3 Giu 2011 | Cultura, Focolari nel Mondo
Il 20 maggio 1993, a Solingen, in Germania, alcuni giovani avevano dato fuoco alla casa di una famiglia turca: nell’incendio erano morte cinque persone. Da allora, ogni anno, si celebra l’anniversario di quel tragico episodio di intolleranza razziale. Quest’anno, in questa ricorrenza, un gruppo di giovani hanno deciso di fare qualcosa di concreto per la loro città. Di recente, avevano preso parte, in partenariato con altri gruppi giovanili di scuole tedesche ed italiane, al progetto europeo denominato “Heimat Europa” (Europa, casa per tutti). Un progetto nato in Germania nel 2010 su iniziativa dell’associazione tedesca Starkmacher, in collaborazione con il Movimento politico per l’unità. Un percorso formativo, durato più di un anno, in cui hanno riflettuto e lavorato, confrontando le rispettive opinioni sull’immigrazione nella prospettiva dell’integrazione, sull’ambiente, sul futuro dell’Europa, con particolare riferimento allo sviluppo federale che l’Unione europea dovrebbe saper realizzare. Un percorso convincente che ha lasciato un segno nel cuore ma anche nella testa e che, partito come un gioco, mano a mano è cresciuto, divenendo esperienza politica concreta. Il sindaco di Solingen e le altre autorità cittadine si sono mostrati subito entusiasti del progetto dei giovani e hanno offerto il loro sostegno. Ci sono stati vari momenti. Per prima cosa, sapendo che prima della celebrazione dell’anniversario, il “luogo della memoria” doveva essere ripulito, si sono offerti di farlo. In collaborazione con la loro scuola poi, hanno coinvolto molti altri studenti. Un gruppo di lavoro ha elaborato le informazioni sulla tragedia del 1993 per gli scolari più giovani. E, poiché il 20 maggio si situava durante la “settimana europea”, hanno colto l’occasione per presentare l’idea di un’ Europa “casa comune” per tutti, anche per gli immigrati.
Un momento ricco di suggestioni. Dopo aver osservato un minuto di silenzio, è stato piantato un “albero della pace”, ed i giovani presenti sono stati invitati a scrivere su dei bigliettini quelli che per loro sono “ i valori” (pace, fraternità, unità, solidarietà, responsabilità,…). Biglietti che sono stati simbolicamente inseriti nella buca in cui era piantato l’albero. Un melo. Una giovane: “L’albero ha tante foglie, che simboleggiano l’Europa in comunione nella diversità. I frutti, le mele, simboleggiano le nuove generazione e le nuove idee.” E un’altra: “Il piccolo melo sta per una grande meta, la pace, in Europa ma anche nella nostra città”. Ed è una realtà interiore quella che è venuta in rilievo alla fine, la conferma che “è possibile credere ancora in un mondo diverso, e il cambiamento dipende dalla nostra responsabilità personale e dalla nostra capacità di lavorare insieme”. “Di questa politica è possibile perfino appassionarsi.” (altro…)
31 Mag 2011 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Tininha Cavalcanti
In tutto il mondo, ma specie in Brasile dove nacque, si sta celebrando il ventesimo dell’Economia di Comunione. Un progetto definito a suo tempo una “bomba”, perché già s’intuiva che portava in sé la capacità di dire una nuova parola nell’agire economico, mettendo la persona, anzi, soprattutto chi è nel bisogno al centro dell’economia stessa. Tu sei brasiliana, di Recife, tra le prime a venire a contatto con la spiritualità di Chiara. Come hai vissuto quei giorni così speciali? “All’epoca lavoravo nella segreteria di Chiara e l’ho accompagnata nel suo viaggio in Brasile. Sono stati giorni veramente straordinari, da lungo attesi… Ricordavo i nostri discorsi con Vera Araújo, Heleno Oliveira e altri ‘passionari’ come me, del primo gruppo dei brasiliani che avevamo conosciuto questa vita nuova: quando le speranze di vedere risolti i problemi sociali – così forti e palesi nel nostro Paese – si erano un po’ affievolite… Avevamo deciso di costituire la ‘banda del chicco di grano’ (in riferimento al chicco di grano di cui parla il Vangelo, che muore per dare frutti), pronti a dare la vita perché un giorno nascesse, attraverso quell’Ideale che ci aveva affascinati, una risposta forte. E l’Economia di Comunione è stata proprio questa risposta, ed è risuonata come una ‘bomba’ nei nostri cuori, superando ogni nostra aspettativa.” 
Tininha con Chiara Lubich
Quando Chiara è ripartita dal Brasile, nel ’91, come ti sentivi, cosa hai fatto? Non saprei dire altro. Ogni contatto nella mia terra natale è stato fruttuoso e pieno di speranza. Ed io, con grande meraviglia, mi accorgevo di non essere più la stessa; mi sentivo quasi una ‘scheggia rovente di quella bomba’. Posso solo dire che in quel momento ho avuto la certezza che era valsa la pena investire tutte le mie energie. E ora vediamo gli effetti positivi dell’EdC in tutto il mondo, riconosciuta come un progetto che sa rispondere alle forti disuguaglianze del Brasile e non solo, ma anche accolta nel mondo accademico.” (altro…)
30 Mag 2011 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Economia al futuro. Diciassette giovani di varie parti del pianeta leggono nelle loro lingue il messaggio da loro elaborato – “Da San Paolo al mondo” –, un vero e proprio programma di lavoro: “Che l’economia del 2031 sia di comunione, per noi e per tutti”. È il segno di ciò in cui credono, in cui osano sperare, ma anche il risultato di un cammino avviato. I 1.700 partecipanti al convegno “La profezia si fa storia. Venti anni di Economia di Comunione” accolgono in profondo ascolto le convinzioni e le articolate richieste di questi ragazzi, insofferenti nei confronti delle logiche capitalistiche. «Noi giovani qui a San Paolo nel maggio 2011, con le radici nel maggio 1991, ma più che mai responsabili per come saranno l’economia e il mondo nel 2031, crediamo che l’EdC sia venuta sulla terra, su questa terra brasiliana venti anni fa, anche per alimentare e rendere possibile la nostra speranza». Le loro proclamate idealità sono il sigillo sulle riflessioni degli esperti e sulle testimonianze di imprenditori che hanno contraddistinto il convegno, atto conclusivo dell’assemblea, con 650 partecipanti da 37 Paesi, svoltasi nei quattro giorni precedenti. Quanto mai felice la scelta di tenere in Brasile il grande appuntamento dell’EdC. L’assemblea ha avuto la sua cornice nella Mariapoli Ginetta, 50 chilometri a sud di San Paolo, proprio lì dove Chiara Lubich comunicò per la prima volta l’intuizione che era maturata in lei dopo aver osservato con dolore la cerchia di favelas attorno ai grattacieli della metropoli paulista. Non meno significativa la scelta di collocare il convegno di domenica 29 maggio nell’auditorium Simon Bolivar nel Memoriale dell’America Latina, un centro, progettato dal grande architetto Niemeyer, che vuole favorire, attraverso l’arte, legami più stretti tra i popoli del continente.

Luigino Bruni
L’EdC ha «la potenzialità di trasformare dall’interno il vissuto economico, non solo delle imprese, ma anche delle famiglie, delle istituzioni finanziarie, delle politiche economiche», ha fatto presente Maria Voce, presidente dei Focolari, nell’indirizzo di saluto inviato per l’occasione. Ricorda che occorre tenere presente una condizione di fondo: «L’EdC avrà nuovo slancio se avrà come orizzonte il mondo unito e sarà capace di muovere i cuori, le azioni, gli entusiasmi di chi ha esigenze di grandi ideali per cui giocare la propria vita». Ella allora non dubita che «verrà una nuova stagione di creatività e di protagonismo di tutti voi e risponderemo a un grande appuntamento con la storia». A supporto di questi passaggi l’imprenditore Alberto Ferrucci ha ripercorso i fecondi lavori dell’assemblea; Rubens Ricupero, rettore dell’università Faapi di San Paolo, ha delineato sfide e speranze dell’economia; la sociologa brasiliana Vera Araujo ha evidenziato i fondamenti della cultura del dare, mentre l’economista Stefano Zamagni ha parlato dell’EdC quale “risorgimento” per l’economia nella società globale. «Siamo venuti in Brasile per ricomprendere meglio l’ispirazione di Chiara», ha precisato Luigino Bruni, coordinatore della commissione internazionale dell’EdC. Delineando le prospettive, ha indicato che «oggi c’è bisogno di un salto di scala, un’impennata di ciascuno e di tutti se vogliamo avviarci con speranza verso il 2031», perché «l’EdC cura la povertà e trasforma le persone, ma adesso occorre cambiare anche le istituzioni economiche».
Ribaltando l’impostazione dominante che vede al centro il capitale, Bruni ha fatto presente che «il primo e fondamentale fattore nell’impresa e nell’economia sono le persone. È la loro creatività, la loro passione a fare la differenza». Infine, «l’EdC è nata e nasce ogni giorno da un carisma: anche per questa ragione esiste un profondo legame tra EdC e giovani: i carismi e i giovani hanno in comune la speranza, la fede nel futuro, i grandi progetti e ideali». Le nuove generazioni nell’EdC sono un frutto prezioso di questi primi venti anni, ma anche una garanzia per camminare a passo spedito nel futuro.
Dall’inviato Paolo Lòriga
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30 Mag 2011 | Cultura
La vita di Chiara Lubich, la sua opera, la sua spiritualità, raccontate ai bambin i e ai ragazzi. In un volume interamente illustrato.
«Immaginate un grande albero, forte, robusto, che stende oggi i suoi rami fino agli ultimi confini della terra. Questa è la storia della nascita e dello sviluppo del Movimentodei Focolari: un’opera di Dio, nata, come tutte le cose Sue,da un piccolo seme. Chiara Lubich, colei dalla quale tutto è iniziato, ci accompagna, attraverso queste pagine come sfogliando il suo diario, a ripercorrere le tappe principali del suo cammino di vita, quella “divina avventura” come lei la definiva, che l’ha portata da Trento al mondo». In un volume riccamente corredato di foto e illustrazioni. Un libro per ragazzi e non solo.
28 Mag 2011 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Non è situato nella parte di maggior passaggio dei 650 partecipanti all’assemblea dell’Economia di Comunione, ma è lo stand più affollato durante gli intervalli dei lavori. Si vendono borse per donna, giubbotti e oggetti per l’abbigliamento femminile. Il successo di visitatori è davanti agli occhi di tutti. Le linee dei prodotti artigianali sono un mix di qualità e design moderno, con felici tocchi di originalità, come unica è la provenienza delle materie prime impiegate: teloni da camion ormai in disuso e ritagli di cuoio e di jeans che non sarebbero serviti ad altro, recuperati perché ecologicamente compatibili. Ma la principale caratteristica dell’azienda sono ragazzi e ragazze minori o da poco maggiorenni, che vengono da situazioni difficili. Il marchio di fabbrica “Dalla strada” è perciò perfettamente esplicativo dell’iniziativa imprenditoriale che nello scorso aprile ha posto la sua sede nel polo industriale Spartaco, a cinque chilometri dalla Mariapoli Ginetta. Conoscendone le origini, sembra più una scommessa che una realtà produttiva, ma vedendo la decina di ragazze e ragazzi all’opera e ascoltando le motivazioni che li muovono si capisce la bontà dei risultati produttivi che danno garanzie per il futuro dell’azienda. I giovani lavoratori vengono in buona parte da uno dei quartieri in cui la povertà è evidente, il barrio Jardin Margarida, a Vargem Grande Paulista, 30 chilometri a sud di San Paolo. «La nostra è più che una impresa. Tra noi ci aiutiamo, perché il nostro è un lavoro di gruppo, ma anche perché c’è un clima di famiglia. Iniziamo ogni giorno con la parola di vita tratta dal Vangelo ed essa ci aiuta a superare le difficoltà». Divani è una diciottenne, giunta qui dopo un anno di formazione professionale ed uno stage nel Nord-Est, a Recife, nell’azienda madre legata ai principi dell’Economia di Comunione.
Dietro l’impresa c’è la mitezza e la determinazione di João Bosco Lima de Santana, un imprenditore andato in Italia per specializzarsi nella produzione di borse e poi tornato in patria per mettere su un’attività remunerativa. Ma dentro lo muoveva qualcosa di più grande. Da giovane aveva incontrato la spiritualità dei Focolari ed era rimasto colpito dalla proposta di Chiara Lubich di «morire per la propria gente». La vita lo aveva poi portato su altre strade. Ma quando conosce p. Renato e la sua casa dei minori, che accoglie ragazzi e bambini dalla strada, si è consolidato un suo desiderio: «Mettere a disposizione la mia competenza e la mia vita per dare ai giovani una professione. Educare al lavoro è una forma di sviluppo e abbiamo costatato che l’amore vissuto per una grande causa è capace di rinnovare cose, idee e persone che vengono dalla strada». È sulla base di questa verifica quotidiana che João Bosco può affermare con credibilità che «qui in azienda il primo posto ce l’hanno loro, i giovani, la loro formazione, non la produzione, pur puntando alla qualità». Un paradosso nella logica imprenditoriale, ma che porta i suoi frutti. Dalla Costa d’Avorio è arrivata la richiesta di imparare quest’attività produttiva e avviarla sul posto, mentre attraverso i Giovani per un mondo unito, tramite la cooperativa Equiverso, è iniziata l’importazione di borse in Italia. Piccole multinazionali dell’EdC crescono. Dall’inviato Paolo Lòriga (altro…)
27 Mag 2011 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Segui l’assemblea in streaming su http://live.focolare.org/EdC2011/ Flickr Photo Gallery
«Parlate! Parlate forte! Abbiate il coraggio di parlare dell’EdC anche ai grandi economisti del mondo. Forse non vi daranno credito subito, ma siccome è una realtà basata sulla verità delle cose si affermerà con il tempo». Maggiore sprone e migliore incoraggiamento non poteva dare il card. Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo, in visita il 26 maggio all’Assemblea internazionale dell’EdC, in corso di svolgimento alla Mariapoli Ginetta, a 50 chilometri dalla metropoli brasiliana. «Ho voluto passare di qua – ha confidato ai 650 partecipanti, provenienti da 37 Paesi – per dire una mia parola di incentivo e di incoraggiamento ai lavori di questa iniziativa». E subito spiega: «È un evento, il vostro, che propone qualcosa di nuovo per la società». Il porporato – una delle figure più ascoltate di tutto il Latino America – non dubita della presenza di una domanda diffusa e di una ricerca in atto: «Certamente molti sono interessati a sapere cosa significhi l’espressione Economia di Comunione, cosa possa portare di buono per i nostri tempi, per l’economia dei nostri Paesi, per la nostra società, cosa ha da dire per risolvere la crisi economica che persiste da tante parti». Egli non dubita circa il fondamento dell’EdC: «Vedo che la proposta dell’EdC è pienamente sintonizzata con ciò che propone da tempo la Dottrina sociale della Chiesa per l’economia». Da questa considerazione nasce il suo perentorio invito, citato in apertura: «Parlate! Parlate forte!».
Ha maturato una convinzione il Cardinale: «L’EdC offre certamente la possibilità di una via d’uscita diversa per i problemi economici del mondo», perché «il sistema economico basato nel binomio socialismo-capitalismo non porterà certamente nel mondo una soluzione all’economia». Commenta infatti: «Se non ci sarà un nuovo orientamento dell’economia, proprio nel senso della comunione e della solidarietà, noi – come ha avvertito papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate – ci stiamo incamminando decisamente verso il disastro. Perché il mondo non offre beni in quantità inesauribili. La ricchezza, se non è condivisa, genera conflitti». «La proposta dell’Economia di Comunione potrà offrire luci per l’economia di tutte le nazioni. – continua – essa comincia dal piccolo, dall’economia delle famiglie, dall’economia dei piccoli gruppi locali che, sommati, potranno dare inizio veramente ad un cambiamento grande che, col passare del tempo – forse noi non lo vedremo – potrà produrre una vera trasformazione, anche nell’economia di tutto il mondo». Ravvisa inoltre che l’EdC «è una proposta di globalizzazione della solidarietà, come Giovanni Paolo II aveva tante volte richiamato e che la Chiesa continua a far presente» e riferendo della sua imminente partenza alla volta di Roma per un incontro dell’organismo vaticano per la nuova evangelizzazione, di recente istituzione, il porporato ha preannunciato che vede «nell’EdC uno strumento particolarmente adatto per la nuova evangelizzazione nel campo dell’economia». Le parole di Scherer non possono che arrecare maggiore consapevolezza nei presenti, rappresentanti di quanti operano nel mondo per l’EdC, ma li ha investiti di ulteriori responsabilità. «Continuate con molta fede, con molta speranza in questo cammino, condividendo queste esperienze in tutto il mondo, affinché ciò possa produrre un effetto sempre più ampio». Dall’inviato Paolo Lòriga (altro…)