano come luce che sostiene la speranza”. Selezione di altri messaggi (altro…)
15 Mar 2008 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Cultura
L’universalità del messaggio di Chiara rimbalza fra le testate giornalistiche, i network e le varie agenzie: Chiara incarnazione di un «cristianesimo mite» (Osservatore Romano) che ha creato una «famiglia con i confini del mondo» (Il Sole 24 ore), scaturita «dalle macerie della guerra a un’umanità senza confini» (l’Unità). Sorprende la forza umana e spirituale che sgorga da colei che appare come «una piccola grande donna […] una protagonista della storia che propone un cristianesimo mite, aperto e solidale» (il Giornale). «Chiara Lubich, però, era un vulcano […] la sua testimonianza evangelica doveva essere declinata in ogni ambiente, per fare ritrovare tutti attorno al “focolare”. Il fuoco dell’amore per il prossimo la scaldava. Era il suo motore» (Il Messaggero). Un «Fuoco evangelico», un «Carisma fecondo» sottolinea l’Avvenire, mettendo in rilievo come l’ideale dell’unità rivelato da Chiara abbia tessuto legami di comunione con uomini e donne di diverse culture, confessioni e fedi religiose. «Una vita per gli altri. Una lunga esistenza spesa per intero a praticare il dialogo […] facendo tesoro del Vangelo e del testamento di Cristo. Chiara Lubich, una piccola, grande donna che ha sparso nel mondo il seme della fratellanza» (Corriere della Sera). Lei, una donna che imprime una svolta alla storia della cristianità e della civilizzazione umana con un contributo tipicamente femminile: «donna di un Dio appartato: un carisma femminile e silenzioso. Un’operosità che rifugge dagli scontri e dalle battaglie culturali […] un movimento per il quale vale davvero la massima per cui “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce” […] così è avvenuto che la foresta crescesse e portasse frutti» (Il Foglio). Chiara, «una figura che con il suo genio femminile ha fatto del Magnificat mariano la Magna Charta di una “rivoluzione sociale” cristiana» (Il Mattino), e in tanti paragonano Chiara alle straordinarie figure della storia della spiritualità, al pari di Caterina da Siena – per esempio – Chiara è «donna minuta ma la sua divina avventura è radicata in 182 paesi» (Il Mattino), e ancora «Signora innamorata di Gesù […] che si dedicò instancabilmente al dialogo interreligioso» e che fece di «unità, pace e dialogo tra popoli e culture i tre pilastri del movimento nato dal desiderio di vivere quotidianamente il Vangelo» (Il Tempo). Chiara visse un’amicizia speciale con Giovanni Paolo II, al quale Chiara rappresentava «una delle forme del genio femminile, di cui amava tanto parlare» (La Stampa). La figura di Chiara è ricordata nella saldatura con la storia del Movimento dei focolari: «il suo è tra i movimenti più innovativi del mondo ecclesiastico […] nato quando Chiara scelse “Dio Amore” come proprio motto di vita» (la Padania). Ma Chiara non è solo i focolari ma «un faro nell’arcipelago dei movimenti ecclesiali laici contemporanei e delle nuove comunità che Giovanni Paolo II definì “dono dello Spirito e speranza per gli uomini» (Il Mattino). È impossibile separare la storia personale di Chiara con quella del movimento che da lei ha preso vita: «piovevano le bombe su Trento» e Chiara «cominciò a dire alle persone che impaurite la circondavano che però c’è l’Unico che nessuna bomba avrebbe fatto crollare, e ha continuato a insegnarlo a quanti, poi, l’hanno seguita» (Avvenire). «Chiara aveva scoperto Dio come l’unico ideale che rimane […] e aveva compreso che lo scopo della sua esistenza era quello di contribuire ad attuare le parole del testamento di Gesù “Che tuti siano una cosa sola”» (il Giornale). «In questa unità d’amore si sostanzia il programma e il carisma dei Focolari» (Avvenire). Il Vangelo vissuto da Chiara non è fatto per essere solo contemplato: in esso è vivo un disegno sociale che si pronuncia come rimedio efficace e storico alle lacerazioni del nostro vissuto: «Chiara Lubich, dalla parte dei poveri», è riuscita a «coniugare le ragioni della fede cristiana con quelle della solidarietà umana», «una donna coraggiosa, forte della sua fede, tra i poveri del mondo, la figlia di un tipografo socialista […] capace di costruire un grande movimento laico nella Chiesa cattolica con l’ambizione di realizzare l’unità» (l’Unità). Chiara «dà il via ad un movimento economico con il progetto dell’economia di comunione che ispira la gestione di oltre settecento aziende di produzione e servizi “for profit” nei cinque continenti, con la destinazione di parte degli utili ai meno abbienti. Si abbozzano le linee di una nuova economia capace di incidere sugli enormi squilibri tra ricchi e poveri» (Osservatore Romano). «La cultura del dare e la nascita di “Economia di comunione”, 800 imprese che nel mondo investono i profitti per aiutare i poveri e creare lavoro. O, in politica, il “Movimento per l’unità”, cui aderiscono tanti parlamentari» (Corriere della sera). «Santa Chiara», titola a grandi lettere Liberal, che ravvisa che Chiara «è stata come le montagne del suo Trentino: tutta protesa verso l’alto […] e questo le ha permesso di entrare in contatto con tutti: credenti non credenti, cristiani e musulmani, ricchi e poveri. Un dialogo che è una risposta attuale a questa nostra società lacerata»: «la Lubich una maestra del dialogo tra religioni» (la Repubblica) «che apre nel Movimento i dialoghi prospettati dal Concilio Vaticano II. Si riveleranno vie privilegiate per contribuire a comporre in unità la famiglia umana. Si sviluppa il dialogo a tutto campo che mira ad approfondire la comunione, a sanare le divisioni e a suscitare la fraternità» (Osservatore Romano). Le biografie di Chiara che si moltiplicano in queste ore sulle pagine dei quotidiani più importanti rivelano tutte come la sua storia sia inestricabilmente connessa con la spiritualità che in lei si è rivelata: «questa corrente di spiritualità di amore si rivela sempre più universale, perché l’amore e l’unità che sono al cuore sono iscritti nel Dna di ogni uomo. È da questa vita nuova vissuta da persone di ogni età, categoria sociale, cultura, razza e credo che dà vita a un movimento di rinnovamento spirituale e sociale a dimensione mondiale, il Movimento dei Focolari di cui Chiara sarà la guida. Continuamente vi imprimerà nuovo sviluppo, con l’unico obiettivo di contribuire a comporre in unità nella fraternità la famiglia umana, secondo quel progetto divino iscritto nel Vangelo» (Osservatore Romano).
14 Mar 2008 | Chiara Lubich, Spiritualità
Chiara Lubich: Il Testamento di Gesù
da «Città Nuova» del 15 dicembre 1959
«Che tutti siano uno»
Se hai l’avventura di portarti in Terra Santa, verso primavera, fra le mille cose che Gerusalemme ti offre alla contemplazione e alla meditazione, una ti colpisce in modo singolare, per quanto ricorda nella sua estrema semplicità. Resistita al tempo e lavata dalle intemperie di duemila anni, una lunga scala di pietra, puntualizzata qua e là di papaveri, rosseggianti come il sangue della Passione, si spiega, quasi un nastro increspato, discendente, limpida e solenne verso la valle del Cedron. E’ rimasta nuda all’aperto, costeggiata da una cornice di prato, quasicché nessuna volta di tempio potesse sostituire il cielo che l’incorona. Di là – la tradizione racconta – Gesù discese quell’ultima sera, dopo la cena, quando, «alzati gli occhi al cielo» gonfio di stelle, ebbe a pregare: «Padre, l’ora è venuta…». Fa impressione metter i propri piedi dove i piedi d’un Dio hanno toccato e tutta l’anima t’esce dagli occhi guardando la volta celeste che occhi d’un Dio hanno guardato. E tale può essere lì l’impressione che la meditazione ti fissa in adorazione. Fu una preghiera unica la Sua prima di morire. E quanto più splende Dio questo «Figlio dell’uomo», che tu adori, tanto più lo senti uomo e t’innamora. Il Suo è un discorso che solo il Padre comprese appieno, eppure lo fece a voce dispiegata, forse perché anche a noi arrivasse un’eco di tanta melodia. 1943. Non si sa perché, ma certo fu così, che quasi ogni sera, radunate le prime focolarine fra loro in cerca dell’amor di Dio, al lume di candela – perché la luce spesso mancava – leggevano quel brano. Era la magna carta del cristiano. Di lì parole ignote a loro brillarono come soli nella notte: notte d’un tempo di guerra. Gesù aveva per tre anni parlato spesso agli uomini: aveva detto parole di Cielo, aveva seminato nelle dure cervici, aveva annunziato un programma di pace, ma aveva offerto il Suo divino patrimonio adattandosi quasi alla mente dei suoi, e le parabole ne sono una testimonianza. Ma ora che non parla alla terra, e la Sua voce è rivolta al Padre, sembra non frenare più la Sua foga. E’ splendido quell’Uomo, che è Dio, e versa – come fontana fluente di Vita Eterna – Acqua che inabissa l’anima del cristiano, perduta in Lui, nei mari sconfinati della Trinità beata. E bello come Lui appariva quell’ultimo discorso: «Io prego per loro, non prego per il mondo… Conserva nel Tuo Nome coloro che mi hai dato affinché siano uno come siamo noi». Esser uno come Gesù è uno col Padre: ma che significava? Non si capiva troppo, ma si comprendeva che doveva essere una grande cosa. Fu per questo che, unite un giorno nel Nome di Gesù, strette attorno ad un altare, chiedemmo a Lui d’insegnarci a vivere questa verità. Egli sapeva che significasse ed Egli solo ci avrebbe potuto aprire il segreto per realizzarla. «… Ma ora io vengo a Te affinché abbiano in sé la pienezza del gaudio». Per quella breve esperienza d’unità che avevamo fatto non s’era forse sperimentata una «nuova» gioia? Era forse quella di cui Gesù parlava? Certo che la gioia è il vestito del cristiano e dentro di noi Qualcuno ci faceva intendere che, per chi segue Cristo, la gioia è un dovere, perché Dio ama l’ilare donatore. «Non domando che Tu li tolga dal mondo, ma che li preservi dal male». Affascinante e nuova – almeno per noi – questa vita: vivere nel mondo, che tutti sanno in antitesi con Dio, e vivervi per Dio in un’avventura celeste… «Santificali nella verità. E prego non solamente per essi, ma anche per quelli che, mediante la loro parola, crederanno in me, affinché siano tutti uno». Ma che cristianesimo avevamo vissuto prima, se eravamo passati accanto l’uno all’altro con indifferenza se non con disprezzo e giudicandoci, quando il nostro destino era fonderci nell’unità invocata da Cristo? Con questi accenti ci sembrava che Gesù gettasse un laccio al Cielo e legasse noi membra sparse, in unità – per Lui – col Padre, e in unità fra noi. E il Corpo mistico si spiegava a noi in tutta la sua realtà, verità e bellezza. «Come Tu, Padre, sei in Me e io in Te, che anch’essi siano uno in noi». Come Gesù è uno col Padre così ognuno di noi avrebbe dovuto essere uno con Gesù e, di conseguenza, uno con gli altri: era un modo di vivere a cui poco o nulla noi prima avevamo pensato: un modo di vivere «alla Trinità»… «Affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato». La conversione del mondo che ci circondava sarebbe stata la conseguenza della nostra unità. Era forse per questo che, sin dal primo sorgere del Movimento, molte anime tornavano a Dio, senza che noi ci fossimo curate di convertirle, ma solo di mantenere l’unità fra noi e di amarle in Cristo. «…Io ho dato loro la gloria che Tu hai dato a Me affinché siano perfetti nell’unità e il mondo riconosca che Tu mi hai mandato…». Gli uomini avrebbero creduto a Cristo se noi fossimo stati perfetti nell’unità. Ci si doveva dunque perfezionare in questa vita. Avremmo dovuto posporre ogni cosa all’unità. 1943 era stato anche l’anno della Mystici Corporis: Cristo nel Papa Pio XII riecheggiava il Suo Testamento. Che Gesù, il quale vive nel suo Capo e nel suo Corpo, abbia spinto anche noi a sottolineare l’esigenza dell’unità e a farne un dono a tanti? Unità, unità, tutti uno! In tempi in cui l’idea fondamentale del Cristo stava divenendo, deformata e depauperata del divino, l’idea-forza della rivoluzione atea, Dio aveva voluto forse sottolinearcela nel Vangelo. Non si sa. Si sa solo che il Movimento dei Focolari ebbe quel timbro inconfondibile e che per noi niente ha più valore dell’unità: perché formò il soggetto del Testamento di Colui che vogliamo amare sopra ogni cosa; perché dall’esperienza fin qui avuta essa è ricchissima e fecondissima di frutti per il Regno di Dio, per la Sua Chiesa. «Io ho fatto loro conoscere il Tuo Nome e lo farò conoscere affinché l’amore con cui Mi hai amato sia in essi ed Io in loro». Gesù dopo aver dette queste cose uscì coi suoi discepoli oltre il torrente Cedron… (altro…)
13 Mar 2008 | Chiara Lubich
In un clima sereno, di preghiera e di intensa commozione, Chiara Lubich ha concluso a 88 anni il suo viaggio terreno questa notte, 14 marzo 2008, alle ore 2 nella sua abitazione di Rocca di Papa (Roma), dove in nottata di ieri era rientrata per sua espressa volontà dopo il ricovero al Policlinico Gemelli. Per tutta la giornata, ieri, centinaia di persone – parenti, stretti collaboratori e suoi figli spirituali – sono passati nella sua stanza, per rivolgerle l’ultimo saluto, per poi fermarsi in raccoglimento nell’attigua cappella, sostando poi a lungo attorno alla casa in preghiera. Una ininterrotta e spontanea processione. A taluni Chiara ha potuto anche fare cenni d’intesa, nonostante l’estrema debolezza. Continuano a giungere dal mondo intero messaggi di partecipazione e di condivisione da parte di leader religiosi, politici, accademici e civili, e da tanta gente del “suo” popolo. (altro…)
13 Mar 2008 | Chiara Lubich
«Ho appreso con profonda emozione la notizia della pia morte della signorina Chiara Lubich, sopraggiunta al termine di una lunga e feconda vita segnata instancabilmente dal suo amore per Gesù abbandonato. In quest’ora di doloroso distacco sono spiritualmente vicino con affetto, ai familiari e all’intera Opera di Maria-Movimento dei Focolari che da lei ha avuto origine, come pure a quanti hanno apprezzato il suo impegno costante per la comunione nella Chiesa, per il dialogo ecumenico e la fratellanza tra tutti i popoli. Ringrazio il Signore per la testimonianza della sua esistenza spesa nell’ascolto dei bisogni dell’uomo contemporaneo in piena fedeltà alla Chiesa e al Papa e mentre ne affido l’anima alla divina bontà affinché la accolga nel seno del Padre auspico che quanti l’hanno conosciuta e incontrata, ammirando le meraviglie che Dio ha compiuto attraverso il suo ardore missionario, ne seguano le orme mantenendone vivo il carisma. Con tali voti invoco la materna intercessione di Maria e volentieri imparto a tutti la benedizione apostolica». Benedictus XVI