1 Nov 2017 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
La santità dei grandi è quasi sempre nata da un movimento verso Dio e verso i piccoli e i poveri avvenuto in maniera non convenzionale. Essi hanno lasciato il proprio posto. Sono andati verso i poveri, non a fare elemosine ma a condividerne la vita, per accoglierli in seno alle loro vite, in modo tale che le loro vite ne risultavano radicalmente mutate. La decisione radicale per Dio soltanto è, nella maggior parte dei casi della storia della salvezza, una decisione per i poveri, una decisione per i piccoli, una decisione per gli impotenti. È una decisione che non intende soltanto migliorarne la situazione, che non vuole soltanto elargire qualche elemosina, né vivere una piccolissima parte della loro vita di quando in quando, per poi potersene tornare nella propria condizione: procede sempre da una metanoia, da un intimo capovolgimento della mentalità, della sensibilità, dell’essere: io appartengo a loro, io sono come loro, esattamente come loro dinanzi a Dio, io non sono migliore di loro. No, sono del loro stesso livello e, infatti, l’unico Santo è sceso a quel livello. (da una predica, 1.11.93) Klaus Hemmerle, “La Luce dentro le cose”, Ed. Città Nuova, Roma, 1998, pag. 340. (altro…)
17 Ott 2017 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il segreto della diffusione di questa espressione parrocchiale del Movimento dei Focolari e dei suoi molti frutti lo si leggeva nel titolo che campeggiava nell’auditorium del Centro Maria Orsola: “50 anni di storia e una passione per la Chiesa”. Gremivano la sala animatori laici e sacerdoti di questo movimento giunti da varie regioni italiane (Liguria, Sicilia, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Veneto …). C’era anche il cardinale João Bráz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e mons. Giuseppe Petrocchi (Aquila). Che questa festa si svolgesse a Vallo non è un caso, perché proprio qui, la comunità che si era formata attorno a mons. Vincenzo Chiarle fu «tra le prime a vivere lo spirito dell’Unità e testimoniare un autentico stile di vita evangelica nell’ambito della parrocchia, ravvivandone spirito e strutture», come ha evidenziato Maria Voce, presidente dei Focolari, nel suo messaggio. La comunità di Vallo Torinese, pur piccola nelle dimensioni, è stata indicata da mons. Petrocchi, come modello di “chiesa viva”. E tale è stata ed è, se da questa comunità è fiorito un esempio di santità, quale è la sedicenne Maria Orsola, ora in cammino verso il riconoscimento ufficiale. Daniela, testimone di quei tempi, ha raccontato dei campi scuola estivi e invernali, dei viaggi all’estero e in altre regioni italiane dove la comunità di Vallo era chiamata a dare la propria testimonianza, anche con il complessino dove lei cantava accanto a Maria Orsola per portare a tutti la novità del Vangelo. Nel ripercorrere a grandi linee le tappe dei 50 anni di storia si è mostrato il filo d’oro che parte dall’intuizione di Chiara Lubich, dell’influsso innovativo che avrebbe potuto avere la spiritualità di comunione sulle comunità parrocchiali, alla passione per la Chiesa che aveva trasmesso ai membri dei Focolari, sino a quello storico incontro del 1967 nei pressi di Roma. Un incontro come risposta all’invito che Papa Paolo VI aveva rivolto l’anno prima ad un gruppo di sacerdoti e religiosi che vivevano lo spirito dell’unità, a portarla nelle parrocchie e nelle diocesi.
Un tuffo nei frutti del passato che si intreccia con il presente. Tutt’oggi Vallo è meta di gruppi di giovani e di comunità parrocchiali, per la comunione che viene mantenuta viva tra tutti dove si sperimenta – come ancora sottolinea mons. Petrocchi, – quell’unità umano-divina che rende presente spiritualmente Gesù stesso. Comunione che è primo impegno di vita nelle molte comunità diffuse oggi in tutte le regioni d’Italia e in molti Paesi del mondo. La testimonianza di Bruno e Luisa, coniugi di Cavi di Lavagna (GE) da anni a servizio della loro parrocchia, ha reso visibile come la strada verso l’unità passi anche da momenti difficili, arrivando ad esempio a rinunciare ai già consolidati gruppi della Parola di Vita per non venire meno all’unità con il nuovo parroco. La ricerca dell’unità ad ogni costo è stato il filo conduttore anche dell’esperienza raccontata dal cardinale brasiliano João Bráz de Aviz. Toccante l’esperienza di Luca, che grazie al sostegno nella preghiera e nell’amore scambievole con gli altri giovani ha trasformato dolori e incognite provocate dal grave incidente stradale di cui è stato vittima, in un tempo di riscoperta della preghiera, della preziosità dell’amore di chi hai attorno, della vita che ti può essere tolta in un attimo. A conclusione di questa intensa giornata ci sembra di poter dire che quanto auspicato dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia nel suo augurio letto in apertura si è attuato: 50 anni di storia. Ripercorrerli è “tornare all’origine del vostro carisma” e ripartire con nuovo slancio verso le sfide future. Da Carla Cotignoli (altro…)
13 Ott 2017 | Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Curitiba, capitale dello Stato del Paraná (Sud del Brasile), è una città ricca di primati: ha il più alto indice educativo del Paese, i più bassi tassi di analfabetismo e un’alta qualità di istruzione (l’Università Federale è la prima del Brasile). È ritenuta la città brasiliana più ecosostenibile, grazie a piani innovativi che hanno conciliato la crescita urbanistica con la cura dell’ambiente. In questa “città dei primati” si è svolta una tappa importante del lungo e proficuo cammino ecumenico tra cattolici e luterani. La Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) e la Commissione per il dialogo bilaterale cattolico-luterana, in collaborazione con l’Università cattolica del Paraná (PUCPR), hanno scelto la “città verde” come sede del Simposio mariologico ecumenico, dal 1° al 3 settembre.
L’occasione veniva da due importanti ricorrenze. La prima, il terzo centenario del ritrovamento, nelle acque del fiume Paraiba do Sul, della statua di Nostra Signora di Aparecida. Il popolo brasiliano conosce bene la storia del manipolo di poveri pescatori che, nel 1717, dopo una giornata infruttuosa di pesca, in vista del banchetto organizzato in occasione dell’imminente visita del governatore della Provincia di San Paolo, lanciarono di nuovo nel fiume le reti. Con loro sorpresa vi trovarono impigliata una piccola statua della “Nostra Signora”, coperta di fango. Prima il corpo, poi la testa. Gettando ancora le reti, queste si riempirono inaspettatamente di una enorme quantità di pesci. Era il primo di una lunga serie di miracoli e di grazie ottenute dalla “Vergine Nera”, divenuta in seguito patrona del popolo brasiliano. La seconda ricorrenza è il quinto centenario della Riforma protestante, le cui celebrazioni sono state avviate congiuntamente, con lo storico evento di Lund, nell’ottobre 2016, dalle chiese cattolica e luterana, in spirito di comunione, dialogo e ringraziamento. Il Simposio di Curitiba si inserisce quindi all’interno di un importante cammino ecumenico.

Il rev. Hubertus Blaumeiser e il vescovo Dom Francisco Biasin
Folta la partecipazione: tra gli altri, erano presenti quattro vescovi cattolici, cinque pastori sinodali luterani, esperti per l’ecumenismo della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, responsabili per l’ecumenismo nelle regioni episcopali e molti teologi, religiosi, sacerdoti e laici, tra cui anche alcuni membri del Movimento dei Focolari. Tra i relatori, su invito del vescovo Dom Biasin, presidente della Commissione ecumenica, anche il teologo focolarino Hubertus Blaumeiser, già docente all’Università Gregoriana di Roma, specializzato nella teologia di Lutero. «Tema centrale del Simposio è stato il celebre Commento di Lutero al Magnificat, pubblicato recentemente anche in una coedizione luterano-cattolica. Il mio compito – scrive Blaumeiser – è stato quello di svolgere due conferenze introduttive su Lutero, accolte da tutti come un invito a rivedere la sua figura: stimolo per conoscerlo e studiarlo più profondamente. Tutto si è svolto in un clima di grande fraternità. Le relazioni del Simposio saranno pubblicate dalla Rivista cattolica per il Dialogo (l’unica del genere in America Latina). Quanto emerso, si spera potrà trovare espressione anche in una comune dichiarazione delle due chiese, prevista per la fine delle celebrazioni del centenario». Blaumeiser è stato poi ospite di una serata organizzata alla cittadella dei Focolari “Mariapoli Ginetta”, trasmessa in streaming e seguita in 650 punti d’ascolto. Tra i presenti, sul posto, i vescovi metodisti Nelson Leite e Adriel De Souza, il sindaco di Vargem Grande do Sul e membri di varie chiese. La trasmissione è stata molto apprezzata anche dai giovani, affascinati da questa visione dell’ecumenismo come opportunità per scoprire i tesori che le varie tradizioni cristiane custodiscono. Come un dono per tutti. (altro…)
29 Set 2017 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Spiritualità
Sabato 23 settembre 2017, presso l’Aula Magna dell’Istituto Universitario Sophia (IUS): fin dai messaggi introduttivi di Mons. Buoncristiani, Arcivescovo di Siena, e della Dott.ssa Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari e Vice Gran Cancelliere dell’Istituto Universitario Sophia, è apparsa evidente la sintonia e la vicinanza tra le due figure carismatiche che hanno offerto non solamente allo spazio ecclesiale, ma all’intera società civile dei rispettivi periodi, un esempio di feconda contaminazione tra spiritualità e incarnazione, nel continuo operare dentro le sfide del vivere comune. Marco Luppi, moderatore del convegno, in apertura ha rimarcato la continuità tra le proposte dell’”allegra brigata” dei Caterinati e la spiritualità dell’unità dei Focolari, ricordando come vari capisaldi del pensiero della santa senese – l’unicità della scelta di Dio, il valore generativo della volontà di Dio, l’importanza del vivere il momento presente – siano stati ripresi e riattualizzati da Chiara Lubich. Si è ricordato che lo stesso Igino Giordani, co-fondatore del Movimento dei Focolari, si sia inizialmente incamminato sul percorso tracciato dall’esperienza di Caterina, affascinato dalla dimostrazione di una santità alla portata di tutti e dal messaggio di universalità che era contenuto nel suo modo di proporre la scelta cristiana. Celebre il nesso “Io – il fratello – Dio”, promosso da Giordani come fecondo processo di interrelazione che completa la dimensione antropologica con l’apertura spirituale alla paternità divina nell’accezione cristiana. Fulcro del convegno sono state le due relazioni centrali. Suor Elena Ascoli O.P., con il suo tema “La mistica dell’incontro”, ha ripercorso la dimensione intima e concreta della “mistica del fuoco” in Caterina. La speranza cristiana, nella senese, diviene un vero cammino vocazionale alla ricerca del senso del vivere al servizio della società, della Chiesa. 381 lettere, svariate raccolte di inni e preghiere fanno di Caterina la santa dell’incontro e del dialogo, animato dalla coscienza di chi scopre che quel “fuoco interiore”, il rapporto con Dio, rappresenta un patrimonio che moltiplica il suo valore se si dona, se costruisce una dinamica relazionale di amore concreto al prossimo, se contribuisce alla costruzione del vivere associato, nella ricerca del bene comune.
Piero Coda, preside di Sophia, nella sua relazione dal titolo “L’ Amore vero e il vero Amore”, ha proposto un’originale lettura dell’incontro generativo tra le radici francescane di Chiara Lubich e il periodo caterinate di Giordani, incontro che si riflette nel periodo fondativo del Movimento dei Focolari come esperienza di rinnovamento cristiano, capace di dare vita ad una realtà nuova nella Chiesa e nella società. Il “patto” tra carismi genera un’originalità che sottolinea il dinamismo della reciprocità come cassa di risonanza per la dimensione dell’unità e diviene fulcro di una proposta al servizio dell’umanità. La “mistica del fuoco” in Chiara Lubich, recuperata da Coda in alcuni passaggi dello scritto “Resurrezione di Roma”, ricorda proprio come l’impeto dello slancio interiore, individuale, fiorisce nella dinamica comunitaria: «È Dio che di due fa uno, ponendosi a terzo come relazione tra essi: Gesù tra noi». In chiusura la comunicazione del dott. Aldo Bernabei, rappresentante del gruppo romano dei Caterinati, ha ripercorso il cammino congiunto tra la sua associazione e il Movimento dei Focolari nell’animazione pluridecennale del progetto “Insieme per l’Europa”, manifestazione che lavora stabilmente alla costruzione di uno spirito europeo che riconosca l’anima cristiana tra i propri valori fondativi, percorso che unisce più di 500 tra chiese, movimenti, comunità e associazioni. (altro…)
27 Set 2017 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Spiritualità
Sono lieta di rivolgere un saluto a tutti i partecipanti alla presentazione del libro:“Qui c’è il dito di Dio”. È il secondo volume della collana “Studi e Documenti” promossa dal Centro Chiara Lubich.
Il titolo richiama una frase nota ai membri del Movimento dei Focolari: il primo riconoscimento da parte dell’arcivescovo di Trento, mons. Carlo de Ferrari, che quel qualcosa di nuovo che, in modo edificante e nello stesso tempo contrastato, stava nascendo nella sua diocesi, non veniva dagli uomini ma “dal dito di Dio”. Uno sguardo puro permetteva così al pastore di non fermarsi di fronte a considerazioni o a giudizi puramente “umani”, ma di penetrare più profondamente il sorprendente agire di Dio, che si manifestava attraverso la vita di un gruppo di giovani ragazze, e ciò 20 anni prima del Concilio Vaticano II. E la storia gli avrebbe dato ragione. Come membri del Movimento dei Focolari non possiamo non essere particolarmente grati a Mons. De Ferrari per il suo sapiente discernimento, che ha permesso a quel piccolo fuoco acceso di crescere e di estendersi poi in tutto il mondo. A distanza di 70 anni, questo lavoro di Lucia Abignente ci rende consapevoli di quanto l’intuizione dell’arcivescovo fosse profonda-mente radicata nella vita della Parola di Dio e il suo agire condito di umiltà, di perseveranza, di prontezza a pagare di persona, di profezia. Nella ricostruzione degli eventi, che in queste pagine ci viene offerta sulla base di un vasto apparato di fonti, scopriamo un filo d’oro. Circostanze propizie e avverse hanno permesso l’intessersi di un rapporto di comunione vivo, reale, tra Chiara Lubich e il “suo” vescovo, che ha dato senso a quell’alternarsi di “osanna” e “crucifige” – per dirlo con le parole che troviamo nelle lettere di entrambi – e l’ha fatto vivere a Chiara nell’amore a Dio e alla Chiesa. Queste pagine ce ne offrono una testimonianza autentica e coinvolgente.
Anche oggi essa costituisce un invito a prendere nuovamente coscienza del dono del carisma ricevuto e della potenzialità di una fondazione, che, come viene oggi riconosciuto, ha aperto una strada ai percorsi di altre realtà ecclesiali. Mi dà gioia costatare che la pubblicazione di questo libro avviene nell’anno dedicato dal Movimento dei Focolari all’approfondimento di Maria, uno dei cardini della spiritualità dell’Unità. Fu nel periodo di luce vissuto nell’estate 1949 (in cui lo Spirito diede a Chiara di contemplare la grandezza della Madre di Dio, di ammirarla nella sua bellezza unica, tutta rivestita della Parola di Dio), che si delineò anche il disegno di Dio sull’Opera nascente: Opera di Maria appunto. La vocazione, il timbro “mariano” di quest’Opera emerge da queste pagine, che ne danno prova – direi – inconfutabile, grazie al rinnovarsi del sì di Chiara ai piani di Dio: sì alla chiamata, sì all’annuncio di quell’Ideale che avrebbe penetrato la sua vita; sì alla disponibilità dell’offerta e immolazione del frutto generato, durante gli anni di studio da parte della Chiesa di Roma. Nel suo “fiat” dell’Annunciazione così come nel sì della desolazione ai piedi della croce Maria è il modello, la forma, in cui Chiara Lubich vive la sua divina avventura. Nel nostro tempo, in cui appare «una nuova e più esplicita consapevolezza del principio mariano nella Chiesa come sacramento di unità»[1], mi auguro che la testimonianza e il messaggio, trasmessi dal libro che oggi presentiamo, possano essere un dono per tutto il popolo di Dio e aiutino l’Opera di Maria ad esprimere la vocazione che la Chiesa le ha confermato negli Statuti: essere «…– per quanto è possibile – una presenza [di Maria] sulla terra e “quasi” una sua continuazione». [1] B. Leahy, Il principio mariano nella Chiesa, Città Nuova, Roma 1999, p. 46. (altro…)
23 Set 2017 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Il vescovo Klaus Hemmerle
«Il mondo si avvicina sempre più, sempre più diventa un mondo unico. Ma non basta che si avvicini dal punto di vista economico, tecnico, politico: ciò di cui abbiamo bisogno è uno spirito comune, in cui davvero tutti gli uomini possano costruire insieme l’unico destino del mondo. Uno spirito che superi l’isolamento, ma anche il pericolo di un collettivismo di massa, senz’anima. Questo spirito è ciò che il vangelo offre. Dio stesso si è fatto nostro fratello, e ci ha fatto fratelli gli uni degli altri. Il ritmo esistenziale di questo mondo che si fa uno dev’essere il comandamento nuovo: amatevi anche voi gli uni gli altri come io vi ho amato». (da un’intervista del dicembre 1977) «Interesse primario del cristiano deve essere il portare avanti, non solo con coloro che condividono i suoi ideali, ma con tutti coloro che hanno responsabilità nel mondo, l’edificazione di un mondo umano». (da una conferenza del 17.11.1978) «Se la tua nazione è per me importante quanto la mia, se la tua cultura è per me preziosa quanto la mia, sto spianando la strada su cui Gesù potrà essere determinante nel mezzo di questo mondo. Non saremo livellati e confusi in un’anonima uniformità, ma avremo in mente, nelle intenzioni e nel cuore, l’altro: avremo nella mente e nel cuore il mondo. E così i nostri mondi saranno parte di un’unica realtà, senza annegare in un mondo neutrale, banale. Il mondo stesso diverrà così al tempo stesso più unificato e più variegato». (dal volume Der Himmel ist zwischen uns, pp. 93 s.) «Gli spazi in cui viviamo non devono diventare le celle bene attrezzate di un gigantesco carcere travestito da albergo, ma devono essere spazi d’incontro, in cui l’uomo può attendere e ricevere altri essere umani, e, più ancora, in cui l’uomo può attendere e ricevere Dio». (da un articolo del dicembre 1973) Klaus Hemmerle, “La luce dentro le cose”, Ed. Città Nuova (1998 – pp. 286, 287, 300, 282) (altro…)