8 Feb 2017 | Cultura
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Die Betrachtungen von Chiara Lubich, erwachsen aus dem Bemühen um eine Ausrichtung des Lebens an der Heiligen Schrift, zeugen von einer reichen Glaubenserfahrung und lassen die Faszination eines Lebens der Verbundenheit mit Gott inmitten der Welt aufleuchten. “Die Texte strahlen einfachhin begeisterte Christlichkeit aus und die warme Menschlichkeit einer Frau.” (Franz-Josef Steinmetz SJ, in: Geist und Leben) Die vierfarbigen Photographien von Gabriele Viviani laden zum meditierenden Verweilen ein und machen diesen Bildband zu einem Geschenk für viele Gelegenheiten. Vergal Neue Stadt[:]
6 Feb 2017 | Cultura
Gli anni del giovane Lutero che hanno cambiatoper sempre il volto dell’Europa. Scritto come un romanzo. Documentato come un saggio storico. A 500 anni dall’inizio della Riforma che prende le mosse da Martin Lutero (1517), il testo racconta, con taglio narrativo ma documentato, le varie fasi degli anni fecondi di questa autentica rivoluzione che ha cambiato il volto dell’Europa. Dall’esperienza in convento, ai dibattiti sulle indulgenze, dallo scontro con Roma e l’Impero sino alla scomunica e poi al matrimonio, fra traumi sociali e politici, si dipana l’avventura umana e spirituale del Riformatore con eventi sovente drammatici. Il testo chiude con l’ammissione da parte di papa Adriano VI delle “colpe” della Chiesa romana e con il matrimonio di Lutero che lo porta alla stabilità di pastore a Wittemberg e di padre del protestantesimo, intorno al 1524. L’AUTORE – Mario Dal Bello, docente di letteratura italiana e storia, è giornalista, critico d’arte, di cinema e di musica. Collabora con diverse riviste culturali. Membro della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI dal 1997, partecipa alla commissione del David di Donatello ed è autore di numerose pubblicazioni di arte e di cinema. Autore di quattro libri della stessa collana: I Borgia (2012); Gli ultimi giorni dei Templari (2013); La congiura di Hitler (2014); Anna Bolena e il suo re (2015). LA COLLANA – Misteri svelati propone una serie di saggi storici di taglio divulgativo su eventi e personaggi del passato facendo luce sulla verità dei fatti, scritti con uno stile narrativo vivace ed avvincente. Editrice Città Nuova
4 Feb 2017 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo
«Economia e comunione. Due parole che la cultura attuale tiene ben separate e spesso considera opposte. Due parole che voi invece avete unito, raccogliendo l’invito che venticinque anni fa vi rivolse Chiara Lubich, in Brasile, quando, di fronte allo scandalo della diseguaglianza nella città di San Paolo, chiese agli imprenditori di diventare agenti di comunione». Così papa Francesco saluta i 1200 imprenditori, giovani e studiosi convenuti per questa festa dell’Economia di Comunione, dopo 25 anni di vita: «Al vostro progetto sono da tempo sinceramente interessato». «Voi fate vedere con la vostra vita che economia e comunione diventano più belle quando sono accostate una accanto all’altra. Più bella l’economia, certamente, ma più bella diventa anche la comunione, perché la comunione spirituale dei cuori è ancora più piena quando diventa comunione di beni, di talenti, di profitti».
Ad un auditorio estremamente attento, papa Francesco rivolge tre auguri e raccomandazioni. Primo il denaro. «È molto importante che al cuore dell’Economia di Comunione ci sia la comunione dei vostri utili. L’Economia di Comunione è anche comunione dei profitti, dei soldi, espressione della comunione della vita». Il denaro, ha detto, «diventa idolo quando diventa il fine (…). E’ stato Gesù a dare al denaro la categoria di signore». E ancora: «Si capisce, allora, il valore etico e spirituale della vostra scelta di mettere i profitti in comune. Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo con altri, soprattutto con i poveri (…). Quando condividete e donate i vostri profitti, state facendo un atto di alta spiritualità, dicendo con i fatti al denaro: tu non sei Dio, tu non sei signore, tu non sei padrone!». Secondo la povertà. «Il principale problema etico del capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere (…). Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!». Di fronte a questo abominio «l’Economia di Comunione, se vuole essere fedele al suo carisma, non deve soltanto curare le vittime del sistema, ma costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più. Finché l’economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della fraternità universale non è piena».
Terzo il futuro. «Questi 25 anni della vostra storia dicono che la comunione e l’impresa possono stare e crescere insieme», un’esperienza limitata ancora ad un piccolo numero di imprese se confrontato al grande capitale del mondo, «ma i cambiamenti nell’ordine dello spirito e quindi della vita non sono legati ai grandi numeri. Il piccolo gregge, la lampada, una moneta, un agnello, una perla, il sale, il lievito: sono queste le immagini del Regno che incontriamo nei Vangeli. Non occorre essere in molti per cambiare la nostra storia, la nostra vita: basta che il sale e il lievito non si snaturino (…), il sale non fa il suo mestiere crescendo in quantità, anzi, troppo sale rende la pasta salata, ma salvando la sua “anima”, la sua qualità». E evocando il tempo in cui non c’erano i frigoriferi e si condivideva il lievito madre per fare nuovo pane, ha spronato gli imprenditori EdC a «non perdere il principio attivo, l’ “enzima” della comunione» mettendo in atto «la reciprocità». «La comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione dei beni, creazione di nuovo pane, di nuovi beni, di nuovo Bene con la maiuscola». Con un invito: «Donatela a tutti, e prima ai poveri e ai giovani (…). Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione». Infine: «Queste cose voi le fate già. Ma potete condividere di più i profitti per combattere l’idolatria, cambiare le strutture per prevenire la creazione delle vittime e degli scarti; donare di più il vostro lievito per lievitare il pane di molti. Il “no” ad un’economia che uccide diventi un “sì” ad una economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione». «Vi auguro di continuare sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia…, continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze, e i poveri sono chiamati beati». Questa la nuova consapevolezza con cui si riparte, con gioia e rinnovato impegno. Leggi il discorso del Papa Guarda il discorso del Papa Intervista a Maria Voce Leggi anche Fonte: SIF (Servizio Informazione Focolari) (altro…)
4 Feb 2017 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«[…] Voi sapete come l’idea dell’ Economia di comunione abbia risvegliato in molti fra noi (dai più piccoli ai più grandi) energie sopite, abbia suscitato propositi seri e impegnativi, abbia suggerito soluzioni a sogni creduti irrealizzabili. Come abbia messo in moto […] il meccanismo del “dare” per cui quasi tutti, si può dire, si sono impegnati ad offrire prestazioni, preghiere, forze, denari, terre, case, gioielli. Come già semi promettenti di nuove aziende, finalizzate al versamento di una parte degli utili per chi è nel bisogno, stiano fiorendo come una primavera un po’ dovunque. Come altre strutture per formare “uomini nuovi” stiano sorgendo quasi per incanto. Come le cittadelle si stiano moltiplicando. Ora, affinché tutto cresca e tutto maturi, è necessario consolidare, rendere abitudine in noi questa virtù del “dare”. È necessario che l’entusiasmo con il quale è partita l’Economia di comunione ci accompagni sempre e aumenti, e non deluda le moltissime aspettative dei poveri e gli incoraggiamenti così espliciti e spesso illuminanti di personalità religiose, di economisti, di imprenditori e di esperti. Dobbiamo mantenere viva quest’Economia di comunione in tutte le sue espressioni fino al punto che non ci sia più un indigente fra noi. Allora sì che sarà una realtà umano-soprannaturale sorprendente, un grande “essere” che griderà Dio al mondo, che svelerà a tanti la sua presenza nella storia, come qualcuno qualifica il nostro progetto. […] E allora “dare”. […] Diamo sempre; diamo un sorriso, una comprensione, un perdono, un ascolto; diamo la nostra intelligenza, la nostra volontà, la nostra disponibilità; diamo il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre idee (ogni idea è una responsabilità), la nostra attività; diamo le nostre esperienze, le capacità, i nostri beni riesaminati periodicamente per stabilire se tenerli o farne parte ad altri, in modo che nulla si accumuli e tutto circoli. Dare: sia questa la Parola che non ci dà tregua. La vogliamo vivere a gloria di Dio e perché torni a rivivere lo spirito e la prassi dei primi cristiani: «erano un cuor solo e un’anima sola e fra loro non v’era indigente» (cf At 4, 32-34)». Chiara Lubich (Tratto da una conversazione telefonica collettiva con i Focolari di diverse parti del mondo il 23 Aprile1992 ) (altro…)
2 Feb 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
In Slovenia, non appena inizia dicembre l’atmosfera natalizia comincia a farsi sentire. Nelle comunità dei Focolari , tanti hanno imparato a fare corone dell’avvento, per poi venderle e destinarne il ricavato in solidarietà. Il 6 dicembre qui si festeggia S. Nicola che va portando sacchi pieni di doni. È un’occasione per far sperimentare alle famiglie in necessità l’inventiva della Provvidenza, raccogliendo e ridistribuendo fra tutti, quanto non è sempre così necessario. Uno scambio nel quale, staccandosi da qualche oggetto caro per farlo diventare dono per altri, si sperimenta la tipica gioia che nasce nel ‘dare’. E mentre qualcuno delle varie comunità va a consegnare alle iniziative umanitarie del territorio il ricavato delle “corone”, come tutti gli anni i Giovani per Un Mondo Unito si recano all’Arche (il Movimento di Jean Vanier), per una singolare esperienza di condivisione. In altre località vanno a visitare il centro per mamme sole, portando loro calore e gioia. Le date di queste iniziative vengono prima postate su Facebook, con l’invito ad altri giovani a partecipare, così si ritrovano in tanti a raccogliere e portare doni. I
più piccoli, invece, si organizzano per offrire nelle strade le statuette di Gesù Bambino fatte da loro. Non è una vendita. Lo fanno per riportare l’attenzione sul vero Festeggiato del Natale. Ma sono poi in tanti a lasciare loro un’offerta, che essi devolvono ai bambini poveri. Per questa loro azione scelgono per lo più i centri commerciali, ma vanno anche nelle case-alloggio per anziani, dai parenti, dai vicini di casa, alle messe di mezzanotte. Con la loro gioia contagiosa hanno anche imparato a fermare i passanti per strada. In una cittadina si ferma da loro anche il sindaco. In un centro commerciale dove sono in azione i Gen 4, i più grandi (Ragazzi per l’Unità) approfittano per fare un flashmob natalizio, dando man forte ai piccoli che riescono così a distribuire ben 125 statuette. In 18 località slovene si fissa anche una data per prepararsi al Natale, tutta la comunità locale insieme, con la partecipazione complessiva di 1.300 persone, fra cui anche un vescovo. In una comunità si vuole vivere insieme anche il giorno dell’Epifania, andando a visitare Gesù Bambino in un’antica chiesetta sulla collina. Ad accompagnare il gruppo, attraverso un sentiero nel bosco, ci pensano i Magi che a loro volta seguono la stella. Nel tragitto si imbattono nel re Erode che prega i Magi di tornare da lui non appena trovato il Bambino. Ma ecco che un angelo appare loro per invitarli a tornare da un’altra strada. Cosa che farà anche tutto il gruppo, scegliendo un percorso alternativo. Dopo questa rappresentazione vissuta in prima persona, nessuno dimenticherà più come Gesù Bambino sia stato salvato dall’ira di Erode. Significative le rappresentazioni natalizie nelle due scuole materne slovene ispirate alla pedagogia dell’unità: “Raggio di Sole” di Škofja Loka e “Jurček” di Grosuplje, quest’ultima tenutasi nel Centro culturale della città. Pur essendoci tra i presenti molti che si dichiarano non credenti, il clima è intenso e partecipato. Con grande attenzione tutti seguono la narrazione scenica della Natività di Gesù e sono poi in tanti ad unirsi ai canti dei bambini e, alla fine, a non voler più lasciare la sala. (altro…)