31 Gen 2017 | Cultura
Nato negli ultimi mesi della Trento austro-ungarica da una famiglia di origine slovena, studente di medicina a Padova, partigiano comunista, Gino Lubich viene arrestato e torturato nel famigerato carcere di Bolzano, da cui riesce fortunosamente a fuggire. Nei difficili anni del dopoguerra sperimenta la sua vocazione giornalistica nell’opera di ricostruzione civile e morale del Paese, mettendo a servizio dei lettori la sua penna forbita e la sua acutezza di pensiero dapprima alla redazione milanese dell’«Unità», poi – dopo il distacco dal partito comunista – a Roma e a Padova. Testimone e interprete sempre libero e originale di tanti eventi decisivi della storia d’Italia del Novecento, amico fraterno di Ermanno Olmi e di Igino Giordani, oltre che legatissimo alla sorella Chiara , fondatrice del movimento dei Focolari, Gino Lubich è divenuto per molti un maestro di impegno per la libertà, la democrazia e la dignità di ogni persona. «Incontrai Gino per la prima volta nel 1975 e diventammo subito amici. Gino era di cuore aperto e notai con meraviglia che, nonostante fosse il direttore di una rivista per credenti, le sue idee politiche e anche quelle sulla Chiesa erano molto vicine alle mie: entrambi di sinistra e agnostici» (Giacomo Massarotto). «La grandezza e il fascino di Gino forse non derivano solo dai pochi mesi, pur eroici e decisivi, della lotta partigiana, ma dai tanti anni successivi di lavoro a testa bassa, di fatiche oscure ma anche di gioie e soddisfazioni che abbiamo cercato, non senza fatica, di recuperare nei ricordi personali dei figlie e di tanti amici che non lo hanno dimenticato» (Piero Lazzarin). In appendice, assieme ad alcune testimonianze, viene riportato l’articolo apparso a suo tempo su Città Nuova con cui Guglielmo Boselli – allora Direttore – ricorda il collega e amico Gino Lubich. Casa Editrice: IL MARGINE – COLLANA Impronte
30 Gen 2017 | Chiesa, Cultura
Otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. Così il rapporto Oxfam 2017. La forbice della disuguaglianza si estremizza, condanna alla povertà centinaia di milioni di persone e evidenzia l’iniquità dell’attuale sistema economico. In questa complessità l’Economia di Comunione, come altri percorsi economici, si può considerare un segno profetico. Sorge nel maggio 1991 per reagire allo scandalo delle favelas che circondavano la città di San Paolo, in Brasile. Chiara Lubich invita un primo gruppo di imprenditori a mettere in piedi delle aziende che, seguendo le leggi del mercato, producano utili «da mettere liberamente in comune». Lo scopo: sollevare i poveri, creare posti di lavoro, promuovere la cultura del dare in alternativa alla cultura dell’avere.
Da allora sono trascorsi 25 anni. Sabato 4 febbraio 2017 papa Francesco, nell’Aula Paolo VI, incontrerà 1100 attori dell’Economia di Comunione (EdC), in maggioranza imprenditrici e imprenditori, che hanno scelto la comunione come stile di vita personale e aziendale. Con loro molti giovani, studenti, studiosi e professori, che attraverso la ricerca e l’attività accademica vogliono dare fondamento teoretico al binomio economia-comunione. La diversità delle provenienze dice che l’EdC trova spazio in qualunque area geografica e culturale, povera e ricca. Numerosi i partecipanti dell’Asia: Cina, Corea, Filippine, Hong Kong, India, Malesia, Singapore, Thailandia, Vietnam. Ben rappresentata l’Africa: Burkina Faso, Burundi, Camerun, Costa d’Avorio, Etiopia, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Uganda. Presenti imprenditori di 11 paesi delle Americhe: Argentina, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cuba, Messico, Panama, Paraguay, Uruguay, USA. Folta la partecipazione di 20 nazioni dell’Europa. Rappresentata l’Oceania con l’Australia. All’udienza prenderà parte anche Maria Voce, presidente dei Focolari, con il Consiglio generale del Movimento. Un’assemblea eterogenea che vuole anzitutto ringraziare papa Francesco per aver messo in luce nel suo magistero e nel suo agire la dignità dei poveri e degli esclusi. Al contempo potrà presentargli alcuni frutti della storia EdC che, cominciando dai pionieri, ha affrontato le sfide e le crisi che attanagliano il mondo. Oggi l’EdC anima poli produttivi in Europa e America Latina, genera vita di comunione in oltre ottocento aziende, solleva diverse migliaia di poveri, assicura la scuola per i loro figli, sviluppa una riflessione culturale che contribuisce al ripensamento di categorie economiche come reciprocità, dono, gratuità e l’idea stessa di mercato. Inoltre sta mettendo in atto nuovi progetti: • una rete internazionale (Economy of Communion International Incubating Network – EOC-IIN), con hub presenti in alcuni Poli imprenditoriali EdC (e non solo) per sostenere soprattutto giovani imprenditori. Sono già attivi in Camerun, Portogallo, Croazia, Messico e Brasile. Qui, in particolare, sta funzionando con successo un partenariato con organizzazioni dell’economia sociale e civile per un training con 100 giovani provenienti da contesti di vulnerabilità; in Portogallo e Messico sono in corso laboratori di formazione all’imprenditorialità “di comunione” indirizzati in particolare ai giovani, anche in collaborazione con enti accademici come, ad esempio, l’università di Puebla (Messico) per l’incubazione di progetti di una comunità indigena; • un Osservatorio sulla Povertà che raccoglie le best practices nella lotta alla povertà, sviluppando un approccio ispirato ai valori della comunione e della reciprocità. Su questi e altri argomenti si articoleranno tre congressi di lavoro dall’1 al 5 febbraio, presso la sede del Centro Mariapoli di Castelgandolfo (Roma), per definire piste e progetti per il periodo 2018-2020. «Se decidiamo di guardare il mondo insieme a poveri e scartati, – afferma Luigino Bruni, economista e coordinatore internazionale dell’Economia di Comunione – non possiamo restare sul piedistallo, dobbiamo scendere nell’agone, accanto alle vittime, combattere per loro, con loro. In cambio, otterremo occhi nuovi, vedremo cose che gli altri non vedono, a volte molto brutte, altre volte di bellezza infinita. L’EdC lo fa da 25 anni. Se vuole vivere deve continuare a farlo ogni giorno, meglio, di più». Altre info su Focus Sito ufficiale EdC (altro…)
15 Gen 2017 | Cultura
Lucio Dal Soglio was born in Vicenza (Italy) in 1927. He studied medicine and met the Focolare Movement around 1950. In February 1963 he went to Cameroon where he encountered an extraordinary, unpredictable adventure, as he himself described it, linked to the development of the Focolare Movement in Africa. From the premise “(…) The story of Fontem which you are about to read is the history of Fontem as I understand it.(…) things are described highlighting the way they impacted on me. So, as a whole, my description is at times poetic and could well be challenged by another observer who lived the same events with a more detached soul.” – Lucio Dal Soglio RRP: 10 euros Orders and enquiries: Focolare International Website
10 Gen 2017 | Cultura
Tra i più grandi intellettuali della nostra epoca, lucido interprete della società post moderna da lui definita, con il tramonto delle grandi ideologie, “liquida”, Zygmunt Bauman (1925-2017) ci ha lasciato. Nel volume di Zygmunt Bauman, Chiara Giaccardi, Mauro Magatti, IL DESTINO DELLA LIBERTà. Quale società dopo la crisi economica? ( a cura di Andrea Possieri. Città Nuova, 2016), la lucida riflessione del sociologo polacco sulla libertà. Il testamento umano di un grande maestro del nostro tempo. Bauman, in dialogo con i sociologi Mauro Magatti e Chiara Giaccardi, si interroga sulla libertà. Una domanda che lui stesso definisce “il nostro destino […] una sorte che non può essere ignorata e non ci abbandona mai”. È partendo da questo interrogativo che Bauman riflette sull’esito paradossale che ha avuto il poderoso sviluppo economico degli ultimi 40 anni. Il progresso ha aumentato le potenzialità di scelta dell’uomo, ma lo ha ingabbiato in una concezione radicalmente individualista dell’esistenza umana, prigioniero del consumismo, degli apparati tecno-economici e della volontà di affermare se stesso. Nel corso della sua riflessione delinea così la sua personale idea di libertà: “Ritengo che l’idea più giusta di libertà, la sua concezione più genuina, sia quella che valorizzi, innanzitutto, il diritto di scegliere che detiene ogni singolo individuo; che consideri, in secondo luogo, l’assunzione di responsabilità delle proprie scelte e delle conseguenze che esse provocano; che comprenda, infine, la speranza che tutto ciò che queste scelte comportano produrrà un miglioramento per la società. Si tratta, perciò, di una concezione della libertà che è basata sul dare piuttosto che sul prendere, sull’aggiungere piuttosto che sul sottrarre”. Una visione della libertà che si coniuga in Zygmunt Bauman con la solidarietà e la condivisione, trovando in questo una straordinaria affinità con papa Francesco. _________________ Chiara Giaccardi, sociologa, è docente di Sociologia dei processi culturali presso l’Università Cattolica di Milano, dove insegna Sociologia e Antropologia dei Media e dirige la rivista Comunicazioni Sociali. Mauro Magatti sociologo ed economista, è docente presso l’Università Cattolica di Milano, dove insegnaSociologia generale. Dal 2006 al 2012 è stato Preside della Facoltà di Sociologia. Città Nuova Editrice
10 Gen 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Piotr, cosa ti ha condotto a scegliere di iscriverti a Sophia? «Mi hanno guidato verso Sophia molti fattori. Negli anni del liceo ho avuto la fortuna di incontrare un filosofo torinese che si chiamava Costanzo Preve, che mi ha avvicinato agli studi della filosofia a partire dalla mia preesistente curiosità per la politica. La sua impostazione filosofica hegelo-marxiana mi ha aperto uno sguardo sulla totalità sociale che al contempo ha reso ardua la scelta dell’università; ero indeciso tra economia, politica e filosofia, e un professore, al termine del liceo, mi aveva parlato di Sophia, anche se offriva solo corsi di laurea magistrale. Alla fine, anche per avere un “pezzo di carta” più “spendibile”, ho optato per la laurea triennale in economia a Genova». Scelta che però non ti ha lasciato soddisfatto… «L’insoddisfazione nei confronti dell’impostazione “mainstream” di molti corsi mi ha portato ad aderire alla rete internazionale di Rethinking Economics per promuovere il pluralismo economico, metodologico e interdisciplinare nell’insegnamento universitario dell’economia, fondandone una sede locale. In modo autonomo, parallelamente, ho continuato i miei studi musicali e filosofici. Inoltre sono diventato giornalista: faccio parte della redazione della testata Termometro Politico e da qualche mese dirigo la rivista di dibattito ecclesiale Nipoti di Maritain. Venendo più precisamente al punto, in questi anni ho letto alcuni saggi del preside Piero Coda e gli chiesi di visitare Sophia. Venni due volte, prima di iscrivermi. Ogni volta, la conferma della mia vocazione “sophiana” ne è uscita sempre più rafforzata». Quale percorso hai deciso di seguire e cosa ti stanno dando i primi mesi di frequenza? «Ho scelto il percorso di ontologia trinitaria, anche per la possibilità di usufruire dell’accordo con l’università di Perugia per il doppio titolo, così da ottenere, oltre a quello vaticano, anche una laurea magistrale italiana in filosofia con indirizzo didattico, che eventualmente mi aprirebbe anche la strada dell’insegnamento liceale. In questi primi mesi quasi tutti abbiamo frequentato gli stessi corsi filosofici, teologici, politici ed economici, il che consente di partire da una base comune. Questa interdisciplinarietà, nel mio caso, non è stata affatto una sorpresa, ma una scelta consapevole, deliberata. Dal punto di vista accademico, il livello di Sophia è molto elevato e mi ha dato la possibilità di approfondire argomenti di interesse personale durante i corsi. Da fine agosto vivo nella residenza, esattamente due piani sopra le aule universitarie, assieme a 9 ragazzi di ogni continente, dall’Argentina alla Cina, dalla Germania alla Tanzania, passando per il Libano. Ottima convivenza, ben organizzata anche nei lavori domestici: sin da subito ci siamo sentiti davvero fratelli, nelle piccole premure quotidiane». I tuoi progetti? Cosa intravedi? «Difficile dirlo, perché al momento non faccio altro che aprirmi nuove strade; l’obiettivo di medio termine è conseguire la laurea, ma per la tesi ho molte idee differenti e, come spesso accade, probabilmente nessuna di esse sarà quella definitiva. Dopo potrei pensare ad un dottorato, ma si vedrà. Vorrei comunque portare avanti l’attività giornalistica e, dal punto di vista lavorativo, non mi dispiacerebbe insegnare oppure trovare una posizione nel mondo dell’editoria. Ma non vorrei mai porre ostacoli allo Spirito che potrebbe spingermi anche altrove». Fonte: IUS online (altro…)