30 Nov 2014 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Le persone consacrate sono segno di Dio nei diversi ambienti di vita, sono lievito per la crescita di una società più giusta e fraterna, sono profezia di condivisione con i piccoli e i poveri. Così intesa e vissuta, la vita consacrata ci appare proprio come essa è realmente: è un dono di Dio, un dono di Dio alla Chiesa, un dono di Dio al suo Popolo! Ogni persona consacrata è un dono per il Popolo di Dio in cammino». Così, Papa Francesco, all’Angelus del 2 febbraio scorso. L’Anno della vita consacrata, «un tempo di grazia per la vita consacrata e per la Chiesa», è stato pensato nel contesto dei 50 anni del Concilio Vaticano II; e più in particolare nella ricorrenza dei 50 anni dalla pubblicazione del Decreto conciliare Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita consacrata. Nella presentazione alla stampa, il Card. João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, spiega come il «Concilio abbia rappresentato un soffio dello Spirito non soltanto per l’intera Chiesa ma, forse in modo particolare, per la vita consacrata. Siamo pure convinti che in questi 50 anni essa ha percorso un fecondo cammino di rinnovamento, non esente certamente da difficoltà e fatiche, nell’impegno di seguire quanto il Concilio ha chiesto loro: fedeltà al Signore, alla Chiesa, al proprio carisma e all’uomo di oggi (cf. PC 2)». È proprio sul rinnovamento che, alla vigilia dell’apertura dell’Anno, insiste papa Francesco rivolgendosi ai religiosi: «Non dobbiamo avere paura di lasciare gli “otri vecchi”: di rinnovare cioè quelle abitudini e quelle strutture che, nella vita della Chiesa e dunque anche nella vita consacrata, riconosciamo come non più rispondenti a quanto Dio ci chiede oggi per far avanzare il suo Regno nel mondo».
Quali gli obiettivi? Innanzitutto, «Vogliamo che sia un’occasione per fare “memoria grata” di questo recente passato – continua il cardinale – (…); riconoscere e confessare la nostra debolezza, ma anche ‘gridare’ al mondo con forza e con gioia la santità e la vitalità che sono presenti nella vita consacrata». Secondo obiettivo: «Abbracciare il futuro con speranza. Siamo ben coscienti che il momento presente è delicato e faticoso (…) ma vogliamo assumere questa crisi come un’occasione favorevole per la crescita in profondità (…). Di fronte a tanti “profeti di sventura”, vogliamo rimanere uomini e donne di speranza». Terzo obiettivo: «Vivere il presente con passione. La passione parla di innamoramento, di vera amicizia, di profonda comunione (…). Di testimoniare la bellezza del seguire Gesù nelle molteplici forme in cui si esprime la nostra vita. In quest’Anno i consacrati vogliono “svegliare il mondo” con la loro testimonianza profetica, particolarmente con la loro presenza nelle periferie esistenziali della povertà e del pensiero». Mons. José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione, ha illustrato alcune iniziative che si terranno durante l’anno: «Diversi incontri internazionali a Roma, per giovani religiosi e religiose, incontro dei formatori e formatrici; congresso internazionale di teologia della vita consacrata, con la collaborazione delle Università Pontificie, sul tema: “Rinnovamento della vita consacrata alla luce del Concilio e prospettive di futuro”; mostra internazionale su: “La vita consacrata e Vangelo nella storia umana”, con diversi stand secondo i vari carismi; un simposio sulla gestione dei beni economici e patrimoniali da parte dei religiosi; anche per le suore contemplative proporremo una “Catena mondiale di preghiera fra i monasteri”». I religiosi e le religiose del Movimento dei Focolari, invitano attraverso una lettera, a «vivere con un cuor solo, come un solo corpo, affinché quest’Anno possa segnare un’ulteriore tappa verso l’ut omnes», l’unità chiesta da Gesù al Padre. La chiusura dell’Anno è prevista per il 2 febbraio 2016, Giornata mondiale della vita consacrata. Programma (altro…)
26 Nov 2014 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Quella gioia che vedo nei tuoi occhi la voglio anch’io” dice un ragazzo a Daniela della Comunità Nuovi Orizzonti, quella notte in cui, vincendo le sue paure era andata alla Stazione Termini. Quel giovane che per 3 volte aveva tentato il suicidio, diventa per Daniela l’inizio di una nuova vita. Portano in cuore storie come questa i 300 membri, rappresentanti di 100 movimenti e nuove comunità di 40 Paesi, convenuti a Roma dal 20 al 22 novembre per il loro terzo Congresso Mondiale sul tema: “La gioia del Vangelo: una gioia missionaria”. Voluto dal Pontificio Consiglio per i Laici (PCPL) per rispondere alla chiamata alla conversione che papa Francesco ha rivolto a tutti i cristiani, l’appuntamento ha desiderato essere in continuità con gli incontri promossi da Giovanni Paolo II nel 1998 e da Benedetto XVI nel 2006. Improvvisa e inaspettata è stata negli anni la fioritura di tante nuove realtà ecclesiali, e il card. Rylko, presidente del PCPL, nella sua relazione di apertura, ha ricordato come la chiesa la consideri “una risposta tempestiva dello Spirito Santo alla difficile sfida dell’evangelizzazione del mondo contemporaneo”. Anche papa Francesco insiste nel dire che i nuovi carismi sono “regali dello Spirito integrati nel corpo ecclesiale, attratti verso il centro che è Cristo, da dove si incanalano in una spinta evangelizzatrice”.
Appassionanti esperienze si sono intrecciate agli approfondimenti ricchi e variegati, densi di dottrina, tesi ad approfondire i passaggi cruciali dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, magna charta dell’intero convegno. I temi trattati? Vanno dal rinnovamento personale per il rinnovamento ecclesiale, alla comunione tra movimenti (collaborare per non correre invano), dalla rivoluzione della tenerezza al genio femminile nell’evangelizzazione. Attenzione massima dunque a cogliere i “segni dei tempi” che richiedono nuove risposte a nuove domande. Tre giorni che hanno annullato differenze e chiusure: in un crescente clima di fraternità tra i rappresentanti di movimenti di storia più che cinquantennale e quelli delle nuove comunità che da poco hanno assunto una dimensione internazionale. Cospicua la presenza dei vescovi e dei sacerdoti, immersi insieme ai laici, in un clima di ascolto reciproco. Ciascuno era assetato di conoscere le reciproche esperienze per “imparare a discernere la voce dello Spirito oggi, che spinge a prendere il largo e annunciare a tutti l’amore di Dio per ogni uomo”, come ha detto uno dei presenti. Per il Movimento dei Focolari, insieme alla presidente Maria Voce, al neo copresidente Jesús Morán, al copresidente uscente Giancarlo Faletti una delegazione composta da Anna Pelli, Severin Schmidt, Gisela Lauber e Marta Chierico.
“Un incontro di vera e profonda comunione, dove si era tutti fratelli”, lo definisce Maria Voce in un’intervista rilasciata a focolare.org “che viene tanto più in evidenza se pensiamo da dove siamo partiti nel 1998”. “Quando siamo andati dal Papa – continua – si sentiva in lui la gioia di aver potuto sperimentare questa comunione, e in fondo era questo il dono che volevamo portargli”. Quali passi nuovi si aprono adesso per i Movimenti? Per Maria Voce due possibili piste da esplorare sono l’apertura “verso i Movimenti che appartengono ad altre Chiese, non cattoliche, perché lì ci sono esperienze molto forti di persone che vivono come noi il Vangelo”; e la “comunione ancora più profonda tra laici e clero”, “per cui non si debba separare la parte ecclesiastica dalla parte laica nei vari Movimenti e neanche nell’insieme”. Uscita che sottolineerebbe “un’unità più vitale, fra pastore e gregge”. Ogni scusa era buona per conoscersi: la pausa caffè, il momento del pranzo, la cena a fine giornata. Missioni di strada, comunità per tossicodipendenti, evangelizzazione nei luoghi più impensati del pianeta, adorazione e lavoro, cura degli anziani e dei disabili, coinvolgimento dei giovani: Philadelfia, Kansas, Filippine, Ecuador, Corea, Messico, Roma, Palermo. Il dialogo fitto e ininterrotto è culminato nell’incontro con papa Francesco: «Voi avete portato già molti frutti alla Chiesa e al mondo intero, ma ne porterete altri ancora più grandi con l’aiuto dello Spirito Santo», afferma il Papa nel suo discorso. «Per raggiungere la maturità ecclesiale mantenete la freschezza del carisma, rispettate la libertà delle persone e cercate sempre la comunione», sintetizza nel consegnare un nuovo programma ai presenti, e infine: «Andate avanti: sempre in movimento … Non fermatevi mai! Sempre in movimento!».
«Per me, che partecipavo per la prima volta a un incontro di questo tipo, l’esperienza è stata davvero straordinaria – afferma Jesús Morán -. Ho gustato una comunione speciale con tanti movimenti e comunità in questo kairos o tempo di Dio formidabile che vive la Chiesa con il dono di papa Francesco. A questo riguardo, ho risentito con nuova forza il suo richiamo alla conversione missionaria, che interpella tutti i carismi e li porta a raggiungere una maturità all’altezza dei tempi (lasciando da parte ogni tentazione di autoreferenzialità) e una radicalità ancorata nella freschezza del carisma». «Un plus di ecclesialità e di impegno sociale» è l’esigenza avvertita ancora da Morán. «In questo senso – conclude – dobbiamo tendere verso un pensare veramente “trinitario” che qualifichi con maggiore profondità la nostra comunione. Non basta più una qualsiasi e cordiale collaborazione ma un vivere l’uno nell’altro, un reciproco potenziarsi e arricchirsi per poter uscire e farsi carico insieme dei dolori dell’umanità». Altre notizie su: www.laici.va (altro…)
26 Nov 2014 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo
«Un’impressione a caldo su quanto vissuto in questi giorni? Mi sembra che sia stato un incontro di vera e profonda comunione. E questo veniva tanto più in evidenza se pensiamo da dove siamo partiti, perché dal ’98 – quando Papa san Giovanni Paolo II sul sagrato di San Pietro ha dovuto quasi chiedere ai Movimenti di mettersi d’accordo fra di loro, di volersi bene, di conoscersi, di stimarsi, di collaborare – siamo arrivati al punto che adesso veramente non si avvertiva più a quale Movimento si appartenesse, tanta era la fraternità che c’era fra tutti. Era bellissimo vedere i Movimenti nati da poco che cercavano i Movimenti più anziani non per farsi controllare, ma per chiedere il loro aiuto, il loro pensiero, anche il loro giudizio sulle loro opere, per vedere insieme come portare avanti le cose. E i Movimenti più anziani cercavano i Movimenti più giovani, gli ultimi nati, non tanto per vedere se funzionavano, se andavano bene, ecc., ma per gioire che era nata una nuova vita. Quindi era tutto un gioire dei frutti gli uni degli altri, sperimentare questo essere una cosa sola nella Chiesa. Mi è sembrato veramente un passo importantissimo, una vera comunione, una vera fraternità, dove si era tutti fratelli, più grandi, più piccoli ma tutti fratelli. Per cui quando poi insieme siamo andati dal Papa, lui ha colto questo aspetto e ce lo ha anche espresso nel suo discorso; si sentiva in lui la gioia di aver potuto partecipare, di aver potuto sperimentare questa comunione che c’era stata fra di noi. In fondo era questo il dono che volevamo portargli: questa comunione, e lui l’ha sottolineato fortemente nel suo discorso, invitandoci a portarla avanti e definendo proprio la comunione come il sigillo dello Spirito Santo. Quindi è stata una conferma e un incoraggiamento forte ad andare avanti in questa direzione. Poi il Papa è tornato sul discorso dell’uscire, del non fermarsi nel proprio recinto, un’idea fondante che c’è in tutti i suoi discorsi. Allora mi sono domandata cosa vorrà significare questo per noi come Movimenti, questo passo nuovo che dobbiamo scoprire come fare? Certamente sempre di più questa comunione con la Chiesa; però, proprio perché siamo arrivati a questa unità profonda fra i Movimenti, forse Dio ci chiede adesso di aprirci di più in uscita verso i Movimenti che appartengono ad altre Chiese, non cattoliche, perché anche lì ci sono esperienze molto forti di persone che vivono come noi il Vangelo e che testimoniano questa vita. Conoscere anche loro, aprirsi di più potrebbe contribuire ad una comunione più ampia e, perché no?, anche ad avvicinare il momento dell’unità di tutti i cristiani. Questa potrebbe essere una pista, forse, da aprire ancora. E un’altra cosa che vorrei sottolineare è questa: l’uscita verso un’unità più vitale fra “pastore” e “gregge”, per quanto possibile. C’erano, infatti, tanti pastori, vescovi, sacerdoti presenti, sia appartenenti ai Movimenti, sia no. Mi sembra che l’uscita che Dio ci chiede ora è di fare una comunione ancora più profonda fra laici e clero, sia col clero che appartiene ai Movimenti, che quindi è già profondamente unito al proprio Movimento, ma forse ancora non con questa comunione orizzontale del clero di tutti i Movimenti; sia anche per cercare le forme più adatte, per cui non si debba separare la parte ecclesiastica dalla parte laica nei vari Movimenti e neanche nell’insieme». (altro…)
25 Nov 2014 | Chiesa, Spiritualità
Siamo a pochi chilometri da Postumia, in Slovenia, crocevia tra l’oriente e l’occidente Europeo. Oggi meta turistica e con paesaggi mozzafiato, con una storia che si lascia alle spalle la tragedia vissuta in Europa con i milioni di morti delle due guerre mondiali. L’orrore della guerra è ben ritratto, ad esempio, in alcune opere dell’artista sloveno Ivan Rupnik, e nei suoi mosaici nei boschi vicino ad alcune foibe. Con questa coscienza storica di sottofondo, i 3 giorni vissuti insieme dagli “Amici di Insieme per l’Europa” assume un nuovo significato di riconciliazione europea, di fronte a dolorose ferite ancora aperte: qui si mette in luce il rapporto di amore scambievole in atto fra cristiani di diverse confessioni e provenienze. Sono 14 i Paesi europei rappresentati, dal Portogallo alla Russia, dalla Svezia alla Croazia. Comune è l’impegno a favore di un’Europa riconciliata, nella convinzione che 500 anni di separazione fra le Chiese ‘sono sufficienti’ e che si deve puntare ad attualizzare il sogno dei Padri fondatori dell’Unione Europea, costruendo la ‘fraternità’ fra i popoli. Il programma del convegno si è concentrato sulla preparazione di un grande evento previsto per il 2016, a Monaco di Baviera, con il desiderio di poter offrire alla società civile e religiosa una forte testimonianza di riconciliazione realizzata, visibile, frutto di conoscenza, stima, collaborazione in molte iniziative sociali comuni, cresciuta negli anni, a partire dal 2002, quando è iniziata l’esperienza di Insieme per l’Europa. I 108 partecipanti, di 41 Movimenti e Comunità di varie Chiese hanno espresso un’autentica ‘passione’ per l’unità’ e piena adesione al progetto, offrendo la disponibilità a condividere idee, responsabilità e fatiche organizzative. «Accanto alla sorpresa sempre nuova e alla gioia per il cammino realizzato – scrive uno dei partecipanti – evidente nella grande capacità di ascolto e accoglienza reciproca, era generale l’entusiasmo e la convinzione che, con l’aiuto di Dio e ‘insieme’ è possibile puntare a realizzare il ‘sogno’ di un’Europa senza divisioni, che recuperi le sue radici e possa essere modello per altri Continenti». (altro…)
18 Nov 2014 | Chiesa, Spiritualità
«Ringrazio anzitutto Sua Eminenza, il Card. Stanisław Ryłko, per avermi invitata a prendere parte a questa conferenza stampa. Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente il Pontificio Consiglio per i Laici di aver promosso questo 3º Congresso mondiale e in ciò penso di interpretare il sentire anche dei tanti Movimenti Ecclesiali e nuove Comunità che arricchiscono la Chiesa e la società oggi. Cosa si aspetta il Movimento dei Focolari – e forse anche gli altri Movimenti – da questo Congresso? Prima di tutto, ritengo che esso è stato convocato in un momento propizio e per più motivi: Siamo nel pieno del 50° del Concilio Vaticano II. E la Chiesa tutta, quindi tutti noi, ci troviamo a confrontarci con le sue grandi intuizioni e il suo insegnamento. Il Vaticano II continua ad essere, e oggi più che mai, in modo particolare per noi laici, sprone e specchio della nostra funzione, vocazione e responsabilità nei confronti della Chiesa e del mondo contemporaneo. Un altro motivo di sprone è la persona di Paolo VI, venuta alla ribalta in occasione della sua beatificazione, con il suo lucido e spesso profetico magistero, come Papa del dialogo e come Papa dei laici. Altro grande motivo sono le domande che Papa Francesco continua a porre a tutta la Chiesa, come istituzione e come popolo di Dio. Per questo anche quanti facciamo parte del Movimento dei Focolari sentiamo il dovere di lasciarci interrogare dalle sue parole e dalle sue scelte. Non basta ammirare, ma stiamo lavorando perché possano interpellarci in profondità, in fatto di radicalità, di apertura e concretezza. Il programma del prossimo 3º Congresso, per quello che sappiamo al momento, ripercorre le grandi sollecitazioni della Evangelii gaudium. Con esse Papa Francesco sprona e accompagna la Chiesa verso la massima dilatazione: ci fa penetrare in tutte le “periferie”, per le quali esistiamo, con il dovere di offrire – con il nostro essere e con il nostro operare – la luce che viene dalla certezza che “Dio ci ama immensamente”. Vorrei accennare brevemente alla nostra Assemblea generale, avvenuta due mesi fa con la partecipazione di circa 500 rappresentanti di 137 nazioni, di tutte le diramazioni, generazioni e dialoghi che costituiscono il Movimento, e che si è conclusa in pratica il 26 settembre scorso con l’udienza privata con Papa Francesco.
In quell’occasione Papa Bergoglio, ripercorrendo il cammino della Chiesa chiamata a una nuova evangelizzazione a 50 anni dal Concilio Vaticano II, ha voluto consegnare al Movimento tre “verbi”. In essi riscontro una prospettiva che – mi sembra – può ispirare, sollecitare e interessare anche altre realtà associative della Chiesa Primo: contemplare. Contemplare Dio e vivere in compagnia degli uomini; perseverare nell’amore vicendevole, ha detto il Papa citando uno scritto della nostra fondatrice Chiara Lubich, la quale «ispirata da Dio in risposta ai segni dei tempi» – diceva – ha scritto: “Ecco la grande attrattiva del tempo moderno: penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo”. Secondo: uscire. Cito: «Uscire (…) per comunicare a tutti generosamente l’amore di Dio» con rispetto, gratuità e creatività. «Per fare questo occorre diventare esperti in quell’arte che si chiama ‘dialogo’ e che non s’impara a buon mercato. Non possiamo accontentarci di mezze misure», ma «con l’aiuto di Dio, puntare in alto e allargare lo sguardo». Uscire con coraggio dove ci sono i «gemiti dei nostri fratelli, le piaghe della società e gli interrogativi della cultura del nostro tempo». Terzo: fare scuola. Papa Francesco ha ricordato l’espressione di Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte, con cui invitava tutta la Chiesa a diventare “casa e scuola della comunione” (cfr n. 43). E ha aggiunto: «Voi avete preso sul serio questa consegna. Occorre formare, come esige il Vangelo, uomini e donne nuovi e a tal fine è necessaria una scuola di umanità sulla misura dell’umanità di Gesù. (…) Senza una adeguata opera di formazione delle nuove generazioni, è illusorio pensare di poter realizzare un progetto serio e duraturo a servizio di una nuova umanità». Bisogna formare “uomini-mondo”, ha detto citando un’espressione «che Chiara Lubich aveva a suo tempo coniato e che rimane di grande attualità… Uomini e donne con l’anima, il cuore, la mente di Gesù e per questo capaci di riconoscere e di interpretare i bisogni, le preoccupazioni e le speranze che albergano nel cuore di ogni uomo». Questi tre verbi si fondono poi con le tre parole che erano emerse dall’Assemblea generale dei Focolari, cercando di cogliere l’essenziale dalle 3.650 istanze pervenute nei mesi preparatori dalle comunità dei Focolari di tutto il mondo ed offrire piste e orientamenti per il futuro. Tre parole che stanno ad indicare in estrema sintesi impegno e prospettive del Movimento nei prossimi anni: “in uscita, insieme, opportunamente preparati“. Questo prossimo 3° Congresso dei Movimenti ecclesiali e delle nuove Comunità si colloca in una storia comune e feconda, che ha visto Movimenti nascere, svilupparsi e dare il proprio contributo alla Chiesa e all’umanità, secondo lo specifico carisma di cui ognuno era portatore. Ma non solo. Molto spesso, in particolare a partire dal momento fondante della Pentecoste ’98, ha visto anche vari Movimenti e/o comunità insieme collaborare in alcuni progetti e in diverse occasioni. In questo lavoro comune il Pontificio Consiglio per i Laici ci è stato sempre accanto, dandoci così la garanzia che quanto ogni Movimento portava serviva alla realizzazione di un progetto a beneficio di tutto il corpo ecclesiale, vigilando sempre con amore e discernimento per valorizzare il buono e far cadere quanto di accessorio poteva esserci. Quante volte il Movimento dei Focolari si è sentito sostenuto nel favorire con il suo carisma dell’unità incontri i più vari e a volte complessi, come ad esempio le giornate della gioventù o i Congressi dei Laici, come quello in Corea… Ci auguriamo che il prossimo Convegno, dando seguito a questa storia, segni un passo di maturità, cioè, che riflessioni e confronto, comunione di successi e di sconfitte, di esperienze e di progetti, pongano le condizioni perché Dio, Signore della storia, possa trarre da esso non solo frutti di comunione e di arricchimento reciproco, ma il frutto di orientare maggiormente tutti, e tutti insieme, a guardare e a vivere sempre e con gioia rinnovata, per l’unico grande scopo della Chiesa di Cristo: “Padre che siano una sola cosa… che tutti siano uno” (Gv 17,21). Questo è il “sogno di Dio”. Speriamo di saper rispondere alle attese più profonde degli uomini e delle donne di oggi e contribuire a fare dell’umanità una sola grande famiglia. Con questa disposizione ci prepariamo ad andare incontro a tutti i partecipanti al Congresso». Dall’intervento di Maria Voce alla conferenza stampa di presentazione del 3° congresso di Movimenti ecclesiali e nuove comunità (altro…)
18 Nov 2014 | Chiesa, Spiritualità
A presentare alla stampa il III Congresso mondiale in Vaticano è stato il Presidente del dicastero, cardinale Stanisław Ryłko, con il segretario mons. Josef Clemens. Le attese dei Movimenti e delle Comunità sono state affidate a Maria Voce, presidente dei Focolari, e Jean-Luc Moens, responsabile per le relazioni internazionali della “Communauté de l’Emmanuel”. Si tratta della terza tappa di una “crescita verso la maturità ecclesiale”. La prima manifestazione fu nel 1998 e successivamente nel 2006, in concomitanza con le due grandi adunate dei Movimenti con Giovanni Paolo II prima – che definiva il fenomeno dei movimenti una “corrente di grazia”, affermando che la Chiesa si aspettava da essi “frutti maturi di comunione e di impegno” – e con Benedetto XVI, che vedeva in questo cammino “una provocazione salutare” per la Chiesa, “minoranze creative” decisive per il futuro dell’umanità. Papa Francesco ha incontrato i Movimenti e le nuove comunità il 18 maggio 2013, e ora il 3° Congresso mondiale prende le mosse dalla sua Esortazione Evangelii Gaudium. In essa Francesco chiama i movimenti ad “essere veri protagonisti di una nuova tappa della missione evangelizzatrice della Chiesa, segnata dalla gioia”, protesa verso le “periferie geografiche ed esistenziali del nostro mondo”, “vicina a tutti i poveri, sofferenti ed esclusi – prodotto amaro della cultura dello scarto oggi dominante”. Davanti ai giornalisti, il cardinale Stanisław Ryłko fa sua la domanda di molti. Come mai “in un mondo che in maniera così radicale rifiuta Dio, si trovano ancora tanti uomini e donne, adulti e giovani, che scoprono la gioia e la bellezza di essere cristiani” e “scelgono Cristo e il suo Vangelo come bussola sicura della loro esistenza?”. La varietà e la ricchezza dei nuovi carismi “propongono itinerari pedagogici” di vita cristiana di “stupefacente efficacia, capaci di cambiare la vita delle persone e di svegliare in esse uno straordinario slancio evangelizzatore”, con “la loro fantasia missionaria, la capacità di trovare modi e vie sempre nuovi di testimonianza e di annuncio del Vangelo”. Sul contenuto della tre giorni si è soffermato il segretario del Pontificio Consiglio per i laici, mons Josef Clemens: contesto e diversi aspetti dell’evangelizzazione, purificazione da ostacoli e impedimenti, dinamismo e collaborazione tra carismi, ruolo delle donne e percorsi di inclusione dei poveri. Maria Voce, presidente dei Focolari, ha evidenziato quanto oggi il Concilio Vaticano II costituisca per i laici “sprone e specchio” della propria “vocazione e responsabilità nei confronti della Chiesa e del mondo contemporaneo”. Nell’esprimere le aspettative dei laici si è augurata che il Congresso “segni un passo di maturità”, e che “riflessioni e confronto, comunione di successi e di sconfitte, di esperienze e di progetti, pongano le condizioni perché Dio, Signore della storia, possa trarre da esso non solo frutti di comunione e di arricchimento reciproco”, ma possa orientare tutti insieme “a guardare e a vivere sempre e con gioia rinnovata, per l’unico grande scopo della Chiesa di Cristo: ‘Padre che siano una sola cosa… che tutti siano uno’. Questo è il ‘sogno di Dio’. Speriamo di saper rispondere alle attese più profonde degli uomini e delle donne di oggi e contribuire a fare dell’umanità una sola grande famiglia”. “Vogliamo avanzare nel cammino di conversione pastorale” che ci chiede il Papa, e soprattutto “fare un’esperienza di comunione”, ha detto Jean-Luc Moens della Communauté de l’Emmanuel, che ha ribadito “per noi è molto interessante scoprire come lo Spirito Santo lavori negli altri. Il Congresso sarà un’occasione unica per fare questa reciproca scoperta”. Info: www.laici.va Conferenza stampa di presentazione del 3° Congresso Mondiale dei Movimenti ecclesiali e Nuove comunità Maria Voce: laici nella Chiesa con l’acceleratore – intervista su Aleteia (altro…)