9 Feb 2015 | Chiesa, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sr Tina Ventimiglia, Francescana dei Poveri, e Resi e Alessandra, volontarie dell’associazione Randi che nell’impegno a vivere la spiritualità dell’unità, trovano forme impensate per l’incontro e l’accompagnamento. E il riscatto. Il ruolo della prevenzione: creare opportunità di sviluppo nel sud del mondo. L’8 febbraio, in concomitanza con la memoria liturgica di s. Giuseppina Bakhita, suora sudanese, che da bambina fece la drammatica esperienza della schiavitù, si è celebrata la prima giornata mondiale contro la tratta. Una giornata per rompere il silenzio su questa “vergognosa piaga indegna di una società civile”. Così l’ha definita papa Francesco all’Angelus, col cuore gonfio di angoscia per la moltitudine di “uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro e di piacere e spesso torturati e mutilati”, nell’auspicio che “quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuoverne le cause”. È emblematico che a sollevare la questione su questa ‘moderna’ e inaccettabile forma di schiavitù siano proprio le i religiosi che con la loro presenza nei vari punti del pianeta – primi e a volte unici ‘buoni samaritani’ – sanno farsi prossimi a persone cui con violenza è tolta la libertà personale impossessandosi di tutto il suo essere rendendola schiava. Significativa l’esperienza di Tina Ventimiglia, suora Francescana dei Poveri, che con la sua comunità da dodici anni si sta facendo carico, a Pistoia (Italia), di ragazze provenienti dalla strada. “L’immigrazione clandestina e forzata – racconta – mostra spesso un volto femminile, vittima dei cosiddetti protettori. Questi volti il cui sguardo timoroso, diffidente o sprezzante – di chi non sa più fidarsi di nessuno – ci interpellano fortemente. Alla luce dell’insegnamento della nostra fondatrice e del carisma di Chiara Lubich, non le vediamo realtà da sfuggire, scartare, rimuovere, o peggio da condannare, ma ‘piaghe” di Cristo da sanare. Il male non si deve ‘combattere’ ma ‘attraversare’ con l’esercizio di farsi ‘vuoto’ per accogliere la persona così com’è, degna di amore indipendentemente dalla situazione in cui si trova. L’amore non fa calcoli, ama senza misura, e continua ad amare anche quando non viene accolto o capito. Ed è ancora l’amore a farci comprendere i gesti concreti che si possono fare come il percorso sanitario, o giudiziario per restituire attraverso i documenti la propria identità. Come anche l’accompagnamento nella rielaborazione del vissuto e scoprire così le risorse interiori per riprendere a vivere, facendo sentire la persona degna di amore e capace di amare. Senza tralasciare l’offerta di una rete relazionale sana che consenta loro di integrarsi nel territorio con l’inserimento lavorativo e la successiva autonomia abitativa”.
“Randi – racconta Alessandra – è la bambina che 22anni fa Rebecca è venuta a partorire nell’ospedale dove lavoravo. Immigrata clandestinamente a Livorno, non sapeva nulla di italiano ma ugualmente si captava tutta la sua angoscia poiché, non avendo documenti di soggiorno, temeva che le avrebbero tolta la bambina. Accolta senza ragionamenti e pregiudizi, siamo riuscite a trovare una soluzione. Dopo pochissimo tempo più di 70 ragazze in situazioni anche più drammatiche, sapevano di poter contare sulla nostra associazione, che abbiamo chiamato Randi”. “Di che cosa ci occupiamo? – incalza Resi – Spesso siamo di fronte a situazioni di vera e propria schiavitù a fini economici. E’ questo un business che muove un mercato di 24 miliardi di euro e coinvolge, nel mondo tra i 27 e i 50 milioni di esseri umani, soprattutto donne e bambini. Una vera e propria tratta che crea paura, isolamento, incapacità di difesa alcuna. Circa la metà del fenomeno riguarda giovani donne costrette alla prostituzione. Riuscire ad avvicinare queste persone incatenate, cui viene impedito qualunque contatto con il mondo esterno non è davvero facile. A volte la svolta avviene grazie ad un incidente, ad un ricovero ospedaliero, un incontro su un treno. Nel contatto, la spiritualità dell’unità ci aiuta a trasmettere loro che si possono finalmente fidare di qualcuno. E qui avviene il miracolo perché forse per la prima volta non viene chiesto loro nulla in cambio”. Sanare le ferite: la grande scommessa del Vangelo. Ma anche, fin dove è possibile, prevenirle. È in questo versante che sono impegnate le schiere di religiosi e religiose che, portatisi in terre lontane, insieme alla buona novella si adoperano a far crescere la dignità delle persone. È quanto stanno facendo anche i Focolari nel sud del mondo, dove, in 53 paesi dei 4 continenti, sono attivi oltre cento interventi di sviluppo cui sono inseriti 15.000 bambini e le loro famiglie, per creare con essi concrete opportunità di sviluppo da spendere nella propria terra, nella libertà. (altro…)
5 Feb 2015 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
A scuola del Vangelo: un appuntamento che si ripete ogni due mesi e che coinvolge tutto il villaggio, compresi il parroco e il Fon, la regale autorità del posto. Il programma? Approfondire un brano del Vangelo, cogliendone le sfaccettature che più si prestano all’applicazione quotidiana, per darselo come filo conduttore fino al nuovo appuntamento. Nel quale, nello spirito di comunione, proveranno a condividere come sono riusciti a farlo diventare vita e darsi reciprocamente nuova lena per continuare l’esperimento. Questa dinamica, iniziata a Fontem – la cittadella dei Focolari del Camerun – per volere del loro Fon si riproduce anche ad Akum, altro villaggio del Camerun. Inizialmente l’affluenza è prevalentemente al femminile. Ma via via vi partecipano sempre più anche uomini, verosimilmente colpiti (anche se non ammesso apertamente) dal cambiamento delle mogli. Proviamo a captare qualcosa dai loro racconti. «Mi chiamo Suh Nadia – esordisce una ragazza -. Con alcuni miei compagni di scuola ci eravamo accordati di unirci alla preghiera mondiale dei giovani dei Focolari che si chiama Time-out. All’inizio eravamo in sei, poi dodici. Ad un certo punto è venuto a saperlo il preside, che mi ha chiamata in direzione. Pensavo: adesso ci punirà perché per qualche minuto interrompiamo lo studio. Mi sono fatta coraggio ed ho cercato di spiegargli l’importanza di questa preghiera. Infatti, anche se in Camerun c’è la pace, ci sono tanti Paesi intorno che stanno soffrendo per la guerra, per cui dobbiamo pregare per loro. Il preside, dopo avermi ascoltato, mi ha ringraziato e mi ha detto che provvederà a modificare l’orario delle lezioni affinché tutti gli studenti possano unirsi a noi». A prendere la parola è ora Evangeline: «Andando a casa di mia zia, mi sono accorta che i vicini maltrattavano una ragazza che era con loro, che, per sfuggire, era andata a dormire in chiesa. Riaccompagnandola a casa, il parroco ha cercato di convincere i suoi a trattarla bene. Ma non appena andato via, i due l’hanno sgridata. Piangeva forte. Le sono andata vicino, l’ho ascoltata con amore e ho deciso di andare a parlare con i suoi. Anche se la zia mi ha sconsigliata, pensando a quanto suggerisce il Vangelo, il giorno dopo sono andata lo stesso. La signora mi ha detto che non era loro figlia, ma una ragazza che faceva loro da infermiera. “Proprio perché lei vi aiuta” – ho detto – dovreste trattarla come una figlia”. La donna non sembrava darmi attenzione, ma il marito mi ascoltava: “Chi sei?”, mi ha chiesto, “Chi ti manda?”. Sentendo che ero andata di mia iniziativa, mi ha ringraziata e mi ha promesso che non la maltratteranno più. Vedendo poi che la ragazza non aveva quasi nulla da mettersi, le ho portato alcuni miei vestiti». Veronica cucina normalmente anche per la suocera. Un giorno la donna le dice che per un problema agli occhi non riesce neppure a vedere ciò che mangia e che forse è meglio non portarle più cibo. Veronica prende un appuntamento all’ospedale e la sera prima va a dormire da lei. In quella città abitano due figli della donna, i quali però non si dimostrano per nulla interessati. I medici decidono di operarla subito e così Veronica, nonostante i suoi impegni di lavoro, rimane con lei in ospedale per una settimana. Al ritorno a casa, neppure gli altri figli della donna si interessano della madre, così Veronica continua ad andare a curarla e portarle da mangiare, senza far caso che i figli vadano dalla madre solo quando c’è lei, per approfittare anche loro del cibo. «È la quarta volta che vengo a queste riunioni di ‘nuova evangelizzazione’ – conclude Veronica – cerco solo di mettere in pratica ciò che qui imparo». «Mi erano rimasti soltanto 2000 franchi camerunensi (equivale a circa 3 Euro) e avevo la spesa da fare» racconta Marie a proposito del brano del Vangelo ‘Date e vi sarà dato’. «Per risparmiare sono andata al mercato lontano 6 miglia, con ancora in mano 700 frs. Tornando, con ancora in mano 700 franchi, mi accorgo che non avevo preso l’olio. Decido di comprarlo vicino casa: i miei 700 frs mi sarebbero bastati appena. Stavo per attraversare la strada quando una ragazza mi batte sulla spalla: aiutami a comperare le spezie, mi chiede. Una voce dentro mi dice: dare! Così le ho pagato le spezie: 250 frs. Con ciò che mi era rimasto potevo comperare mezzo litro d’olio. Un uomo che conosco mi chiede di comperare per lui il sale: sono 100 frs. Infine mi si avvicina un ragazzo e anche lui mi chiede di pagargli le spezie: altri 200 frs. Guardo i soldi rimastimi in mano: non potevo più comperare nessun olio. Tornata a casa chiedo ai figli di riscaldare i contenitori per vedere se usciva ancora un po’ di olio, ma erano completamente vuoti. Allora li ho mandati dal negoziante a chiedere se poteva darci un po’ di olio a credito, ma non ne aveva. Neppure la mia vicina ne aveva da prestarmi. Come avrei fatto a cucinare per i miei figli? In quel momento arriva il figlio di una mia cara amica con un cesto sulla testa. “Vengo da te”, mi ha detto. “Mia madre non era riuscita a venire per la morte di tua madre e adesso lei ti manda questo cesto”. Lo apro e c’erano noci di cocco, pesce secco e… 5 litri di olio!». (altro…)
28 Gen 2015 | Chiesa, Spiritualità

Suor Mariella Giannini (seconda da sinistra) al Centro delle Religiose del Movimento dei Focolari in Grottaferrata, Roma.
Difendere la vita umana in condizione di fragilità. È ciò che anima le Suore ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù, la famiglia di suor Mariella Giannini, religiosa che vive la spiritualità del Movimento dei Focolari e protagonista di questa storia. «Attraverso l’incontro con il carisma dell’unità di Chiara Lubich – racconta – sono riuscita a ricomporre la mia identità di religiosa nel carisma dell’Ospitalità, che è lo specifico del mio Istituto». Filippine, Spagna, Italia, sono le tappe che ha toccato nel suo cammino. La scoperta che Dio «ci ama immensamente» la segna fortemente; nonostante questo arriva presto un momento triste, uno di quelli che volentieri si eviterebbe, soprattutto dopo aver scelto una vita di donazione così impegnativa. «Si trattava di un forte dolore morale – confida suor Mariella -, un momento di prova, forse anche di tentazione. Sicuramente di lotta contro Dio. È arrivato improvviso il buio, è scesa in me la notte, insieme al silenzio di un mare oscuro e profondo, di un fiume limaccioso da attraversare. Ma dove vado a finire? Mi chiedevo. Non avevo futuro». Ricorda con emozione quei momenti duri e confessa che, nonostante il buio, non ha mai smesso di donarsi agli altri. «Mi è venuto incontro in modo inaspettato il grido di Gesù sulla Croce: “Dio mio, perché mi hai abbandonato? Colui che per assurdo è senza risposte, è stato la chiave al mio dolore e a quello di ogni dolore umano». Un passaggio delicato risolto non tanto con la forza di volontà, ma con l’abbandono fiducioso a Dio. «All’interno di ogni famiglia religiosa – continua suor Mariella – è inevitabile che ci siano dei problemi, perché l’egoismo non è mai estirpato del tutto. Ma certe cose cambiano dentro di te. L’ho sperimentato specialmente con i nostri collaboratori laici, che non vedo più come degli estranei, o peggio, solo dei dipendenti, ma nostri fratelli e sorelle con cui condividere il carisma e realizzare insieme nuovi progetti. Inoltre, Dio mi ha donato una nuova famiglia anche col Movimento dei Focolari. Il mio cuore si è dilatato. Il carisma dell’ospitalità e il carisma dell’unità sono diventati per me una unica forza, una dinamite che rinnova la casa di Dio, la Chiesa». Parla con cognizione di causa, perché i compiti da lei svolti sono stati diversi e delicati, non solo come superiora provinciale, ma anche in giro per il mondo. «Amore chiama sempre Amore – afferma con convinzione. – Ho potuto constatarlo e viverlo perché, dopo l’incarico di Provinciale per l’Italia del mio Istituto, sono stata inviata, come formatrice, tra le Juniores delle Filippine. La prima formazione è una fase delicata, affascinante e coinvolgente, ma con l’ascolto quotidiano e il dialogo reciproco ci si capisce. A questo livello, quando cioè accolgo la vita dell’altra in un rapporto da cuore a cuore, allora divento grembo per ogni sofferenza passata e presente. Vivere così mi fa superare ogni barriera di lingua, cultura e di generazione». Dalle Filippine si reca in Spagna per preparare le giovani suore ai voti perpetui. Tornata in Italia, a Viterbo, si occupa di un gruppo di ammalati psichici, alcolisti e di persone con disturbi del comportamento. Visita regolarmente i detenuti nel super-carcere della città: «Gesù dona grande gioia anche a questi ultimi perché è Lui per primo che ha scelto di essere l’ultimo, e quando questi due poli “Dio e uomo” s’incontrano, misteriosamente il rapporto s’illumina e i cuori si riscaldano». (altro…)
27 Gen 2015 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Spiritualità
L’aria, pur festosa, ha un timbro solenne e di preghiera. Dopo l’intonazione dei vespri e dei canti, il celebrante principale annuncia per la gioiosa sorpresa dei presenti, l’arrivo di un messaggio di papa Francesco. La missiva pontificia porta la firma del Segretario di Stato card. Pietro Parolin, ed è rivolta a Mons. Raffaello Martinelli, vescovo di Frascati, in qualità di incaricato ad aprire ufficialmente il “Processo sulla vita, virtù, fama di santità e segni” di Chiara Lubich. La diocesi di Frascati, infatti, è il territorio nel quale si trova il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari, nei pressi del quale Chiara è vissuta gran parte della sua vita ed è morta (14 marzo 2008). «In occasione dell’apertura della causa di beatificazione e canonizzazione di Chiara Lubich – si legge nel messaggio del Papa –, che si tiene nella Cattedrale di Frascati, Sua Santità papa Francesco rivolge il suo cordiale pensiero, auspicando che il luminoso esempio di vita della fondatrice del Movimento dei Focolari susciti in quanti ne conservano la preziosa eredità spirituale rinnovati propositi di fedele adesione a Cristo e di generoso servizio all’unità della Chiesa. Il Santo Padre invoca abbondanti doni del divino Spirito su quanti sono impegnati nella Postulazione ed esorta a far conoscere al popolo di Dio la vita e le opere di colei che, accogliendo l’invito del Signore, ha acceso per la Chiesa una nuova luce sul cammino verso l’unità e, mentre chiede di pregare a sostegno del suo universale ministero di successore dell’apostolo Pietro, per intercessione della Vergine Santa, invia a vostra Eccellenza, alla Postulazione, all’intera Opera di Maria ed a quanti partecipano al gioioso evento l’implorata benedizione apostolica. Dal Vaticano, 27 gennaio 2015». Maria Voce, a nome di tutto il Movimento dei Focolari nel mondo che segue l’evento via internet, esprime la gratitudine di tutti: «Vogliamo, innanzitutto, esprimere la gioia, la commozione, la sorpresa, per questo messaggio del Santo Padre, al quale vogliamo inviare il nostro ringraziamento e l’assicurazione della nostra preghiera, che lui ci ha chiesto; nonché l’assicurazione del nostro impegno a continuare a diffondere quella “luce nuova” che lui ha indicato come dono di Chiara alla Chiesa e all’umanità». L’applauso dei presenti ha sottolineato l’immensa gioia e gratitudine di tutto il “popolo focolarino”. (altro…)
27 Gen 2015 | Chiara Lubich, Chiesa, Spiritualità

Card. João Braz De Aviz, Jesús Morán e Maria Voce, copresidente e presidente dei Focolari
La cattedrale di Frascati è gremita, nonostante l’orario di punta di un giorno feriale, il 27 gennaio, giorno della Memoria, in cui il mondo ricorda il dramma della Shoah e tutte le altre tragedie che continuano ad insanguinare il pianeta. Ed è perché «l’umanità e la storia possano conoscere nuovi sviluppi di pace» che Maria Voce auspica il riconoscimento dell’esemplarità di Chiara Lubich. Sì, perché «il suo sguardo e il suo cuore erano mossi da un amore universale, capace di abbracciare tutti gli uomini al di là di ogni differenza, sempre proteso a realizzare il testamento di Gesù», “Che tutti siano uno”. Un prolungato applauso manifesta la riconoscenza a papa Francesco, che nel suo messaggio esorta a «far conoscere al popolo di Dio la vita e le opere di colei che, accogliendo l’invito del Signore ha acceso per la Chiesa una nuova luce sul cammino verso l’unità». Maria Voce a nome del popolo dei Focolari assicura «l’impegno a continuare a diffondere quella luce nuova che il Papa ha indicato» parlando della figura di Chiara. La diretta streaming ha permesso di poter seguire l’evento, con traduzione simultanea in inglese, francese, portoghese e spagnolo. Oltre 18mila gli accessi contemporanei, con punti che hanno radunato anche centinaia di persone (come alla Mariapoli Ginetta in Brasile, o alla cittadella di Loppiano in Toscana). 
Mons. Raffaello Martinelli, vescovo di Frascati
«Il compito che ci attende non è facile», dichiara il vescovo di Frascati, mons. Raffaello Martinelli, «ma è un servizio che vogliamo rendere alla Chiesa per offrire una testimonianza di fede, speranza e carità attraverso l’opera e la vita di una delle sue figlie». Sono molte le presenze internazionali, a partire dai cardinali Tarcisio Bertone, Ennio Antonelli, João Braz De Aviz, Miloslav Vlk; i vescovi presenti, fra cui Carlos Tissera dall’Argentina e Brendan Leahy dall’Irlanda; e la presenza ecumenica, con l’Archimandrita Simeon Catsinas, della Chiesa ortodossa di Roma in rappresentanza del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, e padre Gabriel, parroco rumeno-ortodosso di Rocca di Papa, inviato dal vescovo rumeno-ortodosso d’Italia, Siluan. Tra gli amici di Chiara Lubich sono presenti fondatori e rappresentanti di altri movimenti. Non ha voluto mancare il mondo musulmano, a testimoniare la volontà di un dialogo che continua in questo momento così critico, col direttore dell’Istituto Tevere Cenap Mustafa Aydin, della Turchia. Dal Giappone, in rappresentanza del movimento Buddhista Rissho Kosei-Kai, il dott. Mizumo. Con la fascia tricolore sono presenti diversi sindaci dei comuni limitrofi, una delegazione da Trento, città natale di Chiara, e un gruppo di familiari della Serva di Dio.
«Chiara parla di vivere il Vangelo ed essere fedeli a Dio», racconta João, giovane brasiliano, «penso che non possiamo essere fedeli senza mirare alla santità, che è quello che Dio vuole». E Francesca, 13 anni: «Chiara mi ha colpito per la sua grande fede che sembrerebbe difficile far arrivare a dei ragazzi, invece lei ce la comunicava con una semplicità stupenda». La cerimonia. È con una serie di atti giuridici che si apre una causa di canonizzazione, ma, sottolinea il vescovo di Frascati – «vogliamo trasformarli in meditazione», e per questo la cerimonia si è aperta con la recita dei vespri. In un clima solenne si sono espletati gli adempimenti per l’insediamento del tribunale, ad incominciare dalla lettura del “supplice libello” con cui il Movimento dei Focolari nel dicembre 2013 ha chiesto l’apertura della causa. Lungo i sei anni trascorsi dalla morte di Chiara Lubich – spiega il documento – «è cresciuta in maniera continua e stabile e si è diffusa sempre di più in tutto il mondo tra i fedeli l’opinione circa la purità e integrità di vita della Serva di Dio, le virtù da lei praticate in grado eroico, nonché le grazie e i favori ricevuti da Dio attraverso la sua intercessione». A seguire, la lettura del nulla osta della Congregazione delle Cause dei Santi e la costituzione del tribunale. Sarà Mons. Angelo Amati, delegato episcopale, a condurre questa fase dell’inchiesta diocesana, coadiuvato dal Rev. Emmanuele Faweh Kazah, nigeriano, come Promotore di Giustizia, e dal notaio Patrizia Sabatini, che già aveva lavorato nei mesi precedenti alla raccolta di una cinquantina di testimonianze, onde evitare che si perdessero quelle di chi ha «permesso fin dal primo momento di testimoniare la bellezza e la possibilità di percorrere insieme, in unità, il cammino verso l’unica meta», così Maria Voce nel ricordare i primi compagni e compagne di Chiara, alcuni dei quali presenti alla cerimonia. La postulazione nominata dalla presidente dei Focolari è formata dal postulatore don Silvestre Marques, portoghese, e dai vice postulatori, l’italiana Lucia Abignente e Waldery Hilgeman, olandese. Il Tribunale ha stabilito già la sessione successiva per ascoltare, il 12 febbraio prossimo, la testimonianza di Maria Voce, prima di un elenco di circa 100 nomi. Comunicato stampa Chiara Lubich_preghiera di intercessione Rivedi la diretta: http://live.focolare.org/reply.asp (altro…)
23 Gen 2015 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sulla scia delle molteplici aperture auspicate dal Vaticano II, verso la fine degli anni ’60 l’episcopato tedesco avverte l’esigenza di rafforzare i rapporti con l’Ortodossia. Il vescovo Graber di Regensburg – che ha l’incarico di incrementare tale dialogo – sa di poter contare su di una persona di grande competenza che potrà assolvere brillantemente a tale mandato: Albert Rauch. Ordinato sacerdote e completati gli studi teologici alla Gregoriana di Roma, per la sua spiccata sensibilità verso il mondo ortodosso, Albert decide di fare un dottorato al Collegio Russicum, dove apprende – fra l’altro – il greco moderno e il russo. La sua permanenza a Roma è occasione per lui di conoscere il Movimento dei Focolari a metà degli anni ’50. Ne abbraccia la spiritualità, scoprendovi anche la profonda dimensione ecumenica. Ben presto chiede di farne parte come sacerdote focolarino. Per approfondire la conoscenza dell’Oriente, Albert nei primi anni ’60 compie lunghi viaggi in Grecia, Turchia, Libano, Siria, Israele. Fa parte pure di una delegazione ufficiale che si reca a Costantinopoli, Sofia, Belgrado: sono i primi e importanti passi di avvicinamento fra queste Chiese sorelle. Più tardi intesserà rapporti anche con i Patriarcati di Mosca e Bucarest. Colpito nel vederlo così giovane, il Patriarca Athenagoras sottolinea l’importanza che anche i giovani dell’Oriente vadano in Occidente per arricchirsi reciprocamente. Inizia così la possibilità per giovani sacerdoti e studiosi di diverse Chiese dell’Oriente di recarsi in Germania. A lui viene affidato il nascente Ostkirchliches Institut [Istituto delle Chiese Orientali] a Regensburg, incarico che egli svolge con umiltà e amore. Il vescovo chiede a Chiara Lubich che a Regensburg si apra anche un focolare femminile, per aiutarlo in questo compito.

Centro Internazionale dei Focolari, Castel Gandolfo (Roma) 2003- Conduce una preghiera alla scuola ecumenica
Albert, coadiuvato da Nikolaus Wyrwoll, suo compagno di studio a Roma, si prodiga in mille iniziative, intessendo significativi e fruttuosi rapporti pan-ortodossi e tra ortodossi e cattolici. Un dialogo che, data la sua preparazione, è profondamente teologico e nello stesso tempo un ‘dialogo della vita’, come lui stesso ama chiamarlo. Memore dell’incoraggiamento di Athenagoras, porta spesso i suoi studenti, provenienti da diverse Chiese orientali e ortodosse, in visita a Roma, organizzando il tour in collaborazione col Centro Uno dei Focolari. Per oltre 35 anni, questi studenti prendono parte alle ‘Settimane ecumeniche’ in programma al Centro Mariapoli. Diversi tra loro, nel corso degli anni, assumeranno posti di responsabilità nelle loro chiese. Nell’estate, in vacanza vicino Roma, non manca di visitare il Centro Uno, per condividere i suoi progetti ed essere informato sulle attività del Movimento. Nel tempo, Albert, o meglio il dr. Albert Rauch, comincia la sua collaborazione anche con la Scuola Abba e con l’Istituto Universitario Sophia. La sua struggente passione per la ricomposizione dell’unità l’aveva spinto ad imparare una quindicina di lingue, che gli hanno consentito di far cadere il seme dell’unità in moltissimi cuori delle più svariate nazioni. La sua scomparsa all’età di 81 anni, è una grande perdita per il mondo ecumenico. Il suo esempio e la sua dedizione per l’unità dei cristiani sono uno stimolo per quanti vogliono contribuire alla realizzazione della preghiera di Gesù “Che tutti siano uno”. (altro…)