20 Giu 2011 | Cultura
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Cette biographie de Chiara Lubich (1920−2008) se fonde à la fois sur les témoignages récemment recueillis de ses premières compagnes et de ses premiers compagnons qui ont partagé avec elle une longue aventure humaine et spirituelle, et sur des documents écrits. A partir de là, l’auteur avance dans un récit chronologique qui part de l’Italie du Nord pour aller jusqu’aux confins de la terre. Le style ne se veut pas hagiographique et le propos ne confond pas la figure de la fondatrice des Focolari avec son œuvre. Pour la première fois, dans un livre accessible à tous, prend forme une existence à la fois extraordinaire et très simple, dans laquelle l’Évangile a été l’indiscutable point de référence. Le lecteur pourra ainsi rencontrer « personnellement » Chiara Lubich, sa foi et sa volonté, ses réalisations et les reconnaissances obtenues, mais aussi les doutes et les souffrances qui ne lui furent pas épargnés et que chacun de nous peut rencontrer. Armando Torno, né à Milan en 1953, est éditorialiste d’un des principaux quotidiens italiens, Il Corriere della Sera. Il a dirigé pendant douze ans les pages culturelles de Il Sole 24 ore et pendant trois ans celles de Il Corriere della Sera. Il a déjà écrit de nombreux livres, dont une quinzaine chez Mondadori. Source: Nouvelle Cité[:]
20 Giu 2011 | Cultura
Undici canzoni dedicate a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, alla sua storia, alle sue meditazioni e al vissuto di chi accoglie nella propria quotidianità la luce del suo carisma.
Un percorso in musica dallo slancio delle origini fino all’esplosione di gioia di chi scopre qual è il più grande valore della vita: amarsi scambievolmente così da meritare la presenza di “Gesù in mezzo”, presenza che Lui ha promesso laddove due o più sono uniti nel Suo nome, cuore della spiritualità della Lubich.
Dedicato a Chiara. Segui l’intervista a Daniele Ricci,
cliccando qui.
17 Giu 2011 | Cultura
In un periodo in cui fine vita, testamento biologico, diritto alla morte sono parole ricorrenti nell’agenda dei politici di varie nazioni, “Vivere” la morte è stato proprio l’argomento del seminario promosso dall’Associazione Medicina Dialogo Comunione (MDC), che si è svolto lo scorso 14 giugno a Palazzo San Macuto, a Roma. Fin dal titolo, il seminario si proponeva di sottolineare che anche quando la malattia è inguaribile, la persona malata è sempre curabile, perchè la vita è tale fino all’ultimo istante. Oltre un centinaio gli specialisti in ambito medico e bioetico intervenuti all’appuntamento. Il dibattito, sul tema dell’assistenza nelle fasi terminali della vita, moderato dalla dr.ssa Francesca Giordano, (Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma), è stato aperto dal prof. Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento di Scienze Geriatriche del Policlinico Universitario A.Gemelli e membro del Consiglio Superiore di Sanità. «La morte fa parte della vita e la società oggi si deve riappropriare del significato profondo del morire. Anche i medici sono “programmati” per guarire, non per accompagnare il paziente alla morte, che viene spesso vissuta come una sconfitta, se non come un fallimento professionale».

La dr.ssa Flavia Caretta
«Eppure durante il fine vita siamo interpellati proprio nell’aspetto più profondo e cruciale dell’arte medica» – ha fatto seguito la dr.ssa Flavia Caretta, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Presidente di Medicina Dialogo Comunione – «si è al di là del sapere scientifico e tecnologico. Infatti, la medicina si attua fin dalle sue origini nell’ambito della relazione e della comunicazione». E poi, l’Ospedale, ancora oggi il luogo dove si muore più frequentemente. Il dr. Alberto Marsilio, medico di medicina generale di Strà (Venezia) ha ricordato che «se ciò è comprensibile per la malattia acuta, è invece doveroso chiedersi se è un luogo adatto per un paziente affetto da una malattia inguaribile». Il medico di famiglia conosce il paziente e la sua famiglia, ma c’è necessità di un supporto della rete territoriale. Una sfida ulteriore di umanità e di qualità di ascolto reciproco si presenta quando il malato non è in grado di prendere decisioni per sé, e il medico – come ha spiegato la dr.ssa Mariagrazia Arneodo, dell’Opera don Guanella di Roma – si trova a confrontarsi con un suo rappresentante legale, tutore o amministratore di sostegno. E di fronte alle paure del paziente per una morte sempre più “tecnologica”? Il prof. Luciano Sandrin, Preside dell’Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria “Camillianum”, psicologo, ha messo in luce la speranza, come variabile importante nell’esperienza del malato e nel percorso della cura, che va diversamente declinata e continuamente rinegoziata. È importante che i medici siano preparati a questo, ma di fatto nel corso del curriculum di studi in medicina, c’è scarsa considerazione del fine vita. Lo hanno sottolineato due giovani specializzande – la dr.ssa Maria Chiara Tuccio dell’Università di Pisa e la dr.ssa Maria Friso dell’Università di Roma, Tor Vergata – chiedendo maggiori opportunità di dialogo e di confronto su questo argomento. Dopo aver fatto il punto della situazione sul testamento biologico, il prof. Massimo Petrini, docente di Bioetica e consultore del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, ha tracciato alcune linee conclusive, sottolineando il rischio che le direttive anticipate di trattamento riducano la relazione medico-paziente ad un rapporto di tipo legalistico. Si richiede quindi una maggiore attenzione e cura al processo del morire nell’ambito dell’assistenza. Per questo serve formazione a tutti i livelli, cominciando dalle scuole di medicina alla formazione post-laurea. Le risposte ai nuovi dilemmi etici difficilmente possono essere preordinate e regolamentate, ma dovrebbero maturare in ogni singola situazione, in una relazione terapeutica autentica.
16 Giu 2011 | Centro internazionale, Cultura, Spiritualità
Vedi tutti gli interventi su video (WebTV Camera Deputati)
Servizio fotografico: T. Arzuffi
«La politica è fatta per il popolo e non il popolo per la politica. Essa è un mezzo, non è un fine. Prima la morale, prima l’uomo, prima la collettività, poi il partito, poi le tavole del programma, poi le teorie di governo». Esordisce con questa citazione di Giordani, Gianfranco Fini, presidente della Camera del Parlamento italiano, aprendo l’incontro dedicato al deputato popolare, che ha ben conosciuto i tempi difficili delle persecuzioni fasciste, le atrocità della guerra, l’incertezza della ricostruzione.
Siamo nella Sala della Lupa, il 14 giugno 2011, affollata da 200 persone. Davanti a questo pubblico Fini ha poi individuato tre capisaldi nell’agire di Giordani: dignità dell’uomo, libertà, lavoro. Battaglie da lui condotte talvolta in anticipo sui tempi e a rischio incomprensioni come per la legge sull’obiezione di coscienza. Il presidente della camera ricorda anche una sua battaglia personale andata a vuoto: la richiesta al Parlamento europeo di non disconoscere il ruolo del cristianesimo nelle radici dell’Europa. La sconfitta politica, le incomprensioni hanno un gusto amaro, certo, ma Giordani, in momenti critici della storia parlamentare pur tra urla e contrasti ideologi fortissimi riesce a far primeggiare ragionevolezza, umanesimo, spirito cristiano che convince anche i marxisti. Lo ricorda in vari passaggi, Alberto Lo Presti, direttore del Centro Giordani che ne tratteggia la figura, lasciandogli in più momenti la parola attraverso filmati di suoi interventi. Da Montecitorio al mondo era il titolo scelto per il momento commemorativo ad indicare l’universalità del messaggio di Giordani, ma al contempo la particolarità di un incontro che svoltosi proprio a Montecitorio, capovolse letteralmente la sua vita, rendendolo irriconoscibile agli stessi compagni di partito.
I particolari di questo incontro con Chiara Lubich fondatrice del Movimento dei focolari, che trasmise a Giordani la passione per l’unità e per un vangelo che entra nella storia e può risolvere anche per le problematiche sociali più complesse, li racconta Maria Voce, attuale presidente del movimento. «(Chiara) avvicinava Dio: lo faceva sentire Padre, fratello, amico, presente all’umanità» cita Maria Voce che esplicita la visione politica di Chiara Lubich, centrata sul principio di fraternità che «consente di comprendere e far proprio il punto di vista dell’altro così che nessun interesse e nessuna esigenza rimangano estranei».«Ci vuole un patto di fraternità per l’Italia – è l’auspicio della presidente dei Focolari, perché il bene del Paese ha bisogno dell’opera di tutti». L’eredità della Lubich e di Giordani, raccolte dall’Mppu (Movimento politico per l’unità), propone a parlamentari e politici, amministratori e funzionari, studiosi in tutto il mondo,di declinare il principio di fraternità, all’interno dell’agire politico. Come si applica praticamente lo spiegano appunto due parlamentari italiani, di opposte parti politiche che hanno accolto questa sfida. Giacomo Santini, senatore del Popolo delle libertà, ammette la difficoltà nel «considerare fratello chi dall’altra parte dell’emiciclo ti ha insultato pochi minuti prima, come provocatoriamente la Lubich invita a fare» eppure è possibile e Giordani lo ha dimostrato restando nella trincea politica, nelle contrapposizioni ideologiche, ma nel rispetto della diversità. Letizia De Torre, deputato del Partito democratico ricorda un Giordani «sicuro delle proprie convinzioni, ma non arroccato, capace di vedere il positivo, capace di dialogo». Ora raccogliere la sua eredità significa per la De Torre «ricostruire una democrazia della comunità e non del 50 per cento più uno, una democrazia della reciprocità nel Parlamento e nel Paese». 
La parola passa poi agli studenti delle scuole di partecipazione animate in tutto il mondo dal movimento politico, che aprono gli orizzonti della speranza e del rinnovamento, partendo magari da situazioni di crisi estrema come ad esempio in Argentina. Carlos, in Italia per conseguire una specializzazione in diritto del lavoro racconta che durante la crisi del 2000, quando il suo paese era sul lastrico, la scelta di investire in formazione politica poteva sembrare utopica e non certamente risolutiva dei drammi quotidiani: oggi ha fruttato 200 amministratori locali che nell’ottica della fraternità provano a dare risposta ai problemi del Paese, mentre le scuole si sono moltiplicate fino alla Terra del fuoco.
Anche in Brasile, la denuncia delle diseguaglianze sociali e dell’opprimente povertà non è stata ritenuta sufficiente da Daniel, giornalista che sta frequentando un master di Scienza politica all’Università Sophia di Loppiano. Ritornare alla logica del servizio, di una coscienza formata al bene comune, di un chinarsi fino in fondo sui problemi del proprio paese sono state le linee guida della sua scelta di impegno mutuate proprio dall’esperienza del movimento politico e dal pensiero di Giordani, che dalla piccola aula di Montecitorio, in modo magari da lui stesso mai immaginato, è ora un maestro di vita e di impegno in tutto il mondo. (altro…)
15 Giu 2011 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
A conclusione del suo intervento durante il convegno promosso dal centro dei Focolari per il dialogo con persone di convinzioni non religiose nell’aprile 2011, così racconta Lancerotto: «
Mio nonno insieme ad un suo figlioletto stava partecipando ad uno sciopero di braccianti agricoli nella campagne della bassa veneta, nell’Italia del nord, all’inizio degli anni venti, quando, sotto una grande quercia ancora esistente, veniva ucciso con una fucilata da un agguerrito proprietario terriero. Mia nonna Maria, detta “la riccia”, si trovò da sola ad accudire sette bambini in condizioni di estrema povertà, vivendo un lunghissimo periodo di dolore e di grandi sacrifici senza tuttavia trasmettere ai figli alcun sentimento di rivalsa. Un suo figlio, mio zio, di nome Libero, alla fine della seconda guerra mondiale, mosso da spirito di vendetta covato in tutti quegli anni di sofferenza, cercò e trovò l’assassino, ma ne ebbe pietà vedendolo povero e con la famiglia allo sbando. Se ne andò risparmiandogli la vita.

Silvano Lancerotto
Non perdonando certo, ma facendo prevalere nel suo animo la vita, così come aveva visto nell’insegnamento materno. Io provo oggi ad immaginare questa scelta avvenuta in circostanze particolari e storicamente datate e a trasferirla dal piano delle scelte personali dell’individuo al piano delle scelte degli Stati e della Politica, come in certe situazioni a noi contemporanee e conflittuali: es. Medio ed Estremo Oriente, Africa, ecc. Sarebbe certamente un bel passo avanti se la scelta di mio zio, maturata nella sua coscienza di uomo, divenisse prassi acquisita e praticata nella coscienza collettiva della società». Questa “piccola storia”, secondo Lancerotto, va nella stessa direzione del messaggio di Chiara Lubich. «È un messaggio – afferma – che agisce sulle coscienze; mira alla trasformazione della società partendo dalla trasformazione dell’individuo. Condivido la strada da lei indicata quando afferma che il dialogo esige che ognuno: individui, movimenti, stati, ceda qualcosa di sé per vedere, leggere e soprattutto ascoltare la complessità e la pluralità dei valori del mondo contemporaneo, per entrare in relazione con essi, scoprirne i rispettivi meriti, realizzare progetti comuni pur nelle legittime e propulsive diversità». (altro…)
13 Giu 2011 | Chiesa, Cultura
9 giugno 2011 – «Scriviamo queste note mentre siamo sul volo di ritorno da Strasburgo. Appena qualche ora fa, eravamo nella sala ‘Low N 3.4’ del Parlamento europeo, dove si svolgeva un Seminario dal titolo “Europa e dialogo. Un valore politico per un mondo globalizzato”, promosso dal Movimento politico per l’unità (Mppu). 32 i partecipanti, fra i quali sette euro-parlamentari di tre diversi partiti (PPE, S&D, Verdi) – cinque italiani, un tedesco, una austriaca – accanto a tre rappresentanti di Ong presso il Consiglio d’Europa e ad alcuni assistenti parlamentari. L’incontro ha avuto il suo significato: tenendo conto del tipico “nomadismo” dei parlamentari europei, quanti ci hanno raggiunto in quella piccola sala (appena 40 posti), l’hanno fatto davvero con convinzione, ed altri deputati di varie nazioni hanno voluto ugualmente farsi presenti, via email o per sms, rammaricandosi di non poter partecipare per concomitanti altri impegni: e questo ci dice la loro ricerca e la loro stima della politica di comunione ispirata dal carisma di Chiara Lubich. Ora ci appare possibile avviare una piccola rete di parlamentari anche a livello europeo, che si affianca a quella dei deputati di vari parlamenti nazionali, in particolare nella prospettiva del progetto di ‘Insieme per l’Europa’. Ogni parte del programma è stata importante per offrire il senso del dialogo fra diverse identità, sostenuto dalla categoria della fraternità, che è il dono del Mppu alla politica. 
Paolo Giusta (funzionario UE a Bruxelles) ha moderato l’incontro, introducendolo e presentando le linee guida del Mppu, di cui, successivamente, Marco Fatuzzo ha comunicato alcune concrete attuazioni, soffermandosi in particolare sui “laboratori di fraternità” avviati da tempo nei parlamenti nazionali in Italia, in Brasile, in Corea del Sud. La relazione principale ha visto il contributo di Jesús Morán – responsabile delle attività culturali del Movimento dei focolari – su alcuni aspetti antropologici e culturali del dialogo. Altro dono di valore la presenza di Gérard Testard e di Severin Schmidt – del Comitato di orientamento di ‘Insieme per l’Europa’ -, che hanno presentato il cammino di “IpE” e l’appuntamento di Bruxelles, tracciando il filo di questa straordinaria esperienza, le cui tappe fondamentali sono state gli eventi di Stoccarda 2004 e Stoccarda 2007. La deputata italiana Silvia Costa (S&D) affermava in conclusione: “…siamo molto interessati a questo dialogo e sono certa che anche quanti sono ‘non credenti’ si sentano interpellati dal Progetto che ci è stato presentato”. La deputata austriaca Ulrike Lunacek, del partito dei Verdi, a sua volta, diceva di avere già avuto occasione di conoscere il progetto di ‘Insieme per l’Europa’ nella sua nazione e che si considerava già invitata alla Giornata del 12 maggio 2012 a Bruxelles. Torneremo al Parlamento di Strasburgo, puntando unicamente all’unità come traguardo possibile, perché le istituzioni politiche in Europa si aprano sempre di più alla forza dei “carismi”, certi che questo incontro sarà uno di quei motori della fraternità universale per cui Chiara Lubich ha speso la vita. Davvero, come lei era solita dire, “se un piccolo gruppo di persone saranno uno, il mondo sarà uno!”». Marco Fatuzzo – Presidente internazionale Movimento politico per l’unità (altro…)