27 Giu 2017 | Cultura
U
n percorso attraverso schede illustrate, organizzate in quattro momenti: lettura e commento del Vangelo; attività-gioco; parole da proporre e vivere insieme; esperienze di vita raccontate. Ciascuna scheda può essere staccata dal quaderno, inserita in un raccoglitore ad anelli e rimodulata in un nuovo percorso. I temi del secondo anno: L’ANTICO TESTAMENTO / GESÙ PORTA A COMPIMENTO LE PROFEZIE / LA PAROLA DI DIO / IL SACRAMENTO DEL BATTESIMO E IL RINNOVO DELLE PROESSE BATTESIMALI / LA CELEBRAZIONE DEI SACRAMENTI, CONFERMAZIONE, EUCARISTIA, PENITENZA. A sostegno delle schede del secondo anno c’è anche la guida per i catechisti anno 2 (ISBN 978-88-311-6572-3) L’obiettivo è di fornire ai catechisti strumenti di formazione e di approfondimento attraverso parole chiave, brevi incursioni in ambito pedagogico, psicologico, teologico, con proposte di canzoni, film, libri, attività, giochi con cui arricchire la proposta dei bambini Editrice Città Nuova
25 Giu 2017 | Centro internazionale, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nella luce della fede cristiana l’uomo si mostra, qual è, esemplare di Dio. Il Creatore – insegna l’Antico Testamento – lo fece a sua immagine e somiglianza. Questa origine conferisce ai suoi stracci e alle sue piaghe, al suo volto, e al suo spirito una bellezza sovrumana. Più grande questa bellezza diviene nel cristianesimo, perché l’uomo vi è veduto non solo come immagine di Dio, ma anche come creatura di Lui e la creatura è degna del Creatore, l’opera d’arte è degna dell’artista. L’Onnipotente non poteva che fare esseri degni di sé. Nell’uomo suscitò un capolavoro, che a guardarlo dà il capogiro: componendogli una struttura mirabile, per durare e generare, un’ intelligenza per lume, un cuore per proiettarsi sugli altri esseri, un’ anima per evadere dai limiti spaziali e temporali e fissarsi, con gli angeli, nell’ eternità. L’uomo cadde, è vero, abusando della sua libertà; ma è vero pure che alla sua caduta è congiunto il più sterminato prodigio dell’ amor divino: la Redenzione, per mezzo del sangue di Cristo. Visto così l’uomo – sia pur lo straccione che ti striscia accanto sul marciapiede o l’indigeno che ti vive lontano migliaia di miglia – è un essere così grande, cosi nobile, così divino che vorresti, in sua presenza, inchinarti, trepido e commosso, riconoscendo in lui la maestà di chi l’ha immaginato e fatto il prodigio della creazione, il privilegio della Redenzione, l’obbietto della vita soprannaturale nella natura. Si capisce subito che cosa porti di conseguenza una siffatta veduta: porta l’assurdità e l’impossibilità di sfruttare l’uomo, di denigrarlo, di manometterlo, di sopprimerlo, senza violentare l’opera di Dio, senza attentare al patrimonio del Creatore. Figlio di Dio è; e l’offesa al figlio diviene un oltraggio al Padre: l’omicidio si fa un tentato deicidio; quasi una uccisione di Dio in effigie. L’uomo baratta la sua dignità quando si flette al male e quando compie il male. E tra i peccati c’è la superbia messa al posto dell’umile gratitudine dell’ uomo per sapersi capolavoro di Dio. Dalla superbia nasce lo sfruttamento, che è impeto antisociale; mentre dall’umiltà cristiana nasce il servizio; e anche in questo l’uomo è copia di quell’altro «Figlio dell’uomo», «venuto non per essere servito, ma per servire». E qui avviene la saldatura dell’individuo alla società: la sua integrazione, la sua espansione. L’uomo a sé, astratto, non esiste: esiste il padre, il cittadino, il credente ecc.; e cioè esiste l’ uomo animale sociale. Ma egli entra nella società per una spinta dell’amore. Perché ama, esce dalla conchiglia del proprio sé, e s’espande – s’integra – nella vita degli altri. Già in quanto ama, l’uomo si rivela naturalmente cristiano. Il cristianesimo poi innalza e sorregge questo amore, dicendo che l’amore lo porta nella società, si dice che principio vitale della società è l’amore: senza del quale la società anziché una protezione, un complemento e una gioia della persona umana, diviene una compressione e una mutilazione di essa. Può divenire una minaccia della sua dignità. Lo sfruttamento sociale comincia quando non si ama più l’uomo; quando non si rispetta più la sua dignità, perché se ne vedono i muscoli, e non se ne vede lo spirito. Igino Giordani, La società cristiana, Città Nuova, Roma, (1942) 2010, pp. 32-36 (altro…)
24 Giu 2017 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Siamo arrivati al Dharma Drum ieri sera all’imbrunire accolti con squisita gentilezza da giovani volontari che ci hanno immediatamente aiutati a sistemarci e trovare sia le nostre chiavi e documenti che le nostre stanze. Poi subito la cena ed i saluti. Accoglienza davvero squisita. Stamattina è iniziato il simposio come lo si era prospettato nella visita fatta con alcuni dirigenti dei Focolari nel febbraio dello scorso anno. La sala del convegno è moderna ed elegante, ma assolutamente lontana da ogni ostentatezza. Tutta la costruzione che ospita il College of Liberal Arts è moderno, costruito da un architetto giapponese e con giardini pensili per assicurare un clima piacevole anche durante la stagione calda ed umida, anche se qui l’umidità pare essere sovrana in ogni momento dell’anno. Il cibo che ci offrono, assolutamente vegetariano, è di grande livello culinario, ma soprattutto è l’espressione di sentimento di accoglienza delicata ed attenta che ci fa sentire a casa anche se in un ambiente che non era conosciuto fino a anche ora fa.
Alle ore 10 ha avuto inizio la cerimonia di apertura. E’ uno dei membri del corpo insegnante, Guohuei Shih che presenta i vari relatori. Rita Moussalem e Roberto Catalano, co-direttori del Centro per il dialogo interreligioso dei Focolari, sono i primi a parlare subito dopo i saluti portati dall’Incaricato di Affari del Vaticano, padre Giuseppe Silvestrini. Siamo una settantina provenienti dagli USA, Europa, Thailandia, Corea, Giappone, Filippine, Cina e, ovviamente, da Taiwan. Siamo cattolici e buddhisti di diverse tradizioni. Ci sono monaci e laici theravada dalla Thailandia, Buddhisti giapponesi mahayana in rappresentanza di diverse scuole antiche come la Nichiren-Shu, la Tendai-Shu e anche di movimenti recenti come la Rissho Kosei-kai. Si avverte molto calore fra tutti, un rapporto consolidato negli anni con alcuni, ormai piuttosto anziani, che sono venuti con alcuni giovani seguaci. Subito dopo la cerimonia di apertura inizia il giro del grande complesso che porta i vari gruppi – i partecipanti sono divisi per lingua – in diverse parti del Dharma Drum Mountain. Molto significativa nella mattina la visita al museo del Master Sheng Yen, fondatore del Dharma Drum e riformatore del buddhismo Chan. Al pomeriggio si continua vedendo le varie sale dove varie immagini molto significative dei Buddha vengono onorate. Particolarmente interessante è la lezione su come qui si venera l’Illuminato. I monaci Theravada umilmente imparano da giovani monaci della stessa tradizione che stanno studiando in questa università.
Ma il momento più bello della giornata è senza dubbio il cosiddetto periodo della Blessing. Si tratta di un lungo momento di preghiera dove ognuno prega secondo la propria tradizione senza la minima tendenza a confusioni e sincretismi: solennità, rispetto e silenzio, caratterizzano questa fase del programma. Nella sala del Buddha, dove con i cristiani stamattina abbiamo celebrato la messa, trascorriamo un’ora e mezza con varie preghiere che si susseguono, secondo le varie tradizioni. Iniziano i monaci theravada e proseguono i cristiani. A seguire, ci sono i membri della Rissho Kosei-kai e quelli della Tendai Shu per arrivare ai monaci del Fo Gu Shan. Il tempo sembra non passare e, man mano che trascorre, si avverte in cuore una grande ricchezza. Da un lato, sembra di toccare con mano l’anelito dell’uomo all’infinito e, dall’altra, la necessità di ogni uomo o donna di arrivare all’assoluto soprattutto di fronte ai grandi problemi del dolore e della guerra. Usciamo e ci sentiamo molto più vicini gli uni agli altri eppure, forse, è stato il momento del programma di questi giorni dove sono venute maggiormente in evidenza le differenze. Ciò che fa la differenza è lo spirito di comunione e, dunque, di rispetto reciproco che ci avvicina in ogni azione ed espressione del programma». Nei giorni successivi, i lavori fra buddhisti e cristiani sono continuati in un crescendo di conoscenza reciproca e di rapporti di amicizia e vera fraternità. Si è parlato di sofferenza con sette interventi che hanno presentato la dimensione personale e sociale della sofferenza e che sono stati presentati da cristiani, buddhisti theravada della Thailandia e da Mahayana – questi di diverse tendenze, la Rissho Kosei-kai, la Tendai-shu ed il Buddhismo Won della Corea. Non sono mancati workshop dove alcuni relatori hanno potuto presentare in simultanea contenuti riguardo a religione e psicologia, dialogo e attività sociali, esperienze di dialogo in diversi contesti e meditazione e dialogo con particolare riferimento alla meditazione vipassana. Alla conclusione della giornata, poi, tre esperti hanno concluso con alcune riflessioni sui contenuti emersi nel corso dei lavori.
Al di là di tutto questo, tuttavia, è stata l’atmosfera che si è creata che ha caratterizzato questo momento del convegno. Lo stesso preside del D.I.L.A. (Dharma Institute of Liberal Arts) il Rev. Huimin Bikshu, ha confidato che è il primo incontro di questo tipo presso questa università. Infatti, il clima di amicizia e fraternità vera ha creato rapporti nuovi e rinsaldato quelli iniziati in passato. Oltre ai partecipanti iscritti al simposio se ne sono aggiunti alcuni fra le monache ed alcuni monaci del Dharma Drum Monastery e gli studenti del College. Per un totale di una novantina di presenze. La giornata è stata caratterizzata da grande impegno non solo spirituale ma anche esistenziale. Il dialogo, soprattutto quello svoltosi in sala, ha permesso di mettere in evidenza vari aspetti che sono comuni sia pure nella grande differenza esistente fra le due tradizioni. Non si può non essere grati a quanti hanno lavorato per questo momento, sia fra i cristiani che fra i buddhisti. Sono esperienze che lanciano ponti di dialogo, come ha affermato il Rev. Nisyoka della Tendai-shu giapponese, e fanno sperare in un mondo difficile e sempre più polarizzato come quello in cui oggi viviamo. La conclusione dei lavori del Simposio si sono svolti poi nel pomeriggio organizzato dalla Providence University, una istituzione accademica privata che ha sede nella città di Thien Chu. Qui si è parlato di economia, ambiente e dialogo fra le religioni. I risultati di questa settimana di esperienza comune, di riflessione e di amicizia spirituale sono difficili da esprimere e quantificare. Fanno parte dell’intimo di ciascuno dei partecipanti. Mi pare che quanto espresso da un giovane monaco giapponese, abate di uno dei templi di riferimento nel suo Paese, possa esprimere bene la profondità dell’esperienza vissuta. «Raramente nella vita ho avvertito la presenza intima di Dio-Buddha come è stato nei giorni del nostro simposio a Taiwan. […] Ho studiato in scuole cristiane ed ho sempre pensato che il cristianesimo fosse una religione che si svolge nella chiesa (nel senso di riti e funzione religiose). Durante il simposio a Taiwan ho capito che il cristianesimo, invece è la religione della presenza di Dio fra gli uomini». Da Roberto Catalano Leggi la prima parte (altro…)
23 Giu 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria
Las parteras de Egipto
es el último volumen de Luigino Bruni publicado por Ciudad Nueva. El contenido de este libro se basa en los editoriales publicados por Bruni (@bruniluis) en el periódico italiano Avvenire entre el 10 de agosto y el 28 de diciembre de 2014. Leer las primeras páginas. Reseña de Antonio Aradillas en Periodista Digital: “Respuestas de luz, esperanza y salvación en una variedad de temas” A la cultura, a las civilizaciones, a las relaciones humanas y aún “divinas”, a la política, a la religión católica, apostólica y romana, -y demás religiones-, les faltan en la actualidad buenas y sanas dosis de Biblia. La Biblia- la Sagrada Escritura-, es, y será sempiternamente, “palabra de Dios” y, por tanto, certera respuesta a cuantos problemas y vicisitudes definan a los seres humanos en su condición de peregrinaje “por estos mundos de Dios”. Pero que conste con claridad y firmeza, que para ello, las interpretaciones que se ofrezcan a todas y a cada una de las de las palabras bíblicas, en la riqueza de sus situaciones y paisajes, habrán de estar exentas de intereses personales o de grupos, efectuadas desde la transparencia, humildad y humanidad, y en permanente actitud de servicio al prójimo, a la vez que de fidelidad al sentido y contenido que se dicen sagrados y de adoración a la divinidad. Sirva esta elemental reflexión de alabanza para la editorial Ciudad Nueva -CN-, empeñada precisamente en su colección Biblia y temas de hoy, en acercar la palabra de Dios a los problemas humanos, con acierto, oportunidad y largueza. Y es en esta colección en la que acaba de integrarse el título del libro Las parteras de Egipto. Libertad, trabajo y gratuidad en el Éxodo, cuyo autor es Luigino Bruni, profesor en la Universidad Lumsa de Roma, en la que imparte su docencia relacionada con la Economía civil y ética económica, coordinador a la vez del proyecto seriamente cristiano de Economía y Comunión.
El libro, con sus fácilmente legibles 176 páginas, es denso. Muy denso. No se puede leer de un tirón o en una “sentada”. La disposición de meditación-oración ha de exigírseles a sus hipotéticos lectores, atentos, por supuesto, a cuanto es, ofrece y necesita hoy la vida, con posibilidades seguras de encontrar en el sagrado Éxodo, en este caso, respuestas de luz, esperanza y salvación en la variedad de temas y problemas. A título de ejemplo, parte importante del libro está resumida de esta manera: “El Éxodo se abre bajo el signo de las mujeres que salvan la vida. La madre de Moisés, desobedece la orden de arrojar a su hijo al Nilo, lo esconde y, cuando no puede ocultarlo por más tiempo, lo deposita en un cesto de papiro, que entrega a las aguas del río. Otra mujer, la hija del faraón, encuentra el cesto flotando en las aguas y se compadece del niño”. No es casual que el pueblo hebreo -pueblo nómada de partos difíciles den tiendas portátiles-, haya puesto en el origen de su gran historia de liberación a dos parteras de Egipto -Sifrá y Puá- de las que sabemos poco. Ciertamente fueron las primeras objetoras de conciencia: “Las parteras temían a Dios y no hicieron lo que había mandado el rey de Egipto, sino que dejaban con vida a los niños”. En su gesto resuena el mito griego de Antígona, que desobedece al rey para obedecer la ley más profunda de la vida. “El libro del Éxodo es un gran ejercicio espiritual y ético no solo para quienes comienzan la liberación, sino para todos los que deben resistir en el largo camino, después de salir de Egipto. El Dios bíblico es el Dios del tiempo, que nos llama a salir y a caminar por los desiertos hacia una promesa que siempre está más allá de los límites de nuestras certezas y nuestros miedos”. Las “leyes sabáticas” del Éxodo son de comprometida y providencial actualidad para la salvación de la ecología, es decir, de la vida propia y ajena, aplicable a diversidad de ocasiones: “En el Éxodo, junto con el maná, llega un mandamiento: ‘Que nadie guarde nada para el día siguiente…’ No hay nada como el maná para expresar la gratuidad: viene del cielo, no está vinculado a ningún mérito nuestro… Cada vez que alguien muere, porque no tiene poder adquisitivo para el pan y otros bienes primarios de la existencia, estamos renegando de la ley fundamental del maná. No nos falta pan; lo que nos falta, y cada vez más, es respetar la ley del maná. Además, el maná no se puede acumular, no de puede convertir en objeto de comercio: la gratuidad – maná solo vive, mientras que siga siendo gratuidad…”
23 Giu 2017 | Centro internazionale, Cultura, Ecumenismo, Focolari nel Mondo
115 parlamentari della Interparliamentary Assembly on Orthodoxy (I.A.O.) partecipano alla loro 24ª Assemblea generale, ospiti il 26 e 27 giugno 2017 del Parlamento italiano a Montecitorio. Provengono dai Parlamenti di 46 paesi dei 5 continenti. Particolarmente consistenti le delegazioni di Cipro, Georgia, Grecia, Kazakistan, Federazione Russa, Siria e Ungheria. Hanno voluto far precedere l’inizio dei lavori da una visita, domenica 25 giugno, al Monastero Bizantino di San Nilo a Grottaferrata (Roma), e da un incontro del Bureau Internazionale della I.A.O. con Maria Voce, presidente dei Focolari, al Centro internazionale di Rocca di Papa (Roma). Leggi il comunicato stampa (altro…)
23 Giu 2017 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità

L’evento ha seguito una formula inedita scandita da tre momenti distinti, sia per luogo di svolgimento che per contesto religioso, rivelandosi una sorta di pellegrinaggio di dialogo inteso come un cammino comune, formula cara a papa Francesco che spesso, rivolgendosi a gruppi di diverse religioni, suggerisce di continuare a camminare insieme, sottolineando quanto entrambi i termini del binomio siano fondamentali per quel grande cantiere che è il dialogo interreligioso. La prima parte dell’evento si è svolta presso la Fu Jen University, prestigiosa università cattolica dell’isola stato. Il titolo – Buddhisti e Cristiani in dialogo: dagli scritti dei missionari al dialogo interreligioso – era di per sé invitante. Richiamava, infatti, come in realtà è avvenuto, una riflessione su quanto è cambiato il mondo delle religioni da quando i primi missionari arrivarono in Oriente a partire dal XV secolo fino ad oggi, quando si parla e si lavora a quello che ormai tutti definiscono uno dei bisogni fondamentali dell’umanità: il dialogo fra uomini e donne che credono, qualunque sia la loro fede.
La giornata di riflessione era co-organizzata, oltre che dall’università cattolica di Taiwan, anche dall’Istituto Universitario Sophia con il Centro del Dialogo Interreligioso del Movimento dei Focolari, e dal Dharma Drum Mountain, monastero e università di tradizione buddhista, che rappresenta uno dei centri di rinnovamento fondamentale nel panorama del Buddhismo Chan della Cina. Una settantina i partecipanti, presenza molto qualificata: un nutrito numero di monaci theravada e laici buddhisti e cattolici della Thailandia, un numeroso gruppo di Taiwan, il Presidente del Dharma Drum Institute for Liberal Arts, oltre che ad autorità in campo accademico sull’argomento proposto. I lavori si sono presentati subito di grande interesse. Le presentazioni che riguardavano gli scritti dei missionari si sono concentrate su quelli dei secoli fra il quattordicesimo ed il diciannovesimo. Ma, è necessario riconoscerlo, il centro nevralgico delle riflessioni è stato Matteo Ricci, gesuita, grande apostolo del cristianesimo in questa parte del mondo, ma soprattutto maestro di quell’arte dell’adattamento che ha permesso a lui e a pochissimi altri di arrivare all’anima di questi popoli della Cina. Eppure, proprio Ricci è stato al centro di interesse per la sua posizione tutt’altro che accomodante nei confronti del buddhismo, visto da lui e da molti suoi contemporanei, come una accozzaglia di riti e manifestazioni pagane. I missionari nei secoli che vanno dal XV al XX sono stati tutt’altro che aperti nei confronti dei seguaci di Buddha e, come si usava allora, nei pubblici dibattiti si sono sempre impegnati a dimostrare chi seguiva il vero Dio e la vera religione. E in quanto a questo non hanno mai avuto dubbi di chi fosse nella verità. I lavori, d’altra parte, hanno anche rivelato la posizione critica dei seguaci del Buddha nei confronti dei cristiani. Si è evidenziato come su questi punti si vivano e si nutrano sentimenti reciproci. I cristiani non erano visti senz’altro meglio dai buddhisti, in particolare dai monaci. Proprio questo sfondo storico, riguardo al quale anche noi cattolici non possiamo non negare la necessità di un adeguato esame di coscienza ed una recita altrettanto necessaria di un mea culpa per errori gravi dettati da atteggiamenti discriminatori, ha messo in evidenza il valore delle esperienze di questi ultimi 50 o 60 anni. Il dialogo, oggi, è senza dubbio ben avviato con rapporti di fiducia reciproca anche se con le necessarie prese di posizioni su punti che resta necessario chiarire ed eventualmente difendere per assicurare identità precise ed evitare inutili sincretismi che non servono a nessuno. Nel corso dei lavori si sono presentate esperienze concrete di dialogo a Hong Kong, in Corea, in Thailandia e nelle Filippine, ma anche proposto esempi di attori nuovi, come i movimenti ecclesiali, e di protagonisti che sono riconosciuti ormai come pionieri imprevisti di una esperienza di dialogo che ha poi seguito le piste da loro tracciate. L’esempio dell’amicizia spirituale fra Chiara Lubich e Nikkyo Niwano, fondatori, rispettivamente, del Movimento dei Focolari e della Rissho Kosei Kai, ha evidenziato come i movimenti di rinnovamento, che caratterizzano da circa un secolo le varie religioni, sia pure in modi diversi e caratteristici delle rispettive culture e credo, siano veicoli di incontro e amicizia fra persone e comunità. Proprio questi due sentimenti hanno caratterizzato i lavori della prima giornata del simposio-pellegrinaggio aprendo un confronto sereno sul cammino fatto in questi secoli, aprendo alla speranza di un futuro di reciproca condivisione e collaborazione per le grandi sfide dell’umanità: la giustizia sociale, l’ambiente e la pace (continua). Da Roberto Catalano (altro…)